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disonorareladeterrenza

https://www.disarmistiesigenti.org/2026/07/12/disonorareladeterrenza/

 

Segnalo un incontro online su Zoom organizzato dall'amico Alfonso Navarra e la rete dei "Disarmisti esigenti" Domenica 12 luglio 2026 dalle ore 18:00 alle ore 20:00
Marco Deriu - MASCHILE PLURALE
QUI SEGUONO INTRODUZIONE DI ALFONSO NAVARRA E SCALETTA DELL'INCONTRO

Disonorare la Guerra: oltre il mito della deterrenza, verso una sicurezza comune sempre più disarmata

Premessa: Il 7 luglio come spartiacque

L'anniversario dell'adozione del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), siglato il 7 luglio 2017, non rappresenta solo una ricorrenza diplomatica nel calendario delle Nazioni Unite. È, innanzitutto, un punto di rottura ontologico nella storia della politica internazionale. In un mondo che si illude di poter gestire l'apocalisse attraverso la minaccia della sua stessa realizzazione, il TPNW irrompe non come un mero accordo tecnico, ma come una delegittimazione morale radicale.

All'interno di alcuni settori del movimento "NO WAR" – spesso intrappolati in una retorica che invoca la pace senza però aver pienamente metabolizzato la radicalità del metodo nonviolento – circola un'idea nefasta: che la deterrenza nucleare abbia "garantito" la pace in Europa negli ultimi ottant'anni. Questa visione, oltre a essere storicamente infondata, è culturalmente pericolosa, poiché normalizza l'esistenza di strumenti di sterminio di massa come condizione necessaria per la stabilità. Disonorare la guerra oggi  comporta con priorità assoluta smantellare questo mito. La pace post-1945 non è figlia del terrore atomico; è stata costruita nonostante esso, in una tensione costante in cui l'umanità ha sfiorato l'abisso per mere questioni di fortuna algoritmica o decisioni individuali eroiche.

I. La storiografia del mito: la "lunga pace" non esiste

La tesi secondo cui la deterrenza nucleare avrebbe preservato l'Europa dal conflitto dal 1945 ad oggi è un'illusione ottica prospettica. Chi sostiene questa tesi confonde l'assenza di un conflitto nucleare globale – un evento che, per definizione, non avrebbe lasciato storiografi a raccontarlo – con la "pace".

La realtà storica mostra che la deterrenza ha semplicemente traslato la violenza. Durante i decenni della Guerra Fredda, il continente europeo è rimasto in uno stato di sospensione armata, ma il resto del mondo ha bruciato nelle "guerre per procura". Dal Vietnam alla Corea, dall'Afghanistan all'Angola, l'equilibrio del terrore tra le due superpotenze ha garantito la "pace" nelle metropoli del Nord globale al prezzo di milioni di morti nel Sud del mondo.

Inoltre, la stabilità europea non è stata il risultato dell'equilibrio nucleare, ma di un complesso intreccio di ricostruzione economica, integrazione istituzionale (le radici dell'Unione Europea) e cambiamenti sociali interni. Attribuire la stabilità alla bomba atomica è un errore di attribuzione causale che sottovaluta la resilienza delle società civili e sopravvaluta la razionalità dei sistemi d'arma. La pace è un prodotto politico e sociale, mai un prodotto della minaccia di annientamento.

II. L'architettura dell'errore: perché la MAD è una finzione

La dottrina della Mutua Distruzione Assicurata (MAD) si basa su un postulato assiomatico: la razionalità assoluta dei decisori. Tuttavia, la storia tecnologica e politica smentisce regolarmente questa premessa. Il 26 settembre 1983 è la data che dovrebbe essere impressa in ogni manuale di sicurezza internazionale, in sostituzione di qualsiasi teoria strategica sulla deterrenza.

L'ONU l'ha ufficialmente impressa: è infatti la ricorrenza proclamata dall'Assemblea Generale per l'eliminazione totale delle armi nucleari.

Quel giorno del 1983, il sistema di allerta precoce sovietico segnalò il lancio di missili balistici intercontinentali statunitensi. Stanislav Petrov, l'ufficiale di turno, si trovò di fronte a una decisione di pochi minuti: seguire il protocollo (che imponeva di notificare il comando per un contrattacco nucleare immediato) o fidarsi del proprio intuito. Petrov capì che un attacco americano non sarebbe iniziato con soli cinque missili. La sua disobbedienza salvò il mondo.

Questo episodio evidenzia la vulnerabilità intrinseca dei sistemi d'arma:

  1. Vulnerabilità tecnica: i sensori possono fallire, gli algoritmi possono interpretare segnali innocui come minacce mortali.
  2. Logica del primo colpo: la deterrenza crea un incentivo perverso. Se temo che il mio avversario possa annientarmi, la strategia "razionale" è colpire per primo. Questo paradosso trasforma la difesa in aggressione potenziale.
  3. Vulnerabilità operativa: la possibilità di intercettazione in volo (tecnologie anti-missile) non garantisce la sicurezza, ma esacerba la corsa agli armamenti, rendendo le testate nucleari ancora più necessarie per "bucare" le difese avversarie.

III. L'illusione tattica: "escalare per de-escalare"*

L'idea che l'arma nucleare possa avere un uso "circoscritto" è la nuova, pericolosa frontiera della follia bellica. La dottrina russa dell' "Escalare per de-escalare" – che prevede l'uso di una testata tattica per costringere l'avversario a desistere da un conflitto convenzionale – è la prova lampante di come la deterrenza sia degenerata in uno strumento di ricatto coercitivo.

Lo Stato russo, al pari del suo antagonista USA, presenta una dicotomia inquietante in materia. Mentre i testi ufficiali ancorano l'uso del nucleare a un'esclusiva natura difensiva e di sopravvivenza dello Stato, l'incoerenza tra questa retorica e la pratica delle esercitazioni militari suggerisce una visione del campo di battaglia in cui la soglia nucleare è, di fatto, molto più elastica e pericolosa di quanto i trattati lascino intendere.

Questo uso "tattico" è intrinsecamente fallimentare per due ragioni:

  • La natura dell'escalation: non esiste la certezza di una "guerra nucleare limitata". Una volta superata la soglia nucleare, la logica di mutua distruzione prende il sopravvento, annullando qualsiasi calcolo di "proporzionalità".
  • L'errore di valutazione: nella guerra in Ucraina, il brandire la minaccia nucleare non è servito a creare deterrenza, ma a normalizzare l'idea che l'arma nucleare sia un normale strumento di negoziazione politica. Quando la politica fallisce nel negoziare, essa si affida alla minaccia suprema; ma quando anche la minaccia suprema fallisce, l'unica via d'uscita per il decisore politico, incastrato nella propria narrazione virile, diventa l'azione.
nota bene: la fonte primaria della postura nucleare russa sono i Fondamenti della politica statale della Federazione Russa nel campo della deterrenza nucleare (2020/2024). Al seguente link abbiamo in proposito un'analisi del FOI svedese: https://www.foi.se/rest-api/report/FOI%20Memo%208829    
Per spiegare perché gli analisti parlano di "escalare per de-escalare", possiamo fare riferimento al lavoro di centri studi come lo Stimson Center o il SWP (Stiftung Wissenschaft und Politik). Essi evidenziano come la discrepanza tra la dottrina scritta e le esercitazioni militari che abbiamo segnalato suggerisca un ruolo più "attivo" dell'arma nucleare rispetto a quanto dichiarato.

IV. La sfida alla "cultura del Guerriero"

Il presupposto culturale che sostiene il complesso industriale-militare è l'idea di Forza assimilata esclusivamente alla Forza Armata. Questa è un'eredità patriarcale, il modello del "guerriero" la cui identità è definita dalla capacità di infliggere dolore e distruzione.

È qui che il movimento nonviolento deve trovare il suo coraggio. Dobbiamo sfidare questa visione. La realtà storica e politica odierna ci offre un modello alternativo: la Generazione Zeta in Asia. Dalle proteste in Thailandia e Myanmar fino alle lotte climatiche e civili in Corea del Sud e Taiwan, stiamo assistendo a una generazione che utilizza la rete, la mobilitazione di massa e la disobbedienza civile per ottenere risultati politici concreti. Essi non cercano la vittoria attraverso l'annientamento dell'avversario, ma attraverso la trasformazione del contesto sociale.

Questa è la Sicurezza Comune: il riconoscimento che la mia sicurezza non può essere costruita sulla distruzione dell'altro, perché, in un mondo interconnesso e nucleare, la sicurezza dell'altro è la condizione necessaria per la mia. La forza, intesa come capacità di risolvere conflitti senza ricorrere alla violenza, è la vera sfida alla "forza" fisica distruttiva.

Conclusione: disonorare la guerra nell'immaginario

L'anniversario del TPNW non deve essere solo un momento di celebrazione diplomatica, ma un impegno militante. Dobbiamo "disonorare la guerra" rendendo il modello del guerriero, con il suo corredo di bastoni evoluti in armi sempre più distruttive, non solo illegale secondo il diritto internazionale, ma socialmente imbarazzante e culturalmente obsoleto.

La deterrenza è una teologia del terrore che non salva vite, ma attende soltanto l'errore umano o algoritmico che porrà fine alla storia. Contrapporre la logica politica della Sicurezza Comune significa smettere di pensare alla difesa come a un muro di missili e iniziare a pensarla come a un ponte di relazioni diplomatiche e umane. La vera forza è la capacità di disarmare, non di armare.
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Scaletta Webinar: "Disonorare la guerra"

Data: 12 luglio 2026 - dalle ore 18:00 alle ore 20:00 -  Promosso da: Disarmisti Esigenti con la collaborazione di Maschile Plurale Tema: Percorsi e proposte per una maschilità di pace (discutendo il libro edito da MULTIMAGE).

Link su piattaforma Zoom per partecipare:

1. Introduzione e Contestualizzazione (10 minuti)

  • Benvenuto e presentazione: Breve introduzione di Alfonso Navarra agli obiettivi dell'incontro. Il legame con la pace disarmata, orientata dalla "nonviolenza poietica" e dalla "terrestrità" perseguite dai Disarmisti esigenti: viene brevemente illustrato come la lotta contro la guerra (e la priorità della denuclearizzazione)  includerebbe il cambiamento della mentalità maschile con il superamento del modello del "guerriero vincente".

2. Presentazione del volume e di Maschile Plurale - 20 minuti di intervento di Marco Deriu

  • Chi è Maschile Plurale: viene presentata l'associazione (nata nel 2007) e l'impegno costante nella trasformazione dei paradigmi della mascolinità.
  • Oltre il "problema di genere": perché la critica al patriarcato e alla cultura della violenza è una questione centrale per la libertà e l'identità di tutti gli uomini.
  • Il libro: introduzione a "Disonorare la guerra": superare l'analisi puramente geopolitica per indagare le radici culturali della violenza bellica.

3. Interventi programmati di approfondimento tematico (8 minuti a testa = 40 minuti)

  • La guerra come cultura del nemico da superare: analisi della guerra su tre livelli (materiale, simbolico, antropologico) e la necessità di "disarmare l'immaginario". Relatore:  Luigi Mosca
  • Il mito del "Future Warrior": riflessione sul soldato-macchina come prodotto tecnologico e culturale, e come la sua logica stia colonizzando anche l'immaginario femminile. Relatrice/Relatore proposta/o:
  • Il rovesciamento antropologico: dalla figura del guerriero al corpo accudente. La vulnerabilità come risorsa e non come debolezza.Relatrice/Relatore proposta/o:
  • L’obiezione di coscienza come pratica esistenziale: ampliamento del concetto di obiezione verso una dimensione ecopolitica: rifiutare non solo il fucile, ma il paradigma che trasforma tutto in strumento di guerra. Relatore proposta/o: Daniele Barbi
  • Il ponte con "I CARE": la lezione di ML King e Don Milani come modello di umanità dove la cura diventa atto di resistenza e giustizia. Relatrice/Relatore proposta/o:

4. Conversazione e convergenza strategica (40 minuti)

  • Interventi non programmati e domande del pubblico sui tre assi proposti:
    • Antropologia della pace: come costruire un corpo non militarizzato nella quotidianità?
    • Politica della cura: trasformare "I CARE" in principio organizzativo per i movimenti.
    • Immaginario e comunicazione: come narrare la nonviolenza senza moralismi?

5. Domanda strategica finale e giro di brevi interventi conclusivi (5 minuti a testa da parte di relatrici/relatori)

  • Lancio della sfida ai relatori: "Quale immagine concreta – simbolica o narrativa – potrebbe rappresentare il 'maschile accudente' come alternativa al modello del guerriero?"
  • Saluti finali.

 

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