Perché questo fallimento, per la terza volta consecutiva, della Conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione?
Con l'obiettivo di collegare le campagne ICAN e NFU incontriamo i diplomatici cinesi a Ginevra per promuovere iniziative risolutive in merito
di Luigi Mosca
La gravità della situazione globale, sotto la minaccia delle armi nucleari, di cui il deterioramento del TNP è un chiaro sintomo, richiede innanzitutto uno sforzo di analisi.
Perché il disarmo nucleare si sta rivelando così difficile, al punto che la proliferazione è ancora in aumento?
Forse una recente affermazione di Emmanuel Macron, “per essere liberi, bisogna essere temuti”, può aiutarci a comprenderlo: in effetti, quale modo migliore per essere temuti se non la minaccia (deterrenza) delle armi nucleari ? Anche se questo ci condurrà prima o poi all’apocalisse nucleare!
È questa “cultura del nemico”; (un approccio perdente-perdente) che tanti politici ci instillano quotidianamente attraverso i media mainstream a rendere difficile la transizione verso una “cultura della cooperazione”; (un approccio vincente-vincente) che potrebbe costituire la base di una pace giusta e duratura.
Il disarmo nucleare non può che iscriversi in un processo di questo tipo. Le organizzazioni pacifiste, e quindi contro la guerra, ovviamente non possono attuare il disarmo nucleare da sole, ma possono cercare di convincere gli Stati dotati di armi nucleari a farlo, facendo loro comprendere che è innanzitutto nel loro interesse.
A tal fine, possiamo sfruttare il fatto che gli Stati dotati di armi nucleari, così come i loro alleati, non costituiscono un fronte completamente omogeneo, ma che esistono differenze e opportunità da cogliere.
Questi Stati dotati di armi nucleari potrebbero quindi modificare le proprie posizioni, ad esempio proponendo, come primo passo, un trattato di “no first use”; (un impegno a non usare per primi delle armi nucleari), riattivando i trattati sul controllo e la limitazione degli armamenti nucleari attualmente spariti, contattando i quattro Stati dotati di armi nucleari che non sono parte del TNP (India, Pakistan, Israele e Corea del Nord) e partecipando alle Conferenze di revisione del TPNW (Trattato sulla proibizione delle armi nucleari), inizialmente in qualità di osservatori, ecc.
Particolarmente interessante è il caso della Cina, che non ha mai criticato il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) e ha adottato una posizione quasi opposta (si veda ad esempio l’intervento di Xi Jinping alle Nazioni Unite il 18 gennaio 2017) e soprattutto ha mantenuto il proprio arsenale nucleare a un livello estremamente basso per decenni (20 volte inferiore a quello degli Stati Uniti o della Russia!).
Essa ha inoltre adottato sistematicamente nella propria dottrina nucleare, fin dall’inizio, il principio del “no first use”, che ha ripetutamente proposto anche agli altri Stati dotati di armi nucleari, chiedendo anche una drastica riduzione degli arsenali americani e russi come precondizione per un disarmo nucleare globale.
È solo a seguito del persistente rifiuto di queste proposte che la Cina ha recentemente intrapreso un incremento relativo del proprio arsenale nucleare.
Noi, organismi pacifisti, mettendoci insieme allo scopo, potremmo allora proporre alla Cina che, con il nostro esplicito appoggio, promuova iniziative trainanti e risolutive per trattati sul non primo uso delle armi nucleari. Per concordare la convergenza di mosse nei rispettivi ambiti riteniamo utile un incontro tra esponenti di organizzazioni disarmiste e la rappresentanza diplomatica del governo cinese presso l'Onu a Ginevra.
Tutto ciò contribuirà alla nostra preparazione alla Conferenza di revisione del TPNW che si terrà alle Nazioni Unite a New York dal 30 novembre al 4 dicembre prossimi.
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APPENDICE
