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AGGIORNAMENTO DEL 1 GIUGNO 2025 - IN QUESTO AGGIORNAMENTO RIPROPONIAMO UN ARTICOLO, DEL 17 AGOSTO 2024, DAL TITOLO: "TORNANO GLI EUROMISSILI E CI PREPARIAMO ALLA RESISTENZA" 

SEGUE UN ARTICOLO, ANCHE ESSO DATATO, DI OLGA KARATCH DAL TITOLO: "ARMI NUCLEARI IN BIELORUSSIA, COSA SAPPIAMO"

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Ecco come introduciamo, 1 giugno 2025, oggi l'articolo più datato, del 17 agosto 2024, a firma di Alfonso Navarra:

"Si direbbe che il mondo non impari mai. Ancora questioni di missili, di gittate che si allungano o si accorciano a piacimento, di testate che non si sa se sono piene di morte o solo di inganni. È come se il tempo non passasse mai per certa gente, sempre a rincorrere fantasmi di sicurezza con armi che promettono solo distruzione.

Trump, nel 2019,  ha tirato fuori gli USA da un trattato, quello sulle forze nucleari intermedie del 1987 (dai 550 ai 5.500 km), un patto, insomma. Per un missile, l'M729, una scusa come un'altra per non stare alle regole. E poi ci sono questi Iskander, che gli americani dicono arrivano lontano, ma chissà, la verità è sempre un po' piegata da chi la racconta.

Si parla di missili in Germania, ma non si sa bene se, alla lunga, porteranno morte nucleare o solo quella convenzionale. E gli esperti russi, con la loro calma, dicono che non è facile capirlo, distinguere una cosa dall'altra. È sempre la stessa storia: la sfiducia che cresce, uno che accusa e l'altro che nega, in un rincorrersi di bugie e mezze verità.

Noi, che la pace la vogliamo davvero, dovremmo dire basta a queste armi, tutte quante, senza stare a guardare quanto lontano arrivano. Perché in questa corsa al riarmo, uno dirà che il missile non si controlla, l'altro che non si capisce se è nucleare o no. Un balletto assurdo, che serve solo a nascondere la follia di chi costruisce queste macchine di morte.

Non dobbiamo stare a sentire chi ha ragione tra gli esperti dei complessi militari industriali contrapposti, se la NATO o i russi. Hanno torto tutti e due, non sui numeri o sui dati, ma sul fatto che preparare la guerra sia una soluzione. La deterrenza nucleare, la chiamano. Una parola che suona così bene, ma che è solo un genocidio programmato, una follia spacciata per garanzia di sicurezza.

Dovremmo mostrare le contraddizioni di questi Stati, di questi complessi militari che vivono di paura e di morte. Dobbiamo far vedere le loro assurdità, le loro paranoie, perché solo così si può capire che la loro logica è malata. L'importante è che la nostra voce sia chiara, indipendente, lontana da chi gioca alla guerra e spaccia la distruzione per pace.

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TORNANO GLI EUROMISSILI: E CI PREPARIAMO, PER L'INTANTO, AD AFFIANCARE IL MOVIMENTO DI RESISTENZA TEDESCO
di Alfonso Navarra - coordinatore dei Disarmisti esigenti - agosto 2024  (www.disarmistiesigenti.org)
Tornano gli "euromissili", dopo la disdetta, nel 2019, da parte della presidenza Trump, del Trattato che nel 1987 li aveva eliminati: questo il dato fondamentale di cui prendere coscienza nel suo significato e nelle sue implicazioni. E nell'obbligo di risposta cui ci chiama. Sullo sfondo delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente (e di tutti i conflitti armati purtroppo dimenticati) il rischio di escalation anche nucleare si fa molto concreto, distogliendo dalla collaborazione nella "terrestrità" indispensabile per affrontare i veri problemi dello stesso disarmo; e della crisi ecologica e sociale.
Quando si parla di "euromissili", sia dei "vecchi" di Cosimo, sia dei "nuovi" che la NATO, all'ultimo vertice di Washington del luglio 2024, ha ufficializzato di installare, per cominciare, in Germania, a partire dal 2026, ci si riferisce a sistemi d'arma armi, basati in Europa, di gittata intermedia, che, sia i "vecchi" che i "nuovi" Cruise, ed anche altre tipologie, non hanno propulsione nucleare.  Per i "nuovi", annunciati nel 2026 in Germania, si esclude, al momento, la testata nucleare, ma l'esperienza insegna che c'è poco da fidarsi della rassicurazione da parte dei potenti.

I termini che occorre preliminarmente chiarire, per evitare la confusione che sta circolando in alcuni articoli, sono quelli di "gittata" e "testata".

Per "gittata" si intende la capacità di percorrenza di un missile o di un sistema d'arma. I missili con testata nucleare possono essere a corto o medio o a lungo raggio. Quelli a corto raggio sono in genere definiti tattici, quelli a medio raggio sono "di teatro" (gli euromissili degli anni ottanta lo erano), quelli a lungo raggio sono strategici e attualmente balistici intercontinentali.

Per "gittata" in modo improprio si può anche intendere il tipo di propulsore, diciamo - per esemplificare grossolanamente - il motore. Attualmente sono in sperimentazione missili che hanno un motore nucleare. Una nave o un sommergibile possono essere a propulsione nucleare ma non essere armati nuclearmente, cioè non avere a bordo sistemi di lancio e relativi missili con testate nucleari.

Il Trattato INF (Intermediate Nuclear Forces) fu firmato l'8 dicembre 1987 a Washington tra USA e URSS e, come si è detto, portò all'eliminazione e distruzione di tutti i Cruise, Pershing-II e SS-20 nucleari, con gittata tra 500 e 5.500 Km (2.692 in tutto) avviando il cammino verso la fine della "Guerra fredda". I missili balistici intercontinentali hanno più di 5.500 km di gittata e, a differenza di quelli da crociera ("Cruise" in inglese), spinti da un motore per tutto il volo, seguono una traiettoria in base alle leggi della balistica: raggiungono dopo una breve spinta iniziale un'altitudine elevata e quindi ricadono sulla Terra...
La lotta agli euromissili a suo tempo, vale a dire negli anni Ottanta del secolo scorso, ha avuto vari aspetti e varie fasi, fino a conseguire una vittoria parziale. Il citato trattato INF che pose loro fine - riguardava, come si è accennato, missili NATO ma anche missili schierati nell'area del Patto di Varsavia.
Noi ne parliamo oggi, dopo decenni, con cognizione di causa, non per scienza infusa, perché abbiamo vissuto sulla nostra pelle, con carcere e con botte, da protagonisti, per merito, per scelta, ma anche per caso (come in tutte le vicende umane!), la lotta portata a suo tempo per opporsi alla loro installazione e al loro funzionamento. Ne parliamo come esempio della competenza sociale che nasce dall'impegno di base, da distinguere e valorizzare rispetto alle competenze professionali e accademiche.
La caratteristica dell'IPC (International Peace Camp) di Comiso, organizzante dall'estate 1982 attivisti stabilitisi in permanenza nella cittadina siciliana, che differiva dal CUDIP filosovietico, era quella di agire in un network internazionale che si batteva per lo smantellamento dei missili e il disarmo sia ad ovest che ad est, come poi i trattati internazionali - lo abbiamo ricordato - vennero a certificare. Ovviamente da antimilitaristi nonviolenti noi eravamo convinti che atti di disarmo unilaterale avrebbero favorito il disarmo generale. E il capo dell'URSS Gorbaciov attuò proprio questa strategia per innescare il più grande disarmo della storia. Gli euromissili in occidente erano i Tomahawk Cruise, dispiegati prima a Comiso, poi anche in altre località europee, tra cui Greenham Common in Gran Bretagna, e i Pershing-II di Mutlangen in Germania.
La lotta in una prima fase fu caratterizzata in Italia da grandi manifestazioni di massa sia a Roma (il 24 ottobre 1981!) che in Sicilia (nell'aprile del 1982). Poi vi fu la fase dei blocchi nonviolenti di massa a Comiso (l'IMAC del 1983). I tentativi di non collaborazione attiva a livello locale e le iniziative contro gli espropri da cui derivò la campagna del metro quadro di pace: acquisto della Verde Vigna e di altri 3 terreni attaccati al "Magliocco" (così si chiamava la base di Comiso, ex aeroporto militare fascista) che fu riattivato e ospitò i 112 Cruise nucleari assegnati all'Italia.

Infine vi è stata la fase finale, il network internazionale per il Cruisewatching che aveva di fatto come punto di riferimento centrale il campo femminista di Greenham Common, a circa 100 km da Londra. 
 
Spieghiamo più in dettaglio il Cruisewatching,  questa pratica di disobbedienza civile di massa volta a vanificare il principale vantaggio tecnico del sistema d'arma nucleare Cruise Tomahawk: il potere essere lanciato quasi rasoterra da punti non individuati e quindi, sfuggendo ad avvistamenti satellitari e radar, impiegabile in strategie di "first use nucleare".  

Mentre in Italia il movimento mollò la presa (tranne pochi "pazzi" irriducibili a Comiso e in Sicilia, tra i quali lo scrivente) nel resto d'Europa si continuò con l'azione diretta e la disobbedienza civile, dando di fatto una mano alla strategia pacifista di Gorbaciov, che - come si è accennato - era anche basata su misure unilaterali di disarmo da parte sovietica. Che poi l'Urss successivamente sia crollata e abbia interrotto vari percorsi di democratizzazione e ristrutturazione sociale questo è un altro paio di maniche...
 
Gli euromissili della Guerra Fredda - 112 Cruise allora sicuramente con testata nucleare, montati sui camion TEL (trasportatori elevatori lanciatori) - furono effettivamente schierati e la base militare che li ospitò (il Magliocco di Comiso) fu effettivamente costruita, per lo più da manodopera locale ragusana. Ma noi permanenti non ci arrendemmo e lavorammo dall'inizio del 1984 in poi a ostacolare le esercitazioni mensili dei convogli con i TEL, partenti da quella base, che si addestravano alla guerra nucleare limitata in Europa: la Sicilia faceva da "pagliaio" per l'ago dei missili che dovevano nascondersi, lo si è anticipato, in punti di disseminazione segreti. Noi riuscivamo a individuare alcuni di questi punti inseguendo, con opportuni accorgimenti (ma bastavano le bici!), i convogli dei missili per strada. Avevamo acquistato, con la campagna del metro quadro di pace, la terra accanto alla porta principale del Magliocco (la "Verde Vigna"), quindi sentivamo quando i missili uscivano di notte, i militari non potevano imbrogliarci!

(Sul Cruisewatching in Europa e in Italia ho recentemente - 12 luglio 2024 -  tenuto un incontro  organizzato dalla Wilpf Italia a Roma presso la Città dell'utopia. L'iniziativa è stata registrata ed è anche visionabile su Radio Nuova Resistenza. Qui il link della registrazione.
Scrivete comunque ad alfiononuke@gmail.com).

La lotta contro i nuovi euromissili, che non sono solo NATO, dovrà mantenere questa proiezione politico-organizzativa est-ovest verso il disarmo generale. Ed anche il principio del disarmo unilaterale come propulsore di accordi pacifici e di pace, con relativa messa in campo di disobbedienze civili e azioni dirette a livello locale. Nei nuovi euromissili ad ovest il territorio di partenza è la Germania ed è dai movimenti tedeschi che dobbiamo aspettare degli input per la solidarietà concreta. Così come pacifisti tedeschi e europei (e da tutto il mondo) scesero a Comiso, allo stesso modo molti di noi dovranno recarsi ad affiancare le lotte in Germania.

Ad Est, lo sostiene la NATO, forse ci sono già euromissili russi con testata nucleare installati in Russia e in Bielorussia. Anche con questa lotta bielorussa dobbiamo essere collegati possibilmente con un aggancio alla campagna Object war che riguarda il diritto alla obiezione e l'obiezione alle guerre che stanno montando sia sul territorio ucraino (di fatto una guerra NATO Russia) sia in Medio Oriente...
 

Riepilogando, per quanto riguarda la prima risposta di movimento in Italia da dare alla decisione USA e NATO (quindi UE) di reinstallare gli euromissili a partire dalla Germania (edulcorata con la inattendibile rassicurazione che nel 2026 saranno privi di testate nucleari), ecco ora sotto esposte, in modo più schematico, le condizioni che, per un movimento di opposizione intelligente, cioè nonviolento, riteniamo garantiscano correttezza di impostazione e serietà di risultati del percorso.

1) Lo si è già detto e lo si ribadisce: così come Comiso fece da battistrada nella mobilitazione europea dal 1981 al 1987 , oggi questo ruolo spetta al movimento tedesco, che è quello che deve reagire al primo impatto diretto della decisione e mettere in campo la forza di resistenza più intensa e massiccia.

2) I VIP televisivi e le personalità famose è meglio che si accodino agli appelli lanciati dagli attivisti dei movimenti, in questo caso si tratta di aspettare input dalla Germania, perché - per citare uno tra i tanti motivi - non saranno sicuramente questi personaggi a sdraiarsi davanti alle ruspe che porteranno avanti i lavori di costruzione delle strutture militari. Un eventuale loro ruolo sta nell'appoggiare i movimenti di lotta, non nel lanciare mobilitazioni cui poi non parteciperanno in prima persona. E si sta parlando della resistenza nonviolenta seria, quella basata sulla continuità dell'azione diretta e della disobbedienza civile, non delle passeggiate una tantum che lasciano il tempo che trovano. Anche su questo punto Comiso docet.

3) Questa mobilitazione comunque è meglio sia inquinata il meno possibile dall'intervento strumentale delle forze e dai soggetti che parlano di pace all'opinione pubblica e poi al dunque avallano con il voto o le pilatesche astensioni le decisioni istituzionali di guerra. Non possiamo infatti ignorare ciò che legittima e muove la macchina amministrativa pubblica, cioè gli apparati che organizzano in direzione attuativa ben precisa centinaia di migliaia di pubblici funzionari.

E' fondamentale, sulla base dei fatti, allora sapere in una lotta di chi ci si può fidare pienamente e di chi no. Lo abbiamo già scritto in un nostro comunicato datato del luglio scorso:

"Attualmente rispetto a questa possibile escalation nucleare annunciata la sensazione è che manchi persino la consapevolezza della gravità della scelta della NATO di fatto in guerra con la Russia. Un movimento pacifista che non abbia i terminali capaci di captare i nuovi segnali di guerra è un movimento che arretra nella sua funzione primaria: quella di individuare con prontezza il pericolo e di elevare nell'opinione pubblica la percezione del rischio. È necessario, allora, recuperare prontezza e capacità di comunicazione, nel segno della forza della verità.

Noi Disarmisti esigenti per l'intanto non aspettiamo le scadenze rituali che ci chiudono nel ghetto dei comportamenti ovvi e prevedibili, per quanto a volte massivi e falsamente rassicuranti. Ecco perché abbiamo chiamato, "novelli Diogene", a presidiare, a Strasburgo, l'insediamento del nuovo Parlamento europeo (Decima legislatura), quello che il 18 luglio ha votato Ursula Von der Leyen presidente della Commissione UE sulla base di un discorso programmatico in cui la guerra è costituente. Puntiamo gli occhi su Strasburgo anche per rilevare un minimo di coerenza tra il voto chiesto contro la guerra e il comportamento degli eletti."...

La nostra voce potrà farsi sentire con forza e all'unisono con un movimento internazionale, partito dalla Germania, dando concretezza e da subito affidabilità per una lotta di popoli europei contro un riarmo che richiama la dimensione nucleare, al di là delle rassicurazioni fuorvianti, che, oggi più di ieri, se imboccato, (si pensi solo alle innovazioni tecnologiche: velocità ipersoniche, miniaturizzazione, uso dell'intelligenza arificiale), può sfuggire ad ogni controllo e sfociare in un terribile e irrimediabile Olocausto.

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In questa pagina, con vario materiale, affrontiamo il problema del ritorno degli euromissili in Europa, sia ad EST, con le testate russe in Russia e Bielorussia, sia ad Ovest, con i nuovi Cruise (all'inizio convenzionali) che saranno installati in Germania nel 2026 in seguito ad un accordo con gli USA del governo Scholz (appena mandato a casa dagli elettori il 23 febbraio), recepito dalla NATO.

Su questa problematica cominciamo, tratta dal sito internazionale della Campagna ICAN, con la descrizione fornita da Olga Karatch sulle armi nucleari russe in Bielorussia. L'articolo, che va aggiornato, riassume il contesto storico, l'attuale situazione politica e i preparativi pratici e logistici per lo stazionamento, il trasporto, lo stoccaggio e lo stazionamento di armi nucleari in Bielorussia, una decisione che - a giudizio della fondatrice di Our House - e a nostro giudizio -  ha gravemente compromesso la sicurezza dei bielorussi, nonché dei cittadini europei e del mondo.

Il tipo di missili citati da Olga nel suo articolo - e gli altri in arrivo secondo gli annunci di Putin e Lukashenko - sono collegabili alle escalation nucleari per intrinseche caratteristiche tecniche e per la dottrina militare russa. La Russia prevede nella dottrina militare l’uso di armi nucleari tattiche in caso di minaccia esistenziale o (paradossalmente) per "de-escalation" di un conflitto, suggerendo che questi missili potrebbero essere usati in una fase iniziale di una guerra limitata. 

La posizione di questi missili in Bielorussia permette di colpire rapidamente obiettivi in Polonia, Germania e nei paesi baltici, attaccando l'equilibrio del potere militare con la NATO. Il posizionamento di tali sistemi aumenta il rischio di errore di calcolo o risposta anticipata da parte della NATO.

In sintesi, non è in gioco solo la sicurezza dei bielorussi, ma la sicurezza di tutti noi europei (e non solo!), perché la questione dei nuovi euromissili è la questione dello scenario di una guerra nucleare limitata in Europa (al "teatro semicontinentale europeo", per essere tecnicamente più precisi); uno scenario  che ridiventa attuale, dopo essere stata praticamente chiusa dagli accordi INF (Forze nucleari intermedie) del 1987, frutto anche della ondata di mobilitazioni che ebbe in Comiso la sua città simbolo.

La  "condivisione nucleare NATO" si basa su concetti speculari, il primo uso dell'arma nucleare è organico a questa dottrina di impiego

La vicenda dei missili "occidentali" annunciati per la Germania in risposta ai missili russi in Russia e Bielorussia (e nell'enclave russa di Kaliningrad) evoca il parallelo storico della crisi degli euromissili degli anni '80, quando l’URSS e la NATO dispiegarono missili a corto e medio raggio in Europa, aumentando il rischio di uno scontro nucleare. Come allora, una grande ondata di mobilitazione popolare dal basso, sia ad Est che a Ovest, con l'obiettivo preciso della denuclearizzazione europea, può invertire la tendenza al riarmo e alla guerra.

Fu proprio Trump a disdire, nel 2019, gli accordi del 1987 tra Reagan e Gorbachev sui missili a medio raggio (dai 500 ai 5.500 km); ed ora, rieletto, propone un accordo a tre, includente la Cina, non solo la Russia. E' la "NUOVA YALTA", un contesto, non attinente alle sole armi nucleari, in cui è ovvio che non ci riconosciamo valorialmente e strategicamente. Va anche detto però che la logica di spartizione delle sfere di influenza, subentrata al "chicken game", presenta delle opportunità da saper cogliere in quanto pacifisti seri e non ideologici quali presumiamo di essere. 

Il Trattato di proibizione delle armi nucleari - TPNW, giunto alla sua terza riunione (3MSP appunto), quella che vede adesso la nostra partecipazione attiva, proibisce non solo l'uso o la minaccia di uso di armi nucleari, ma anche il loro stesso possesso.
Anche gli Stati dotati di armi nucleari possono concordare, in conformità con il "percorso umanitario" emerso nel TPNW, che le conseguenze catastrofiche di uno scontro "atomico" di missili e quanto altro debbano essere prevenute. Questi Stati, al di là della crisi in Ucraina, possono benissimo impegnarsi a ridurre i rischi nucleari: non devono verificarsi situazioni in cui si presenti la possibilità di usare armi H. Ciò è del tutto nel loro interesse.
Le organizzazioni della società civile, nell'agosto 2022, all'ultima revisione del Trattato di non proliferazione TNP (un trattato distinto e separato dal TPNW, va sempre precisato ai nuovi attivisti che si accostano alla materia), hanno fatto pressione sulle potenze nucleari: non dovrebbero mai essere le prime a lanciare un attacco nucleare, adottando così il principio del "No First Use" - NFU.
La suddetta conferenza ONU di revisione del TNP ha fornito un feedback anche se non ha approvato un documento finale. Questo disaccordo non significa che gli obblighi stabiliti nell'articolo VI del Trattato ("noi potenze nucleari ci impegniamo a trattare e conseguire il disarmo nucleare") non siano più validi. E in effetti la Campagna NFU ha una base da cui partire: la dichiarazione congiunta emessa a gennaio 2022 dai leader di Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina, che afferma che "una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta".
Quanto alla potenza che, anche sotto pressione popolare, può prendere l'iniziativa, possiamo pensare alla Cina, attualmente la meno ostile alla via umanitaria e l'unica ad aver adottato la NFU nella postura nucleare, e lo spieghiamo nel nostro working paper.
Possiamo indicare, come primo sostenitore di questa idea della NFU, il fisico Joseph Rotblat, l'obiettore di coscienza del Manatthan Project, per molti anni presidente del movimento PUGWASH. A suo avviso, la Campagna per un NFU sarebbe stata il passo più importante verso l'abolizione totale delle armi nucleari: Rotblat ha chiesto la creazione di un trattato a tal fine. Ciò che possiamo proporre in modo più esteso e specifico è - sotto il controllo dell'AIEA - l'indicazione di misure di riduzione del rischio che accompagnano la dichiarazione congiunta della NFU da parte delle potenze nucleari: de-alerting, separazione delle testate dai loro vettori, riduzione e riqualificazione del personale e divieto di utilizzo dell'AI.

Abbiamo infine altri due altri percorsi strategici, che si aggiungono ad ICAN da collegare al NFU, da avviare e perseguire: quello che potremmo chiamare Helsinki 2 e il progetto di Costituzione della Terra. Di essi parliamo in modo più esteso e approfondito in altre sezioni del nostro sito web.

ARMI NUCLEARI IN BIELORUSSIA: COSA SAPPIAMO  di Olga Karatch*

  • Olga Karach is a Belarusian Human Rights Defender and a leader of the Human Rights Advocacy Organisation Our House.

Dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991, un numero significativo di armi nucleari è rimasto sul territorio della Bielorussia, così come in altre repubbliche post-sovietiche: Ucraina e Kazakistan. Essendo diventata uno Stato sovrano, la Bielorussia si è trovata di fronte a una scelta difficile: mantenere le armi nucleari sul suo territorio o trasferirle alla Russia e aderire al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP) come paese libero dalle armi nucleari.

In quel momento storico, la Bielorussia ha fatto la sua scelta.

21 anni fa, il 22 luglio 1993, la Repubblica di Bielorussia ha aderito al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP). Dopo aver firmato nel 1992, insieme al Kazakistan e all'Ucraina, il protocollo di Lisbona al trattato del 1991 tra l'URSS e gli Stati Uniti sulla riduzione e la limitazione delle armi offensive strategiche (START), la Bielorussia si è impegnata ad aderire al TNP come Stato non dotato di armi nucleari ed è diventata parte a pieno titolo del trattato fino alla sua scadenza nel dicembre 2009. La Repubblica di Bielorussia è diventata il primo Stato a rinunciare volontariamente alla possibilità di possedere armi nucleari rimaste dopo il crollo dell'URSS senza alcuna precondizione o riserva. Il ritiro delle armi nucleari dal territorio del paese è stato completamente completato nel novembre 1996.

Accogliendo con favore l'adesione della Bielorussia al TNP come Stato non dotato di armi nucleari, il Regno Unito, la Russia e gli Stati Uniti hanno fornito alla Bielorussia garanzie di sicurezza, registrando i loro impegni nel Memorandum di Budapest del 5 dicembre 1994.

Queste garanzie, tuttavia, erano politiche piuttosto che giuridicamente vincolanti, cosa che è stata successivamente criticata, soprattutto dopo gli eventi in Ucraina nel 2014 e l'annessione della Crimea da parte della Russia, e poi la fase attiva della guerra in Ucraina a partire dal febbraio 2022. La Bielorussia è stata coinvolta in questa guerra nel ruolo di "alleato ibrido" di Vladimir Putin e grazie ad Alexander Lukashenko, che ha detenuto il potere con la violenza e il terrore durante la rivoluzione bielorussa del 2020 con il sostegno di Mosca.

Il 27 febbraio 2022, cinque giorni dopo l'invasione russa dell'Ucraina, Alexander Lukashenko ha indetto un referendum in Bielorussia per cambiare lo status di paese libero dal nucleare della Bielorussia e modificare la Costituzione, rimuovendo dall'articolo 18 la frase "La Repubblica di Bielorussia mira a rendere il suo territorio una zona denuclearizzata e lo Stato uno Stato neutrale".

Vladimir Putin ha dichiarato in un'intervista del 25 marzo 2023 che la Russia intendeva schierare armi nucleari tattiche sul territorio della Bielorussia. Allo stesso tempo, sono state annunciate informazioni sul completamento della costruzione di un impianto di stoccaggio per testate nucleari in Bielorussia. Nel 2023, la Russia ha immediatamente e ufficialmente iniziato a schierare armi nucleari tattiche (TNW) sul territorio della Bielorussia. Il ministero degli Esteri cinese ha reagito ai piani del Cremlino e si è opposto al dispiegamento di armi nucleari russe sul territorio della Bielorussia. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning ha espresso "grande preoccupazione" per i rischi della proliferazione nucleare in Bielorussia.

Il 25 maggio 2023, Viktor Khrenin, capo del ministero della Difesa del regime di Lukashenko, e il suo omologo russo Sergei Shoigu hanno firmato un accordo sullo stoccaggio di armi nucleari russe in Bielorussia, come ha spiegato lo stesso Khrenin, e successivamente Lukashenko, «in condizioni di mancato rispetto delle garanzie di sicurezza fornite alla Repubblica di Bielorussia nel Memorandum di Budapest del 5 dicembre, 1994.’

On June 13, 2023, Belarus' Alexander Lukashenko said that he himself had asked Vladimir Putin to “return nuclear weapons to Minsk” and that he was ready to use them “without hesitation in case of aggression against Belarus”, which indicates the actual transfer of nuclear weapons to the operational control of Belarus. CIS Secretary General Sergei Lebedev, however, spoke of a ‘double nuclear button’ when the decision to use TNWs would be made by two states.

In an interview with Russian propagandist Olga Skabeeva on Tuesday, June 13, 2023, Alexander Lukashenko also said: “No one has ever fought against a nuclear country, a country possessing nuclear weapons. We received missiles and bombs from Russia. The bomb is three times more powerful than in Hiroshima and Nagasaki. It will kill under a million people at once”.

TNWs deployed in Belarus probably include nuclear warheads for Iskander-M missile systems and aerial bombs for Su-25 and Su-30 fighters. These systems can hit targets at a distance of up to 500 kilometres. They can carry special warheads - nuclear warheads with a yield of 5 to 50 kilotons. The second element of Russian nuclear weapons are free-fall nuclear bombs for SU-25 attack aircraft. These are small calibre bombs, their yield is unlikely to exceed 15-20 kilotons, and their combat radius is within 350-360 kilometres.

On June 16, 2023, the Russian side officially confirmed the beginning of the transfer of nuclear warheads to Belarus. Lukashenko said that the weapons are already in the country, although the exact number and location of warheads remain secret. At the same time, Russia has retained full control over the nuclear warheads, even despite their deployment in Belarus, although Vladimir Putin has repeatedly emphasised. This is in line with international practice, according to which nuclear powers do not transfer control over weapons to third countries.

On May 7, 2024, Alexander Lukashenko announced an immediate check of the combat readiness of nuclear assets deployed in Belarus. According to the Ministry of Defence in Minsk, a division of the Iskander operational-tactical ballistic missile system and a squadron of Su-25 aircraft were put on alert. It was reported that ‘the whole range of actions, from planning and preparation to strikes with tactical nuclear weapons’ would be tested. Lukashenko himself said that ‘non-strategic nuclear weapons in Belarus are weapons of deterrence and defence.’

According to the Community of Railwaymen of Belarus, according to the original Russian-Belarusian plans, the import of TNW components by railway was to be carried out in two stages: in June 2023 and in November 2023. During these phases, a total of 32 wagons with TNW components and their escort were to be delivered. But in addition to that, another 18 different special-purpose and escort wagons were additionally planned and delivered to Belarus.

For example, some parts, components and equipment related to this type of weapon were delivered to the Prudok station(Vitebsk branch of BZhD) to military unit 94017 (2631 I aviation base of missile armament and ammunition) under the first delivery phase as early as June 2023. As we can see, Prudok is the place where nuclear weapons are delivered to the territory of Belarus, from where they will be further redistributed to storage sites in the territories of special military units, depending on their type.

In addition to the initial delivery and redistribution of nuclear warheads, Prudok station and Troop 94017 (2631 I Missile and Munitions Air Base) serve as a training base for unloading/loading, security, and routine maintenance. These facilities have previously been used by the military, together with railway workers, to practice specialised skills in working with specialised equipment. At the same time, secret railway communication points (SRCPs) were trained, one of which is located under the building of the children's health camp in Lettsy (Vitebsk branch of the Belarusian railway).

In addition, Belarus continues the delivery of Iskander-M operational-tactical missile systems. The warhead of the missiles of this complex can be equipped with tactical nuclear charges, among other things.

To maintain maximum secrecy, TNW units are delivered in small groups of 3-6 wagons with a separate locomotive. At the same time, the number and index assigned to such a train at the initial station are changed before it passes the junction points between different railways both on the Russian Railways network and before crossing the Russian-Belarusian border. Thus, when departing from a Russian Railways station, a train with special wagons changes its number and index when crossing the border with the Moscow railway and before arriving at the first freight station on the territory of Belarus. At each such change of number and index, the train's station of departure (destination) is also changed.

There were other shipments of TNW components. From September 15 to 24, 2023, during which time a total of 26 wagons, both loaded directly with TNW components and intended for the transportation of personnel, escort and cover wagons, were transported from the stations of Russian Railways Cheboksary (Gorkovskaya Railway) and Potanino (South Ural Railway) to Belarus. The destination station of the wagons was the same Prudok (Vitebsk Branch of the Belarusian railway - NOD-6).

In 2024, Russian arms and ammunition were delivered from Russia to Belarus for about 9 months. One of the destinations was again the same Prudok station (Vitebsk branch of the Belarusian railway - NOD-6), which has a branch to the access roads of military unit 94017 of the RB MoD (2631st air base for storage of missile weapons and ammunition).

According to railway officials, In June-August 2024, a total of 49 wagons were delivered by railway to the above-mentioned aviation arsenal, of which 6 covered wagons were intended for the passage of persons accompanying the cargo, and, respectively, 5 covered wagons and 38 gondola cars, the cargo of which corresponded to the 1st class of danger - explosive materials. The estimated weight of the delivered cargo (missile weapons) is about 1,100 tonnes.The community of railway workers of Belarus believes that all this cargo is somehow connected with Russian tactical nuclear weapons in Belarus.

In addition, the Belarusian railway is carrying out so-called ‘personnel purges’. Any suspicion of disloyalty to the current regime will result in the immediate dismissal of any railway worker, regardless of his or her value. Even those railway workers who signed in favour of nominating candidates alternative to Lukashenko were dismissed.

In the end, it can be said that the Belarusian railway has carried out almost all preparatory work aimed at ensuring the safety and secrecy of the transport of tactical nuclear weapons from Russia to Belarus.

Conclusion

The deployment of Russian tactical nuclear weapons in Belarus has heightened military tensions in the region and increases the risks of military escalation. For Belarus, this decision has brought more threats than benefits: the country has found itself in the position of a ‘hostage’ of Russia's nuclear strategy, which undermines its independence and security. To Belarus, nuclear weapons do not offer security - they serve as tools of Russian coercion, perpetuating intimidation and reinforcing colonial hierarchies rather than fostering stability. The only way to ensure sovereignty, security, and a commitment to peace is for Belarus to join the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons (TPNW). This treaty provides a clear and unequivocal prohibition of the transfer, storage, or stationing of nuclear weapons and would break us free from cycles of domination and threats, and would build a foundation for Belarus re-entering the international stage as a non-nuclear weapon state.

 

 

 

 

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