https://www.disarmistiesigenti.org/2026/11/06/confrontoconmean/
AUTUNNO/INVERNO 2026. L'OBIEZIONE DI COSCIENZA FRONTEGGIA L'EUROPA CHE SI PREPARA ALLA GUERRA.
QUI I RILIEVI CRITICI ALLE POSIZIONI DEL MEAN
(anche questa discussione fa parte del materiale collegato all'incontro dell'8 novembre 2026).
Link per partecipare all'incontro Zoom programmato per l'8 novembre 2026, dalle ore 18:00 alle ore 21:00
https://us06web.zoom.us/j/ 89926541999?pwd= bt05gXu7OhbYFnXsdjWWwXpwOMbNjL .1
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AUTUNNO 2026. GLI USA, L'EUROPA, L'ITALIA E IL FASCISMO DELLA GUERRA. QUI UNA RIFLESSIONE (E ANALISI E COMMENTI) SUL CONTESTO GEOPOLITICO EMERGENTE DALLE ELEZIONI DEL MIDTERM NEGLI USA. QUI una previsione su come la sconfitta elettorale dei "due bulli", Trump e Netanyahu, diminuisca le probabilità di nuovi attacchi militari contro l'Iran (che noi non condividiamo, pur ribadendo il nostro sostegno a "DONNA, VITA, LIBERTA'" e ai movimenti di opposizione pacifica al regime degli ayatollah e dei pasdaran).
INCONTRO ONLINE DELL'8 NOVEMBRE 2026, PREPARATORIO ALLA SPEDIZIONE DEI DISARMISTI ESIGENTI ALLA REVISIONE DEL TPNW, PER NOI AGGANCIATA ALL'OBIETTIVO DI UN TRATTATO PER IL NO FIRST USE DELLE ARMI NUCLEARI.
ALLO STESSO TEMPO SOLLECITIAMO UNA MOBILITAZINE CONTRO IL 13ESIMO PACCHETTO ITALIANO DI AIUTI MILITARI ALL'UCRAINA. LA NOSTRA INIZIATIVA ONLINE SI SVOLGE VOLUTAMENTE IL GIORNO PRIMA DELLA PRESENTAZIONE DEL DECRETO (SECRETATO) PRESENTATO AL COPASIR DAL MINISTRO CROSETTO: NOI, DISARMISTI ESIGENTI - DOVREBBE ESSERE LOGICO - VOGLIAMO GETTARE ACQUA, NON BENZINA, SUL FUOCO DELLA GUERRA!
RIPORTIAMO UN APPELLO A FARE UN PRESIDIO DAVANTI ALLA SEDE NAZIONALE DEL PD, PUNTO DI RIFERIMENTO DEL "CAMPO LARGO" CHE ESPRIMERA' MOLTO PROBABILMENTE IL FUTURO GOVERNO ITALIANO DOPO LE ELEZIONI POLITICHE DEL 2027.
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CON IL POPOLO UCRAINO PERCHE' LA SUA DIFESA DISARMATA COSTRUISCA AMICIZIA CON IL POPOLO RUSSO.
I corpi civili di pace che sogniamo devono supportare lo sforzo positivo verso una democrazia avanzata, allargata, compiuta
Proviamo, ancora una volta, a rispondere alle idee e ai rilievi del MEAN*, che abbiamo invitato a nostre conferenze stampa di Disarmisti esigenti. E loro, con Marianella Sclavi, sono intervenuti con ampio spazio: si veda la registrazione sul sito di radio radicale. Lo facciamo con rispetto, perché parliamo di compagni di strada, ma senza ambiguità, perché l'ambiguità, in tempo di guerra, uccide più delle bombe. Se il MEAN può ritenere che le nostre accuse sono ingiuste e non corrispondono alla verità delle sue posizioni e delle sue azioni, noi dobbiamo dimostrare, punto per punto, che non sono ingiuste. E che, anzi, nascono proprio dalla verità delle sue - del MEAN - posizioni e delle sue azioni, lette alla luce dei fatti.
* NOTA BENE. MEAN = Movimento Europeo di Azione Nonviolenta - Nato in Italia nel 2022, dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Fondatori: Marco Bentivogli, Riccardo Bonacina, Angelo Moretti, Marianella Sclavi. È una rete di società civile, laica e religiosa, che promuove la nonviolenza attiva come metodo politico, in continuità con Gandhi, Aldo Capitini, Giorgio La Pira, Primo Mazzolari, Alexander Langer. In concreto organizza missioni civili nonviolente in Ucraina - Kyiv, Leopoli, Mykolayiv, Chernihiv, Kharkiv - con presenza, aiuti umanitari, incontri con la società civile ucraina.
Nel 2023 ha pubblicato il Manifesto per l'istituzione dei Corpi Civili di Pace Europei, proponendosi tra le realtà che in Italia stanno rilanciando l'idea dei Corpi Civili di Pace come alternativa alla difesa armata.
1. "Non dovete essere subalterni a Zelensky, dovete stare con il popolo ucraino"
Riteniamo che il MEAN risponderebbe a questa critica: noi non sosteniamo la guerra fino alla vittoria, non sosteniamo il decreto che vieta i negoziati, non sosteniamo la mobilitazione forzata. Noi siamo con il popolo, non con il governo.
Noi ribattiamo: è proprio questa distinzione che, nella pratica, è venuta meno. Noi non vi accusiamo di aver firmato un documento in cui dite "evviva Zelensky". Vi accusiamo di aver praticato, nella comunicazione pubblica, nella scelta delle priorità, nella gerarchia dei silenzi, una distinzione che non distingue.
Quando il governo ucraino ha emanato il decreto del 4 ottobre 2022 che vietava ogni negoziato con Putin, voi avete detto che era comprensibile. Quando ha approvato la legge sulla mobilitazione, voi avete detto che era tragico ma necessario. Quando ha chiuso i partiti di opposizione, voi avete detto che in guerra è inevitabile. Questa non è distinzione tra popolo e governo, questa è identificazione con il governo in nome del popolo.
Noi distinguiamo, davvero. Noi siamo con il popolo ucraino, e proprio per questo siamo contro il governo ucraino quando manda il popolo a morire. Siamo con le madri ucraine che nascondono i figli per non farli arruolare, siamo con i giovani ucraini che scappano in Romania, in Polonia, in Italia, per non andare al fronte, siamo con gli obiettori ucraini che rischiano il carcere, siamo con i disertori ucraini che in Ucraina sono chiamati traditori e in Europa sono trattati come profughi di seconda categoria.
Voi dite di averli sostenuti. E noi vi crediamo, in parte. Ma perché, allora, nelle vostre manifestazioni, nei vostri comunicati, nei vostri incontri pubblici, la parola d'ordine dominante non è stata "sosteniamo gli obiettori ucraini e russi", ma "sosteniamo la resistenza ucraina"? Perché la resistenza, nel vostro linguaggio, è diventata sinonimo di resistenza armata? Perché non avete messo al centro, come parola d'ordine politica, la difesa degli obiettori? Perché avete avuto paura di sembrare equidistanti? E la paura di sembrare equidistanti vi ha reso subalterni.
Essere con il popolo ucraino non significa essere con la sua guerra. Significa essere con la sua vita. E la sua vita, oggi, chiede di non morire più. Chiede il cessate il fuoco, chiede la trattativa, chiede di tornare a casa. Non chiede altri pacchetti di armi.
2. "Non avallate l'equazione armi = difesa"
Il MEAN sottolineerebbe in proposito: noi non diciamo che le armi difendono, diciamo che togliere di colpo ogni difesa a chi è sotto le bombe, senza aver costruito un'alternativa credibile, è irresponsabile. Non è giustificare le armi, è riconoscere un tragico dilemma.
Noi a nostra volta rispondiamo: questo è il cuore dell'equivoco. Voi dite di non giustificare le armi, ma di fatto le giustificate come male minore, come male necessario, come male tragico. E il male necessario, in politica, diventa sempre male permanente.
La vostra posizione è quella della gradualità: prima vinciamo, poi disarmiamo. Prima ci difendiamo con le armi, poi costruiremo la difesa civile nonviolenta. Ma la storia ci insegna che il "prima" non finisce mai. Il "prima" è durato cinque anni in Ucraina, e il risultato è il dimezzamento della popolazione, la distruzione del territorio, la desertificazione. Se questo è il "prima", cosa sarà il "dopo"?
Noi dusarmisti non chiediamo agli ucraini di disarmarsi unilateralmente mentre i russi avanzano. Noi chiediamo a tutti di smettere di sparare contemporaneamente. Chiediamo il cessate il fuoco immediato, senza precondizioni, e l'apertura di una conferenza di pace europea. Questa non è purezza, questa è realismo. Il realismo di chi ha capito che la guerra non si vince, si interrompe. Il realismo di chi ha capito che ogni giorno in più di guerra è un giorno in più di morti ucraini e russi, senza avvicinare di un millimetro la pace.
Voi MEAN dite: non possiamo chiedere agli ucraini di farsi massacrare per la purezza dei nostri principi. Noi disarmisti vi ribaltiamo l'accusa: non potete chiedere agli ucraini di farsi massacrare per l'impurezza dei vostri compromessi. Perché sono loro a morire, non voi. Voi, da Bergamo, da Roma, da Firenze, dite che è tragico ma necessario. Loro, a Pokrovsk, a Kharkiv, a Sumy, muoiono. La vostra gradualità è pagata con il loro sangue.
E poi, diciamolo chiaramente: l'alternativa credibile di difesa civile nonviolenta non si costruisce dopo la guerra, si costruisce durante la guerra, come alternativa alla guerra. Se aspettiamo che la guerra finisca per costruire la pace, non costruiremo mai la pace, perché la guerra produce solo guerra.
3. "Rilievi sulla mobilitazione forzata e sulla repressione interna in Ucraina"
Il MEAN afferma: noi abbiamo criticato quegli atti, ma in modo prudente, per non dare munizioni alla propaganda russa.
Noi a nostra volta rispondiamo: questa è la prova più evidente della subalternità. La prudenza comunicativa che diventa silenzio è già una scelta politica. Se voi criticate la mobilitazione forzata solo in documenti interni, solo in incontri riservati, solo nelle assemblee, e in pubblico dite che gli ucraini vanno compresi, allora in pubblico voi sostenete la mobilitazione forzata. Perché in politica conta ciò che si dice in pubblico, non ciò che si sussurra in privato.
E sulla propaganda russa: noi disarmisti non abbiamo paura della propaganda russa, perché noi critichiamo anche la propaganda russa, critichiamo l'invasione russa, critichiamo Putin, critichiamo la repressione in Russia. Ma non possiamo tacere sui crimini del governo ucraino per paura che Putin li usi. Se tacciamo, diventiamo complici. Se parliamo, diventiamo liberi.
Voi MEAN dite: in Ucraina non c'è la leva di un esercito di conquista, c'è un popolo che cerca di non scomparire. Noi disarmisti rispondiamo: è proprio per non scomparire che il popolo ucraino non deve essere mandato a scomparire al fronte. La caccia all'uomo nelle strade di Kyiv non è difesa, è violenza dello Stato contro i propri cittadini. Un ragazzo di 22 anni trascinato fuori da un bar e mandato in trincea senza addestramento non è un difensore della patria, è una vittima della patria. E un movimento nonviolento che non lo dice ad alta voce, in pubblico, con il suo nome, ha tradito la nonviolenza.
E sui partiti sospesi, sui media unificati, sulla Chiesa ortodossa perseguitata, sulla lingua russa bandita: voi dite che in guerra è inevitabile. Noi diciamo che in guerra è proprio quando diventa più necessario difendere la libertà. Se difendiamo la libertà sospendendo la libertà, non stiamo difendendo nulla. Stiamo difendendo il potere di chi ci chiede di sospendere la libertà.
4. "Sui Corpi Civili di Pace affiancati all'esercito"
Il MEAN dichiara: noi non proponiamo Corpi Civili subordinati ai corpi speciali, proponiamo Corpi Civili autonomi ma in coordinamento operativo per ragioni di sicurezza. Non è subordinazione, è distinzione di ruoli.
Noi dusarmisti rispondiamo: il coordinamento operativo, in zona di guerra, è subordinazione. Non prendiamoci in giro con le parole. Se un Corpo Civile di Pace si muove con la scorta dei corpi speciali, se condivide le informazioni con i corpi speciali, se dipende dai corpi speciali per la sua sicurezza, per i suoi spostamenti, per la sua logistica, allora è parte dell'operazione militare. Agli occhi del nemico, è parte del nemico. Agli occhi della popolazione, è parte dell'esercito.
Voi MEAN dite: senza un minimo di sicurezza, i civili non potrebbero entrare in zona di guerra. Noi rispondiamo: la sicurezza dei Corpi Civili di Pace non sta nelle armi che li proteggono, sta nella loro mancanza di armi. La loro sicurezza sta nella loro credibilità. Un civile disarmato che sta in mezzo, che parla con entrambe le parti, che non ha segreti militari, che non fa intelligence, è più sicuro di un civile scortato dai militari. Perché il primo non è una minaccia, il secondo è un obiettivo.
Voi MEAN dite: l' idea deu disarmisti esigenti è eroica ma impraticabile, chi si assume la responsabilità di mandare giovani disarmati sotto i droni? Noi rispondiamo: chi si assume la responsabilità di mandare giovani armati sotto i droni? Voi mandate giovani armati a morire con la scusa della difesa, e noi saremmo irresponsabili perché proponiamo di mandare giovani disarmati a vivere con la proposta della pace? È un ribaltamento morale inaccettabile.
La storia dei Corpi Civili di Pace, delle Brigate di Pace, dei berretti bianchi, delle Ambasciate di pace, ci insegna che si può stare in zona di guerra senza armi, e si può essere efficaci proprio perché si è senza armi. Si può fare interposizione, si può accompagnare i civili minacciati, si può documentare le violenze, si può mediare. Ma si può fare solo se si è autonomi, solo se non si è affiancati all'esercito.
Se accettate l'affiancamento, accettate che la nonviolenza sia la crocerossina della violenza. Se rifiutate l'affiancamento, restituite alla nonviolenza la sua forza: quella di stare in mezzo senza sparare, e per questo di essere credibile per entrambe le parti.
5. "Sulla logica amico-nemico"
Il MEAN rimarca: noi non ragioniamo in termini di amico-nemico, noi trasformiamo i nemici in amici ogni giorno, ma non neghiamo che c'è un aggressore e un aggredito. La nonviolenza non è neutralità equidistante.
Noi disarmisti rispondiamo: siamo d'accordo, la nonviolenza non è neutralità equidistante. La nonviolenza è stare dalla parte della vittima, di tutte le vittime, senza usare le armi dell'aggressore. Ma voi, di fatto, state dalla parte di una sola vittima: la vittima ucraina. E ignorate la vittima russa. Ignorate il soldato russo di 19 anni mandato a morire in Ucraina senza sapere perché. Ignorate la madre russa che piange il figlio morto. Ignorate il disertore russo che rischia il carcere. Ignorate il popolo russo che è vittima di Putin come il popolo ucraino è vittima di Putin e di Zelensky.
Trasformare i nemici in amici non significa dire: tu sei l'aggressore, io ti condanno, ma ti voglio bene. Significa dire: tu sei un essere umano, io sono un essere umano, entrambi siamo vittime della guerra, costruiamo insieme un'uscita dalla guerra. Significa lavorare sulle paure reciproche, non sulle colpe reciproche.
Voi MEAN dite: la tua equidistanza rischia di diventare indifferenza morale. Noi rispondiamo: la vostra parzialità rischia di diventare complicità morale. Se mettete sullo stesso piano, no, se mettete su piani diversi, la vita ucraina che vale e la vita russa che vale meno, voi avete già accettato la logica della guerra, che è la logica del conteggio dei morti: i nostri morti contano, i loro morti non contano.
I Corpi Civili di Pace devono agire nella logica strategica di trasformare i nemici in amici, non di vincere i nemici nella logica amico-nemico. Questa non è una frase retorica, è una strategia politica. Significa che un Corpo Civile di Pace non va in Ucraina per aiutare gli ucraini a vincere i russi, va in Ucraina per aiutare ucraini e russi a smettere di uccidersi. Va per proteggere i civili ucraini dai bombardamenti russi e i civili russi dai bombardamenti ucraini. Va per far incontrare madri ucraine e madri russe, per far parlare ex-combattenti, per ricostruire scuole, per aprire corridoi umanitari non come operazione militare ma come operazione umana.
Se un Corpo Civile di Pace si affianca all'esercito ucraino, non può più fare questo. Perché agli occhi di un russo diventa un nemico. E avrà ragione, dal suo punto di vista.
6. Accuse che ribaltano la frittata
Il MEAN, alla fine, potrebbe accusarci di questo: siete subalterni a una visione ideologica della nonviolenza, parlate da Milano, non ascoltate chi la guerra la vive davvero.
Noi dusarmisti rispondiamo: noi ascoltiamo chi la guerra la vive davvero, proprio per questo non ascoltiamo i governi che la guerra la fanno. Ascoltiamo gli obiettori, i disertori, le madri, i civili, i bambini nei bunker. Non ascoltiamo i generali, i ministri, i presidenti. Voi ascoltate chi ha perso la casa a Mariupol, e noi lo ascoltiamo anche noi. Ma chi ha perso la casa a Mariupol, oggi, cosa chiede? Chiede vendetta o chiede pace? Chiede altre armi o chiede di tornare a casa? Noi abbiamo parlato con profughi ucraini in Italia, e molti di loro ci hanno detto: basta guerra, vogliamo tornare a vivere. Non vogliamo che i nostri figli muoiano per la Crimea.
Voi MEAN dite che la nostra purezza vi fa perdere credibilità presso gli ucraini. Noi ribattiamo che la vostra impurezza vi fa perdere credibilità presso la pace. Perché se per essere credibili presso gli ucraini dovete sostenere la loro guerra, allora siete credibili solo presso chi fa la guerra, non presso chi vuole la pace.
Noi non siamo puri, siamo esigenti. Esigenti non significa settari. Significa che non svendiamo la nostra identità per un posto al tavolo istituzionale male apparecchiato. Significa che non accettiamo che la nonviolenza diventi il volto buono della guerra.
Ecco perché, anche con gli amici cattolici organizzati, dobbiamo essere esigenti. Dobbiamo dialogare con franchezza, senza scomuniche, ma senza ambiguità. Dobbiamo dire: noi vogliamo i Corpi Civili di Pace come alternativa all'esercito, non come sua appendice. Come strumento di sicurezza comune, di interposizione nonviolenta, di osservazione, di mediazione dal basso, che funziona proprio perché non ha armi e per questo non è una minaccia per nessuno.
Se accettiamo l'affiancamento, accettiamo che la nonviolenza sia la crocerossina della violenza. Se rifiutiamo l'affiancamento, restituiamo alla nonviolenza la sua forza: quella di stare in mezzo senza sparare, e per questo di essere credibile per entrambe le parti.
La nostra proposta è sicuramente difficile, ma è l'unica che non porta alla desertificazione dell'Ucraina. È l'unica che trasforma i nemici in amici, invece di vincere i nemici. È l'unica che, dopo la guerra, permetterà a ucraini e russi di vivere di nuovo insieme, nella stessa terra, senza odiarsi per sempre.
E per questo, continueremo a dialogare con il MEAN, con Pax Christi, con tutte le reti cattoliche, ma continueremo a dialogare da disarmisti esigenti, sperimentatori, in piccolo, non subalterni, di nonviolenza poietica e di terrestrità.

