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Non solo destra o sinistra: il ritorno del nucleare è un'agenda europea (e militare)

di Daniele Barbi

 

Il rilancio della discussione e delle scelte sull’”atomo civile” è guidato da diversi fattori. La guerra in Ucraina e i conflitti in Medio Oriente hanno fatto schizzare alle stelle i prezzi di petrolio e gas, ricordando ai paesi dell’Unione Europea la loro vulnerabilità energetica. Allo stesso tempo, la Commissione Europea, con Ursula von der Leyen, spinge per una "rinascita dell'atomo", definendo l'abbandono del nucleare un "errore strategico". Molti esperti però ricordano come questa scelta ci renderebbe di nuovo dipendenti dall’uranio, reperibile solo al di fuori della Comunità Europea. 

Il dibattito sul ritorno al nucleare in Germania

La Germania ha completato il suo storico Atomausstieg (uscita dal nucleare) nell'aprile 2023, spegnendo gli ultimi tre reattori. Sembrava la parola fine su un capitolo energetico iniziato negli anni '60, ma oggi il dibattito si sta riaccendendo in modo significativo.

Il contesto attuale

Sul fronte internazionale, la Germania ha compiuto un passo importante: ha rinunciato ad opporsi alla tassonomia europea che classifica gli investimenti in nucleare come "sostenibili".

Si tratta di un cambio di rotta significativo che avvicina Berlino alla posizione della Francia, ferma sostenitrice del nucleare tanto civile che militare, praticamente con la sola eccezione del partito comunista per quanto riguarda le armi “atomiche”(Fabien Roussel).

Le posizioni in campo

In Germania le opinioni sono divise. Il cancelliere Friedrich Merz (CDU) definisce l'uscita dal nucleare un "grave errore strategico", ma al contempo la considera "irreversibile”. Una posizione che cerca di conciliare la critica al passato con la realtà politica attuale.

Diverso è l'approccio di Markus Söder (CSU), che propone progetti pilota con piccoli reattori modulari (SMR) in Baviera, presentandoli come energia pulita e sicura. Anche la AfD si è espressa chiaramente a favore del ritorno al nucleare, presentando due mozioni al Bundestag nel marzo 2026 per chiedere la riapertura dei reattori dismessi.

Sul fronte opposto, organizzazioni come ausgestrahlt mobilitano da anni l'opinione pubblica contro l'atomo. I loro argomenti si concentrano sui rischi di incidenti (come Fukushima e Chernobyl) e sul problema irrisolto delle scorie radioattive, che resterebbero pericolose per centinaia di migliaia di anni.

Prospettive future

La strada per un rilancio del nucleare tedesco appare in salita. Il consenso sociale per l'uscita dall'atomo rimane solido e lo smantellamento delle centrali è già iniziato. Tuttavia, l'evoluzione del dibattito europeo e le sfide della transizione energetica potrebbero aprire nuovi scenari, soprattutto se le tecnologie (tutte ancora da validare) di nuova generazione dimostreranno di superare i problemi che hanno portato all'abbandono dell'atomo in Germania.

LA VICENDA ITALIANA HA COME MOTORE L’EUROPA

Noi disarmisti esigenti poniamo l’accento sulla necessità di spostare il fuoco dal “se il nucleare conviene” al “chi decide e perché”. Sosteniamo con cognizione di causa che il motore del rilancio italiano sta a Bruxelles, e con l’avallo del centro-sinistra europeo, ed i passaggi chiave per questa tesi li mettiamo in fila, esplicitando  la logica politica che ci sta dietro:

  1. Il quadro giuridico nasce a Bruxelles, non a Roma

L’Italia non si è svegliata nel 2026 con la voglia di SMR. Il Net-Zero Industry Act è regolamento UE che ha inserito “tecnologie nucleari avanzate, SMR e reattori di IV generazione” tra le tecnologie strategiche per la decarbonizzazione.

Questo comporta:

- Corsie preferenziali: autorizzazioni accelerate, deroghe agli aiuti di Stato.

- SMR Valleys: zone industriali designate a livello europeo per concentrare filiera, ricerca, produzione.

- Obbligo politico: una volta che Bruxelles definisce “strategica” una tecnologia, gli Stati membri adeguano il diritto interno per non perdere fondi e posizionamento industriale.

La legge delega italiana sul “nucleare sostenibile” ricalca criteri e tempistiche del NZIA. Non inventa nulla: recepisce.

  1. I numeri italiani sono la “quota” del piano UE, non un calcolo autonomo

Il Nuclear Illustrative Programme PINC 2026 della Commissione stima per l’UE 17-53 GW di SMR al 2050 e 241 mld di investimenti.

I 16 GW entro il 2050 annunciati dal governo Meloni cascano dentro quella forchetta. È la logica delle quote industriali europee: ogni paese si prende una fetta di filiera per non restare tagliato 

fuori. Il MISE/Mase non ha fatto un piano fabbisogno nazionale dal basso: ha allineato l’Italia alla tabella di marcia di Bruxelles.

  1. La maggioranza che regge questa linea a Bruxelles include il centro-sinistra

Von der Leyen è PPE, ma governa con una maggioranza Ursula: PPE + S&D + Renew.

Dati di fatto:

- S&D ha votato il NZIA con il nucleare dentro. Il gruppo dei socialisti e democratici europei non ha fatto barricate. Ha negoziato paletti su ciclo chiuso e IV generazione, ma ha avallato l’impianto.

- La Strategia SMR COM/2026/117 è atto della Commissione von der Leyen, sostenuta da quella maggioranza. Chiede agli Stati “standardizzazione” e filiere integrate. È esattamente il mandato che Pichetto Fratin mette nella delega.

- In Francia, Spagna, Europa dell’Est, i governi di centro-sinistra sono pro-nucleare. Il PSE non ha una linea anti-atomo: ce l’hanno i Verdi, che sono minoranza.

Quindi: il rilancio non è “destra italiana vs UE”. È “governo italiano che esegue un’agenda UE” già votata anche dal centro-sinistra europeo.

  1. La giustificazione ufficiale UE è geopolitica, non solo climatica

Al Nuclear Energy Summit di marzo 2026, von der Leyen ha definito il nucleare “energia pulita prodotta in casa come carico di base”. Ma il cambio vero è la cornice: autonomia strategica vs Cina, Russia, USA.

La COM/2026/117 dice esplicitamente che gli SMR servono ad alimentare industrie “hard-to-abate” centrali per difesa e sovranità: acciaio, chimica pesante, data center per IA militare. È la “tecnologia della potenza” di cui parliamo: l’energia non è più solo bolletta, è infrastruttura per stare nel blocco di potere continentale.

Conclusione dialogica, senza polemica

Se mettiamo insieme i pezzi, abbiamo un ragionamento che fila così:

"Il governo italiano non sta improvvisando. Sta creando la base giuridica per agganciare l’Italia a 3 decisioni prese a Bruxelles: NZIA, strategia SMR, PINC 2026. Queste decisioni hanno il sostegno della maggioranza Ursula, quindi anche del centro-sinistra europeo. Il motore è lì perché è lì che si definisce cosa è 'strategico' per l’UE dei prossimi 30 anni: energia + industria + difesa insieme. Discutere solo di referendum italiani del 1987/2011 è fuorviante se non guardiamo il livello dove oggi si ridisegna l’architettura della potenza."

Questo sposta il dibattito da “nucleare sì/no” a “che ruolo accettiamo dentro questa architettura europea”. Ed è esattamente la battaglia politica che noi Disarmisti Esigenti invitiamo a portare avanti.

 

 

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