https://www.disarmistiesigenti.org/2026/07/03/spadaesigillo/

Il saggio di Alberto Sciortino, "LA SPADA E IL SIGILLO", pubblicato da poco per i tipi di Scienze e Lettere (aprile 2025), lo proponiamo come materiale preparatorio all'incontro online del 12 luglio sulle maschilità alternative di pace, perché ci aiuta ad affrontare con gli strumenti della moderna scienza antropologica il legame tra guerra e patriarcato e perché può offrire una base non effimera al proposito di sperimentare modelli di maschilità non ritagliati sulla figura egemone del "guerriero/soldato"...
E' il tema dell'incontro che - da disarmisti esigenti per la nonviolenza poietica e la terrestrità, con l'Associazione Maschile plurale- abbiamo organizzato domenica 12 luglio 2026, dalle ore 18:00 alle ore 20:00, sul libro "DISONORARE LA GUERRA", curato dalla citata Associazione ed edito da Multimage.
Ecco il link per partecipare all'incontro del 12 luglio su piattaforma Zoom:
https://us06web.zoom.us/launch/edl?muid=b6722eca-1bff-4b0a-b8b9-961e2b4cac76
Qui potrebbe si aprirsi anche una altra questione foriera di innumerevoli controversie: quali sono i rapporti tra il marxismo storico e il femminismo storico 68ino? Oggi l'attualità impone in aggiunta un dibattito sui rapporti più che problematici tra questo femminismo (ad esempio il "pensiero della differenza") e il nuovo trans-femminismo.
L’incontro del 12 luglio con Maschile Plurale, associazione che nasce dal cortocircuito tra Libreria delle Donne e crisi del maschile, è il posto giusto - crediamo - per tirare fuori un "campo di battaglia teorico" attualissimo: guerra → proprietà → patriarcato → maschilità egemone.
Il confronto con la scienza dell'antropologia culturale più moderna, potrebbe servire come bussola per dare ordine ai vari piani di ragionamento che si aprono.
1. Marxismo storico vs Femminismo storico: il cortocircuito sull’origine
Marxismo classico: Engels in L’origine della famiglia liquida tutto in 2 passaggi. Prima c’è il matriarcato “comunista”, poi con l’allevamento → surplus → proprietà privata → “grande sconfitta storica del sesso femminile”. Il patriarcato è un sottoprodotto dell’economia. La guerra? Epifenomeno.
Femminismo storico anni ’70: si opera un ribaltamento: non è l’aratro che fa il patriarca, è il controllo del corpo delle donne. La prima accumulazione è quella dei ventri. La prima recinzione è quella sul lavoro riproduttivo. La guerra serve a catturare donne, non solo terre.
Dove sta la scienza antropologica contemporanea? Vicinissimo al femminismo materialista, ma con una correzione: il primum non è né l’aratro né l’utero. È la spada. La guerra crea sia la proprietà della terra sia la proprietà delle donne. Il patriarcato e la proprietà privata sono gemelli: nascono dallo stesso atto di conquista. Quindi l'antropologia moderna dà torto a Marx/Engels e offrirebbe una sponda al femminismo, ma toglierebbe al femminismo il primato del “corpo”: il corpo diventa preda perché c’è già una logica di bottino.
Queste ipotesi potrebbero servire con Maschile Plurale: se il patriarcato nasce con la guerra, allora decostruire il maschile = decostruire il guerriero. Non basta “essere più gentili ed accudenti”.
2. Femminismo post '68 vs transfemminismo: la nuova faglia
Qui il nodo è: cos’è “donna” se la spada può essere in mano a una regina della Ur sumerica, come suggeriscono le ultime scoperte archeologiche? Femminismo della differenza della Libreria: la differenza sessuale è originaria, irriducibile. Il simbolico maschile è legato alla spada, quello femminile alla relazione, al partire da sé. Da qui la scommessa politica: sottrarsi alla logica guerriera. Transfemminismo: decostruisce il binario sesso/genere. Se il potere è performativo, allora anche la “spada” lo è. Una regina di Ur o una premier che manda armi smontano l’equazione donna = pace. Il nemico non è il “maschile”, ma la struttura di dominio, chiunque la agisca. Un possibile cortocircuito per l'incontro del 12 luglio: Maschile Plurale nasce e ruota sulla Libreria delle donne, quindi dentro il femminismo della differenza. Ma oggi deve parlare a ragazzi che hanno come riferimento il transfemminismo. Se dici “la guerra è maschile”, il transfemminismo ti risponde “anche Meloni fa la guerra”. Se dici “il genere è performance”, la Libreria ti risponde “così cancelli la differenza che ha fatto nascere la politica delle donne”. L'antropologia scientifica darebbe una terza via: il problema non è l’essenza “uomo/donna”, ma la funzione guerriera. La spada crea gerarchia. Chi la impugna, uomo o donna, diventa “patriarcale” in senso strutturale. Quindi la posta non è cambiare il sesso di chi comanda, ma smantellare il comando armato come bottino.
3. Maschilità non egemone: oltre il guerriero, senza fare i “chierichetti” dei potenti
Questo è il punto pratico per Maschile Plurale. Se accetti il sapere antropologico, la maschilità egemone = maschilità del guerriero-proprietario: Recinto: “questo è mio” → proprietà, confine, nazione. Gerarchia: comando su chi sta dentro il recinto → famiglia, fabbrica, esercito. Sacrificio: sono disposto a morire/uccidere per difendere 1 e 2.
Sperimentare maschilità non egemoni vuol dire allora attaccare quei 3 nodi del recinto, della gerarchia e del sacrificio.
L’articolo di National Geographic su Ur e le donne regine, che citiamo e segnaliamo, potrebbe servire come strumento retorico il 12/7: “Vedete? Anche 4500 anni fa il potere non era questione di cromosomi. Era questione di chi controllava armi e tributi. Quindi smettiamola di chiedere agli uomini di essere ‘meno uomini’. Chiediamo a tutti/e di smettere di essere guerrieri.”
Per concludere, pensiamo a 3 spunti per l’incontro con Maschile Plurale
Usare Sciortino le scoperte recenti della scienza antropologica, per uscire dal culturalismo: il problema non è “l’immaginario tossico”. È che finché esistono blocchi militari, logica della deterrenza anche nucleare, guerre tribali e il 5% PIL in armi, l’immaginario del guerriero avrà base materiale. Bisognerebbe allora chiedere: “Che disarmo/transarmo fate voi, come uomini (maschi), dentro il disarmo generale da perseguire?”
Ponte con la Libreria: la differenza sessuale resta politicamente potente se la si usa per dire: “Noi, nati maschi dentro il simbolico della spada, dichiariamo il fallimento di quel simbolico”. È l’atto che la Libreria chiedeva agli uomini dal ’66: parlare di sé e da sé. Ma oggi “parlare da sé” vuol dire “obiettare, disertare da sé”.
Provocazione transfemminista: portare il caso di Puabi, la regina di Ur. Chiedere: “Se la prima proprietà nasce da una regina armata, allora il patriarcato è una struttura, non un sesso. Siamo pronti a dire che anche una donna al potere può essere ‘patriarcale’ se non disarma? E siamo pronti, noi uomini, a essere ‘femministi’ nel senso di disertare la spada, anche se questo ci rende ‘meno uomini’ agli occhi del mondo?”
In sintesi per l'incontro del 12 luglio: il legame guerra-patriarcato non è morale, è strutturale. Nascono insieme come tecnologia di predazione violenta, di bottino. Quindi o si disarma la spada, o ogni discorso sul “nuovo maschile” è cosmesi. E il disarmo della spada inizia dalla denuclearizzazione, dal disarmo materiale, non dal linguaggio...
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La Spada e il Sigillo
la guerra e le origini della proprietà privata
- Anno: 2025
- Autore/i: Alberto Sciortino
- Catalogo: Scienze e Lettere
- Argomento: Saggistica
- ISBN: 978-88-6687-300-6
Ecco la presentazione della casa editrice.
La proprietà è un istinto naturale? È un diritto umano fondamentale? È sempre esistita? Partendo da una posizione dubitativa su queste domande, l’Autore rintraccia il percorso di formazione del concetto di proprietà nell’antichità, attraverso gli strumenti della storiografia, del diritto, dell’antropologia e della linguistica, giungendo a una definizione del diritto proprietario come risultato della generalizzazione della guerra. Alberto Sciortino (Palermo, 1960), laureato in Scienze Politiche all’Università di Palermo, è direttore di progetti di sviluppo nei paesi extraeuropei e ricercatore indipendente in storia economica. Ha pubblicato, tra gli altri, Prima della Globalizzazione. La Genesi del Mercato Mondiale e le Origini del Sottosviluppo (Roma 2004) e L’Africa in Guerra. I Conflitti Africani e la Globalizzazione (Milano, 2008).
PARTE PRIMA: L’ORIGINE DELLA GUERRA E DELLA PROPRIETÀ
1 – La proprietà è un istinto primordiale?
1.1 – Produzione e distribuzione nelle società primitive di raccolta e caccia
1.2 – I beni “personali”, il possesso degli altri, la “proprietà collettiva”, i beni dei morti e le relazioni esterne
1.3 – Non proprietari perché poveri?
2 – Coltivazione, domesticazione e guerra: la nascita del possesso comunitario nel neolitico
2.1 – Le prime società coltivatrici: la proprietà nasce dalla terra?
2.2 – Perché i pastori sono più ricchi dei coltivatori
2.3 – Il possesso comunitario del bestiame e l’origine della guerra
2.4 – Il possesso e lo scambio
3 – Dalla coltivazione all’agricoltura; dalla domesticazione alla pastorizia: la nascita delle società frammentate
3.1 – Dal capo al re, dallo sciamano al sacerdote: il sorgere dell’autorità
3.2 – La frammentazione delle comunità e gli obblighi tributari
3.3 – L’accentramento dei prodotti e la nascita del surplus
3.4 – Artigiani e commercianti
3.5 – Le prime forme di “proprietà” e la nascita dei primi stati
3.6 – Famiglia patriarcale e società
3.7 – Confronti antropologici
PARTE SECONDA: LA PROPRIETÀ NEL MONDO ANTICO
4 – Potere e proprietà nel medio oriente antico
4.1 – Il sorgere della complessità sociale nel medio oriente predinastico
4.2 – Dall’amministrazione dei beni all’acquisizione proprietaria
4.3 – Proprietà dei re e privilegi degli uomini: dalla fase protodinastica all’impero akkadico
4.4 – La codificazione del diritto proprietario: dal regno di Akkad ad Hammurabi di Babilonia
5 – Dal proprietario-aristocratico al proprietario-cittadino: le società frammentate nel mondo greco-egeo
5.1 – La nascita delle disugualianze
5.2 – La proprietà della terra nella Grecia antica
5.3 – La proprietà in epoca ellenistica
6 – Le colture di taglio e incendio: economia agropastorale e frammentazione sociale nell’Europa neolitica
7 – La definizione del concetto di proprietà in epoca romana
7.1 – Dalle terre comuni dei Quiriti all’heredium romuleo: potere e proprietà nella Roma arcaica
7.2 – Espansione romana ed estensione della proprietà
7.3 – La codificazione giuridica della proprietà privata
7.4. – Proprietà e disuguaglianze
8 – Conclusioni: proprietà e conflitto
8.1 – Proprietà e potere
8.2 – Espansione del dominio ed espansione della proprietà
8.3 – Le “altre” proprietà
8.4 – Tra pubblico e privato
8.5 – Proprietà e violenza oggi
Bibliografia
L'AUTORE: Alberto Sciortino (Palermo, 1960), laureato in Scienze Politiche all’Università di Palermo, è direttore di progetti di sviluppo nei paesi extraeuropei e ricercatore indipendente in storia economica. Ha pubblicato, tra gli altri, Prima della Globalizzazione. La Genesi del Mercato Mondiale e le Origini del Sottosviluppo (Roma 2004) e L’Africa in Guerra. I Conflitti Africani e la Globalizzazione (Milano, 2008).
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Sforziamoci di ricostruire il ragionamento di Alberto Sciortino sulla guerra che dà origine alla proprietà privata considerandolo un importante lavoro di “decostruzione”: smontare pezzo per pezzo l’idea marxista che la proprietà privata sia uno stadio “tecnico” dello sviluppo delle forze produttive. Il suo bersaglio è la gradualità: l’allevamento → il surplus → il capo che accumula → la proprietà. Per Sciortino è uno schema che elude il trauma fondativo. La proprietà non evolve: irrompe. E irrompe con la spada. Il contributo originale dell'Autore mi appare questo: la guerra è la variabile indipendente, non la sovrastruttura. Non è il modo di produzione che genera la gerarchia, ma è la guerra che rende possibile un modo di produzione basato sulla gerarchia. Il diritto viene dopo: il “sigillo” serve solo a congelare il risultato della “spada”. Prima si conquista, poi si codifica. Hammurabi, il diritto romano, i codici ellenistici sono atti notarili di una violenza già avvenuta. La proprietà è politica prima che economica: nasce quando un gruppo riesce a imporre stabilmente a un altro il “divieto di accesso” a una risorsa. Quel divieto si regge sulla minaccia organizzata. Sulla domanda cruciale: come nasce la guerra? La tesi che Sciortino sposa è oggi maggioritaria in antropologia del conflitto: la guerra in senso proprio non è universale. È un’invenzione del Neolitico avanzato, legata a 3 precondizioni: sedentarizzazione, accumulazione e sbilanciamento demografico/tecnico. 1)Sedentarizzazione + risorsa difendibile: finché si è un gruppo nomade, se litighi te ne vai. Quando si lega la sussistenza a un campo irrigato, a un granaio, a una mandria, non si può più fuggire. Bisogna difendersi. E se ci si impegna nella difesa, ci si deve organizzare. 2) Accumulazione: il bestiame è il “primo capitale”. A differenza del grano che marcisce, una vacca fa altre vacche. Si può rubare, contare, ereditare. È il primo bene per cui “ammazzare conviene più che lavorare”. 3) Sbilanciamento demografico-tecnico: quando un gruppo sviluppa per primo arco, bronzo, cavallo, o una struttura di comando più efficiente, si apre una finestra di opportunità: si può sottomettere invece di sterminare. La guerra da razzia diventa guerra di conquista. E dalla conquista nasce il tributo, cioè la prima forma di estrazione. Oppenheimer lo dice brutalmente: “Lo Stato è l’organizzazione dei mezzi politici”, cioè della predazione, in contrapposizione ai “mezzi economici” della produzione/scambio. Sciortino sembra stare su quella linea: la proprietà è il bottino che si fa Stato. Due note per chi leggesse il libro completo: Cap. 3.5 sull’origine dello Stato è il perno. Lì Sciortino discute proprio Clastres, Tilly, Carneiro. La sua tesi: lo Stato non nasce per gestire la complessità, ma per gestire i prigionieri. Prima si fa la guerra, poi serve un apparato per tenere buoni i vinti e redistribuire il bottino tra i vincitori. Cap. 8.5 “Proprietà e violenza oggi” chiude il cerchio: il mercato globale non ha abolito la spada, l’ha solo appaltata. La proprietà intellettuale difesa da tribunali internazionali, i debiti sovrani garantiti da portaerei, le terre rare recintate da contractor. Il sigillo è più sofisticato, ma la spada è sempre lì. Per chi fosse interessato ad approfondire la parte antropologica su “come nasce la guerra”, vi sono alcuni riferimenti classici : Lawrence Keeley, "War Before Civilization": smonta il mito del “buon selvaggio pacifico” ma mostra che la guerra vera esplode solo con la sedentarizzazione. Raymond Kelly, "Warless Societies and the Origin of War": distingue tra “feuding” segmentario e “warfare” logistico. James C. Scott, "Against the Grain": i primi Stati sono “macchine per catturare grano e uomini”, non per liberare le forze produttive...
Se la proprietà privata è, come sostiene Alberto Sciortino, l'istituzionalizzazione di una violenza (la spada) mediante una norma (il sigillo), allora una "società della pace e della riconciliazione con la natura", cui nella nostra visione dovremmo mirare, non può essere un semplice aggiustamento economico. Non basterà un "nuovo green deal" o una "riforma fiscale ecologica" (che Giuseppe Nobile dovrebbe aver studiato).
La denuclearizzazione (pars destruens) è un passaggio ineludibile. Ma va accompagnata da una lotta complessa per profonde trasformazioni sociali (pars costruens).
Per delineare uno sbocco storico coerente con questo approccio, occorrerebbe invertire la rotta di ciascuna delle tre precondizioni che avrebbero generato la guerra:
1. Dalla difesa alla condivisione (superare la "risorsa difendibile")
La guerra nasce quando la vita dipende da un "punto fisso" (il granaio, la diga, la miniera) che deve essere protetto dal mondo esterno. La riconciliazione uomo-natura richiede di passare da un'economia dell'estrazione in un luogo definito a un'economia della circolazione diffusa.
La tecnologia, se de-centralizzata (energia solare, agricoltura rigenerativa, piccola industria e artigianato locale), può rendere meno "strategiche" le concentrazioni di risorse. Se la risorsa è ovunque (il sole, il vento, la conoscenza, la biodiversità), la necessità di costruire muri o recinti crolla. La pace nasce quando "difendere" smette di essere razionale perché non c'è più un "bottino" concentrato da razziare.
2. Dallo Stato-predatore alla comunità-custode (superare l'"accumulazione")
Sciortino suggerisce che lo Stato sia, in origine, l'apparato per gestire i vinti e il bottino. La riconciliazione con la natura passa per la fine della logica del "capitale" (la vacca che genera vacche, ovvero il valore che si auto-accresce senza lavoro).
Una società della riconciliazione uomo/natura deve sostituire il concetto di "proprietà" (diritto di esclusione, protetto dalla spada) con quello di "custodia" (diritto/dovere di cura, garantito dalla comunità). Se non si possiede la terra ma se ne è solo il custode, la "spada" diventa inutile. Non si ha nulla da difendere contro un nemico, perché la ricchezza è legata alla salute dell'ecosistema che si condivide con gli altri, non alla sua espropriazione.
3. Dalla gerarchia della forza (armata) alla simmetria della relazione (superare lo "sbilanciamento")
Il "sigillo" ha codificato la disuguaglianza. La riconciliazione richiede una nuova "architettura sociale" che non sia basata sulla delega alla forza armata sempre più potenziata tecnologicamente (la spada si è evoluta nell'ordigno nucleare).
Il superamento dello Stato-Macchina dovrebbe essere lo sbocco. Una società che non ha bisogno di gestire "schiavi" o "sottoposti" per produrre surplus non ha bisogno di un apparato di violenza centralizzata. La pace non è assenza di conflitto, ma assenza di asimmetria strutturale. Se nessuno ha il potere di recintare il bene comune, la guerra per il possesso perde il suo presupposto logico.
Per concludere, andrebbe creato - a livello planetario, con una Costituzione della Terra - il "Sigillo della cura".
Facciamoci la domanda: come si potrebbe arrivare a questa società?
Forse non attraverso una "grande conciliazione" astratta, ma attraverso un processo di erosione del valore della proprietà.
Ogni volta che trasformiamo una risorsa da "proprietà privata" (difesa dalla forza) a "bene comune" (gestito dalla cura), stiamo disarmando la "spada".
La società della pace ha basi solide per affermarsi quando il costo sociale, ecologico e bellico di mantenere la "proprietà" diventa superiore al vantaggio che essa offre. Quando, in altre parole, la "spada" diventa troppo costosa da mantenere e il "sigillo" perde legittimità.
Ed ecco infine una riflessione per i nostri percorsi di lettura:
Se, come suggerisce Sciortino, la proprietà è un bottino di guerra, la fine della proprietà privata coinciderebbe con la fine della "guerra civile contro il vivente" che stiamo conducendo oggi. Una società della riconciliazione uomo/natura sarebbe, in ultima analisi, una società che abbandona l'idea di essere "proprietaria" della natura, trattandola invece come un sistema di cui essa stessa è parte, superando così l'ultima e più grande "recinzione" della storia.
E' quello che chiamiamo "terrestrità", riassumibile nella formula che gli esseri umani appartengono alla Terra, sono come le foglie degli alberi dell'unica grande foresta che è l'ecosistema globale...
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Adesso andiamo ad esaminare un articolo di National Geographic (NG) su Ur e le donne regine, che potrebbe servire come strumento retorico il 12 luglio perché si lega benissimo a "La spada e il sigillo": tocca esattamente il punto di partenza del ragionamento di Alberto Sciortno: chi ha “firmato” per primo col sigillo il bottino preso con la spada?
1. Il dato archeologico che ribalta la narrazione
L’articolo di NG parla degli scavi di Ur: le tombe più ricche e armate, attribuite per decenni a “re”, potrebbero essere di regine che esercitavano potere indipendente. Woolley chiamò una sepoltura “Tomba del Re” solo per l’opulenza e le armi, ma non c’erano resti maschili certi. Le tombe con struttura in pietra, soldati, carri e armi intarsiate sono tipiche anche delle sepolture femminili di alto rango.
2. L'incrocio dell'articolo di NG con il saggio di Sciortino
Nel Cap. 2-3 de La spada e il sigillo si sostiene che la proprietà privata nasce quando la guerra crea gerarchia stabile. Ma chi è il “capo” che trasforma la vittoria in diritto? Il marxismo classico lo dà per scontato: maschio, guerriero, patriarca. La proprietà = accumulo di bestiame/terre del “capo” che diventa re. L’articolo di NG mostra che l’associazione automatica guerra-potere-maschio è un bias moderno. Se i primi “re” erano regine, allora: la spada non è automaticamente maschile: la capacità di organizzare violenza, sottomettere e “recintare” risorse non dipende dal sesso. La guerra come generatore di proprietà può avere al vertice anche donne. Questo toglie al marxismo un alibi: non si può dire che il patriarcato viene “dopo” l’accumulo, come sottoprodotto. Potere, guerra e gerarchia di genere nascono insieme, nello stesso trauma. Il sigillo è più antico del patriarcato: se Puabi o altre regine di Ur governavano, firmavano trattati, controllavano tributi, allora la codificazione giuridica della proprietà precede, o almeno coesiste con, la forma patriarcale che conosciamo. Sciortino dice che “il diritto cristallizza la conquista”. NG aggiunge: non è detto che la conquista sia stata codificata da uomini per uomini. Decostruisce la “gradualità” in due sensi: non solo la proprietà non nasce dal surplus agricolo “pacifico”, come dice Sciortino contro Marx. Ma nemmeno la gerarchia di genere nasce “dopo” come conseguenza tecnica della divisione del lavoro. Se le prime sovrane armate seppelliscono soldati e carri, la gerarchia è già tutta lì, al momento zero della proprietà.
3. La domanda che Sciortino (probabilmente) farebbe all’articolo
“Ok, erano regine. Ma come hanno preso il potere?”
NG lascia aperto se fossero guerriere in prima persona o se controllassero l’apparato militare. Se si adottasse l'approccio di Sciortino la risposta non cambierebbe: il potere proprietario nasce da chi controlla la spada, non da chi la impugna fisicamente. Che il vertice sia re o regina, il meccanismo è lo stesso: guerra → sottomissione → tributo → diritto. Quindi l’articolo rafforza la tesi centrale del libro: la proprietà è un artefatto politico-militare, non economico e non “naturale”. E aggiunge un correttivo: anche la narrazione patriarcale della storia è un “sigillo” messo dopo, per giustificare una spada che, all’origine, poteva avere mani diverse da quelle che ci hanno raccontato. In breve: NG darebbe l’evidenza archeologica che il “primo proprietario” poteva non essere il maschio-cacciatore-capo. Sciortino darebbe la chiave teorica: comunque sia andata, quel proprietario è nato da un atto di guerra, non da un aratro. La gradualità marxista salta due volte...
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LA LOGICA DELLA VITA CONTRO LA LOGICA DELLA SPADA
Per concludere, proviamo a proporre un collegamento tra la ricerca antropologica contemporanea, il pensiero nonviolento dei Disarmisti esigenti e l'incontro di Maschile Plurale: creiamo un campo teorico di grande forza. Le analisi da sviluppare trasformerebbero un dibattito accademico (l'origine della proprietà) in una strategia di disarmo e liberazione.
Ecco come possiamo sistematizzare questi elementi attorno ai pilastri del pensiero della nonviolenza poietica e della Terrestrità:
1. La Potenza come "spada" (la pars destruens)
Nei nostri webinar di disarmisti esigenti abbiamo parlato del sistema della potenza come di una struttura che non è solo militare, ma ontologica: è la pretesa di gestire la vita e la natura tramite il dominio e il controllo.
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Il collegamento: il saggio di Sciortino offre la base "storico-materiale" alle nostre categorie concettuali: la "Potenza" non è un'astrazione, ma è la "spada" che ha generato il "sigillo" (la legge dello Stato, il diritto proprietario, la deterrenza nucleare).
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L'attualità: la tecnologia della potenza (AI militare, ordigni nucleari, ingegneria genetica) è l'evoluzione estrema del "sigillo". Se la proprietà è nata dalla spada, oggi la "proprietà" dei dati, dei brevetti e delle terre rare è difesa dalla stessa logica di bottino. Disarmare la spada oggi significa denuclearizzare e smantellare le infrastrutture che rendono possibile la predazione globale.
2. La "Nonviolenza poietica" come "Sigillo della cura"
La nonviolenza poietica che propugniamo non è passività, ma capacità di fare un mondo altro. È l'atto creativo che si oppone alla logica della distruzione.
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Il collegamento: se il "sigillo" storico è stato l'atto notarile della violenza (codificare il bottino), il nuovo sigillo deve essere l'atto di "custodia" (gestire il bene comune).
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La prassi: la riconciliazione uomo-natura è l'esercizio della nonviolenza poietica: smettiamo di essere "proprietari" della terra (logica del bottino) per diventare "custodi" dell'ecosistema (logica della vita). La pace, in questo senso, è una costruzione materiale: si disarma la spada ogni volta che si sottrae una risorsa al mercato della predazione per restituirla alla cura comune.
3. La Terrestrità contro la "logica del recinto"
La terrestrità è il superamento del confine. La guerra è nata con la "sedentarizzazione" e il "recinto" (la risorsa difendibile).
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Il collegamento: la terrestrità dei Disarmisti esigenti è la negazione radicale del "Capitolo 3" di Sciortino. Se lo Stato nasce per "gestire i vinti" dentro un recinto, la terrestrità è il movimento opposto: è l'essere foglie della stessa foresta.
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Lo sbocco: L'idea di "Costituzione della Terra" è la risposta politica perfetta: è il superamento dei "sigilli" nazionali e proprietari a favore di un ordine basato sull'interdipendenza vitale. Non c'è bisogno di difendere una risorsa se questa è parte di un sistema di cui anche tu fai parte.
4. Il nodo delle "maschilità alternative" (L'incontro del 12 luglio)
Questo è il terreno di scontro più fertile. Come integrare la scoperta archeologica (Puabi di Ur) con l'obiettivo di Maschile Plurale?
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La decostruzione del guerriero: se la spada è l'origine della proprietà, allora il "maschio guerriero" non è altro che il guardiano armato del bottino. Se anche le regine di Ur sono state "patriarcali" nel senso di aver usato la spada per creare proprietà, allora la critica di Maschile Plurale non deve essere al "maschio" in quanto sesso, ma al "Guerriero" in quanto funzione.
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La sfida: l'incontro di Maschile Plurale può servire a lanciare una "obiezione - o diserzione - di massa" dalla funzione guerriera.
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Al transfemminismo: "Anche se il dominio è performativo, la spada è l'oggetto che uccide. Disertare significa non impugnarla, chiunque tu sia."
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Alla Libreria delle Donne: "Il simbolico femminile della relazione è il motore del nuovo sigillo, quello della cura, che sostituisce il sigillo del potere."
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Agli uomini: "Essere maschi oggi significa obiettare alla funzione di guardiani del bottino. Non siamo meno uomini, siamo 'terrestri' che scelgono la foresta invece del recinto."
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Sintesi per il 12 luglio
Il "campo di battaglia teorico" diventa così molto chiaro:
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La scienza dimostra che la guerra non è un destino, ma una tecnologia di bottino nata dal recinto.
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La Nonviolenza indica che la via d'uscita è poietica: disarmare subito quello che si può e creare forme di vita (custodia) che rendano la spada obsoleta.
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La Pratica (Maschile Plurale): propone che il "nuovo maschile" sia l'atto concreto di chi, nato maschio dentro il simbolico della spada, obietta/diserta dal ruolo di predatore/guardiano per abbracciare la terrestrità.
In questo quadro, il riferimento alle regine di Ur è una grande idea: serve a togliere al maschilismo l'alibi dell' "essenza". Se la proprietà è un bottino, la storia non è una lotta tra sessi, ma una lunga guerra tra la logica della Spada (dominio) e la logica della Terra (vita). Disarmare la spada è l'unica condizione affinché la "proprietà" possa trasformarsi in "custodia".
