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https://www.disarmistiesigenti.org/2026/08/14/europacontroprofughidiguerra/

LA SOLIDARIETA’ EUROPEA VERSO I PROFUGHI DI GUERRA STA VENENDO MENO. L’EUROPA DIA ASILO POLITICO AGLI OBIETTORI E AI DISERTORI!

DOSSIER A CURA DEI DISARMISTI ESIGENTI

Cominciamo con il caso dei profughi ucraini. I primi mesi del 2022 sono stati segnati da porte aperte, treni colmi di aiuti e una straordinaria accoglienza. Oggi, il clima in Europa è radicalmente cambiato. Germania e Polonia restano i principali Paesi di accoglienza (oltre 1,2 milioni la prima, quasi 1 milione la seconda), ma l'aumento dei numeri alimenta paure e tensioni che la politica populista e di estrema destra sfrutta cinicamente. Aggressioni verbali e fisiche in scuole, autobus e uffici si moltiplicano, spingendo i profughi a scendere in piazza a Berlino, Varsavia e Praga con lo slogan: "Basta violenze contro gli ucraini".

Il motore di questa involuzione è la disinformazione: fake news diffuse sui social e in TV dipingono i rifugiati come un peso economico o una minaccia alla sicurezza. L'estrema destra amplifica queste narrazioni per imporre agende restrittive. In Germania si inaspriscono i controlli e le condizioni per i sussidi; in Polonia il partito PiS promette l'espulsione degli uomini in età di leva privi di un impiego stabile. A ciò si aggiungono le frizioni diplomatiche con Kiev, come l'intitolazione di unità militari a figure storiche controverse (gli "Eroi di UPA"), che riaprono antiche ferite nell'Est Europa. I sondaggi confermano il calo drastico del consenso all'accoglienza e all'invio di armi (questo secondo aspetto, dal nostro punto di vista, va considerato favorevolmente).

La stretta in Germania 

Il governo tedesco e il cancelliere Merz hanno adottato una linea di pressione indiretta mirata proprio ai nuovi arrivi e agli uomini in età di leva.

In sintesi, la strategia concordata o auspicata sul piano politico non prevede l'uso di autobus o manette, bensì:

  • La stretta sui documenti e sui canali consolari, rendendo di fatto impossibile regolarizzare la posizione a chi è soggetto a leva militare.
  • Il taglio dei sussidi (passando dal sussidio di cittadinanza a forme ridotte).
  • La limitazione di nuovi status di asilo, spingendo verso un ritorno "volontario-forzato" in patria per sostenere lo sforzo bellico ucraino. 

La Campagna Object War e il dramma dei disertori

In questo scenario di crescente intolleranza si inserisce la Campagna Object War, nata nel 2022 per unire la rete europea di obiettori di coscienza e disertori russi, bielorussi e ucraini che chiedono asilo perché rifiutano di imbracciare le armi.

Questo il sito ufficiale della Campagna:

Finora l'Unione Europea ha applicato la protezione temporanea quasi solo alle vittime civili, dimenticando colpevolmente chi fugge dalla guerra per non combattere, sebbene il diritto d'asilo per obiezione di coscienza sia sancito dalla Carta dei Diritti UE. La crescente ostilità generale rischia di travolgere anche loro:

I disertori ucraini vengono spesso rimandati indietro con l'obbligo di combattere per la patria.

I russi che rifiutano il fronte sono trattati con diffidenza come potenziali spie.

I bielorussi rimangono intrappolati in un pesante limbo burocratico.

Quando l'opinione pubblica vede tutti gli ucraini come una minaccia, l'estrema destra usa i disertori come prova strumentale: "Non vogliono nemmeno difendere il loro Paese".

La Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen non ha adottato direttive o canali preferenziali per i disertori e gli obiettori di coscienza di Russia, Bielorussia e Ucraina.

La linea ufficiale dell'UE resta focalizzata sul supporto militare a Kiev e sulle sanzioni a Mosca. Sull'asilo a chi rifiuta le armi la Commissione non è intervenuta con norme comuni: la gestione è frammentata e lasciata alla discrezione dei singoli Stati membri, privando gli obiettori di una tutela europea uniforme.

Le istituzioni europee devono avere il coraggio di approvare una direttiva chiara che riconosca l'obiezione di coscienza alla guerra come motivo valido e incondizionato per l'asilo in tutti i Paesi membri.

La Campagna Object War chiede corridoi umanitari dedicati, lo stop immediato alle estradizioni e permessi di soggiorno stabili. Perché difendere chi dice no alle armi significa riaffermare che la pace ha un volto, e quel volto non appartiene al soldato (il "vero uomo", secondo lo schema maschilista dominante).

Se oggi chiudiamo la porta ai profughi e alziamo il muro contro chi rifiuta la guerra, domani non avremo mai più l’Europa di cui potremmo andare fieri. Avremo solo campi di accoglienza più piccoli e campi di battaglia più grandi. L’Europa ha una scelta: continuare a contare i profughi come un problema, o iniziare a contare i "no" alla guerra come una risorsa. La pace non si difende con più armi. Si difende proteggendo chi ha il coraggio di dire: io non sparo, io non uccido.

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Situazione in Germania dei richiedenti asilo in quanto obiettori di coscienza, disertori e renitenti alla leva provenienti da Russia, Bielorussia ed Ucraina

Nonostante le iniziali promesse politiche del governo federale di garantire protezione ai disertori, in Germania il tasso di riconoscimento per i richiedenti asilo provenienti da Russia, Bielorussia e Ucraina è estremamente basso.

L'acronimo BAMF, che da qui in avanti verrà usato nel testo, sta per Bundesamt für Migration und Flüchtlinge, che in italiano si traduce ufficialmente come Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati.

Il BAMF esamina ogni caso singolarmente e richiede la dimostrazione di un timore concreto e individualmente comprovabile di persecuzione politica. Il semplice timore di essere chiamati alle armi o di essere inviati al fronte non è solitamente sufficiente dal punto di vista giuridico.

Prassi giuridica e ostacoli: valutazione caso per caso anziché status generale.

Il BAMF richiede la prova di una minaccia concreta e personale. Secondo la prassi delle autorità, i pericoli generali derivanti dalla guerra o dalle minacce di arruolamento raramente costituiscono un motivo automatico di asilo.

Differenza tra disertori e obiettori: dal punto di vista politico, spesso si è fatto una distinzione secondo cui i veri disertori (che erano già in servizio e si sono sottratti) avrebbero maggiori possibilità rispetto ai semplici obiettori al servizio militare prima dell’arruolamento. Nella pratica, tuttavia, entrambi i gruppi vengono respinti in massa.

Rischio statistico: nelle decisioni di rigetto, secondo le organizzazioni per i diritti umani, l’autorità spesso adduce come argomentazione un rischio di chiamata alle armi puramente statistico e basso rispetto al numero totale dei riservisti.

Situazione per paese di provenienza

Russia: nonostante le migliaia di domande di asilo presentate da persone soggette al servizio militare obbligatorio e da disertori dall’inizio della guerra di aggressione, il tasso di riconoscimento si attesta su valori compresi tra una cifra singola e una percentuale bassa (in alcuni casi inferiore al 3–7 %).

Molte delle persone interessate ricevono un rifiuto e devono fare i conti con l’espulsione, motivo per cui in alcuni casi isolati lasilo ecclesiastico (vedi nota) rappresenta l’ultima risorsa.

Bielorussia: analogamente a quanto avviene per le richieste provenienti dalla Russia, il rifiuto del servizio militare nel contesto del regime alleato alla Russia viene raramente riconosciuto in modo generalizzato come motivo di asilo; i procedimenti sono lunghi e incerti.

Ucraina: I cittadini ucraini rientrano solitamente, nell’UE, nella protezione temporanea ai sensi del § 24 della legge sul soggiorno (AufenthG) (direttiva sull’afflusso massiccio), che è stata prorogata fino a marzo 2027. Chi però si sottrae esplicitamente al servizio militare ucraino e intende avviare la procedura di asilo ordinaria, si scontra con ostacoli severi, poiché l’Ucraina di norma mantiene la propria mobilitazione.

Critiche da parte delle organizzazioni: Organizzazioni come PRO ASYL e Connection e.V. criticano aspramente la prassi tedesca. Esse lamentano che le altisonanti promesse politiche del governo federale non si siano tradotte nella realtà delle decisioni in materia di asilo e che gli obiettori di coscienza, in caso di espulsione nei loro paesi d’origine, rischino pene drastiche o il servizio militare coatto al fronte.

ASILO ECCLESIASTICO

L’espressione “asilo ecclesiastico” (in tedesco Kirchenasyl) fa riferimento a una pratica di protezione umanitaria attraverso la quale alcune comunità religiose (principalmente parrocchie protestanti e cattoliche) offrono rifugio temporaneo all'interno dei propri locali (canoniche, sacrestie o spazi parrocchiali) a migranti e richiedenti asilo le cui domande sono state respinte e che rischiano un'imminente espulsione forzata.

Questa misura estrema si fonda su una serie di elementi chiave:

  1. Origini storiche e principio di "inviolabilità": la pratica affonda le radici nel diritto d'asilo dei templi del mondo antico e medievale. Pur non godendo di un riconoscimento formale o automatico nella legge statale tedesca moderna, si basa su una sorta di tacito rispetto istituzionale: le forze dell'ordine evitano generalmente di fare irruzione negli edifici sacri per prelevare i rifugiati, trattandoli temporaneamente come luoghi protetti.
  2. Come funziona in pratica: la persona ospitata vive all'interno degli spazi della parrocchia in condizioni spesso spartane (dormendo su letti di fortuna o in stanze messe a disposizione) e non può allontanarsene liberamente, poiché fuori da quel perimetro decadrebbe la protezione di fatto e scatterebbe l'ordine di espulsione.
  3. L'obiettivo (il "tempo supplementare"): l'asilo ecclesiastico non serve a garantire una residenza permanente, ma a guadagnare tempo. Viene utilizzato per costringere l'Ufficio federale (il BAMF) o i tribunali a riesaminare il caso (spesso grazie alla presentazione di nuovi elementi legali, umani o medici), bloccando i rimpatri coatti (Dublin-Fälle o espulsioni dirette) e aprendo a un controllo supplementare della pratica.
  4. La dimensione istituzionale: sebbene a volte crei forti frizioni politiche con i governi locali e federali — che a volte tentano di stringere i tempi o di tagliare i sussidi alle parrocchie che lo praticano —, il Kirchenasyl è tollerato e gestito attraverso un dialogo costante tra le Chiese e le autorità statali, rappresentando di fatto una rete di sicurezza estrema per i soggetti più vulnerabili o per chi, come i disertori e gli obiettori di coscienza russi respinti dai canali ordinari del BAMF, non avrebbe altra via per evitare il rimpatrio forzato.

 

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