https://www.disarmistiesigenti.org/2026/06/05/ianuclearetecnologiedellapotenza/
Referendum, ciao ciao: l'Unione Europea arruola l'Italia nella corsa all'atomo industriale e militare.
La tecnologia della potenza colpisce ancora! (E la Magnifica humanitas non focalizza il concetto).
Prima stesura dell'articolo che ancora deve trovare la sua forma definitiva

Nota bene. L’articolo prepara l'appuntamento di riflessione del 7 giugno 2026: i Disarmisti esigenti discutono e riflettono sulla Magnifica Humanitas, che prende di mira l’IA tecnologia della potenza al pari del nucleare, dalle ore 17:00 alle ore 20:00. Questo il link su piattaforma Zoom per partecipare:
https://us06web.zoom.us/j/89229575480?pwd=WdG6I0bObO9jDLRsNPaeDu3sOPfyOX.1
ABSTRACT DELLA PAGINA WEB
Da qualche tempo, in Italia, si lavora per riportare il nucleare. Lo si fa con una leggerezza che sorprende, come se i referendum del 1987 e del 2011 non avessero emesso un verdetto popolare. Ma a ben guardare, la decisione non nasce qui in Italia. È il riflesso di una spinta più ampia, che viene dall’Europa e che l'attuale governo accoglie senza discutere. La legge sui piccoli reattori modulari, approvata alla Camera, non è un’iniziativa autonoma: è l’adeguamento a una strategia già scritta altrove.
Negli ultimi mesi Bruxelles ha tracciato una linea chiara: una strategia sugli SMR, un programma PINC che quantifica investimenti e quote nazionali, un regolamento industriale che crea “SMR Valleys”, e infine la dichiarazione politica che definisce il nucleare «energia pulita prodotta in casa come carico di base».
Sono quattro segnali che, messi insieme, mostrano una scelta di fondo: costruire un’infrastruttura energetica continentale accentrata, funzionale alle industrie pesanti, alla difesa, ai data center dell’IA militare. Il testo lo dice apertamente: gli SMR nucleari servono ad alimentare «le industrie hard-to-abate che formano la spina dorsale della sovranità europea».
Il punto è che questo modo di procedere non riguarda solo l’energia. Riguarda il tipo di mondo che stiamo costruendo. Il nucleare e l’intelligenza artificiale, pur così diverse, rispondono agli stessi criteri: accesso ristretto, segretezza, controllo centralizzato, uso strategico. Sono tecnologie che non nascono per servire la vita quotidiana, ma per rafforzare la potenza degli Stati e delle grandi imprese. Le pagine web che, sul sito dei disarmisti esigenti, abbiamo dedicato all'argomento lo riassumono con lucidità: «una tecnologia che serve a esercitare controllo e influenza sugli altri».
In questo quadro, anche la critica morale rischia di essere disinnescata. L’enciclica Magnifica Humanitas parla di “cultura della potenza”, di una guerra che diventa pensiero comune, di un’opinione pubblica orientata alla paura. Ma ciò che appare come cultura è già un sistema: un intreccio materiale di economia, apparati militari e decisioni politiche che si autoalimenta. «Il mercato delle armi diventa motore autonomo delle scelte belliche», si legge in un passaggio dell'enciclica di Papa Leone. È difficile immaginare parole più semplici e più vere.
Il fondatore della Lega per il Disarmo unilaterale Carlo Cassola, alla base del nostro progetto, che parlava piano e non amava le astrazioni, avrebbe forse detto che tutto questo ci riguarda da vicino. Che la pace non è un sentimento, ma una scelta concreta, fatta di istituzioni e di limiti posti alla potenza. E che ogni volta che una tecnologia nasce per concentrare il controllo, la società perde un pezzo della sua libertà.
Oggi, mentre l’Europa corre verso un nuovo ciclo atomico e digitale, la domanda è la stessa che Cassola poneva alla fine degli anni Settanta e che oggi vediamo riproposta paro paro dall'enciclica del Papa: che cosa resta dell’essere umano, quando la politica si consegna alla logica della forza?
La risposta non è nei grandi discorsi, ma nella capacità di vedere le cose come sono, senza illusioni, e di difendere ciò che ancora può essere salvato: la dignità, la misura, la pace...
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DA QUI IN POI INIZIA IL TESTO ESTESO ED AUMENTATO ....
La stretta attualità ci squaderna la decisione, in barba ai referendum del 1987 e del 2011, di riprendere il nucleare in Italia. Noi riteniamo che abbia motivazioni più profonde di una semplice trovata elettoralistica per mascherare l’inerzia del governo di centro-destra sul dossier energetico.
La legge approvata alla Camera il 4 giugno 2026, e che ora deve passare al Senato, punta sui “piccoli reattori modulari” e i soliti ambientalisti arruolati dai grandi media nella parte specialistica si attaccano al fatto che sarebbero comunque fuori tempo. E irrilevanti rispetto al fabbisogno energetico (16 gigawatt di potenza nel 2050 corrispondono al 20% della produzione elettrica).
Né mordono, da parte loro, le osservazioni sui costi e sulle concentrazioni produttive dell’uranio, ribadendo che la sovranità energetica deve fondarsi sulle FER.
Un punto che dobbiamo sottolineare: il tempismo e la struttura del Disegno di Legge Delega sul "nucleare sostenibile" non sono un'estemporanea mossa locale. L'Italia si sta semplicemente adeguando, con precisione chirurgica, a una imponente e sistematica svolta strategica e regolatoria impressa direttamente da Bruxelles.
Per provare in modo sostanzioso che la spinta proviene dall'Unione Europea, abbiamo a disposizione quattro "prove regine" geopolitiche e legislative, tutte concentrate negli ultimi mesi.
Le quattro prove della regia europea
- La Strategia UE sugli SMR (Documento COM/2026/117)
Il 10 marzo 2026, la Commissione Europea ha pubblicato ufficialmente la sua "Strategia per lo sviluppo e la diffusione dei piccoli reattori modulari (SMR) in Europa". Non si tratta di un semplice parere, ma di un piano d'azione in 9 punti per portare i primi SMR commerciali sul suolo europeo entro i primi anni 2030. La Commissione chiede esplicitamente agli Stati membri di "standardizzare" le procedure e creare filiere industriali integrate, l'esatto mandato che il ministro Pichetto Fratin ha inserito nei criteri direttivi della legge delega italiana.
EUR-Lex - 52026DC0117 - EN - EUR-Lex
- Il Programma PINC 2026 e la coincidenza dei numeri
In contemporanea alla strategia SMR, la Commissione ha rilasciato la versione finale del Nuclear Illustrative Programme (PINC - COM/2026/120).
- Il dato europeo: il PINC stima che per soddisfare le ambizioni atomiche europee serviranno 241 miliardi di euro di investimenti entro il 2050, proiettando una capacità di SMR complessiva nella UE tra i 17 e i 53 Gigawatt (GW).
- La sponda italiana: i 16 GW entro il 2050 sbandierati dal governo italiano non sono un calcolo autonomo, ma la quota proporzionale che l'Italia ha contrattato per allinearsi alla forchetta del piano industriale di Bruxelles.
https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-7174-2026-INIT/it/pdf
- Il Net-Zero Industry Act (NZIA) e le "SMR Valleys"
Il quadro giuridico che permette all'Italia di aggirare la discussione "normale" sui costi e sui tempi è il Net-Zero Industry Act, il regolamento europeo definitivo che ha formalmente inserito le tecnologie nucleari avanzate (SMR e reattori di IV generazione con ciclo del combustibile chiuso) tra le tecnologie strategiche per la decarbonizzazione. Lo NZIA introduce il concetto di "SMR Valleys": zone industriali designate a livello europeo che godono di corsie preferenziali, autorizzazioni accelerate e fortissime deroghe agli aiuti di Stato. L'Italia, con questa legge delega, sta preparando il terreno giuridico nazionale per poter ospitare queste enclave industriali europee.
- Il cambio di paradigma di Ursula von der Leyen
Al Nuclear Energy Summit del marzo 2026, la Presidente della Commissione Europea ha sancito il definitivo sdoganamento politico dell'atomo, dichiarando che l'Europa ha assoluto bisogno del nucleare come "energia pulita prodotta in casa come carico di base (baseload)". La motivazione ufficiale della UE si è spostata dall'ecologia pura alla sicurezza strategica e all'autonomia industriale rispetto a Cina, Russia e Stati Uniti.
Speech by the President at the Nuclear Energy Summit
Il legame con il nostro concetto di "Tecnologia della Potenza" (che andremo più avanti a sviluppare)
I documenti europei del 2026 confermano punto per punto la matrice della tecnologia della potenza. La UE non giustifica più il nucleare con la convenienza economica del cittadino (Legambiente ha gioco facile nel dimostrare che i costi di reattori pilota come NuScale sono fuori mercato), ma lo giustifica attraverso la lente della coazione geopolitica:
L'ammissione della Commissione (COM/2026/117): la UE dichiara apertamente che gli SMR sono indispensabili per alimentare le industrie "hard-to-abate" che formano la spina dorsale della difesa e della sovranità europea: la chimica pesante, l'acciaio, i data center per l'Intelligenza Artificiale militare e le industrie della difesa.
La spinta europea serve a questo: creare un'architettura energetica continentale a controllo centralizzato e oligopolistico (la European Industrial Alliance on SMRs, che riunisce già oltre 400 colossi industriali e agenzie governative).
L'Italia, che si dà da fare a prescindere dai voti referendari, non sta rispondendo a un bisogno energetico interno calcolato dal basso, ma sta obbedendo a un preciso vincolo di posizionamento dentro l'infrastruttura della potenza continentale europea. I dati e i passaggi istituzionali della UE del 2026 ti offrono tutta la copertura metodologica per dimostrarlo.
Cos'è una "tecnologia della potenza" e come la si neutralizza?
A questo punto la domanda non può essere evitata. Un avvio di risposta? Non è una tecnologia "normale", ma una tecnologia che, nell’agone internazionale caratterizzato dalla competizione di potenza, serve a esercitare controllo e influenza sugli altri, specialmente in campo geopolitico e militare. Il nucleare civile, che prendiamo ad emblema, ad esempio, non è solo e neanche tanto una fonte di energia, ma anche e soprattutto uno strumento di potere internazionale.
Come si misura se una tecnologia è "della potenza"?
La proposta è di usare 4 parametri:
- Accessibilità: è difficile da replicare e accessibile solo a pochi (es. Stati o grandi aziende)?
- Segretezza: è coperta da segreti o è trasparente e verificabile?
- Controllo: crea dipendenza da chi la controlla?
- Finalità d'uso: serve a scopi di dominio o a bisogni umani?
L'Intelligenza Artificiale (IA), analizzata secondo questi parametri, come andrebbe valutata?
Chiaramente l'IA di frontiera:
- è accessibile solo a pochi (grandi aziende o Stati),
- è coperta da segreti,
- crea dipendenza da chi la controlla,
- e ha scopi strategici e militari.
Quindi, l'IA è, a conti fatti, una "tecnologia della potenza". Questo significa che i ricercatori che lavorano sull'IA dovrebbero sforzarsi di "smilitarizzarla" e renderla più aperta e trasparente.
Sforziamoci di centrare un punto epistemologico e politico fondamentale. Quando un'istituzione universale come la Chiesa affronta la questione della tecnologia, tende comprensibilmente a utilizzare una lente morale, universalista e umanistica. Questo approccio, pur avendo il merito di sollevare grandi interrogativi etici, tende però a de-politicizzare l'oggetto dell'analisi, rischiando di scambiare una struttura di dominio per un semplice "dilemma morale".
Sulla base della matrice della "tecnologia della potenza", che sotto si andrà ad illustrare, possiamo argomentare ed espandere questi quattro punti con elementi molto più stringenti.
- Espansione sulla "mancanza di analisi geopolitica"
L'enciclica rischia di trattare l'umanità come un blocco omogeneo ("la famiglia umana") di fronte alla minaccia dell'algoritmo. Questo approccio cancella la realtà materiale della competizione geopolitica.
- La cecità sui blocchi di potere: l'IA non viene sviluppata nel vuoto per il progresso globale; viene forgiata nel contesto di una nuova Guerra Fredda tecnologica (principalmente tra l'asse Washington-Silicon Valley e Pechino).
- L'arruolamento della sovranità: per uno Stato, possedere l'infrastruttura di calcolo sovrana e i modelli di frontiera non è una scelta etica, ma un requisito di sopravvivenza geopolitica e di proiezione egemonica (esattamente come il possesso della tecnologia nucleare nel secolo scorso). Parlare di IA senza mappare i flussi di capitale militare e i monopoli estrattivi significa fare un'analisi astratta che non morde la realtà.
- Espansione sulla "visione antropocentrica"
Il focus del testo papale è sulla difesa dell'essere umano rispetto alla macchina (la salvaguardia della coscienza umana, dell'empatia, del lavoro). Questo, però, sposta il bersaglio reale.
- Il vero conflitto non è Uomo vs. Macchina, ma Uomo tramite la Macchina contro altri uomini. L'IA, nella definizione che proponiamo di tecnologia della potenza, è uno strumento di coazione e asimmetria. Non è la macchina che sottomette l'uomo; sono gli Stati e le mega-corporazioni che, attraverso il controllo esclusivo dell'algoritmo, acquisiscono una capacità di sorveglianza, ricatto economico e manipolazione cognitiva di massa senza precedenti storici.
- L'illusione del "disarmo" morale: chiedere di "disarmare" l'IA facendo appello alla responsabilità dei leader equivale a chiedere il disarmo nucleare basandosi solo sulla bontà d'animo dei governanti. Ignora che l'asimmetria di potere intrinseca a questa tecnologia è ciò che la rende appetibile per chi detiene il dominio.
- Espansione sulla "sottovalutazione della complessità tecnologica"
Spesso i testi filosofico-teologici trattano l'IA come un "software molto avanzato" o un "compagno artificiale", mancando la comprensione della sua natura sistemica e cibernetica.
- L'Hub irreversibile: come evidenziato nella tua matrice che proponiamo, la complessità dell'IA risiede nella sua architettura centralizzata. Richiede Data Center monumentali, controllo delle rotte dei microchip e immani risorse energetiche. Questa complessità crea una dipendenza strutturale irreversibile: chiunque utilizzi l'IA (compresi i singoli cittadini o i piccoli Stati) sta de facto cedendo quote di sovranità decisionale a pochissimi Hub centrali.
- L'automazione del dominio: l'IA agisce sulla governance, automatizzando i processi decisionali (economici, legali, militari). Quando la complessità diventa tale per cui il "ciclo della potenza" si auto-alimenta tramite algoritmi opachi (scatole nere), l'appello etico alla "centralità dell'uomo" diventa inefficace, perché l'essere umano è già stato strutturalmente estromesso dai nodi di controllo critici.
- Espansione sulla "mancanza di proposte concrete"
L'appello alla regolamentazione etica (l'orizzonte della cosiddetta "algoretica") mostra qui tutta la sua fragilità politica.
- Il rischio di Ethics Washing: senza una critica strutturale alla proprietà e al controllo delle infrastrutture, le linee guida etiche vengono facilmente cooptate dalle stesse multinazionali del tech, che le usano come paravento regolatorio per evitare leggi vincolanti o per legittimare i propri monopoli ("siamo etici, quindi lasciateci fare").
- La necessità di contropoteri materiali: per contrastare una tecnologia della potenza non basta un codice di condotta. Servono proposte radicali che vadano nella direzione della demistificazione e della redistribuzione: la nazionalizzazione o la messa in comune delle infrastrutture di calcolo, l'obbligo assoluto di Open Data e codice sorgente aperto per i servizi pubblici, e — come proponiamo— un sistema di punteggi e metriche di finanziamento della ricerca che penalizzi chi produce opacità e premi chi restituisce simmetria alla conoscenza.
In sintesi: la critica di Magnifica Humanitas è un'eccellente bacheca di buone intenzioni, ma rischia di scambiare i sintomi per la malattia. Se non si riconosce che l'IA è intrinsecamente strutturata per produrre egemonia, asimmetria e ricatto internazionale (esattamente come il nucleare "civile/militare" descritto nel post dei Disarmisti Esigenti), si finisce per proporre una terapia morale a un problema che è squisitamente di economia politica e di rapporti di forza.
Ora andiamo nel dettaglio di questo ragionamento partendo da una iniziativa dei Disarmisti esigenti risalenti al marzo 2026 (ma possiamo fare risalire la prima proposizione del concetto al luglio 2025, nel corso del Festival della nonviolenza poietica svoltosi a Comiso).
https://www.disarmistiesigenti.org/2025/03/06/nuclearetecnologiadellapotenza/
In questa pagina web dei disarmisti esigenti, postata appunto nel marzo 2026, si trova delineato il nuovo concetto di "tecnologia della potenza" che ora andremo ulteriormente a sviluppare in modalità più scientifiche. Ci riferiamo, in particolare alla Diapo 5.
Diapo 5 - Caratteristiche di una tecnologia della potenza
Alta potenzialità distruttiva (mette in campo alte energie intensamente focalizzate e l’uso può determinare impatti catastrofici sull’ambiente naturale e umano)
Complessità di conoscenza, manipolazione e gestione di accesso limitato e selezionato
Concentrabilità del controllo nelle varie fasi del ciclo produttivo, tendenzialmente oligopolistico se non monopolistico
Alti costi e scarsità nel reperimento delle risorse occorrenti per la lavorazione
… e immediata adattabilità agli usi bellici!
Date le intuizioni, per così dire, di “filosofia sociale” sopra tratteggiate nella Diapo 5, abbiamo adesso per prima cosa bisogno di uno strumento oggettivo per stabilire se e in quale misura una determinata tecnologia, oltre al nucleare cosiddetto “civile”, ad esempio l’Intelligenza artificiale, risponda alla definizione di “tecnologia della potenza”.
Per fare questo in modo rigoroso — rispettando la metodologia scientifica — non possiamo usare criteri vaghi o ideologici. Dobbiamo definire dei descrittori operativi e misurabili (delle variabili) che, se presenti, qualificano un filone di ricerca come "tecnologia della potenza".
Possiamo impostare una matrice di demarcazione epistemologica. Una tecnologia si definisce "della potenza" non per la materia di cui si occupa (es. l'atomo o l'algoritmo), ma per come si posiziona rispetto a quattro assi fondamentali: Controllo, Esclusività, Infrastruttura e Asimmetria.
Matrice di Identificazione della "Tecnologia della Potenza"
Ecco i parametri a monte che proponiamo per mappare e classificare la natura di una tecnologia:
| Parametro / Indicatore | Basso livello di potenza (Tecnologia conviviale / diffusa) | Alto livello di potenza (Tecnologia della Potenza) |
| 1. Accessibilità e riproducibilità
(Criterio della Condivisione) |
Simmetrica: può essere replicata in laboratori diffusi o da piccole comunità. Standard aperti. | Esclusiva: richiede investimenti strutturali tali da essere accessibile solo a Stati sovrani o mega-corporazioni (es. acceleratori, supercomputer, impianti di arricchimento). |
| 2. Regime di Segretezza
(Criterio della trasparenza) |
Trasparente: il codice, i brevetti o i principi chimico-fisici sono pubblici, verificabili e falsificabili dalla comunità scientifica. | Opaca: coperta da segreto di Stato, brevetti militari, segreti industriali o algoritmi proprietari non verificabili dall'esterno. |
| 3. Centralizzazione del Controllo
(Criterio dell'Autonomia) |
Decentrata: l'adozione della tecnologia aumenta l'autonomia del singolo o della comunità locale (es. fotovoltaico domestico). | Accentratrice: crea una dipendenza strutturale irreversibile verso l'Hub centrale (Stato/Compagnia) che ne detiene le chiavi (es. rete 5G, centrali nucleari, piattaforme Cloud sovrane). |
| 4. Finalità d'uso (Dual-Use)
(Criterio della Coercizione) |
Neutrale / Sociale: progettata per risolvere bisogni umani primari o accrescere la conoscenza senza implicazioni dirette di dominio. | Strategico-Coercitiva: possiede intrinsecamente una natura dual-use (civile/militare) o è finalizzata ad attribuire un vantaggio competitivo di ricatto geopolitico o economico sul piano internazionale. |
Possiamo tradurre questo schena in un "Punteggio di potenza" (P/t)
Per la tua metodologia, potremmo immaginare che ogni tecnologia esaminata riceva un punteggio da 0 a 3 per ciascuno di questi 4 parametri.
- Se una tecnologia ottiene un punteggio totale alto (es. > 9 su 12), viene classificata formalmente come Tecnologia della potenza.
- A quel punto scatterebbe un criterio a valle per i ricercatori: se uno scienziato lavora in quel campo ad alto punteggio di potenza, il suo indice di merito metodologico dipenderà da quanto si sforza di "smilitarizzare" o "aprire" quella ricerca (ad esempio, lottando per l'Open Data o per la declassificazione dei risultati).
- sollevando un problema immenso: come fare ricerca scientifica "pura" (ovvero legata ai criteri classici della metodologia: oggettività, replicabilità, indipendenza) all'interno di un sistema in cui la tecnologia è diventata uno strumento di sovranità statale e di asset geopolitico/commerciale delle grandi multinazionali.
- In questo scenario, la scienza rischia di essere "arruolata" per produrre non verità, ma potenza per gli Stati e per le corporazioni collegate.
- L’obiettivo è estremamente concreto: creare un sistema di metriche o parametri (dei "punteggi") per i ricercatori che non premi solo chi produce "tecnologia della potenza", ma chi rispetta i criteri etici e metodologici della ricerca scientifica.
- Ecco una proposta di come potremmo strutturare questi parametri, provando a tradurre i principi della metodologia scientifica in criteri di valutazione alternativi a quelli puramente commerciali o di potenza:
- Proposta di Parametri per una Valutazione Metodologica (Anti-Potenza)
- Per bilanciare gli indicatori attuali (come l'h-index o il numero di brevetti, che spesso misurano solo la forza d'impatto commerciale/militare), si potrebbero introdurre criteri basati sulla trasparenza e sull'impatto democratico:
| Parametro / Criterio | Descrizione Metodologica | Come misurarlo (Punteggio) |
| Indice di Open Science (Trasparenza) | La metodologia scientifica esige che i dati siano pubblici per essere falsificabili (Popper). La tecnologia della potenza esige il segreto. | Punteggio più alto a chi pubblica con licenze Open Access e rilascia i dataset completi grezzi (Open Data), rendendo la ricerca verificabile da chiunque. |
| Grado di Indipendenza Finanziaria | L'oggettività della ricerca richiede l'assenza di conflitti d'interesse con gli attori della "potenza" (Stati e compagnie private collegate). | Valutazione della diversificazione dei fondi. Punteggi superiori per ricerche finanziate da enti terzi indipendenti o attraverso meccanismi di crowdfunding pubblico/sociale. |
| Falsificabilità e Replicabilità | Validazione interna del metodo. | Punteggio specifico per i ricercatori che si dedicano alla replica di esperimenti altrui o alla pubblicazione di "risultati negativi" (fondamentali per la scienza, ma inutili per la tecnologia della potenza). |
| Valutazione dell'Impatto Sociale ed Ecologico | Responsabilità della scienza rispetto alla comunità. | Un "filtro etico" che valuti se la tecnologia sviluppata è orientata al bene comune (es. transizione ecologica aperta) o all'accrescimento dell'esclusività statale/privata. |
La contraddizione di fondo
- Il problema metodologico che si sta ponendo si scontra con il fatto che oggi i punteggi accademici (VQR in Italia, o i sistemi di ranking internazionali) sono tarati proprio sul modello dell'efficacia tecnologica ed economica. Chi produce un brevetto privato per una multinazionale protetta dallo Stato ottiene spesso più fondi e prestigio di chi fa ricerca di base, metodologicamente impeccabile, ma non immediatamente monetizzabile o militarizzabile.
- L’idea di stabilire dei parametri per "schierare" i ricercatori dalla parte della metodologia scientifica pura è un tentativo di sindacalismo epistemologico: dare forza istituzionale a chi rifiuta di far diventare la scienza una mera appendice della ragion di Stato.
Sulla base dei parametri rigorosi delineati nel testo che abbiamo elaborato, possiamo inferire che l'Intelligenza Artificiale (in particolare quella di frontiera, come i grandi modelli linguistici o l'IA generativa) si incastra perfettamente nella definizione di "tecnologia della potenza".
Applicando la "Matrice di Identificazione della Tecnologia della Potenza" all'Intelligenza Artificiale, vediamo come l'IA raggiunga plausibilmente i massimi punteggi nei quattro assi fondamentali:
- 1. Accessibilità e riproducibilità (Esclusività): L'IA avanzata odierna richiede una potenza di calcolo enorme (GPU) e l'addestramento su moli di dati sterminate. Questo la rende una tecnologia che "richiede investimenti strutturali tali da essere accessibile solo a Stati sovrani o mega-corporazioni (es. acceleratori, supercomputer, impianti di arricchimento)".
- 2. Regime di Segretezza (Opacità): Nonostante esistano modelli open-source, i sistemi di IA più potenti e influenti al mondo sono chiusi (closed-source). Rientrano esattamente nella categoria opaca descritta dal testo, essendo tecnologie coperte da "segreti industriali o algoritmi proprietari non verificabili dall'esterno".
- 3. Centralizzazione del Controllo (Accentratrice): L'utilizzo delle IA più avanzate non avviene in locale sui dispositivi degli utenti, ma sui server delle grandi aziende tech. Questo "crea una dipendenza strutturale irreversibile verso l'Hub centrale (Stato/Compagnia) che ne detiene le chiavi (es. rete 5G, centrali nucleari, piattaforme Cloud sovrane)".
- 4. Finalità d'uso (Strategico-Coercitiva): L'IA è attualmente al centro di una spietata corsa agli armamenti globale. Possiede "intrinsecamente una natura dual-use (civile/militare)" e la supremazia nell'IA è oggi considerata indispensabile per "attribuire un vantaggio competitivo di ricatto geopolitico o economico sul piano internazionale".
Il Punteggio di Potenza (P/t) dell'IA
Immaginando di assegnare il punteggio da 0 a 3 per ciascuno di questi parametri, l'IA di punta odierna otterrebbe verosimilmente un 12 su 12. Poiché il punteggio totale è nettamente superiore alla soglia indicata ("> 9 su 12"), l'IA "viene classificata formalmente come Tecnologia della potenza".
L'impatto sui ricercatori di IA
Classificare l'IA come "tecnologia della potenza" attiverebbe immediatamente il "criterio a valle per i ricercatori" descritto nel testo.
In questo scenario di "sindacalismo epistemologico", uno scienziato informatico che lavora sull'IA non verrebbe premiato semplicemente per aver sviluppato un algoritmo più veloce o per aver depositato un brevetto per una multinazionale. Al contrario, il suo "indice di merito metodologico dipenderà da quanto si sforza di 'smilitarizzare' o 'aprire' quella ricerca (ad esempio, lottando per l'Open Data o per la declassificazione dei risultati)".
La matrice che abbiamo prospettato funziona benissimo non solo per storicizzare il nucleare, ma per analizzare criticamente proprio le tecnologie emergenti come l'IA.
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TECNOLOGIA, CULTURA E SISTEMA DELLA POTENZA
Il capitolo più interessante e innovativo della Magnifica Humanitas è forse il quinto, quello intitolato "la cultura della potenza e la civiltà dell'amore", compreso tra gli articoli 182 e 228.
Qui lo sguardo viene volto all'aspetto più drammatico della congiuntura contemporanea, la guerra che si fa evento onnipresente ed opprimente. Il rischio denunciato è che il progresso tecnico, ed in particolare la tecnologia dell'IA, renda più rapida e impersonale la decisione sulla vita e sulla morte, presentando il ricorso alla forza armata come opzione immediata e praticabile. (Art. 182)
Alla guerra visibile si affiancano forme ibride con l'IA che entra in questi processi come fattore di accelerazione. Il contesto prospetta tecnologie intrinsecamente ambivalenti: ciò che nasce per difendere può essere rapidamente convertito all'offesa e il confine tra protezione e aggressione tende a sfumare. (Art. 183)
"La moderna Babele non è soltanto il paradigma tecnocratico globalizzato, ma anche lo scontro a distanza tra imperialismi contrapposti, tra potenze che vogliono conservare il proprio primato e potenze che aspirano a conquistarlo, con una molteplicità di conflitti locali. E' inoltre la corsa a sviluppare tecnologie sempre più potenti, o ad assicurarsene il controllo, secondo una dinamica disumanizzante che non sembra conoscere limiti".
A questa tendenza si contrappone gran parte dell'umanità che cerca di rimanere umana e si adopera per costruire la città della convivenza e della pace. Questo impegno secondo il Papa è più lento, meno visibile ed eclatante, ma - radicato e articolato in ogni comunità e ad ogni livello - è un "cantiere di speranza cui diamo il nome di civiltà dell'amore". (art. 184)
L'espressione è stata introdotta da Papa Paolo VI che immaginava l'amore diventare principio organizzatore della vita economica, politica e culturale. Non è una utopia ma un progetto esigente che consiste nel dare corpo istituzionale alla fraternità. (Art. 186)
Il progetto della civiltà dell'amore ha il compito decisivo di trasformare l'interdipendenza subita di fatto dalla famiglia umana in solidarietà voluta e scelta. "E' il criterio per orientare i processi tecnologici: non basta che l'IA ci renda più efficienti o connessi, essa deve servire a edificare quella famiglia umana universale, con diritti e doveri condivisi". (art. 187)
"Nei tempi che viviamo si va consolidando una cultura della potenza, nella quale la disponibilità di mezzi e la capacità di dominare tendono a dettare l'agenda e i criteri della decisione relegando il bene comune dell'umanità sullo sfondo". Questa cultura della potenza insegue una capacità militare accresciuta, approfittando della crisi del multilateralismo e alimentando un falso realismo. (art. 188)
"Dopo la Seconda guerra mondiale, la pace era stata posta al centro dell'ordine internazionale, come attesta in particolare la Carta delle Nazioni Unite, che si propone di salvare le future generazioni dal flagello della guerra... anche durante la Guerra fredda, pur in presenza di conflitti gravi, permaneva la consapevolezza che occorresse ad ogni costo evitare un nuovo conflitto mondiale". (art. 189)
"Oggi, invece, assistiamo ad un vero cambio di paradigma del discorso pubblico e nelle scelte di riarmo, con una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento della politica internazionale. (...) L'opinione pubblica viene progressivamente orientata e assuefatta da narrazioni mediatiche polarizzanti, spesso amplificate da algoritmi che valorizzano lo scontro e la contrapposizione". (art. 190)
"La guerra viene non solo combattuta, ma anche preparata culturalmente attraverso narrazioni semplificanti, logiche amico-nemico, disinformazione e paura. (...) E' in questo clima che l'umanità sta scivolando nella cultura violenta della potenza, dove la pace non appare più un compito da assumere. (...) Oggi è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della guerra giusta, troppo spesso invocata per giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla legittima difesa nel senso più stretto". (art. 192)
"La stretta connessione tra interessi economici, apparati militari e decisioni politiche genera una nazione armata, in cui la guerra appare quasi cme prosecuzione naturale della politica e il mercato delle armi diventa motore autonomo delle scelte belliche". (art. 193)
"Siamo usciti dall'orizzonte dei negoziati sul disarmo e l'evoluzione degli arsenali nucleari - compresa la prospettiva di impieghi tattici - fa apparire il ricorso a tali ordigni come una possibilità sempre meno remota. In tale contesto, l'entrata in vigore del Trattato di proibizione delle armi nucleari, sostenuto da oltre settanta Paesi, rappresenta un segno importante, ma rischia di restare in gran parte simbolico, poiché le principali potenze nucleari non vi aderiscono. Si è diffusa così la convinzione, errata, che la deterrenza nucleare sia condizione indispensabile di sicurezza". (art. 194)
La stessa logica si riscontra nei conflitti convenzionali che tendono a cronicizzarsi con un costo umano e ambientale altissimo". (art. 195)
"A questo scenario si collega lo sviluppo incessante dei sistemi d'arma e in particolare delle armi legate all'IA. (...) Lo sviluppo e l'uso dell'IA in campo bellico devono essere sottoposti ai più rigorosi vincoli etici, nel rispetto della dignità umana e della sacralità della vita, evitando una corsa agli armamenti". (art. 197)
"La cultura della potenza scaturisce anche dalla crisi del sistema multilaterale (...) che appare come un multipolarismo disordinato e conflittuale, dove prevale la diffidenza verso l'altro . (art. 201)
"La forza del diritto internazionale viene sostituita dal preteso diritto del più forte e i suoi strumenti vengono spesso aggirati o indeboliti, con conseguenze devastanti sulla cultura politica e sulla convivenza" . (art. 202)
"In questo contesto, la costruzione della pace è passata in secondo piano: la cooperazione all sviluppo, il disarmo, la prevenzione dei conflitti e la costruzione della fiducia reciproca vengono lasciati da parte, in nome di logiche di potenza" . (art. 203)
"Un falso pragmatismo invita a recidere le radici della memoria, come se si potesse inaugurare una sorta di nuova creazione sganciata dal passato. (...) Contrariamente allo scenario bipolare della Guerra fredda, il moltiplicarsi degli attori e dei fronti di conflitto rende la logica della deterrenza sempre più fragile. La conflittualità esasperata spinge verso guerre asimmetriche e ibride, combattute anche sul terreno economico, finanziario e informatico (...) Il costo reale grava sui più poveri, che vedono ridursi risorse destinate a sanità, istruzione e servizi sociali" . (art. 204)
"(La guerra - secondo il falso realismo invalso - sarebbe inevitabilmente parte della natura umana). Dunque, il problema non è più la pace, ma come e quando agire militarmente: sarebbe irresponsabile non prepararsi allo scontro. (...) Ciò che è veramente irresponsabile è invece la Realpolitik, perché al contrario, la pace è frutto sempre possibile della giustizia e della carità. (art. 205)
" La diversità dell'altro è sempre più vissuta come minaccia, alimentando desiderio di possesso, volontà di dominio, ambizioni egemoniche, abusi di potere e paura della differenza". (art. 206)
"Questo è il terreno fertile per nuove guerre, forse ancora più pericolose di quelle del passate perché tendono a smarrire ogni limite etico. (...) Le decisioni sembrano ora essere guidate quasi esclusivamente da calcoli economici, difesi attraverso illusioni mediatiche. Quando ci si persuade che nulla è veramente vero la miccia di nuove esplosioni di intolleranza e aggressività si accende nel cuore stesso delle persone". (art. 207)
"In Paesi segnati da gravi tensioni sociali, non possiamo escludere che qualcuno finisca per considerare il conflitto armato come un modo efficace di distogliere l'attenzione dai problemi interni" . (art. 208)
"Una responsabilità particolare grava su chi opera nel mondo della ricerca. Le domande (da farsi) sugli scopi ultimi che orientano le sperimentazioni (fronteggiano il rischio che si cooperi), magari senza volerlo, a progetti oscuri che alimentano nuove forme di violenza, manipolazione e dominio" . (art. 209)
"La prospettiva cristiana non si esaurisce però nel denunciare il male. Guardiamo alla Storia alla luce del Crocifisso Risorto e interpretiamo il presente come un campo aperto alla conversione personale e collettiva. Crediamo nella forza del Regno, che si sviluppa dalla piccolezza di un granello di senape, come un seme che germoglia e cresce" . (art. 210)
"Anche nelle notti più buie il Signore suscita uomini e donne capaci di non rassegnarsi e di perseverare nel bene" . (art. 211)
"Nessuno è senza responsabilità. Ognuno dispone di un proprio ambito di azione , e lì - non altrove - è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza oppure custodire la logica della pace". (art. 212)
"Senza pretendere di esaurire il tema, propongo cinque piste di responsabilità quotidiana e pubblica: disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, assumere lo sguardo delle vittime, coltivare un sano realismo, rilanciare il dialogo e il multilateralismo" . (art. 213)
"Per costruire la civiltà dell'amore dobbiamo esercitare il dialogo. Esso è lo strumento principale della convivenza tra le persone e tra i popoli, ed è l'alternativa al conflitto aperto". (art. 219)
"A livello politico, è urgente passare dalla cultura della potenza a una autentica cultura del negoziato, in cui il dialogo e le vie diplomatiche diventino via ordinaria per affrontare i conflitti". (art. 221)
"Chi usa il nome di Dio per legittimare terrorismo, violenza o guerra ne tradisce il volto: combattere in nome della religione significa, in realtà, colpire la religione stessa. Lo spirito di Assisi mostra che i credenti possono attingere nuovamente alle sorgenti più autentiche delle proprie tradizioni spirituali". (art. 223)
Possiamo per il momento fermarci qui, e - mettendo temporaneamente tra parentesi l'alternativa della civiltà dell'amore (noi suggeriremmo una definizione di civiltà NONVIOLENTA dell'amore) - porre la domanda: questa deriva culturale denunciata dall'enciclica legata però a una militarizzazione materiale con l'economia che diventa sempre di più una economia di guerra, non dovrebbe portarci a parlare di un vero "sistema della potenza", ben oltre la semplice "cultura della potenza"?
Forse questo passaggio concettuale non solo è plausibile, è epistemologicamente necessario se vogliamo applicare la metodologia scientifica e rigorosa di cui abbiamo parlato.
Mentre la "cultura" attiene alla sfera delle narrazioni, dell'etica e della sovrastruttura ideologica (il modo in cui l'opinione pubblica viene assuefatta), il "sistema" descrive una struttura materiale, una rete di relazioni economiche, tecnologiche e statali che si auto-alimenta e che impone la propria logica indipendentemente dalla volontà dei singoli.
La cosa straordinaria è che, leggendo attentamente il testo della Magnifica Humanitas, è il Papa stesso a fornire gli elementi per descrivere un vero e proprio sistema, anche se poi sceglie di chiamarlo "cultura".
Perché dobbiamo parlare di "Sistema della Potenza"
Ci sono tre elementi strutturali nel testo che l'analisi metodologica deve estrarre per dimostrare che siamo di fronte a un sistema materiale e non a una semplice deriva culturale:
1. Il nesso materiale (L'Articolo 193)
"La stretta connessione tra interessi economici, apparati militari e decisioni politiche genera una nazione armata, in cui la guerra appare quasi come prosecuzione naturale della politica e il mercato delle armi diventa motore autonomo delle scelte belliche".
Questo non è un fatto culturale; è la descrizione classica del complesso militare-industriale (e oggi tecnologico). Quando il mercato delle armi diventa un "motore autonomo", significa che c'è un ciclo economico che ha bisogno della tensione geopolitica per giustificare i propri investimenti e generare profitti. L'economia di guerra è l'infrastruttura materiale di questo sistema.
2. L'IA come acceleratore sistemico (Articoli 182-183)
Il testo evidenzia che l'IA rende "più rapida e impersonale la decisione". In termini cibernetici, l'IA agisce come un meccanismo di retroazione positiva (feedback loop) all'interno del sistema. Riducendo i tempi di decisione e automatizzando la risposta (sia nei mercati finanziari della guerra che nei sistemi d'arma autonomi), l'IA priva gli attori umani dello spazio politico del negoziato, blindando il sistema stesso.
3. La dipendenza strutturale irreversibile (Articolo 184)
Il testo parla di "Babele tecnocratica globalizzata" e di scontro tra imperialismi per assicurarsi il controllo di tecnologie sempre più potenti. Questo descrive un sistema integrato in cui gli Stati sono coartati ad agire: uno Stato non può decidere unilateralmente di uscire dal sistema della potenza (es. rifiutando l'IA o la difesa avanzata) senza essere immediatamente declassato, sottomesso o ricattato dagli altri attori del gioco geopolitico.
Cultura vs. Sistema: la demarcazione metodologica
Per la matrice di ricerca che abbiamo proposto, possiamo mappare la differenza radicale tra i due concetti:
| Dimensione | Cultura della Potenza (approccio dell'Enciclica) | Sistema della Potenza (Approccio Metodologico-Strutturale) |
| Natura del problema | Ideologica, morale, psicologica (paura, logica amico-nemico, polarizzazione). | Economico-politica, infrastrutturale (economia di guerra, monopoli tecnologici, imperativi di bilancio). |
| Ruolo dell'IA | Amplificatore di narrazioni d'odio tramite algoritmi e disinformazione. | Strumento esclusivo di calcolo strategico, sorveglianza di massa e automazione del dominio bellico. |
| Meccanismo di azione | Persuasione e assuefazione dell'opinione pubblica. | Coazione oggettiva: gli Stati e le imprese devono adeguarsi per non essere esclusi dal mercato e dalla sicurezza. |
| Soluzione prospettata | Conversione dei cuori, appelli etici, "civiltà dell'amore" costruita dal basso. | Smantellamento dei monopoli industriali, Open Science coatta, ridefinizione dei criteri di finanziamento della ricerca. |
Il vicolo cieco del "falso realismo"
Il testo dell'enciclica (Art. 188) accenna al fatto che questa deriva alimenta un "falso realismo". Questo è un punto metodologico altissimo. Il "realismo" di cui parlano i decisori politici (e gli scienziati arruolati) è la sottomissione alle leggi del Sistema della Potenza: "Dobbiamo fare i piccoli reattori nucleari perché ce lo chiede l'Europa e la competizione internazionale"; "Dobbiamo sviluppare l'IA militare altrimenti lo fa la Cina".
Finché la sociologia o la filosofia politica parlano solo di "cultura", l'establishment risponderà sempre con il duro pragmatismo delle necessità materiali (il "realismo" economico di guerra). Se invece sveliamo che si tratta di un sistema artificiale di potere, allora possiamo contestarlo con parametri scientifici alternativi, dimostrando che produce asimmetria, inefficienza sociale e rischio catastrofico.
Se accettiamo questa evoluzione concettuale, il nostro compito diventa definire le regole del "Sistema della Potenza" per poterlo scardinare













