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Domenica 26 aprile - dalle ore 16:00 alle ore 20:00

Scaletta per il Webinar promosso dai Disarmisti esigenti: "A 40 anni da Chernobyl, oltre l'atomo civile e militare, per il futuro umano della "terrestrità"
Data: Domenica 26 aprile 2026 - Durata: 16:00 – 20:00 (4 ore)
16:00 – 16:20 | Apertura e introduzione
- Benvenuto e introduzione con inquadramento storico-politico di Alfonso Navarra: CICLO NUCLEARE INTEGRATO (MILITARE-CIVILE): GENOCIDIO PROGRAMMATO CHE PUO' SFOCIARE NELL'UMANICIDIO
- Chernobyl 1986 e Chernobyl 2026. Il rischio non è passato. Quella centrale, già teatro di un disastro immenso, resta una bomba innescata. E la guerra in Ucraina, con i combattimenti attorno al sito, lo rende ancora più instabile e pericoloso.
- Il nucleare, tecnologia della potenza esemplificata da questa vicenda, è il fattore centrale della "policrisi" che pregiudica la continuazione stessa della Storia umana.
- Di qui il webinar con la sua missione: disarmo nucleare, stop al civile e transizione verso il 100% rinnovabile + nuove frontiere della ricerca (fusione fredda).
16:20 – 17:20 | Sessione 1: Il rischio nucleare (civile e militare)
Focus: perché dobbiamo chiudere con il passato.
- Luigi Mosca: Il nesso tra nucleare civile e proliferazione militare; la campagna per il disarmo nei suoi vari percorsi (20 min)
- Daniele Barbi: L'opposizione in Germania e in Europa all'abbandono del Green Deal (20 min)
- Luciano Benini: Analisi dei rischi sistemici e l'impatto globale delle radiazioni. Gli impatti sanitari e ambientali a lungo termine. La particolare vulnerabilità di donne e bambini (20 min)
17:20 – 17:40 - Proiezione di infografiche sui dati attuali delle rinnovabili a cura di Giuseppe Farinella, direttore de IL SOLE DI PARIGI, che introduce la sessione.
17:40 - 18:00 Pausa
18:00- 19:00 | Sessione 2: La transizione e l'innovazione
Focus: Il modello 100% rinnovabile e le nuove energie.
- Novità. Relatrice Milly Moratti. Approfondimento tecnico sulla Fusione Fredda (LENR) come possibile tassello mancante del mix energetico pulito.
- Q&A Flash: Interazione con il pubblico focalizzata su tecnologia e fattibilità.
19:00 – 19:40 | Sessione 3: Visione politica e impegno civile
Focus: muovere le coscienze e le istituzioni (relatori da individuare)
- Dagli errori di valutazione sui rapporti di forza partono le escalation, già pagate dall'umanità che sta in basso, che possono condurre alla unificazione catastrofica della "guerra mondiale a pezzi" (sintesi del webinar del 29 marzo 2026).
- Antonella Nappi. Aspetti ecologisti dal punto di vista femminista e pratiche nonviolente nel cambio di paradigma per la terrestrità
- Paola Paesano: Costituzione della Terra e terrestrità
- Domande finali: Spazio aperto per gli ultimi interventi del pubblico. (30 min)
- Tavola Rotonda Finale: tutti i relatori rispondono a una domanda secca del moderatore sul "Cosa fare da subito".
19:40 ed eventualmente dopo le 20:00 | Conclusioni e appello all'azione
- Sintesi a cura del moderatore: punti chiave emersi durante le 4 ore.
- Manifesto: lettura di un breve documento finale da sottoscrivere online.
- Saluti: ringraziamenti ai relatori e ai partecipanti.
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APPENDICE 1 - PERCHE' LA FUSIONE FREDDA POTREBBE "NEUTRALIZZARE" (DEATTIVARE) LE SCORIE RADIOATTIVE?
Il punto che solleviamo nel webinar è centrale nel dibattito scientifico di frontiera e si inserisce perfettamente nella missione dei "Disarmisti Esigenti": non solo fermare la produzione di nuove scorie, ma trovare una soluzione etica e scientifica per il "passivo" nucleare che grava sul pianeta (la cosiddetta "terrestrità" minacciata).
L'argomentazione si basa sul passaggio dal concetto di fissione nucleare (rompere atomi pesanti creando scorie pericolose) a quello - su cui riteniamo valga la pena di lavorare - di trasmutazione LENR (Low Energy Nuclear Reactions), un ambito di ricerca che mira a cambiare la natura stessa degli elementi in modo sicuro.
Ecco come pensiamo di articolare, con Milly Moratti, questo punto nel webinar:
1. Il limite del paradigma attuale: il geologismo
Attualmente, l'unica soluzione per le scorie ad alta attività è il "deposito geologico": chiuderle sottoterra per millenni sperando che il pianeta rimanga stabile. Questo è quello che Antonella Nappi definirebbe un approccio "astratto e violento", che delega alle generazioni future il peso del nostro consumo.
2. La proposta: trasmutazione tramite LENR (Fusione fredda)
Le tecnologie LENR (oggi spesso studiate come Condensed Matter Nuclear Science) non si limitano a produrre energia pulita, ma offrono una prospettiva rivoluzionaria: la deattivazione delle scorie radioattive.
Come funziona il concetto di trasmutazione:
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Dalla radioattività alla stabilità: ogni elemento radioattivo è instabile per natura. La trasmutazione indotta mira a colpire i nuclei degli isotopi radioattivi a lunga vita (come il Cesio-137 o l'Americio) trasformandoli in isotopi stabili o con tempi di decadimento molto più brevi.
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Neutralizzazione senza grandi acceleratori: tradizionalmente, la trasmutazione richiede enormi e costosi acceleratori di particelle. La ricerca LENR ipotizza invece che, all'interno di reticoli cristallini metallici (come palladio o nichel) opportunamente sollecitati, possano avvenire scambi di neutroni a bassa energia capaci di "trasmutare" la materia senza produrre radiazioni gamma nocive o calore incontrollato.
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3. I vantaggi per il "futuro umano della Terrestrità"
Argomentare la ricerca sulle LENR in questo contesto significa proporre una "scienza della riparazione":
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Bonifica ambientale: invece di limitarci a sorvegliare Chernobyl o i depositi di scorie militari, potremmo processare il combustibile esausto rendendolo innocuo in pochi anni anziché millenni.
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Separazione tra civile e militare: mentre il ciclo nucleare tradizionale è "integrato" (le centrali producono plutonio per le bombe), le tecnologie LENR non producono materiali fissili per armamenti. Sono intrinsecamente "tecnologie di pace".
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Ritorno alla materia: Come suggerito dal pensiero del femminismo "storico", questo approccio rispetta la "materia" e i corpi. Non cerca di dominare la natura con la forza bruta della fissione, ma di cooperare con le leggi della fisica della materia condensata per risanare i traumi ambientali già prodotti.
4. Conclusione politica per il webinar
Possiamo concludere sostenendo che l'investimento globale dovrebbe spostarsi dai budget militari (che Trump e Khamenei alimentano con le loro minacce sullo Stretto di Hormuz) verso la ricerca su queste "frontiere della terrestrità".
Se la fusione fredda/LENR può neutralizzare le scorie, allora la scienza smette di essere lo strumento del "genocidio programmato" per diventare lo strumento del risanamento del pianeta. È la transizione definitiva: dal nucleare di "morte e stock" (uranio come fossile esauribile) a un'energia di "flusso e vita" che non lascia eredità avvelenate ai figli della Terra.
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APPENDICE 2 - ANTIFASCISMO E' ANTINUCLEARISMO

( di Alfonso Navarra alfiononuke@gmail.com
Carlo Cassola, lo scrittore partigiano fondatore nel 1978 della Lega per il disarmo unilaterale, non faceva comizi. Si sedeva al tavolo, guardava fuori dalla finestra la pineta di Marina di Cecina, e diceva le cose piano, perché le cose vere non hanno bisogno di alzare la voce. Lui metteva insieme antifascismo e antinuclearismo, e per farlo sentitamente ed efficacemente credo comincerebbe da un pomeriggio d'aprile, quando l'aria è chiara e i ragazzi escono da scuola con il quaderno sotto il braccio.
Direbbe, in questo spirito, che l'antifascismo, quello che sta dentro la nostra Costituzione, non fu soltanto sparare sui ponti di Volterra o portare un messaggio nella canna della bicicletta. Fu, prima di tutto, la scoperta che un uomo solo non vale niente se non si mette insieme agli altri, e che nessuno ha il diritto di decidere la morte di tutti. La Resistenza nacque perché qualcuno, un giorno, si accorse che il podestà poteva mandarti al confino con un tratto di penna, che il gerarca poteva farti picchiare senza processo, che un governo poteva firmare per tutti un'alleanza con Hitler e consegnarti alla guerra. Allora quei ragazzi salirono in montagna non per odio, ma perché avevano capito che la vita è una cosa fragile e che la libertà non è un'idea astratta: è poter tornare a casa la sera senza che ti prendano.
La Costituzione che ne venne fuori, Cassola la chiamava una cosa modesta e grandissima. Modesta perché scritta da uomini stanchi, con la fame ancora addosso. Grandissima perché dentro ci misero la lezione imparata: l'articolo 11, "l'Italia ripudia la guerra", non è un augurio, è una cicatrice. Vuol dire "noi ci siamo stati, nella guerra, e sappiamo che non è una soluzione, è una colpa". L'antifascismo costituzionale è tutto lì: impedire che un solo uomo, un solo partito, un solo Stato, possa disporre della vita degli altri come se fosse roba sua.
E qui, direbbe Cassola, c'entra il nucleare. Lui che negli anni Settanta lasciò i romanzi e andò in giro per l'Italia a parlare di disarmo, con quella sua voce mite che faceva arrabbiare i generali, aveva capito una cosa semplice. La bomba atomica è il fascismo portato alla perfezione tecnica. Il fascismo ti toglieva la parola, ti schedava, ti mandava al fronte. La bomba fa di più: ti toglie il futuro. Decide per tuo figlio che non è ancora nato. Un dittatore, almeno, lo puoi giustiziare e poi esporre in piazzale Loreto. Una testata trasportata dagli F35 di Ghedi o Aviano, una volta lanciata, non la richiami più indietro con un'insurrezione.
L'antifascismo e l'antinuclearismo, allora, sono lo stesso gesto con due nomi diversi. L'antifascismo dice: "Nessuno può essere padrone della mia vita". L'antinuclearismo aggiunge: "Nessuno può essere padrone della vita della specie". La Costituzione ripudia la guerra perché la guerra di oggi, quella nucleare, non ha più vincitori né vinti, ha soltanto morti. E una carta che nasce dalla Resistenza non può accettare che la minaccia di sterminio, un genocidio programmato, diventi politica estera, perché significherebbe tradire i ragazzi che morirono fucilati a Montemaggio credendo che dopo di loro sarebbe venuto un mondo dove i figli non avrebbero più avuto paura.
Cassola ancora vivo avrebbe raccontato di quando, da ragazzo, vedeva i treni carichi di soldati passare verso il fronte. Li guardava e pensava: "Chissà quanti non tornano". Oggi direbbe che, guardando uno sciame di missili ipersonici a testata multipla, non c'è neppure da chiedersi chi tornerà: puoi solo pensare: "Di questi sicuramente non torna nessuno". Per questo era antinucleare senza essere un tecnico, senza citare i kilotoni. Gli bastava l'odore dell'erba dopo la pioggia, un cane che dorme al sole, una ragazza che legge. Cose che la bomba cancella in un lampo, senza processo, senza appello, come facevano i tribunali speciali.
Così, se il 25 aprile è il giorno in cui si ricorda che gli italiani dissero no al fascismo, il disarmo è il modo di dirlo ogni giorno. Perché il fascismo non è soltanto un uomo in camicia nera. È l'idea che la forza abbia ragione, che la sicurezza stia nel terrore, che basti un ordine per cancellare un popolo. La bomba è quell'ordine scritto nel metallo, pronto da quarant'anni nelle basi, che aspetta solo una mano che tremi.
L'antifascismo, allora, se vuole essere fedele a se stesso, deve diventare antinuclearismo. Non per ideologia, ma per coerenza con quei morti che stanno nei piccoli cimiteri di montagna. Loro non sono caduti per cambiare un governo. Sono caduti perché un giorno nessuno dovesse più morire per ordine di un altro. E finché ci saranno arsenali che possono bruciare la terra in mezz'ora, quell'ordine è ancora lì, sospeso sopra le nostre teste.
Ecco, Cassola finirebbe così, senza punto esclamativo. Si alzerebbe, andrebbe alla finestra, e direbbe che fuori c'è un giorno troppo bello per sprecarlo con la paura. Che la Costituzione è stata scritta proprio per questo: perché i giorni belli non siano un caso, ma un diritto.
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A questo punto, da antifascisti antinuclearisti, se condividiamo il ragionamento sopra esposto, non possiamo mancare all'invito per il webinar organizzato dai Disarmisti esigenti il 26 aprile, domenica, dalle ore 16:00 alle ore 20:00, in occasione del 40esimo anniversario del disastro di Chernobyl. Il link per partecipare - domenica 26, dalle ore è la seguente URL:
https://us06web.zoom.us/j/
89796821634?pwd= Fb36vXVteJqEkJOx8xb1VNC1FdHNBh .1
Scrivete ad alfiononuke@gmail.com l'eventuale risposta alla domanda: cosa mi ricordo di quei giorni di fine aprile-maggio-giugno 1986 (ovviamente se allora ero già nata/o e bambina/o capace di pensare e conservare memoria)?


da parte di Alfonso Navarra
- Webinar: "40 anni da Chernobyl – Per un futuro senza atomo e senza guerra".
- Data e Ora: oggi 26 aprile 2026, dalle 16:00 alle 20:00.
- Interventi di Alfonso Navarra, Luigi Mosca, Daniele Barbi, Luciano Benini, Giuseppe Farinella, Milly Moratti, Paola Paesano, Antonella Nappi
- Link per accedere: https://us06web.
zoom.us/s/89796821634?pwd= Fb36vXVteJqEkJOx8xb1VNC1FdHNBh .1
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APPENDICE 3
Abstract: dall'antifascismo alla "Terrestrità"
L’eredità di Carlo Cassola e della Lega per il Disarmo Unilaterale, dove l’antifascismo evolve necessariamente in antinuclearismo e antimilit
Questa resistenza moderna si traduce nella strategia del transarmo: una transizione dalla difesa violenta alla resilienza della società civile, in piena attuazione dell’Articolo 11 della Costituzione. Superando i confini nazionali, l’antifascismo approda all'umanesimo ecologico della "Terrestrità": non siamo semplici inquilini della Terra, ma soggetti organici di un unico ecosistema fragile. Difendere la pace significa oggi tutelare il bios dall'onnipotenza tecnologica che ha generato ferite come Chernobyl.
I ragionamenti che seguono sulla declinazione dell'antifascismo come antinuclearismo ed antimilitarismo con il successivo sviluppo della "Terrestrità" si comprendono meglio a partire dalla premessa che i Disarmisti esigenti (www.disarmistiesigenti.org) sono un progetto politico della Lega per il Disarmo Unilaterale (LDU) fondata dallo scrittore Carlo Cassola.
Uniamo organizzazioni e attivisti per la pace e il disarmo, con l'obiettivo prioritario della denuclearizzazione a livello nazionale e internazionale. Ispirati dall'appello di Stéphane Hessel e Albert Jacquard, diffuso in Italia da Mario Agostinelli, Luigi Mosca e Alfonso Navarra, il nostro impegno principale è radicare sì in Italia la Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari (ICAN), ma con un respiro internazionale, promuovendo la transizione dalla proibizione giuridica della “deterrenza” alla sua eliminazione fisica.
Tornando a Cassola, la sua evoluzione non è il rinnegamento del suo passato partigiano, ma il suo compimento. Per lo scrittore, l'antifascismo degli anni Quaranta era una risposta necessaria a una minaccia immediata, ma col tempo comprese che il fascismo non era morto con il regime: era sopravvissuto sotto forma di cultura della forza.
Il passaggio fondamentale è questo: se il fascismo è l'esaltazione dello Stato sopra l'uomo, il militarismo è l'ossatura tecnica di questa esaltazione. Non si può essere antifascisti "a metà", accettando cioè che lo Stato mantenga il potere di vita e di morte sui cittadini attraverso gli arsenali. Qui nasce la sua adesione al disarmo unilaterale: un gesto che non è ingenuità politica, ma l'unica scelta morale possibile per chi ha visto dove porta la logica della guerra.
La Bomba come "Fascismo totale"
L'integrazione tra antifascismo e antinuclearismo diventa, nel pensiero maturo, un'unica battaglia per la cura della specie.
- Il fascismo cercava di controllare la vita sociale e politica.
- Il militarismo nucleare controlla la vita biologica e il futuro stesso del pianeta.
La bomba è "fascista" perché è antidemocratica per eccellenza: una manciata di uomini può decidere la fine della civiltà senza consultare nessuno. Per Cassola, opporsi al nucleare significa continuare la Resistenza con altri mezzi, proteggendo non più solo un confine o una città, ma l'odore dell'erba e il diritto dei bambini di nascere in un mondo non contaminato.
Il Transarmo, vale a dire la Nonviolenza strategica
In questo quadro si inserisce lo sviluppo della LDU e dei disarmisti esigenti verso il transarmo. Non si tratta solo di "gettare le armi", ma di trasformare la difesa: passare da una difesa basata sulla distruzione dell'altro a una basata sulla resilienza della società civile. È la traduzione pratica del "ripudio della guerra" dell'Articolo 11: la forza di una democrazia non si misura dai suoi missili, ma dalla solidità delle sue istituzioni civili e dalla sua capacità di cooperazione.
Il "patriottismo" contrapposto al "nazionalismo"
Cassola aveva intuito che la categoria di "patria" non poteva più essere racchiusa entro i confini di una nazione. Se il fascismo era stato l'esaltazione del particolare contro l'universale, la risposta non poteva essere un semplice ritorno al passato, ma la scoperta di una cittadinanza più vasta: quella universale (il confederalismo mondiale alla Kant è l'antesignano) che noi, in un certo senso suoi eredi culturali, proponiamo con la visione dell'umanesimo ecologico (biocentrico, non antropocentrico) della "Terrestrità".
Non inquilini della "Casa comune" ma figli della Madre Terra
Per il Cassola della Lega per il disarmo, l'antifascismo era già diventato la difesa del "diritto di esistere" di ogni essere vivente. Da precursore dell'ecologismo politico, aveva già in sostanza affermato che oggi non siamo più soltanto cittadini di uno Stato, ma inquilini di un ecosistema fragile.
Noi disarmisti esigenti siamo andati oltre il concetto della Terra come "casa comune". L'antifascismo, in questa luce, evolve in un impegno per la terrestrità: la consapevolezza che apparteniamo prima di tutto alla Terra e che la nostra sopravvivenza è legata a quella di chi sta dall'altra parte del mondo. Apparteniamo al nostro pianeta vivente quali soggetti organici, come le foglie degli alberi in una foresta (metafora dei popoli originari).
Fratellanza e sorellanza universali
Il militarismo, con le sue basi e i suoi arsenali, è il nemico della terrestrità perché frammenta il pianeta in zone di influenza, trasformando la natura stessa in un campo di battaglia potenziale. La bomba non colpisce un'ideologia, colpisce l'acqua, l'aria, gli ecosistemi: le radici delle pinete che Cassola tanto amava. Un umanesimo planetario è quello che riconosce che l'altro non è una minaccia da contenere, ma un fratello o una sorella figli della stessa Madre Terra.
Ecco allora che l'antifascismo si fa cura del bios e salvaguardia della specie. La lotta contro il nucleare civile e militare diventa la forma più alta di resistenza moderna: resistere alla tentazione di onnipotenza dell'uomo tecnologico che, proprio come il gerarca di un tempo, crede di poter dominare la vita a colpi di decreti e di potenza distruttiva. Chernobyl, di cui domani ricorre il quarantesimo anniversario, è la ferita ancora aperta di questa pretesa, il segno tangibile di cosa accade quando la logica della potenza calpesta la logica della vita.
Chernobyl come monito e memoria
Il richiamo al 40esimo anniversario di Chernobyl (26 aprile 1986-2026) chiude il cerchio dei nessi che si sono tratteggiati. Quel disastro non fu solo un incidente tecnico, ma il fallimento della pretesa umana di dominare forze distruttive per scopi di potenza. Ricordare Chernobyl oggi, all'interno di una cornice antifascista ed insieme antinuclearista, significa ribadire che la sicurezza fondata sull'atomo è un'illusione che mette a rischio la vita stessa.
Invito alla partecipazione e alla memoria
Per dare seguito concreto a questa riflessione onorando la coerenza di maestri come Carlo Cassola e Stéphane Hessel ("la nonviolenza è il cammino che dobbiamo imparare a percorrere!", "esigiamo il disarmo nucleare totale!), invitiamo tutti a partecipare al momento di approfondimento online organizzato dai Disarmisti esigenti.
- Webinar: "40 anni da Chernobyl – Per un futuro senza atomo e senza guerra".
- Data e Ora: 26 aprile 2026, dalle 16:00 alle 20:00.
- Link per accedere: https://us06web.
zoom.us/s/89796821634?pwd= Fb36vXVteJqEkJOx8xb1VNC1FdHNBh .1
Chiamata alla memoria: invitiamo chiunque abbia vissuto la primavera del 1986 a condividere la propria testimonianza. Cosa ricordate del divieto di mangiare verdure a foglia larga? Della paura della pioggia? Di quel senso di minaccia invisibile che gravava sulle città? Inviate i vostri ricordi a: alfiononuke@gmail.com.
Custodire la memoria di Chernobyl è oggi il modo più autentico di essere antifascisti: è dire "no" alla logica del dominio e "sì" alla bellezza della vita semplice, quella che Cassola vedeva dalla sua finestra e che non voleva veder bruciare.
C'è un filo diretto che lega i partigiani fucilati di Montemaggio ai testimoni di Chernobyl: è il desiderio di un mondo dove nessuno debba più aver paura del cielo.
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APPENDICE 4 -
40 anni dopo Chernobyl: perché ci opponiamo all’energia nucleare e alle armi nucleari

Da parte di Olga Karatch di OUR HOUSE
Abbiamo partecipato all’azione “Chernobyl Path” a Vilnius, organizzata dai bielorussi residenti in Lituania.
Il 26 aprile ricorreva il 40° anniversario del più grande disastro tecnologico nucleare della storia: l’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl. Sebbene la centrale si trovi geograficamente in Ucraina, la Bielorussia ha subito i danni maggiori a causa delle condizioni meteorologiche.
La nostra posizione:
“Our House” si è sempre opposta con fermezza a:
- la costruzione di centrali nucleari, soprattutto sotto regimi autoritari
- il trasferimento di armi nucleari a tali regimi, comprese quelle tattiche
- la tolleranza zero verso qualsiasi arma nucleare nel mondo.
Abbiamo aderito all’azione con questa posizione e abbiamo preparato diversi tipi di manifesti. Ho acceso una candela nera in memoria delle vittime.
l disastro di Chernobyl ha causato una contaminazione radioattiva di quasi 150.000 km², mentre circa 5.000 km² sono diventati una zona di esclusione con le restrizioni più severe.
La distanza tra Chernobyl e il confine bielorusso è di soli 11 km. Da Minsk circa 330 km. Da Vilnius, dove si è svolta l’azione (NdR: Chernobyl Path), meno di 490 km.
Nel 1986, un reattore RBMK esplose nella centrale. Questo tipo di reattore utilizzava barre di grafite per controllare la reazione, oltre all’acqua. A un certo punto, l’acqua poteva interferire con l’inserimento delle barre di grafite.
Queste barre fungevano da freni del reattore. Quando i freni si guastavano, il disastro diventava inevitabile, e così accadde.
Reattori simili erano in funzione in altre centrali, tra cui la centrale nucleare di Ignalina in Lituania.
Secondo il rapporto INSAG-7 dell’AIEA, già nel 1983 era stato identificato il cosiddetto effetto di feedback positivo (effetto scram positivo), che in seguito divenne uno dei fattori chiave del disastro di Chernobyl.
Lo stesso reattore RBMK era considerato ad alto rischio: incidenti si verificarono presso la centrale di Leningrado (1975), a Chernobyl (1982, 1984) e a Ignalina.
Le centrali nucleari vengono spesso presentate come ecocompatibili, ma questa è una semplificazione eccessiva.
Nell’Unione Sovietica, il settore nucleare faceva parte di un sistema chiuso, supervisionato da un ministero separato.
Le centrali nucleari non esistevano isolate: erano parte di un’industria più ampia, uno dei cui prodotti finali era il plutonio e l’uranio per uso bellico.
Le informazioni sugli incidenti nucleari venivano spesso occultate. Le vittime ricevevano diagnosi errate ed erano costrette a firmare accordi di riservatezza. Molte persone morivano e persino i medici a volte non conoscevano le vere cause, a causa della segretezza. Oggi gli standard di sicurezza sono migliorati, ma i rischi non sono scomparsi.
Inoltre, l’efficienza economica dell’energia nucleare è sempre più messa in discussione. In alcuni casi, il costo di smantellamento di una centrale supera i profitti generati durante il suo funzionamento.
La Bielorussia continua a perseguire progetti nucleari, nonostante permangano serie preoccupazioni in materia di sicurezza e trasparenza.
Durante la costruzione della centrale nucleare bielorussa:
- un recipiente del reattore è caduto (2016)
- l’attrezzatura è stata danneggiata durante il trasporto
Dopo l’avvio, sono stati ripetutamente segnalati arresti, disconnessioni e periodi di inattività.
L’autorità di regolamentazione lituana (VATESI) ha ripetutamente segnalato guasti ricorrenti e mancanza di trasparenza.
A causa della chiara discrepanza tra gli elevati rischi e i discutibili benefici, “Our House” sostiene l’abbandono graduale dell’energia nucleare.
Continueremo a partecipare alle iniziative pubbliche e a parlare apertamente di questi temi.
Olga Karatch

