
DISONORARE LA GUERRA
INCONTRO ONLINE CON MARCO DERIU E MASCHILE PLURALE: PROPOSTE PER UNA MASCHILITA' DI PACE
DOMENICA 12 LUGLIO DALLE ORE 18:00 ALLE ORE 20:00 SU PIATTAFORMA ZOOM. ECCO IL LINK PER PARTECIPARE:
https://us06web.zoom.us/launch/edl?muid=b6722eca-1bff-4b0a-b8b9-961e2b4cac76
Secondo l'associazione MASCHILE PLURALE, che cura il libro ospitante numerosi interventi, "contrastare la cultura della guerra non significa solamente opporsi all’effettivo impiego delle bombe, dei missili, alla coscrizione; ma contestare l’intero orientamento di una società verso la militarizzazione e la normalizzazione della guerra come strumento di gestione dei conflitti. Significa confliggere con l’immaginario del “future warrior”, del soldato-macchina che è al centro non solo dei film ma anche dei laboratori militari. All’idea di un corpo-arma, vogliamo opporre invece l’immagine di un corpo maschile aperto, sensibile, empatico e accogliente, e con esso l’idea di un maschile accudente, capace di prendersi cura dei bambini, dei malati, degli anziani, come di piante, animali, contesti viventi. L’obiezione di coscienza che ci riproponiamo dunque non è solo alla leva militare ma alla militarizzazione dell’uomo, della società, del pianeta".
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Il 12 luglio i DISARMISTI ESIGENTI hanno concordato un incontro online con MARCO DERIU, di maschile plurale. Cade di domenica e intendiamo discutere dalle ore 18:00 alle ore 20:00. Anche noi pensiamo che al modello maschile del "guerriero", che oggi sempre di più viene esteso anche alle donne, vada sostituito il modello umano dell'"I CARE", che è stato caldeggiato e messo in pratica da ML King Jr. e Don Lorenzo Milani. Pensiamo a un "maschio" che si prende cura, amorevolmente, delle altre persone, dell'umanità e della Terra.
Ecco un approfondimento strutturato, pensato per sostenere il nostro incontro del 28 giugno con Marco Deriu e per dare spessore teorico‑politico alla possibile convergenza tra Maschile Plurale e Disarmisti Esigenti.
1. Il nodo politico: la guerra come cultura, non solo come evento
La tesi di Maschile Plurale è, a nostro parere, radicale e necessaria:
la guerra non è solo un fatto militare, ma un orientamento complessivo della società, un immaginario, una pedagogia quotidiana.
Questo implica almeno tre livelli di analisi:
Livello materiale: investimenti, eserciti, armi, basi, filiere industriali.
Livello simbolico: narrazioni eroiche, estetica del combattente, retorica del sacrificio.
Livello antropologico: un modello di soggettività – soprattutto maschile – costruito sulla durezza, la competizione, la disponibilità alla violenza.
Contrastare la guerra significa dunque disarmare l’immaginario, non solo gli arsenali.
2. Il “future warrior”: un archetipo che colonizza il presente
Il “soldato‑macchina” evocato da Maschile Plurale non è solo un personaggio cinematografico: è il prodotto di una convergenza tra tecnologia, industria bellica e cultura pop.
Caratteristiche dell’archetipo:
corpo addestrato a non sentire;
emozioni ridotte a ostacolo;
obbedienza come virtù;
identità definita dalla capacità di infliggere danno;
fusione tra umano e apparato tecnico.
Questo modello non riguarda più solo gli uomini:
la militarizzazione dell’immaginario femminile – soldatesse iperperformanti, “girlboss” armate, empowerment come potenza offensiva – mostra che il problema non è solo il genere, ma la logica in sé del potere che si evolve in "potenza".
3. La proposta alternativa: un corpo maschile aperto, sensibile, accudente
Qui si apre, forse, il terreno comune tra Maschile Plurale e Disarmisti Esigenti.
L’idea è semplice e rivoluzionaria:
la pace non è un’astrazione, ma un modo di stare al mondo con il proprio corpo.
Un corpo:
che sente;
che accoglie;
che si prende cura;
che non teme la vulnerabilità;
che non confonde forza con dominio.
È un rovesciamento antropologico:
dal corpo‑arma al corpo‑relazione.
4. L’obiezione di coscienza come pratica esistenziale
Maschile Plurale parla di un’obiezione di coscienza non solo alla leva, ma alla:
militarizzazione dell’uomo;
militarizzazione della società;
militarizzazione del pianeta.
Questo amplia la tradizione dell’obiezione di coscienza italiana (Capitini, Milani, Pietro Pinna, Langer) verso una dimensione ecopolitica:
non rifiuto solo il fucile, ma il paradigma che trasforma tutto – corpi, territori, economie – in strumenti di guerra.
5. Il ponte con “I CARE”: King e Don Milani
Qui la nostra proposta potrebbe entrare in risonanza profonda con MASCHILE PLURALE.
“I CARE” non è uno slogan: è un modello di umanità.
Per King e Milani:
la cura è responsabilità;
la cura è giustizia;
la cura è resistenza;
la cura è politica.
Un “maschio che si prende cura” non è un maschio addomesticato:
è un maschio liberato dalla necessità di dimostrare virilità attraverso la forza muscolare o delle armi.
È un soggetto capace di:
proteggere senza dominare;
educare senza punire;
difendere senza distruggere;
amare senza possedere.
6. La tensione verso una convergenza strategica per il nostro incontro del 28 giugno
Per l’incontro con Marco Deriu, possiamo strutturare il dialogo su tre assi:
A. Antropologia della pace
Come si costruisce un corpo non militarizzato?
Quali pratiche quotidiane disinnescano la logica del “guerriero”?
B. Politica della cura
Come trasformare “I CARE” in un principio organizzativo dei movimenti?
Quali politiche pubbliche incarnano un maschile accudente?
C. Immaginario e comunicazione
Come raccontare un maschile nonviolento senza cadere nel moralismo?
Quali simboli, narrazioni, immagini possono sostituire il “future warrior”?
7. Ecco una sintesi possibile per fare eventualmente emergere una formula condivisa:
Disarmare la guerra significa disarmare il modello umano che la rende possibile.
La pace nasce da corpi miti ma consapevoli che si prendono cura, non da corpi aggressivi che si preparano a colpire.
L’alternativa al guerriero non è il debole, ma il responsabile.
L’alternativa alla forza non è la resa, ma il conflitto nonviolento e la cura.
8. Una domanda per avanzare insieme
Per preparare al meglio l’incontro, proponiamo una domanda strategica:
Quale immagine concreta – simbolica o narrativa – potrebbe rappresentare il “maschile accudente” che vogliamo proporre come alternativa al modello del guerriero?
Scrivere a: coordinamentodisarmisti@gmail.com
