
La posizione ufficiale di ICAN sulla guerra tra Israele e Iran, riaccesasi con l'operazione "Ruggito del leone" portata avanti dal governo Netanyahu insieme agli USA di Trump, sembra sottovaluti o addirittura dimentichi un punto sostanziale: il disarmo nucleare, come obiettivo, è - al di là delle competenze degli Stati - per le persone e i popoli e non può ignorare, nei suoi percorsi, la volontà e le istanze delle persone e dei popoli, cui va subordinata la sovranità degli Stati, anche nell'ottica della "Costituzione della Terra".
A volte ci sembra che la Rete benemerita cui apparteniamo pur essendo un movimento della società civile, rischi di focalizzarsi troppo sul "meccanismo" del trattato tra Stati, perdendo di vista la centralità degli esseri umani e delle comunità popolari e nazionali in cui essi tendono ad aggregarsi.
«Ofelée, fa el tò mesté». Un vecchio proverbio milanese ricorda che il pasticcere deve adattarsi a fare il suo mestiere. Allo stesso modo noi dobbiamo tenere presente che la società civile ha una sua diplomazia, una "arte della solidarietà tra esseri umani" che è altra cosa rispetto alla diplomazia statale, pur dovendo necessariamente interloquire e mediare con essa.
Ovviamente la posizione deve essere, ci mancherebbe, primariamente di condanna dei presunti "disarmi nucleari" perseguiti a suon di bombe. Ed è quello che esponiamo nelle seguenti comunicazioni:
https://comunicazione-nonviolenta.webnode.it/l/nuovoattaccoiran/
https://comunicazione-nonviolenta.webnode.it/l/solarivsincappucciati/
https://comunicazione-nonviolenta.webnode.it/l/chiamamilanoperlapeacepagoda/
Mentre a Teheran e a Tel Aviv – con Washington dietro le spalle - si alzano le colonne di fumo nero della nuova guerra tra Israele e Iran e i governi militaristi dimostrano l’efficacia distruttiva dei loro sistemi d’arma, noi proponiamo di dare una risposta a questa follia del presunto disarmo a suon di bombe con un solido edificio di pace.
Vi invitiamo, giovedì 5 marzo 2026, dalle ore 17:00 alle ore 19:00, a un’iniziativa di comunicazione nonviolenta e di sostegno concreto alla Peace Pagoda di Comiso presso la sede di Chiamamilano, sita in via Laghetto 2. Non è una commemorazione, è un atto politico necessario per restare umani, cioè legati alla Terra, mentre il mondo precipita nel nichilismo bellicista, tra neoimperialismi e fondamentalismi.
Perché il 5 Marzo? C'è l'urgenza della scadenza dell'acquisto del terreno dove sorge la Peace Pagoda, animata da Goysho Morishita, del Nipponzan Myohoji, monaco buddista proveniente da Nagasaki
Negli anni '80, Comiso era il simbolo della minaccia nucleare in Europa. Oggi, quella minaccia si è riaccesa nel focolaio mediorientale. I missili che colpiscono l'Iran sono gli eredi tecnologici dei Cruise che i movimenti pacifisti mondiali riuscirono a smantellare in Sicilia nel 1987, spingendo l’accordo INF tra Reagan e Gorbachev.
Il TPNW come strumento di "umanesimo giuridico"
In realtà, la strategia di ICAN che ha portato al Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) nasce proprio dal tentativo di spostare il baricentro dalla "sicurezza nazionale" degli Stati alla "sicurezza umana". L'approccio basato sull'impatto umanitario nella sua base ontologica fa sì che il trattato non parli solo di testate, ma di vittime (Hibakusha) e di danni transgenerazionali. Il disarmo è concepito come una spinta alla democratizzazione che nasce dalla democratizzazione stessa: l'idea di fondo è che la sopravvivenza dell'umanità non possa essere ostaggio di un "club" ristretto di potenze nucleari.
Il limite del "metodo statocentrico"
E' vero che dobbiamo notare una contraddizione: ICAN opera all'interno delle Nazioni Unite, una struttura dove i soggetti giuridici sono gli Stati. Se uno Stato firma, si assume che rappresenti il suo popolo, ma sappiamo che non è sempre così. Il concetto della Costituzione della Terra (caro a giuristi come Luigi Ferrajoli) presuppone che esistano beni comuni — come la vita e l'ambiente — che sono sovraordinati alla sovranità dei singoli governi. Molti Stati che possiedono armi nucleari (o sono sotto "ombrello nucleare") ignorano i sondaggi che mostrano come la maggioranza delle loro popolazioni sia favorevole al disarmo. In questo senso, la volontà dei popoli è effettivamente male subordinata alla "ragion di Stato".
Verso una sovranità globale
Per rendere il disarmo un obiettivo "per le persone", occorrerebbe un salto di paradigma che ICAN cerca di stimolare, ma che fatica a imporre. Il diritto alla vita va stabilito come norma imperativa: se il possesso di armi nucleari minaccia l'estinzione della specie, esso viola un diritto naturale che precede lo Stato stesso. Un pilastro della "Costituzione della Terra" che non può essere lasciato al calcolo politico di breve termine dei governi attuali. Bisogna, in questo senso, praticare la responsabilità verso la famiglia umana presente e verso le generazioni future.
In sintesi, la critica che muoviamo suggerisce che ICAN dovrebbe agire non solo come "lobbying" verso i governi, ma come costituente di una coscienza globale che rivendichi il disarmo come un diritto fondamentale dell'individuo, indipendentemente dai confini nazionali. Ecco perché, quando ci si rapporta a vicende cruciali e critiche come quelle del conflitto iraniano di questi giorni, dobbiamo sì guardare al diritto internazionale degli Stati violati; ma - con la dovuta accortezza a non entrare in indebiti schieramentismi geopolitici, dobbiamo anche tener conto del diritto del popolo iraniano e delle singole persone oppresse in quel Paese a vivere, nella società della pace, con la dignità ad esse ora negata.
ICAN COME MOVIMENTO COSTITUENTE DELLA TERRESTRITA'
ICAN da una semplice "lobby di pressione diplomatica" dovrebbe concepirsi come un vero e proprio movimento costituente della Terra, dove il disarmo non è un fine burocratico, ma un prerequisito per la libertà dei popoli.
Nel caso specifico della crisi iraniana, applicare questa visione significa smontare il paradosso per cui, in nome della "stabilità internazionale" o del "non-proliferazione tra Stati", si finisce per ignorare il corpo vivo delle persone che subiscono l'oppressione.
Ecco come la rete ICAN potrebbe articolare una posizione che integri la "Costituzione della Terra" e la solidarietà al popolo iraniano:
1. Superare il ricatto della "stabilità del regime"
Spesso la diplomazia nucleare (come il JCPOA) tratta con i regimi come se fossero gli unici interlocutori legittimi, legittimando implicitamente la loro oppressione interna in cambio di promesse atomiche. ICAN dovrebbe affermare che un governo che nega i diritti fondamentali e versa il sangue dei propri giovani nelle piazze non possiede la legittimità morale per garantire la sicurezza nucleare. La "sicurezza umana" del popolo iraniano è indivisibile dalla sicurezza globale. La sovranità appartiene al popolo, non al regime teocratico. Se il regime usa la minaccia nucleare (o la resistenza alle ispezioni) come scudo per continuare la repressione interna, sta violando lo spirito del TPNW.
2. Il nucleare come strumento di oppressione interna
Il programma nucleare di uno Stato autoritario non è solo una minaccia esterna, ma un enorme drenaggio di risorse pubbliche e uno strumento di controllo centralizzato. Ecco quindi che abbiamo da denunciare come le enormi spese militari e nucleari sottraggano diritti sociali, salute e istruzione al popolo iraniano. Il disarmo nucleare deve essere presentato come una via per la liberazione delle risorse a favore della comunità nazionale iraniana, restituendo dignità e futuro alle generazioni che oggi chiedono "Donna, Vita, Libertà".
3. Coerenza tra "umanesimo giuridico" e Diritti umani
Se, come tutte/i crediamo, il TPNW è uno strumento di umanesimo, non può essere cieco davanti alle torture e alle esecuzioni. ICAN può e deve sostenere che la pace non è solo assenza di guerra nucleare, ma presenza di giustizia. Una "società della pace positiva" è incompatibile con un regime che nega la dignità elementare. Ne deriva come azione pratica che dobbiamo chiedere che i percorsi di disarmo includano clausole di salvaguardia per i diritti umani, riconoscendo i manifestanti iraniani come attori della società civile globale che lottano per lo stesso obiettivo di ICAN: un mondo libero dalla violenza estrema.
Proposta per una mozione interna alla Rete
Per tradurre questo in pratica, si potrebbe proporre a ICAN di adottare un linguaggio che integri la "Clausola Ferrajoli":
"Considerato che il diritto alla vita e alla dignità sono norme imperative sovraordinate alla sovranità statale, la rete ICAN esprime solidarietà al popolo iraniano. Riconosciamo che la vera sicurezza nucleare può nascere solo in società dove i diritti umani sono rispettati, poiché un potere che opprime i propri cittadini non può essere un custode affidabile della pace globale. Il disarmo che perseguiamo è per i giovani di Teheran, non per i palazzi del potere."
DUE NOTE SULLA DIPLOMAZIA POPOLARE COME "ARTE DELLA SOLIDARIETA'"
Il proverbio milanese che abbiamo citato — «Ofelée, fa el tò mesté» (Pasticciere, fa' il tuo mestiere) — calza a pennello: ci ricorda che la società civile non deve scimmiottare la diplomazia di Stato, ma rivendicare con orgoglio la propria natura di "pasticciere della pace". Se la diplomazia statale è l'arte del compromesso tra poteri, la diplomazia popolare è l'arte della solidarietà tra esseri umani.
Ecco le differenze sostanziali che separano il "mestiere" dei governi da quello dei popoli, specialmente nell'ottica della Costituzione della Terra:
1. Il Soggetto: "Ragion di Stato" vs "Ragion d'Umanità"
Nella diplomazia statale, il soggetto è lo Stato-nazione, un'entità giuridica astratta che persegue l'interesse nazionale (spesso inteso come prestigio o potenza). Il fine giustifica i mezzi, inclusa la minaccia nucleare. Nella diplomazia popolare, il soggetto è la persona in carne e ossa, la comunità, il genere umano. Si muove sulla base della "sicurezza umana" (cibo, salute, libertà dalla paura) anziché della "sicurezza nazionale".
2. Il Metodo: Segretezza vs Trasparenza
La diplomazia statale si svolge nelle "stanze dei bottoni", spesso protetta dal segreto di Stato. È una partita a scacchi dove l'informazione è un'arma. La diplomazia popolare agisce nelle piazze, nelle università, nelle reti digitali. È partecipativa e orizzontale. La sua forza non deriva dal segreto, ma dalla condivisione e dalla mobilitazione dell'opinione pubblica.
3. I tempi: ciclo elettorale vs generazioni future
La diplomazia statale è spesso miope, focalizzata sul breve termine (le prossime elezioni o la prossima crisi energetica). La diplomazia popolare guarda al lungo periodo. Come custode della "Costituzione della Terra", si sente responsabile verso le generazioni future (che non votano oggi, ma subiranno le conseguenze delle scelte nucleari).
4. La gerarchia dei valori: sovranità vs diritti imperativi
La diplomazia statale difende il dogma della sovranità assoluta: "Nessuno può dirmi cosa fare in casa mia". La diplomazia Popolare afferma invece che esistono diritti — come la vita e la dignità — che sono indisponibili agli Stati. Se un regime opprime il suo popolo (come in Iran) o minaccia l'olocausto nucleare, la diplomazia popolare interviene perché non riconosce confini alla solidarietà.
Il 28 febbraio 2026 Susy Snyder scrive agli ICAN Campaigners:
Come avrete sicuramente visto, oggi gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l'Iran.
Ecco alcuni spunti di riflessione per supportare le vostre risposte alle richieste dei media e di altro tipo. Abbiamo anche pubblicato una breve dichiarazione qui :
Cosa è successo (fatti):
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Le amministrazioni Trump e Netanyahu hanno lanciato un massiccio attacco all'Iran, utilizzando il presunto programma iraniano di armi nucleari come parziale giustificazione.
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Questo attacco avviene nonostante le affermazioni secondo cui il programma nucleare sarebbe stato “annientato” durante gli attacchi israeliani e statunitensi dello scorso giugno e nonostante i ripetuti appelli del presidente Donald Trump a un cambio di regime in Iran.
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La dichiarazionedi Trumpsui social media in merito agli attacchi indica che parte dell'obiettivo è anche un cambio di regime, affermando che "questo regime terroristico non potrà mai avere un'arma nucleare".
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L'operazione è "massiccia e in corso", ha affermato il presidente degli Stati Uniti in un video sui social media, promettendo di usare "una forza schiacciante e devastante" per distruggere i missili iraniani e garantire che non possano sviluppare un'arma nucleare.
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Secondo alcune indiscrezioni , l'Iran starebbe rispondendo agli attacchi lanciando missili e droni verso Israele.
Punti di discussione:
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L'ICAN condanna l'attacco illegale all'Iran da parte di due paesi dotati di armi nucleari, gli Stati Uniti e Israele.
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La storia dimostra che l'azione militare rischia sempre di produrre conseguenze indesiderate e dovrebbe essere evitata se possibile. La diplomazia è sempre un'alternativa più efficace alla guerra.
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Erano in corso negoziati per affrontare il problema del programma nucleare iraniano. Questa pericolosa escalation ha minato le prospettive di successo e rischia di scatenare una guerra più ampia, minacciando ulteriormente le vite dei civili in tutta la regione.
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Attualmente, né le agenzie internazionali né gli Stati Uniti ritengono che l'Iran abbia un programma di armi nucleari in corso.
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L'Iran deve ripristinare immediatamente la cooperazione con l'AIEA. Gli Stati Uniti e tutti gli altri stati, Iran compreso, dovrebbero impegnarsi a non ricorrere più alla forza per contrastare il programma nucleare di Teheran.
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L'azione militare non è una soluzione praticabile o a lungo termine per prevenire la proliferazione nucleare.
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Trattati internazionali come il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) e il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), che contengono disposizioni per il disarmo nucleare verificabile e la non diversione di materiale nucleare per armi, sono strumenti essenziali e sostenibili per prevenire la proliferazione nucleare.
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Stati Uniti, Israele e Iran dovrebbero aderire al TPNW senza indugio. Per Stati Uniti e Israele, il TPNW consente agli stati dotati di armi nucleari di aderire e poi smantellare in modo verificabile le proprie armi nucleari entro un periodo iniziale di 10 anni. Per l'Iran, richiede a tutti gli stati di mantenere il loro attuale livello di sicurezza nucleare.
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Tutti i paesi dovrebbero inoltre rifiutare qualsiasi supporto logistico ad attacchi illegali contro gli impianti nucleari iraniani.
Punti aggiuntivi:
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Israele è l'unico paese della regione a possedere armi nucleari. La Federazione degli Scienziati Americani riporta attualmente che ne possiede 90. L'ICAN stima che Israele abbia speso oltre 1 miliardo di dollari per il suo programma di armi nucleari nel 2024.
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Riportare in vita l'accordo sul nucleare iraniano del 2015 o negoziare un nuovo accordo per ridurre il rischio che l'Iran sviluppi armi nucleari sarebbe un passo avanti. Ma tutti i Paesi devono riconoscere che qualsiasi Paese che faccia affidamento su armi a livello di estinzione nelle proprie dottrine di sicurezza non fa che rendere il mondo meno sicuro, e adottare misure per liberarsene. Il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari del 2017 offre una via d'uscita per rigettare queste armi una volta per tutte, a livello multilaterale e in modo verificato.
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Da tempo è in atto anche un impegno per portare tutti i paesi in una zona regionale libera da armi di distruzione di massa, che includerebbe lo smantellamento permanente e verificabile di tutte le capacità di armi nucleari.
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La deterrenza nucleare non è una garanzia di pace; è una giustificazione per il possesso di armi che rappresentano una minaccia perpetua. La pratica della deterrenza nucleare incentiva anche la proliferazione, poiché i paesi che si sentono minacciati da stati dotati di armi nucleari ritengono vantaggioso dotarsi di armi nucleari proprie.
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L'idea che ci si possa fidare di alcuni Paesi in possesso di armi nucleari e di altri no è priva di fondamento: come ha affermato l'ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon: "Non ci sono mani giuste per le armi sbagliate". L'idea che esistano due livelli, Stati nucleari responsabili e irresponsabili, viene usata per giustificare il continuo possesso di armi nucleari da parte di tutte le potenze nucleari esistenti, alimenta la proliferazione e alimenta l'insicurezza globale. Non può reggere all'infinito. Più a lungo persiste, più inevitabile diventa che queste armi vengano utilizzate, intenzionalmente o accidentalmente.
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Questi attacchi dimostrano i doppi standard insiti nell'attacco di due stati dotati di armi nucleari a uno stato che non ne possiede. Nessun paese dovrebbe possedere armi in grado di distruggere tutti gli altri.
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ICAN condanna gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l'Iran - ICAN
28 febbraio 2026 - Le amministrazioni Trump e Netanyahu hanno lanciato un massiccio attacco contro l'Iran, utilizzando il presunto programma nucleare iraniano come giustificazione parziale. Questo attacco avviene nonostante le affermazioni secondo cui il programma nucleare sia stato "annientato" durante gli attacchi israeliano e statunitense dello scorso giugno e in mezzo alle ripetute richieste del presidente Donald Trump per un cambio di regime in Iran. ICAN condanna l'attacco illegale di due stati dotati di armi nucleari, gli Stati Uniti e Israele, contro l'Iran.
Il presidente degli Stati Uniti Trump ha annunciato "importanti operazioni di combattimento in Iran" e Israele ha indicato che avrebbe lanciato un attacco preventivo contro il paese più presto oggi. In una dichiarazione condivisa sui social media, il presidente Trump ha indicato che questo attacco avviene in parte per impedire all'Iran di sviluppare un'arma nucleare, anche se ha anche detto che il programma nucleare è stato "annientato" lo scorso giugno.
La Direttrice Esecutiva di ICAN, Melissa Parke, ha condannato gli attacchi affermando: "Questi attacchi sono totalmente irresponsabili e rischiano di provocare un'ulteriore escalation, oltre ad aumentare il pericolo di proliferazione nucleare e dell'uso di armi nucleari. L'azione militare non è una soluzione praticabile o a lungo termine per prevenire la proliferazione nucleare. Ogni azione militare deve cessare immediatamente."
Le trattative sono in corso proprio la scorsa settimana per affrontare il programma nucleare iraniano. Attualmente l'Iran non è valutato dalle agenzie internazionali né dagli Stati Uniti come avendo un programma di armi nucleari in corso.
Questa pericolosa escalation ha minato le prospettive di successo e rischia una guerra più ampia che minaccia ulteriormente la vita dei civili in tutta la regione.
Trattati internazionali come il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) e il Trattato sul Divieto delle Armi Nucleari (TPNW), che prevedono disposizioni per il disarmo nucleare verificabile e la non deviazione di materiale nucleare per armi, sono strumenti essenziali e sostenibili per prevenire la proliferazione nucleare.
La signora Parke ha proseguito: "La soluzione per porre fine sia al rischio di proliferazione nucleare sia all'uso delle armi nucleari è che tutti i paesi, inclusi gli stati dotati di armi nucleari, come Stati Uniti e Israele, aderiscano al Trattato sul Divieto delle Armi Nucleari – il TPNW è il modo migliore per garantire che le armi nucleari non vengano mai usate e per eliminare qualsiasi incentivo a sviluppare altri paesi."
Gli Stati Uniti, Israele e Iran dovrebbero unirsi al TPNW senza indugio. Per Stati Uniti e Israele, il TPNW consente agli stati armati di armi nucleari di unirsi e poi smantellare verificabilmente le loro armi nucleari entro un periodo iniziale di 10 anni. Per l'Iran, richiede a tutti gli stati di mantenere il loro attuale livello di salvaguardie nucleari.
I rapporti indicano che questi attacchi non saranno limitati nella portata e si stanno già diffondendo nella regione. Le conseguenze umanitarie di un'azione militare su larga scala sono ancora sconosciute, ma probabilmente significative.














