Il quadro geopolitico globale nel tentativo di analisi dei Disarmisti Esigenti: si va verso un armistizio in Ucraina?
in preparazione del webinar del 25 ottobre 2026 - il testo completo della comunicazione è alla URL: https://www.disarmistiesigenti.org/2026/10/23/versounarmistizioinucrainafine2026/
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CONTRASTIAMO LA TENDENZA AUTORITARIA, SOVRANISTA E MILITARISTA ALLA GUERRA NATO-RUSSIA. ----- INCONTRO ONLINE DEL 25 ottobre 2026 PREPARATORIO ALLA SPEDIZIONE DEI DISARMISTI ESIGENTI PER NEW YORK, PRIMA CONFERENZA DI REVISIONE DEL TRATTATO DI PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI, PRECEDUTA DA UN INCONTRO A GINEVRA CON LA RAPPRESENTANZA DIPLOMATICA CINESE ALL'ONU.
QUI il materiale preparatorio ---- https://www.
QUI ALTRO MATERIALE SU UNA NUOVA NPR "INFORMALE" DELL'AMMINISTRAZIONE TRUMP: IL PENTAGONO CONSIDERA UNA NUOVA STRATEGIA DELLA DETERRENZA CHE PREVEDE L'IMPIEGO DEL NUCLEARE "TATTICO" NELLE GUERRE REGIONALI - preparatorio del webinar "CONTRO LA GRANDE GUERRA ALLE PORTE" ------https://www.
QUI il link per partecipare (domenica 25 ottobre, dalle ore 18:00 alle ore 21:00) ------- https://us06web.zoom.us/j/
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Il quadro geopolitico globale nella visione dei Disarmisti Esigenti
1. Premessa metodologica e concettuale: la prospettiva disarmista e nonviolenta
Per comprendere le dinamiche del presente geopolitico non ci si può affidare ai paradigmi convenzionali della realpolitik o della dottrina della "pace attraverso la forza".La visione dei Disarmisti Esigenti muove da un presupposto opposto e negoziale: la sicurezza globale è un bene comune indivisibile che non può essere costruito sul terrore nucleare, sulla militarizzazione dei confini o sul business della corsa agli armamenti.
L'architettura globale è squarciata da un'escalation di militarismo senza precedenti. I due principali focolai di guerra — il conflitto in Ucraina e la devastazione nel Medio Oriente — rischiano di trascinare l'umanità verso la catastrofe atomica. Per disinnescare questa tendenza occorre applicare una rigida coerenza pacifista:
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Il legame organico tra proibizione e No First Use: la neutralizzazione del rischio nucleare passa dalla convergenza strategica tra le moratorie sul "Non Primo Uso" (No First Use) e il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) della diplomazia ONU di New York. La deterrenza nucleare non è un fattore di stabilità, ma un ricatto sistemico che mina ogni prospettiva di pace negoziale.
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L'ecologia della pace e il taglio delle spese militari: ogni risorsa sottratta alla spesa pubblica e destinata alla produzione di riarmo è un crimine contro la giustizia sociale e climatica. La spinta europea al raggiungimento del target NATO (5% del PIL) converte le economie civili in strutture belliche, impoverendo i popoli e alimentando il caos ecologico.
- La nonviolenza poietica e l'obiezione di coscienza: il sostegno agli obiettori e ai disertori di tutte le parti in causa — russi, ucraini, israeliani, palestinesi — rappresenta l'atto politico antimilitarista primario per inceppare l'ingranaggio della guerra dal basso.
2. Il conflitto in Ucraina: tra illusione del bellicismo europeo e accordi di spartizione imperiale
La fase terminale o di congelamento del conflitto armato in Ucraina pone l'Europa e la diplomazia internazionale di fronte a un tornante decisivo.L'illusione di una vittoria militare sul campo si sta disgregando sotto la pressione della realtà economica, materiale e diplomatica.
Il riposizionamento del Cremlino e le illusioni del militarismo europeo
Nel calcolo politico di Mosca, la percezione che il conflitto si avvii verso una conclusione scaturisce dall'interlocuzione privilegiata con l'amministrazione statunitense di Donald Trump e dall'aspettativa di un progressivo ridimensionamento dei settori più oltranzisti ed euro-bellicisti all'interno dell'Unione Europea.
Tuttavia, dalla prospettiva antimilitarista, il rifiuto russo di una tregua immediata lungo l'attuale linea del fronte — sollecitata a più riprese da Volodymyr Zelensky — dimostra come la logica della potenza prevalga sul valore delle vite umane. La pretesa di Mosca che Kiev debba cedere la porzione della regione di Donetsk ancora sotto il proprio controllo come precondizione per un negoziato reale manifesta la natura espansionista della guerra di aggressione, ma mette al contempo a nudo l'incapacità dell'Unione Europea di proporre un'alternativa diplomatica autonoma.
La Zona Demilitarizzata e il "Modello Coreano"
Dalla confusione diplomatica riemerge con forza l'ipotesi della creazione di una Zona Demilitarizzata (DMZ) secondo il cosiddetto "Modello Coreano". Questo schema prevederebbe:
- Il congelamento del fronte: blocco delle ostilità in assenza di un definitivo trattato di pace, sancito da un armistizio formale.
- La smilitarizzazione dell'area di contatto: ritiro dell'esercito ucraino dalle aree residue del Donetsk in cambio della creazione di una fascia cuscinetto e della cessazione dei combattimenti.
- Garanzie di sicurezza ed opzione di neutralità: per compensare le cessioni territoriali di Kiev, si ipotizza una rete di garanzie di sicurezza internazionali sul modello dell'Articolo 5 NATO, ma condizionata all'impegno formale dell'Ucraina a mantenere uno status di permanente neutralità, rinunciando sia nell'immediato sia in futuro all'adesione all'Alleanza Atlantica.
Per i Disarmisti Esigenti, la neutralità politica e militare rappresenta la pietra angolare per la convivenza locale tra le componenti della popolazione ucraina e per una rinnovata architettura di sicurezza paneuropea.
Negoziati multilaterali e diplomazia delle risorse
Le dinamiche negoziali evidenziano la tendenza alla marginalizzazione delle istituzioni multilaterali europee a favore di vertici autocratici e bilaterali. La richiesta russa di escludere l'Unione Europea dai tavoli diretti, privilegiando un vertice trilaterale a livello presidenziale con USA e Cina (a margine dei vertici internazionali come l'APEC a Shenzhen), riflette la logica dei blocchi imperiali.
In questo contesto si inseriscono scambi di cortesia politica e penetrazione economica:
- La liberazione di prigionieri come merce diplomatica: il rilascio del cittadino statunitense Stephen Hubbard, catturato nel 2022 presso Izjum, rappresenta una mossa politica mirata a costruire un canale prioritario con Washington.
- Le forniture energetiche e la cooperazione economica: il ripristino delle esportazioni idrocarburiche (come i carichi di diesel russo verso il mercato globale) e le dichiarazioni di Putin a favore della ripresa dei rapporti commerciali con le imprese USA evidenziano la convergenza tra interessi finanziari e accordi di spartizione territoriale.
La deriva finanziaria dell'Unione Europea e la "Ukraine Fatigue"
Mentre Washington persegue un disimpegno pragmatico, la leadership dell'Unione Europea — guidata dalla Commissione di Ursula von der Leyen e dalle posizioni del Consiglio europeo — persiste nell'invio di risorse belliche e finanziarie.
| Voce di Finanziamento UE per Kiev | Importo Stimato / Richiesto | Stato della Procedura |
| Quota Difesa (Prestito 2026-2027) | € 16 Miliardi | Già erogati nel quadro del piano da 90 miliardi |
| Sostegno al Bilancio Civile | € 17 Miliardi | Sblocco vincolato alle riforme istituzionali |
| Fabbisogno Aggiuntivo Richiesto (Zelensky) | € 70 Miliardi | Oggetto di trattativa per l'inverno |
| Asset Russi Congelati | Stima variabile | Bloccati da veti giuridici ed esitazioni politiche |
La risposta di Bruxelles all'aggravarsi della cosiddetta Ukraine fatigue (la stanchezza dell'opinione pubblica ed elettorale verso la guerra) è l'attivazione di una diplomazia finanziaria coatta. Pressioni vengono esercitate su paesi extra-UE come Regno Unito, Canada, Australia e Giappone per condividere l'onere economico. La minaccia paventata dalle autorità di Kiev di una crisi umanitaria con milioni di profughi viene utilizzata come leva di pressione sui bilanci dell'Unione, deviano risorse preziose che dovrebbero essere destinate alla transizione ecologica e ai servizi sociali dei cittadini europei.
3. Il Medio Oriente e il cortocircuito della militarizzazione globale
La crisi ucraina non è isolata: si intreccia con l'ulteriore teatro di guerra in Medio Oriente, dove la violenza militare e l'assenza di un quadro di diritto internazionale rischiano di innescare una conflagrazione regionale e nucleare.
L'assenza del diritto e l'uso sproporzionato della forza
L'approccio della sicurezza armata ha mostrato il suo fallimento strutturale in Medio Oriente. La risposta bellica, i bombardamenti sulle popolazioni civili, la distruzione delle infrastrutture vitali e la violazione costante delle risoluzioni ONU rappresentano il logoramento del diritto internazionale.
L'ipocrisia dei governi occidentali si palesa nel doppiopesismo: da un lato si invocano le sanzioni e la sovranità per il fronte orientale europeo, dall'altro si garantiscono copertura diplomatica e forniture militari al governo israeliano.
Il rischio escalation e la proliferazione atomica
Il Medio Oriente ospita un arsenale nucleare mai dichiarato e sottratto ai controlli dell'AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), affiancato dalle ambizioni di arricchimento dell'uranio degli attori regionali rivali. La spirale tra bombardamenti tattici e ritorsioni missilistiche pone la regione a un passo dall'incidente atomico.
Per i Disarmisti Esigenti, la de-escalation nell'area non può prescindere da:
- Un immediato cessate il fuoco permanente e il blocco dell'export di armamenti verso tutti i belligeranti (in rispetto rigido della normativa sull'export di armi, come la legge 185/90 in Italia).
- La creazione di una zona libera da armi nucleari e di distruzione di massa in Medio Oriente (WMDFZ - Weapon-Free Zone), promossa dalle Nazioni Unite.
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Il riconoscimento della dignità e dell'autodeterminazione dei popoli,al di fuori delle occupazioni militari e delle logiche d'assedio.
4. La via d'uscita: La proposta dei Disarmisti Esigenti
In un contesto segnato dal pericolo di apocalisse bellica, il movimento pacifista e antimilitarista propone una radicale inversione di rotta basata su pilastri concreti.
[ PACE E SICUREZZA GLOBALE ]
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[ DISARMO NUCLEARE ] [ DIPLOMAZIA POPOLARE ] [ CONVERSIONE ECOLOGICA ]
- Adesione al TPNW - Tutela degli Obiettori - Taglio Spese Militari
- Politiche No-First-Use - Tavoli Multilaterali ONU - Disinvestimento Armi
A. Disarmo Nucleare e Adesione al TPNW
- Ratifica del Trattato di Proibizione: l'Italia e gli Stati membri dell'UE devono uscire dalla logica dell'Ombrello Nucleare NATO e ratificare il TPNW approvato all'ONU. La detenzione di testate nucleari statunitensi (come le B61-12) su suolo europeo costituisce un bersaglio primario in caso di conflitto e una palese violazione dello spirito del Trattato di Non Proliferazione (TNP).
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Adozione vincolante del "Non Primo Uso" (No First Use): incalzare le potenze nucleari affinché sottoscrivano impegni bilaterali e multilaterali di non-primo utilizzo dell'arma atomica, riducendo l'allerta operativa dei vettori strategici.
B. Smilitarizzazione dei Conflitti e Diplomazia Popolare
- Fermare la cessione di armi: interrompere la deroga permanente alle leggi che vietano l'invio di armamenti a paesi in stato di guerra. La pace si costruisce con gli strumenti della diplomazia, della mediazione e della cooperazione, non alimentando i profitti del complesso militare-industriale.
- Supporto alla diserzione e all'obiezione di coscienza: promuovere a livello di Unione Europea lo status di rifugiato politico e la protezione per i cittadini russi, ucraini e israeliani che rifiutano di imbracciare le armi, sostenendo la campagna europea per l'obiezione.
C. Riconversione delle spese militari in giustizia sociale e climatica
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Taglio dei budget della difesa: riconvertire le risorse destinate ai programmi bellici avanzati verso la sanità pubblica, l'istruzione, la difesa del territorio e la transizione energetica da fonti rinnovabili.
- Disinvestimento etico: promuovere il disinvestimento della finanza pubblica e privata dagli istituti bancari coinvolti nella produzione di armamenti e nei combustibili fossili, motori primari delle guerre contemporanee.
D. Una nuova architettura di sicurezza europea ed euro-mediterranea
- Ritorno allo spirito di Helsinki: sostituire le alleanze militari contrapposte con una conferenza permanente sulla sicurezza e la cooperazione paneuropea che includa la neutralità dell'Ucraina, la demilitarizzazione delle frontiere e il reciproco rispetto dei diritti civili e linguistici delle minoranze.
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Centralità multilaterale dell'ONU: ridare centralità all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, superando i veti incrociati del Consiglio di Sicurezza e svincolando i negoziati di pace dalle decisioni unilaterali delle grandi potenze. In questo quadro si colloca la proposta della Costituzione della Terra: non un'utopia, ma strumento giuridico per dare effettività a beni comuni indivisibili – pace, clima, disarmo, diritti – oltre la sovranità bellica degli Stati. Un patto costituente globale che trasformi divieti (nucleare, ecocidio) in obblighi erga omnes, istituisca giurisdizione e fiscalità per la riconversione ecologica e la difesa nonviolenta dell'umanità.
La strada tracciata dai Disarmisti Esigenti rifiuta la rassegnazione al riarmo permanente. Gettare acqua sul fuoco dei conflitti armati significa disarmare le strutture, le finanze e le ideologie belliciste per restituire il futuro alla cooperazione tra i popoli e alla cura della Terra.
