https://www.disarmistiesigenti.org/2026/11/06/confrontoconmean/
AUTUNNO/INVERNO 2026. L'OBIEZIONE DI COSCIENZA FRONTEGGIA L'EUROPA CHE SI PREPARA ALLA GUERRA.
QUI I RILIEVI CRITICI ALLE POSIZIONI DEL MEAN
(anche questa discussione fa parte del materiale collegato all'incontro dell'8 novembre 2026).
Link per partecipare all'incontro Zoom programmato per l'8 novembre 2026, dalle ore 18:00 alle ore 21:00
https://us06web.zoom.us/j/ 89926541999?pwd= bt05gXu7OhbYFnXsdjWWwXpwOMbNjL .1
______________________________________________________
AUTUNNO 2026. GLI USA, L'EUROPA, L'ITALIA E IL FASCISMO DELLA GUERRA. QUI UNA RIFLESSIONE (E ANALISI E COMMENTI) SUL CONTESTO GEOPOLITICO EMERGENTE DALLE ELEZIONI DEL MIDTERM NEGLI USA. QUI una previsione su come la sconfitta elettorale dei "due bulli", Trump e Netanyahu, diminuisca le probabilità di nuovi attacchi militari contro l'Iran (che noi non condividiamo, pur ribadendo il nostro sostegno a "DONNA, VITA, LIBERTA'" e ai movimenti di opposizione pacifica al regime degli ayatollah e dei pasdaran).
INCONTRO ONLINE DELL'8 NOVEMBRE 2026, PREPARATORIO ALLA SPEDIZIONE DEI DISARMISTI ESIGENTI ALLA REVISIONE DEL TPNW, PER NOI AGGANCIATA ALL'OBIETTIVO DI UN TRATTATO PER IL NO FIRST USE DELLE ARMI NUCLEARI.
ALLO STESSO TEMPO SOLLECITIAMO UNA MOBILITAZINE CONTRO IL 13ESIMO PACCHETTO ITALIANO DI AIUTI MILITARI ALL'UCRAINA. LA NOSTRA INIZIATIVA ONLINE SI SVOLGE VOLUTAMENTE IL GIORNO PRIMA DELLA PRESENTAZIONE DEL DECRETO (SECRETATO) PRESENTATO AL COPASIR DAL MINISTRO CROSETTO: NOI, DISARMISTI ESIGENTI - DOVREBBE ESSERE LOGICO - VOGLIAMO GETTARE ACQUA, NON BENZINA, SUL FUOCO DELLA GUERRA!
RIPORTIAMO UN APPELLO A FARE UN PRESIDIO DAVANTI ALLA SEDE NAZIONALE DEL PD, PUNTO DI RIFERIMENTO DEL "CAMPO LARGO" CHE ESPRIMERA' MOLTO PROBABILMENTE IL FUTURO GOVERNO ITALIANO DOPO LE ELEZIONI POLITICHE DEL 2027.
______________________________________________________
CON IL POPOLO UCRAINO PERCHE' LA SUA DIFESA DISARMATA COSTRUISCA AMICIZIA CON IL POPOLO RUSSO.
I corpi civili di pace che sogniamo devono supportare lo sforzo positivo verso una democrazia avanzata, allargata, compiuta
Proviamo, ancora una volta, a rispondere alle idee e ai rilievi del MEAN*, che abbiamo invitato a nostre conferenze stampa di Disarmisti esigenti. E loro, con Marianella Sclavi, sono intervenuti con ampio spazio: si veda la registrazione sul sito di radio radicale. Lo facciamo con rispetto, perché parliamo di compagni di strada, ma senza ambiguità, perché l'ambiguità, in tempo di guerra, uccide più delle bombe. Se il MEAN può ritenere che le nostre accuse sono ingiuste e non corrispondono alla verità delle sue posizioni e delle sue azioni, noi dobbiamo dimostrare, punto per punto, che non sono ingiuste. E che, anzi, nascono proprio dalla verità delle sue - del MEAN - posizioni e delle sue azioni, lette alla luce dei fatti.
* NOTA BENE. MEAN = Movimento Europeo di Azione Nonviolenta - Nato in Italia nel 2022, dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Fondatori: Marco Bentivogli, Riccardo Bonacina, Angelo Moretti, Marianella Sclavi. È una rete di società civile, laica e religiosa, che promuove la nonviolenza attiva come metodo politico, in continuità con Gandhi, Aldo Capitini, Giorgio La Pira, Primo Mazzolari, Alexander Langer. In concreto organizza missioni civili nonviolente in Ucraina - Kyiv, Leopoli, Mykolayiv, Chernihiv, Kharkiv - con presenza, aiuti umanitari, incontri con la società civile ucraina.
Nel 2023 ha pubblicato il Manifesto per l'istituzione dei Corpi Civili di Pace Europei, proponendosi tra le realtà che in Italia stanno rilanciando l'idea dei Corpi Civili di Pace come alternativa alla difesa armata.
1. "Non dovete essere subalterni a Zelensky, dovete stare con il popolo ucraino"
Riteniamo che il MEAN risponderebbe a questa critica: noi non sosteniamo la guerra fino alla vittoria, non sosteniamo il decreto che vieta i negoziati, non sosteniamo la mobilitazione forzata. Noi siamo con il popolo, non con il governo.
Noi ribattiamo: è proprio questa distinzione che, nella pratica, è venuta meno. Noi non vi accusiamo di aver firmato un documento in cui dite "evviva Zelensky". Vi accusiamo di aver praticato, nella comunicazione pubblica, nella scelta delle priorità, nella gerarchia dei silenzi, una distinzione che non distingue.
Quando il governo ucraino ha emanato il decreto del 4 ottobre 2022 che vietava ogni negoziato con Putin, voi avete detto che era comprensibile. Quando ha approvato la legge sulla mobilitazione, voi avete detto che era tragico ma necessario. Quando ha chiuso i partiti di opposizione, voi avete detto che in guerra è inevitabile. Questa non è distinzione tra popolo e governo, questa è identificazione con il governo in nome del popolo.
Noi distinguiamo, davvero. Noi siamo con il popolo ucraino, e proprio per questo siamo contro il governo ucraino quando manda il popolo a morire. Siamo con le madri ucraine che nascondono i figli per non farli arruolare, siamo con i giovani ucraini che scappano in Romania, in Polonia, in Italia, per non andare al fronte, siamo con gli obiettori ucraini che rischiano il carcere, siamo con i disertori ucraini che in Ucraina sono chiamati traditori e in Europa sono trattati come profughi di seconda categoria.
Voi dite di averli sostenuti. E noi vi crediamo, in parte. Ma perché, allora, nelle vostre manifestazioni, nei vostri comunicati, nei vostri incontri pubblici, la parola d'ordine dominante non è stata "sosteniamo gli obiettori ucraini e russi", ma "sosteniamo la resistenza ucraina"? Perché la resistenza, nel vostro linguaggio, è diventata sinonimo di resistenza armata? Perché non avete messo al centro, come parola d'ordine politica, la difesa degli obiettori? Perché avete avuto paura di sembrare equidistanti? E la paura di sembrare equidistanti vi ha reso subalterni.
Essere con il popolo ucraino non significa essere con la sua guerra. Significa essere con la sua vita. E la sua vita, oggi, chiede di non morire più. Chiede il cessate il fuoco, chiede la trattativa, chiede di tornare a casa. Non chiede altri pacchetti di armi.
2. "Non avallate l'equazione armi = difesa"
Il MEAN sottolineerebbe in proposito: noi non diciamo che le armi difendono, diciamo che togliere di colpo ogni difesa a chi è sotto le bombe, senza aver costruito un'alternativa credibile, è irresponsabile. Non è giustificare le armi, è riconoscere un tragico dilemma.
Noi a nostra volta rispondiamo: questo è il cuore dell'equivoco. Voi dite di non giustificare le armi, ma di fatto le giustificate come male minore, come male necessario, come male tragico. E il male necessario, in politica, diventa sempre male permanente.
La vostra posizione è quella della gradualità: prima vinciamo, poi disarmiamo. Prima ci difendiamo con le armi, poi costruiremo la difesa civile nonviolenta. Ma la storia ci insegna che il "prima" non finisce mai. Il "prima" è durato cinque anni in Ucraina, e il risultato è il dimezzamento della popolazione, la distruzione del territorio, la desertificazione. Se questo è il "prima", cosa sarà il "dopo"?
Noi dusarmisti non chiediamo agli ucraini di disarmarsi unilateralmente mentre i russi avanzano. Noi chiediamo a tutti di smettere di sparare contemporaneamente. Chiediamo il cessate il fuoco immediato, senza precondizioni, e l'apertura di una conferenza di pace europea. Questa non è purezza, questa è realismo. Il realismo di chi ha capito che la guerra non si vince, si interrompe. Il realismo di chi ha capito che ogni giorno in più di guerra è un giorno in più di morti ucraini e russi, senza avvicinare di un millimetro la pace.
Voi MEAN dite: non possiamo chiedere agli ucraini di farsi massacrare per la purezza dei nostri principi. Noi disarmisti vi ribaltiamo l'accusa: non potete chiedere agli ucraini di farsi massacrare per l'impurezza dei vostri compromessi. Perché sono loro a morire, non voi. Voi, da Bergamo, da Roma, da Firenze, dite che è tragico ma necessario. Loro, a Pokrovsk, a Kharkiv, a Sumy, muoiono. La vostra gradualità è pagata con il loro sangue.
E poi, diciamolo chiaramente: l'alternativa credibile di difesa civile nonviolenta non si costruisce dopo la guerra, si costruisce durante la guerra, come alternativa alla guerra. Se aspettiamo che la guerra finisca per costruire la pace, non costruiremo mai la pace, perché la guerra produce solo guerra.
3. "Rilievi sulla mobilitazione forzata e sulla repressione interna in Ucraina"
Il MEAN afferma: noi abbiamo criticato quegli atti, ma in modo prudente, per non dare munizioni alla propaganda russa.
Noi a nostra volta rispondiamo: questa è la prova più evidente della subalternità. La prudenza comunicativa che diventa silenzio è già una scelta politica. Se voi criticate la mobilitazione forzata solo in documenti interni, solo in incontri riservati, solo nelle assemblee, e in pubblico dite che gli ucraini vanno compresi, allora in pubblico voi sostenete la mobilitazione forzata. Perché in politica conta ciò che si dice in pubblico, non ciò che si sussurra in privato.
E sulla propaganda russa: noi disarmisti non abbiamo paura della propaganda russa, perché noi critichiamo anche la propaganda russa, critichiamo l'invasione russa, critichiamo Putin, critichiamo la repressione in Russia. Ma non possiamo tacere sui crimini del governo ucraino per paura che Putin li usi. Se tacciamo, diventiamo complici. Se parliamo, diventiamo liberi.
Voi MEAN dite: in Ucraina non c'è la leva di un esercito di conquista, c'è un popolo che cerca di non scomparire. Noi disarmisti rispondiamo: è proprio per non scomparire che il popolo ucraino non deve essere mandato a scomparire al fronte. La caccia all'uomo nelle strade di Kyiv non è difesa, è violenza dello Stato contro i propri cittadini. Un ragazzo di 22 anni trascinato fuori da un bar e mandato in trincea senza addestramento non è un difensore della patria, è una vittima della patria. E un movimento nonviolento che non lo dice ad alta voce, in pubblico, con il suo nome, ha tradito la nonviolenza.
E sui partiti sospesi, sui media unificati, sulla Chiesa ortodossa perseguitata, sulla lingua russa bandita: voi dite che in guerra è inevitabile. Noi diciamo che in guerra è proprio quando diventa più necessario difendere la libertà. Se difendiamo la libertà sospendendo la libertà, non stiamo difendendo nulla. Stiamo difendendo il potere di chi ci chiede di sospendere la libertà.
4. "Sui Corpi Civili di Pace affiancati all'esercito"
Il MEAN dichiara: noi non proponiamo Corpi Civili subordinati ai corpi speciali, proponiamo Corpi Civili autonomi ma in coordinamento operativo per ragioni di sicurezza. Non è subordinazione, è distinzione di ruoli.
Noi dusarmisti rispondiamo: il coordinamento operativo, in zona di guerra, è subordinazione. Non prendiamoci in giro con le parole. Se un Corpo Civile di Pace si muove con la scorta dei corpi speciali, se condivide le informazioni con i corpi speciali, se dipende dai corpi speciali per la sua sicurezza, per i suoi spostamenti, per la sua logistica, allora è parte dell'operazione militare. Agli occhi del nemico, è parte del nemico. Agli occhi della popolazione, è parte dell'esercito.
Voi MEAN dite: senza un minimo di sicurezza, i civili non potrebbero entrare in zona di guerra. Noi rispondiamo: la sicurezza dei Corpi Civili di Pace non sta nelle armi che li proteggono, sta nella loro mancanza di armi. La loro sicurezza sta nella loro credibilità. Un civile disarmato che sta in mezzo, che parla con entrambe le parti, che non ha segreti militari, che non fa intelligence, è più sicuro di un civile scortato dai militari. Perché il primo non è una minaccia, il secondo è un obiettivo.
Voi MEAN dite: l' idea deu disarmisti esigenti è eroica ma impraticabile, chi si assume la responsabilità di mandare giovani disarmati sotto i droni? Noi rispondiamo: chi si assume la responsabilità di mandare giovani armati sotto i droni? Voi mandate giovani armati a morire con la scusa della difesa, e noi saremmo irresponsabili perché proponiamo di mandare giovani disarmati a vivere con la proposta della pace? È un ribaltamento morale inaccettabile.
La storia dei Corpi Civili di Pace, delle Brigate di Pace, dei berretti bianchi, delle Ambasciate di pace, ci insegna che si può stare in zona di guerra senza armi, e si può essere efficaci proprio perché si è senza armi. Si può fare interposizione, si può accompagnare i civili minacciati, si può documentare le violenze, si può mediare. Ma si può fare solo se si è autonomi, solo se non si è affiancati all'esercito.
Se accettate l'affiancamento, accettate che la nonviolenza sia la crocerossina della violenza. Se rifiutate l'affiancamento, restituite alla nonviolenza la sua forza: quella di stare in mezzo senza sparare, e per questo di essere credibile per entrambe le parti.
5. "Sulla logica amico-nemico"
Il MEAN rimarca: noi non ragioniamo in termini di amico-nemico, noi trasformiamo i nemici in amici ogni giorno, ma non neghiamo che c'è un aggressore e un aggredito. La nonviolenza non è neutralità equidistante.
Noi disarmisti rispondiamo: siamo d'accordo, la nonviolenza non è neutralità equidistante. La nonviolenza è stare dalla parte della vittima, di tutte le vittime, senza usare le armi dell'aggressore. Ma voi, di fatto, state dalla parte di una sola vittima: la vittima ucraina. E ignorate la vittima russa. Ignorate il soldato russo di 19 anni mandato a morire in Ucraina senza sapere perché. Ignorate la madre russa che piange il figlio morto. Ignorate il disertore russo che rischia il carcere. Ignorate il popolo russo che è vittima di Putin come il popolo ucraino è vittima di Putin e di Zelensky.
Trasformare i nemici in amici non significa dire: tu sei l'aggressore, io ti condanno, ma ti voglio bene. Significa dire: tu sei un essere umano, io sono un essere umano, entrambi siamo vittime della guerra, costruiamo insieme un'uscita dalla guerra. Significa lavorare sulle paure reciproche, non sulle colpe reciproche.
Voi MEAN dite: la tua equidistanza rischia di diventare indifferenza morale. Noi rispondiamo: la vostra parzialità rischia di diventare complicità morale. Se mettete sullo stesso piano, no, se mettete su piani diversi, la vita ucraina che vale e la vita russa che vale meno, voi avete già accettato la logica della guerra, che è la logica del conteggio dei morti: i nostri morti contano, i loro morti non contano.
I Corpi Civili di Pace devono agire nella logica strategica di trasformare i nemici in amici, non di vincere i nemici nella logica amico-nemico. Questa non è una frase retorica, è una strategia politica. Significa che un Corpo Civile di Pace non va in Ucraina per aiutare gli ucraini a vincere i russi, va in Ucraina per aiutare ucraini e russi a smettere di uccidersi. Va per proteggere i civili ucraini dai bombardamenti russi e i civili russi dai bombardamenti ucraini. Va per far incontrare madri ucraine e madri russe, per far parlare ex-combattenti, per ricostruire scuole, per aprire corridoi umanitari non come operazione militare ma come operazione umana.
Se un Corpo Civile di Pace si affianca all'esercito ucraino, non può più fare questo. Perché agli occhi di un russo diventa un nemico. E avrà ragione, dal suo punto di vista.
6. Ragionamenti che ribaltano la frittata
Il MEAN, alla fine, potrebbe rimproverarci questo: siete subalterni a una visione ideologica della nonviolenza, parlate da Milano, non ascoltate chi la guerra la vive davvero.
Noi dusarmisti rispondiamo: noi ascoltiamo chi la guerra la vive davvero, proprio per questo non ascoltiamo i governi che la guerra la fanno. Ascoltiamo gli obiettori, i disertori, le madri, i civili, i bambini nei bunker. Non ascoltiamo i generali, i ministri, i presidenti. Voi ascoltate chi ha perso la casa a Mariupol, e noi lo ascoltiamo anche noi. Ma chi ha perso la casa a Mariupol, oggi, cosa chiede? Chiede vendetta o chiede pace? Chiede altre armi o chiede di tornare a casa? Noi abbiamo parlato con profughi ucraini in Italia, e molti di loro ci hanno detto: basta guerra, vogliamo tornare a vivere. Non vogliamo che i nostri figli muoiano per la Crimea.
Voi MEAN dite che la nostra purezza vi fa perdere credibilità presso gli ucraini. Noi ribattiamo che la vostra impurezza vi fa perdere credibilità presso la pace. Perché se per essere credibili presso gli ucraini dovete sostenere la loro guerra, allora siete credibili solo presso chi fa la guerra, non presso chi vuole la pace.
Noi non siamo puri, siamo esigenti. Esigenti non significa settari. Significa che non svendiamo la nostra identità per un posto al tavolo istituzionale male apparecchiato. Significa che non accettiamo che la nonviolenza diventi il volto buono della guerra.
Ecco perché, anche con gli amici cattolici organizzati, dobbiamo essere esigenti. Dobbiamo dialogare con franchezza, senza scomuniche, ma senza ambiguità. Dobbiamo dire: noi vogliamo i Corpi Civili di Pace come alternativa all'esercito, non come sua appendice. Come strumento di sicurezza comune, di interposizione nonviolenta, di osservazione, di mediazione dal basso, che funziona proprio perché non ha armi e per questo non è una minaccia per nessuno.
Se accettiamo l'affiancamento, accettiamo che la nonviolenza sia la crocerossina della violenza. Se rifiutiamo l'affiancamento, restituiamo alla nonviolenza la sua forza: quella di stare in mezzo senza sparare, e per questo di essere credibile per entrambe le parti.
La nostra proposta è sicuramente difficile, ma è l'unica che non porta alla desertificazione dell'Ucraina. È l'unica che trasforma i nemici in amici, invece di vincere i nemici. È l'unica che, dopo la guerra, permetterà a ucraini e russi di vivere di nuovo insieme, nella stessa terra, senza odiarsi per sempre.
E per questo, continueremo a dialogare con il MEAN, con Pax Christi, con tutte le reti cattoliche, ma continueremo a dialogare da disarmisti esigenti, sperimentatori, in piccolo, non subalterni, di nonviolenza poietica e di terrestrità.
______________________
APPENDICE DI MATERIALI DAL SITO DEL MEAN
Project Mean – MEAN – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta
DA ODESSA UNA PROPOSTA PER L’EUROPA: I CORPI CIVILI DI PACE
Comunicato stampa pubblicato sul sito il 26 agosto 2026
Dal 25 al 28 agosto 2026 il MEAN (Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, una rete di 35 associazioni) sarà insieme al nostro network di società civile Ucraina a Odesa con “Adesso, Odesa”, una nuova iniziativa di mobilitazione civile europea nel cuore dell’Ucraina colpita dall’invasione russa. La missione sarà anche un nuovo passo nella proposta che il MEAN porta avanti da anni per l’istituzione dei Corpi Civili di Pace Europei (CCPE), riprendendo l’intuizione lanciata da Alexander Langer e trasformandola in uno strumento concreto della politica europea di pace.
L’Europa ha bisogno, accanto alla diplomazia e agli strumenti di difesa e sicurezza, di una capacità civile permanente di intervento nelle aree di crisi: donne e uomini adeguatamente formati per lavorare sul terreno nella prevenzione dei conflitti, nella mediazione, nella tutela dei diritti umani, nella riconciliazione tra comunità e nella ricostruzione del tessuto civile e democratico. Andiamo a Odessa per sostenere il processo di integrazione nell’Ue dell’Ucraina.
I CCPE possono diventare una vera infrastruttura europea della pace, uno strumento operativo per costruire le condizioni della pace prima, durante e soprattutto dopo i conflitti.
Perché costruirla richiede decisioni che oggi nessuno ha ancora preso. Chiediamo che i Corpi Civili di Pace Europei abbiano una linea di bilancio dedicata nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, una collocazione istituzionale definita presso il Servizio europeo per l’azione esterna, un percorso di formazione riconosciuto e uno statuto giuridico per chi opera sul terreno. E chiediamo che si parta subito con un nucleo pilota, reclutato insieme alle organizzazioni della società civile europea e operativo entro questa legislatura. Un corpo civile di pace si costruisce come si costruisce qualunque capacità: formando le persone anni prima di averne bisogno.
Perché anche quando le armi tacciono, la pace non nasce automaticamente.
Restano città distrutte, comunità divise, traumi, famiglie separate, territori contaminati, istituzioni da ricostruire e fiducia da rigenerare. È esattamente in questo spazio che l’Europa deve imparare a essere presente, accanto agli strumenti di difesa, con una propria forza civile, professionale e non armata. Odesa può diventare uno dei luoghi nei quali iniziare a sperimentare concretamente questa Europa.
Il MEAN torna così in Ucraina scegliendo ancora una volta la presenza fisica nei luoghi del conflitto come strumento di solidarietà e azione politica nonviolenta. Andare a Odesa significa rifiutare due rassegnazioni: quella di chi considera la guerra l’unico linguaggio possibile e quella di chi pensa che basti invocare genericamente la pace “da remoto” senza assumersi la responsabilità di costruirla. La nonviolenza non va confusa con la neutralità di fronte all’ingiustizia e neanche con il rifiuto del diritto alla resistenza. È azione, relazione, protezione delle persone, costruzione di legami e ricerca ostinata di vie politiche e diplomatiche capaci di interrompere la spirale della guerra.
Una rete per l’Ucraina: conferenza stampa al Senato di presentazione del disegno di legge sulle reti antidrone
Comunicato stampa del 2 aprile 2026
Roma, 1° aprile 2026. Nella Sala Caduti di Nassirya al Senato, Palazzo Madama, si è tenuta la prima conferenza stampa di presentazione del disegno di legge per l’invio di reti da pesca destinate a essere utilizzate come reti antidrone in Ucraina.
La proposta di legge, che vede come primo firmatario il senatore Ivan Scalfarotto di Italia Viva, riporta al centro la necessità di proteggere le vite umane e le infrastrutture civili ucraine attraverso il riutilizzo creativo e sostenibile delle reti da pesca dismesse. Questo il tema principale del dialogo con le organizzazioni delle società civile italiane, europee e ucraine presenti in Italia, e con Angelo Moretti, portavoce del MEAN (Movimento Europeo di Azione Nonviolenta), Anna Gordon, Presidente UaMI, e Dmytro Shchukin, Presidente NAU.
L’iniziativa mira anche a colmare un paradossale vuoto normativo: le reti da pesca italiane, una volta dismesse e classificate come rifiuti speciali, rischiano infatti di essere inutilizzate, quando potrebbero invece essere impiegate per la protezione nonviolenta dei civili in contesti di guerra.
Una volta installate sopra le abitazioni o lungo le principali vie di comunicazione nelle aree vicine al fronte, queste reti si dimostrano particolarmente efficaci nel neutralizzare i droni, intrappolandone le eliche e impedendone l’impatto sul bersaglio.
Come ricordato dal senatore Scalfarotto, mentre l’Ucraina attende sistemi di difesa complessi, questa proposta offre una soluzione “low-tech”, immediata e a costo zero per lo Stato, trasformando un problema ambientale in uno strumento di protezione per la popolazione. Il MEAN, infatti, ha già realizzato una prima spedizione di reti per un valore di 50.000 euro, coprendo circa 20 chilometri di strada.
Durante la conferenza, Anna Gordon ha mostrato i resti di droni e missili russi raccolti sul campo, sottolineando la drammatica quotidianità vissuta dalla popolazione ucraina. Ha affermato che le reti “non sono solo reti: sono la differenza tra la vita e la morte per intere famiglie a Kherson e in altre città martoriate”.
Alla presentazione hanno preso parte anche il parlamentare ucraino Oleksandr Vasiuk e il senatore Filippo Sensi del Partito Democratico, a testimonianza di un sostegno trasversale all’iniziativa. Il provvedimento mira a snellire le procedure burocratiche per la donazione e il trasporto, facilitando il lavoro dei pescatori italiani e dei volontari ucraini.
E ancora una volta, questa rete, fatta di fili intrecciati e di mani che si tendono è anche il simbolo del filo rosso che lega il MEAN alle reti della società civile ucraina ed europea. Un filo che continuerà a tenersi stretto nella prossima missione del Movimento a Odessa, ad agosto, dove la nonviolenza tornerà a farsi presenza concreta e vicinanza ai cittadini che resistono.
Il sacrificio degli ucraini riscrive l’identità dell’Europa
Comunicato stampa del 24 febbraio 2026
Alla vigilia del quarto anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, rappresentanti delle religioni e della società civile si sono riuniti a Kyiv per una riflessione comune sul loro ruolo in un contesto segnato dalla brutale aggressione russa.
L’iniziativa, promossa dall’ONG Consiglio per l’Autogoverno dell’Ucraina, dall’Ufficio del Commissario per i diritti umani della Verkhovna Rada (Parlamento ucraino) e dal MEAN – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, si è svolta nel quadro del convegno internazionale dal titolo: “Una società civile forte: la via per costruire una pace giusta in Europa”.
«La natura delle religioni – ha detto il Nunzio Apostolico in Ucraina, mons. Visvaldas Kulbokas – è quella di pronunciarsi contro la guerra e le sue uccisioni». Ma, ha ammesso il Nunzio, «non tutte le religioni e, all’interno della religione cristiana, non tutte le Chiese condannano la guerra. In alcuni casi si giunge perfino a giustificarla apertamente». Per questo riveste una particolare importanza che tutte le confessioni si ritrovino a pregare insieme per la pace, come avviene da due anni nella piazza Santa Sofia di Kyiv.
Un invito raccolto da Aider Rustemov, Gran Muftì della Crimea, già imprigionato dalle autorità russe per la sua fede: «Chi ha visto la guerra da vicino – ha detto – sa che cos’è la pace. Preghiamo Dio che ci dia la pace giusta».
Il vescovo Efrem, vicario della diocesi di Kyiv della Chiesa ortodossa ucraina, ha denunciato l’uso ideologico e strumentale che la Russia fa dell’Ortodossia, definendola una forma di “occupazione spirituale”. Ad essa si oppone la voce della società civile che, nelle parole del Nunzio Kulbokas, «è come una coscienza che non permette di cadere nella superbia e nella mentalità dittatoriale e che nello stesso tempo crea una rete di fratelli e sorelle che si rafforzano a vicenda».
Il ruolo delle confessioni religiose è essenziale per lo sviluppo di una tale società civile, come ha sottolineato Valery Werner, pastore della Chiesa ucraina dei cristiani evangelici, che ha elencato i numerosi interventi umanitari svolti dalle sue comunità, in particolare l’evacuazione di 160.000 persone minacciate dalle bombe russe.
La società civile ha dato un contributo di sangue e di resistenza enorme, come ha detto il direttore dell’Associazione delle città ucraine Oleksandr Slobozhan, denunciando il fatto che i russi hanno rapito e imprigionato 55 amministratori comunali senza alcuna ragione. Fondamentali risultano i rapporti di collaborazione tra comuni, anche a livello internazionale. Lo ha sostenuto anche la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, che ha partecipato alle missioni del MEAN in Ucraina.
Anche il mondo imprenditoriale, piegato dalle molte vittime e dai bombardamenti sulle infrastrutture energetiche e produttive, rappresenta una voce forte della resistenza e sta già pensando al dopoguerra. Lo ha dichiarato Anatolij Kinakh, presidente dell’Unione ucraina degli industriali ed ex Primo Ministro: «Se mancano le persone non possiamo sviluppare la nostra economia, ma soprattutto dobbiamo innovare la nostra industria per stare al passo con il resto del mondo».
La guerra ha perciò costretto la società civile ad un salto di maturità, ha affermato Serhiy Chernov, presidente del Consiglio per l’Autogoverno dell’Ucraina e principale organizzatore del convegno: «la società civile non è più un supplemento dello Stato, ma ne è una parte costituente».
Un tema ripreso anche da Angelo Moretti, portavoce del MEAN, che ha ricordato il ruolo centrale della società civile italiana, nata dalla Resistenza al nazifascismo e protagonista della costruzione della Costituzione repubblicana.
Lo sguardo si è quindi allargato al futuro dell’Europa. «Il sacrificio degli ucraini – ha detto l’europarlamentare Massimiliano Salini, vicepresidente del gruppo del Partito Popolare Europeo a Bruxelles – ci costringe a chiederci che cos’è e cosa vuole essere oggi l’Europa». La guerra in Ucraina cambierà l’intero continente. È giunto il momento – ha concluso Moretti – «di rimodellare sulle macerie delle bombe russe l’Unione Europea, così come sulle macerie di Roma si scrissero i trattati fondativi della Comunità continentale. I Corpi Civili di Pace, per i quali il MEAN si batte da anni, saranno uno strumento essenziale della nuova difesa comune europea. E potranno essere sperimentati proprio in Ucraina, nella tregua che tutti invochiamo al più presto».
DI NUOVO IN VIAGGIO PER KHARKIV
Comunicato stampa del 13 febbraio 2026
Non ci piace chiamarli “aiuti umanitari”, perché dà l’idea di assistenza ai bisognosi.
I nostri interlocutori non sono “bisognosi”, e non sono “una popolazione in difficoltà”. Sono Sergii, Mariia, Victor, Helena, Hanna … li conosciamo tutti, li sentiamo quasi ogni giorno (sia benedetto google translate!) e hanno tutta la nostra ammirazione. Sono sindaci e amministratori in zona di conflitto, sul confine nord orientale, che davvero combattono ogni giorno la loro guerra per alleviare le fatiche e le privazioni dei loro concittadini, sono maestre che inventano di tutto per garantire ai loro alunni il diritto allo studio e alla socialità (e ci mandano dei disegni bellissimi!), sono medici che vorrebbero moltiplicarsi per far fronte alle moltiplicate necessità di cura (noi conosciamo la sindrome da stress post traumatico dai film americani, ma dopo quattro anni di guerra questa è ormai un’emergenza angosciante in Ucraina).
Ecco allora che il carico partito oggi da Milano per Kharkiv, dopo la spedizione di metà dicembre, rappresenta una collaborazione almeno alla pari ed è esattamente composto a misura di chi lo riceverà.
Ci hanno chiesto generatori di corrente, perché missili e droni colpiscono con chirurgica freddezza le centrali elettriche e termiche per far guerra alla popolazione: ne abbiamo spediti undici, tra quelli che ci sono stati donati (dall’Ordine Secolare Francescano, da privati, dall’Associazione Amicizia Italia Ucraina di Cernusco, perché, grazie a Dio, non ci facciamo concorrenza) a quelli che siamo riusciti a comprare con le offerte ricevute.
Serve materiale igienico sanitario per il centro di transito per sfollati di Lozova e abbiamo raccolto, da donazioni, amuchina, saponi, lenzuola monouso, assorbenti, salviettine igieniche et similia.
Le associazioni sportive hanno bisogno di palloni da basket, calcio e pallavolo: in realtà, ci sono arrivate palle e palloni d’ogni tipo (Bonate Sopra ne ha raccolto nell’area bergamasca) e, nel dubbio, abbiamo imballato tutto quanto.
Una richiesta che ci ha sorpreso è stata quella di cibo per cani e gatti da lasciare nei rifugi. Come non ci avevamo pensato? Col gelo di questo inverno rigido non possono rimanere per strada, povere bestie. Ci ha pensato una scuola di Treviglio.
Da Mondovì è arrivato il materiale scolastico raccolto dagli studenti di un liceo, mentre direttamente da una fabbrica di Brescia (con un ordine costoso, per cui ancora si stanno raccogliendo fondi) il nostro tir ha caricato il primo lotto di reti antidrone che ci hanno richiesto da una scuola primaria di Kharkiv (per i Patriot ancora non ci siamo).
Non sappiamo se ci sia più da piangere o più da indignarsi al pensiero che dobbiamo mandare delle reti per proteggere i bambini sui banchi di scuola, ma è uno scandalo che va gridato, lo devono sapere tutti.
Tutto questo fa diciassette bancali di carico.
Una goccia nel mare, sappiamo, ma il valore aggiunto è quello della collaborazione, tra noi in Italia (senza dimenticare il prezioso supporto logistico di ARCA a Milano) e con la società civile ucraina, fatta di persone e associazioni che resistono, resistono, resistono.
Noi ci siamo.

