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scheda posizione Stati su TPNW e disarmo nucleare - 2025

Al link di cui sopra puoi scaricare la scheda completa (20 pagine formato word) sulla posizione degli Stati rispetto al TPNW e al disarmo nucleare.

Il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), entrato in vigore nel 2021, è stato fortemente voluto da una coalizione di Stati, organizzazioni internazionali e società civile, spinti dalla preoccupazione per le catastrofiche conseguenze umanitarie che una guerra nucleare avrebbe. Per questo il percorso di cui è frutto si chiama “percorso umanitario”, cioè percorso che fa riferimento al diritto umanitario.

Tra i principali promotori del trattato troviamo:

  • ICAN (Campagna Internazionale per l'Abolizione delle Armi Nucleari): una coalizione globale di organizzazioni non governative che ha svolto un ruolo cruciale nel sensibilizzare l'opinione pubblica e nel fare pressione sui governi affinché aderissero al trattato. ICAN ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 2017 per il suo impegno.
  • Stati non nucleari: un gruppo di Paesi, tra cui Austria, Brasile, Irlanda, Messico, Nuova Zelanda e Sudafrica, che hanno guidato i negoziati per il TPNW e hanno promosso attivamente la sua adozione. Questi Stati, pur non possedendo armi nucleari, hanno subito in passato gli effetti dei test nucleari e sono particolarmente sensibili alla minaccia nucleare.

Il percorso che ha portato al TPNW è stato segnato da conferenze internazionali indicative del livello di impegno degli Stati, alcuni con ruolo pioneristico... (leggi tutto il documento scaricandolo dal link sopra indicato)

INTRODUZIONE AL DOCUMENTO STRATEGICO (SOTTO RIPORTATO) IN OCCASIONE DEL SIDE EVENT SU BIELORUSSIA E RIARMO EUROPEO DEL 4 MARZO 2025 AL 3MSP (PALAZZO DI VETRO ONU, NEW YORK)

UNA VISIONE STRATEGICA PER PASSARE DALLA PROIBIZIONE ALLA ELIMINAZIONE DELLE ARMI NUCLEARI. E DEL MILITARISMO

(a proposito del cantiere in corso sul DOCUMENTO STRATEGICO DE+Our House+Costituente Terra+ altri...)

Alfonso Navarra – Ennio Cabiddu (responsabili spedizione a NYC dei Disarmisti esigenti)

Versione 3 delle ore 15:35 (ora di Roma) del 4 marzo 2025

Dal punto di vista analitico, una parte dei missili che la Russia vuole schierare in Bielorussia possono essere classificati come missili a medio raggio e, in un certo senso, rientrare nella categoria degli euromissili, termine usato durante la Guerra Fredda, in particolare anni Settanta-Ottanta, per indicare i missili nucleari a raggio intermedio (500-5.500 km) dispiegati in Europa.

Negli ultimi anni, secondo quanto apprendiamo dalla stampa, la Russia ha trasferito in Bielorussia diversi tipi di armamenti missilistici, tra cui:

  1. Iskander-M – Missile balistico a corto-medio raggio (fino a 500 km, ma con possibilità di modifiche per raggio maggiore).
  2. Kinzhal (ipersonico) – Missile balistico aviolanciato con un raggio che può superare i 2.000 km.
  3. Putin nel 2003, in aggiunta, ha annunciato il dispiegamento di armi nucleari “tattiche”.

Focalizzandoci sugli Iskander: diversi rapporti di stampa e analisi militari indicano che sistemi missilistici Iskander-M erano già stati schierati in Bielorussia prima dell'annuncio di Putin del 2023 sulle armi nucleari tattiche.

Abbiamo due prove principali del dispiegamento degli Iskander in Bielorussia:

1° giugno 2022: La Russia annuncia il trasferimento di sistemi Iskander-M alla Bielorussia, con la capacità di trasportare sia testate convenzionali che nucleari.

2- Esercitazioni congiunte: nel 2022 e nei primi mesi del 2023, le forze bielorusse si sono addestrate con i missili Iskander, suggerendo che il sistema fosse già operativo nel paese.

In sostanza, gli Iskander erano già stati trasferiti in Bielorussia prima del 2023, ma non vi erano prove che fossero armati con testate nucleari fino all'annuncio di Putin. Tuttavia, il sistema Iskander è dual-capable (a doppia capacità), il che significa che può lanciare sia testate convenzionali che nucleari, aumentando la pressione strategica sulla NATO.

Tecnicamente, il termine "euromissili" si riferiva ai missili come i sovietici SS-20 e gli americani Pershing II e Cruise, con raggio intermedio (1.000-5.500 km). Tuttavia, l’installazione di missili russi in Bielorussia, soprattutto se messa in relazione con la decisione USA di installare, nel 2026, Cruise convenzionali in Germania, riporta a una dinamica simile a quella degli euromissili della Guerra Fredda, poiché rappresentano una minaccia diretta ai paesi NATO vicini, come Polonia e, appunto, Germania.

In sintesi, alcuni dei missili russi in Bielorussia sono a medio raggio e potrebbero essere visti come una nuova versione della “vecchia” crisi degli euromissili, sebbene con tecnologie più moderne, che qui non stiamo a esaminare (miniaturizzazione, ipersonicità, impiego dell’AI).

Il parallelo Bielorussia Germania ci spinge politicamente, quali forze di disarmo e di pace, a mettere in pratica il punto chiave del documento strategico che Olga Karatch di Our House, nei nostri dialoghi preparatori sul 3MSP, aveva suggerito e che dobbiamo sviluppare e riprendere possibilmente coinvolgendo ICAN: una campagna Est-Ovest per la denuclearizzazione dell’Europa che possiamo inserire nella cornice di una Helsinki 2. Tenendo presente che la questione degli euromissili coincide con la logica, subentrata alla Mutua distruzione assicurata (MAD), della “guerra nucleare di teatro”, ed in particolare di una guerra nucleare limitata al “teatro europeo”.

Bisogna partire da una premessa su cui giustamente Olga Karatch insiste molto:

“Le strategie oggetto della nostra impostazione devono fare capo a coalizioni di ONG e di movimenti di base: non intendiamo lasciare tutte le decisioni nelle mani dei politici quando ci sono opportunità per la società civile di avere voce in capitolo. Anzi, di avere il ruolo motore per i percorsi e i processi che, a nostro parere, bisognerebbe avviare. Dobbiamo riconquistare lo spazio in cui la società civile possa partecipare attivamente, e non solo lasciare che tutto venga deciso dai rappresentanti statali”.

Ed ancora:

“Dobbiamo allontanarci dalla concezione del "nemico", perché questo approccio non ci permetterà mai di raggiungere una pace duratura. Anche per questo non giudichiamo responsabile e affidabile la formula di pace di Volodymyr Zelensky, che si basa sull'idea di una "pace giusta". La giustizia è un concetto estremamente relativo e, in ogni conflitto, soprattutto quando sono stati versati così tanto sangue e ci sono state così tante vittime, ci sarà sempre qualcuno che si sentirà trattato ingiustamente. E se qualcuno si sente vittima di un'ingiustizia, questa percezione diventa terreno fertile per una nuova guerra. In tal caso, ciò che si otterrà non sarà una pace vera e duratura, ma solo una tregua temporanea, durante la quale le parti continueranno a prepararsi a nuovi scontri e aggressioni reciproche”.

Tra le strategie convergenti PER LA SICUREZZA NON DEI SINGOLI STATI MA PER LA SICUREZZA COMUNE DELL’UMANITA’ possiamo annoverare, insieme al 1) collegamento ICAN-NO FIRST USE e 2) il progetto di Costituzione della Terra, quella 3) dell’aperura di una strada che potremmo definire Helsinki 2. Vale a dire una seconda conferenza di Helsinki, ispirata alla prima che ha prodotto gli accordi del 1975:  potrebbero essere stabiliti nuovi accordi e misure per rafforzare la sicurezza e la cooperazione in Europa, rivitalizzando l’OSCE sotto l’egida dell’ONU, con un focus su questioni come il controllo degli armamenti, la prevenzione dei conflitti e la lotta al terrorismo.

Quindi, ‘Helsinki 2’ potrebbe inoltre rilanciare l’impegno per il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Dentro questo dialogo da riprendere potremmo stabilire, come propone Our House, una LINEA DI PACE LUNGO I CONFINI DI RUSSIA, BIELORUSSIA, UCRAINA, EUROPA: una zona demilitarizzata e denuclearizzata, di 1.500-2.000 km, lungo i confini tra Russia, Bielorussia, Ucraina ed Europa.

Cosa possiamo intendere per "zona demilitarizzata" o "Linea di Pace"?

  • Abolizione della coscrizione obbligatoria e riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza
    Tutti i paesi coinvolti dovrebbero abolire la leva obbligatoria e riconoscere il diritto incondizionato degli uomini a rifiutare il servizio militare. Questo deve valere non solo per la Russia e la Bielorussia, ma anche per i paesi baltici, la Polonia, l'Ucraina e gli altri stati della regione che hanno reintrodotto la coscrizione.
  • Tutte le armi nucleari e i missili con capacità nucleare devono essere rimossi dalla regione.
  • Ritiro delle basi militari straniere dalla "Linea di Pace": tutte le basi militari straniere devono essere rimosse da questa fascia di 600-700 km.
  • La Russia deve ritirare le sue basi dalla Bielorussia.
  • La NATO deve ritirare le sue basi e le sue truppe dai paesi baltici e dalla Polonia.
  • Entrambe le parti devono impegnarsi formalmente a non condurre esercitazioni militari in questa zona e a non ammassare truppe lungo il confine.
    Questo punto potrebbe suscitare interesse sia nella NATO che in Russia, almeno come base di discussione.
  • Deve essere vietata la militarizzazione dell'infanzia: nessuna formazione militare per i bambini, nessuna propaganda di guerra rivolta ai giovani, nessun addestramento all'uso delle armi per i minori.
  • Ripristino degli accordi e del rispetto dei diritti umani
  • L'Europa deve garantire il rispetto dei diritti delle minoranze bielorusse, russe ed ebraiche nei paesi baltici e in Polonia.
  • L'Ucraina deve impegnarsi a rispettare e proteggere i diritti delle minoranze bielorusse e russe sul suo territorio.
  • In cambio, Bielorussia e Russia devono cessare l'uso dei flussi migratori come arma contro l'Europa, ponendo fine alla strategia di spingere migranti e rifugiati verso i confini europei.

Una campagna di base molto importante, lo si è già detto, sarà l'opposizione ai nuovi euromissili, sia ad Est che a Ovest. E dentro l'idea della sicurezza comune e di una sua nuova architettura europea, nel rifiuto di considerarsi tappa regionale verso una escalation globale, dobbiamo pensare di affrontare e risolvere i diritti delle minoranze russofone e di tutte le altre minoranze europee.

Per questa campagna riteniamo importante ribadire i tre pilastri su cui i Disarmisti esigenti pensano si debba costruire una risposta efficace:

1) il respiro non locale, ma ampio e generale, non limitato al versante NATO, pur non perdendo l'ancoraggio alle politiche del disarmo unilaterale, garantito anche dal ricorso a tecniche radicali (azioni dirette nonviolente, disobbedienza civile) della nonviolenza di base; 2) il riconoscimento del ruolo di battistrada al movimento tedesco, i da cui si attendono gli input per la mobilitazione; 3) la capacità di creare alleanze politiche strette con i soggetti di cui ci si può fidare perché mantengono, con la fede nel futuro, una coerenza tra pensieri, parole ed opere.

Per quanto riguarda il primo punto, cioè il puntare al disarmo generale, sono importanti due aspetti: 1-a) le analisi che documentano come il riarmo nucleare intermedio sia oggi praticato anche dalla Russia, coinvolgendo l’enclave di Kaliningrad e gli Stati satelliti (la Bielorussia); 1-b) l'esperienza del Cruisewatching che, negli anni Ottanta del secolo scorso, contribuì, durante l'ultima fase del movimento europeo, con i campi di Greenham Common, Florennes, Woensdrecht, Mutlangen e Comiso, a sostenere il processo che portò, nel 1987, all'accordo tra Reagan e Gorbaciov.

IL POSSIBILE RUOLO TRAINANTE DEL MOVIMENTO TEDESCO

Dipende da due fattori: 1) la Germania è più scopertamente indicata, nelle strategie nucleari NATO, come territorio sacrificabile, rispetto al “santuario USA”: più della Bielorussia rispetto alla Russia; 2) gli spazi di agibilità democratica per la mobilitazione di un’opinione pubblica autonoma sono molto maggiori in Germania rispetto alla Bielorussia.

Per quanto riguarda la situazione del movimento tedesco, dobbiamo però registrare al momento uno stato che possiamo definire “letargico”, attribuibile forse tre fattori:

1) la posizione dei Verdi e della Sinistra radicale di fiancheggiamento di quella che questi soggetti politici, con influenza sugli attivisti sociali, considerano la "resistenza partigiana ucraina";

2) la "sindrome di Asterix" che affligge parti consistenti dei movimenti di base: vale a dire l'idea che le lotte vanno gestite, nella dimensione locale, ma con valore simbolico universale, per creare "zone liberate" dalla oppressione dell'Impero;

3) la sottovalutazione del rischio nucleare nel momento culturale in cui non si vogliono affrontare, per paura, "problemi troppo grossi" (ma tutto sommato contenibili ai livelli di guardia) nella illusione che "le élites non saranno tanto stupide da autodistruggersi".

Di tutta la problematica sopra delineata noi Disarmisti esigenti ci siamo occupati da tempo.

Possiamo citare un articolo sulla "sindrome di Asterix", propedeutico all'incontro on line che abbiamo organizzato il 1 settembre 2024, proseguendo con le analisi sul riarmo nucleare intermedio, esposte in una discussione online su piattaforma Zoom. 

Suggeriamo di visionare la conferenza organizzata dalla WILPF Italia "ABOLIRE IL NUCLEARE" il 12 luglio alla Città dell'Utopia di Roma. La caratteristica di questo incontro con i giovani del Servizio Civile Internazionale è stata la spiegazione della strategia e delle installazioni nucleari "toccate con mano", a partire dall'esperienza storica (il Cruisewatching a Comiso e nei campi pacifisti europei) della loro contestazione, costata botte e carcere, da parte del movimento di base, che ha creato una conoscenza sociale concreta di validità paragonabile, se non superiore, rispetto a quella tecnica o accademica. 

Questo il link a cui cliccare per vedere la conferenza del 12 luglio registrata:

https://www.youtube.com/watch?v=olLdIyaOYww&feature=youtu.be

L'opposizione agli euromissili deve riflettere una preoccupazione per la riallocazione delle risorse, l'impatto ambientale, la sicurezza umana e le disuguaglianze globali, tutti elementi centrali nei dibattiti sulla giustizia sociale e ambientale impliciti per noi nella visione della “terrestrità”.

Non dobbiamo apparire estranei allo slogan di coloro che esigono insieme “il pane e le rose”: è importante risultare capaci di denunciare in modo efficace come l’investimento in armamenti nucleari sottrae risorse massicce che potrebbero essere destinate a programmi sociali (sanità, istruzione, casa, lotta alla povertà) e a iniziative per la tutela dell'ambiente. Le questioni di giustizia sociale sono da sollevare poiché le comunità più vulnerabili sono quelle che risentono maggiormente della mancanza di investimenti in tali settori.

L’impatto ambientale catastrofico non va mai trascurato perché la produzione, il test e il potenziale utilizzo di armi nucleari hanno gravi conseguenze per l'ambiente non solo locale ma globale. L'inquinamento del suolo, dell'acqua e dell'aria, nonché il rischio di catastrofi ambientali, sono aspetti che si scontrano con i principi della giustizia ecologica. Inoltre, le basi militari, necessarie per lo stazionamento degli euromissili, occupano territori che spesso sono sottratti all'uso civile, con conseguente danno agli ecosistemi e ai loro cicli.

Per concludere, in merito a tutte le nostre proposte e ai sentieri strategici individuati, occorre ribadire che, per fare la pace con la Natura, anche secondo l’invito della vibrazione del NA MU MYO HO REN GE KYO, dobbiamo stoppare immediatamente ogni guerra. Oggi non esistono più guerre giuste, se mai vi fossero state, ed una brutta pace (una tregua militare) è sempre meglio di una "bella" guerra. Dentro la guerra non si può perseguire la giustizia e meno che mai la difesa dell'ambiente e della Terra!

 

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COME PASSARE DALLA PROIBIZIONE GIURIDICA ALLA ELIMINAZIONE EFFETTIVA DEGLI ORDIGNI NUCLEARI (prima bozza del 14 febbraio 2024)

(il documento è un cantiere aperto, un testo ancora in via di completamento elaborativo)

TPNW: a New York si sono incontrati i paesi che non vogliono le armi nucleari. E l'Italia?

PREMESSA

Una premessa fondamentale di quello che andremo a proporre a New York, al terzo meeting degli Stati parti del TPNW (3-7 marzo 2025), con il presente documento è che stiamo parlando in esso di strategie di lungo periodo per la società civile organizzata, non di iniziative singole temporalmente circoscritte (è, ad esempio, la differenza tra Helsinki2 e Helsinki+50, di cui tratteremo in seguito). 

Le strategie oggetto della nostra impostazione devono fare capo a coalizioni di ONG e di movimenti di base: non intendiamo lasciare tutte le decisioni nelle mani dei politici quando ci sono opportunità per la società civile di avere voce in capitolo. Anzi, di avere il ruolo motore per i percorsi e i processi che, a nostro parere, bisognerebbe avviare. Dobbiamo riconquistare lo spazio in cui la società civile possa partecipare attivamente, e non solo lasciare che tutto venga deciso dai rappresentanti statali.

Nella premessa intendiamo aggiungere il focus su un tema cruciale da sollevare: il rispetto dei diritti umani deve essere garantito su entrambi i lati del confine conteso, negli scontri statali armati e di potenza in corso. Se critichiamo Russia e Bielorussia, ad Est del confine, per le gravi violazioni dei diritti umani, compresa la repressione politica e la presenza di prigionieri politici, allora non possiamo chiudere gli occhi di fronte a dinamiche simili nei Paesi baltici solo perché, per chi risiede ad Ovest, sarebbero nostri alleati, nella visione dei governi inquadrati nella NATO. La condizione della minoranza russa nei Paesi baltici è davvero preoccupante, ma, per quanto possa sembrare paradossale, la situazione dei bielorussi è oggi ancora più grave. 

Questo stato di cose offre alla Russia e alla Bielorussia un facile pretesto per strumentalizzazioni politiche e manipolazioni propagandistiche. L’ignorare questa realtà e il non affrontare ciò che sta accadendo nella regione baltica contribuisce solo a un’ulteriore escalation del conflitto. È una questione che, nella nostra opinione, merita un’attenzione prioritaria. 

Oggi ogni Stato della regione – dalla zona baltica fino a Russia, Bielorussia e Ucraina – sembra aver sostituito la storia con narrazioni fantasiose e mitologiche. Ancora più grave è il fatto che, in molti di questi Paesi, rifiutarsi di aderire a tali narrazioni può portare addirittura a responsabilità penali. Questo non riguarda solo la minoranza russa: è solo la punta di un iceberg politico molto più grande, che si sta scontrando con una sorta di "Titanic europeo".  

Se non interveniamo con decisione, la situazione nella nostra regione peggiorerà ulteriormente. Non saremo più a 89 secondi dalla mezzanotte, ma esattamente a mezzanotte, con il rischio concreto di un conflitto nucleare tattico su scala regionale o, nella peggiore delle ipotesi, di una guerra nucleare globale. Siamo fermamente convinti che questa non sia una semplice ipotesi allarmistica, ma una realtà da affrontare con urgenza.  

Dobbiamo allontanarci dalla concezione del "nemico", perché questo approccio non ci permetterà mai di raggiungere una pace duratura. Anche per questo non giudichiamo responsabile e affidabile la formula di pace di Volodymyr Zelensky, che si basa sull'idea di una "pace giusta". La giustizia è un concetto estremamente relativo e, in ogni conflitto, soprattutto quando sono stati versati così tanto sangue e ci sono state così tante vittime, ci sarà sempre qualcuno che si sentirà trattato ingiustamente. E se qualcuno si sente vittima di un'ingiustizia, questa percezione diventa terreno fertile per una nuova guerra. In tal caso, ciò che si otterrà non sarà una pace vera e duratura, ma solo una tregua temporanea, durante la quale le parti continueranno a prepararsi a nuovi scontri e aggressioni reciproche. Questo è un approccio altamente improduttivo.

TRE STRATEGIE CONVERGENTI PER LA DICUREZZA NON DEI SINGOLI STATI MA PER LA SICUREZZA COMUNE DELL’UMANITA’

Nonostante alcuni notevoli successi del TPNW, a seguito della sua adozione il 7/07/2017 e della sua entrata in vigore il 22/01/2021, nessuno degli Stati dotati di armi nucleari, né i loro alleati, ha finora aderito a questo trattato, mentre, al contrario, stanno continuamente modernizzando i loro armamenti nucleari. Ciò impegna un'enorme quantità di denaro, nell'ordine di centinaia di miliardi all'anno.

Quindi proponiamo qui tre modi più specifici e complementari per raggiungere un'eliminazione efficace, totale e irreversibile delle armi nucleari. Ciò, tenendo conto della complessità della situazione geopolitica e con il supporto di una quarta ondata di mobilitazioni anti-armi nucleari con una partecipazione di base molto ampia a livello internazionale.

LA PRIMA VIA: HELSINKI 2

Alcuni Stati non-partI e membri della NATO (Germania, Paesi Bassi, Belgio e Norvegia) guardano con interesse al TPNW e sono persino pronti a collaborare su alcuni punti del Trattato, e in particolare sull’assistenza alle vittime e la riparazione dell’ambiente, ma si considerano incapaci di aderire al TPNW a causa delle ‘regole’ della NATO di cui fanno parte (in particolare Germania, Paesi Bassi e Belgio che ospitano bombe nucleari degli USA sul loro suolo!)

In effetti, questa categoria di Stati, ‘che cavalca il TPNW’, potrebbe trovare posto nell’articolo 4 del TPNW, specialmente se reso più flessibile e aperto, come possibilità alternativa di approccio più funzionale al processo di disarmo.

D’altra parte, l’invasione della Russia verso l’Ucraina, e indirettamente verso l’“Occidente”, costituisce una delle ragioni principali per cui questi paesi rimangono nell’alleanza NATO. Ne consegue che l’unico modo per risolvere questa situazione sarebbe quello di cambiare radicalmente la natura del rapporto tra Occidente e Russia.

In breve, come si è già accennato: passare da una “cultura del nemico” (lose-lose) a una “cultura della cooperazione” (win-win).

Un’utopia fantasiosa? Guardiamo un po’ il lato della Storia:

dopo il crollo dell’Unione Sovietica, nel periodo 1992-2003 c’è stato un significativo riavvicinamento tra Russia e Occidente, al punto che nel 1997 è stato firmato un “Atto fondatore NATO-Russia” ed è stato avviato un processo per consentire alla Russia di entrare nella NATO, che poi ovviamente avrebbe ridefinito i suoi obiettivi. (Vedi a questo proposito l’eccellente documentario del canale Arte “Putin, NATO e Europa”).

Si potrebbe quindi parlare di una “necessità attuale di riprendere un dialogo interrotto circa vent’anni fa”.

Cosa dovremmo fare allora? Cercare di realizzare ora, in condizioni molto più difficili, ciò che non è stato fatto negli anni Novanta, quando il contesto geopolitico era molto più favorevole.

L’idea, coltivata da diverse organizzazioni pacifiste in applicazione del principio di una sicurezza comune, è quella di aprire una strada che potrebbe essere chiamata ‘Helsinki 2’: una seconda conferenza di Helsinki, ispirata alla prima che ha prodotto gli accordi del 1975: rivitalizzando l’OSCE sotto l’egida dell’ONU, potrebbero essere stabiliti nuovi accordi e misure per rafforzare la sicurezza e la cooperazione in Europa, con un focus su questioni come il controllo degli armamenti, la prevenzione dei conflitti e la lotta al terrorismo.

Quindi, ‘Helsinki 2’ potrebbe rilanciare l’impegno per il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, elementi cruciali per la stabilità e la pace. In questo quadro, è essenziale aprire negoziati con la Russia sui “problemi di confine” basati sullo status delle popolazioni di origine russa nei paesi orientali, in particolare in Ucraina, Moldavia e nei tre paesi baltici, che costituiscono altrettante “bombe a orologeria”, la prima delle quali è già esplosa in Ucraina. Ad esempio, in Estonia e Lettonia circa 1/3 della popolazione è di origine russa e più della metà di loro è priva di qualsiasi nazionalità!!

Tuttavia, riuscire a stabilire relazioni pacifiche e costruttive tra la Russia e il resto dell'Europa avrebbe anche un effetto positivo sul processo di disarmo nucleare, anche se, ovviamente, non sarebbe sufficiente per un disarmo efficace e generale.

UNA SPECIFICAZIONE CHE CHIARISCE E PRECISA LA STRATEGIA QUI PROPOSTA: LA LINEA DI PACE LUNGO I CONFINI DI RUSSIA, BIELORUSSIA, UCRAINA, EUROPA 

Il punto chiave che va sollevato è l’idea della "linea di pace", concepita come una soluzione regionale—non globale—ma essenziale per prevenire un'ulteriore escalation del conflitto in corso.  Si tratta di lavorare per una zona demilitarizzata e denuclearizzata, di 1.500-2.000 km, lungo i confini tra Russia, Bielorussia, Ucraina ed Europa. Un passo necessario, anche se non risolverà tutti i problemi del mondo: creare una zona demilitarizzata, libera da armi, basi militari e dal continuo ciclo di provocazioni reciproche, potrebbe servire come un immediato strumento di garanzia contro conflitti regionali che potrebbero degenerare in qualcosa di molto più grave. Non è la soluzione definitiva a tutte le sfide geopolitiche, ma almeno può ritardare o addirittura eliminare il rischio di una guerra più ampia derivante da incomprensioni, errori di calcolo e provocazioni.  

Riteniamo sia necessaria una piattaforma permanente di dialogo, che sia sotto l’egida dell’ONU, dell’OSCE o di entrambi. Anzi, potremmo immaginarla come qualcosa di più strutturato e duraturo, in grado di affrontare le questioni fondamentali non solo con incontri periodici, ma con un meccanismo di consultazione e mediazione costante.

Cosa intendiamo per "zona demilitarizzata" o "Linea di Pace"?

  • Abolizione della coscrizione obbligatoria e riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza
    Tutti i paesi coinvolti dovrebbero abolire la leva obbligatoria e riconoscere il diritto incondizionato degli uomini a rifiutare il servizio militare. Questo deve valere non solo per la Russia e la Bielorussia, ma anche per i paesi baltici, la Polonia, l'Ucraina e gli altri stati della regione che hanno reintrodotto la coscrizione.
  • Tutte le armi nucleari e i missili con capacità nucleare devono essere rimossi dalla regione.
  • Ritiro delle basi militari straniere dalla "Linea di Pace": tutte le basi militari straniere devono essere rimosse da questa fascia di 600-700 km.
  • La Russia deve ritirare le sue basi dalla Bielorussia.
  • La NATO deve ritirare le sue basi e le sue truppe dai paesi baltici e dalla Polonia.
  • Entrambe le parti devono impegnarsi formalmente a non condurre esercitazioni militari in questa zona e a non ammassare truppe lungo il confine.
    Questo punto potrebbe suscitare interesse sia nella NATO che in Russia, almeno come base di discussione.
  • Deve essere vietata la militarizzazione dell'infanzia: nessuna formazione militare per i bambini, nessuna propaganda di guerra rivolta ai giovani, nessun addestramento all'uso delle armi per i minori.
  • Ripristino degli accordi e del rispetto dei diritti umani
  • L'Europa deve garantire il rispetto dei diritti delle minoranze bielorusse, russe ed ebraiche nei paesi baltici e in Polonia.
  • L'Ucraina deve impegnarsi a rispettare e proteggere i diritti delle minoranze bielorusse e russe sul suo territorio.
  • In cambio, Bielorussia e Russia devono cessare l'uso dei flussi migratori come arma contro l'Europa, ponendo fine alla strategia di spingere migranti e rifugiati verso i confini europei.

In sostanza, proponiamo una nuova concezione del rispetto dei diritti umani, basata sulla reciprocità:
"Noi rispettiamo i diritti delle vostre minoranze, voi rispettate i diritti delle nostre".
In questo modo, i diritti delle minoranze verrebbero garantiti su entrambi i lati della frontiera, creando una base più solida per la pace.

L’INIZIATIVA DI UNA HELSINKI+50

Una iniziativa che nasce dalla società civile che proponiamo di appoggiare è l’idea di un controvertice dal basso nell’occasione del 50esimo anniversario della firma, nel 1975, degli accordi di Helsinki: Helsinki + 50.

Questa iniziativa, nella proposta che ci è pervenuta, da parte di Tord Bjork, si riferisce alla necessità di collaborare con il Movimento dei Non Allineati, per promuovere ambiente, diritti umani e cooperazione Nord-Sud.

Tord Björk è un esponente di World BEYOND War. Sembra che condivida espressamente il nostro discorso sulla "pace con la Natura quale condizione della pace tra gli esseri umani"; discorso che ci troviamo spesso a fare, da disarmisti esigenti, antimilitaristi ma anche ecologisti impegnati per la giustizia sociale.

Ecco quanto troviamo in suo in un articolo scritto da Tord nel 2022, pochi mesi dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, intitolato "Insieme per la pace e per l'ambiente".

"Non sono solo le alleanze militari e le armi nucleari il problema, è molto di più. E soprattutto la questione centrale non è la pace in Europa, ma piuttosto la pace sulla Terra e la pace con la Terra".

Qui di seguito riporto i punti della poposta di Tord Bjork per conto di WBW, quali elementi che possono essere inclusi in quelli definiti "accordi civili di Helsinki":

“È necessario riconoscere l’intera gamma di problemi che l’umanità deve affrontare. Helsinki+50
offre un’opportunità unica, poiché una gamma completa di questioni è stata inclusa nelle riunioni della CSCE a Helsinki nel 1975, a Belgrado nel 1977 e a Parigi nel 1990.

Chiediamo alle persone di tutte le nazioni di sostenere la convivenza pacifica e gli Accordi Civili di Helsinki come piattaforma per unirci oltre i confini, le fedi e i gruppi sociali.
Chiediamo il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di pensiero,
coscienza, religione o credo ovunque e in qualsiasi momento sia necessario.
Sosteniamo il miglioramento dei contatti umani, il ricongiungimento familiare, i matrimoni e i
viaggi.
Costruiamo scambi scientifici e culturali attraverso contatti tra le persone.
Sosteniamo la cooperazione scientifica, rendendo nuovamente possibile la ricerca sul cambiamento climatico nella regione artica, così come la conoscenza di ciò che accade all'interno di altri paesi basata sulla ricerca sociologica per consentire una migliore comprensione tra le nazioni e soluzioni ai problemi dell'umanità.
Ci opponiamo alla creazione di immagini nemiche e sosteniamo lo scambio di opinioni rispettando la voce delle persone e le diverse esperienze locali e nazionali sulla storia globale e sulla sopravvivenza dell’umanità su un pianeta Terra dove le generazioni future possano vivere una vita ricca.
Sosteniamo l’aumento del flusso di informazioni e il miglioramento delle condizioni dei giornalisti, nonché l’espansione degli scambi culturali. La chiusura degli scambi culturali e la cancellazione degli artisti per opinioni considerate controverse nel clima polarizzante attuale dovrebbero essere evitate.
Vediamo la necessità di una non interferenza statale negli affari interni, pur supportando al
contempo i contatti tra le persone. Ci opponiamo al fatto che i partecipanti a tali contatti o le voci indipendenti interne vengano etichettati come agenti stranieri o portatori di disinformazione.
Sosteniamo tutti i diritti necessari per garantire l'uguaglianza sovrana tra le nazioni, inclusi il diritto alle risorse naturali, al cibo, all'industria, alla tecnologia, alla finanza, all'economia, al commercio multivettoriale, ai media, alla cultura e alla sicurezza sovrana.
Difendiamo l'integrità territoriale degli stati ogni volta che viene violata dagli stati firmatari degli
Accordi di Helsinki, all'interno e all'esterno dell'Europa, o da qualsiasi altro paese.
Sosteniamo i diritti delle minoranze inclusi nella dichiarazione della CSCE alla riunione in
Jugoslavia del 1977.
Ci opponiamo alla crescente mancanza di rispetto e violazione del diritto internazionale.
Sosteniamo la necessità della distensione e del rispetto dei diritti umani e della sovranità reciproca. Sosteniamo in particolare la neutralità e il non allineamento o qualsiasi altro accordo di sicurezza basato sulla sicurezza comune.
Riteniamo che il principio di uguaglianza tra gli Stati partecipanti e la determinazione del consenso attraverso canali di comunicazione multilaterali costituiscano un'eredità unica che forma una parte fondamentale del processo CSCE proseguito con l'OSCE, di importanza anche per altre forme di cooperazione internazionale.
Sosteniamo la risoluzione pacifica delle controversie.
Riconosciamo la necessità di una cooperazione tra le persone e gli stati per risolvere i problemi
dell’umanità, ridurre le tensioni e consentire il disarmo per il benessere e l’ambiente”.

In merito a queste proposte occorre ribadire che, per fare la pace con la Natura dobbiamo stoppare immediatamente ogni guerra. Oggi non esistono più guerre giuste, se mai vi fossero state, ed una brutta pace (una tregua militare) è sempre meglio di una "bella" guerra. Dentro la guerra non si può perseguire la giustizia e meno che mai la difesa dell'ambiente e della Terra. 

Una campagna di base molto importante sarà l'opposizione ai nuovi euromissili, sia ad Est che a Ovest. E dentro l'idea della sicurezza comune e di una sua nuova architettura europea dobbiamo pensare di affrontare e risolvere i diritti delle minoranza russofone e di tutte le altre minoranze europee.

IL SECONDO PERCORSO: UN TAVOLO PER IL NON PRIMO USO

Tutti i 9 paesi che detengono armi nucleari dovranno (anche con i loro alleati) "arrivare gradualmente a sedersi allo stesso tavolo delle trattative", avendo capito che il possesso di armi nucleari costituisce un rischio inaccettabile, prima di tutto per loro stessi. Questo rischio sta infatti aumentando rapidamente, anche per errore, incidente o sabotaggio, a causa dello smantellamento di quasi tutti i trattati che controllano gli armamenti nucleari, della continua modernizzazione di tutti i componenti di questi armamenti e, ultimo ma non meno importante, del possibile utilizzo degli algoritmi di Intelligenza Artificiale nel rilevamento di attacchi nucleari e, peggio ancora, per decidere una rappresaglia. Quindi siamo ora a 89 secondi dalla mezzanotte dell'"Orologio dell'apocalisse".

Mentre spetta a questi stati prendere questa iniziativa, spetta anche a noi, società civile, aiutarli a raggiungere tale consapevolezza.

Quale degli stati dotati di armi nucleari potrebbe essere l'iniziatore di tale processo? Si potrebbe pensare alla Cina, che ha adottato un atteggiamento relativamente aperto nei confronti del processo che ha portato all'adozione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari e che è l'unico Stato dotato di armi nucleari ad aver escluso completamente dalla sua dottrina qualsiasi forma di "primo" attacco nucleare.

La Cina potrebbe innanzitutto proporre la creazione di un Gruppo di lavoro, composto da esperti dei 9 Paesi dotati di armi nucleari (un WG9) con la missione specifica di formulare una "road map" realistica per un disarmo multilaterale coordinato, che fungerebbe da base per i negoziati tra i 9 Paesi dotati di armi nucleari e i loro alleati.

Quindi l'adesione universale al TPNW, il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, non dovrebbe più incontrare ostacoli significativi.

Un primo passo utile potrebbe essere un accordo "No First Use" tra gli Stati nucleari. In questo contesto le "mini-armi nucleari", più facili da usare sul campo di battaglia, dovrebbero essere esplicitamente proibite nell'articolo 1 del TPNW.  

Un altro passo, collegato al precedente, dovrebbe essere la rimozione delle armi nucleari stazionate sui territori degli ‘Stati alleati’ (Italia, Germania, Belgio, Olanda, Turchia e Bielorussia) e, naturalmente, il rifiuto totale di qualsiasi tipo di missile. Dobbiamo opporci all’installazione, a Occidente come a Oriente, di nuovi euromissili, ricordando che una grande mobilitazione internazionale, con Comiso in Italia come città simbolo, ha portato agli accordi INF del 1987 e a una grande stagione di disarmo: oggi dobbiamo impegnarci a farla rivivere.

IL TERZO PERCORSO: LA COSTITUZIONE DELLA TERRA

L'eliminazione totale delle armi nucleari, evitando di passare attraverso un olocausto nucleare, può essere raggiunta solo in un processo a lungo termine. Questa necessaria gradualità non significa indebolire il TPNW, così come il TPNW, a sua volta, non diminuisce la forza del piano per il disarmo totale e l'eliminazione delle guerre, che è la ragione stessa dell'esistenza delle Nazioni Unite. A questo proposito, la dichiarazione del Presidente JF Kennedy, in seguito all'assassinio del Segretario generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjöld, è stata molto chiara:

“Il programma da presentare a questa assemblea -- per il disarmo generale e completo sotto un controllo internazionale efficace -- ... coprirebbe i sistemi di lancio e le armi. In definitiva, ne fermerebbe la produzione e i test, il trasferimento e il possesso. Si otterrebbe, sotto gli occhi di un'organizzazione internazionale per il disarmo, una riduzione costante della forza, sia nucleare che convenzionale, fino ad abolire tutti gli eserciti e tutte le armi, eccetto quelle necessarie all'ordine interno e una nuova Forza di Pace delle Nazioni Unite." (J.F. Kennedy, 25 settembre 1961, all'ONU).

Il progetto di una Costituzione della Terra, promosso dall'associazione "Costituente Terra", mira a questo stesso obiettivo nella convinzione che solo una costituzione globale, sovraordinata ai governi degli Stati, può essere adattata per affrontare le emergenze globali che affliggono l'umanità. Queste sono il crescente rischio di una guerra nucleare, la produzione e la moltiplicazione delle armi, nonché l'imminente catastrofe climatica e ambientale, che sono le più onnicomprensive a livello planetario (anche se ne esistono molte altre).

A questo proposito l'associazione "Costituente Terra", rivolge un appello agli Stati che hanno approvato il TPNW, di fatto la grande maggioranza nell'Assemblea generale dell'ONU, al fine di ottenere la convocazione - ai sensi dell'art. 20 della Carta delle Nazioni Unite - di una ‘sessione speciale’ permanente di tale Assemblea per negoziati senza sosta fino al raggiungimento della pace nella guerra in Ucraina. Un’iniziativa così urgente dovrebbe essere applicata anche alla guerra in Palestina.

Non ci sarebbe un veto da parte della Russia a causa dell’art. 27, par. 3 della Carta delle Nazioni Unite che afferma che “nelle decisioni previste dal Capitolo VI e dal Paragrafo 3 dell’Articolo 52, un membro che sia parte in una controversia si astiene dal voto”; in modo che, almeno nell’esercizio di questo potere conciliatorio, il Consiglio di Sicurezza non potrebbe essere paralizzato da un veto della Russia. (U. Villani, Possibili vie di pace, Editoriale Scientifica, 2023, pp. 409-410).

Un’iniziativa così inedita avrebbe un enorme valore politico e simbolico drammatizzando la gravità dei pericoli che incombono sull’umanità e rilanciando il ruolo delle Nazioni Unite come efficace garante della pace.

In questo contesto, ecco un estratto di una lettera inviata da Papa Francesco ai partecipanti all'Incontro Internazionale sulla Costituzione della Terra presso l'Università di Roma, dal 23 al 24 maggio 2024: "Sono lieto che stiate lavorando al progetto di una Costituzione della Terra e che stiate riflettendo sulla sua efficacia, sempre più drammaticamente necessaria per garantire il bene comune. È un dovere arrivare a "organizzazioni globali più efficaci, con sufficiente autorità per garantire il bene comune globale, l'eradicazione della fame e della povertà e l'effettiva difesa dei diritti umani fondamentali". (Testo tradotto dall'originale in spagnolo)

Per l'osservazione conclusiva, ricordiamo quella di Papa Francesco nella sua lettera alla Terza Conferenza sull'impatto umanitario delle armi nucleari, a Vienna, l'8 e il 9 dicembre 2014:

"Sono convinto che il desiderio di pace e fraternità radicato nel profondo del cuore umano darà frutti in modi concreti per garantire che le armi nucleari siano bandite una volta per tutte, a beneficio della nostra casa comune. La sicurezza del nostro futuro dipende dal garantire la sicurezza pacifica degli altri perché, se la pace, la sicurezza e la stabilità non vengono stabilite a livello globale, non ne godremo affatto. Individualmente e collettivamente, siamo responsabili del benessere presente e futuro dei nostri fratelli e sorelle. È mia grande speranza che questa responsabilità informi i nostri sforzi a favore del disarmo nucleare, perché un mondo senza armi nucleari è veramente possibile”.

Volantino di presentazione dei Disarmisti esigenti

al 3MSP di New York (3-7 marzo 2025)

Il report giornaliero del 2 MSP in diretta da New York! | Senzatomica

Fronte del volantino

This is our presentation of “Disarmisti esigenti” (Demanding Disarmists)

We are among you, in this exciting and delicate meeting, with the associative partners for this expedition (Costituente Terra, Our House. Pagoda per la pace di Comiso). Our coalition of grassroots organizations, through the affiliated Lega Obiettori di Coscienza (LOC), collaborates with WAR RESISTERS INTERNATIONAL.

As nonviolent antimilitarists, we move with the priority of denuclearization, both military and civil, at a global level.

Our birth, in 2014, occurs in response to the call of the appeal of Stéphane Hessel and Albert Jacquard to “demand total nuclear disarmament”. Today there is the ambition, on our part, that the need for a rapid transition from the legal prohibition of nuclear weapons (a process opened by the Treaty of 7 July 2017) to their total physical elimination is shared globally.

This objective, encouraged by the awarding of the Nobel Peace Prize to ICAN (www.icanw.org), requires, in our opinion, strategic planning and work, with a general and international perspective, which represents the core of our reason for being.

In particular, at this time our priority is to work to harmonize and integrate the ICAN Campaign with the No First Use Campaign (NFU). It is necessary for the nuclear powers to start a table that will follow up the No first use with concrete measures against nuclear war by mistake: perhaps China, the most sensitive so far, could take the initiative also at our request from below.

But at this meeting of the 3MSP, we have come to advocate for the start of other parallel paths, supporting more favorable geopolitical conditions for the generalization of the same ban on nuclear weapons. We are referring to a path that we could call: Helsinki 2 (including a single Helsinki+50 initiative); and to another path that we hope will lead to the Constitution of the Earth. The gradual strategy at the same time adds radicality to the TPNW, if we manage to link it to the global constitutional project, proposed by Costituente Terra, that abolishes armies and armaments by introducing the necessary guarantee institutions.

We invite you to two side events to discuss and deepen together:

March 3, 2025 - from 10:00 to 11:15, entitled: “Lessons from the movement against euromissiles”

March 4, 2025 - from 11:30 to 12:45, entitled: “Russian nuclear weapons in Belarus brings to light the risk of a limited nuclear war in Europe”.

We support the performance proposed by the Pagoda for Peace in Comiso: we raise our arms, with a minute of silence, to invoke: NEVER AGAIN AUSCHWITZ! NEVER AGAIN HIROSHIMA! With the energy that we hope this initiative will transmit, we reiterate that the future of the world is in our hands: we invite you to experience, together with us, the strength of life, the vision of the only humanity belonging to the living Earth that will prevail over the forces of destruction.

For general contacts: DISARMISTI ESIGENTI (among italian members of ICAN) coordinamentodisarmisti@gmail.com (www.disarmistiesigenti.org)

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Retro del volantino

Our Working paper : “Security of individual States (each one against others) or security of Humanity as a whole ?” (TPNW/MSP/2025/NGO/X)
submitted by Disarmisti esigenti (Luigi Mosca – Alfonso Navarra) – Costituente Terra (Paola Paesano)

Summary of the key points

1) In spite of several successes of the TPNW (large number of adoptions, signatures and ratifications, divestments of banks in nuclear armaments, many cities calls in favour of the TPNW,…) we are in an impasse because no nuclear States nor their allies have joined the TPNW up to now, so new strategies are needed taking into account the complexity of the geopolitical situation.
2) A nuclear disarmament process should be realized from inside the “club” of the 9 nuclear States and their allies (starting by China ?) : our role as activists is to promote such a process by emphasizing that the risk of a nuclear war is inacceptable first of all for the nuclear States themselves.
3) A first useful step could be a ‘No First Use’ agreement among the nuclear States. In this context the “mini-nukes”, more easy to be used on the battlefield, should be explicitly prohibited in article 1 of the TPNW.
4) Another step could be the remotion of the nuclear weapons stationed on the territories of ‘allied States’ (Italy, Germany, Belgium, Netherlands, Turkey and Belarus) and, of course, the total rejection of any type of euro-missiles.
5) Several NATO States (Germany, Netherlands, Norway, Belgium) expressed interest for the TPNW, but their inclusion in NATO alliance prevent them to join the TPNW. This category of States ‘riding along’ could find a place in article 4 of the TPNW.
6) Change radically the present East-West opposition, as it was already the case in the period 1991 to 2003. For that : open a negotiation table between Russia and the rest of Europe (through OSCE/ ONU) to solve peacefully the existing problems (time-bombs) along the nearly 4000 Km of its frontiers, plus the Moldavia and Georgia States. If the association ‘Costituente Terra’, which promotes a project of global constitution, address a call to the States that joined the TPNW in at least one of the possible ways (adoption, signature, ratification), in fact the large majority in the
ONU General Assembly, in order to obtain the convocation of a permanent ‘special session’ of such Assembly for non-stop negotiations until a peace is achieved in the Ukraine war.
7) Moreover the association ‘Costituente Terra’ promotes an even more ambitious ‘Call for a total disarmament’ in the world.successful, this would render NATO useless and make a nuclear disarmament easier. The necessary gradualness of the strategy does not mean subtracting radicality from the TPNW, which is linked in our constitutional project to art. 52 which proclaims the elimination of wars: the true reason for the existence of the United Nations. Other salient articles of the project: art. 53: the banning of weapons and the public monopoly of force; art. 77: with the overcoming of national armies.
8) A powerful grassroots movement is needed to support and foster these initiatives.
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For contacts in these days of 3MSP: Ennio Cabiddu (+39 366 653 5384) – Greta Triassi (+39 327 786 8943) ‘Costituente Terra’ : p.paesano@gmx.com (+39 348 763 5966) ‘Our House’: olga.karatch@gmail.com (+370 607 65718) ‘Pagoda per la pace’at Comiso’: monicabertino23@gmail.com (+351 961 596 666)

New York: incontro degli attivisti di ICAN

in preparazione del Terzo meeting degli Stati parti del Trattato di proibizione delle armi nucleari

in appendice: CINQUE MITI DELLA DETERRENZA NUCLEARE DA SFATARE
"La deterrenza nucleare ci tiene al sicuro"
"La deterrenza nucleare mantiene la pace"
"La deterrenza nucleare è puramente difensiva"
"La deterrenza nucleare è normale"
"Tutti credono nella deterrenza nucleare"

La Nuclear Ban Week in New York è iniziata domenica 2 marzo con un incontro degli attivisti membri di ICAN presso l’iconica Riverside Church, a New York un giorno prima del 3MSP (Conferenza degli Stati Parte) presso le Nazioni Unite.

Tale incontro si prefigge di preparare gli attivisti della Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN) ad una settimana di eventi ad alto livello per fronteggiare l’urgente minaccia costituita da tali armi.

La direttrice esecutiva di ICAN Melissa Parke, dando un saluto caloroso ai quasi 300 attivisti ICAN presenti (quasi il triplo rispetto al precedente incontro del 2023), ha paragonato le atroci sofferenze che vengono inflitte ai bambini palestinesi a quelle che ricevettero gli attuali Hibakusha, bambini sopravvissuti alle terribili esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki nel 1945, sottolineando come il diritto internazionale nonché i diritti umani siano oggi costantemente e continuamente calpestati ed umiliati.

La parola viene data ad Hideo Asano, un giovane attivista giapponese che si sta impegnando a far firmare e ratificare il trattato al Giappone, con lo scopo di mediare gli incontri pianificati nella mattinata con alcuni attivisti o membri ICAN.

Dopo un breve cenno sulla storia degli ordigni nucleari da parte di Ivana Nikolić Hughes la parola viene data al Dr. Lee Taejae un Hibakusha sudcoreano di seconda generazione presente nella delegazione Nihon Hidankyo – vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 2024 – ed a Hinamoeura Morgant-Cross, che aveva appena 7 anni quando sulla Polinesia Francese fu eseguito nel 1996 l’ultimo test atomico. Entrambi sono testimoni viventi dei gravi impatti sulla salute delle esplosioni atomiche: il Dr. Lee Taejae è costretto ad operarsi regolarmente per rimuovere i carcinomi che si formano a seguito delle radiazione delle due bombe sganciate sul Giappone, mentre la famiglia di Hina è stata quasi tutta sterminata sempre dal cancro a seguito dei test nucleari francesi.

Il loro impegno è quello di trasmettere alle nuove generazioni il loro vissuto per tenerne vivo il ricordo: i loro interventi si concludono con il seguente grido unanime che si alza dalla platea: no more Hiroshima, no more Nagasaki, no more Hibakusha!!

Per dialogare sui 5 miti della deterrenza nucleare, ossia “il mantenimento della sicurezza e della pace, il suo utilizzo solo a scopo difensivo, la normalità di conviverci e la convinzione che tutto il genere umano creda nella sua efficacia”, vengono invitati sul palco Sven Clement, deputato del Partito dei Pirati in Lussemburgo, Molly McGinty, direttrice internazionale di IPPNW, Marthinus Van Schalkwyk, rappresentante del Sudafrica presso l’ONU, Edwick Madzimure, direttrice internazionale della WILPF, ed il Dr. Rhys Crilley, accademico di Glasgow che studia l’ansia atomica nelle nuove generazioni.

Sven Clement, invita tutti gli attivisti presenti nei vari Paesi a rivolgersi alle proprie classi politiche utilizzando tutti i mezzi legali possibili per convincerli dell’assurdità delle deterrenza nucleare argomentandola anche dal punto di vista economico: si spendono al momento circa 18$ al minuto per tali armamenti!

Molly McGinty lavora a stretto contatto con i medici per spiegare agli studenti le catastrofiche conseguenze sulla salute delle esplosioni nucleari e delle relative radiazioni.

Marthinus Van Schalkwyk considera la deterrenza una follia priva di senso ed il trattato di non proliferazione un fallimento: il Sudafrica lavora alacremente all’universalizzazione del TPAN e al suo ampliamento tra tutti i Paesi che non hanno ancora firmato e/o ratificato.

Il Sudafrica si conferma uno dei Paesi più virtuosi al mondo!

Il Dr. Rhys Crilley enfatizza il ruolo delle nuove generazioni, se saranno in grado di utilizzare i social media come mezzo di propaganda per uscire dall’era atomica.

Infine Edwick Madzimure ci mette in guardia proprio dai social media, in quanto ci sono gruppi che inneggiano all’uso di ordigni nucleari per risolvere controversie come quelle tra Russia e Ucraina e/o Israele e Palestina: occorre evitare che la deterrenza venga usata per giustificare qualsiasi equilibrio geo-politico, in quanto nel genere umano sta aumentando la percentuale di coloro che non hanno una percezione del pericolo legato ad una detonazione nucleare.

Nel pomeriggio il programma di ICAN prevede due sessioni simultanee in stanze separate nella stessa fascia oraria:

  • Nuclear Justice

  • Connecting Campaigns

a seguire

  • Stigmatizing of nuclear weapons

  • Universalization and implementation

In tutte e quattro le sessioni, gli incontri avevano lo scopo di creare un momento di condivisione tra i vari gruppi di attivisti, in piccole sessioni di 10’, su azioni e temi sviluppati nel proprio lavoro di associazioni riguardo ai 4 temi elencati sopra: le domande poste dai moderatori di Ican volevano spingere gli attivisti ad essere pro-attivi nelle tematiche legate alle sessioni per portare alla luce le proprie esperienze e renderle condivise.

Queste condivisioni e riflessioni sono state una dimostrazione di quanto siano importanti il confronto e la valutazione dei molteplici punti di vista altrui rispetto al proprio e di quanto sia questo l’unico esercizio importante da attuare ogni giorno, per poter affrontare ogni tipo di conflitto: il dialogo.

La giustizia, la connessione delle attività, la stigmatizzazione di tali armi, l’universalizzazione e l’implementazione del trattato necessitano del dialogo e del riconoscimento dell’altro.

Si è parlato anche del nuovo studio dell’UNGA sugli effetti della guerra nucleare e del 80° anniversario dell’invenzione delle armi nucleari. Ai partecipanti viene chiesto di condividere i loro piani per l’anno a venire, momenti specifici da celebrare al fine di considerare i modi in cui si possono sfruttare queste opportunità per promuovere gli sforzi di ciascuno. Uno dei temi più discussi è stata l’importanza del ruolo economico, il quale si profila come “il” problema centrale in relazione alla difficoltà di gestione delle armi che il TPAN vuole contrastare; interventi europei, messicani e americani hanno enfatizzato il problema dell’ambiente, nello specifico di quanto gli effetti chimici delle armi nucleari compromettano la sicurezza delle persone a livello globale. Dunque ambiente e sicurezza sono diventati aghi della stessa bilancia.

La deterrenza tra i Paesi nucleari e gli affiliati tramite il nuclear-sharing costituisce un impedimento all’universalizzazione e all’implementazione del trattato: in particolare i Paesi europei interessati al trattato, ma membri della NATO, si trovano con le mani legate; ho chiesto personalmente al moderatore ICAN quali strategie si potrebbero mettere in atto per rimuovere tale problematica e la risposta risiede nell’uso delle vie legali, ossia riferirsi all’ottimo lavoro degli avvocati di IALANA (International Association of Lawyers Against Nuclear Arms).

L’incontro si chiude verso le 16:30 con l’arrivo del Presidente designato a presiedere i lavori del 3MSP, l’ambasciatore del Kazakhstan Akan Rakhmetullin, il quale accende l’entusiasmo dell’interaplatea annunciando l’imminente incremento sia dei Paesi firmatari che di quelli ratificanti.

Vedremo nei prossimi giorni di chi si tratta: vi anticipo che senza sorpresa anche questo anno l’Italia ha declinato l’invito come Paese osservatore, confermandosi come uno dei Paesi meno virtuosi.

Sandro Ciani, Mondo senza Guerre e senza Violenza, membro della delegazione italiana che affianca i Disarmisti esigenti

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Cinque miti della deterrenza nucleare da sfatare

"La deterrenza nucleare ci tiene al sicuro"
"La deterrenza nucleare mantiene la pace"
"La deterrenza nucleare è puramente difensiva"
"La deterrenza nucleare è normale"
"Tutti credono nella deterrenza nucleare"

Questi cinque miti pervasivi aiutano a sostenere la teoria fondamentalmente errata e pericolosa che ci tiene tutti sotto la minaccia nucleare. Quindi abbiamo messo insieme cinque spiegazioni rapide su come sfidarli.

Primo mito: la deterrenza nucleare ci tiene al sicuro

La deterrenza nucleare non tiene nessuno al sicuro, è una minaccia per tutti noi.

La dottrina della deterrenza nucleare si basa sulla minaccia costante e credibile di usare armi nucleari contro potenziali avversari, quindi più di mille armi sono pronte per essere utilizzate in ogni momento. Questo è sufficiente per devastare l'intero pianeta.

Il fatto che la deterrenza nucleare possa fallire è innegabile, e quando la probabilità di fallimento è inferiore a zero, mette tutto a rischio. Quando la deterrenza fallisce, studi e simulazioni dimostrano che l'uso di armi nucleari si trasformerebbe rapidamente in una guerra nucleare che uccide centinaia di migliaia, se non milioni, di persone. Innumerevoli altri sarebbero stati feriti, mutilati o avrebbero subito una morte prolungata a causa della malattia da radiazioni. Gli studi dimostrano anche che le esplosioni e gli incendi causati dalle armi nucleari getterebbero cenere e detriti nell'atmosfera che bloccherebbero la luce del sole in quello che viene chiamato un inverno nucleare, causando un fallimento dei raccolti su larga scala, portando alla carestia globale, uccidendo miliardi di persone.

Secondo mito: la deterrenza nucleare mantiene la pace

Non ci sono prove che le armi nucleari scoraggino la guerra al di là della correlazione della loro esistenza con il fatto che non sono state più utilizzate in guerra dai tempi di Hiroshima e Nagasaki.

Durante la Guerra Fredda, ora sappiamo che è stata una combinazione di fortuna e decisioni di individui pronti a sfidare le procedure stabilite che hanno impedito la guerra nucleare, in particolare durante la crisi dei missili di Cuba nel 1962 e in Europa nei primi anni '80. Le affermazioni secondo cui la deterrenza nucleare mantiene la pace non tengono conto di altri fattori che contribuiscono.

La storia dimostra anche che avere armi nucleari non scoraggia gli attacchi convenzionali. Nel 1973, l'Egitto e la Siria attaccarono Israele nonostante sapessero che a quel tempo aveva armi nucleari. L'Argentina entrò in guerra con la Gran Bretagna nel 1982 invadendo le isole Falkland/Malvinas. Il Pakistan attaccò l'India in quella che divenne nota come la guerra di Kargil nel 1999, quando entrambi avevano già armi nucleari. L'arsenale nucleare degli Stati Uniti non ha impedito ad Al Qaeda di organizzare gli attacchi dell'11 settembre a New York e Washington.

Mito tre: la deterrenza nucleare è puramente difensiva

La dottrina della deterrenza è intrinsecamente aggressiva. Richiede di essere sempre pronti a usare armi nucleari se o quando viene rilevato un attacco in arrivo e causerebbe danni massicci e indiscriminati a milioni di persone, comprese persone e paesi che non hanno nulla a che fare con il conflitto. Uno scambio nucleare ovunque avrebbe impatti ovunque, direttamente o indirettamente attraverso la migrazione forzata, l'economia, le telecomunicazioni e altre interruzioni significative, così come l'impatto imprevedibile della ricaduta radioattiva che dipende dalle condizioni meteorologiche, per non parlare dell'inverno nucleare che influenzerebbe il pianeta.

Le minacce della Russia di usare armi nucleari per cercare di dissuadere altri paesi dal sostenere l'Ucraina dopo l'invasione su vasta scala del paese dimostrano che la pratica della deterrenza nucleare consente anche atti di aggressione con armi convenzionali.

I sostenitori della deterrenza nucleare dicono che la deterrenza non è la stessa cosa della coercizione o del ricatto, ma queste attività si basano sulla minaccia di usare armi nucleari con tutte le potenziali conseguenze che ciò implica, quindi dal punto di vista del resto del mondo, i rischi e le conseguenze sono gli stessi.

Mito quattro: la deterrenza nucleare è normale

Non è normale che nove paesi affermino il diritto di causare danni catastrofici a ogni essere vivente sulla terra in un attimo. La deterrenza nucleare non può essere paragonata a persone che portano coltelli o pistole o minacciano ritorsioni per spaventare potenziali aggressori. Se – o più probabilmente quando – le armi nucleari verranno usate, ciò avrà un impatto devastante sul mondo intero, non solo su pochi individui.

La dottrina della deterrenza si basa anche sulla convinzione che i leader agiranno razionalmente il 100% delle volte, specialmente in situazioni di crisi altamente stressanti. Questa è un'ipotesi ingenua che va contro il modo in cui sappiamo che gli esseri umani si comportano.

La deterrenza richiede che tu sappia cosa sta pensando il tuo nemico, mentre allo stesso tempo ti assicuri che il tuo nemico non abbia idea di ciò che stai pensando. Questa è una contraddizione fondamentale al centro della deterrenza e prepara la dottrina al fallimento

I sostenitori delle armi nucleari, tra cui politici, militari, think tank e molti giornalisti - in particolare negli stati a favore delle armi nucleari - vivono in una camera dell'eco in cui si sono convinti a vicenda e molti tra l'opinione pubblica che la deterrenza nucleare è normale e ha senso. Ma più lo esamini, più è strano e più velocemente la logica apparente cade a pezzi.

Mito cinque: tutti credono nella deterrenza nucleare

La devozione alla dottrina della deterrenza è una ricerca minoritaria.

122 paesi hanno votato per l'adozione del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), nel 2017, perché rifiutano la dottrina della deterrenza e credono che l'unico modo per prevenire l'uso di armi nucleari sia vietarle a titolo definitivo.

I paesi che hanno firmato o ratificato il TPNW o lo sostengono nelle votazioni all'ONU sono circa 140 su 193 ivi rappresentati. Gli Stati che continuano a credere nella deterrenza nucleare sono una minoranza.

Secondo gli Stati che hanno aderito al TPNW, la deterrenza minaccia i legittimi interessi di sicurezza dell'umanità nel suo insieme perché si basa sulla minaccia implicita o esplicita di una distruzione di massa globale. Quindi, per la maggior parte dei paesi, la teoria della deterrenza nucleare è un approccio pericoloso, fuorviante, insostenibile e inaccettabile alla sicurezza.

La Campagna Internazionale per l'Abolizione delle Armi Nucleari ha più di 700 organizzazioni partner in 110 paesi e tutte rifiutano la dottrina della deterrenza nucleare. Inoltre, i sondaggi d'opinione in molti paesi che hanno armi nucleari o ne sostengono l'uso, mostrano costantemente un ampio sostegno pubblico per la loro eliminazione.

AGGIORNAMENTO DEL 1 GIUGNO 2025 - IN QUESTO AGGIORNAMENTO RIPROPONIAMO UN ARTICOLO, DEL 17 AGOSTO 2024, DAL TITOLO: "TORNANO GLI EUROMISSILI E CI PREPARIAMO ALLA RESISTENZA" 

SEGUE UN ARTICOLO, ANCHE ESSO DATATO, DI OLGA KARATCH DAL TITOLO: "ARMI NUCLEARI IN BIELORUSSIA, COSA SAPPIAMO"

euromissilibielotedeschi

Ecco come introduciamo, 1 giugno 2025, oggi l'articolo più datato, del 17 agosto 2024, a firma di Alfonso Navarra:

"Si direbbe che il mondo non impari mai. Ancora questioni di missili, di gittate che si allungano o si accorciano a piacimento, di testate che non si sa se sono piene di morte o solo di inganni. È come se il tempo non passasse mai per certa gente, sempre a rincorrere fantasmi di sicurezza con armi che promettono solo distruzione.

Trump, nel 2019,  ha tirato fuori gli USA da un trattato, quello sulle forze nucleari intermedie del 1987 (dai 550 ai 5.500 km), un patto, insomma. Per un missile, l'M729, una scusa come un'altra per non stare alle regole. E poi ci sono questi Iskander, che gli americani dicono arrivano lontano, ma chissà, la verità è sempre un po' piegata da chi la racconta.

Si parla di missili in Germania, ma non si sa bene se, alla lunga, porteranno morte nucleare o solo quella convenzionale. E gli esperti russi, con la loro calma, dicono che non è facile capirlo, distinguere una cosa dall'altra. È sempre la stessa storia: la sfiducia che cresce, uno che accusa e l'altro che nega, in un rincorrersi di bugie e mezze verità.

Noi, che la pace la vogliamo davvero, dovremmo dire basta a queste armi, tutte quante, senza stare a guardare quanto lontano arrivano. Perché in questa corsa al riarmo, uno dirà che il missile non si controlla, l'altro che non si capisce se è nucleare o no. Un balletto assurdo, che serve solo a nascondere la follia di chi costruisce queste macchine di morte.

Non dobbiamo stare a sentire chi ha ragione tra gli esperti dei complessi militari industriali contrapposti, se la NATO o i russi. Hanno torto tutti e due, non sui numeri o sui dati, ma sul fatto che preparare la guerra sia una soluzione. La deterrenza nucleare, la chiamano. Una parola che suona così bene, ma che è solo un genocidio programmato, una follia spacciata per garanzia di sicurezza.

Dovremmo mostrare le contraddizioni di questi Stati, di questi complessi militari che vivono di paura e di morte. Dobbiamo far vedere le loro assurdità, le loro paranoie, perché solo così si può capire che la loro logica è malata. L'importante è che la nostra voce sia chiara, indipendente, lontana da chi gioca alla guerra e spaccia la distruzione per pace.

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TORNANO GLI EUROMISSILI: E CI PREPARIAMO, PER L'INTANTO, AD AFFIANCARE IL MOVIMENTO DI RESISTENZA TEDESCO
di Alfonso Navarra - coordinatore dei Disarmisti esigenti - agosto 2024  (www.disarmistiesigenti.org)
Tornano gli "euromissili", dopo la disdetta, nel 2019, da parte della presidenza Trump, del Trattato che nel 1987 li aveva eliminati: questo il dato fondamentale di cui prendere coscienza nel suo significato e nelle sue implicazioni. E nell'obbligo di risposta cui ci chiama. Sullo sfondo delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente (e di tutti i conflitti armati purtroppo dimenticati) il rischio di escalation anche nucleare si fa molto concreto, distogliendo dalla collaborazione nella "terrestrità" indispensabile per affrontare i veri problemi dello stesso disarmo; e della crisi ecologica e sociale.
Quando si parla di "euromissili", sia dei "vecchi" di Cosimo, sia dei "nuovi" che la NATO, all'ultimo vertice di Washington del luglio 2024, ha ufficializzato di installare, per cominciare, in Germania, a partire dal 2026, ci si riferisce a sistemi d'arma armi, basati in Europa, di gittata intermedia, che, sia i "vecchi" che i "nuovi" Cruise, ed anche altre tipologie, non hanno propulsione nucleare.  Per i "nuovi", annunciati nel 2026 in Germania, si esclude, al momento, la testata nucleare, ma l'esperienza insegna che c'è poco da fidarsi della rassicurazione da parte dei potenti.

I termini che occorre preliminarmente chiarire, per evitare la confusione che sta circolando in alcuni articoli, sono quelli di "gittata" e "testata".

Per "gittata" si intende la capacità di percorrenza di un missile o di un sistema d'arma. I missili con testata nucleare possono essere a corto o medio o a lungo raggio. Quelli a corto raggio sono in genere definiti tattici, quelli a medio raggio sono "di teatro" (gli euromissili degli anni ottanta lo erano), quelli a lungo raggio sono strategici e attualmente balistici intercontinentali.

Per "gittata" in modo improprio si può anche intendere il tipo di propulsore, diciamo - per esemplificare grossolanamente - il motore. Attualmente sono in sperimentazione missili che hanno un motore nucleare. Una nave o un sommergibile possono essere a propulsione nucleare ma non essere armati nuclearmente, cioè non avere a bordo sistemi di lancio e relativi missili con testate nucleari.

Il Trattato INF (Intermediate Nuclear Forces) fu firmato l'8 dicembre 1987 a Washington tra USA e URSS e, come si è detto, portò all'eliminazione e distruzione di tutti i Cruise, Pershing-II e SS-20 nucleari, con gittata tra 500 e 5.500 Km (2.692 in tutto) avviando il cammino verso la fine della "Guerra fredda". I missili balistici intercontinentali hanno più di 5.500 km di gittata e, a differenza di quelli da crociera ("Cruise" in inglese), spinti da un motore per tutto il volo, seguono una traiettoria in base alle leggi della balistica: raggiungono dopo una breve spinta iniziale un'altitudine elevata e quindi ricadono sulla Terra...
La lotta agli euromissili a suo tempo, vale a dire negli anni Ottanta del secolo scorso, ha avuto vari aspetti e varie fasi, fino a conseguire una vittoria parziale. Il citato trattato INF che pose loro fine - riguardava, come si è accennato, missili NATO ma anche missili schierati nell'area del Patto di Varsavia.
Noi ne parliamo oggi, dopo decenni, con cognizione di causa, non per scienza infusa, perché abbiamo vissuto sulla nostra pelle, con carcere e con botte, da protagonisti, per merito, per scelta, ma anche per caso (come in tutte le vicende umane!), la lotta portata a suo tempo per opporsi alla loro installazione e al loro funzionamento. Ne parliamo come esempio della competenza sociale che nasce dall'impegno di base, da distinguere e valorizzare rispetto alle competenze professionali e accademiche.
La caratteristica dell'IPC (International Peace Camp) di Comiso, organizzante dall'estate 1982 attivisti stabilitisi in permanenza nella cittadina siciliana, che differiva dal CUDIP filosovietico, era quella di agire in un network internazionale che si batteva per lo smantellamento dei missili e il disarmo sia ad ovest che ad est, come poi i trattati internazionali - lo abbiamo ricordato - vennero a certificare. Ovviamente da antimilitaristi nonviolenti noi eravamo convinti che atti di disarmo unilaterale avrebbero favorito il disarmo generale. E il capo dell'URSS Gorbaciov attuò proprio questa strategia per innescare il più grande disarmo della storia. Gli euromissili in occidente erano i Tomahawk Cruise, dispiegati prima a Comiso, poi anche in altre località europee, tra cui Greenham Common in Gran Bretagna, e i Pershing-II di Mutlangen in Germania.
La lotta in una prima fase fu caratterizzata in Italia da grandi manifestazioni di massa sia a Roma (il 24 ottobre 1981!) che in Sicilia (nell'aprile del 1982). Poi vi fu la fase dei blocchi nonviolenti di massa a Comiso (l'IMAC del 1983). I tentativi di non collaborazione attiva a livello locale e le iniziative contro gli espropri da cui derivò la campagna del metro quadro di pace: acquisto della Verde Vigna e di altri 3 terreni attaccati al "Magliocco" (così si chiamava la base di Comiso, ex aeroporto militare fascista) che fu riattivato e ospitò i 112 Cruise nucleari assegnati all'Italia.

Infine vi è stata la fase finale, il network internazionale per il Cruisewatching che aveva di fatto come punto di riferimento centrale il campo femminista di Greenham Common, a circa 100 km da Londra. 
 
Spieghiamo più in dettaglio il Cruisewatching,  questa pratica di disobbedienza civile di massa volta a vanificare il principale vantaggio tecnico del sistema d'arma nucleare Cruise Tomahawk: il potere essere lanciato quasi rasoterra da punti non individuati e quindi, sfuggendo ad avvistamenti satellitari e radar, impiegabile in strategie di "first use nucleare".  

Mentre in Italia il movimento mollò la presa (tranne pochi "pazzi" irriducibili a Comiso e in Sicilia, tra i quali lo scrivente) nel resto d'Europa si continuò con l'azione diretta e la disobbedienza civile, dando di fatto una mano alla strategia pacifista di Gorbaciov, che - come si è accennato - era anche basata su misure unilaterali di disarmo da parte sovietica. Che poi l'Urss successivamente sia crollata e abbia interrotto vari percorsi di democratizzazione e ristrutturazione sociale questo è un altro paio di maniche...
 
Gli euromissili della Guerra Fredda - 112 Cruise allora sicuramente con testata nucleare, montati sui camion TEL (trasportatori elevatori lanciatori) - furono effettivamente schierati e la base militare che li ospitò (il Magliocco di Comiso) fu effettivamente costruita, per lo più da manodopera locale ragusana. Ma noi permanenti non ci arrendemmo e lavorammo dall'inizio del 1984 in poi a ostacolare le esercitazioni mensili dei convogli con i TEL, partenti da quella base, che si addestravano alla guerra nucleare limitata in Europa: la Sicilia faceva da "pagliaio" per l'ago dei missili che dovevano nascondersi, lo si è anticipato, in punti di disseminazione segreti. Noi riuscivamo a individuare alcuni di questi punti inseguendo, con opportuni accorgimenti (ma bastavano le bici!), i convogli dei missili per strada. Avevamo acquistato, con la campagna del metro quadro di pace, la terra accanto alla porta principale del Magliocco (la "Verde Vigna"), quindi sentivamo quando i missili uscivano di notte, i militari non potevano imbrogliarci!

(Sul Cruisewatching in Europa e in Italia ho recentemente - 12 luglio 2024 -  tenuto un incontro  organizzato dalla Wilpf Italia a Roma presso la Città dell'utopia. L'iniziativa è stata registrata ed è anche visionabile su Radio Nuova Resistenza. Qui il link della registrazione.
Scrivete comunque ad alfiononuke@gmail.com).

La lotta contro i nuovi euromissili, che non sono solo NATO, dovrà mantenere questa proiezione politico-organizzativa est-ovest verso il disarmo generale. Ed anche il principio del disarmo unilaterale come propulsore di accordi pacifici e di pace, con relativa messa in campo di disobbedienze civili e azioni dirette a livello locale. Nei nuovi euromissili ad ovest il territorio di partenza è la Germania ed è dai movimenti tedeschi che dobbiamo aspettare degli input per la solidarietà concreta. Così come pacifisti tedeschi e europei (e da tutto il mondo) scesero a Comiso, allo stesso modo molti di noi dovranno recarsi ad affiancare le lotte in Germania.

Ad Est, lo sostiene la NATO, forse ci sono già euromissili russi con testata nucleare installati in Russia e in Bielorussia. Anche con questa lotta bielorussa dobbiamo essere collegati possibilmente con un aggancio alla campagna Object war che riguarda il diritto alla obiezione e l'obiezione alle guerre che stanno montando sia sul territorio ucraino (di fatto una guerra NATO Russia) sia in Medio Oriente...
 

Riepilogando, per quanto riguarda la prima risposta di movimento in Italia da dare alla decisione USA e NATO (quindi UE) di reinstallare gli euromissili a partire dalla Germania (edulcorata con la inattendibile rassicurazione che nel 2026 saranno privi di testate nucleari), ecco ora sotto esposte, in modo più schematico, le condizioni che, per un movimento di opposizione intelligente, cioè nonviolento, riteniamo garantiscano correttezza di impostazione e serietà di risultati del percorso.

1) Lo si è già detto e lo si ribadisce: così come Comiso fece da battistrada nella mobilitazione europea dal 1981 al 1987 , oggi questo ruolo spetta al movimento tedesco, che è quello che deve reagire al primo impatto diretto della decisione e mettere in campo la forza di resistenza più intensa e massiccia.

2) I VIP televisivi e le personalità famose è meglio che si accodino agli appelli lanciati dagli attivisti dei movimenti, in questo caso si tratta di aspettare input dalla Germania, perché - per citare uno tra i tanti motivi - non saranno sicuramente questi personaggi a sdraiarsi davanti alle ruspe che porteranno avanti i lavori di costruzione delle strutture militari. Un eventuale loro ruolo sta nell'appoggiare i movimenti di lotta, non nel lanciare mobilitazioni cui poi non parteciperanno in prima persona. E si sta parlando della resistenza nonviolenta seria, quella basata sulla continuità dell'azione diretta e della disobbedienza civile, non delle passeggiate una tantum che lasciano il tempo che trovano. Anche su questo punto Comiso docet.

3) Questa mobilitazione comunque è meglio sia inquinata il meno possibile dall'intervento strumentale delle forze e dai soggetti che parlano di pace all'opinione pubblica e poi al dunque avallano con il voto o le pilatesche astensioni le decisioni istituzionali di guerra. Non possiamo infatti ignorare ciò che legittima e muove la macchina amministrativa pubblica, cioè gli apparati che organizzano in direzione attuativa ben precisa centinaia di migliaia di pubblici funzionari.

E' fondamentale, sulla base dei fatti, allora sapere in una lotta di chi ci si può fidare pienamente e di chi no. Lo abbiamo già scritto in un nostro comunicato datato del luglio scorso:

"Attualmente rispetto a questa possibile escalation nucleare annunciata la sensazione è che manchi persino la consapevolezza della gravità della scelta della NATO di fatto in guerra con la Russia. Un movimento pacifista che non abbia i terminali capaci di captare i nuovi segnali di guerra è un movimento che arretra nella sua funzione primaria: quella di individuare con prontezza il pericolo e di elevare nell'opinione pubblica la percezione del rischio. È necessario, allora, recuperare prontezza e capacità di comunicazione, nel segno della forza della verità.

Noi Disarmisti esigenti per l'intanto non aspettiamo le scadenze rituali che ci chiudono nel ghetto dei comportamenti ovvi e prevedibili, per quanto a volte massivi e falsamente rassicuranti. Ecco perché abbiamo chiamato, "novelli Diogene", a presidiare, a Strasburgo, l'insediamento del nuovo Parlamento europeo (Decima legislatura), quello che il 18 luglio ha votato Ursula Von der Leyen presidente della Commissione UE sulla base di un discorso programmatico in cui la guerra è costituente. Puntiamo gli occhi su Strasburgo anche per rilevare un minimo di coerenza tra il voto chiesto contro la guerra e il comportamento degli eletti."...

La nostra voce potrà farsi sentire con forza e all'unisono con un movimento internazionale, partito dalla Germania, dando concretezza e da subito affidabilità per una lotta di popoli europei contro un riarmo che richiama la dimensione nucleare, al di là delle rassicurazioni fuorvianti, che, oggi più di ieri, se imboccato, (si pensi solo alle innovazioni tecnologiche: velocità ipersoniche, miniaturizzazione, uso dell'intelligenza arificiale), può sfuggire ad ogni controllo e sfociare in un terribile e irrimediabile Olocausto.

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In questa pagina, con vario materiale, affrontiamo il problema del ritorno degli euromissili in Europa, sia ad EST, con le testate russe in Russia e Bielorussia, sia ad Ovest, con i nuovi Cruise (all'inizio convenzionali) che saranno installati in Germania nel 2026 in seguito ad un accordo con gli USA del governo Scholz (appena mandato a casa dagli elettori il 23 febbraio), recepito dalla NATO.

Su questa problematica cominciamo, tratta dal sito internazionale della Campagna ICAN, con la descrizione fornita da Olga Karatch sulle armi nucleari russe in Bielorussia. L'articolo, che va aggiornato, riassume il contesto storico, l'attuale situazione politica e i preparativi pratici e logistici per lo stazionamento, il trasporto, lo stoccaggio e lo stazionamento di armi nucleari in Bielorussia, una decisione che - a giudizio della fondatrice di Our House - e a nostro giudizio -  ha gravemente compromesso la sicurezza dei bielorussi, nonché dei cittadini europei e del mondo.

Il tipo di missili citati da Olga nel suo articolo - e gli altri in arrivo secondo gli annunci di Putin e Lukashenko - sono collegabili alle escalation nucleari per intrinseche caratteristiche tecniche e per la dottrina militare russa. La Russia prevede nella dottrina militare l’uso di armi nucleari tattiche in caso di minaccia esistenziale o (paradossalmente) per "de-escalation" di un conflitto, suggerendo che questi missili potrebbero essere usati in una fase iniziale di una guerra limitata. 

La posizione di questi missili in Bielorussia permette di colpire rapidamente obiettivi in Polonia, Germania e nei paesi baltici, attaccando l'equilibrio del potere militare con la NATO. Il posizionamento di tali sistemi aumenta il rischio di errore di calcolo o risposta anticipata da parte della NATO.

In sintesi, non è in gioco solo la sicurezza dei bielorussi, ma la sicurezza di tutti noi europei (e non solo!), perché la questione dei nuovi euromissili è la questione dello scenario di una guerra nucleare limitata in Europa (al "teatro semicontinentale europeo", per essere tecnicamente più precisi); uno scenario  che ridiventa attuale, dopo essere stata praticamente chiusa dagli accordi INF (Forze nucleari intermedie) del 1987, frutto anche della ondata di mobilitazioni che ebbe in Comiso la sua città simbolo.

La  "condivisione nucleare NATO" si basa su concetti speculari, il primo uso dell'arma nucleare è organico a questa dottrina di impiego. 

La vicenda dei missili "occidentali" annunciati per la Germania in risposta ai missili russi in Russia e Bielorussia (e nell'enclave russa di Kaliningrad) evoca il parallelo storico della crisi degli euromissili degli anni '80, quando l’URSS e la NATO dispiegarono missili a corto e medio raggio in Europa, aumentando il rischio di uno scontro nucleare. Come allora, una grande ondata di mobilitazione popolare dal basso, sia ad Est che a Ovest, con l'obiettivo preciso della denuclearizzazione europea, può invertire la tendenza al riarmo e alla guerra.

Fu proprio Trump a disdire, nel 2019, gli accordi del 1987 tra Reagan e Gorbachev sui missili a medio raggio (dai 500 ai 5.500 km); ed ora, rieletto, propone un accordo a tre, includente la Cina, non solo la Russia. E' la "NUOVA YALTA", un contesto, non attinente alle sole armi nucleari, in cui è ovvio che non ci riconosciamo valorialmente e strategicamente. Va anche detto però che la logica di spartizione delle sfere di influenza, subentrata al "chicken game", presenta delle opportunità da saper cogliere in quanto pacifisti seri e non ideologici quali presumiamo di essere. 

Il Trattato di proibizione delle armi nucleari - TPNW, giunto alla sua terza riunione (3MSP appunto), quella che vede adesso la nostra partecipazione attiva, proibisce non solo l'uso o la minaccia di uso di armi nucleari, ma anche il loro stesso possesso.
Anche gli Stati dotati di armi nucleari possono concordare, in conformità con il "percorso umanitario" emerso nel TPNW, che le conseguenze catastrofiche di uno scontro "atomico" di missili e quanto altro debbano essere prevenute. Questi Stati, al di là della crisi in Ucraina, possono benissimo impegnarsi a ridurre i rischi nucleari: non devono verificarsi situazioni in cui si presenti la possibilità di usare armi H. Ciò è del tutto nel loro interesse.
Le organizzazioni della società civile, nell'agosto 2022, all'ultima revisione del Trattato di non proliferazione TNP (un trattato distinto e separato dal TPNW, va sempre precisato ai nuovi attivisti che si accostano alla materia), hanno fatto pressione sulle potenze nucleari: non dovrebbero mai essere le prime a lanciare un attacco nucleare, adottando così il principio del "No First Use" - NFU.
La suddetta conferenza ONU di revisione del TNP ha fornito un feedback anche se non ha approvato un documento finale. Questo disaccordo non significa che gli obblighi stabiliti nell'articolo VI del Trattato ("noi potenze nucleari ci impegniamo a trattare e conseguire il disarmo nucleare") non siano più validi. E in effetti la Campagna NFU ha una base da cui partire: la dichiarazione congiunta emessa a gennaio 2022 dai leader di Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina, che afferma che "una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta".
Quanto alla potenza che, anche sotto pressione popolare, può prendere l'iniziativa, possiamo pensare alla Cina, attualmente la meno ostile alla via umanitaria e l'unica ad aver adottato la NFU nella postura nucleare, e lo spieghiamo nel nostro working paper.
Possiamo indicare, come primo sostenitore di questa idea della NFU, il fisico Joseph Rotblat, l'obiettore di coscienza del Manatthan Project, per molti anni presidente del movimento PUGWASH. A suo avviso, la Campagna per un NFU sarebbe stata il passo più importante verso l'abolizione totale delle armi nucleari: Rotblat ha chiesto la creazione di un trattato a tal fine. Ciò che possiamo proporre in modo più esteso e specifico è - sotto il controllo dell'AIEA - l'indicazione di misure di riduzione del rischio che accompagnano la dichiarazione congiunta della NFU da parte delle potenze nucleari: de-alerting, separazione delle testate dai loro vettori, riduzione e riqualificazione del personale e divieto di utilizzo dell'AI.

Abbiamo infine altri due altri percorsi strategici, che si aggiungono ad ICAN da collegare al NFU, da avviare e perseguire: quello che potremmo chiamare Helsinki 2 e il progetto di Costituzione della Terra. Di essi parliamo in modo più esteso e approfondito in altre sezioni del nostro sito web.

ARMI NUCLEARI IN BIELORUSSIA: COSA SAPPIAMO  di Olga Karatch*

  • Olga Karach is a Belarusian Human Rights Defender and a leader of the Human Rights Advocacy Organisation Our House.

Dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991, un numero significativo di armi nucleari è rimasto sul territorio della Bielorussia, così come in altre repubbliche post-sovietiche: Ucraina e Kazakistan. Essendo diventata uno Stato sovrano, la Bielorussia si è trovata di fronte a una scelta difficile: mantenere le armi nucleari sul suo territorio o trasferirle alla Russia e aderire al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP) come paese libero dalle armi nucleari.

In quel momento storico, la Bielorussia ha fatto la sua scelta.

21 anni fa, il 22 luglio 1993, la Repubblica di Bielorussia ha aderito al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP). Dopo aver firmato nel 1992, insieme al Kazakistan e all'Ucraina, il protocollo di Lisbona al trattato del 1991 tra l'URSS e gli Stati Uniti sulla riduzione e la limitazione delle armi offensive strategiche (START), la Bielorussia si è impegnata ad aderire al TNP come Stato non dotato di armi nucleari ed è diventata parte a pieno titolo del trattato fino alla sua scadenza nel dicembre 2009. La Repubblica di Bielorussia è diventata il primo Stato a rinunciare volontariamente alla possibilità di possedere armi nucleari rimaste dopo il crollo dell'URSS senza alcuna precondizione o riserva. Il ritiro delle armi nucleari dal territorio del paese è stato completamente completato nel novembre 1996.

Accogliendo con favore l'adesione della Bielorussia al TNP come Stato non dotato di armi nucleari, il Regno Unito, la Russia e gli Stati Uniti hanno fornito alla Bielorussia garanzie di sicurezza, registrando i loro impegni nel Memorandum di Budapest del 5 dicembre 1994.

Queste garanzie, tuttavia, erano politiche piuttosto che giuridicamente vincolanti, cosa che è stata successivamente criticata, soprattutto dopo gli eventi in Ucraina nel 2014 e l'annessione della Crimea da parte della Russia, e poi la fase attiva della guerra in Ucraina a partire dal febbraio 2022. La Bielorussia è stata coinvolta in questa guerra nel ruolo di "alleato ibrido" di Vladimir Putin e grazie ad Alexander Lukashenko, che ha detenuto il potere con la violenza e il terrore durante la rivoluzione bielorussa del 2020 con il sostegno di Mosca.

Il 27 febbraio 2022, cinque giorni dopo l'invasione russa dell'Ucraina, Alexander Lukashenko ha indetto un referendum in Bielorussia per cambiare lo status di paese libero dal nucleare della Bielorussia e modificare la Costituzione, rimuovendo dall'articolo 18 la frase "La Repubblica di Bielorussia mira a rendere il suo territorio una zona denuclearizzata e lo Stato uno Stato neutrale".

Vladimir Putin ha dichiarato in un'intervista del 25 marzo 2023 che la Russia intendeva schierare armi nucleari tattiche sul territorio della Bielorussia. Allo stesso tempo, sono state annunciate informazioni sul completamento della costruzione di un impianto di stoccaggio per testate nucleari in Bielorussia. Nel 2023, la Russia ha immediatamente e ufficialmente iniziato a schierare armi nucleari tattiche (TNW) sul territorio della Bielorussia. Il ministero degli Esteri cinese ha reagito ai piani del Cremlino e si è opposto al dispiegamento di armi nucleari russe sul territorio della Bielorussia. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning ha espresso "grande preoccupazione" per i rischi della proliferazione nucleare in Bielorussia.

Il 25 maggio 2023, Viktor Khrenin, capo del ministero della Difesa del regime di Lukashenko, e il suo omologo russo Sergei Shoigu hanno firmato un accordo sullo stoccaggio di armi nucleari russe in Bielorussia, come ha spiegato lo stesso Khrenin, e successivamente Lukashenko, «in condizioni di mancato rispetto delle garanzie di sicurezza fornite alla Repubblica di Bielorussia nel Memorandum di Budapest del 5 dicembre, 1994.’

On June 13, 2023, Belarus' Alexander Lukashenko said that he himself had asked Vladimir Putin to “return nuclear weapons to Minsk” and that he was ready to use them “without hesitation in case of aggression against Belarus”, which indicates the actual transfer of nuclear weapons to the operational control of Belarus. CIS Secretary General Sergei Lebedev, however, spoke of a ‘double nuclear button’ when the decision to use TNWs would be made by two states.

In an interview with Russian propagandist Olga Skabeeva on Tuesday, June 13, 2023, Alexander Lukashenko also said: “No one has ever fought against a nuclear country, a country possessing nuclear weapons. We received missiles and bombs from Russia. The bomb is three times more powerful than in Hiroshima and Nagasaki. It will kill under a million people at once”.

TNWs deployed in Belarus probably include nuclear warheads for Iskander-M missile systems and aerial bombs for Su-25 and Su-30 fighters. These systems can hit targets at a distance of up to 500 kilometres. They can carry special warheads - nuclear warheads with a yield of 5 to 50 kilotons. The second element of Russian nuclear weapons are free-fall nuclear bombs for SU-25 attack aircraft. These are small calibre bombs, their yield is unlikely to exceed 15-20 kilotons, and their combat radius is within 350-360 kilometres.

On June 16, 2023, the Russian side officially confirmed the beginning of the transfer of nuclear warheads to Belarus. Lukashenko said that the weapons are already in the country, although the exact number and location of warheads remain secret. At the same time, Russia has retained full control over the nuclear warheads, even despite their deployment in Belarus, although Vladimir Putin has repeatedly emphasised. This is in line with international practice, according to which nuclear powers do not transfer control over weapons to third countries.

On May 7, 2024, Alexander Lukashenko announced an immediate check of the combat readiness of nuclear assets deployed in Belarus. According to the Ministry of Defence in Minsk, a division of the Iskander operational-tactical ballistic missile system and a squadron of Su-25 aircraft were put on alert. It was reported that ‘the whole range of actions, from planning and preparation to strikes with tactical nuclear weapons’ would be tested. Lukashenko himself said that ‘non-strategic nuclear weapons in Belarus are weapons of deterrence and defence.’

According to the Community of Railwaymen of Belarus, according to the original Russian-Belarusian plans, the import of TNW components by railway was to be carried out in two stages: in June 2023 and in November 2023. During these phases, a total of 32 wagons with TNW components and their escort were to be delivered. But in addition to that, another 18 different special-purpose and escort wagons were additionally planned and delivered to Belarus.

For example, some parts, components and equipment related to this type of weapon were delivered to the Prudok station(Vitebsk branch of BZhD) to military unit 94017 (2631 I aviation base of missile armament and ammunition) under the first delivery phase as early as June 2023. As we can see, Prudok is the place where nuclear weapons are delivered to the territory of Belarus, from where they will be further redistributed to storage sites in the territories of special military units, depending on their type.

In addition to the initial delivery and redistribution of nuclear warheads, Prudok station and Troop 94017 (2631 I Missile and Munitions Air Base) serve as a training base for unloading/loading, security, and routine maintenance. These facilities have previously been used by the military, together with railway workers, to practice specialised skills in working with specialised equipment. At the same time, secret railway communication points (SRCPs) were trained, one of which is located under the building of the children's health camp in Lettsy (Vitebsk branch of the Belarusian railway).

In addition, Belarus continues the delivery of Iskander-M operational-tactical missile systems. The warhead of the missiles of this complex can be equipped with tactical nuclear charges, among other things.

To maintain maximum secrecy, TNW units are delivered in small groups of 3-6 wagons with a separate locomotive. At the same time, the number and index assigned to such a train at the initial station are changed before it passes the junction points between different railways both on the Russian Railways network and before crossing the Russian-Belarusian border. Thus, when departing from a Russian Railways station, a train with special wagons changes its number and index when crossing the border with the Moscow railway and before arriving at the first freight station on the territory of Belarus. At each such change of number and index, the train's station of departure (destination) is also changed.

There were other shipments of TNW components. From September 15 to 24, 2023, during which time a total of 26 wagons, both loaded directly with TNW components and intended for the transportation of personnel, escort and cover wagons, were transported from the stations of Russian Railways Cheboksary (Gorkovskaya Railway) and Potanino (South Ural Railway) to Belarus. The destination station of the wagons was the same Prudok (Vitebsk Branch of the Belarusian railway - NOD-6).

In 2024, Russian arms and ammunition were delivered from Russia to Belarus for about 9 months. One of the destinations was again the same Prudok station (Vitebsk branch of the Belarusian railway - NOD-6), which has a branch to the access roads of military unit 94017 of the RB MoD (2631st air base for storage of missile weapons and ammunition).

According to railway officials, In June-August 2024, a total of 49 wagons were delivered by railway to the above-mentioned aviation arsenal, of which 6 covered wagons were intended for the passage of persons accompanying the cargo, and, respectively, 5 covered wagons and 38 gondola cars, the cargo of which corresponded to the 1st class of danger - explosive materials. The estimated weight of the delivered cargo (missile weapons) is about 1,100 tonnes.The community of railway workers of Belarus believes that all this cargo is somehow connected with Russian tactical nuclear weapons in Belarus.

In addition, the Belarusian railway is carrying out so-called ‘personnel purges’. Any suspicion of disloyalty to the current regime will result in the immediate dismissal of any railway worker, regardless of his or her value. Even those railway workers who signed in favour of nominating candidates alternative to Lukashenko were dismissed.

In the end, it can be said that the Belarusian railway has carried out almost all preparatory work aimed at ensuring the safety and secrecy of the transport of tactical nuclear weapons from Russia to Belarus.

Conclusion

The deployment of Russian tactical nuclear weapons in Belarus has heightened military tensions in the region and increases the risks of military escalation. For Belarus, this decision has brought more threats than benefits: the country has found itself in the position of a ‘hostage’ of Russia's nuclear strategy, which undermines its independence and security. To Belarus, nuclear weapons do not offer security - they serve as tools of Russian coercion, perpetuating intimidation and reinforcing colonial hierarchies rather than fostering stability. The only way to ensure sovereignty, security, and a commitment to peace is for Belarus to join the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons (TPNW). This treaty provides a clear and unequivocal prohibition of the transfer, storage, or stationing of nuclear weapons and would break us free from cycles of domination and threats, and would build a foundation for Belarus re-entering the international stage as a non-nuclear weapon state.

 

 

 

 

APPROFONDIMENTO DEL WORKING PAPER ICAN+NFU

TERZO INCONTRO DEGLI STATI PARTE DEL TPNW - trattato di proibizione delle armi nucleari (New York City dal 3 marzo al 7 marzo 2025)

Preceduto dall'incontro attiviste/i ICAN (2 marzo 2025)

Appello ai singoli e ai collettivi pacifisti/disarmisti per rafforzare la delegazione organizzata dai Disarmisti esigenti

Maggiori info su:

www.disarmistiesigenti.org

www.icanw.org

https://meetings.unoda.org/-msp/treaty-on-the-prohibition-of-nuclear-weapons-third-meeting-of-states-parties-2025

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Saremo direttamente presenti a questo appuntamento del 3MSP (Terzo meeting degli Stati parti), Disarmisti Esigenti & partners (es. LOC, Costituente Terra) con una nostra delegazione a New York, portando un working paper, ispirato alla formula (che spiegheremo) ICAN+NFU.

Questo nuovo documento di lavoro, in via di preparazione, sarà un aggiornamento di quello preparato al 2 MSP (Secondo Meeting degli Stati Parti), sotto riportato, per dare qualità alla voce della società civile rappresentata da ICAN, la campagna internazionale per la proibizione delle armi nucleari, premio Nobel per la pace 2017. Lavoriamo per il coordinamento di ICAN con la Campagna NFU (No First Use) nel testo stesso del Trattato, percorso che dovrebbe meglio definire e "flessibilizzare" la categoria degli "Stati in conversione".  Ecco quindi spiegata la formula ICAN+NFU.

Il TPNW, al momento ratificato da 74 Stati (nel 2017 venne adottato da 122 Stati), è il primo trattato internazionale legalmente vincolante che, per i sottoscrittori, rende illegali lo stesso possesso delle armi nucleari mirando alla completa loro proibizione e tracciando un percorso verso la loro eliminazione totale.

Il Trattato riconosce e condanna le catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali delle armi nucleari, promuovendo un approccio basato sul diritto umanitario e sulla protezione delle generazioni future.

Anche se le principali potenze nucleari non hanno aderito al trattato, esso esercita una pressione morale e politica su di esse: la “stigmatizzazione” degli strumenti di morte incoraggia il disarmo e la non proliferazione.

L'universalizzazione del TPNW sarà frutto di una strategia di diplomazia popolare capace di coinvolgere le stesse potenze nucleari, a partire dalla presa d'atto della centralità del rischio costituito dalla deterrenza, secondo noi un “genocidio programmato”, più convincente, a nostro parere, rispetto alle argomentazioni giuridiche ricavate dal diritto umanitario di guerra.

Per sottoscrivere online il documento dei Disarmisti esigenti: 

https://www.petizioni24.com/ican-nfu

La delegazione accreditata da ICAN è completabile con nuovi nominativi da comunicare - con una e-mail a coordinamentodisarmisti@gmail.com - entro il 26 febbraio 2024.

Gli aderenti ai gruppi disarmisti, pacifisti, nonviolenti sono invitati a farne parte - spese di viaggio e di soggiorno a loro carico - in considerazione di due caratteristiche notevoli dell'evento cui si dovrebbe partecipare:

1) con gli inevitabili limiti pur sempre riscontrabili, la Campagna ICAN può essere valutata come la più importante iniziativa in corso del pacifismo mondiale;

2) numerosi membri ICAN si occupano di educazione alla pace ed essere a New York costituisce una occasione unica per prendere molti contatti di persona con personalità e organizzazioni impegnate su questo terreno.

ICAN è una coalizione globale di circa 700 organizzazioni della società civile che lavorano per l'abolizione delle armi nucleari. Partecipare alle loro riunioni permette ai pacifisti di connettersi con persone da tutto il mondo che condividono i loro stessi ideali, creando una rete di supporto e azione a livello internazionale. Questo rafforza il movimento pacifista globale e aumenta la pressione sui governi per il disarmo nucleare in modo focalizzato; e per il disarmo in generale.  

Promotori della delegazione per ICAN+NFU: Disarmisti esigenti & Partners

In vista del secondo Meeting, a New York, presso il Palazzo di Vetro dell'ONU, degli Stati parte del Trattato di proibizione delle armi nucleari (27 novembre - 1 dicembre 2023)

e di appuntamenti successivi per la diplomazia dal baso

Primi firmatari:

Alfonso Navarra (cell. 340-0736871) - Luigi Mosca - Michele Di Paolantonio - Mario Agostinelli - Sandro Ciani - Giovanna Cifoletti - Antonella Nappi - Daniele Barbi - Ennio Cabiddu - Cosimo Forleo - Alessandro Capuzzo – Milly Bossi Moratti - Guido Viale 

Per contattare telefonicamente a New York Sandro Ciani : +49 172 148 9551 

In vista del Terzo Meeting degli Stati parti, a New York, (3-7 marzo 2025) sempre presso il Palazzo di Vetro dell'ONU, si registrano ulteriori firmatari e adesioni organizzative: 

Michele Santoro - Servizio Pubblico

Mimmo Lucano - eurodeputato AVS (in attesa di conferma)

Francesco Lo Cascio (LOC Palermo) e Mons. Giovanni Ricchiuti, presidente Pax Christi Italia

Greta Triassi e Sabina Ciuffini (PTD Lombardia) 

Totò Schembari - Pagoda per la pace (Comiso)

Teresa Lapis (WILPF Italia)

Costituente Terra (Paola Paesano farà parte della delegazione che raggiungerà New York) 

Olga Karatch di Our House in Lituania, candidata premio Nobel per la pace, farà parte della delegazione.

Jeffrey e Sonia Sachs hanno inviato un messaggio di adesione. 

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A Strategy to move from the legal prohibition to an effective, total and irreversible elimination of nuclear weapons

Working paper submitted by ‘Disarmisti Esigenti’, partner of ICAN 

Per l’obiettivo del disarmo nucleare effettivo, tutti i 9 paesi che possiedono armi nucleari (insieme ai loro alleati) dovrebbero sedersi allo stesso tavolo delle trattative, con l’ONU nel ruolo di mediatrice riconosciuta, avendo compreso che il possesso di armi nucleari costituisce un rischio inaccettabile, in primo luogo per loro stessi. Il pericolo concreto di una possibile “guerra nucleare per errore” va messo in cima alle ragionevoli preoccupazioni di chiunque abbia a cuore la sopravvivenza della specie umana sulla Terra. Se da un lato spetta a questi Stati dotati di armi nucleari prendere questa iniziativa, spetta anche a noi, società civile, aiutarli a raggiungere tale consapevolezza anche mediante una “esigente” pressione dal basso. Negli ultimi tempi questo rischio è ancora aumentato principalmente a causa di due fattori: 1. lo sviluppo delle “mini-nuke”, cioè armi nucleari di potenza intermedia tra quella della bomba di Hiroshima e quella delle armi convenzionali. Queste “mini-armi nucleari” saranno più facili da usare sui campi di battaglia e quindi romperebbero il “tabù” dell’uso delle armi nucleari, con le conseguenze che possiamo facilmente immaginare. 2. il possibile utilizzo degli algoritmi di IA (“Intelligenza Artificiale”) nella rilevazione di attacchi nucleari e, cosa ancora peggiore, nel processo decisionale per un’eventuale ritorsione. Di conseguenza dobbiamo concentrarci principalmente su questi due fattori di rischio per convincere gli Stati dotati di armi nucleari a decidere un disarmo nucleare globale. Quindi, l’adesione universale al TPNW, il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, non dovrebbe più incontrare ostacoli. Come contributo a questo approccio, proponiamo di includere nel testo del TPNW la proibizione delle armi nucleari, qualunque sia la loro potenza. (Possiamo anche ricordare in questo contesto quanto sosteneva Gorbaciov "Se uno Stato vuole essere sicuro, deve prima contribuire a garantire la sicurezza di tutti gli altri Stati": tuttavia, la 'deterrenza nucleare' fa esattamente il contrario!) Proponiamo di lavorare per armonizzare e integrare la Campagna ICAN con la Campagna No First Use (NFU) perché riteniamo importante schiudere e approfondire ammorbidimenti e contraddizioni nel fronte nuclearista, già non del tutto monolitico. Sarebbe apprezzabile che l’adozione ufficiale di dottrine sulla deterrenza che escludano un primo colpo nucleare in qualsiasi circostanza sia accompagnato da misure, sotto controllo IAEA, che rendano più difficile la guerra nucleare per errore, come la deallertizzazione delle testate e la separazione delle stesse dai vettori. Il TPNW già, all’articolo 4, prevede un periodo di conversione e una certa flessibilità nelle forme di adesione da parte degli Stati dotati di armi nucleari e degli Stati che ospitano armi nucleari controllate da un altro Stato. Entro la prossima conferenza di revisione, fissata nel 2027, possiamo stabilire una categoria riconosciuta formalmente di Stati "collaboratori", “fiancheggiatori” (o altro termine similare) del Trattato. Sarebbero Stati non aderenti a pieno titolo ma orientati positivamente verso il percorso della proibizione giuridica, valutato quale strumento utile e opportuno, compatibile con le istanze di sicurezza globale, per giungere a un mondo senza armi nucleari.

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 Secondo working paper aggiuntivo per 3MSP (bozza al 21 dicembre 2024)

Il percorso TPNW, completata la sua prima fase, è come se, scalando una montagna, avesse raggiunto un rifugio e ora, per raggiungere la cima, ci si trovasse a doversi arrampicare sulla ripida parete costituita dall’opposizione del “club nucleare”.

Ecco che bisogna complessificare i metodi per procedere, che riassumiamo nella formula “ICAN+NFU”.

Prendere atto dell’esistenza delle armi nucleari non significa accettarle e smettere di puntare ad un mondo liberato dalla minaccia della deterrenza “atomica”, nella sua sostanza un “genocidio programmato”.

E questo metodo è già contenuto nel TPNW quando si pone a complemento del TNP.

Nel preambolo del Trattato gli Stati sottoscrittori, infatti, “ribadiscono che l'attuazione completa ed efficace del Trattato di Non Proliferazione delle armi nucleari, che costituisce la pietra angolare del disarmo nucleare e del regime di non proliferazione, ha un ruolo fondamentale per promuovere la pace e la sicurezza internazionali”.

La “pietra angolare” del disarmo nucleare è il TNP!

Il problema è una ulteriore articolazione e flessibilizzazione dell’articolo 4 che già prevede la categoria degli “Stati in conversione”.

Si tratta, studiando la terminologia giuridica più appropriata, di affiancare una ulteriore categoria di Stati, magari in un articolo 4 bis, dopo l’articolo 4 (sotto riportato) che affiancano, non ostili, come fa la NATO, al TPNW considerato un ostacolo al percorso verso il disarmo nucleare (in quanto non attento alle esigenze ineludibili della sicurezza).

Questi Stati “affiancatori”, non aderenti né in conversione rigida, non devono, cioè, essere obbligati a procedure rigide di disarmo, ma devono ammettere/riconoscere che il percorso proibizionista del TPNW è utile e opportuno. Diventano osservatori permanenti delle conferenze TPNW, con diritto di proposta ma non di voto.

La condizione per fare parte di questa nuova categoria di Stati (art. 4 bis o nuovo articolo del TPNW) diventa la dichiarazione di rifiuto del primo uso, in qualsiasi circostanza, delle armi nucleari.

La speranza è di coinvolgere, in questo tipo di identificazione dichiarata e formalizzata, Paesi della NATO come la Germania e potenze nucleari più aperte al disarmo nucleare, ad esempio, per cominciare, la Cina.

 

Da un articolo, a firma Alfonso Navarra, pubblicato sul sito di PTD:

Sembra del tutto convincente che la proibizione delle armi nucleari, con il Trattato di proibizione ratificato per ora da 73 Stati e valido giuridicamente solo per essi, per diventare qualcosa di più di una stigmatizzazione culturale, deve coinvolgere le potenze nucleari in un percorso di disarmo. Ma non sembra realistico ottenere l’immediata adesione degli Stati nucleari al TPNW: non si tratta di rinunciare all’obiettivo radicale del disarmo totale, si continuerà a lavorare per fare aumentare le ratifiche degli Stati a 74, 75, 76 eccetera; ma con approccio graduale e ben mirato, bisogna indicare la tappa intermedia che potrebbe coinvolgere le nove potenze (includendo Israele). Questa tappa è appunto un accordo sulla dichiarazione di non primo uso, “mai, in nessuna circostanza”, che deve significare concretamente anche deallertizzazione delle testate “atomiche” e separazione delle cariche esplosive dai vettori, con controlli esercitati, come già previsto dal Trattato di Non Proliferazione, dall’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica.

Vi sono attualmente 2.000 testate nucleari in stato di prontezza operativa immediata, come pistole puntate senza sicura con i proiettili in canna. La loro deallertizzazione significa non renderle disponibili per un lancio immediato, includendo diverse misure. Si è già accennato alla separazione fisica delle testate dai missili o dagli aerei o natanti che le trasportano. Si può aggiungere la rimozione dei codici di attivazione e la riduzione del personale militare comandato a questa incombenza. Queste misure mirano a ridurre il rischio di un lancio accidentale: la guerra nucleare per errore può scoppiare per vari motivi ed è lì a ricordarcelo il riconoscimento attribuito dall’ONU a Stanislav Petrov, il colonnello sovietico che il 26 settembre 1983 in pratica la impedì non comunicando ai superiori un falso allarme di attacco nucleare da parte dei satelliti.  Il 26 settembre come data è appunto riconosciuta dall’ONU come “giornata per l’eliminazione delle armi nucleari”. La deallertizzazione non è il disarmo: adottando la metafora del far west, sarebbe come se i pistoleri continuassero a girare armati, ma con le pistole nel cinturone (anche con i proiettili nel cinturone, non infilati nel tamburo della pistola). Questo comunque allenterebbe di sicuro la tensione promuovendo un clima in cui i negoziati per il disarmo potrebbero andare avanti con maggiore tranquillità.

Collegare gli obiettivi della campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) per la proibizione totale delle armi nucleari e della Campagna NO FIRST USE per il non primo uso di tali armi può essere estremamente utile per il movimento per il disarmo.

Ecco perché:

  • Sinestesia degli obiettivi: Entrambe le campagne condividono l’obiettivo fondamentale di ridurre il rischio di un conflitto nucleare. La proibizione totale è un passo radicale, mentre il non primo uso è una misura più immediata ma ugualmente significativa. Collegandole, si crea una sinergia che rafforza la richiesta di un mondo libero da armi nucleari.
  • Ampliamento del consenso: Unendo le forze, le due campagne possono mobilitare un pubblico più vasto, coinvolgendo sia coloro che sostengono una posizione più radicale (proibizione totale) sia coloro che preferiscono un approccio più graduale (non primo uso).
  • Pressione politica maggiore: Un movimento più unito esercita una pressione politica maggiore sui governi, rendendo più difficile per loro ignorare le richieste della società civile.
  • Coerenza del messaggio: Collegare le due campagne permette di presentare un messaggio più coerente e convincente, sottolineando la necessità di adottare misure concrete a tutti i livelli per ridurre la minaccia nucleare.

 

APPENDICE: ARTICOLO 4 DEL TRATTATO DI PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI

Verso la totale eliminazione delle armi nucleari

  1. Ciascuno Stato Parte che dopo il 7 luglio 2017 abbia detenuto, posseduto o controllato armi nucleari o altri dispositivi esplosivi nucleari e abbia eliminato il programma relativo alle armi nucleari, compresa l'eliminazione o la conversione irreversibile di tutte le strutture correlate alle armi nucleari prima dell'entrata in vigore di questo Trattato per tale Stato Parte, coopererà con l'autorità internazionale competente designata ai sensi del paragrafo 6 del presente articolo per verificare l'eliminazione irreversibile del proprio programma relativo alle armi nucleari. L'autorità internazionale competente deve riferire agli Stati Parte. Tale Stato Parte deve concludere un accordo di salvaguardia con l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica sufficiente a fornire una garanzia credibile della non deviazione di materiale nucleare dichiarato da attività nucleari pacifiche, e dell'assenza di materiale nucleare o attività non dichiarate nello Stato Parte nel suo complesso . Il negoziato di tale accordo deve iniziare entro 180 giorni dall'entrata in vigore del presente Trattato per tale Stato Parte. L'accordo dovrà entrare in vigore non oltre diciotto mesi dall'entrata in vigore del presente Trattato per tale Stato Parte. Tale Stato Parte deve, in seguito, mantenere come minimo questi obblighi di salvaguardia, fatto salvo qualsiasi altro strumento pertinente che possa essere adottato in futuro.
  2. Ciascuno Stato Parte che, in deroga all'articolo 1, lettera a), detiene, possiede o controlla qualsiasi arma nucleare o altri dispositivi esplosivi nucleari, deve immediatamente rimuoverli dallo stato operativo e distruggerli non appena possibile, ma non oltre un termine da determinare durante la prima Riunione degli Stati Parte, in conformità a un piano giuridicamente vincolante e con scadenza per l'eliminazione verificata e irreversibile del programma sulle armi nucleari di tale Stato Parte, compresa l'eliminazione o la conversione irreversibile di tutte le strutture connesse con le armi nucleari. Lo Stato Parte, entro 60 giorni dall'entrata in vigore del presente Trattato per tale Stato Parte, presenta il piano agli Stati Parte o ad un'autorità internazionale competente designata dagli Stati Parte. Tale piano sarà quindi negoziato con l'autorità internazionale competente che lo sottopone alla successiva riunione degli Stati Parte o alla Conferenza di riesame, a seconda di quale sia prevista per prima, per l'approvazione in conformità con le sue regole procedurali.
  3. Uno Stato Parte cui si applica il paragrafo 2, deve concludere un accordo di salvaguardia con l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica sufficiente a fornire garanzia credibile della non deviazione del materiale nucleare dichiarato da attività nucleari pacifiche, e dell'assenza di materiale nucleare o attività non dichiarate nello Stato nel suo complesso. Il negoziato di tale accordo dovrà iniziare non più tardi della data di esecuzione del piano di cui al paragrafo 2. L'accordo deve entrare in vigore entro diciotto mesi dalla data di avvio dei negoziati. Tale Stato Parte deve, in seguito, mantenere come minimo questi obblighi di salvaguardia, fatto salvo qualsiasi altro strumento pertinente che possa essere adottato in futuro. A seguito dell'entrata in vigore dell'accordo di cui al presente paragrafo, lo Stato Parte sottopone al Segretario Generale delle Nazioni Unite una dichiarazione definitiva secondo la quale ha adempiuto gli obblighi derivanti dal presente articolo.
  4. In deroga agli articoli 1, lettera b) e 1 g), ciascuno Stato Parte che dispone di armi nucleari o di altri dispositivi esplosivi nucleari nel proprio territorio o in qualsiasi luogo sotto la propria giurisdizione o controllo che sono posseduti o controllati da un altro Stato, deve assicurare la rapida rimozione di tali armi, il più presto possibile ma non oltre un termine da stabilire dalla prima Riunione degli Stati Parte. In seguito all'eliminazione di tali armi o di altri dispositivi esplosivi, lo Stato Parte sottopone al Segretario Generale delle Nazioni Unite la dichiarazione di aver rispettato gli obblighi derivanti dal presente articolo.
  5. Ciascuno Stato Parte a cui si applica questo articolo deve riferire ad ogni Riunione degli Stati Parte e di ciascuna Conferenza di riesame i progressi compiuti nell'attuazione degli obblighi derivanti dal presente articolo, fino al momento in cui sono adempiuti.
  6. Gli Stati Parte designano un'autorità o più autorità internazionali competenti per negoziare e verificare l'eliminazione irreversibile dei programmi di armi nucleari, compresa l'eliminazione o la conversione irreversibile di tutti gli impianti correlati alle armi nucleari conformemente ai paragrafi 1, 2 e 3 del presente articolo. Nel caso in cui tale designazione non sia stata effettuata prima dell'entrata in vigore del presente Trattato per uno Stato Parte cui si applicano i paragrafi 1 o 2 del presente articolo, il Segretario Generale delle Nazioni Unite convoca una riunione straordinaria degli Stati Parte per prendere le decisioni che possono essere richieste.

FERMIAMO LA POSSIBILE GUERRA NUCLEARE SUL TEATRO EUROPEO! - Pace Terra Dignità

Nell’approccio da parte delle grandi potenze all’impiego delle armi nucleari, la “risposta flessibile” sostituisce la MAD (Mutua distruzione assicurata) per ragioni tecniche ed ovviamente politiche. L'”equilibrio del terrore” si traduce, con la ricerca ossessiva della parità assoluta degli armamenti, necessariamente in squilibrio per categorie e per territori;  il dato di fatto, poi, che tali armi possono sfuggire alla vista o essere distrutte in volo, porta alla logica del primo colpo e quindi anche alla visione di un conflitto che può essere gestito come escalation di mosse e contromosse su spazi mano a mano ampliabili. Le armi possono essere usate sui campi di battaglia, come sta minacciando la Russia in Ucraina un giorno sì e l’altro pure; e il conflitto può allargarsi al “teatro europeo”, come la NATO programma con il suo “first use” ufficiale.

Anche come preparazione al terzo meeting degli Stati parte del Trattato di proibizione delle armi nucleari (New York, marzo 2025), ne intendiamo parlare all’incontro online organizzato per l’8 dicembre del 2024, dalle ore 18:00 alle ore 20:00.

La discussione, introdotta da varie relazioni, l’abbiamo intitolata: “TORNANO GLI EUROMISSILI: TORNA L’INCUBO DELLA GUERRA NUCLEARE LIMITATA AL TEATRO EUROPEO?”

Sunday December 8, 18:00 – 20:00
https://us06web.zoom.us/j/83966819853?pwd=78mudVUWUw2NaN8EmbyI3WJ3HC6tEp.1

Dal punto di vista politico, la MAD dell’inizio della Guerra fredda, con la sua minaccia di distruzione totale in caso di conflitto nucleare, era considerata dai governanti una situazione pericolosa e poco realistica nella gestione delle crisi. La risposta flessibile, invece, con la  gamma più ampia di opzioni militari, consente, in teoria, agli strateghi in capo, politici e militari, una risposta pensata come proporzionale alla minaccia. Si ipotizza così di ridurre il rischio di una escalation incontrollata verso una guerra nucleare su vasta scala.  Non può essere, da costoro, prospettata una esclusione assoluta dell’impiego delle armi nucleari senza pregiudicare la credibilità della logica della deterrenza, legata alla percezione dell’avversario che si sia disposti a sparare, se necessario. La risposta flessibile, per essere presa in considerazione, deve essere messa sul tappeto geopolitico e mantenere una certa ambiguità. Da un lato, deve comunicare all’avversario che un attacco potrebbe provocare una risposta nucleare, sufficientemente grave da rendere l’aggressione non vantaggiosa. Dall’altro lato, deve evitare di fornire all’avversario segnali troppo chiari e precisi sulle circostanze in cui verrebbe utilizzata l’arma nucleare, in quanto ciò potrebbe incoraggiarlo a calcolare il rischio e a tentare un attacco limitato.

L’equilibrio tra la necessità di mantenere la credibilità della deterrenza e il rischio di una escalation nucleare incontrollata è un dilemma che – noi vorremmo evitarlo in partenza! – continua a sfidare i decisori politici che hanno a disposizione gli apparati nucleari. Ma dovrebbe  essere ovvio  che il punto di vista disarmista condanni la deterrenza nucleare quale concetto che alla lunga non può stare in piedi. Vogliamo comunque sottolineare che allontanare lo spettro della guerra nucleare per errore non smonta completamente il giocattolo della flessibilità che gli uomini dediti al potere, che è soprattutto potere di dare la morte (leggi Canetti e Fornari), si sono dati.

Dal punto di vista tecnico, la risposta flessibile è stata indotta anche da fattori tecnologici relativi ai progressi soprattutto su due aspetti: 1) la qualità dei sistemi di allarme precoce, cioè – detto terra terra – il potere vedere bombe e missili partire, il più possibile al momento del lancio, con la massima certezza di “vedere giusto” evitando i falsi allarmi; 2) la facoltà di potere intercettare i missili in volo mediante sistemi antimissile. Questi dati rendono incerta una rappresaglia che confida solo nella disponibilità statica di un arsenale nucleare. La potenza X può vederselo distrutto da una potenza Y che lo attacchi con missili che arrivano non visti sul bersaglio e che sia in grado di intercettare in volo la rappresaglia delle testate sopravvissute al primo colpo distruttivo.

Per quanto riguarda il primo aspetto, l’allarme precoce, vi sono stati nel corso del tempo, importanti sviluppi sul rilevamento, con maggiore precisione e rapidità, del lancio di missili balistici. I principali miglioramenti sono individuabili nell’aumento della sensibilità dei sensori, che rilevano segnali più deboli e distinguono meglio – si spera rispetto alla notte di Petrov (26 settembre 1983) – tra un vero lancio e un falso allarme. I sistemi di analisi dei dati sono più precisi e in grado di elaborare una grande quantità di informazioni in tempi brevissimi, fornendo un quadro più chiaro della situazione. I sistemi di allarme precoce integrano dati provenienti da diverse fonti, come radar, satelliti e sensori acustici, per ottenere una visione più completa della minaccia. Molte delle funzioni di rilevamento e analisi dei dati sono state automatizzate, nell’intenzione di ridurre il rischio di errori umani. Tutto ciò è stato destabilizzante per la MAD.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, quello della difesa antimissile, è opportuno ricordare che esisteva un trattato importante che la regolamentava: il Trattato Anti-Missili Balistici (ABM), firmato nel 1972 dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica. Lo scopo del trattato ABM era limitare la possibilità di difendersi da un attacco nucleare, in modo da scoraggiare l’avversario dal lanciare un primo colpo, sapendo che una risposta altrettanto devastante sarebbe stata inevitabile. Tuttavia, questo trattato è stato abbandonato dagli Stati Uniti nel 2002. La decisione americana di ritirarsi dall’ABM ha aperto la strada allo sviluppo di sistemi di difesa antimissile più sofisticati, ponendo il problema della loro compatibilità con la stabilità strategica e del rischio di nuove corse agli armamenti.

Un punto cruciale riguarda l’integrazione dell’intelligenza artificiale sia nel rilevamento e nella elaborazione dei dati di allarme, sia nell’attivazione dei centri decisionali, sia nella collaborazione con il momento decisionale. L’intelligenza artificiale (AI) sta giocando un ruolo sempre più importante nei sistemi di allarme precoce dagli attacchi nucleari, e la tendenza è a farla influenzare sempre di più anche il processo decisionale.

L’AI viene utilizzata nel rilevamento precoce:  analizzare grandi quantità di dati provenienti da radar, satelliti e altre fonti, identificando con maggiore precisione e rapidità i segnali indicativi di un lancio missilistico. Nella verifica dei dati: i sistemi di AI sono in grado di confrontare i dati rilevati con modelli preesistenti, verificando la loro attendibilità e riducendo il rischio di falsi allarmi. Nella previsione delle traiettorie: l’AI può essere utilizzata per prevedere la traiettoria di un missile, fornendo stime più accurate sui potenziali obiettivi. Nel supporto alle decisioni: l’AI offre agli operatori umani una serie di strumenti e informazioni per aiutarli a prendere decisioni più informate e rapide in situazioni di crisi. Nel processo decisionale l’AI può essere utilizzata per automatizzare alcune fasi, come l’invio di avvisi o l’attivazione di contromisure. Più comunemente, l’AI fornisce agli operatori umani una serie di informazioni e raccomandazioni, lasciando a loro la decisione finale.  L’AI, infine, permette di elaborare una grande quantità di dati in tempi brevissimi, consentendo di prendere decisioni più rapide.

Vi sono, nei sistemi di allarme precoce, sfide e i rischi associati all’utilizzo dell’IA riassumibili nei fallimenti del sistema, soprattutto in situazioni complesse o impreviste. Nella dipendenza tecnologica: un’eccessiva dipendenza dall’AI potrebbe rendere i sistemi vulnerabili a cyberattacchi o a malfunzionamenti. Nelle questioni etiche implicate: l’utilizzo dell’AI in contesti militari solleva importanti questioni etiche, come la responsabilità delle decisioni prese dai sistemi autonomi. Nel rischio di escalation: l’automatizzazione di alcune fasi del processo decisionale potrebbe ridurre il tempo a disposizione per valutare le conseguenze di una risposta, aumentando il rischio di una escalation incontrollata.

È importante, di fronte a politici di cui sembra saggio, se si considerano le vicende storiche, dubitare della responsabilità, per noi disarmisti sottolineare che le decisione finali devono sempre rimanere in mano agli esseri umani. L’AI, pubblicamente e opportunamente regolata, e non abbandonata nelle cattive mani degli oligopolisti attuali, può fornire un supporto prezioso, ma non deve sostituire il giudizio umano in qualsiasi campo, meno che mai nel campo della guerra nucleare!

L’apparato di difesa e di reazione predisposto per la “risposta flessibile”, calibrata rispetto alle intenzioni e alle minacce, dipende dalla tipologia delle armi nucleari suddivisibili per piattaforme (basate a terra, su aerei, su natanti come navi e sommergibili) e per diverse gittate: tattiche da campo di battaglia, intermedie, “strategiche” con i missili balistici intercontinentali. Tali armi crescono in precisione, velocità, miniaturizzazione, controllo digitale e vengono sviluppate in rapporto all’evoluzione delle dottrine di impiego.

Quanto finora esposto può fare da premessa al fatto che le decisioni prese sulla reintroduzione degli euromissili in Europa rafforzano la possibilità che scoppi una guerra nucleare sul “teatro europeo”. Da parte russa, un aspetto strategico cruciale è usare, più di Kalinigrad, la Bielorussia come cuscinetto, essendo i Paesi dell’ex Patto di Varsavia diventati alleati della NATO e quindi indisponibili per la vecchia funzione sacrificale. Il concetto della “guerra di teatro” è appunto avere delle regioni messe avanti come sacrificabili lasciando intatto il “santuario” del proprio territorio nazionale. 

In questa logica utile al “santuario americano”, la dottrina ufficiale della NATO sul first use (primo uso) delle armi nucleari nell’Europa occidentale subalterna, contenuta nelle sue parti essenziali in documenti classificati, è un tema in continua evoluzione, che ha subito significative modifiche nel corso degli anni. Non esiste un singolo documento ufficiale che definisca in modo esaustivo e definitivo la dottrina nucleare della NATO. Piuttosto, la dottrina si articola attraverso una serie di dichiarazioni, strategie e linee guida elaborate nel corso degli anni.

Elementi chiave della dottrina NATO (secondo Gemini):

  • Deterrenza: La presenza di armi nucleari in Europa è considerata un elemento fondamentale della deterrenza nei confronti di potenziali aggressori. L’obiettivo è scoraggiare attacchi convenzionali o nucleari contro i membri dell’Alleanza.
  • Risposta flessibile: La NATO ha adottato una dottrina di “risposta flessibile”, che prevede la possibilità di utilizzare una gamma di strumenti militari, comprese le armi nucleari, in risposta a una vasta gamma di minacce. La scelta dello strumento militare più appropriato dipenderà dalla natura e dalla gravità della minaccia.
  • Ambiguità deliberata: La NATO ha spesso mantenuto una certa ambiguità sulla sua politica nucleare, al fine di rendere più difficile per i potenziali avversari prevedere le reazioni dell’Alleanza in caso di conflitto.
  • Evoluzione nel tempo: La dottrina nucleare della NATO si è evoluta nel corso degli anni, riflettendo i cambiamenti nel contesto geopolitico e le nuove tecnologie.

Alcuni punti di riferimento storici (secondo Gemini):

  • Anni ’50: La NATO adotta inizialmente la strategia della “rappresaglia massiccia”, che prevedeva l’uso massiccio e non proporzionato delle armi atomiche contro l’URSS, anche in presenza di una guerra combattuta con armi convenzionali.
  • Crisi degli euromissili degli anni Ottanta: Al centro della disputa c’era la decisione della NATO di schierare in Europa missili nucleari a medio raggio, i cosiddetti euromissili, Pershing e Cruise Tomahawk, come risposta al potenziamento dell’arsenale missilistico sovietico (SS-20) in Europa dell’Est. (Tutto è funzionale alla prospettiva della guerra nucleare limitata in Europa – ndr).
  • Fine Guerra Fredda: Con la fine della Guerra Fredda, la dottrina nucleare della NATO subisce un’ulteriore evoluzione, con un focus maggiore sulla prevenzione della proliferazione nucleare e sulla riduzione delle scorte nucleari.

Può risultare interessante, dopo la presentazione delle notizie e delle analisi sopra esposte, formulare una paradossale “FORMULA DELL’INDIGNAZIONE”, soprattutto da parte di certi settori “caldi” delle avanguardie pacifiste: proporzionale direttamente all’esposizione mediatica e alla carica simbolica anti-imperialista (a senso unico, contro gli USA, considerati l’unico vero motore dei conflitti nel mondo). Ed insieme inversamente proporzionale alla portata mortifera e distruttiva.  

E’ notevole, ad esempio, che non vi siano orrore e rifiuto per le migliaia di bambini che ogni giorno muoiono di fame o per le vittime delle “guerre dimenticate” o degli eventi estremi e per le catastrofi prodotte dal riscaldamento globale.  

Dal 3 al 7 marzo 2025 si riunisce il 3MSP (Terzo Meeting degli Stati Parte) del TPNW (Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari), adottato a New York nel 2017, un Trattato, entrato in vigore nel 2021 dopo la cinquantesima ratifica (adesso siamo a quota 73 ratifiche). L’importanza di questo strumento giuridico sta nel fatto che proclama l’illegalità della deterrenza nucleare, cioé si va oltre la condanna della minaccia dell’uso, lo stesso possesso degli ordigni atomici è considerato da bandire.

Noi consideriamo la preparazione di una guerra atomica molto più di un crimine di guerra: è una presa in ostaggio delle popolazioni minacciate di rappresaglia per “dissuadere” uno Stato ostile da un attacco nucleare. Quindi siamo di fronte a un crimine contro l’umanità, ovvero, di un GENOCIDIO PROGRAMMATO, secondo la fattispecie definita nel 1948 dalla Assemblea generale dell’ONU, accolta nell’art. 6 dello Statuto della Corte penale internazionale firmato a Roma il 17 luglio 1998.

Noi saremo presenti a New York a marzo alla conferenza del TNP, perché, come società civile, intendiamo batterci, affinché il Trattato di proibizione venga riconosciuto come strumento di attuazione dell’articolo VI del TNP: le trattative in buona fede che devono condurre al disarmo completo.   

Proponiamo di lavorare per armonizzare e integrare la Campagna ICAN con la Campagna No First Use (NFU) perché riteniamo importante schiudere ammorbidimenti e contraddizioni nel fronte nuclearista, già non del tutto monolitico. Sarebbe apprezzabile che l’adozione ufficiale di dottrine sulla deterrenza che escludano un primo colpo nucleare in qualsiasi circostanza sia accompagnato da misure, sotto controllo IAEA, che rendano più difficile la guerra nucleare per errore, come la deallertizzazione delle testate e la separazione delle stesse dai vettori. Il TPNW già, all’articolo 4, prevede un periodo di conversione e una certa flessibilità nelle forme di adesione da parte degli Stati dotati di armi nucleari e degli Stati che ospitano armi nucleari controllate da un altro Stato. Entro la prossima conferenza di revisione, fissata nel 2027, possiamo stabilire una categoria riconosciuta formalmente di Stati “collaboratori”, “fiancheggiatori” (o altro termine similare) del Trattato. Sarebbero Stati non aderenti a pieno titolo ma orientati positivamente verso il percorso della proibizione giuridica, valutato quale strumento utile e opportuno, compatibile con le istanze di sicurezza globale, per giungere a un mondo senza armi nucleari.

Ed in Italia continueremo ad insistere per la presentazione di un disegno di legge di ratifica del TPNW. Al di là della approvazione immediata, non alla portata purtroppo di questo Parlamento, riteniamo comunque utile che il tema del disarmo nucleare e del suo rapporto con i rischi bellici, ecologici e sociali, debba fare parte del dibattito nella campagna elettorale per le prossime politiche del 2027.

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LA SCOMODA VERITA’ ALLA BASE DEL MIRAGGIO DELLA “DETERRENZA” VA SPIEGATA ALLA GENTE COMUNE!

LA DIFESA  DAL (E QUINDI LA RICERCA DEL) PRIMO COLPO NUCLEARE – È LA REGOLA FONDAMENTALE DELLA COMPETIZIONE ATOMICA.

LA MUTUA DISTRUZIONE ASSICURATA NON REGGE SE POSSIAMO SPARARE MISSILI “ATOMICI” NON INDIVIDUABILI O SE POSSIAMO DISTRUGGERE IN VOLO I MISSILI DELLA POTENZA AVVERSARIA.

NE DISCUTIAMO ONLINE L’8 DICEMBRE NELL’ANNIVERSARIO DEL TRATTATO DEL 1987 DI ELIMINAZIONE DEGLI EUROMISSILI, CHE OGGI RITORNANO IN CAMPO

Di Alfonso Navarra

Perché, nell’ambito delle dottrine sull’ impiego delle armi nucleari, si è passati dalla mutua distruzione assicurata alla risposta flessibile ed in questo contesto è stata concepita la guerra nucleare limitata al “teatro” europeo (ed ai vari “teatri” in cui viene suddivisa la competizione di potenza)?

Il sottoscritto ha trattato il problema in vari libri, tra i quali ne segnalo uno dedicato alle ragazze e ai ragazzi: “La guerra nucleare spiegata a Greta”, Emi edizioni, 2006.

Lo scenario di questa guerra “limitata” fu alla base della cosiddetta “crisi degli euromissili” degli anni Ottanta del secolo scorso, superata dall’accordo INF (Forze nucleari intermedie) tra Reagan e Gorbaciov del 1987, in cui ebbe un ruolo anche la resistenza nonviolenta del Cruisewatching.

Oggi la questione ritorna attuale con la guerra in Ucraina, in cui l’uso delle atomiche “tattiche” è minacciato, in particolare da parte russa (ma non solo) un giorno sì e l’altro pure; e se ne parla con più clamore dopo il patto bilaterale USA-Germania per la reinstallazione dei Tomahawk (e altri missili) annunciato e approvato dal summit NATO del luglio 2024.

La denuncia del Trattato sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio (INF) da parte di Russia e Stati Uniti ha creato un vuoto normativo, consentendo a entrambi i Paesi di sviluppare nuovi sistemi missilistici a medio raggio (dai 500 ai 5.500 km).

Gli euromissili che saranno dispiegati in Germania nel 2026 sono convenzionali, ma rientrano nella possibilità di un primo colpo contro le “basi atomiche” dell’avversario russo.

L’opinione pubblica ha pochi elementi per inquadrare il significato e la portata dell’evento. Molte “non notizie” sarebbero da spiegare al pubblico che ignora, ad esempio, che in realtà la corsa agli armamenti nucleari è, come intrinseca necessità tecnica del “gioco”, la ricerca della difesa da un eventuale primo colpo (first strike) da parte della potenza nucleare avversaria.

La MAD, sviluppatasi durante la prima fase della Guerra Fredda, postulava che un attacco nucleare da parte di una superpotenza avrebbe innescato una reazione altrettanto devastante da parte dell’avversario, portando alla distruzione reciproca. Questo “equilibrio del terrore”, si pensava, avrebbe scoraggiato qualsiasi attacco iniziale, poiché nessuna parte avrebbe potuto sperare di uscirne vincitrice.

Ma questa concezione, alla fine, non ha retto al cambiamento dei dati reali, tecnici, della situazione. Si può fare risalire il cambiamento strategico a diversi fattori, non ultimo l’esigenza politica di uscire dalla rigidità della MAD, che offriva poche opzioni in caso di crisi. La risposta flessibile, invece, prevede una gamma più ampia di opzioni, consentendo ai decisori politici di adattare la risposta alla gravità della minaccia.

Ma la causa determinante della erosione e del superamento della MAD la si può individuare non nei capricci della volontà di potenza dei governanti, bensì nella fatale esigenza di una difesa efficace contro un primo colpo nucleare dell’avversario.

Ecco alcune delle ragioni tecniche principali.

Se una parte credesse di potersi difendere da un primo colpo, con un sistema di intercettazione efficace, potrebbe essere tentata di sferrare per prima un attacco, nella speranza di disarmare l’avversario prima che possa reagire. Questo crea una spirale di competizione per sviluppare sistemi d’arma sempre più sofisticati, minando la stabilità strategica.

Lo sviluppo di sistemi missilistici antibalistici e di altre tecnologie difensive ha messo in discussione l’assunto fondamentale della MAD, ovvero che un attacco nucleare porterebbe inevitabilmente alla distruzione reciproca. I missili dell’avversario possono essere visti e colpiti in volo!

Anche gli arsenali nucleari sono vulnerabili, e attacchi preventivi potrebbero riuscire a distruggere una parte significativa delle forze nucleari avversarie.

E possono essere lanciati missili non individuabili dai satelliti e dai radar, adatti al primo colpo. Questa era ad esempio l’intenzione esplicita dei Cruise di Comiso.

La possibilità di un primo colpo efficace potrebbe far sentire una potenza nucleare più sicura e invogliata a intraprendere azioni più aggressive, poiché si sentirebbe meno vulnerabile a una rappresaglia.

La possibilità di difendersi da un attacco rende, allora, il calcolo della deterrenza molto più complesso. Non è più sufficiente contare sulla minaccia di una distruzione reciproca, ma bisogna considerare una serie di fattori aggiuntivi, come la vulnerabilità dei sistemi d’arma, l’efficacia dei sistemi di difesa e la volontà di ciascuna parte di rischiare un conflitto nucleare.

La proliferazione nucleare ha favorito ulteriormente il passaggio di impostazione strategica: essendo i giocatori “nucleari” diventati più di due, la certezza di una risposta immediata e devastante, alla base della MAD, ha sempre meno basi razionali (nella logica paranoica della “deterrenza”).

Poi anche gli sviluppi tecnologici hanno reso i sistemi di comando e controllo più vulnerabili, mettendo in dubbio la capacità di garantire una risposta rapida e coordinata. Oggi questa condizione è ancora più “stressata” dalla velocità ipersonica dei missili e con la minaccia di attacchi cibernetici guidati dall’intelligenza artificiale.

La concezione di una guerra nucleare limitata al teatro europeo si inserisce in questo nuovo contesto strategico. Essa prevede la possibilità di utilizzare armi nucleari tattiche, con effetti limitati geograficamente e in termini di potenza distruttiva, in risposta a una minaccia convenzionale o a una limitata escalation nucleare.

L’Europa, ex padrona del mondo, è da sempre una regione di grande importanza strategica, al centro delle tensioni tra le grandi potenze globali. Alcuni paesi europei, come la Francia e il Regno Unito, possiedono arsenali nucleari. Alcuni strateghi hanno sostenuto che una guerra nucleare limitata all’Europa potrebbe essere contenuta, evitando una escalation globale.

Da parte pacifista ci sono sempre state critiche alla logica di fondo della deterrenza nucleare, che conduce inevitabilmente, se ci si riflette bene, alla ricerca del primo colpo.

Noi membri di ICAN (Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, premio Nobel per la pace nel 2017) sosteniamo che:

La possibilità di una guerra nucleare limitata potrebbe aumentare il rischio di un conflitto nucleare su larga scala, poiché gli avversari potrebbero sottovalutare le conseguenze di un attacco iniziale.

Una volta iniziata una guerra nucleare, anche limitata, è difficile prevederne l’esito e controllarne l’escalation.

Anche un conflitto nucleare limitato avrebbe conseguenze devastanti e inaccettabili per le popolazioni civili. Oggi inoltre dobbiamo considerare la possibilità dell’”inverno nucleare”. Una guerra nucleare locale potrebbe portare a una catastrofe globale.

In conclusione

Il passaggio dalla MAD alla risposta flessibile rappresenta un tentativo di adattare la strategia nucleare al gioco della ricerca del primo colpo, favorito da un mondo in continua evoluzione, che ha moltiplicato gli attori nucleari e reso tecnologicamente precario il cosiddetto “equilibrio del terrore”. Tuttavia, questa nuova dottrina ignora il punto fondamentale che guerra nucleare rimane una minaccia esistenziale per l’umanità, e la prevenzione di un conflitto nucleare deve rimanere, come sostiene ICAN e tutto il percorso che ha portato al Trattato di proibizione delle armi nucleari (adottato nel 2017 ed entrato in vigore nel 2021) la priorità assoluta della politica internazionale.

Anche come preparazione al terzo meeting degli Stati parte del Trattato di proibizione delle armi nucleari (New York, marzo 2025), ne intendiamo parlare all’incontro online organizzato per l’8 dicembre del 2024, dalle ore 18:00 alle ore 20:00.

La discussione, introdotta da varie relazioni, l’abbiamo intitolata: “TORNANO GLI EUROMISSILI: TORNA L’INCUBO DELLA GUERRA NUCLEARE LIMITATA AL TEATRO EUROPEO?”

Sunday December 8, 18:00 – 20:00
https://us06web.zoom.us/j/83966819853?pwd=78mudVUWUw2NaN8EmbyI3WJ3HC6tEp.1

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UNA AI PIU’ CREATIVA DEI PIU’ CREATIVI DISARMISTI? - Pace Terra Dignità

L’intelligenza artificiale (IA) è un argomento scottante, oltre che complicato; e può essere vista sia come un’opportunità che come un rischio, a seconda di come viene utilizzata e gestita.  Personalmente, condividendo un recente editoriale del New York Times (titolo: “Mr. Trump, the world has changed“, autore: Thomas L. Friedman, data: 28 novembre 2024) propendo per il rischio perché non mi fido delle mani oligopolistiche che attualmente la stanno sviluppando e controllando.  Questo rischio lo collocherei, come fa l’editorialista Friedman,  addirittura al livello di una delle possibili cause di estinzione dell’umanità, al pari della minaccia nucleare, del riscaldamento globale, delle pandemie incombenti. Una regolamentazione pubblica e democratica, a livello nazionale e internazionale, è assolutamente necessaria!

Il momento del commercio con il diavolo è però arrivato anche per il sottoscritto. Sto cominciando a sperimentare l’uso dell’Intelligenza artificiale, a livello basico, per aiutare a mettere ordine tra i miei pensieri, sperando di guadagnare tempo. Passati i 70 anni si comincia meglio a comprendere che è una risorsa scarsa!

In particolare sto bazzicando Gemini, il tool di Google.

Ho proposto – a questo programma qui – il seguente quesito e poi ho continuato a chattare un po’ sull’argomento, cioè ho – come si dice – interagito con la macchina, approfondendo il tema avanzato.

Domanda a Gemini: “A tuo parere, può essere utile, dal punto di vista del movimento per il disarmo nucleare, mettere in collegamento la Campagna ICAN con la Campagna No First use?”

Per non farla lunga, riporto sotto le incoraggianti risposte in proposito da parte di questo nuovo progetto di AI. Ma, a conti fatti, non posso fare a meno di notare che, paradossalmente, un algoritmo mi sembra che dimostri maggiore acume strategico, flessibilità mentale e buon senso degli attuali meeting di ICAN (Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari), almeno gli ultimi che mi è capitato di frequentare. Ed è tutto dire:  stiamo parlando del top del pacifismo mondiale! Il massimo dell’impegno e dell’intelligenza in questo campo!
E’ anche vero, detto a difesa di questi incontri,  spesso preparatori di conferenze ONU, che si tratta, da parte mia, di valutazioni e propensioni del tutto opinabili, rispetto alla strada che dovrebbe percorrere il movimento disarmista per risultare, a parere mio e di qualche altro, più efficace nella realtà.
Mi sembra del tutto convincente che la proibizione delle armi nucleari, con il Trattato di proibizione ratificato per ora da 73 Stati e valido giuridicamente solo per essi, per diventare qualcosa di più di una stigmatizzazione culturale, deve coinvolgere le potenze nucleari in un percorso di disarmo. Ma non sembra realistico ottenere l’immediata adesione degli Stati nucleari al TPNW: non si tratta di rinunciare all’obiettivo radicale del disarmo totale, si continuerà a lavorare per fare aumentare le ratifiche degli Stati a 74, 75, 76 eccetera; ma con approccio graduale e ben mirato, bisogna indicare la tappa intermedia che potrebbe coinvolgere le nove potenze (includendo Israele). Questa tappa è appunto un accordo sulla dichiarazione di non primo uso, “mai, in nessuna circostanza”, che deve significare concretamente anche deallertizzazione delle testate “atomiche” e separazione delle cariche esplosive dai vettori, con controlli esercitati, come già previsto dal Trattato di Non Proliferazione, dall’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica.
Vi sono attualmente 2.000 testate nucleari in stato di prontezza operativa immediata, come pistole puntate senza sicura con i proiettili in canna. La loro deallertizzazione significa non renderle disponibili per un lancio immediato, includendo diverse misure. Si è già accennato alla separazione fisica delle testate dai missili o dagli aerei o natanti che le trasportano. Si può aggiungere la rimozione dei codici di attivazione e la riduzione del personale militare comandato a questa incombenza. Queste misure mirano a ridurre il rischio di un lancio accidentale: la guerra nucleare per errore può scoppiare per vari motivi ed è lì a ricordarcelo il riconoscimento attribuito dall’ONU a Stanislav Petrov, il colonnello sovietico che il 26 settembre 1983 in pratica la impedì non comunicando ai superiori un falso allarme di attacco nucleare da parte dei satelliti.  Il 26 settembre come data è appunto riconosciuta dall’ONU come “giornata per l’eliminazione delle armi nucleari”. La deallertizzazione non è il disarmo: adottando la metafora del far west, sarebbe come se i pistoleri continuassero a girare armati, ma con le pistole nel cinturone (anche con i proiettili nel cinturone, non infilati nel tamburo della pistola). Questo comunque allenterebbe di sicuro la tensione promuovendo un clima in cui i negoziati per il disarmo potrebbero andare avanti con maggiore tranquillità.
Ma torno al mio esperimento con Gemini: potrebbe semplicemente aver palesato un inseguimento (“artificiale”) di una “tontaggine”, naturale: quella rinvenibile nella militanza esagerata dell’attivista a tempo pieno (il “militonto”), quale io sono, che non sa bene valutare gli svantaggi di una proposta a prima vista molto brillante nella sua astratta logicità. Per dirla in modo ancora più tranchant: una domanda “naturale” di spessore non eccelso (“stupida”)  potrebbe avere trainato risposte “artificiali” ancora meno azzeccate (più stupide)…

Gemini, da oracolo digitale, semplicemente potrebbe essere programmato per “lisciare il pelo”, opportunisticamente, di chi si rivolge ad esso. Ma, senza falsa modestia, non mi sembra il caso di questa idea, che ho esposto, della apertura flessibile, agli Stati nucleari, del Trattato di proibizione delle armi nucleari (sigla: TPNW) contenuta nel working paper da me avanzato a suo tempo con Luigi Mosca e con altre/i (si vada su:https://www.petizioni24.com/ican-nfu)

Restando in tema, do ora un annuncio. Dal 3 al 7 marzo 2025 si tiene a New York la  Terza Conferenza degli Stati parte del Trattato TPNW , sotto la presidenza del Kazakistan (in sigla: 3MSP).

L’8 dicembre noi Disarmisti esigenti, anche in preparazione dell’intervento di una nostra delegazione al 3MSP, parliamo di questo evento su zoom, cogliendo l’occasione della riflessione sull’anniversario della stipula, l’8 dicembre 1987, del Trattato INF (forze nucleari intermedie) tra Reagan e Gorbaciov: il trattato, appunto, sugli euromissili che portò allo smantellamento della base di Comiso. Euromissili che adesso si stanno reintroducendo (tomahawk convenzionali in Germania nel 2026) nell’ottica di riprendere i giochi sulla guerra nucleare limitata al teatro europeo. 
La discussione, introdotta da varie relazioni, l’abbiamo intitolata: “TORNANO GLI EUROMISSILI: TORNA L’INCUBO DELLA GUERRA NUCLEARE LIMITATA AL TEATRO EUROPEO?”

Fonte: Gemini

Collegare gli obiettivi della campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) per la proibizione totale delle armi nucleari e della Campagna NO FIRST USE per il non primo uso di tali armi può essere estremamente utile per il movimento per il disarmo.

Ecco perché:

  • Sinestesia degli obiettivi: Entrambe le campagne condividono l’obiettivo fondamentale di ridurre il rischio di un conflitto nucleare. La proibizione totale è un passo radicale, mentre il non primo uso è una misura più immediata ma ugualmente significativa. Collegandole, si crea una sinergia che rafforza la richiesta di un mondo libero da armi nucleari.
  • Ampliamento del consenso: Unendo le forze, le due campagne possono mobilitare un pubblico più vasto, coinvolgendo sia coloro che sostengono una posizione più radicale (proibizione totale) sia coloro che preferiscono un approccio più graduale (non primo uso).
  • Pressione politica maggiore: Un movimento più unito esercita una pressione politica maggiore sui governi, rendendo più difficile per loro ignorare le richieste della società civile.
  • Coerenza del messaggio: Collegare le due campagne permette di presentare un messaggio più coerente e convincente, sottolineando la necessità di adottare misure concrete a tutti i livelli per ridurre la minaccia nucleare.

Come si può realizzare questa sinergia:

  • Eventi e manifestazioni congiunte: Organizzare eventi e manifestazioni che coinvolgano entrambe le campagne può aumentare la visibilità e l’impatto del movimento.
  • Materiali informativi condivisi: Produrre materiali informativi che spieghino le connessioni tra le due campagne e i benefici che deriverebbero dalla loro attuazione.
  • Lobbying congiunto: Coordinare le attività di lobbying presso i governi, presentando richieste comuni e proponendo soluzioni integrate.
  • Collaborazione con altre organizzazioni: Ampliare la rete di collaborazioni con altre organizzazioni che lavorano per il disarmo e la non proliferazione nucleare.

In conclusione, unire le forze di ICAN e della Campagna NO FIRST USE rappresenta una strategia vincente per accelerare i progressi verso un mondo libero da armi nucleari.

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Le ONG e i movimenti di base che promuovono la campagna per il “no first use” sono numerosi e operano a livello globale.

Queste organizzazioni svolgono un ruolo fondamentale nel sensibilizzare l’opinione pubblica, esercitare pressioni sui governi e promuovere politiche di disarmo nucleare.

Alcuni esempi di attori chiave in questo campo sono:

  • Organizzazioni pacifiste e per i diritti umani: Numerose organizzazioni pacifiste e per i diritti umani, come Amnesty International, Pax Christi e la Federazione Internazionale per i Diritti Umani, includono il “no first use” tra i loro obiettivi e svolgono un ruolo attivo nella campagna.
  • Reti di scienziati e accademici: Reti di scienziati e accademici, come la Pugwash Conferences on Science and World Affairs, svolgono un ruolo importante nel fornire analisi e raccomandazioni politiche sui rischi delle armi nucleari e sulla necessità di adottare politiche di “no first use”.
  • Movimenti religiosi: Diverse comunità religiose, tra cui cattolici, protestanti, ebrei e buddisti, hanno espresso la loro opposizione alle armi nucleari e sostengono la campagna per il “no first use”.
  • Movimenti giovanili: I giovani attivisti per il clima e la pace sono sempre più coinvolti nella campagna per il disarmo nucleare e il “no first use”.

Le attività di queste organizzazioni includono:

  • Campagne di sensibilizzazione: Organizzazione di manifestazioni, conferenze, e produzione di materiali informativi per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi delle armi nucleari e sull’importanza del “no first use”.
  • Lobbying politico: Esercitazione di pressioni sui governi per promuovere l’adozione di politiche di “no first use” e la partecipazione a negoziati internazionali sul disarmo nucleare.
  • Collaborazione con altre organizzazioni: Collaborazione con altre organizzazioni della società civile, istituzioni accademiche e governi per promuovere una visione condivisa della sicurezza internazionale basata sul disarmo nucleare.

È importante sottolineare che questo è solo un elenco parziale e che il panorama delle organizzazioni che lavorano per il “no first use” è in continua evoluzione. Per avere un quadro più completo della situazione, ti consiglio di consultare i siti web di queste organizzazioni e di seguire le loro attività sui social media.

Inoltre, ti suggerisco di cercare organizzazioni attive nel tuo Paese o nella tua regione, poiché spesso esistono gruppi locali che lavorano su queste tematiche e possono offrire opportunità di coinvolgimento diretto.

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L’idea di introdurre una categoria di “Stati in conversione” (collaboratori/fiancheggiatori ma non pienamente aderenti) nel Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) è un tema molto interessante e dibattuto nel mondo del disarmo nucleare.

Ma analizziamo i potenziali svantaggi di questa proposta:

  • Debolezza del trattato: Potrebbe indebolire l’impatto del trattato, creando una sorta di “zona grigia” in cui alcuni Stati sarebbero parzialmente vincolati dalle sue disposizioni.
  • Rischio di ritardi: Potrebbe ritardare il raggiungimento dell’obiettivo finale del trattato, ovvero la proibizione totale delle armi nucleari.
  • Difficoltà di definizione: Potrebbe essere difficile definire in modo chiaro e oggettivo i criteri per l’inclusione nella categoria degli “Stati in conversione”, creando potenziali conflitti interpretativi.
  • Perdita di slancio: Potrebbe frenare l’entusiasmo e la mobilitazione degli attivisti che sostengono una proibizione immediata e incondizionata delle armi nucleari.

Considerazioni aggiuntive:

  • La posizione degli Stati parti: Gli Stati che hanno già ratificato il TPNW potrebbero opporsi a questa proposta, temendo che possa indebolire il trattato.
  • La posizione degli Stati dotati di armi nucleari: Gli Stati dotati di armi nucleari potrebbero essere riluttanti ad aderire al trattato anche con questa formula, preferendo mantenere le loro opzioni strategiche.
  • L’evoluzione della situazione internazionale: L’evoluzione della situazione geopolitica e le dinamiche di potere tra gli Stati potrebbero influenzare la fattibilità e l’opportunità di questa proposta.

In conclusione, l’introduzione di una categoria di “Stati in conversione” nel TPNW è una questione complessa che richiede un’attenta valutazione di tutti i pro e i contro. È fondamentale tenere conto delle diverse prospettive degli Stati coinvolti e delle implicazioni per la sicurezza internazionale.

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Le diverse posizioni degli Stati dotati di armi atomiche sul “no first use”

La questione del “no first use” (NFU), ovvero l’impegno a non utilizzare per primi le armi nucleari in nessun caso, è un tema cruciale nel dibattito internazionale sul disarmo nucleare. Le posizioni degli Stati dotati di tali armi sono diverse e complesse, influenzate da fattori geopolitici, storici e dottrinali.

Stati favorevoli o che hanno considerato il NFU

Alcuni Stati hanno espresso favore per il principio del NFU o lo hanno incluso in parte nelle loro dottrine nucleari:

  • Cina: La Cina ha a lungo sostenuto il principio del NFU e ha ripetutamente affermato che non userà per prima le armi nucleari. Tuttavia, la sua posizione è stata oggetto di discussioni, in particolare in relazione alla modernizzazione del suo arsenale nucleare.
  • India: L’India ha una politica nucleare di “no first use” contro gli Stati non dotati di armi nucleari, ma sottolinea il diritto di rispondere a un attacco nucleare.
  • Stati non allineati: Molti Stati non allineati hanno sostenuto il principio del NFU come parte di una più ampia campagna per il disarmo nucleare.

Stati contrari al NFU

Altri Stati, invece, si oppongono al principio del NFU o lo considerano una debolezza strategica:

  • Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia: Questi quattro Stati, che insieme detengono la maggior parte delle armi nucleari mondiali, non hanno adottato una politica formale di NFU. Argomentano che la deterrenza nucleare è necessaria per garantire la sicurezza nazionale e che l’impegno a non usare per primi le armi nucleari potrebbe indebolire questa deterrenza.
  • Pakistan: Il Pakistan, come l’India, ha una politica nucleare di “no first use” contro gli Stati non dotati di armi nucleari, ma anche essa enfatizza il diritto di rispondere a un attacco nucleare. Tuttavia, a differenza dell’India, il Pakistan ha espresso preoccupazioni riguardo alla stabilità strategica nella regione e ha sottolineato la necessità di mantenere una deterrenza credibile.

Fattori che influenzano le posizioni

Le posizioni degli Stati sul NFU sono influenzate da diversi fattori, tra cui:

  • Relazioni bilaterali: Le tensioni o le cooperazioni tra gli Stati possono influenzare la loro percezione della minaccia nucleare e la loro disponibilità a adottare misure di riduzione dei rischi.
  • Modernizzazione degli arsenali nucleari: La modernizzazione degli arsenali nucleari può rendere più difficile adottare una politica di NFU, in quanto potrebbe essere percepita come incoerente con una postura più aggressiva.
  • Pressione dell’opinione pubblica: L’opinione pubblica può esercitare una pressione significativa sui governi, spingendoli a adottare politiche più restrittive in materia di armi nucleari.
  • Norme internazionali: Le norme internazionali sul disarmo nucleare possono influenzare le posizioni degli Stati, incoraggiandoli a adottare comportamenti più responsabili.

Conclusioni

La questione del NFU è complessa e multisfaccettata. Mentre alcuni Stati hanno espresso un forte sostegno a questo principio, altri lo considerano una debolezza strategica. La divergenza di opinioni riflette le diverse realtà geopolitiche e le preoccupazioni di sicurezza nazionale di ciascun Paese.

Per approfondire:

Archivio Disarmo: Un’analisi dettagliata del dibattito sul “non primo uso” nucleare in Europa: https://www.archiviodisarmo.it/view/0I8vMXlZumjpAVPEUxKR8wwMJmWFUk13IklI-OwlbnA/dibattito-sul-non-primo-uso-nucleare-in-europamag83-.pdf

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Il consiglio NATO danza sull’orlo dell’abisso - Pace Terra Dignità

di Alfonso Navarra, disarmista esigente – 28 novembre 2024

  • Il Consiglio NATO – Ucraina si è riunito, il 26 novembre 2024, in seguito al lancio di un missile balistico russo verso Dnipro, un attacco considerato un tentativo di intimidire l’Ucraina e i suoi alleati. La discussione si è concentrata sulla situazione della sicurezza in Ucraina alla luce di questo nuovo sviluppo e dei continui assalti russi. Aiutare militarmente Kiev fino alla vittoria, è il refrain che non cambia!
  • Subito dopo, il 27 novembre, il nuovo segretario generale della NATO, Mark Rutte, in visita in Grecia, evidentemente non contento delle risultanze della riunione appena finita, ha pensato bene di esortare a “spingersi oltre” nel sostegno allo sforzo bellico ucraino. Si veda più avanti il dispaccio in merito pubblicato da RAI NEWS.
  • Viene da chiedersi: “oltre” in che senso?
  • L’escalation in corso evidentemente non calma l’ottusa determinazione delle potenze in conflitto, che continuano a premere l’acceleratore delle minacce e delle ritorsioni. Non solo citano la guerra atomica come una opzione praticabile, ma lanciano missili, accumulano e scatenano truppe, continuano ad ammazzare, prospettano l’invio di soldati sul terreno ed in ogni caso, per sì e per no, a garanzia di presunta sicurezza, aumentano i bilanci militari.
  • Non importano le centinaia di migliaia di morti, dall’una e dall’altra parte, militari e civili. Non importano i profughi. Non importa il territorio devastato e il rischio di una Chernobyl bis. Non importa la fame che si diffonde nel mondo interrompendo le esportazioni di grano; e neanche la crisi economica che si diffonde ovunque.
  • Si parla e si spara, nella illusione che fare la voce grossa possa servire a spaventare l’avversario: non consapevoli che le cose possono sfuggire di mano perché la guerra nucleare può scoppiare persino per errore: si veda il caso Petrov del 1983 per il quale l’ONU ha istituito il 26 settembre come sua giornata ufficiale contro le armi nucleari.
  • Questo correre l’uno contro l’altro, senza freni, si chiama, tecnicamente, danzare sull’orlo dell’abisso. E “oltre” c’è solo, prima o poi, la caduta nel precipizio.

 

  • Ma torniamo, dopo queste considerazioni tristi e sconsolate, alla cronaca spicciola.
  • Sabato Angieri su “il Manifesto” del 27 novembre, ha definito la riunione NATO-Ucraina “sottotraccia” perché “sul sito della NATO si legge solo uno scialbo comunicato di tre paragrafi”, con “la conclusione finale di rito”, quella che “ribadisce il sostegno all’Ucraina contro l’aggressione russa”.
  • Scrive Angieri: “L’attacco di giovedì scorso con il nuovo missile russo Oreschnik è visto come un tentativo di intimidire coloro che sostengono l’Ucraina nel conflitto in corso. (Il problema è quindi ribadire) che il dispiegamento di questa capacità non cambierà il corso del conflitto”.
  • E ricorda: “Nei giorni precedenti Vladimir Putin aveva cambiato la dottrina nucleare del suo esercito, autorizzando attacchi con armi nucleari anche a Paesi sprovvisti di tali testate ma sostenuti da altre potenze che le detengono. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva avvertito che Mosca si sentirà legittimata a colpire le strutture militari dei Paesi che permettono all’Ucraina di usare le armi contro la Russia”.
  • È probabile che si sia discusso dell’ulteriore fornitura di aiuti militari all’Ucraina, inclusi sistemi di difesa aerea per contrastare minacce come i missili balistici. Angieri riferisce una informazione da parte di un anonimo funzionario dell’Alleanza: “L’Ucraina ha identificato i sistemi di difesa aerea di cui ha bisogno» e li presenterà prima della prossima riunio ne dei ministri degli Esteri della Nato a Bruxelles (3 o 4 di cembre)”.
  • Angieri osserva:” Tutto ciò appare quasi assurdo se si considera che fino a due settimane fa si trattava il conflitto in Ucraina come se fosse quasi una questione già archiviata in attesa dell’insediamento di Donald Trump”.

Perché sul summit non ci sono dettagli specifici? Proviamo ad avanzare delle risposte

  • Spesso le discussioni all’interno di organismi come la NATO sono riservate. I comunicati ufficiali e i dettagli delle decisioni possono richiedere del tempo per essere resi pubblici. La situazione in Ucraina è in continua evoluzione, e le decisioni prese potrebbero essere soggette a rivalutazioni o aggiornamenti. Spesso non si ha il coraggio di dire chiaramente che si è confusi e divisi sul da farsi.
  • In conclusione, mentre non abbiamo ancora un quadro completo delle decisioni specifiche del Consiglio NATO-Ucraina del 26 novembre 2024, è chiaro che la riunione ha rappresentato un momento per ribadire il sostegno all’Ucraina, anticipando eventuali “colpi di testa” di Trump; e discutere le strategie per affrontare quelle che sono denunciate come crescenti minacce russe.

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Aggiornamenti RAI News sulla guerra in Ucraina, giorno 2008: l’ONU è preoccupata sull’escalation della guerra
“Miroslav Jenca, sottosegretario generale per l’Europa al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha espresso preoccupazione per una “nuova escalation” della guerra in Ucraina, invitando le parti ad astenersi da azioni e retorica che potrebbero intensificare ulteriormente il conflitto che dura da quasi tre anni. “Negli ultimi giorni abbiamo visto segnali allarmanti di un’ulteriore escalation di questa guerra già esplosiva”, ha dichiarato. In particolare, ha citato l’uso da parte della Russia di un nuovo missile balistico a raggio intermedio (fino a 5.500 km) che ha raggiunto la città ucraina di Dnipro. La Russia ha giustificato l’uso di questo nuovo missile come “risposta” ai recenti attacchi ucraini sul suo territorio con missili americani e britannici. Martedì ha promesso una nuova “risposta” a due nuovi attacchi ucraini con missili americani ATACMS. “Le Nazioni Unite non hanno ulteriori dettagli su questi eventi, incluso il tipo di armi utilizzate. Ma l’uso di missili balistici e le minacce sono un pericoloso sviluppo verso l’escalation”, ha commentato Jenca. “Invitiamo tutte le parti a compiere passi immediati verso la de-escalation e ad astenersi da qualsiasi azione o retorica che possa intensificare ulteriormente questa guerra” e ‘mettere in serio pericolo la pace e la sicurezza regionale e internazionale’, ha aggiunto, ribadendo che l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 è stata una flagrante violazione del diritto internazionale”.
A conferma che si sta vivendo un momento drammatico, sempre nella stessa pagina di RAI NEWS troviamo un monito della Russia: sarebbe “folle” per l’Occidente dare all’Ucraina armi nucleari.
“Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo ha dichiarato mercoledì che l’idea ventilata in alcuni ambienti secondo cui l’Occidente dovrebbe fornire all’Ucraina armi nucleari è “folle” e che impedire un simile scenario è uno dei motivi per cui Mosca è entrata in Ucraina. Maria Zakharova, portavoce del Ministero, ha dichiarato che è nell’interesse dei governi responsabili garantire che tale scenario, definito “suicida”, non si verifichi. Ha detto che quelle che ha definito “azioni irresponsabili” da parte dell’Ucraina e dei suoi sostenitori occidentali potrebbero portare il mondo “sull’orlo della catastrofe”. Zakharova ha poi confermato la disponibilità russa a tenere aperto con l’Ucraina il canale negoziale sullo scambio di prigionieri. Ha infine affermato che “se gli Stati Uniti posizionassero missili in Giappone, ciò rappresenterebbe una minaccia per la Russia e Mosca dovrebbe adottare misure di ritorsione”.
Altra notizia interessante: la Camera alta del Parlamento russo approva l’aumento del 30% delle spese militari nel 2025
“La Camera alta del Parlamento russo ha approvato mercoledì il disegno di legge sul bilancio 2025-2027, che prevede un’impennata del 30% delle spese militari l’anno prossimo, nel bel mezzo di un’escalation tra Mosca e l’Occidente sull’Ucraina. Il testo, già approvato a larghissima maggioranza dai deputati della Duma, dovrà ora essere promulgato dal Presidente Vladimir Putin, un passo che non lascia spazio a dubbi. Il bilancio per il 2025 prevede che la spesa per la difesa raggiunga quasi 13.500 miliardi di rubli (circa 119 miliardi di euro al cambio attuale), ovvero più del 6% del PIL russo. In totale, il prossimo anno almeno il 40% del bilancio federale 2025 sarà destinato alla difesa e alla sicurezza nazionale. Il bilancio militare nazionale era già esploso di quasi il 70% in un anno nel 2024, rappresentando quest’anno, con gli investimenti per la sicurezza, l’8,7% del PIL secondo Vladimir Putin, una prima in Russia dalla caduta dell’URSS più di 30 anni fa”.
Ed abbiamo il segretario generale della NATO, Mark Rutte, che la spara grossa: “L’Alleanza deve spingersi oltre nel sostegno all’Ucraina”
“Il nuovo segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha detto martedì che l’alleanza “deve spingersi oltre” per sostenere l’Ucraina nella sua lotta contro l’invasione russa e ha accusato Mosca di aver pericolosamente inasprito il conflitto facendo entrare migliaia di truppe nordcoreane. “Nel perseguire la sua guerra illegale in Ucraina, la Russia si avvale di armi e truppe nordcoreane, droni iraniani e beni cinesi a doppio uso per la sua industria della difesa”, ha dichiarato Rutte in visita in Grecia.
I membri europei della NATO discutono da mesi di piani per incrementare gli investimenti nel settore della difesa a causa della guerra in corso in Ucraina e dell’incertezza che circonda la prossima amministrazione statunitense dopo la vittoria elettorale del presidente eletto Donald Trump. 
La visita di Rutte ad Atene segue gli incontri con Trump in Florida e con i leader turchi ad Ankara lunedì. Rutte ha anche avuto colloqui con il Ministro degli Affari Esteri greco George Gerapetritis e con il Ministro della Difesa Nikos Dendias. Diverse migliaia di manifestanti hanno sfilato nel centro di Atene contro la visita del capo della NATO. La manifestazione più grande è stata organizzata da un sindacato sostenuto dai comunisti, durante la quale i manifestanti hanno cantato: “Dateci soldi per la salute e l’istruzione, non per gli assassini della NATO”.
I comunicati di RAI NEWS del 27 novembre sono rinvenibili al seguente link:
https://www.rainews.it/maratona/2024/11/kiev-attacca-kursk-con-gli-atacms-mosca-reagiremo-il-g7-no-alle-minacce-nucleari-russe-547159a6-11fb-41eb-be3e-1765f0f65690.html
____________________________________________________________
Per trovare ulteriori informazioni il consiglio è consultare le seguenti fonti:
  • Siti web ufficiali della NATO e dei governi coinvolti: Spesso pubblicano comunicati stampa e rapporti sulle riunioni.
  • Agenzie di stampa internazionali: Agenzie come Reuters, Associated Press e altre forniscono copertura in tempo reale degli eventi internazionali. Anche l’ANSA ha una certa autorevolezza.
  • Media specializzati in politica internazionale: Pubblicazioni come Foreign Policy, The Economist e altre offrono analisi approfondite degli sviluppi geopolitici.
Si tratta di cercare:
  • Comunicati stampa ufficiali: Cerca comunicati stampa della NATO, del governo ucraino e dei governi degli Stati membri.
  • Dichiarazioni dei leader politici: Cerca dichiarazioni di leader come il Segretario Generale della NATO, il Presidente ucraino e i leader dei paesi membri.
  • Analisi di esperti: è utile leggere le analisi di esperti di politica internazionale per comprendere le implicazioni delle decisioni prese.

Third Meeting of States Parties to the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons (TPNW)

New York, 3–7 March 2025

Information for participation by non-governmental organizations (NGO)

The present document contains preliminary information for non-governmental
organization participants in the third Meeting of States Parties to the Treaty on the
Prohibition of Nuclear Weapons. Any necessary additional information will be
provided closer to the date of the session. Documentation and other information will be posted, as it becomes available, on the website of the Meeting of States Parties

(https://meetings.unoda.org/-msp/treaty-on-the-prohibition-of-nuclear-weapons-third-meeting-of-states-parties-2025).

I. Dates and venue
1. The third Meeting of States Parties to the Treaty on the Prohibition of Nuclear
Weapons will be held at United Nations Headquarters in New York from 3 to 7 March 2025.
2. The Meeting will open at 10 a.m. on Monday, 3 March, in the Trusteeship
Council Chamber at United Nations Headquarters.

II. Modalities of participation of non-governmental organizations
3. Rule 1, paragraphs 2 to 4, of the rules of procedure of the Meeting of States
Parties to the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons (TPNW/MSP/2022/3)
reads as follows:
2. The United Nations, its specialized agencies and related organizations, the
International Committee of the Red Cross, the International Federation of Red
Cross and Red Crescent Societies, representatives selected by the States parties
of treaties establishing nuclear-weapon-free zones and the International
Campaign to Abolish Nuclear Weapons may attend the Meeting of States Parties
as observers without the right to vote.
3. Other relevant international organizations or institutions, regional
organizations and relevant non-governmental organizations whose purpose and
activities are consistent with the object and purpose of the Treaty may attend
the Meeting of States Parties as observers. Such organizations or institutions
shall inform the President of the Meeting of their interest to participate in the
Meeting no later than 30 days prior to the beginning of the Meeting or 15 days
prior to the beginning of an extraordinary Meeting. Said interest shall be
accompanied by information on the organization’s purpose, programmes and
activities in areas relevant to the scope of the Meeting.
4. Any of the organizations or institutions referred to in rule 1, paragraph 3,
that are in consultative status with the Economic and Social Council in
accordance with the provisions of Council resolution 1996/31 of 25 July 1996
may attend the meetings as observers. For any organizations that do not have
consultative status with the Council, the President of the Meeting will circulate
to all States parties a list of new applications received from relevant
organizations or institutions referred to in rule 1, paragraph 3, that have
expressed an interest in participating in the Meeting pursuant to rule 45, taking
into consideration criteria such as whether the purpose, programmes and
activities of the organizations or institutions are consistent with the objec t and
purpose of the Treaty, no less than 10 days before the Meeting on a
non-objection basis. The participation of these organizations or institutions is
ultimately subject to the final approval of the Meeting.
4. The information below applies only to those organizations referred to rule 1,
paragraph 3, and not to the International Campaign to Abolish Nuclear Weapons.
5. Rule 53, paragraph 2, of the rules of procedure concerns the rights of observers
and reads as follows:
2. The observers that are not signatory States or organizations and entities
referred to in rule 1, paragraph 2:
(a) May make oral statements in accordance with rule 20;

(b) May submit written statements and documents, which shall be
distributed electronically by the secretariat to all delegations in the quantities
and in the language in which the statements are made available to it, provided
that a statement submitted is related to the work of the Meeting of States Parties.
Written statements and documents shall not be made available at the expense of
the Meeting and shall not be issued as official documents;
(c) May receive official documents;
(d) May not participate in decision-making;
(e) May not make, or be among the speakers called on to speak in favour
of or against, any procedural motion or request, raise points of order or appeal
against a ruling of the President.

III. Practical arrangements for accreditation, registration and issuance of grounds passes Accreditation
6. All requests for accreditation by organizations must be submitted to the
secretariat no later than 20 December 2024, using the online form available at
https://bit.ly/TPNW25. Non-governmental organizations (NGOs) must also send to
the secretariat (tpnw@un.org) a written accreditation request on the official letterhead of the organization listing the representatives who will attend, including their full names and titles. Additional representatives may be included in a revised
accreditation request letter, which should be submitted by 24 February 2025. To
facilitate communications concerning accreditation and registration, the letter must
include the personal email address and direct telephone number of a point of contact in the organization.
7. Interested NGOs whose purpose and activities are consistent with the object and
purpose of the Treaty that are not in consultative status with the Economic and Social Council in accordance with the provisions of Council resolution 1996/31 must
provide additional information on the organization’s purpose, programmes and
activities, and their consistency with the object and purpose of the Treaty.
8. Those NGOs that have requested accreditation as stated above will be informed
by the secretariat by email by 4 January 2025 of the outcome of their request. NGOs
with consultative status will be accredited to the Meeting. The accreditation of all
other NGOs will be decided upon by the Meeting though its intersessional decision -
making process. It should be borne in mind that individuals requesting accreditation, as well as those planning to attend side events, must be at least 18 years of age. For questions relating to accreditation, please contact the secretariat (tpnw@un.org).
Registration and issuance of grounds passes
9. Incomplete registrations and registrations received after the deadline will not be
processed.
10. Online registration will be available from 4 January to 24 February 2025 for
representatives of NGOs whose accreditation has been approved.
11. Attendees without a valid grounds pass for United Nations Headquarters must
complete the registration form on the online Indico system at

https://indico.un.org/event/1013655/registrations

and follow the process described therein.

Once a participant is registered in the system, the profile will remain valid and will only have to be updated if needed. Online registrations must include: (a) the accreditation request letter, including the name of the participant; and (b) the email address of the participant. If the requested documents are not attached, the system will reject the application.
12. Once their registrations have been approved in Indico, representatives of NGOs
will receive a confirmation email. Grounds passes valid for the duration of the
Meeting of States Parties will be available for collection at a time and location to be
announced in due course.
13. Representatives of NGOs will need to have their passport and a printed copy of
the confirmation email with them to collect a grounds pass. For questions related to
registration and the issuance of grounds passes, please contact the secretariat
(tpnw@un.org).

IV. General exchange of views
14. Representatives of NGOs interested in delivering a statement during the general
exchange of views are invited to contact the NGO point of contact, Annette Willi,
who will coordinate the list of NGO speakers. Ms. Willi’s contact details are provided
in section X.
15. NGO representatives are kindly requested to submit electronic versions of their
statements in PDF format to estatements@un.org and to tpnw@un.org no later than two hours in advance of delivery. The name of the NGO and the title of the meeting should be indicated in the subject line of the email and in the heading of the statement.
The statements will be uploaded to the digital Journal of the United Nations and to
the website of the Meeting after delivery.

V. Facilities
16. In order to facilitate the participation of NGOs in the Meeting, a conference
room will be made available for use by all accredited NGOs for their meetings,
briefings and side events and for the distribution of official conference documents to their representatives. The NGO point of contact, Annette Willi, will be responsible
for the allocation of time and availability of the room for NGO briefings and
meetings. Ms. Willi’s contact details are provided in section X.
17. NGOs are solely responsible for delivering, storing, distributing and removing
their materials (including documents), as well as for all related costs. The secretariat
does not receive or store any materials on behalf of NGOs. NGOs are advised to
ensure that boxes or other containers can easily be opened for security inspection, if requested. The secretariat will authorize the removal of materials judged to be
inappropriate.

VI. Documentation

18. No hard copies of documents will be available during the Meeting of States
Parties. All documents and statements will be available on the website of the Meeting.
19. NGOs may submit material in writing, which will be circulated in its original
language. NGOs are kindly requested to limit such submissions to five single -spaced pages (2,675 words) and to utilize the template for NGO working papers availablefrom the NGO point of contact. Submissions should be emailed to tpnw-
msp@icanw.org.

20. NGOs may be allowed to display documents and other information materials on
a designated table. One copy of each document should be provided to the Meeting
secretariat through the NGO point of contact, prior to public display.

VII. Side events and exhibitions

21. There is limited space available for side events during the Meeting of States
Parties. Side events that can be accommodated within the room allocated to NGOs
will also be coordinated by the NGO point of contact.
22. Any request for side events must specify the list of all necessary technical
equipment and services. The provision of certain technical equipment and services
will incur costs to be borne by the requesting NGO. NGOs must ensure that lecturers, presenters, speakers or any other invitees to their side events have valid grounds passes or otherwise register them as members of their own delegations to the Meeting of States Parties. The information should be transmitted to the secretariat by the NGO point of contact by 13 January 2025.
23. Limited space is available for exhibits. All exhibits at United Nations facilities
require sponsorship by a Member State willing to assume responsibility for their
placement and content as well as the submission of associated costs. Please submit
sponsorship requests directly to the point of contact in the relevant permanent
mission. Member States should contact the secretariat (tpnw@un.org) as soon as
possible and by no later than 13 January 2025.

VIII. Taking action on harassment, including sexual harassment

24. The organizations of the United Nations system are committed to enabling
events at which everyone can participate in an inclusive, respectful and safe
environment. All conferences and events taking place on United Nations system
premises are guided by the highest ethical and professional standards, and all
participants are expected to behave with integrity and respect towards all participants attending or involved with any United Nations system event. To that end, the Code of Conduct to Prevent Harassment, Including Sexual Harassment, at United Nations System Events will apply to all persons involved in the Meeting of States Parties. The text of the Code of Conduct and further information thereon are available online (www.un.org/en/content/codeofconduct).
25. If you feel you have been a victim of, or a witness to, harassment, including
sexual harassment, at United Nations Headquarters during the Meeting of States
Parties, you are encouraged to contact the United Nations Secretariat. The “Speak up” helpline and email address (+1 917 367 8910 and speakup@un.org) are available to provide confidential support about what to do and where to go for help.

IX. Letters of invitation and visas
26. The United Nations is not in a position to provide letters of invitation or letters
to consulates requesting that NGO representatives be provided visas for travelling to the United States of America in order to attend the Meeting of States Parties. It is the full responsibility of NGO representatives to make arrangements for visas, travel and related costs. It is advisable that NGO representatives make visa and travel arrangements at their earliest possible convenience.

X. Point of contact
27. The secretariat has been informed that the designated NGO point of contact in
connection with participation by NGOs in the Meeting of States Parties is as follows:
Annette Willi - Civil Society Coordinator
International Campaign to Abolish Nuclear Weapons
Email: tpnw-msp@icanw.org
Telephone: +41 22 788 20 63
Checklist for representatives of non-governmental organizations Deadline
Request for hosting of side events or exhibits - 13 January 2025
Requests for accreditation sent to the secretariat - 20 December 2024
Notification by email from the secretariat to representatives
informing them of the status of their request - 4 January 2025
Request for additional representative registration  - 24 February 2025


traduzione in lingua italiana (con l'aiuto di Google Translator)

Terzo Meeting degli Stati Parti del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari  (TPAN)

New York, 3–7 Marzo 2025

Informazioni per la partecipazione delle ONG

Il presente documento contiene informazioni preliminari per le organizzazioni non governative partecipanti alla terza riunione degli Stati Parte del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari. Qualsiasi informazione aggiuntiva necessaria verrà fornita in prossimità della data della sessione. La documentazione e altre informazioni verranno pubblicate, non appena disponibili, sul sito web della riunione degli Stati Parte

(https://meetings.unoda.org/-msp/treaty-on-the-prohibition-of-nuclear-weapons-third-meeting-of-states-parties-2025).

I. Date e luogo
1. La terza riunione degli Stati Parte del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari si terrà presso la sede delle Nazioni Unite a New York dal 3 al 7 marzo 2025.
2. La riunione si aprirà alle 10:00 di lunedì 3 marzo, nella Camera del Consiglio di amministrazione fiduciaria presso la sede delle Nazioni Unite.

II. Modalità di partecipazione delle organizzazioni non governative
3. La regola 1, paragrafi da 2 a 4, del regolamento interno della Riunione degli Stati
Parti del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW/MSP/2022/3)
recita quanto segue:
2. Le Nazioni Unite, le sue agenzie specializzate e le organizzazioni correlate, il
Comitato internazionale della Croce Rossa, la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, i rappresentanti selezionati dagli Stati
Parti dei trattati che istituiscono zone libere da armi nucleari e la Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari possono partecipare alla Riunione degli Stati Parti in qualità di osservatori senza diritto di voto.
3. Altre organizzazioni o istituzioni internazionali pertinenti, organizzazioni regionali e organizzazioni non governative pertinenti il ​​cui scopo e le cui attività sono coerenti con l'oggetto e lo scopo del Trattato possono partecipare alla Riunione degli Stati Parti in qualità di osservatori. Tali organizzazioni o istituzioni
devono informare il Presidente della Riunione del loro interesse a partecipare alla
Riunione entro e non oltre 30 giorni prima dell'inizio della Riunione o 15 giorni
prima dell'inizio di una Riunione straordinaria. Tale interesse deve essere
accompagnato da informazioni sullo scopo, sui programmi e sulle attività dell'organizzazione in settori pertinenti all'ambito della Riunione.
4. Qualsiasi organizzazione o istituzione di cui alla regola 1, paragrafo 3,
che abbia uno status consultivo con il Consiglio economico e sociale in
conformità alle disposizioni della risoluzione del Consiglio 1996/31 del 25 luglio 1996, può partecipare alle riunioni in qualità di osservatore. Per tutte le organizzazioni che non hanno status consultivo con il Consiglio, il Presidente della Riunione farà circolare a tutti gli Stati parti un elenco di nuove domande ricevute da organizzazioni o istituzioni pertinenti di cui alla regola 1, paragrafo 3, che hanno
espresso interesse a partecipare alla Riunione ai sensi della regola 45, prendendo
in considerazione criteri quali se lo scopo, i programmi e le attività delle organizzazioni o istituzioni sono coerenti con l'oggetto e lo scopo del Trattato, non meno di 10 giorni prima della Riunione su base di non obiezione. La partecipazione di queste organizzazioni o istituzioni è in ultima analisi soggetta all'approvazione finale della Riunione.
4. Le informazioni di seguito si applicano solo alle organizzazioni di cui alla regola 1,
paragrafo 3, e non alla Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari. 5. La regola 53, paragrafo 2, del regolamento interno riguarda i diritti degli osservatori e recita come segue:
2. Gli osservatori che non sono Stati firmatari o organizzazioni ed entità
di cui alla regola 1, paragrafo 2:
(a) Possono fare dichiarazioni orali conformemente alla regola 20;

(b) Possono presentare dichiarazioni e documenti scritti, che saranno
distribuiti elettronicamente dal segretariato a tutte le delegazioni nelle quantità
e nella lingua in cui le dichiarazioni sono messe a sua disposizione, a condizione
che una dichiarazione presentata sia correlata ai lavori della Riunione degli Stati Parte.
Le dichiarazioni e i documenti scritti non saranno resi disponibili a spese della
Riunione e non saranno emessi come documenti ufficiali;
(c) Possono ricevere documenti ufficiali;
(d) Non possono partecipare al processo decisionale;
(e) Non possono fare, o essere tra gli oratori chiamati a parlare a favore
o contro, alcuna mozione o richiesta procedurale, sollevare questioni di ordine o presentare ricorso contro una decisione del Presidente.

III. Disposizioni pratiche per l'accreditamento, la registrazione e il rilascio dei pass per i campi Accreditamento

6. Tutte le richieste di accreditamento da parte delle organizzazioni devono essere inviate alla segreteria entro e non oltre il 20 dicembre 2024, utilizzando il modulo online disponibile su https://bit.ly/TPNW25.

Le organizzazioni non governative (ONG) devono inoltre inviare alla
segreteria (tpnw@un.org) una richiesta di accreditamento scritta su carta intestata ufficiale dell'organizzazione, elencando i rappresentanti che parteciperanno, inclusi i loro nomi completi e titoli. Ulteriori rappresentanti possono essere inclusi in una lettera di richiesta di accreditamento rivista, che deve essere inviata entro il 24 febbraio 2025. Per agevolare le comunicazioni relative all'accreditamento e alla registrazione, la lettera deve includere l'indirizzo e-mail personale e il numero di telefono diretto di un punto di contatto nell'organizzazione.

7. Le ONG interessate il cui scopo e le cui attività sono coerenti con l'oggetto e lo scopo del Trattato che non sono in stato consultivo con il Consiglio economico e sociale in conformità con le disposizioni della risoluzione del Consiglio 1996/31 devono fornire informazioni aggiuntive sullo scopo, sui programmi e sulle attività dell'organizzazione e sulla loro coerenza con l'oggetto e lo scopo del Trattato.
8. Le ONG che hanno richiesto l'accreditamento come sopra indicato saranno informate dalla segreteria via e-mail entro il 4 gennaio 2025 dell'esito della loro richiesta. Le ONG con stato consultivo saranno accreditate alla riunione. L'accreditamento di tutte le altre ONG sarà deciso dalla riunione tramite il suo processo decisionale intersessionale. Si tenga presente che le persone che richiedono l'accreditamento, così come coloro che intendono partecipare a eventi collaterali, devono avere almeno 18 anni. Per domande relative all'accreditamento, contattare la segreteria (tpnw@un.org). Registrazione e rilascio dei pass per l'accesso
9. Le registrazioni incomplete e quelle ricevute dopo la scadenza non saranno
elaborate.
10. La registrazione online sarà disponibile dal 4 gennaio al 24 febbraio 2025 per
i rappresentanti delle ONG il cui accreditamento è stato approvato.
11. I partecipanti senza un pass valido per l'accesso alla sede centrale delle Nazioni Unite devono compilare il modulo di registrazione sul sistema Indico online all'indirizzo

https://indico.un.org/event/1013655/registrations

e seguire la procedura ivi descritta.

Una volta che un partecipante è registrato nel sistema, il profilo rimarrà valido e dovrà essere aggiornato solo se necessario. Le registrazioni online devono includere: (a) la lettera di richiesta di accreditamento, incluso il nome del partecipante; e (b) l'indirizzo e-mail del partecipante. Se i documenti richiesti non sono allegati, il sistema rifiuterà la domanda.
12. Una volta che le loro registrazioni sono state approvate in Indico, i rappresentanti delle ONG riceveranno un'e-mail di conferma. I pass validi per la durata della Riunione degli Stati Parte saranno disponibili per il ritiro in un orario e in un luogo che saranno annunciati a tempo debito.
13. I rappresentanti delle ONG dovranno avere con sé il passaporto e una copia stampata dell'e-mail di conferma per ritirare un pass. Per domande relative alla
registrazione e all'emissione dei pass, contattare la segreteria
(tpnw@un.org).

IV. Scambio di opinioni generale
14. I rappresentanti delle ONG interessati a rilasciare una dichiarazione durante lo scambio di opinioni generale sono invitati a contattare il punto di contatto della ONG, Annette Willi, che coordinerà l'elenco degli oratori delle ONG. I dettagli di contatto della Sig.ra Willi sono forniti nella sezione X.
15. I rappresentanti delle ONG sono pregati di inviare le versioni elettroniche delle loro dichiarazioni in formato PDF a estatements@un.org e a tpnw@un.org entro e non oltre due ore dalla consegna. Il nome della ONG e il titolo della riunione devono essere indicati nell'oggetto dell'e-mail e nell'intestazione della dichiarazione.
Le dichiarazioni saranno caricate sul Journal digitale delle Nazioni Unite e sul
sito web della riunione dopo la consegna.

V. Strutture
16. Per facilitare la partecipazione delle ONG alla riunione, una sala conferenze
sarà messa a disposizione di tutte le ONG accreditate per le loro riunioni,
briefing ed eventi collaterali e per la distribuzione dei documenti ufficiali della conferenza ai loro rappresentanti. Il punto di contatto della ONG, Annette Willi, sarà responsabile dell'assegnazione del tempo e della disponibilità della sala per i briefing e le riunioni delle ONG. I dettagli di contatto della Sig. ra Willi sono forniti nella sezione X.
17. Le ONG sono le uniche responsabili della consegna, dello stoccaggio, della distribuzione e della rimozione dei loro materiali (inclusi i documenti), nonché di tutti i costi correlati. La segreteria non riceve né immagazzina alcun materiale per conto delle ONG. Si consiglia alle ONG di assicurarsi che scatole o altri contenitori possano essere facilmente aperti per l'ispezione di sicurezza, se richiesto. La segreteria autorizzerà la rimozione dei materiali giudicati inappropriati.

VI. Documentazione

18. Non saranno disponibili copie cartacee dei documenti durante la Riunione degli Stati Parti. Tutti i documenti e le dichiarazioni saranno disponibili sul sito web della Riunione.
19. Le ONG possono inviare materiale per iscritto, che verrà distribuito nella sua lingua originale. Le ONG sono gentilmente invitate a limitare tali invii a cinque pagine a spaziatura singola (2.675 parole) e a utilizzare il modello per i documenti di lavoro delle ONG disponibile presso il punto di contatto delle ONG. Gli invii devono essere inviati via e-mail a tpnw-msp@icanw.org.

20. Alle ONG può essere consentito di esporre documenti e altro materiale informativo su un tavolo designato. Una copia di ciascun documento deve essere fornita alla segreteria della Riunione tramite il punto di contatto della ONG, prima dell'esposizione al pubblico.

VII. Eventi collaterali e mostre

21. C'è uno spazio limitato disponibile per gli eventi collaterali durante la Riunione degli Stati Parti. Gli eventi collaterali che possono essere ospitati nella sala assegnata alle ONG saranno coordinati anche dal punto di contatto della ONG.
22. Ogni richiesta di eventi collaterali deve specificare l'elenco di tutte le attrezzature e i servizi tecnici necessari. La fornitura di determinate attrezzature e servizi tecnici comporterà costi a carico della ONG richiedente. Le ONG devono garantire che i relatori, i presentatori, gli oratori o qualsiasi altro invitato ai loro eventi collaterali abbiano validi pass di accesso o altrimenti registrarli come membri delle proprie delegazioni alla Riunione degli Stati Parte. Le informazioni devono essere trasmesse alla segreteria dal punto di contatto della ONG entro il 13 gennaio 2025.
23. Lo spazio disponibile per le mostre è limitato. Tutte le mostre presso le strutture delle Nazioni Unite richiedono la sponsorizzazione da parte di uno Stato membro disposto ad assumersi la responsabilità del loro collocamento e contenuto nonché la presentazione dei costi associati. Si prega di inviare le richieste di sponsorizzazione direttamente al punto di contatto nella missione permanente pertinente. Gli Stati membri devono contattare il segretariato (tpnw@un.org) il prima possibile e non oltre il 13 gennaio 2025.

VIII. Adottare misure contro le molestie, comprese le molestie sessuali

24. Le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite si impegnano a consentire
eventi a cui tutti possano partecipare in un ambiente inclusivo, rispettoso e sicuro. Tutte le conferenze e gli eventi che si svolgono nei locali del sistema delle Nazioni Unite sono guidati dai più elevati standard etici e professionali e tutti i
partecipanti sono tenuti a comportarsi con integrità e rispetto nei confronti di tutti i partecipanti che partecipano o sono coinvolti in qualsiasi evento del sistema delle Nazioni Unite. A tal fine, il Codice di condotta per prevenire le molestie, comprese le molestie sessuali, agli eventi del sistema delle Nazioni Unite si applicherà a tutte le persone coinvolte nella riunione degli Stati parti. Il testo del Codice di condotta e ulteriori informazioni al riguardo sono disponibili online (www.un.org/en/content/codeofconduct).

25. Se ritieni di essere stato vittima o testimone di molestie, tra cui molestie sessuali, presso la sede delle Nazioni Unite durante la riunione degli Stati
Parti, ti invitiamo a contattare il Segretariato delle Nazioni Unite. La linea di assistenza e l'indirizzo e-mail "Speak up" (+1 917 367 8910 e speakup@un.org) sono disponibili per fornire supporto riservato su cosa fare e dove andare per chiedere aiuto.

IX. Lettere di invito e visti

26. Le Nazioni Unite non sono in grado di fornire lettere di invito o lettere
ai consolati che richiedano che i rappresentanti delle ONG ricevano visti per recarsi negli Stati Uniti d'America al fine di partecipare alla riunione degli Stati
Parti. È piena responsabilità dei rappresentanti delle ONG prendere accordi per visti, viaggi e costi correlati. È consigliabile che i rappresentanti delle ONG prendano accordi per visti e viaggi il prima possibile.

X. Punto di contatto

27. Il segretariato è stato informato che il punto di contatto designato per le ONG in relazione alla partecipazione delle ONG alla Riunione degli Stati Parte è il seguente:
Annette Willi - Coordinatrice della società civile
Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari
E-mail: tpnw-msp@icanw.org
Telefono: +41 22 788 20 63

Checklist per i rappresentanti delle organizzazioni non governative Scadenza
Richiesta di ospitare eventi collaterali o mostre - 13 gennaio 2025
Richieste di accreditamento inviate al segretariato - 20 dicembre 2024
Notifica tramite e-mail dal segretariato ai rappresentanti
per informarli dello stato della loro richiesta - 4 gennaio 2025
Richiesta di registrazione aggiuntiva dei rappresentanti - 24 febbraio 2025

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Oggetto: partecipazione al 3MSP del Trattato di proibizione delle armi nucleari

c.a. Gentile coordinatrice della società civile  -  Annette WILLI

Siamo i Disarmisti esigenti, tra i membri ICAN in Italia.

Stiamo organizzando la delegazione che parteciperà all’incontro ICAN dell’1 e 2 marzo 2025 e al 3MSP dal 3 al 7 marzo.

Attualmente la delegazione di persone da accreditare è così composta:

Alfonso Navarra – coordinatore               alfiononuke@gmail.com                         cell. +39 340 073 68 71

Greta Triassi – punto di contatto -           gretatriassi@gmail.com                          cell. + 39  327 786 89 43

Ennio Cabiddu – collettore pass              ecci2@tiscali.it                                           cell. + 39 366 653 53 84

Paola Paesano - Costituente Terra         paola.paesano@cultura.gov.it             cell. + 39 348 763 59 66

Giovanna Cifoletti – femminista contro la guerra     cifolet@gmail.com             cell. + 39 351 970 10 01

Teresa Lapis – WILPF Italia                                                lapisteresa@gmail.com    cell. +39

Antonella Nappi – femminista contro la guerra  antonella.nappi@unimi.it       tel.  +39 (02) 58105815

Pensiamo di ampliare questa delegazione e quindi ci prenotiamo per i nomi da aggiungere entro la scadenza del 24 febbraio 2025.

Siamo interessati a fare interventi orali nel corso del meeting e stiamo preparando un aggiornamento del working paper già presentato al 2MSP.

Stiamo anche valutando un side event sulla possibile sinergia tra proibizione delle armi nucleari e non primo uso delle stesse quale percorso di affiancamento verso un mondo disarmato.

Per concretizzare la nostra disponibilità a partecipare e il nostro impegno invitiamo a telefonare al punto di contatto Greta Triassi, che riceverà anche un accredito stampa dalla testata Frigidaire.

Cordiali saluti,

Alfonso Navarra – coordinatore dei disarmisti esigenti – www.disarmistiesigenti.org

Email alfiononuke@gmail.com – cell. +39 340 073 68 71

 

Subject: Participation in the 3MSP of the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons

To the kind attention of Civil Society Coordinator - Annette WILLI

We are the Demanding Disarmists, among the ICAN members in Italy.

We are organizing the delegation that will participate in the ICAN meeting on March 1 and 2, 2025 and in the 3MSP from March 3 to 7.

Currently the delegation of people to be accredited is composed as follows:

Alfonso Navarra – coordinator (head of delegation) alfiononuke@gmail.com cell. +39 340 073 68 71

Greta Triassi – contact point - gretatriassi@gmail.com cell. +39 327 786 89 43

Ennio Cabiddu – pass collector ecci2@tiscali.it cell. +39 366 653 53 84

Paola Paesano - Costituente Terra paolapaesano3@gmail.com cell. +39 348 763 59 66

Giovanna Cifoletti – anti-war feminist cifolet@gmail.com cell. +39 351 970 10 01

Teresa Lapis – WILPF Italia lapisteresa@gmail.com cell. +39 335 603 46 51

Antonella Nappi – anti-war feminist antonella.nappi@unimi.it tel. +39(02)58105815

We are thinking of expanding this delegation and therefore we are registering for the names to be added by the deadline of February 24, 2025.

We are interested in making oral interventions during the meeting and are preparing an update of the working paper already presented at the 2MSP.

We are also evaluating a collateral event on the possible synergy between the prohibition of nuclear weapons and their non-first use as a path of support towards a disarmed world.

To make our willingness to participate and our commitment concrete, we invite you to call the contact point Greta Triassi, who will also receive press accreditation from the Frigidaire newspaper.

Kind regards,

Alfonso Navarra – coordinator of the Demanding disarmists

Email alfiononuke@gmail.com – cell. +39 340 073 68 71 – www.disarmistiesigenti.org

 

Il 26 settembre è la giornata ONU contro le armi nucleari. Dalle ore sedici alle ore diciotto in LOC (lega obiettori di coscienza), via Mario Pichi, 1 - Milano, i Disarmisti esigenti, membri ICAN, propongono filmati sulla vicenda del colonnello sovietico Stanislav Petrov, che il 26 settembre 1983 salvò il mondo da una guerra nucleare per errore.


Per contatti e info: Alfonso Navarra cell. 340-0736871. LOC telefono fisso: 02-58101226   

1 - comunicato sulla iniziativa del 26 settembre "PETROV DAY" alla LOC di via Pichi - Milano

2 - commento di Alfonso Navarra sulla corsa al riarmo nucleare che va fermata, come propone la rete ICAN, anche tagliando e boicottando i finanziamenti per la "deterrenza"

3- articolo di Luigi Mosca, comparso anche su PRESSENZA, sul passaggio dalla proibizione alla eliminazione effettiva delle armi nucleari

4 - articolo di Mario Agostinelli sulla giornata ONU per l'eliminazione delle armi nucleari

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1 - comunicato sulla iniziativa del 26 settembre "PETROV DAY" alla LOC di via Pichi - Milano

Oggi, rispetto al periodo della guerra fredda, in cui avvenne l'episodio, questo rischio tende ad aggravarsi sia per il caos geopolitico (si pensi alle guerre sul territorio ucraino e in Medio Oriente), sia per i progressi tecnologici male indirizzati (miniaturizzazione delle armi, velocità ipersonica, intelligenza artificiale).
Le spese in armamenti nucleari vanno crescendo ed i 9 Stati dotati hanno superato nel 2023 la cifra di 90 miliardi di dollari per i loro arsenali.

Citiamo la petizione ( Ricordiamo Petrov No rischio nucleare - Petizioni.com) con la quale abbiamo proposto e proponiamo alle attiviste e agli attivisti pacifisti italiani di darsi da fare perché siano intitolate vie o piazze all'obiettore russo (obiettore dell'intelligenza!) per sensibilizzare sul crescente rischio nucleare.

La campagna ICAN (Campagna Internazionale per l'Abolizione delle Armi Nucleari), premio Nobel per la pace 2017, ha appena indetto, dal 16 al 22 settembre, una settimana di azione globale per dire basta alla spesa nucleare.

Sul sito ufficiale dell'organizzazione (ICAN - Campagna Internazionale per l'Abolizione delle Armi Nucleari (icanw.org) ) abbiamo la notizia che 73 Stati hanno già ratificato il Trattato di proibizione delle armi nucleari.

In Italia le forze aderenti ad ICAN lavorano per coinvolgere gli Enti Locali nell'ICAN PLEGDE (100 città, tra le quali la capitale Roma, grazie in particolare a WILPF Italia), cui attualmente aderiscono circa 30 parlamentari, nella modalità per essi predisposta.  

Un altro terreno di opposizione disarmista che si è aperto, con possibili implicazioni antinucleari, riguarda la decisione di installare in Germania nel 2026 missili a raggio intermedio (da 500 a 5.500 km), che è anche frutto della disdetta del Trattato INF (Forze nucleari intermedie), dichiarata, nel 2019, dall'allora presidente USA Donald Trump.

A Berlino, il 3 ottobre 2024, è prevista una grande mobilitazione nazionale del movimento pacifista tedesco. Su questo punto dei cosiddetti EUROMISSILI l'esperienza "storica" del Cruisewatching a Comiso e in Europa, sviluppatasi dal 1984 al 1987,  dà l'indicazione di non mollare mai, fino al possibile, riconosciuto,  successo (allora costituito dalla firma del Trattato da parte di Gorbaciov e Reagan).

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2- commento di Alfonso Navarra sulla corsa al riarmo nucleare che va fermata: basta, come propone ICAN, con il finanziare le armi "atomiche"!

Nel conflitto per interposta Ucraina tra la NATO e la Russia, sta crescendo il rischio di un confronto armato aperto tra grandi potenze nucleari. Le rinnovate, spesso esplicite, minacce di Putin di impiegare testate "tattiche" se, da una parte, mostrano che, nel quadro del diritto internazionale, non ci stiamo dirigendo verso la fine del conflitto, dall’altra aumentano il rischio di errori di calcolo. (Anche se molti analisti confidano in un relativo stallo sulle linee del fronte e in una svolta rappresentata da un nuovo presidente degli USA, che sarà eletto il prossimo novembre).

Non vanno sottovalutate le dichiarazioni di Putin del 25 settembre 2024 riportate da un dispaccio ANSA.  Si annuncia una revisione della dottrina nucleare. Un attacco contro la Russia condotto con razzi, droni, aerei, armi aeree e spaziali, e quanto altro, da un Paese che non dispone di bombe atomiche ma "con la partecipazione o l'appoggio di uno Stato nucleare" potrà essere considerato "una aggressione congiunta contro la Federazione russa".  Questo atteggiamento del Cremlino, si badi bene, viene scritto nero su bianco, "perché - dice Putin - siamo obbligati a tenere conto di nuove fonti di minacce". Ecco quindi che si parla della possibile risposta nucleare, magari una esplosione dimostrativa in mare, a un'azione ucraina appoggiata da Stati Uniti e Paesi nucleari europei.

(Si vada su: https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2024/09/25/putin-risposta-nucleare-in-caso-di-un-attacco-aereo-massiccio_1900a305-8ce0-4ead-adba-ba15a381a5bd.html )

La retorica della deterrenza, a differenza che durante la Guerra Fredda, comincia a farsi minaccia concreta di impiego, sfortunatamente un giorno sì e l'altro pure; e non possiamo ignorare la pericolosità della nuova situazione del confronto internazionale, che potrebbe portarci ad avventure senza ritorno.

Nonostante i trattati sulle armi nucleari, si stima che nel mondo oggi ci siano 12-13.000 testate "atomiche". E due Stati con armi nucleari sono direttamente in guerra (Russia e Israele). Il quinto Rapporto ICAN sulla spesa globale nucleare fa emergere dati che indicano un aumento importante nel 2023 delle spese per l’ammodernamento dell’arsenale nucleare (insieme a quello dei caccia per il loro trasporto). I 91 (circa) miliardi di dollari stimati  equivalgono a oltre 173 mila dollari al minuto.

Il rapporto, dal titolo "Surge: 2023 Global nuclear weapons spending", è scaricabile al seguente link:

https://www.icanw.org/surge_2023_global_nuclear_weapons_spending

La Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN – Premio Nobel per la pace 2017), network con più di seicento organizzazioni in 100 Paesi impegnate nella lotta per l’abolizione delle armi nucleari – dal 16 al 22 settembre ha promosso la prima “Settimana di azione globale sulla spesa nucleare”. Noi, disarmisti esigenti, tra i membri italiani di ICAN, sosteniamo questa specifica iniziativa, anche se crediamo manchi in questo momento, da parte della rete internazionale, una capacità strategica più complessiva nell'indirizzare una più articolata gamma di azioni. E' la necessità di un collegamento con la campagna "No first use" che - come è noto - caldeggiamo e che è al centro del working paper che abbiamo presentato al secondo meeting degli Stati parte del TPNW (dovrà essere illustrato al terzo meeting).

L'aumento di spesa, che ha toccato oltre quota 90 miliardi, è un avvertimento che ICAN lancia: significa che, anche se il numero di testate non sta aumentando, i nove Stati dotati di armi nucleari stanno modernizzando i loro arsenali e quindi manifestano la loro disponibilità ad utilizzarli. Le minacce di impiego delle bombe atomiche, che - come si è detto - diventano esplicite, in particolare sull’Ucraina, dimostrano che, purtroppo, l'opzione nucleare in ambito militare si fa facendo concreta e i soldi investiti – nonostante la crisi economica – sono un indicatore abbastanza chiaro in questo senso.

Ecco la necessità di coinvolgere la società civile più ampia nell'impegno sul problema per accrescere la sua pressione sulle istituzioni che fanno orecchie di mercante. Sviluppare la sensibilizzazione e la discussione tra gli attivisti di base serve anche a far emergere quanto il tema delle spese nucleari sia strettamente connesso con quello del coinvolgimento, da boicottare, delle banche che finanziano il settore. E’ bene ricordare che il movimento per il disarmo nucleare è di antica data e che  è stata  proprio la società civile attraverso la rete ICAN ad avere fatto incardinare, nel 2017, il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW). Il Trattato è in vigore il 22 gennaio 2021, ma va ricordato che l’Italia, insieme praticamente a tutti i Paesi NATO, ha votato contro l’adozione. Ed è quasi scontato osservare che nessuna delle potenze nucleari ha finora aderito.  Ma esiste una differenza tra esse su cui lavorare relativamente alle strategie di impiego. Il non primo uso, proclamato finora soltanto dalla Cina, accompagnato con misure concrete, sotto controllo AIEA, di "deallertizzazione delle testate", nell'interesse degli stessi Stati dotati, può ridurre il rischio di guerra nucleare per errore.

91 miliardi costituiscono uno spreco scandaloso di risorse di fronte a oltre 2 miliardi di persone sotto la soglia di povertà nel mondo. E la politica dei governi distoglie lo sguardo da una sofferenza umana, a conti fatti rimediabile, per alimentare invece la prospettiva di una sofferenza ancora peggiore!  Le armi "atomiche", in caso di utilizzo in guerra, sarebbero un fattore pregiudicante l’esistenza di gran parte della popolazione mondiale: non devasterebbero solo la zona di guerra dove verrebbero utilizzate. In caso di guerra nucleare allargata tra USA e Russia, la maggior parte dei morti, stimabili in miliardi di persone (se va bene!), non si produrrebbero quando esplodono le bombe bensì dopo, sia per le radiazioni, sia per il cosiddetto “inverno nucleare”: tutti gli studi più recenti lo dimostrano.

E' così difficile capire, da parte dei potenti della Terra, che le risorse che ci sono possono essere spese non per la preparazione della morte, giustificata come "deterrenza" (in realtà genocidio programmato in cui tutti gli umani siamo tenuti ostaggi!), bensì per rafforzare la speranza di vita? Proviamo, facendo un esempio tra i tanti possibili,  a fare mente locale sul fatto che quasi 17 mila vaccini contro malattie infantili come il morbillo potrebbero essere somministrati con il valore della spesa di un solo secondo per le armi nucleari!  Ecco che emergerebbe con evidenza che si tratta di scegliere come investire le risorse; e di rendersi conto che i programmi sulle armi nucleari sottraggono fondi pubblici ai bisogni vitali (acqua, cibo) e ai servizi che rendono dignitosa la vita umana, dalla salute, all'istruzione, alla salvaguardia dell'ambiente.

A dire il vero, questo ragionamento può valere per la spesa militare in quanto tale, anche se, anche per ragioni di adeguamento alla coscienza generale, che è magari pacifista ma è in ritardo sul cammino della nonviolenza, potrebbe essere operata una distinzione tra armi "offensive" ed armi "difensive", inquadrabili in diversi tipi di "modelli di difesa". La maggior parte dei fondi che pretendono di puntare alla pace preparando la guerra  possono essere invece utilizzati per coltivare la pace, per ridurre le disuguaglianze, per riparare i danni che l'umanità sta arrecando agli ecosistemi. La pace con la Natura anzi ha da essere considerata prioritaria, la condizione per una pace autentica e positiva tra gli esseri umani.

Attualmente l’Italia, firmataria dei trattati internazionali di non proliferazione e di controllo degli armamenti, non produce né possiede armi nucleari ma partecipa, insieme a Belgio, Germania, Olanda e Turchia, al programma di “condivisione nucleare” della NATO, esplicitamente finalizzato alla "guerra limitata al teatro europeo".  Ne consegue, in virtù anche di trattati segreti con Washington, che testate nucleari si trovano ospitate sul suolo italiano, ma - al di là della favola sulla "doppia chiave" - sotto il totale controllo statunitense. A livello ufficiale non si conferma né si smentisce la presenza di testate nucleari americane nel nostro Paese che si troverebbero  nelle basi di Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia). Per una stima numerica, da un po' di anni, si parla generalmente, su un totale di 200 testate USA in Europa, di una cinquantina di testate in Italia.  Vi è poi il problema del via vai nei porti nucleari, dove attraccano navi e sommergibili che, in caso di crisi, potrebbero ospitare natanti "strategici" con a bordo armi nucleari.

Non è il momento - per una serie di condizioni oggettive e soggettive, di porre subito il problema dell'uscita del nostro Paese da una Alleanza Atlantica che, nella sua ispirazione profonda, comunque è contro lo statuto dell'ONU. Però possiamo e dobbiamo fare a meno, dopo il nucleare civile, anche del nucleare militare, come comunità nazionale che, a detta di tutti i sondaggi riportati dai media mainstream, ha una opinione pubblica largamente pacifista. Ce lo impone, oltretutto, il nostro dettato costituzionale (art. 11) e a maggior ragione, per quanto finora argomentato; ed anche la constatazione egoistica che in caso di guerra nucleare, con le nostre basi atomiche da segreto di Pulcinella, saremmo subito bersaglio di un attacco missilistico nemico. La nostra prospettiva di distruzione minacciata e subita si trova drammaticamente di fronte al disinteresse delle istituzioni e di gran parte della politica, con i partiti che vediamo parlare di pace votando invece scelte di guerra.

In questo contesto urge disinnescare il conflitto ucraino e non ha alcun senso gettare benzina sull'incendio in corso con la fornitura di armi all'esercito di Kiev. Ed urge, senza parteggiare per Hamas, Hezbollah e gli ayatollah iraniani che le sponsorizzano, non agevolare Israele in una "autodifesa" che è vendetta con annessi crimini di guerra, rendendosi complici con il tentativo di Netanyahu di incendiare il Medio Oriente per sfuggire ai processi che lo attendono.

In conclusione: la corsa verso il precipizio va arrestata nella consapevolezza che la deterrenza nucleare, in tutti i suoi aspetti, costituisce, al di là delle illusioni immediate, la "massima garanzia di insicurezza": una mobilitazione globale dal basso è quindi indispensabile. È necessario che  i cittadini "facciano chiasso" (l'espressione è stata usata da Papa Francesco) e premano sui governi e le organizzazioni internazionali  per esigere un dialogo immediato tra le parti coinvolte e nuovi tavoli per il disarmo nucleare. La sicurezza collettiva non può essere costruita sulle minacce nucleari e sulle guerre, ma solo sulla diplomazia che ricerca, più che le paci astrattamente "giuste", le "paci possibili".

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3- articolo di Luigi Mosca del 10-12-2023 

Come passare da un divieto giuridico, quello del TPNW, a un'eliminazione effettiva, totale e irreversibile delle armi nucleari

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Mario Agostinelli sulla giornata ONU per l'eliminazione delle armi nucleari

Ci troviamo di fronte al più grande problema che l’umanità abbia mai affrontato: l’erosione e il possibile collasso dei nostri sistemi di supporto alla vita. Nella fase attuale, il pericolo nucleare, il cambiamento climatico e la distribuzione ineguale di ricchezza e reddito, offrirebbero progetti per una partnership tra i potenti del mondo, che tutto il resto dell’umanità non potrebbe che condividere. Ma l’opinione pubblica viene distratta dall’obbiettivo centrale in questa fase: il diritto della pace da cui prendono vigore tutti gli altri diritti.

Perfino l’atomica non assume più categoricamente quel significato di deterrenza che aveva allontanato l’immagine della catastrofe per tutta la guerra fredda e dopo gli eventi terribili di Hiroshima e Nagasaki. Al contrario, il segno della fase in corso è purtroppo quello del conflitto armato e senza sbocco: chi è contro la guerra – cui la crisi climatica fa da contorno - viene giudicato come un antagonista, a prescindere da come sappia inquadrare, comunicare e rendere credibili i propri appelli. 

Viene così sfuocata insistentemente l’immagine della catastrofe che – una volta precisata - dovremmo cercare con più forza di evitare, in vista della definitiva perdita del nostro pianeta.

Per non lasciare spazio alla credibilità (etica e politica) dell'idea ancora predominante dello scontro armato, come fatto naturale e inevitabile che, pur di giungere alla vittoria, ricorre al genocidio, alle distruzioni più immani, alla legittimazione di armi sempre più potenti come gli ordigni nucleari, occorre farne comprendere l'assoluta inutilità, data la non riparabilità delle distruzioni che esso può creare, soprattutto nell'ambito della vita.

Di fronte alla guerra, la pratica predominante è quella di credere di poter stare da una parte o dall'altra. A mio avviso, dobbiamo sempre prendere posizione “contro la guerra” ed essere assolutamente intransigenti quando viene portato sulla scena  il ricorso al nucleare.

Il 26 SETTEMBRE di ogni anno costituisce la giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari. Il 2024 deve fornire l’occasione perché questa ricorrenza – istituita nel 2013 dall’ONU – faccia accrescere la consapevolezza sui costi sociali, economici e di sicurezza che gli arsenali nucleari comportano e sui concreti benefici che deriverebbero dal loro completo smantellamento.

Il disarmo nucleare è un obiettivo cruciale delle Nazioni Unite, già al centro della prima Risoluzione dell’Assemblea Generale nel 1946. La sua discussione è stata poi ampliata nel corso delle conferenze che si sono tenute sin dal 1975 e che hanno portato gli Stati membri a siglare il Trattato di non proliferazione nucleare. Già nel 1978 si è tenuta la prima Sessione Speciale sul disarmo dell’Assemblea Generale.

Più della metà della popolazione mondiale vive in Paesi dotati di armamenti nucleari o che fanno parte di alleanze nucleari. La comunità internazionale è quasi unanime nel condividere l’obiettivo di un mondo privo di armi atomiche; tuttavia, come si è evidenziato durante i lavori del Summit sulla Sicurezza Nucleare svoltasi lo scorso aprile a Washington, permangono dissensi in merito a modalità e tempistiche per raggiungere questo traguardo. 

ICAN, International campaign to abolish nuclear weapons, (v. https://www.icanw.org/ ), ha lanciato una settimana di mobilitazioni contro la spesa per le armi nucleari dal 16 al 22 Settembre: una spesa che nel 2023 è salita a 91,4 miliardi di dollari.  ICAN -insignita del Premio Nobel per la pace nel 2017-, è una coalizione di più di seicento organizzazioni in cento Paesi, impegnata nella lotta per l’abolizione delle armi nucleari e nella promozione per la firma del Trattato per la loro proibizione (Tpnw), approvato dalle Nazioni Unite il 7 luglio 2017 e attualmente ratificato da settanta nazioni, tra cui non c’è l’Italia.  

La settimana di mobilitazione sarà l’occasione per organizzare momenti di confronto e webinar in collaborazione con Ican stessa, pubblicare materiale di approfondimento e rilanciare i dati della campagna internazionale, focalizzandosi sul nostro Paese.  Per l’occasione, il presidente dell’ONU Antonio Guterres, profondamente turbato dagli eventi ucraini e in Medio Oriente, ha mandato un forte messaggio, che va perseguito in iniziative le più efficaci possibili e introiettato nelle coscienze a livello di massa: “Il dono più grande che potremmo fare alle prossime generazioni sarebbe quello di eliminare le armi nucleari. Il 26 Settembre, impegniamoci a creare un nuovo mutuo accordo al fine di disinnescare definitivamente la minaccia atomica e raggiungere il nostro obiettivo comune di pace”.