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Da Sputniknews info sulla guerra nucleare non intenzionale

Il 7 novembre 1985, Reagan e Gorbaciov a Ginevra, enunciarono il concetto di “Guerra Nucleare Non Intenzionale”, ossia l’inizio di attacchi con armi atomiche causati da un errore tecnico o umano.

Nel film War Game, del 1983, viene narrata la vicenda immaginaria di una guerra nucleare tentata per errore da un computer che sfugge al controllo dell'uomo e bloccata all'ultimo momento. Quella storia non e' disgraziatamente fantascienza, ha avuto nella realtà numerose anticipazioni, e tante repliche, tanto che i capi di stato hanno dovuto probabilmente fare i conti più con l'eventualità di una guerra nucleare per errore che di una guerra nucleare per scelta volontaria.

Su questo argomento della guerra nucleare per errore dal sito Sputnik (www.sputnikneus.com) abbiamo selezionato 3 recenti articoli e, da essi, segnaliamo in particolare l’attivita’ dell’ International Luxembourg Forum on Preventing Nuclear Catastrophe, un’organizzazione non governativa internazionale che riunisce esperti di fama mondiale.

L'ultimo articolo, l'intervista a Daryl Kimball, direttore della Arms Control Association, ci suggerisce una proposta. 

Se fosse riconosciuto da tutti gli Stati nucleari il principio, proposto nel 1985 dal presidente sovietico Mikhail Gorbachev e dal presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, secondo cui" una guerra nucleare non può essere vinta e non può essere iniziata", ne deriverebbe come prima conseguenza immediata il rientro dallo stato di allerta delle testate nucleari attualmente predisposte a una situazione pericolosissima tipo quella della pistola spianata con le pallottole in canna senza sicura.

Gli esperti hanno valutato le possibili cause dello scoppio della guerra nucleare
5 dicembre 2019
Al giorno d'oggi, una guerra nucleare rischia d'iniziare non per causa delle azioni consapevoli di un esercito, ma piuttosto a causa di un errore di qualcun altro o di sistemi informatici, ha affermato Vyacheslav Kantor, presidente del Forum lussemburghese per la prevenzione di una catastrofe nucleare.
Secondo lui, il degrado del sistema di stabilità strategica va a pari passo con l’aumento di crisi e guerre in tutto il pianeta, che minacciano l’esplosione di una escalation incontrollata.
"Il pericolo non risiede nell'uso deliberato di armi nucleari, ma nel fatto che la guerra potrebbe scoppiare a causa di errori umani, errori di sistema, incomprensioni o calcoli errati. I rischi aumentano a causa delle nuove tecnologie informatiche", ha affermato Kantor a Ginevra durante una riunione del consiglio di sorveglianza del Forum di Lussemburgo.
Secondo lui, le minacce informatiche ora riguardano direttamente l'infrastruttura statale degli stati nucleari (la Russia ha ripetutamente parlato dell’incremento di attacchi informatici dall'estero). Lo stesso fattore può "teoricamente contribuire all'uso non autorizzato delle armi nucleari", ha osservato l'esperto.
L'ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti, William Perry, ha dichiarato che, mentre lavorava al Pentagono ha affrontato due volte situazioni che avrebbero potuto portare a una vera e propria apocalisse nucleare. La prima è la crisi dei Caraibi, quando Perry stava preparando rapporti analitici per il presidente John F. Kennedy sull'intelligence in arrivo.
"Ogni giorno, quando andavo al centro analitico, pensavo che sarebbe stato il mio ultimo giorno sulla terra... Quella esperienza ha dimostrato che esiste un reale pericolo dell’inizio di una guerra nucleare a causa di un errore di calcolo politico", ha ammesso Perry.
Il secondo evento è stato il malfunzionamento del sistema americano di allarme missilistico NORAD nel 1979, quando Perry era sottosegretario alla Difesa.
"Alle tre di notte, l'ufficiale di turno mi svegliò... Mi disse che il suo computer mostrava 200 ICBM in volo dall'Unione Sovietica agli Stati Uniti. Spiegò rapidamente che, a suo avviso, il computer era andato in tilt e che mi aveva chiamato per aiutarlo a risolverlo", ha ricordato Perry.
Questa esperienza, ha detto, "ha mostrato che esiste un reale pericolo d'iniziare accidentalmente una guerra nucleare e a causa di un errore tecnico".
Per ridurre al minimo questi rischi, ha osservato Kantor, è necessario rafforzare la fiducia, non smantellare i trattati strategici di stabilità e, se ciò non funzionasse, cercare di preservare almeno alcuni strumenti dagli accordi affondati nell'oblio.
"Ad esempio, in caso di un rinnovo del trattato START-3 nel 2021, raccomandarsi che gli Stati Uniti e la Russia mantengano una serie di disposizioni sulla trasparenza su questo trattato. Avvisare le parti in merito all'avvio d'ICBM e vettori di veicoli spaziali, esercitazioni strategiche e altri tipi di azioni in questo ambito. Non una serie di misure per nascondere le armi strategiche dai sistemi di ricognizione spaziale nazionale", ha affermato Kantor.
Il Forum di prevenzione delle catastrofi nucleari del Lussemburgo è una delle principali organizzazioni non governative internazionali che studiano la sicurezza nucleare. Unisce esperti autorevoli provenienti da Russia, Stati Uniti, Gran Bretagna e altri paesi, tra cui ex ministri.
A un passo dalla catastrofe nucleare: gli errori che costerebbero la vita dell’uomo
20 novembre 2019
“Decine di missili balistici sovietici furono lanciati dalle piattaforme di lancio e si diressero verso obiettivi siti sul territorio statunitense”: 40 anni fa, il 9 novembre 1979, questo comunicato giunse alla stazione del Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America (NORAD) sito in un bunker sul monte Cheyenne.
I missili balistici intercontinentali Minuteman ricevettero l’ordine di preparazione al lancio. Il mondo trattenne il fiato di fronte alla possibilità di una guerra nucleare, ma il tutto si rivelò un falso allarme. Sputnik vi elenca oggi i casi più eclatanti di malfunzionamento dei sistemi di allerta di attacchi missilistici.
“Scherzetto” lunare
Il 5 ottobre 1960 il NORAD ricevette un segnale da una stazione sita in Groenlandia impegnata nella rilevazione su lungo raggio di eventuali attacchi missilistici sovietici contro gli USA. La base statunitense più a nord segnalò un attacco missilistico. Il comunicato arrivò in pochi minuti, ma gli ufficiali preposti, una volta elaborati i dati, capirono subito che qualcosa non andava. Infatti, quello stesso giorno si trovava a New York Nikita Khuschev in visita all’Assemblea generale dell’ONU.
Si acclarò piuttosto rapidamente che l’errore era stato dato dal sistema automatico statunitense. Il malfunzionamento del sistema di allerta era stato provocato da un segnale radio riflesso dalla Luna. Il “contrattacco” in questo caso non venne inferto solamente per miracolo. Questo è il primo caso di malfunzionamento del sistema di allerta nella storia della corsa al nucleare.
Errore di un operatore
 Il 24 novembre 1961 la stazione principale del Comando strategico USA perse contemporaneamente il collegamento sia con il NORAD sia con le stazioni di allerta precoce. Dal punto di vista dei militari questo poteva significare solamente una cosa: le altre stazioni erano state rase al suolo dalle testate nucleari sovietiche.
L’equipaggio in servizio sui bombardieri strategici ricevette l’ordine di decollare. Uno di questi velivoli si diresse verso la base aeronautica di Thule e il pilota riuscì a vedere quelle stazioni delle quali in caso di attacco nucleare non sarebbe rimasto altro che polvere. Anche gli altri equipaggi riferirono informazioni analoghe.
In quel momento al decollo era pronta l’intera flotta dei B-52 strategici. Tuttavia, poco dopo fu acclarato che la ragione dell’accaduto era dovuta a un errore commesso da un operatore della centrale AT&T (American Telephone and Telegraph), ossia la società delle telecomunicazioni transnazionali con sede a Dallas, Texas. Una delle trasmittenti aveva semplicemente smesso di funzionare.
Nel pieno della Crisi dei missili di Cuba
Mentre la visita del leader sovietico negli USA del 5 ottobre 1960 contribuì a raffreddare le teste calde degli americani, il mese di ottobre del 1962 aveva tutte le carte in regola per diventare il mese più tragico della storia dell’umanità. Al culmine della Crisi dei missili di Cuba 4 basi missilistiche segrete site a Okinawa ricevettero l’ordine di lanciare missili termonucleari da crociera Mark 28 verso l’URSS. L’ordine fu trasmesso via radio e tutte le informazioni sembrava combaciassero. Tuttavia, il capitano William Basset, scoprendo una lettera con le coordinate, scoprì che 3 dei 4 presunti obiettivi non si trovavano in realtà in URSS.
Il capitano contattò il centro di comando e, mentendo sul fatto di aver ricevuto un preciso ordine, richiese una conferma delle coordinate. Contemporaneamente diede ordine a due soldati di sparare all’ufficiale in servizio se avesse provato a lanciare i missili. Alla fine Bassett e i suoi colleghi delle altre basi ricevettero ordine di non aprire il fuoco. Questo caso fu reso noto poco tempo fa, nel 2015, ovvero 4 anni dopo la morte di Bassett.
Allerta notturna
Il 3 giugno 1980 alle 02:26 fuso orario EST presso la stazione principale del Comando strategico dell’Aeronautica militare statunitense giunse l’allerta relativa al lancio di 2 missili balistici a partire da sommergibili diretti verso gli USA. Dopo poco furono rilevate decine di altri missili. Gli equipaggi dell’aeronautica strategica si prepararono al decollo, ma il centro di controllo del NORAD non vedeva nulla. Agli equipaggi dei B-52 fu ordinato di rimanere nelle cabine fino a ulteriori istruzioni.
Fu appurato che i computer avevano sbagliato ancora. Il generale James Hartinger a capo del NORD ammise la presenza di un errore nel sistema di allerta, dunque fu ordinato di spegnere i motori dei bombardieri. Tutto questo accadde nell’arco di pochi minuti. E casi analoghi in cui i computer misero a repentaglio l’esistenza stessa dell’umanità si contano a decine.
40 minuti per prendere una decisione
Il 26 settembre 1983 il sottocolonnello delle Forze missilistiche strategiche russe, Stanislav Petrov, era in servizio presso il Centro di controllo principale del sistema di allerta missilistico sito nella cittadina militare Serpukhov-15 nei pressi di Mosca. Alle ore 00:15 il sistema intercettò il lancio di missili balistici intercontinentali Minuteman dagli USA. Rimaneva meno di un’ora per prendere una decisione su un eventuale contrattacco.
Sulla grande mappa elettronica degli USA presso il Centro di controllo fu evidenziato il punto di tiro, ossia una delle basi militari sita sulla costa occidentale. Petrov diede tempestivamente il segnale di allerta. Tuttavia, sugli schermi dei sistemi di monitoraggio video che avrebbero già dovuto rendere le immagini dei missili tutto era invece in regola. Il sistema satellitare Oko, però, dopo qualche istante comunicò l’effettuazione di un secondo, un terzo e un quarto lancio di missili Minuteman a partire da quello stesso punto. Nuovamente, tuttavia, gli operatori ai dispositivi di monitoraggio non erano in grado di confermare tale informazione.
Il sottocolonnello Petrov allora si assunse la responsabilità e comunicò ai suoi superiori il malfunzionamento del sistema di allerta. Per ragioni di segretezza questi eventi furono resi noti solamente 10 anni dopo.
Fu appurato che il satellite sovietico fu ingannato dal Sole. Infatti, il presunto punto di tiro dei missili si trovava nella cosiddetta zona crepuscolare, ossia la linea fittizia che delimita la zona diurna della Terra da quella notturna. Proprio in corrispondenza di questa linea di demarcazione tra luce e tenebre i raggi del sole, riflessi dalle nuvole, accecarono i sensori del satellite Oka.
10 novembre 2019
I rischi di una guerra nucleare per un falso allarme secondo esperto americano
Esiste ancora la possibilità di un falso allarme relativamente ad un attacco missilistico: questa situazione minaccia una catastrofe globale, quindi i presidenti di Stati Uniti e Russia devono agire immediatamente, ritiene Daryl Kimball, direttore della Arms Control Association.
Esattamente quarant'anni fa il sistema di allarme missilistico del comando di difesa aerospaziale del Nord America (NORAD) entrò in funzione accidentalmente, provocando quasi un attacco missilistico di ritorsione contro l'Unione Sovietica.
"L'incidente del 9 novembre 1979 è stata una delle decine di situazioni pericolose con le armi nucleari durante la guerra fredda. Sebbene il periodo che portò gli Stati Uniti e la Russia a costruire enormi arsenali nucleari sia terminato decenni fa, restano le armi nucleari e le strategie che potrebbero portare al lancio di centinaia di testate nucleari per falsi allarmi", ha dichiarato Kimball a Sputnik.
Ha ricordato che oggi Russia e Stati Uniti dispongono di 1.400 testate nucleari strategiche, centinaia di missili marittimi e terrestri e bombardieri strategici.
"Ciascuna parte ha centinaia di testate che possono essere lanciate nel giro di pochi minuti dopo che il presidente ha dato l'ordine. E ciascuna parte consente l'utilizzo di armi nucleari prima che venga confermata l'avvenuta esplosione nucleare sul proprio territorio", ha detto l'esperto.
Secondo Kimball, queste concezioni pericolose sul "lancio in risposta all'aggressione" fanno sì che sia concreto il rischio di un conflitto con attacchi nucleari a seguito di un falso avvertimento. La situazione è complicata dal fatto che Washington e Mosca lasciano a se stessi la possibilità di essere i primi a usare le armi nucleari durante una crisi o un conflitto non nucleare.
"Entrambi gli Stati hanno centinaia di cosiddette bombe nucleari tattiche con un potere esplosivo relativamente piccolo da usare sul campo di battaglia. Entrambe le parti conducono regolarmente esercitazioni militari per affrontare una guerra nucleare. Ma l'uso di armi potenti, anche per la cosiddetta azione limitata, tiene aperta la possibilità di un disastro globale", ha detto Kimball.
Non appena viene utilizzata una singola testata nucleare, non vi è alcuna garanzia che una guerra nucleare su vasta scala venga evitata, ha affermato. Secondo l'interlocutore dell'agenzia, i ricercatori dell'Università di Princeton hanno elaborato una nuova simulazione dello scenario in cui una delle parti ricorrerà all'impiego "tattico" di armi nucleari e l'altra reagirà analogamente.
"In base alle attuali concezioni militari possono concretizzarsi attacchi nucleari a ripetizione contro obiettivi militari e civili, che segnerebbero 1.700 esplosioni. In cinque ore, circa 100 milioni di persone rimarranno uccise o ferite", Kimball riporta i risultati dell'analisi.
A suo avviso, i presidenti degli Stati Uniti e della Russia dovrebbero prendere immediatamente provvedimenti sostanziali per ridurre questi rischi.
"Inizialmente dovrebbero esortare tutti gli Stati con armi nucleari a riconoscere il principio proposto nel 1985 dal presidente sovietico Mikhail Gorbachev e dal presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, secondo cui" una guerra nucleare non può essere vinta e non può essere iniziata", ha evidenziato l'esperto.
"Allo stesso tempo i Paesi con armi nucleari dovrebbero delineare una politica che precluda di usare per primi le armi nucleari e di impiegarle senza la conferma dell'uso di ordigni nucleari sul proprio territorio".
Un altro passo necessario, a suo avviso, dovrebbe essere il rapido raggiungimento di accordi tra i presidenti degli Stati Uniti e della Russia sull'estensione del Trattato strategico sulle armi offensive (START-3) per cinque anni, come previsto nel documento.
"Siamo fortunati che falsi allarmi durante la guerra fredda non abbiano portato ad una guerra nucleare. Potrebbe non esserci tanta fortuna in futuro, quindi i nostri leader devono agire ora", ha aggiunto Kimball.

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