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L’ESTATE PIÙ FREDDA CHE RICORDEREMO I PROSSIMI ANNI. E LA RIMOZIONE CHE CI PORTA AL BARATRO
Nota di Alfonso Navarra - coordinatore dei Disarmisti Esigenti (17 agosto 2026)
Può darsi che la scienza non sia Vangelo. Non merita la S maiuscola che alcuni movimenti pseudo-giovanili le attaccano addosso per farne un idolo. Ma i 35 gradi di giorno e i 25 di notte per 150 milioni di europei non sono un’opinione. Sono bollettini. EuroMomo conta 10.000 morti in più solo nell’ultima settimana di giugno. Non “forse”. Contati. Corpi che respiravano e amavano.
E i climatologi dicono una cosa paradossale: il 2026 rischia di essere ricordato come l’estate più fresca dei prossimi 30 anni. Con El Niño in arrivo, il 2027 è già candidato a strappare il suo primato.
I numeri, relativamente opinabili nella loro interpretazione, non chiedono però il permesso di esistere:
Dal 2013-2014 siamo già a +1,5°C. L’obiettivo degli Accordi di Parigi del 2015 è storicamente obsoleto.
Nel 2025 siamo a 435 ppm di CO2. All’inizio dell’era industriale eravamo a 278 ppm.
La traiettoria ci porta dritti a +3°C entro il 2100. Sull’orlo dell’abisso.
I DATI
Vediamo meglio questi numeri.
Secondo Copernicus e WMO il riscaldamento è già oltre +1°C da anni.
Il dato IPCC/WMO 2024-2025: siamo a +1.37°C di riscaldamento antropico nel 2025
Il 2025 è stato il 3° anno più caldo: +1.47°C sopra la media 1850-1900. Carbon Brief lo mette a +1.44°C di media tra i dataset.
I 3 anni 2023-2024-2025 sono i primi 3 anni sopra +1.5°C
Oggi siamo già a +1.4/+1.5°C. rispetto ai 15,1°C di partenza. E sì, l’obiettivo di Parigi “ben al di sotto di 2°C e possibilmente 1.5°C” è già stato superato a livello annuale.
Il valore 435 ppm nel 2025 va precisato.
Il dato NOAA/Copernicus per inizio 2025 è intorno a 421-423 ppm. Abbiamo superato i 420 ppm nel 2021 e nel 2024 eravamo a ∼422.7 ppm. 435 ppm è una proiezione per fine anni 2020/inizio 2030 se le emissioni non calano.
Quindi 435 è una stima “pessimista” per oggi, non il dato misurato 2025. Meglio scrivere “oltre 420 ppm”.
La traiettoria che ci porta dritti a +3°C entro il 2100 è plausibile, secondo gli scenari attuali.
Con le politiche attuali e i NDC non implementati, l’UNEP e il Climate Action Tracker stimano +2.5°C / +2.9°C / +3.1°C entro il 2100. Quindi “praticamente sicuro +3°C” è la fascia alta degli scenari “no new policy”. Non è un destino, ma è dove andiamo se non cambia nulla. Gli scienziati dicono infatti che il tasso di riscaldamento antropico è ancora al massimo storico: ∼0.27°C per decennio.
CON QUESTI DATI SI SALDA TUTTO
Perché al pericolo nucleare, quello vecchio di 80 anni, stiamo aggiungendo la crisi climatica. E la crisi climatica dentro ha già le guerre locali, le migrazioni di massa, la finanziarizzazione fossile e bellicista dell’economia. È una policrisi. Non ha confini, non ha passaporti, non si ferma alle dogane. La risposta che ci viene data?
A destra: negazionismo climatico e caccia al capro espiatorio. Gli immigrati. I MAGA insegnano: se non puoi risolvere il problema, criminalizza chi scappa dal problema.
A sinistra: silenzio elettoralistico. La battaglia per il clima “è impopolare”. Meglio non parlarne, meglio non spaventare l’elettore. E in mezzo c’è l’angoscia politica vera: la distanza abissale fra quello che può fare la persona comune spegnendo la luce di casa, e l’enormità di un sistema che brucia gas e uranio per tenere in piedi l’idea malata di “sicurezza nazionale”.
TERRESTRITA'
I Disarmisti Esigenti insistono su una cosa sola: non si esce con la rimozione letargica.
Serve un’assunzione di responsabilità. Serve una cultura di terrestrità, come dice Vandana Shiva: rispetto per la Terra perché è l’unica Madre che abbiamo e che ci sostenta.
Serve solidarietà globale, non muri.
Serve smettere di pensare che si possa affrontare il clima con la stessa cultura militarista e nazionalista che ci ha portato sull’orlo dell’olocausto atomico.
Lo diceva già Carlo Cassola nel 1983, in La rivoluzione disarmista: le crisi vere non si vincono con gli eserciti. Si vincono disarmando l’economia, la politica, la testa.
Papa Leone aggiunge: con il linguaggio disarmato e disarmante.
Oggi Cassola aggiungerebbe, più esplicito: dobbiamo disarmare il pianeta, oltre che dal nucleare, anche dai combustibili fossili.
Non abbiamo più 30 anni. Forse non ne abbiamo più 10 per evitare un cammino senza ritorno.
L’alternativa alla politica dei Palazzi è la politica di base che considera la fisica. E la fisica, per quanto non vada trattata come Onniscienza, non tratta. Non fa sconti.
Per questo chiediamo tre cose concrete, subito:
Sostenere la società civile che interviene nelle COP per l’attuazione degli Accordi di Parigi. Senza di loro quei trattati restano carta.
Monitorare e inserire nel quadro negoziale le attività militari, di grande impatto inquinante.
E assumere il concetto di debito ecologico che il Nord del mondo ha contratto nei confronti del Sud. Istituire finalmente il fondo dei 100 miliardi l’anno per finanziare la conversione ecologica rinnovabile dei Paesi più poveri. Con contributi a fondo perduto, non con prestiti a tasso agevolato che sono un’altra forma di dominio.
Chi vuole combattere questa rimozione con noi può partire da qui: parlare, organizzarsi, pretendere che clima e disarmo tornino al centro dell’agenda. Perché sono la stessa “battaglia nonviolenta”.
Concludo con una frase di Edgar Morin che ci aiuta a non perdere la bussola:
“Siamo di fronte a un problema vitale: dobbiamo imparare a pensare la complessità. La Terra è una totalità complessa fisica, biologica e antropica dove viviamo tutti. Il destino umano è ormai inseparabile dal destino terrestre.”
