DISARMARE IL MILITARISMO, RESISTERE ALLA GUERRA: LE GIORNATE DI PACE A BARCELLONA DELLA WAR RESISTERS INTERNATIONAL
sintesi del resoconto
(Nell'occasione consigliamo, a chi ancora non lo abbia fatto, di andare a sottoscrivere online la dichiarazione di obiezione alla guerra. Il testo dell'appello è in fase di revisione, per aggiornamenti e con il contributo di giuristi vicini al movimento pacifista, per risolvere alcuni dubbi giuridici relativi alla sua formulazione. Le modifiche sottoposte ad aggiornamento di contesto e a verifica legale sono evidenziate in blu. https://www.petizioni.
Ricordiamo ancora il webinar organizzato per il 21 dicembre, dalle ore 18:00 alle ore 20:00, sui rapporti intrecciati di giornalismo di pace e comunicazione nonviolenta. Link per partecipare: https://us06web.z
L'evento ha riunito dal 26 al 29 novembre attivisti da tutto il mondo con l'obiettivo non solo di opporsi alle armi, ma di smantellare le logiche di potere e paura che alimentano i conflitti, proponendo la nonviolenza e la cura reciproca come alternative urgenti alla normalizzazione della guerra.
1. Testimonianze dai fronti di guerra
I momenti più significativi hanno riguardato le voci dirette dai contesti di crisi:
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Russia (Artem Klyga): denuncia il soffocamento delle libertà civili sotto Putin, dove l'obiezione di coscienza è considerata tradimento. La resistenza si manifesta attraverso il supporto legale ai disertori e forme di "resistenza passiva".
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Palestina (Ali Awad e Rawan Mahmoud): raccontano la resistenza come "permanenza sulla terra" contro la violenza dei coloni e denunciano l'impatto ambientale della guerra a Gaza (distruzione di uliveti e acque), definendo l'occupazione come un "estrattivismo violento".
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Punti comuni: Il dialogo tra attivisti russi, israeliani e palestinesi ha ribadito che disertare è un atto di pace e l'unico modo per spezzare il ciclo della violenza è il rifiuto comune di imbracciare le armi.
2. I pilastri strategici (tre Gruppi di Lavoro)
L'analisi si è articolata su tre aree critiche:
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Clima e militarismo: è stata lanciata la campagna "Decarbonizzare per Demilitarizzare". Si denuncia che le forze armate globali causano il 5,5% delle emissioni totali, ma sono esentate dagli obblighi di trasparenza. La richiesta è di spostare i fondi bellici (2,7 trilioni di dollari) verso la transizione ecologica.
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Obiezione di coscienza: la WRI ribadisce la resistenza alla leva obbligatoria e alla militarizzazione tecnologica. Il focus è rivolto alle crisi del 2026 (Gaza, Ucraina, Sudan) e alle sfide poste dal nuovo governo MAGA negli USA.
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Nuove tecnologie e sorveglianza: analisi della deumanizzazione della guerra tramite droni e IA, e critica alla militarizzazione delle frontiere attraverso sistemi biometrici contro i migranti.
3. Opposizione alla coscrizione in Europa
La WRI esprime forte allarme per la tendenza europea (es. Croazia, Germania, Paesi Baltici) a reintrodurre la leva obbligatoria o modelli di "difesa totale". Le richieste principali sono:
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Garantire il diritto all'obiezione anche in tempo di guerra (criticità segnalate in Ucraina).
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Offrire asilo politico ai disertori russi, bielorussi e ucraini.
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Fermare il piano di riarmo europeo per destinare le risorse a sanità e istruzione.
4. Programmi e risorse
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Progetto "New Worlds in Old Shells": Un manuale per costruire infrastrutture di pace all'interno della società attuale.
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Manuale per campagne nonviolente: Pubblicata la nuova edizione aggiornata.
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ObjectWar Campaign e rafforzamento della rete di supporto per gli obiettori in Medio Oriente (Turchia), Sud-est asiatico (Myanmar, Thailandia) ed Est Europa.
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DISARMARE IL MILITARISMO, RESISTERE ALLA GUERRA: LE GIORNATE DI PACE A BARCELLONA DELLA WAR RESISTERS INTERNATIONAL
(resoconto completo)
Dal 26 al 29 novembre, La WAR RESISTERS INTERNATIONAL - WRI ha organizzato a Barcellona il suo incontro internazionale intitolato: "Disarmare il militarismo: resistere alla guerra, costruire la pace". Questo evento ha rappresentato un importante momento di confronto e connessione per la nostra ampia e diversificata rete di attivisti antimilitaristi e pacifisti provenienti da ogni parte del mondo. L'obiettivo è stato ed è quello di collegare ogni tipo di movimento che resiste alla guerra ma, soprattutto, costruisce la pace.
All’interno di queste giornate, Il 26 novembre, WRI ha svolto la sua riunione annuale del Consiglio. Questo è stato lo spazio per continuare a rafforzare la rete internazionale. Questo incontro a Barcellona non ha riguardato solo l'analisi del mondo in cui viviamo oggi, ma il continuo sforzo per reinventarlo. "Disarmare il militarismo" non significa solo opporsi alle armi, ma smantellare le logiche di potere, paura e dominazione che le sostengono. Significa imparare a rispondere ai conflitti con la nonviolenza, all'insicurezza con la giustizia e la paura con cura reciproca.
In un mondo in cui la guerra è normalizzata, unirsi per immaginare alternative non violente è un atto urgente.
Eventi pubblici
Nelle serate del 27 e 28 novembre siamo stati raggiunti da attivisti provenienti da Palestina, Colombia, Sahara Occidentale, Australia e Russia, che hanno condiviso le loro esperienze di resistenza nei loro contesti e hanno discusso le strategie che adottano per continuare a costruire la pace in un mondo sempre più militarizzato. Questi eventi, aperti al pubblico, si sono tenuti a Pati Manning (Carrer de Montalegre, 7, 08001 Barcellona).
Il 27 novembre i relatori sono stati:
- Zaira Zafarana (Italia) –
- Julián Ovalle (Colombia)
- Jungmin Choi (Corea del Sud)
- Sergeiy Sandler (Israele)
- Artem Klyga (Russia)
Il 28 novembre i relatori sono stati:
- Ali Awad (Palestina)
- Rawan Mahmoud (Palestina)
- Mai Shatta (Sudan)
- Koldobi Velasco (Spagna)
Il 29 novembre è stato proiettato un documentario che ha svelato la violenza all'interno delle caserme dell'esercito statale spagnolo durante il servizio militare obbligatorio: uno sguardo critico e necessario sulle strutture militari che continuiamo a mettere in discussione in un momento in cui la coscrizione è tornata all'agenda in molti paesi del mondo. La proiezione di 'Et faran un home' è stata seguita seguita da una tavola rotonda con la regista del documentario, Joan Torrents, e esperti sull'argomento. Si è tenuta alla Casa Golferichs (Gran Via de les Corts Catalanes, 491, 08015 Barcellona), dalle 10:30 alle 13:30.
La stampa spagnola e i portali specializzati hanno dato risalto alle giornate di Barcellona, principalmente attraverso il coordinamento con il Centre Delàs d’Estudis per la Pau, l'organizzazione locale che ha ospitato l'evento.
Il Centre Delàs è stata la fonte principale per la stampa locale. Nei loro canali puoi trovare i dettagli completi su relatori e tematiche:
- El Centre Delàs acoge el encuentro anual de la Internacional de Resistentes a la Guerra
- Contenuto: Descrizione dettagliata delle tavole rotonde "Diguem NO!" e "Diguem SÍ!", con i nomi degli attivisti russi, palestinesi e colombiani.
- Agenda: "Saying ‘No!’: Resisting militarism around the world"
- Contenuto: Programma ufficiale dell'incontro al Pati Manning.
Le testimonianze portate dagli attivisti russi e palestinesi durante le giornate della WRI a Barcellona (27-29 novembre 2025) sono state tra i momenti più intensi e politicamente significativi dell'evento, focalizzandosi sulla resistenza diretta in contesti di guerra attiva.
Ecco una sintesi dei contenuti emersi dai loro interventi:
- La testimonianza russa: Artem Klyga (Connection e.V.)
Artem Klyga, coordinatore per l'Europa dell'Est, ha portato la voce di chi resiste dall'interno e dall'esterno della Russia alla macchina bellica di Putin. Ha descritto il clima di soffocamento totale delle libertà civili in Russia nel 2025, dove l'obiezione di coscienza è trattata come tradimento. Ha illustrato il lavoro della rete Connection e.V. nel fornire assistenza legale e logistica ai disertori e agli obiettori russi che cercano rifugio in Europa, denunciando le difficoltà burocratiche e la mancanza di visti umanitari per chi rifiuta di combattere. Resistenza invisibile: Ha parlato di come molti russi stiano praticando forme di "resistenza passiva" (nascondersi, sabotare i propri ordini di chiamata) che, seppur meno visibili delle proteste di piazza, stanno erodendo la capacità di mobilitazione dello Stato.
- Le testimonianze palestinesi: Ali Awad e Rawan Mahmoud
Ali Awad (attivista di Youth of Sumud) e Rawan Mahmoud hanno portato il racconto drammatico della vita sotto occupazione e durante il conflitto a Gaza. Ali Awad ha spiegato come, nelle colline a sud di Hebron (Masafer Yatta), la resistenza nonviolenta consista nel "rimanere sulla propria terra" nonostante la violenza quotidiana dei coloni e dell'esercito. Ha sottolineato che per i palestinesi l'esistenza stessa è una forma di resistenza. Mahmoud ha focalizzato il suo intervento sull'impatto ambientale della guerra a Gaza (punto centrale della COP30 che si svolgeva in contemporanea). Ha parlato della distruzione deliberata di uliveti, della contaminazione delle falde acquifere e di come l'occupazione utilizzi l'ambiente come arma di guerra. Entrambi i testimoni hanno ribadito che la lotta palestinese non è isolata, ma è il simbolo globale della lotta contro il militarismo e l'estrattivismo, chiedendo agli attivisti europei di passare dalle parole al boicottaggio concreto delle aziende che finanziano l'occupazione.
- I punti di contatto: "disertare è un atto di pace"
Un momento di forte impatto emotivo e politico è stato il dialogo tra gli attivisti russi, israeliani (come Sergeiy Sandler) e palestinesi. Il messaggio comune emerso è stato sull’umanizzazione del nemico e sul rifiuto della coscrizione.
Il rifiuto di imbracciare le armi da entrambe le parti di un conflitto è l'unico modo per spezzare il ciclo della violenza.
Le testimonianze palestinesi sulla violenza dei soldati si sono intrecciate con i racconti russi e israeliani sul trauma della militarizzazione forzata, rafforzando la tesi della WRI che la liberazione di un popolo passa anche attraverso il disarmo dei propri oppressori dall'interno.
Il Documentario "Et faran un home"
Queste testimonianze sono state poi collegate, nell'ultima giornata, alla proiezione del film sulla leva obbligatoria in Spagna. Gli attivisti palestinesi e russi hanno commentato come i meccanismi di "deumanizzazione" descritti dai soldati spagnoli degli anni '80 siano gli stessi che vedono operare oggi nei propri territori.
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Altri eventi
Il 27 e 28 novembre, dalle 10:00 alle 16:00, sono state tenute discussioni strategiche a Lafede (Carrer Tàpies su Clima e militarismo, sull'Obiezione di coscienza al servizio militare, sulla Resistenza alle nuove tecnologie al servizio della repressione
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GRUPPO DI LAVORO SU CLIMA E MILITARISMO (30 PARTECIPANTI CIRCA)
Nel gruppo di lavoro sono stati interessante e propulsive le organizzazioni spagnole, che stanno lanciando la Campagna "Decarbonizzare per Demilitarizzare". La campagna è co-promossa da Ecologistes en Acció, Extinction Rebellion Barcelona e il Centre Delàs for Peace Studies con più di 50 organizzazioni e gruppi affiliati: chiede trasparenza e riduzione delle emissioni di gas serra dal settore militare. Sono state presentale le infografiche che espongono gli argomenti e gli obiettivi della campagna promossa.
In questa infografica sull’impronta di carbonio della Spagna, ci si concentra sul fatto che l'esercito (forze armate e industria militare) è un grande consumatore di energia, la maggior parte fossile, e quindi un emettitore di gas serra (GHG). Tuttavia, le forze armate e il settore militare-industriale non sono tenuti a dichiarare le emissioni di gas serra.

Altra infografica che rappresenta le difficoltà attuali e future di approvvigionamento di materiali essenziali per l'industria della difesa. Queste difficoltà di approvvigionamento, date le attuali tendenze belliciste, potrebbero portare a conflitti armati che alimenterebbero ulteriormente la corsa agli armamenti.

L'alternativa è chiara: è necessaria una riduzione radicale della militarizzazione globale, accompagnata dalla trasformazione delle politiche attuali basate sul confronto e dalle minacce alle posizioni basate sulla collaborazione e il dialogo. Questo contribuirebbe agli sforzi per combattere l'emergenza ecologica.
È utile visitare il sito web della Campagna: No alle emissioni militari | Militarismo e crisi ambientale
Il fulcro del messaggio WRI all’interno del gruppo di lavoro è rimasto coerente con la missione storica: il militarismo è un importante fattore di collasso climatico e l’interconnessione è stretta.
Ecco i punti chiave della posizione emersa, con l’occhio rivolto alla COP 30 che si stava in Brasile:
- Denuncia delle "Emissioni militari"
La critica principale riguarda il cosiddetto "military emissions gap". Le forze armate globali sono responsabili di circa il 5,5% delle emissioni totali di gas serra, ma non sono ancora obbligate dai protocolli UNFCCC a riportare questi dati in modo trasparente. La WRI e i partner hanno chiesto che le emissioni militari siano incluse obbligatoriamente nei calcoli nazionali.
- "Soldi per il clima, non per la guerra"
È stato sottolineato il paradosso della spesa globale, che Ha raggiunto il record di circa 2,7 trilioni di dollari (2.700 miliardi). Questo mentre gli investimenti pro-clima sono cronicamente sotto-finanziati, con difficoltà a raggiungere anche solo una frazione di quella cifra per il fondo Loss and Damage o per l'adattamento dei paesi del Sud globale. La richiesta è quella di reindirizzare i fondi destinati all'industria bellica verso la riparazione dei danni climatici e la transizione ecologica.
- Partecipazione al "Vertice dei Popoli"
Parallelamente ai negoziati ufficiali, la WRI e altre organizzazioni hanno partecipato attivamente alla Cúpula dos Povos (Vertice dei Popoli) a Belém. Qui è stato firmato un manifesto che chiede: 1) La demilitarizzazione dei territori, specialmente in Amazzonia, dove la presenza militare è spesso legata all'estrattivismo; 2) La protezione dei difensori ambientali, spesso vittime di violenza paramilitare o statale.
- Connessione con i conflitti attuali
Durante la COP30, la posizione antimilitarista e pacifista ha legato la crisi climatica ai conflitti in corso (come a Gaza o in Ucraina), sostenendo che l'occupazione e la guerra sono forme di "estrattivismo violento" che impediscono qualsiasi reale giustizia climatica.
A livello nazionale i vari gruppi si muovono nella stessa direzione: documentare e denunciare le emissioni militari, chiedendo trasparenza sull’inquinamento prodotto dalle attività legata alla preparazione bellica e alle guerre; lottare per indirizzare i fondi nella transizione ecologica stornandoli dalle spese militari; creare alleanze con i gruppi ecologisti radicali contribuendo alle lotte per la protezione dell’ambiente. Anche gli attivisti ecologisti dovrebbero comprendere che le strutture militari impattano negativamente sugli ecosistemi e quindi dovrebbero sostenere le lotte contro i loro insediamenti ed ampliamenti.
IL GRUPPO DI LAVORO SULLA OBIEZIONE DI COSCIENZA (CIRCA 30 PARTECIPANTI)
È stata discussa la posizione generale della WRI, rispetto alle crisi che sta vivendo il mondo contemporaneo. Dovrà tradursi in una dichiarazione politica di alto profilo, che delinei la visione della rete per affrontare le sfide globali emerse nel corso del 2025.
I punti salienti di questa visione, il cui sviluppo è demandato al Consiglio Direttivo, possono essere sintetizzati in cinque pilastri principali:
- Intersezionalità della crisi
Si sottolinea che il militarismo non è un fenomeno isolato, ma è strettamente intrecciato con il collasso climatico, gli sfollamenti forzati di popolazioni e la creazione di confini militarizzati. La risposta da proporre è una resistenza "intersezionale", capace di connettere queste lotte diverse sotto un'unica strategia globale.
- Condanna del militarismo e delle nuove tecnologie
WRI esprime ed esprimerà profonda preoccupazione per:
- La coscrizione: la reintroduzione o l'annuncio della leva obbligatoria in Europa e in paesi asiatici (come la Cambogia).
- Investimenti bellici: la tendenza degli Stati a investire nel riarmo e nella "sicurezza" piuttosto che nella costruzione della pace.
- Militarismo tecnologico: l'emergere di nuove forme di controllo come la guerra con i droni, la sorveglianza biometrica e il controllo tecnologico delle frontiere, che richiedono nuovi metodi di resistenza.
- Focus sui conflitti del 2026
Il testo dovrà identificare alcuni teatri di crisi fondamentali:
- Gaza: da definire come un genocidio che ha avuto il potere di galvanizzare la resistenza mondiale contro le alleanze militari e la complicità internazionale.
- Escalation globali: dovranno venir menzionati esplicitamente i conflitti in Ucraina, Sudan e Myanmar.
- Presidenza Trump: l'esito elettorale negli USA che ha portato al nuovo governo MAGA costituisce una recrudescenza dell'estrema destra e conduce a un rafforzamento delle politiche di sicurezza aggressive.
- Il potere della resistenza nonviolenta
Nonostante il pessimismo del quadro globale, la WRI dovrà celebrare l'efficacia dell'azione diretta; in particolare bisognerà citare le flottiglie per Gaza come prove concrete della solidarietà internazionale.
- Il Ruolo Strategico della WRI
La missione futura della rete dovrà basarsi su:
- Solidarietà transnazionale: connettere le voci in "prima linea" (specialmente dal Sud del mondo: Asia, Africa, America Latina) con il resto del movimento.
- Programma costruttivo: viene data grande importanza alla pubblicazione “New Worlds in Old Shells“, che suggerisce la creazione di infrastrutture di pace e "mondi nuovi" all'interno delle vecchie strutture in decomposizione.
- Adattabilità: l'obiettivo è trasformare la WRI in un'unione ancora più diversa e inclusiva, capace di imparare dalle esperienze di successo passate per sviluppare nuovi metodi di lotta.
- Sono stati discussi anche i conflitti in corso che coinvolgono Ucraina, Russia e Bielorussia. È stato suggerito di formare un gruppo di lavoro dedicato per creare uno spazio per risposte pacifiste a questi conflitti e per la condivisione di esperienze. Questa iniziativa completerebbe l'esistente #ObjectWarCampaign, fornendo ulteriore attenzione e coordinamento all'interno della rete.
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IL GRUPPO DI LAVORO SU MILITARISMO E NUOVE TECNOLOGIE (CIRCA 20 PARTECIPANTI)
Oltre ai gruppi su Clima e militarismo e Obiezione di coscienza, il terzo pilastro fondamentale del lavoro strategico è stato il Contrasto alle nuove forme di militarismo (tecnologia e sorveglianza)
Questo gruppo di lavoro si è focalizzato sulla natura mutata dei conflitti moderni, che non riguarda più solo le truppe di terra ma l'integrazione di tecnologie civili e militari. I punti discussi sono stati:
- Guerra con i droni e IA: l'analisi di come l'automazione dei conflitti stia deumanizzando la guerra e rendendo più difficile l'opposizione politica e morale.
- Militarizzazione delle frontiere: ll legame tra l'industria bellica e i sistemi di sorveglianza biometrica utilizzati contro i migranti, un tema molto sentito a Barcellona vista l'attività del Centre Delàs su questo fronte.
- Cyber-militarismo: le strategie per resistere al controllo digitale e alla propaganda bellica online.
L’importanza di questo terzo gruppo sta in questa ricerca delle “nuove forme di resistenza” (mentre l'obiezione di coscienza riguarda il rifiuto individuale e il clima riguarda l'impatto ambientale). Come accennato nel documento politico della WRI del 2025, la rete riconosce che i metodi tradizionali di pacifismo devono evolversi per affrontare una repressione che oggi passa attraverso algoritmi e droni.
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Programmi della WRI
Programma Nonviolenza
"New Worlds in Old Shells" è stato un progetto in corso del Programma Nonviolenza di WRI per quasi dieci anni. Il progetto si è concentrato sullo sviluppo di un “manuale sui programmi costruttivi.
Riprogettazione del Manuale per Campagne Nonviolente Oltre a New Worlds in Old Shells, è stata anche pubblicata una riprogettazione del Manuale per Campagne Nonviolente di WRI. La nuova versione del Manuale è disponibile qui: https://www.lulu.com/shop/war-resisters-international/handbook-for-nonviolent-campaigns-version-2/paperback/product-jeym8g6.html
Programma Diritto di rifiutare di uccidere
Il programma si è concentrato sul rafforzamento del sostegno regionale e internazionale agli obiettori di coscienza (OC) attraverso il coordinamento, l'advocacy e la collaborazione.
Collaborazione e solidarietà internazionale
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- Regione ASEAN: costruire collegamenti regionali più forti attraverso una rete in sviluppo incentrata sull'obiezione di coscienza nel Sud-est asiatico, in particolare in Myanmar e Thailandia.
- Turchia: la collaborazione in corso con Connection e.V. e Conscientious Objection Watch in Turchia si è concentrata sul rafforzamento dell'advocacy per gli OC. Gli sforzi congiunti hanno incluso attività di lobbying presso le Nazioni Unite e l'organizzazione di eventi pubblici.
- ObjectWar Campaign: attraverso l'ObjectWar Campaign, espandere sostegno agli OC e ai disertori provenienti da Bielorussia, Ucraina e Russia.
- In Russia, si sono pubblicamente condannate le continue retate e detenzioni contro gli OC.
- In Ucraina, si è lavorato a fianco del Movimento Pacifista Ucraino in azioni coordinate ed eventi online.
- In Bielorussia, si è continuata l'advocacy congiunta con l'organizzazione membra di WRI Our House, concentrandoci sul sostegno agli OC imprigionati.
- Europa: WRI ha contribuito al rapporto annuale 2025 sulla coscrizione e l'obiezione di coscienza dell'Ufficio Europeo per l'Obiezione di Coscienza (EBCO) e ha contribuito a avviare una dichiarazione della società civile all'Unione Europea in occasione della Giornata Internazionale dell'Obiezione di Coscienza.
- Nazioni Unite: WRI ha mantenuto un impegno attivo a livello ONU durante tutto l'anno. A luglio 2024, abbiamo co-organizzato un webinar per promuovere il rapporto OHCHR sull'obiezione di coscienza. WRI ha anche continuato gli sforzi di lobbying in diversi spazi ONU.
L’OPPOSIZIONE WRI ALLA REINTRODUZIONE DELLA COSCRIZIONE OBBLIBATORIA IN EUROPA
La War Resisters’ International (WRI) ha assunto una posizione di ferma opposizione rispetto alla tendenza europea di reintrodurre o rafforzare la coscrizione obbligatoria. La rete considera questo fenomeno non come una misura di "sicurezza", ma come una pericolosa regressione verso la militarizzazione della società.
Le posizioni principali della WRI sulla coscrizione in Europa si articolano in tre punti chiave:
- Opposizione alla "leva selettiva" e ai modelli ibridi
L’organizzazione antimilitarista esprime allarme per la reintroduzione della coscrizione in diversi paesi europei. La WRI critica i nuovi modelli di reclutamento (come quelli implementati o discussi in Lettonia, Lituania, Svezia e più recentemente in Croazia e Germania):
- Contro la "difesa totale": la WRI rifiuta l'idea di una "difesa totale" che coinvolga l'intera società civile, vedendola come una forma di indottrinamento militare dei giovani.
- Critica al modello tedesco: il dibattito in Germania su un "modello svedese" (selezione dei più idonei) è visto come un modo per normalizzare la guerra nel discorso pubblico.
- Protezione degli Obiettori di Coscienza
Nel maggio 2025, la WRI ha lanciato un appello congiunto alle istituzioni dell'Unione Europea (insieme a EBCO, IFOR e Connection e.V.) per:
- Diritto all'obiezione in ogni circostanza: chiedere che il diritto all'obiezione di coscienza sia garantito non solo in tempo di pace, ma anche durante emergenze o mobilitazioni belliche (punto critico, ad esempio, in Ucraina dove nel 2025 la Corte Suprema ha limitato tale diritto).
- Asilo per disertori e obiettori: WRI preme affinché l'UE offra protezione e asilo politico a chi fugge dal servizio militare obbligatorio in Russia, Bielorussia e Ucraina, denunciando che molti stati membri ancora non garantiscono questo rifugio.
- Denuncia del piano "Stop ReArm Europe"
La WRI si scaglia contro l'aumento massiccio della spesa militare europea (il piano da 800 miliardi di euro citato dai movimenti pacifisti). La posizione è che la coscrizione sia lo strumento umano per alimentare una corsa agli armamenti che sottrae risorse vitali a:
- Giustizia climatica: reindirizzare i fondi per la difesa verso la transizione ecologica.
- Servizi sociali: Opporsi all'idea che la "resilienza" di una nazione si basi sulla prontezza militare anziché sulla salute e l'istruzione.
Riepilogo dei Paesi citati nel dibattito del 2025
| Paese | Stato della Coscrizione (2025) | Posizione WRI |
| Croazia | Reintrodotta da Gennaio 2025 | Ferma condanna della militarizzazione balcanica. |
| Germania | Decisione per modelli di leva selettiva | Denuncia del cambio di mentalità verso la guerra. |
| Ucraina | Obbligatoria (con restrizioni all'obiezione) | Solidarietà con gli obiettori incarcerati. |
| Paesi Baltici | Rafforzamento della "Difesa Totale" | Critica alla pressione sociale sui giovani. |

