Vai al contenuto

LA FONDAZIONE DEGLI ARCHI  ORGANIZZA A COMISO, DAL 9 ALL'11 MAGGIO 2022, LA MARCIA DEL SOLE COMISO-NISCEMI.

I DISARMISTI ESIGENTI ADERISCONO INSIEME AI COMUNI DEL RAGUSANO, ALLA DIOCESI DI RAGUSA, ALLA FONDAZIONE BUFALINO, ALLA FONDAZIONE SCIASCIA, ALLA PAGODA PER LA PACE

La città di Comiso è un simbolo del movimento pacifista mondiale e in questo periodo storico caratterizzato dal conflitto russo-ucraino, con la NATO coinvolta, a pochi giorni dal quarantesimo anniversario della marcia contro l’istallazione dei missili Cruise, la Fondazione degli Archi organizza la  “MARCIA DEL SOLE” che si svolgerà dal 9 all'11 maggio da Comiso a Niscemi.

Raccolta dagli organizzatori la nostra idea di due carovane della pace: da Comiso a Kiev e da Comiso a Mosca (per le quali è in preparazione l'appello).

Raccolta anche l'esigenza di riaprire RADIO IRENE (con un programma intitolato: RAGGIO IRENE).

 

marcia - comiso - niscemi

Qui di seguito il comunicato e il manifesto degli organizzatori; e in fondo la lettera di adesione dei Disarmisti esigenti.

COMISO - A piedi e in marcia. Per gridare la pace, per chiedere la pace, affinché la guerra finisca, quella in corso tra Ucraina e Russia, così come tutte le guerre attuali nel mondo. Torna da domani lunedì 9 maggio alle ore 15,45 dal Santuario Immacolata di Comiso per giungere in serata al Castello dei Biscari di Acate, “La marcia del sole_La marcia dei Conigli” con la carovana della pace e la fiaccolata. Si proseguirà poi martedì 10 maggio per continuare a camminare da Acate fino al bosco di San Pietro e poi ancora mercoledì 11 per raggiungere il Santuario di Santa Maria del Bosco a Niscemi. Tre giorni di cammino, tre giorni senza sosta, per 18 chilometri, per chiedere il disarmo nel mondo, contro tutte le guerre. L’idea, promossa dalla Fondazione degli Archi e dall’Antica Trasversale Sicula, prosegue un percorso di attività pacifiste avviate nei mesi scorsi e che si pone l’obiettivo di anticipare i focolai che potrebbero, come tutte le guerre preventive, infiammare e divampare irreversibilmente il globo. Come le tante guerre, già scoppiate sulla terra in questo nuovo millennio, ma lontane dall’Europa, ad eccezione di questa odierna insostenibile aggressione perpetrata dalla Russia alla sorella Ucraina e dell’altra sferrata, nella guerra del Kosovo, appellata ipocritamente come giusta, con lo stesso assurdo orrore, di quella odierna. “Vogliamo far scoppiare la pace, prima che scoppi l’ultima guerra mondiale nel cuore dell‘Europa – spiega Salvatore Schembari, ideatore de La marcia del sole – Il nostro manifesto e l’appello che viene rivolto a tutti gli uomini di buona volontà, vuole invogliare i politici a fermarsi e a ritrovare i valori della fratellanza, ma chiediamo anche al nostro Sommo Pontefice di fare leva sul potere della Misericordia Divina e rilanciare storicamente l’esempio che si impose in India dal 12 marzo al 5 aprile 1930 “La marcia del sale” (Salt Satyagraha o Salt March) di Gandhi, con una iniziativa simile a quella voluta dal grande spirito del Mahatma. Ricalchiamo i passi di quella marcia, chiamiamo a farlo con poesia e spirito religioso tutta l’umanità, camminando con due immense carovane della Pace, con le mani alzate in preghiera al cielo, al Padre Nostro, verso Kiev e verso Mosca in direzione inversa alla guerra, in accordo con la volontà dell’Immacolata Concezione Regina della pace, con fede spropositata capace di trasformare e sommuovere le popolazioni della Russia e dell’Ucraina, in fulgido strumento di pace universale, lasciando che divampino da soli, consumati dalla loro stessa rovente natura, coloro che ora sgozzano con inaudita ferocia ancora gli agnelli. Ecco il nostro auspicio che il Papa venga a Comiso, in accordo con la volontà del Padre Nostro, a benedire questa fulminea fiduciosa corsa verso il disarmo totale”. Hanno aderito i Comuni di Comiso, Acate, Caltagirone, Vittoria, Niscemi, Caltanisetta, Racalmuto, San Cataldo, Libero Consorzio Comunale di Ragusa, Diocesi di Ragusa, Pagoda della Pace, Fondazione Bufalino, Fondazione Sciascia, Disarmisti Esigenti, Lega per il disarmo universale, Wilpf, Kronos Pro Natura, Zeme, movimento civico Le Spighe di San Cataldo.

Ecco il manifesto redatto da Totò Schembari, presidente della Fondazione Bufalino e promotore, con Alfonso Navarra, di Radio Irene ai tempi della resistenza contro la base dei missili Cruise.

La marcia del sole_ La marcia dei Conigli - Carovana della Pace&Fiaccolata

Dalla Sicilia «Isola Nuda», storia di boschi, di mandorli fioriti, d’ulivi, di vigne, d’orti e seminati, campo di grano del mediterraneo, dalla città universale della Pace, da El Homs, «fulmini di bellissima intelligenza» guizzeranno su tutta l’Europa. Dalla Marcia del Sole, in direzione inversa alla guerra, per le strade di Comiso e Niscemi, un raggio Irene e un’onda di Pace si orienteranno doppiamente a risanare la ferita d’oggi, inflitta ferocemente ancora a popoli inermi, agli agnelli figli di Dio, con l’ennesimo scoppio di una guerra (ora forse finale) e a consolare quel sangue già versato nelle terre gemelle di Russia e Ucraina, nel secolo scorso, quando furono trucidati milioni e milioni e milioni di contadini.

Da Comiso dal giorno dello smantellamento della base missilistica nucleare (convertita in aeroporto della condivisione europea Pio La Torre, cambiamento radicale sostenuto per primo da Alexander Langer) bisogna tentare di ritrovare la felicità dei papaveri rossi, che resusciteranno, ancora insieme al frumento, come un continuo oro di stelle a venire, nel Carmelo, nel giardino di Dio.

La MARCIA DEL SOLE_ La Marcia dei Co>Ni>g>li (acronimo da declinare in cammino così: ampio Raggio Irene in marcia da Comiso a Niscemi – a piedi, in bici o in carovane – in direzione inversa alla “g” di guerra, verso la “g”di Gesù, di Gandhi e simili, matrici di Spirito che liberano dal male, per educare per sempre alla pace e alla non violenza, per disarmare il mondo dagli ordigni nucleari e da qualsiasi arma letale).

La marcia già inaugurata il 9 agosto del 2021, svoltasi in tre tappe della durata di tre giorni dal 9 all’11 di ogni mese, ha l’obiettivo di tessere una rete di vigilanza mistica e politica in armonia con la fioritura di un ramo di mandorlo e la realizzazione biblica della misericordia sulla terra (vedi il prezioso ed illuminante passo da meditare e introiettare come verbo, per sempre, nel libro di Geremia:

– E avvenne parola del Signore a me – «Geremia che cosa vedi?». E io: «vedo un ramo di mandorlo» Il signore soggiunse: «hai visto bene, poiché Io vigilo sulla mia parola per realizzarla».

Inoltre sempre ogni mese, subito dopo il pellegrinaggio, verrà associata la figurazione pittorica di “Un assolo per la Pace”

Per mantenere alta la tensione in direzione inversa alla guerra, noi continueremo a camminare ogni mese da Comiso a Niscemi declinando, nello stesso mese, una nuova lingua parlata e scritta da artisti, poeti, scrittori, musicisti e intellettuali, nell’ambito di un’assoluta e singolare declinazione della Pace come meditazioni, parole, azioni e fatti. E ancor di più, sempre ogni mese, subito dopo il pellegrinaggio, verrà associato “Un assolo per la Pace” di un’artista con un’opera d’arte realizzata appositamente sul tema della pace, esposta alla Galleria degli Archi di Comiso, già ampiamente accolto dall’Osservatore Romano, con l’articolo apparso il 27 aprile del 2022 dedicato all’Assolo per la Pace di Fabio Salafia intitolato Nuovo giorno. Felici per averci ricordato, a 40 anni di distanza, dell’innata vocazione all’arte della nostra città, come portafortuna e scrigno necessario all’attualità della pace, oggi più che mai, e di averci colorati così: «Comiso e l’arte della pace. Non missili ma pennelli».

Non dimentichiamo le parole del vangelo che qui parafrasiamo poeticamente:

«Ecco ti metto le mie parole sulla tua bocca»

Si consacra di nuovo /oggi, adesso, di sabato /nella piccola sinagoga /di Gesù a Nàzaret. /Ancora dal rotolo /del profeta Isaia /viene l'annuncio, /passo dopo passo, /il lieto messaggio /dice le stesse cose: – che ormai la porta che si aprì non si è chiusa più al cuore –

La compassione del Samaritano /ha il volto del figlio dell'Uomo, /la sua misericordia attraversa /gli invisibili testimoni della storia: /la vedova in Sarepta di Sidone / Il lebbroso risanato, Naaman, il Siro, Amali tutti i colori, /custodisci il vedanta, il buddista, /Il musulmano, il cristiano stesso...

8 maggio 2022

 

*****************************************************************

DA COMISO A NISCEMI SI MARCERA' PER LA PACE DAL 9 ALL'11 MAGGIO
ADESIONE DEI DISARMISTI ESIGENTI CON COMUNICATO DEL PORTAVOCE ALFONSO NAVARRA
L'iniziativa, voluta dalla Fondazione degli Archi,  è denominata MARCIA DEL SOLE - MARCIA DEI CONIGLI ed intende protestare contro le guerre per proporre una alternativa nonviolenta.
E' dall'agosto 2021 che ogni mese si è in cammino da Comiso, luogo simbolo del movimento pacifista mondiale, con l'obiettivo di spargere semi per una cultura di pace.
Nella impostazione della manifestazione, si prende spunto dal ricordo del 4 aprile 1982, quando la cittadina siciliana ospitò una mobilitazione massiccia a livello nazionale (e internazionale) per l'opposizione all'installazione degli euromissili.
Una via a nuovi simboli di vita, uno spiraglio nel buio che la guerra in Ucraina ha datto calare sull'Umanità.
Le tappe previste sono 3.
Il 9 maggio si parte da Comiso e si va ad Acate.
Partenza ore 15:45 dalla Chiesa dell'Immacolata. Si arriva alle 19:45 al Castello dei Principi di Biscari di Acate.
Il 10 maggio da Acate a Santo Pietro.
L'11 maggio da Bosco Santo Pietro a Niscemi.
Si parte alle 9:00 da Bosco Santo Pietro e si arriva a Niscemi alle 13:00, Santuario di Santa Maria del Bosco.
L'Osservatore Romano ne ha parlato il 27 aprile 2022 con un articolo intitolato: "NON MISSILI MA PENNELLI".
"Comiso, decisa a proseguire quella che è diventata la missione di una comunità, ha scelto la strada della bellezza, del messaggio incorrotto".
La lotta nonviolenta, influenzando i pensieri e le decisioni dei potenti, 35 anni fa si è liberata dei missili.
Noi, disarmisti esigenti, aderiamo nella speranza che una nuova grande mobilitazione raccolga il testimone di quello spirito e dia forza a coloro che vogliono dare voce alla volontà maggioritaria del popolo italiano riassumibile in tre punti.
1- Non farci trascinare nella guerra con riarmi e sostegno ai belligeranti, pur nella consapevolezza che occorre distinguere tra aggressore e aggredito; ed anche che, come dice il Papa, "l'abbiaiare della NATO ai confini della Russia può avere facilitato l'invasione";
2- Non attivare una guerra economica attraverso una spirale di sanzioni e controsanzioni: occorre cooperare per la conversione energetica globale in senso ecologico;
3- Sostenere un governo che proponga subito l'Europa come mediatrice per un cessate il fuoco immediato, senza condizioni, base per l' avvio successivo di seri negoziati di pace, con lo spirito del win-win che nasce solo se ogni parte in causa è disposta a una qualche rinuncia.
Abbiamo sentito gli organizzatori della manifestazione.
Concordiamo che può essere ripresa la vecchia Radio Irene, funzionante all'epoca della resistenza ai missili, con un programma: "RAGGIO IRENE".
E pensiamo che da Comiso può partire l'iniziative di due carovane contro la guerra: una diretta a Kiev, l'altra a Mosca.
In questo momento critico, ogni tentativo può essere la scintilla perché scoppi la pace, e Comiso qualche titolo per parlare di riconciliazione nonviolenta ed essere ascoltata ce l'ha, in quanto esempio vincente di una lotta nonviolenta che ha aperto la strada, con gli accordi tra Reagan e Gorbachev del 1987, al più grande disarmo nucleare della storia .
Elaboreremo un appello in questo senso per far sì che dalla idea di passi alla realizzazione concreta...
Alfonso Navarra - portavoce dei Disarmisti esigenti
(gcon un accordo di massima di  LOC- LDU- WILPF Italia - Kronos Pro Natura)

 

TPNW: prima conferenza di revisione

 

La prima riunione degli Stati parti del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) si svolgerà presso l'Austria Center di Vienna, in Austria, dal 21 al 23 giugno 2022.

Il presidente designato della riunione è l'austriaco Alexander Kmentt.

In questa riunione inaugurale, gli Stati parti del TPNW si riuniranno per impegnarsi in azioni concrete per attuare gli obblighi previsti dal Trattato, tra cui fornire assistenza alle vittime dell'uso e dei test di armi nucleari, iniziare a rimediare agli ambienti contaminati (articolo 6) e universalizzare il trattato (articolo 12). Sarà anche un'opportunità per gli Stati di discutere alcuni dei dettagli tecnici del trattato, come la fissazione di una scadenza per l'eliminazione delle armi nucleari per gli Stati dotati di armi nucleari che aderiscono (articolo 4).

Altri Stati non parti del Trattato, così come le agenzie competenti delle Nazioni Unite, altre organizzazioni o istituzioni internazionali, organizzazioni regionali, il Comitato Internazionale della Croce Rossa, la Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e le organizzazioni non governative, sono invitati a partecipare alla Riunione in qualità di osservatori.

Il 20 giugno 2022 l'Austria ospiterà una conferenza internazionale sull'impatto umanitario delle armi nucleari.

(Originariamente prevista per gennaio 2022, la riunione degli Stati parti è stata rinviata a causa della pandemia di COVID-19).

Documenti

Partecipazione della società civile

Ai sensi dell'articolo 8 del Trattato, "le organizzazioni non governative competenti sono invitate a partecipare alle riunioni degli Stati Parti [...] come osservatori". In qualità di coordinatore ufficiale della società civile della PSM, ICAN fornirà informazioni a tutte le organizzazioni non governative interessate sui preparativi, la registrazione, la partecipazione delle ONG e altre attività della società civile intorno alla riunione. Per ricevere informazioni su come la tua organizzazione può partecipare all'MSP, iscriviti qui utilizzando questo modulo.

Aggiornamento 27 aprile 2022:

L'ONU ha condiviso una copia avanzata della sua nota informativa sulle modalità di partecipazione della società civile al 1MSP qui.

Per partecipare al 1MSP sarà necessario completare un processo in due fasi:

1. Richiesta di accreditamento della propria organizzazione della società civile

Per richiedere l'accreditamento nell'ambito della propria organizzazione, si prega di andare qui per inviare il modulo di richiesta di accreditamento direttamente al Segretariato delle Nazioni Unite entro e non oltre il 20 maggio 2022. È inoltre necessario inviare una richiesta di accreditamento scritta separata a Diane Barnes sulla carta intestata ufficiale della propria organizzazione, elencando i nomi completi e i titoli dei rappresentanti che parteciperanno.

Per le istruzioni complete, consultare la sezione IV della nota informativa delle Nazioni Unite, disponibile qui. Le Nazioni Unite invieranno un'e-mail alle organizzazioni della società civile entro il 30 maggio 2022 per informarle se la loro richiesta di accreditamento è stata approvata o meno. Le organizzazioni con status consultivo ECOSOC saranno accreditate. L'ONU valuterà le richieste di tutte le altre organizzazioni della società civile in base allo scopo e alle attività dell'organizzazione in relazione al lavoro della PSM.

Partner ICAN: per far parte della delegazione
ICANICAN sarà un'organizzazione accreditata della società civile presso il 1MSP. Tutti i partner ICAN sono invitati a partecipare al 1MSP come parte della delegazione ICAN. I partner che non hanno lo status consultivo ECOSOC sono particolarmente incoraggiati ad aderire come il modo migliore per garantire l'accreditamento. Se desideri unirti alla delegazione di ICAN, fai domanda qui.

2. Registrazione online dei singoli partecipanti

Dopo che la richiesta di accreditamento della tua organizzazione è stata approvata, dovrai registrare i singoli rappresentanti della tua organizzazione che parteciperanno al 1MSP tramite il sistema Indico online delle Nazioni Unite. Ogni partecipante deve creare il proprio profilo e gli verrà chiesto di fornire (a) la lettera di richiesta di accreditamento, incluso il nome del partecipante, e (b) la nazionalità del passaporto e l'indirizzo e-mail. La registrazione online sarà disponibile dal 30 maggio al 14 giugno 2022.

 

Eventi collaterali

Le organizzazioni non governative avranno una sala conferenze riservata al loro uso presso le Nazioni Unite a Vienna in tutta la PSM. I dettagli su quale camera saranno confermati in un secondo momento. Gli eventi collaterali possono essere organizzati in questa sala senza la sponsorizzazione di uno stato membro delle Nazioni Unite. Se stai pensando di organizzare un evento collaterale, invia un'e-mail a Christina Hawley al tpnw-1msp@icanw.org il prima possibile e non oltre il 6 maggio 2022 con una breve descrizione dell'attività proposta.

Forum della società civile

ICAN organizzerà una conferenza della società civile il 18-19 giugno 2022, insieme a una serie di eventi a Vienna per le ONG che partecipano alla PSM e per il pubblico. Il programma e le iscrizioni a questo evento si apriranno il 9 maggio 2022.

 

A causa delle preoccupazioni per la salute pubblica legate alla pandemia globale di COVID-19, i dettagli relativi alla partecipazione alla PSM non sono ancora chiari. Aggiorneremo questa pagina con ulteriori informazioni non appena sarà disponibile.

Manifestazione a Bruxelles il 27 marzo 2022 collegata in Italia con il presidio del 26 marzo a Milano (piazzale Stazione di Porta Genova, dalle ore 14:00 alle ore 16:00): Disarmisti esigenti & partners per l'Europa di pace contro l'Europa di guerra 

Domenica 27 marzo incontro su Zoom al seguente link: 

https://us02web.zoom.us/j/86160241758?pwd=dGxWRGxsUXZPWlhORnJJUUlyazAvZz09 

ID: 861 6024 1758
Password: 2022

La presa di posizione è stata pubblicata, il 22 marzo 2023, sul quotidiano Il MANIFESTO al seguente link:

A Bruxelles l’Europa di pace contro l’Europa di guerra

A Bruxelles l’Europa di pace contro l’Europa di guerra

Appello. L’ecopacifismo si prepari per contrastare e fare cessare, nella lunga durata, la guerra economica globale

Primi firmatari: 

Andrea Bulgarini, Nina Cabero, Marco Giorgini

Tre vertici a Bruxelles per un’unica linea dettata dagli USA

Gli stessi giorni, contemporaneamente, il 24 e il 25 marzo, insieme al vertice del G7, si tengono a Bruxelles sia il summit NATO che il Consiglio UE. In tutti gli incontri sarà presente in persona il presidente USA Joe Biden. La domanda che sorge spontanea è: chi darà la linea a chi? La NATO alla UE (Biden a Scholz e Macron) o la UE alla NATO (i leaders europei all’America)? La risposta è semplice, se si guarda a quanto sta avvenendo nei Palazzi e nei parlamenti europei, dove ci si allinea al nuovo muro contro l’Est e si votano bilanci militari al 2% del PIL. 

L’invasione russa dell’Ucraina strumentalizzata per il rilancio del riarmo, del nucleare, dei combustibili fossili. In nome di una diversificazione urgente dal valore strategico

La linea la daranno gli USA per il tramite della NATO. Lo faranno approfittando della crisi ucraina, da lungo tempo in essere, diventata oggi guerra grazie all’ingiustificabile e imperdonabile colpo di testa di Putin (l’aggressione militare all’Ucraina va condannata senza se e senza ma). Scontro armato sul terreno della ex-Repubblica sovietica tra esercito russo e esercito ucraino (per disgrazia della popolazione civile, assistito dalle armi NATO, incluse quelle italiane) ma anche e soprattutto guerra economica globale che gli USA stanno dichiarando alla Cina. Ma attaccano per l’intanto il “nemico” russo con sanzioni mal concepite che rischiano di risultare più distruttive per chi le impone, in particolare per l’Europa. È paradossale che il clima di guerra sia usato per giustificare una corsa verso le fonti fossili di energia (gas, petrolio e carbone) ed il rilancio del nucleare cosiddetto civile invece di accelerare la conversione energetica rinnovabile, a parole da tutti perseguita.

A Bruxelles il 27 marzo l’alternativa ecopacifista

Veramente vogliamo ancora rischiare la guerra nucleare, esplicitamente minacciata, per una contesa su dove devono essere situati i confini tra l’impero americano (inclusivo del blocco atlantico) e il nuovo impero russo sognato da Putin? 

Oltre alle citate scadenze del 24 e 25 marzo, il 27, sempre a Bruxelles, la società civile belga, con alla testa le organizzazioni ecopacifiste e con l’obiettivo di fermare la guerra, mobilita “l’Europa per la pace” in una manifestazione cui saremo collegati dall’Italia, dalla Germania e dalla Francia, per cominciare ad incardinare una “alternativa programmatica” che vogliamo sempre più definita e concreta.

Le parole d’ordine del Coordinamento antinucleare e disarmista europeo

Stiamo costruendo un “coordinamento antinucleare e disarmista europeo” e vorremmo presentare con i nostri amici belgi i nostri obiettivi e la nostra strategia di pace in una sede istituzionale del Parlamento europeo, quando le normative anticovid lo consentiranno. Puntiamo in esso a costruire un ponte nonviolento tra i “nemici”.

Le nostre parole d’ordine sono le seguenti:

  • FERMIAMO IL CONFLITTO MILITARE IN UCRAINA CON L’UNIONE DEI MOVIMENTI ECOPACIFISTI EUROPEI (RUSSI E UCRAINI INCLUSI)!
  • FERMIAMO LA GUERRA ECONOMICA ED ENERGETICA CHE STA MONTANDO A LIVELLO GLOBALE!
  • CHIUDIAMO IN TUTTA EUROPA I REATTORI NUCLEARI E GLI IMPIANTI NUCLEARI! ALTRO CHE TASSONOMIA PER FINANZIARLI! 
  • ESIGIAMO IL DISARMO, A PARTIRE DALLE ARMI NUCLEARI GIA’ PROIBITE DA UN TRATTATO ONU! 
  • LAVORIAMO INSIEME PER IL MODELLO ENERGETICO RINNOVABILE: LA PACE CON LA NATURA SARA’ LA STRADA PER CONSOLIDARE LA PACE TRA GLI ESSERI UMANI!

Le tre partite per l’unico campionato dell’Europa di pace

La nostra strategia la denominiamo, per intenderci, “tre partite per un unico campionato sul destino dell’Europa”: la partita locale dei piani energia e clima (PNIEC); la partita europea del rifiuto della tassonomia UE pro nucleare e pro gas (si decide con un voto del Parlamento europeo a luglio); la partita globale della denuclearizzazione come strada concreta per ottenere lo scioglimento dei patti militari e la fuoriuscita dalla logica degli Stati-potenza (in essa si gioca anche la neutralità attiva dell’Europa).

Neutralità attiva: per fermare la guerra l’Europa istituzionale deve proporsi come mediatrice, non come cobelligerante dietro le quinte 

Volere la pace e perseguirla significa, a partire dai rapporti di forza dati, muoversi per fare entrare in campo, esercitando la pressione dal basso, soggetti istituzionali che abbiano reale potere decisionale, con l’abilità di supportare negoziati che si mantengano entro i binari del diritto internazionale e dei suoi organismi. Dobbiamo continuare a lavorare per un ruolo da protagonista dell’Unione Europea nel mediare tra USA e Russia (e anche la Cina), in autonomia (la “neutralità attiva”), per conseguire la pace, un obiettivo già iscritto nei Trattati di Roma. 

Rifiutare il conflitto militare locale (di breve periodo) e la guerra economica globale (di lungo periodo).

Per la pace duratura serve una collaborazione economica finalizzata alla conversione ecologica, alla transizione verso le energie rinnovabili. Se questo è vero, componente essenziale di tale strategia è oggi lavorare per fermare quel conflitto economico (il gioco delle sanzioni e delle controsanzioni) che rappresenta un altro modo di “fare la guerra con altri mezzi”: anche la guerra contro gli ecosistemi. Lo scontro militare in Ucraina cesserà molto probabilmente in tempi brevi e temiamo che, spariti i bombardamenti dagli schermi televisivi, molti dei “pacifisti intermittenti” (Luciana Castellina è autrice della definizione) se ne torneranno alle usate lotte di piccolo cabotaggio. La guerra economica globale, molto più impattante e mortifera (per la FAO, ad esempio, circa 250 milioni di nuovi denutriti), sicuramente è di medio e lungo termine: noi promettiamo di essere sempre lì a contrastarla, contro la fame e la povertà di cui è apportatrice, nello spirito della durata cui siamo abituati con le nostre organizzazioni centenarie di riferimento: l’IFOR, la WRI, la WILPF. Saremo sempre ad organizzare, a combattere in modo nonviolento, ad ammonire ed esortare i popoli di tutto il mondo: invece di assecondare élites sfruttatrici e ammazzarci a colpi di sanzioni disarmiamo e attuiamo insieme gli accordi di Parigi sul clima (che oltretutto abbiamo tutti sottoscritto); e diamoci una mano per portare avanti l’Agenda ONU per lo sviluppo sostenibile!

L’orizzonte della “pace con la Natura” è indispensabile per superare il crinale apocalittico della Storia che stiamo attraversando

Per la realizzazione di tali obiettivi “complessi” e “intersezionali”, comuni a tutte e tutti, occorre connettere e coordinare le risorse organizzative e politiche di base, con una impostazione culturale e di approccio ai problemi che superi molti schemi otto-novecenteschi.

La chiara visione della “pace con la Natura”, individuata come decisiva priorità politica e culturale, è, a nostro avviso, la molla che può rendere attraente e vincente un ecopacifismo nonviolento all’altezza delle sfide vitali del XXI secolo: forse l’unica bussola per evitare il baratro del collasso ecologico, ormai alle porte e con aspetti irreversibili secondo la Scienza ufficiale.

 

 

 

 

 

 

 

Ecco un testo sulla Pace (da Le parole delle donne)

NOTA BIOGRAFICA

ANTONIA BARALDI SANI, nata a Ferrara nel 1936. È stata docente di materie letterarie nella scuola secondaria di secondo grado. Vive a Roma dove ha svolto una costante attività nei movimenti di base, nei comitati di quartiere degli anni ‘70, e dove è stata eletta nelle istituzioni municipali e provinciali scolastiche. Ha inoltre ricoperto gli incarichi di coordinatrice dell'Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica e di presidente di WILPF-Italia (Womens International League for Peace and Freedom). Scrive per varie testate giornalistiche on line.

L’AVVENTURA DELLA PACE

La Pace è un’avventura. Colgo l’espressione dal titolo di una recente pubblicazione di Bruna Bianchi, già docente di Storia delle donne all’Università «Ca' Foscari» di Venezia. Avventurosa è la percezione di una pace non priva di contraddizioni nei secoli. Sulla sua interpretazione sono stati spesi fiumi di inchiostro e di parole ai tavoli dei trattati, dove in suo nome si spartivano territori ed esistenze umane.

La parola «Pace» è comunemente intesa come “assenza di conflitti”, a partire dagli ambienti familiari; è l'aspirazione a una quiete senza ansie, è il leopardiano «e il naufragar m'è dolce in questo mare»; è la parola più frequentemente impressa in lingua italiana e latina su tombe e monumenti funebri, presso i quali ogni essere umano ha raggiunto la fine delle angosce, delle lotte, delle amarezze, delle travolgenti gioie della vita. Una pace passiva può consistere, dunque, sia  nel trionfo  dell’egoismo  e  dell’inerzia  che,  al  contrario,  nella esaltazione dell’altruismo e della generosità nel caso di una rinuncia pacifica all’autoreferenzialità.

Pace è talvolta una generica proclamazione del nulla. Pensiamo agli iridati tessuti di borse e valigie, alle bandiere arcobaleno pendenti dalle finestre di case e balconi al tempo della guerra in Iraq (2002-2003) con al centro la scritta PACE, lasciate pian piano sbiadire prima della decisione individuale/collettiva di rimuoverle. Cosa intendevano coloro che le avevano appese? Chi pensava al mito di Iride? Chi al ponte variopinto tra Dio  e  l’umanità? Pace significava essere uniti nel dire NO ad una guerra lontana, ad indicare (ma non tutti consapevolmente) da che parte si stava; soprattutto ad auspicare per se stessi e i propri familiari una vita “sicura”, come se lo stendardo della pace fungesse da amuleto e potesse servire a tenere lontani gli appetiti violenti e le aggressioni alla propria abitazione.

Ma “un mondo di pace” significa anche un mondo in cui tutti/e abbiano cibo e lavoro in un ambito di giustizia sociale; a questo tendono i gruppi di volontari, a casa nostra e nel mondo, uomini e donne, ragazzi e ragazze che impegnano la propria vita nell’educazione dei bambini, nell’assistenza agli anziani e, in questi anni recenti, nell’accoglienza dei migranti; ma anche volontari e volontarie che si scontrano su terreni di guerra mettendo a rischio la propria vita per un sogno. Il sogno di un mondo di pace. Sono costoro una netta minoranza. La stragrande maggioranza della popolazione, a partire dai più giovani, intreccia oggi       la pace con l’emergenza climatica e il rispetto per l'ambiente, battaglie ideali che affascinano come sull'orlo di un precipizio ma che non trovano riscontro in una quotidianità fatta di abitudini consolidate che mettono a repentaglio una pace vagheggiata, sì, ma contrastata quotidianamente a partire dalle politiche di governi protesi alla conservazione del potere in perfetta assonanza con le aspettative dei propri cittadini (che peraltro aspirano solo a un maggiore benessere, incuranti - essi e i governanti - delle conseguenze capaci di mettere a forte rischio la sostenibilità del pianeta, in primis l’inquinamento).

Qui sta LA GRANDE CONTRADDIZIONE. I sistemi adottati dagli stati nel mondo globalizzato restano gli stessi di sempre. «Si vis pacem para bellum» («Se vuoi la pace prepara la guerra»), si diceva a Roma alla vigilia della caduta dell'Impero Romano d'Occidente. L’uso delle armi, la cui vendita è oggi moltiplicata al parossismo, serve a tenersi  sempre   pronti   a   proseguire   nella   direzione   del possesso dei   beni   e   dello sfruttamento delle popolazioni, ciò che ha contribuito allo sviluppo delle nostre società nella direzione che oggi i sostenitori della green economy contestano, pur non essendo in grado di opporre le necessarie rinunce a livello individuale. Un esempio lampante è l’incendio delle foreste dell'Amazzonia per consentire la prosecuzione della direzione mondiale intrapresa dai poteri forti. Troppo flebili sono le voci nel mondo dei gruppi che si oppongono.

La Pace è stata storicamente il prodotto delle guerre. La famosa Pax augustea ne è la rappresentazione. Le “orrende” armi tacciono quando sulle migliaia di morti, sui viventi che hanno perso le proprie case - i luoghi cari passati in mano nemica -, sulle leggi dettate dalla parte vittoriosa, si stende la pace, una “pace subìta” dai vinti, che reca in sé il germe della ribellione, una “pace proprietà esclusiva” dei vincitori, pronti a gestirla con proprie modalità. Così è stato sempre.

Come superare la contraddizione lacerante tra una pace intesa come “serenità individuale” e l’astrattezza del concetto nel momento di passaggio al piano della “pace bene comune”, ovunque proclamata ma lungi dall’essere praticata?

Alcune delibere ONU ci vengono in aiuto, a partire dalla celebre risoluzione 1325 del 2000:

«Donne, Pace, Sicurezza», epigona di varie altre risoluzioni concernenti i «Diritti delle Donne e della Pace». Qui la Pace è finalmente intesa nel suo autentico connotato. Il testo della risoluzione ci conduce subito su un terreno concreto: la risoluzione riguarda il ruolo delle donne nei conflitti armati: a) prevenzione e soluzione del conflitto; b) consolidamento della pace e partecipazione paritetica, in particolare nei ruoli decisionali in materia di prevenzione e soluzione dei conflitti.

Le azioni che la 1325 attribuisce alle competenze degli stati devono essere attuate dai rispettivi governi. Le associazioni internazionali di donne - e tra queste in primo piano la WILPF di antica data - lamentavano, a cinque anni dalla risoluzione, l’assenza di interventi da parte dei rispettivi governi, tra gli altri la non paritetica presenza dei generi nelle istituzioni. Ma l’aspetto più interessante della 1325 riguarda la “costruzione” della pace. Al di là di una vaga idea di pace si dispone la messa in atto di interventi atti a tutelare e a proteggere le parti più a rischio delle popolazioni vittime dei conflitti armati. Ha inizio qui l’avventura della pace intesa come percorso post-bellum, nella convinzione che «la comprensione degli effetti dei conflitti armati sulle donne e le ragazze, i meccanismi istituzionali efficaci per garantire la loro protezione e piena partecipazione nel processo di pace possano contribuire considerabilmente al mantenimento e alla promozione della pace e della sicurezza internazionali».

Il cammino si articola in tre tappe: la prevenzione, la gestione e la soluzione dei conflitti. In tutti e tre i livelli viene ribadita la necessità della rappresentanza femminile nelle fasi di adozione delle decisioni.

La prevenzione si innesta sulla soluzione di un precedente conflitto al fine di evitare nuove guerre. La soluzione prevede negoziazioni degli accordi di pace adottati in una prospettiva di genere, nel rispetto dei diritti umani e politici delle donne e della loro possibile attività in iniziative di pace durante il reinsediamento. Tutte le parti coinvolte in un conflitto armato - recita la 1325 - devono adottare misure specifiche per proteggere donne e ragazze da violenze di genere, stupri e altre forme di abusi sessuali.

La 1325 ha ormai quasi vent’anni ma i suoi dettami sono ancora ben lungi dal garantire il rispetto in ambito nazionale e internazionale dei diritti umani! Eppure, la Pace non può che fondarsi su questi presupposti. Essa deve liberarsi dai proclami universalistici non in grado di sventare appetiti e violenze che minaccino “il bene comune”. Questo “bene comune” bisogna poi pensare a come rappresentarlo. A tale proposito ci viene in soccorso l'Agenda ONU 2015-2030 «Per lo sviluppo sostenibile», dove il significato del termine

«Pace» fa i conti con i linguaggi contemporanei: «Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire a tutti l’accesso alla giustizia e creare istituzioni efficaci, responsabili e inclusive a tutti i livelli». Da questa risoluzione prende le mosse la recente proposta di un seminario dal titolo «Cultura della Pace in Sicilia», che fonda il suo progetto su un'educazione interculturale e sul pluralismo religioso.

L’obiettivo è la formazione di una generazione in grado di “gestire la pace”, senza tabù, in un clima di laicità in cui le diversità non siano da respingere; le armi convenzionali e nucleari siano il nemico da distruggere; la green economy non sia un finto stratagemma; la parola

«Pace», infine, non significhi nascondere la testa sotto la sabbia o sventolare vessilli di facciata ma rappresenti la fucina nella quale forgiare gli strumenti per una reale, pacifica convivenza a partire dai territori in cui si vive.

Antonia Sani

 

Fukushima 10 anni dopo: il Giappone ricorda la catastrofe nucleare del 2011

 

DA PARTE DI ALFONSO NAVARRA – PORTAVOCE DEI DISARMISTI ESIGENTI

FUKUSHIMA CI SPRONI A FUORIUSCIRE DALLA MINACCIA NUCLEARE EVIDENZIATA DALLA GUERRA

Siamo all’11esimo anniversario del disastro di Fukushima (l’evento catastrofico si verificò in Giappone l’11 marzo del 2011) ed il rischio nucleare oggi con la guerra in Ucraina si sta manifestando nella sua orribile concretezza.

Non è fantascientifico, con tutta evidenza, lo scenario di incidenti collocabili sulla scala INES 7, come quello che accadde nella località giapponese, in caso di bombardamento accidentale o di un attacco deliberato alle quattro centrali nucleari del Paese, non solo l’ormai famosa Zaporizhzhia.

Ma anche la chiusa e “insarcofagata” Chernobyl, dove nel 1986 si verificò il più grave disastro civile di sempre, è attiva nel suo nocciolo, ed è quindi da attenzionare in quanto luogo possibile di altri gravi incidenti.

Si tratterebbe, se qualche missile, da chiunque sparato, finisse sui reattori, di conseguenze disastrose a livello continentale: i morti e le malattie sarebbero molto superiori alle stime ufficiali, dell’ordine delle centinaia di migliaia di persone nel corso degli anni (dovrebbero essere potenziati gli inadeguati studi sulle base dosi di radioattività per potere fare calcoli più precisi).

Una premessa possiamo farla subito: fermare la guerra in corso è l’unico modo ragionevole per ridurre i rischi in modo sostanziale, se si considerano la fragilità ingegneristica delle centrali nucleari, la loro dipendenza da un complesso sistema di supporto infrastrutturale ed il tempo necessario per portare gli impianti a un livello di sicurezza passivo.

Ma nell’immediato abbiamo un altro suggerimento da proporre ai tavoli dei negoziati in corso tra i belligeranti russi (aggressori) e ucraini (aggrediti, ma non bisogna dimenticare le antecedenti responsabilità NATO): accompagnare ai corridoi umanitari l’istituzione di aree di salvaguardia intorno agli impiantì nucleari (anche ai depositi di scorie radioattive), per un raggio di 25 km. Aree da interdire ad ogni forma di presenza militare per evitare combattimenti.

La minaccia costituita dalla guerra agli impianti nucleari dovrebbe rafforzare la tendenza ad uscire da questa fonte energetica rischiosissima: lo ricordiamo ai decisori che si incontreranno a Bruxelles il 24 e il 25 marzo per varare una tassonomia delle fonti sostenibili che include il nucleare tra esse.

Sottolineiamo altresì l’urgenza di procedere ad una denuclearizzazione anche militare, nella consapevolezza del legame indissolubile tra “atomo civile” e “atomo di guerra”. Anche qui si parla di cose molto concrete, dato che l’autocrate Putin in questa crisi bellica ha esplicitamente brandito la minaccia delle armi nucleari e ha allertato le sue forze strategiche.

Per sollevare questi problemi e sensibilizzare l’opinione pubblica a Milano saremo, Disarmisti esigenti e partners, LOC, WILPF Italia eccetera, in piazza il 12 marzo (Stazione di Porta Genova, dalle 13:00 alle 15:00, collegati con manifestazioni previste in Germania, ad esempio a Treviri) e stiamo organizzando una iniziativa a livello europeo con obiettivo il Consiglio che a Bruxelles voterà sia la Bussola strategica che l’atto delegato sulla tassonomia UE.

Anche a livello nazionale ci diamo da fare per smentire il governo Draghi: il nuovo piano energetico dell’Italia non deve guardare a un possibile “nuovo nucleare” (e ritorno al carbone!) ma ridurre subito la domanda di combustibili fossili e potenziare l’efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, base per una pace con la Natura e quindi per una società di pace.

*********************************************************************

Il volantino distribuito alla manifestazione di Treviri dell'11 marzo 2022 (alcuni passi)

2 settimane circa di guerra in Ucraina - 11 anni dal disastro nucleare di Fukushima (Giappone)

Profondamente rattristati dalla sofferenza del popolo ucraino dopo l'invasione militare russa, nell'anniversario del disastro nucleare, rivolgiamo un pensiero alle persone di Fukushima: sembra una località lontana, ma la guerra in Ucraina l'ha portata molto vicina!

Le truppe russe hanno attaccato i sei reattori della centrale nucleare di Zaporizhzhia in Ucraina orientale la notte del 4 marzo, con 6.000 MW il più grande complesso nucleare in Europa. Nelle operazioni di occupazione del sito si è sviluppato un incendio negli uffici amministrativi. I lavoratori continuano a prestare servizio nell' impianto sotto il controllo dei militari russi. Tuttavia pare che non ci sia più un cambio di turno , e i dipendenti troppo stanchi, non concentrati e sotto stress ne sono la pericolosa conseguenza. E anche quando è spenta una centrale nucleare è una bomba a orologeria , perché se qualcosa va storto non sono più possibili l'alimentazione elettrica dell'impianto: quindi il suo raffreddamento, quindi la sua sicurezza. In tutta Europa abbiamo visto le conseguenze del disastro del reattore di Chernobyl 36 anni fa. Un disastro oggi in una delle attuali quattro centrali ucraine (vecchie di almeno 30 anni) supererebbe di molte volte questa catastrofe!

Una guerra nucleare distruggerebbe tutta l'Europa. Ma per ottenere lo stesso risultato con una bomba convenzionale su una centrale nucleare!

Non è una ipotesi fantastica: ciò che non credevamo possibile si è avverato. Un Putin destinato a fare qualsiasi cosa , la cui spietatezza è già stata mostrata nella guerra siriana e nell'azione contro i dissidenti nel suo stesso Paese sta distruggendo le città e le infrastrutture ucraine.  Che sofferenza umana!

Putin costruisce uno scenario di difesa della popolazione russa contro una presunta minaccia di un regime nazista ucraino - assurdo!  Se dovesse inscenare incidenti contro altri Stati vicini e attaccare altri membri della NATO, ci sarebbe una escalation incalcolabile.

Gli attuali 56 reattori nucleari rendono la Francia particolarmente vulnerabile e noi con lei. Tre reattori nucleari ancora in funzione in Germania e 17 impianti di stoccaggio provvisorio con scorie nucleari altamente radioattive rappresentano un pericolo particolare.

Non c'è alternativa alla transizione più rapida possibile verso le energie rinnovabili decentralizzate. Solo allora saremo veramente indipendenti dalle materie prime russe (compreso l'uranio!) e non suscettibili di ricatti. E' terribile che la Repubblica Federale continui a finanziare la guerra di Putin con l'acquisto di gas naturale.

Anche il percorso della Commissione UE nell'attuale regolamento sulla tassonomia è deprecabile: si suppone assurdamente che il nucleare e il gas siano sostenibili e degni di promozione.

FERMATE LA GUERRA IN UCRAINA!

CHIUDETE TUTTE LE CENTRALI NUCLEARI E GLI IMPIANTI NUCLEARI!

NEGOZIATI PER IL DISARMO, SPECIALMENTE PER QUANTO RIGUARDA LE ARMI NUCLEARI!

ENERGIA NUCLEARE E GAS FUORI DAL REGOLAMENTO DI TASSONOMIA DELLA UE!

********************************************************************

Il Manifesto del 10 marzo 2022 ci informa che secondo l'AIEA per Chernobyl non vi sarebbero pericoli di rilasci radioattivi. Sale invece la tensione nell’attesa dell’attacco russo all’impianto di Yuzhnoukrainsk, il più grande d'Europa.

L'articolo è a firma di Piergiorgio Pescali.

L’Aiea smentisce l’allarme del governo ucraino per Chernobyl | il manifesto

Nonostante il tanto temuto attacco russo non sia ancora stato sferrato e le notizie di movimenti diplomatici lascino aperti spiragli di speranza, ieri è arrivato l’ordine di mobilitazione generale per i coscritti e i riservisti dai 18 ai 60 anni nella zona di Yuzhnoukrainsk.

Per molti è il segnale atteso da giorni: nelle prossime ore i russi potrebbero sferrare l’attacco per il controllo della centrale nucleare di South Ukraine che, dopo la presa di Zaporizhzhie, è la principale fonte di energia da nucleare ancora sotto controllo ucraino.

La mobilitazione è giunta nelle stesse ore in cui l’Ispettorato ucraino per il controllo delle norme di sicurezza negli impianti nucleari denunciava, con eccessivo allarmismo, un blackout nella linea ad alto voltaggio di Kyivska, la sola rimasta ad alimentare la centrale di Chernobyl dopo che la seconda rete era stata scollegata circa una settimana fa. I generatori diesel di emergenza hanno immediatamente ripristinato tutte le funzioni all’interno del sito, ma, a differenza di quanto denunciato dalle autorità ucraine, non vi è nessun pericolo di rilasci radioattivi, come ha confermato anche l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea).

L’ENERGIA ELETTRICA SERVE solo ad alimentare i sistemi di sorveglianza, computer, luci degli uffici e sistemi ausiliari, ma non è più necessaria per azionare le pompe di raffreddamento dei reattori, visto che questi sono ormai sufficientemente freddi. Anche il corium del reattore numero 4 non viene più raffreddato da anni e non presenta nessun pericolo di ulteriore fusione.

Infine, le barre di combustibile esausto del reattore numero 3, le ultime ad essere ancora nelle piscine di raffreddamento, hanno perso la quasi totalità del loro potere radioattivo e il calore rilasciato è talmente esiguo che l’acqua viene riciclata solo sporadicamente.

LA STESSA AIEA HA AFFERMATO che «il volume delle acque nelle piscine di raffreddamento è già di per sé sufficiente per rimuovere il calore emesso dalle barre di combustibile senza l’ausilio di impianti elettrici». Non vi è nessun pericolo che si sprigioni iodio-131, l’elemento più pericoloso per l’uomo, il cui tempo di dimezzamento di soli otto giorni ha ormai fatto decadere completamente l’isotopo.

I dosimetri che rilevano automaticamente i livelli di radioattività sono stati disattivati immediatamente dopo l’occupazione russa, ma militari, dipendenti ucraini e Guarda nazionale ucraina ancora presente nella centrale continuano a monitorare manualmente la quantità di radioisotopi presenti nel sito e sin qui nessun pericolo è stato segnalato.

Quello che invece preoccupa maggiormente è l’aumento di radioattività dovuto ai continui movimenti delle truppe russe all’interno della Zona di esclusione di Chernobyl. I livelli di radiazioni sono più elevati del solito e si stanno diffondendo anche all’esterno dell’area contaminata, trasportati dal vento e dai mezzi che si spostano senza sosta entro e fuori le aree precluse.

ALTRA FONTE di apprensione sono le condizioni di lavoro stressanti a cui sono sottoposti i 210 lavoratori nella centrale di Cherbobyl: ormai da due settimane operano senza possibilità di uscire dal sito e senza ricevere cambi di turno e questo getta un velo di inquietudine per via delle ripercussioni fisiche e psicologiche che potrebbero compromettere la sicurezza dell’impianto.

Migliore invece la situazione a Zaporizhzhia, in cui due dei sei reattori funzionano a pieno regime e dove i lavoratori hanno potuto essere sostituiti al termine dei loro turni di lavoro. Nei giorni scorsi i militari russi hanno anche permesso alle autorità ucraine di mantenere collegamenti telefonici con gli operatori.

Nessuna preoccupazione anche per il reattore NSI al Centro nazionale di ricerche dell’Istituto di fisica e tecnologica di Kharkiv, il cui sito era stato colpito dai bombardamenti del 6 marzo. Le 37 barre di uranio sono attualmente in stato di shut-down e i livelli di radiazioni sono stabili e sotto i limiti di sicurezza.

LA TENSIONE È ALTA invece nella centrale nucleare di South Ukraine. Qui, dei tre reattori, due sono in funzione alla massima potenza di 980 MW. Ciascuno di essi contiene 317 barre di combustibile riempite con 455 kg di combustibile con uranio arricchito al 3,5%, ma in caso di pericolo vengono portati immediatamente in condizioni di sicurezza. Il rischio, seppur diminuito, però non viene completamente estinto: un reattore, anche quando è in stato di shut-off, continua a rilasciare calore di decadimento e deve essere continuamente raffreddato.

Nei primi due giorni la temperatura crolla a livelli ambientali, ma per essere sicuri che le reazioni di fissione non ricomincino, innalzando il calore di decadimento, si continua a raffreddare il reattore per un’altra settimana.

Questo significa che la centrale deve sempre essere collegata alla rete elettrica per far sì che le pompe insufflino acqua nel reattore. Nel caso di un blackout completo intervengono i generatori di emergenza alimentati a diesel. In più, i reattori ucraini VVER, di fabbricazione russa, hanno sistemi di raffreddamento alternativi che possono intervenire anche in caso i generatori di emergenza siano fuori uso.

Infine, anche se il reattore fondesse, il rilascio di radiazioni verso l’esterno potrebbe essere evitato, o almeno ritardato perché l’intero sistema è inserito in un vessel di acciaio di 19 centimetri di spessore e da un contenitore primario in calcestruzzo in grado di contenere la maggior parte delle radiazioni.

 

 

PORRE FINE ALLA GUERRA IN UCRAINA COSTRUIRE - CON GLI EUROPEI - UN SISTEMA DI PACE IN EUROPA

 Un taccuino bianco con la pittura della bandiera russa a sinistra e la bandiera dell'Ucraina a destra. Una colomba sventola nel mezzo di entrambe le bandiere. Un pennello si trova sopra il dipinto.

L'aggressione militare della Russia in Ucraina si sta intensificando, con città e civili presi di mira: la catastrofe umanitaria è in corso. Il mantenimento e l'espansione della NATO giocano un ruolo di antecedente non trascurabile. La violenza cui assistiamo afferma una nuova Guerra fredda tra imperi, accende la minaccia di una guerra nucleare, promette miliardi di dollari al militarismo, aggrava le restrizioni razziste sui valichi di frontiera e distrae dall'emergenza climatica (sulla quale getta ulteriore benzina sul fuoco). 

Per evitare una apocalisse possibile, la guerra e i profitti bellici devono cessare, le armi nucleari devono essere abolite, i blocchi militari devono essere sciolti: anche nell'interesse della lotta per l'eguaglianza sociale dobbiamo stipulare la pace con la Natura contrastando il sistema della potenza, della guerra e della violenza che è stato deliberatamente costruito a spese dei diritti umani e della sopravvivenza di tutto l'ecosistema.

 

*********************************************************************

DA PARTE DI ALFONSO NAVARRA - portavoce dei Disarmisti esigenti

Care amiche e cari amici 

partecipando alle manifestazioni di questi giorni "per la pace", ferma restando la condanna di chi sciaguratamente chi ha dato la parola alle armi (l'autocrate Putin), possiamo notare che:

da una parte abbiamo la marea montante di chi chiama pace la guerra per procura per conto della NATO (che ha scagliato l'Ucraina contro la Russia mantenendo e allargando un blocco militare che si sarebbe dovuto sciogliere, un antecedente da non sottovalutare);

dall'altra, a sinistra, abbiamo gli irriducibili che confondono la follia putiniana con gli interessi della Russia ("E' la NATO la vera guerrafondaia; Putin non aveva altra scelta per difendersi che invadere l'Ucraina").

E la corrente dell'Europa di pace che promuove il dialogo per un sistema permanente di sicurezza comune? Eccoci qua pronti a "fare rete"! E a sostenere, per evitare il peggio, i mediatori intelligenti: in questo momento il Vaticano e la Cina...

Di qui l'adesione al digiuno di Papa

Segnaliamo, con lo stesso spirito,  un supporto attivo anche la manifestazione nazionale del 5 marzo a Roma, indetta dalla RIPD: partendo da una base di contenuti accettabili  consente di partecipare con piattaforme e impostazioni autonome, quale la nostra.

Qui di seguito il testo che proponiamo di sottoscrivere, che può essere considerato anche una "aggiunta nonviolenta" alla mobilitazione del 5 marzo.

Per quella data (5 marzo, ore 18:00) ci confronteremo online, chi vuole. Scambieremo idee su come integrare il pacifismo "specialistico" con il programma costruttivo della "pace con la Natura"...

Link zoom   https://us02web.zoom.us/j/85811695144?pwd=ZWhad3JrdGp0V25hVWRWUW4xRFIrZz09 

ID: 858 1169 5144 

Codice di accesso: 2022

Un caro saluto con l'invito ad attivarsi e non mollare!

Per sottoscrivere online l'appello di cui riportiamo il testo:

 

ADERIAMO AL DIGIUNO DI PAPA FRANCESCO PER LA PACE CON LA NATURA, PER LA PACE IN EUROPA

L’escalation bellica in Ucraina ha subito una accelerazione drammatica dopo la decisione di Putin, che condanniamo senza riserve, di invadere con i carri armati il territorio del Paese confinante con lo Stato russo.

L’autocrate da Mosca brandisce addirittura l’arma nucleare e il gesto - “inconcepibile” secondo il segretario generale dell’ONU - rischia di marcare una via di non ritorno sulla strada di una nuova Guerra fredda, da scongiurare, di cui anche l’Occidente con il mantenimento e l’espansione della NATO porta però responsabilità.

Le sottoscritte e i sottoscritti, nel solidarizzare con le vittime popolari della guerra, esprimono l’accorata convinzione che bisogna evitare ulteriori escalation, fermare i combattimenti sul campo e agire innanzitutto, da parte di istituzioni e cittadinanza attiva europea, e da parte di ogni formazione della società civile (quelle religiose!), per ridare la parola ai negoziati, per i quali esiste sempre spazio, tanto più se si è capaci di soluzioni creative nella logica del win-win.

Le parti in conflitto dovrebbero riconoscere che esiste un nemico comune dell'intera umanità che incombe: la crisi climatica ed ecologica, intrecciata con la minaccia del nucleare militare e civile. Per questa ultima segnaliamo il rimedio della proibizione giuridica delle armi nucleari già entrata in vigore e da concretizzare con la eliminazione effettiva degli ordigni atomici, inclusi quelli dispiegati sul suolo europeo.

Collaborare nella denuclearizzazione e nella conversione energetica ed ecologica per sconfiggere insieme il “Generale Permafrost” – il metano intrappolato nel terreno ghiacciato in gran parte in Siberia che sta per sciogliersi - potrebbe salvaguardare tutti i popoli del Pianeta che vivono sotto l’incubo di un riscaldamento globale incontrollabile.

Con questo spirito aderiamo alla “Giornata di digiuno e preghiera” indetta da Papa Francesco il 2 marzo e alla volontà di mediazione e riconciliazione che la informa.

Auspichiamo che ovunque sorgano iniziative di base* per sostenerla e per appoggiare un dialogo tra le comunità umane attualmente in conflitto. Uniamoci all’appello del Papa a tutti i popoli “affinché si fermi subito la follia della guerra, affinché possa scoppiare la pace”: noi, in sintonia con l’enciclica “Laudato Si’”, la designamo anzitutto come necessaria, preliminare e universale “pace con la Natura”.

* A Milano, ad esempio, ci si vede per un presidio informativo dalle ore 13:00 alle ore 15:00 davanti alla Stazione di Porta Genova

Primi firmatari:

Alfonso Navarra e Luigi Mosca (Disarmisti esigenti) - Mario Agostinelli (Energia Felice) - Massimo Scalia (fisico, Università di Roma La Sapienza) - Antonia Sani e Patrizia Sterpetti (WILPF Italia) - Francesco Lo Cascio (presidente Consulta per la pace di Palermo) - Pola Natali (Lega per il disarmo unilaterale) - Ennio Cabiddu (LDU Sardegna) - Oliviero Sorbini ( Federazione media ambientalisti) - Daniele Barbi (Comitato antinucleare Treviri) - Massimo Aliprandini e Mario di Padova (Lega obiettori di coscienza) - Giuseppe Farinella (Kronos Pro Natura)- Andrea Bulgarini (Mondo senza guerre e senza violenza) - Sabina Santovetti  (Extinction Rebellion) - Federico Butera (Osservatorio sull'attuazione del PNNR) - Paolo Candelari (MIR) - Piercarlo Racca (Movimento nonviolento) - Cosimo Forleo (Scuola per la repubblica )

Aderisce la Consulta per la Pace, la nonviolenza, i diritti umani, il disarmo. Comune di Palermo

più contatti in attesa di conferma....

*****************************************************************

Vi sono momenti in cui critiche e distinguo devono essere messi in secondo piano ed è opportuno convergere in piazza, considerata oltretutto la possibilità di mantenere l'autonomia delle proprie posizioni...

SABATO 5 MARZO MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA PACE A ROMA

Roma, sabato 5 marzo 2022
ore 13:30 partenza da Piazza della Repubblica,
ore 14:30 arrivo a Piazza san Giovanni in Laterano e palco fino alle 17:00
Contro la guerra, cambia la vita
Dai una possibilità alla pace
Bisogna fermare la guerra in Ucraina. Bisogna fermare tutte le guerre del mondo.
Condanniamo l’aggressione e la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina. Vogliamo il “cessate il fuoco”, chiediamo il ritiro delle truppe.
Ci vuole l’azione dell’ONU: disarmo e neutralità attiva.
Dall’Italia e dall’Europa devono arrivare soluzioni politiche, non aiuti militari.
Protezione, assistenza, diritti alla popolazione di tutta l’Ucraina, senza distinzione di lingua e cultura.
Siamo con la società civile, con le lavoratrici e i lavoratori ucraini e russi che si oppongono alla guerra con la nonviolenza.
No all’allargamento della NATO. Sì alla sicurezza condivisa.
Vogliamo un’Europa di pace, senza armi nucleari dall’Atlantico agli Urali.
Costruiamo ponti e solidarietà tra i popoli, non con le armi ma con la democrazia, i diritti, la pace.
Basta armi, basta violenza, basta guerra!

L'aggressione dell'Ucraina è una scusa!
di Antonia Sani - già presidente di WILPF Italia

La posizione di Putin nell'opposizione alla Nato e sui confini con l'Ucraina ci riportava di colpo agli anni della "guerra fredda" , non tanto per l'allora dura separazione (soprattutto ideologica) tra paesi europei usciti dalle ceneri del dopoguerra col Patto di Varsavia, quanto per la decisa volontà del leader russo attuale di rimuovere l'ostacolo rappresentato dal potere degli  USA/Alleanza Atlantica sul territorio europeo.

Ci siamo svegliati con la guerra in tv. Un nuovo spettacolo. Immagini da un mondo lontano su cui Putin ha deciso di estendere due delle sue fondamentali posizioni. 1) il miraggio della vecchia URSS .Ricordiamo il suo discorso di qualche sera fa con spirito unitario nei confronti dell'Ucraina, della comune cultura e tradizioni .     2) l'insopportabilita' del mondo occidentale che tutto  unito da NATO in poi minaccia il potere autoritario , o meglio l'autonomia del Capo russo. È  una prova dj potere e di forza. Le due repubbliche filosovietiche, la Crimea, la società dei separatisti hanno dato sicurezza a Putin , l'intenzione di esibirsi con un bagaglio da mostrare al mondo occidentale. Tutto può succedere, dall' unità  di tutti gli Stati europei e il Consiglio Nordatlantico con sanzioni volte a bloccare l'economia russa, all'uso non sia mai di armi nucleari, all' accerchiamento prolungato dei territori limitrofi,.. ci saranno, questo è prevedibile, tavoli diplomatici. Come reagirà Putin a questo tavolo? L'Ucraina aggredita è la dimostrazione di non cedere alla Nato, sotto qualsiasi forma. L'aggressione all'Ucraina è una scusa! Ma anche la dimostrazione della propria autonomia . Restano i due nemici storici  .                           Antonia Sani

info: Alfonso Navarra, portavoce dei Disarmisti esigenti cell. 340-0736871
26 FEBBRAIO PER UNA EUROPA DI PACE
Si è svolto stamattina il
PRESIDIO DI CONTRIBUTO ALLA MOBILITAZIONE NAZIONALE PER FERMARE LA GUERRA IN UCRAINA
Organizzatori: Disarmisti esigenti, WILPF Italia, Energia felice, Mondo senza violenza e senza guerre, Lega obiettori di coscienza & partners
 
da segnalare l'adesione del Movimento cinque stelle, presente con deputati e consiglieri regionali

 

Si è condannata l'aggressione russa e richiesto alle Istituzioni internazionali, ed in particolare alla UE, di lavorare per una cessazione degli scontri con tutti i mezzi della diplomazia
In tutta Italia si sono svolte manifestazioni.
La nostra, di Milano, ha insistito in particolare sul ruolo da protagonista che deve essere assunto dall'Europa della decarbonizzazione e della denuclearizzazione: dopo la popolazione ucraina, la consideriamo la prima vittima della crisi (vedi documento allegato).
Riteniamo che la strada da intraprendere non sia quella di far deflagrare una nuova guerra fredda europea accanto al conflitto armato in Ucraina.
Dobbiamo sviluppare una cooperazione energetica ed economica nell'ottica del disarmo nucleare e  climatico: il nemico comune da sconfiggere è il "Generale Permafrost" in agguato!
A Milano ci siamo visti dalle 13:00 alle 15:00 in Piazzale Stazione di Porta Genova.
 
Nel corteo in cui siamo confluiti, che alle 15:00 e qualcosa è poi partito da piazzale Cadorna, con decine di migliaia di partecipanti (la comunità ucraina in massa), abbiamo registrato i linguaggi, i contenuti e i toni più diversi. 
Era, ad esempio, anche presente, in una marea di cartelloni, la richiesta di un blocco aereo da parte della NATO: in pratica, l'avvio della terza guerra mondiale.
Queste sono contraddizioni che dovrà sbrogliarsi il comitato contro la guerra.
Osserviamo che c'è una ampia volontà di pace da parte popolare, ma forse non sono chiare le strade per darle sbocco... 
Proponiamo, i principali organizzatori del presidio di Milano, la sottoscrizione online di un appello per "svegliare" gli europarlamentari:
https://www.petizioni.com/eurodeputatinonuke
Primi firmatari: Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Luciana Castellina, Eleonora Evi, Federico Butera, Guido Viale (e tant* altr*)

 

Sotto riportato il volantino che distribuiamo per il presidio indetto a Milano in data 26 febbraio 2022, in occasione della mobilitazione nazionale ecopacifista contro la guerra in Ucraina.
Iniziativa promossa da: Disarmisti esigenti, WILPF Italia, Energia Felice, Lega Obiettori di Coscienza, Mondo senza guerre e senza violenza
Ci riuniamo in piazzale Stazione di Porta Genova dalle ore 13:00 alle ore 15:00.
Invitiamo a partecipare con una bandiera della pace e con un cartellone recante uno slogan.
Molto gradite vignette che collegano il caro bollette ai venti di guerra pagati innanzitutto dai cittadini europei!
Dopo la popolazione ucraina, l'Europa, in termini molto concreti, è la prima vittima di una escalation bellica che va fermata subito!

Anche per questo motivo lanciamo con il 26 febbraio un documento per l'Europa di pace, pubblicato sotto, che riteniamo abbia una impostazione e dei contenuti assolutamente unici e qualificanti rispetto al panorama alquanto deludente di tanto pacifismo, lamentoso su sé stesso ma incapace di fare un minimo di revisione del proprio modo di pensare e di operare...

Concludono infine questa pagina le considerazioni del portavoce dei disarmisti esigenti sulla centralità strategica della questione energetica nella crisi ucraina.

**********************************************************************

PER UNA EUROPA DI PACE
CRISI UCRAINA: LA GUERRA NON E' UNA SOLUZIONE!

Condanniamo l’invasione del Donbass

Siamo qui in questa piazza, parte attiva di una giornata di mobilitazione nazionale, per fare sentire la voce popolare che - ne siamo convinti - non vuole l'escalation bellica cui stiamo assistendo in Ucraina: una tensione violenta che ha subito una accelerazione per la decisione di Putin (la condanniamo senza ambiguità!), di stracciare gli accordi di Minsk e mandare truppe nelle Repubbliche separatiste di Lugansk e Donetsk.

Siamo preoccupati per i pericoli di guerra nucleare sullo sfondo

Il riconoscimento del Donbass all’insegna del “prima i russi” costituisce un oggettivo impedimento alla possibilità di sempre auspicabili soluzioni diplomatiche alle contese in corso, contrassegnate anche da spargimenti di sangue. La presenza nell’arena di USA e Russia fa correre il pericolo che, se gli sciagurati giochi di potere sfuggono di mano, si arrivi al confronto nucleare anche per caso o per errore.

Non cerchiamo i “buoni” e i “cattivi” nella lunga catena di comportamenti sbagliati da parte di tutti

Questo al di là della lunga catena di atteggiamenti e gesti inconsulti, con vari gradi di responsabilità, che coinvolgono più attori, dagli USA alla NATO, dai Paesi UE al governo ucraino, tutti incapaci di fuoriuscire dalle logiche di potenza e di guerra. O, almeno, di fronteggiarle con credibili dinamiche di pace.

Non possiamo accettare le “sfere di influenza” di competenza di presunti “imperi”.  

E questo vale anche, forse oggi soprattutto, per la parte “occidentale”, con i suoi patti militari, cui non ci allineiamo poiché è arrivato il momento della “terrestrità”, di pensare a un mondo che non sia più divisibile, nemmeno metaforicamente, e quindi soprattutto culturalmente e politicamente, per i quattro punti cardinali dell’Ovest e dell’Est, del Nord e del Sud.

Non possiamo accettare che le controversie internazionali siano risolte con mezzi militari.

Dobbiamo continuare a lavorare, con gli strumenti della mobilitazione di base, per evitare ulteriori escalation che avrebbero conseguenze funeste per il mondo, ma soprattutto per l’Europa: sviluppi negativi sia dal punto di vista di evoluzioni geopolitiche progressive verso una realtà multipolare fondata sulla forza del diritto; sia di una transizione energetica orientata alla soluzione della crisi climatica. Senza trascurare il fatto che i venti di guerra stanno già adesso producendo una crisi economica pagata dalle realtà produttive e dai ceti popolari grazie al caro bollette determinato in modo decisivo dalle restrizioni nell’approvvigionamento del gas russo.

Vogliamo la pace con la Natura e quindi la nonviolenza tra le donne e gli uomini.

Il manifestarsi di logiche di guerra più o meno fredda o calda è sempre una sconfitta per l’umanità e gli sforzi per la costruzione di paci locali e globali, con la cultura e i metodi della nonviolenza attiva, non vanno mai dismessi. Papa Francesco è una autorità morale che dovrebbe essere più ascoltata su questo punto, espresso in particolare nell’enciclica “Laudato Si’”. C’è un bene globale comune, la salvaguardia dell’ecosistema planetario, che andrebbe perseguito, aggiungiamo noi, come “pace con la Natura” quale condizione per una pace stabile e duratura tra le società umane: non c’è giustizia senza pace!

Una Europa dall’Atlantico agli Urali che cooperi per l’equa prosperità nell’ecosviluppo.

Quello che, in buona sostanza, sollecitiamo dal basso è un ruolo protagonista della UE, sotto l'egida ONU, per ottenere un accordo politico negoziato che faccia rientrare in gioco gli accordi di Minsk aprendo allo stesso tempo negoziati più ampi per denuclearizzazione, smilitarizzazione e decarbonizzazione a livello continentale.

L’Italia faccia la sua parte nella crisi per l’Europa di pace, non allineata e orientata sulla neutralità attiva.

Al nostro governo chiediamo che, svincolandosi dalla subalternità verso la NATO, insista a cercare una soluzione diplomatica alla crisi e, anche memore del nostro dettato costituzionale, non si avventuri in una partecipazione militare al conflitto, da cui rischia di non potere tornare indietro.

Info: Alfonso Navarra c/o LOC, via Mario Pichi, 1 – 20149 Milano

alfiononuke@gmail.com - cell. 340-0736871

Andrea Bulgarini c/0 SPAZIO FOPPETTE, via Foppette 2 – 20144 Milano

**********************************************************************

 

Questo documento che pubblichiamo per l’”Europa di pace” e sui suoi presupposti valoriali e strategici è la base politica su cui manifestiamo con i nostri partners (WILPF Italia, Mondo senza violenze e senza guerra, Energia felice, etc.), il 26 febbraio a Milano, dalle ore 13:00 alle ore 15:00, in piazza Stazione di Porta Genova.

****************************************************************

da parte di Alfonso Navarra

portavoce dei Disarmisti esigenti

Care e cari, con le vostre modifiche e integrazioni lanciamo questo documento per l'occasione della giornata del 26 febbraio. 

Ecco adesso, dopo l’invasione russa del Donbass, la QUARTA versione (22 febbraio 2022) che, oltre a comprendere spunti forniti dalla elaborazione di “Un ponte per…”, riportata da un articolo apparso su “Repubblica”, propone per l’Italia un impegno sulle politiche energetiche rinnovabili contro il caro energia.

Ecco i punti qualificanti e caratterizzanti, che rendono il documento UNICO (scommetto - e spero - in senso positivo) nel panorama politico attuale:

1-    l’Europa protagonista, indipendente, attiva di fatto contro le logiche di guerra fredda, proiettata sulla verità che “non c’è giustizia senza pace con la Natura” (dimenticare di citare l’Europa o concentrarsi su “fuori l’Italia dalla NATO” – cioè oltretutto entrare nella “trappola della torre” tra americani e russi – significa comportarsi in modo analogo a Legambiente il 12 febbraio: stava dimenticando il nucleare e i referendum!)

2-    memori che è sulla rampa di lancio la questione del ritorno degli euromissili, la denuclearizzazione come grimaldello per sciogliere la NATO (i Patti militari sono contestati in generale perché contrari agli statuti e allo spirito dell’ONU, nata dal trauma del secondo conflitto mondiale e organizzata ufficialmente per l’obiettivo del disarmo generale)

3-    la considerazione dell’aspetto energetico e climatico anche per entrare in sintonia con le preoccupazioni popolari per la fine del mese. Non dobbiamo ripetere l’errore degli FFF (e degli ambientalisti in genere) che hanno dimenticato di collegare la pandemia alla distruzione degli habitat nella propaganda pubblica. Oggi, ad esempio, Berlusconi è su un titolone de “il Giornale” a proporre il nucleare contro il caro bollette. Noi dovremmo, al contrario, lavorare sull’opinione pubblica (scontando l’handicap della stampa contro) per proporre energie di pace contro la crisi economica. La distensione in Ucraina, grazie anche alla collaborazione energetica con la Russia, è condizione per dirigerci verso uno sviluppo più equo, garantendo reddito e occupazione.

4-    Il ruolo delle donne - dalla WILPF traiamo appunto il testo base di partenza - che ci viene sempre richiamato dalla ONG femminista quali animatrici trainanti la mediazione nonviolenta dei conflitti

Sull’invasione russa del Donbass, da condannare senza se e senza ma, si veda il comunicato riportato prima del presente testo.

La sua (del comunicato) logica è quella di non arrendersi alle derive belliche e di continuare a proporre alternative all’uso dello strumento militare per affrontare contenziosi.

L’esempio di Cuba va richiamato ma non esaltato come modello. Bisogna tener conto dei legittimi interessi di sicurezza delle controparti, ma questo succede in modo più efficace se si riesce a incardinare una nozione di bene comune che supera l’interesse particolare.

E’ comunque decisiva, da parte di chi si proclama pacifista e vuole mediare per la pace, la capacità di parlare super partes, da “non allineati”.

Alfonso Navarra - portavoce dei disarmisti esigenti

Documento - E' necessario ridurre l'escalation del conflitto in Ucraina

L’Europa deve assumere il ruolo di protagonista del dialogo e dei negoziati per la pace nella regione e nello spazio continentale

Noi, Disarmisti esigenti, WILPF Italia, Energia felice, Mondo senza violenza e senza guerre (eventualmente altri), insieme ad altre organizzazioni pacifiste e ecologiste, difensori dei diritti umani e costruttori di pace, riguardo al conflitto armato in corso in Ucraina siamo molto preoccupati per il ruolo quasi assente dell’Europa e dei paesi europei: occorrerebbe l’intervento di un soggetto che avesse un interesse vitale a promuovere una soluzione pacifica e diplomatica , mentre imperversano altri attori esterni per uno suo sviluppo sempre più militarizzato ed allargato.

Rilasciamo questa dichiarazione aperta per invitare i governi in Europa, i parlamentari dell’UE, la Commissione europea, a prendere provvedimenti immediati per ridurre e smilitarizzare il conflitto e ad impegnarsi diplomaticamente in colloqui di pace e sicurezza a lungo termine con tutte le parti interessate coinvolte, a partire dai paesi e dalle regioni confinanti.

L’Unione europea in primis, senza delegare a USA e Russia, dovrebbe operare fattivamente per far abbassare la tensione, creare canali di dialogo, assumere iniziative forti che avvicinino i popoli e consentano una soluzione negoziata e giusta della crisi: questo significa rappresentare attivamente la collocazione in una posizione non allineata rispetto alla ricomparsa di logiche da Guerra fredda da relegare negli archivi della Storia.

Non siamo disposti ad accettare le continue minacce di interventi militari, gli interventi militari stessi, e la retorica incendiaria su accadimenti allarmanti, da qualsiasi parte provengano (USA, NATO, Russia, governo ucraino), come una “normalità”: al rischio che allarmi e gesti di guerra funzionino come possibili inneschi di deflagrazioni ancora più massicce, si aggiunge l’aumento certo della instabilità in una situazione (economica e psicosociale) già molto fragile per le popolazioni; e particolarmente difficile per le donne.

Sospettiamo che dietro il richiamo ai grandi principi sull’autodeterminazione delle nazioni e dei popoli si nascondano interessi ben più ristretti a controllare la vendita del gas e a lucrare su di essa. Le tensioni in corso e le difficoltà di approvvigionamento già le stanno pagando le economie e le popolazioni, principalmente in Europa, con i prezzi dell’energia che si sono impennati e con inflazione e disoccupazione che vanno crescendo fin da adesso. Figuriamoci dovessero scattare le sanzioni e le controsanzioni che sono state poste sul tappeto: il crollo economico che ne scaturirebbe non solo vanificherebbe ogni sforzo di ripresa dalla pandemia (che pare stiamo superando), ma creerebbe condizioni di povertà generalizzate!

Per non parlare dell’incubo di operazioni militari che, magari partite con scopi limitati, persino per errore o per caso possono accendere derive incontrollabili. Un’escalation armata in Europa dev’essere evitata con ogni mezzo pacifico a disposizione secondo gli obblighi del diritto internazionale soprattutto in considerazione del fatto che a fronteggiarsi sono Stati dotati di arsenali nucleari dislocati anche sul territorio europeo.

Quest’ultima circostanza è estremamente preoccupante poiché fa sì che le basi in Germania, Olanda, Belgio e Italia siano tra gli obiettivi di eventuali nuclear strike russi e, d’altra parte, potrebbero implicare la partecipazione attiva di personale militare in bombardamenti con armi nucleari (da considerare in ogni circostanza contrari al diritto internazionale).

La deterrenza, la crescente presenza militare e l’autoritarismo non sono in grado di risolvere i conflitti. Il rischio di nuove linee di divisione (retaggio dei tempi della guerra fredda) sta già ora indebolendo la necessaria coesione in Europa e la speranza in un suo destino, sia detto senza retorica, di promotrice della pace della società umana con la Natura, quindi della pace universale tra gli esseri umani.

Siamo ansiosi di vedere i risultati politici: uno è disarmo e smilitarizzazione, un altro è collaborazione energetica per la conversione ecologica, un altro ancora è ridefinizione della sicurezza – intesa come una complessa sicurezza umana/genuina – e, ultimo ma non meno importante, la partecipazione equa e significativa delle donne a tutti i livelli di negoziazione e processi decisionali nello spirito dell’attuazione dell’UNSCR 1325 a tutti i livelli.

I nazionalismi hanno già portato l’Europa alla triplice tragedia di confronti che hanno messo i popoli l’uno contro l’altro armati (la Prima guerra mondiale del 1914-19, la Seconda guerra mondiale del 1939-45, la terza come Guerra fredda).

Riteniamo i Patti militari una minaccia alla sicurezza dei popoli. Già oggi il clima di guerra fredda imposta nel nostro continente dalla contrapposizione NATO-Russia ha fatto raddoppiare la spesa per armamenti, sottraendo preziose risorse alla lotta alle diseguaglianze, alle malattie, alla povertà e ad una vera conversione ecologica dell’economia. Alla logica di potenza dei blocchi vogliamo che si sostituisca il concetto della sicurezza condivisa, con un rilancio delle Nazioni Unite e dell’OSCE come fautori principali della sicurezza e della cooperazione comune.

LE NOSTRE RICHIESTE A TUTTI I GOVERNI IN EUROPA e ALLE ISTITUZIONI MULTILATERALI

Per ridurre l’escalation del conflitto e garantire la pace e la sicurezza in Ucraina e in Europa:

1• Attivare i canali diplomatici coinvolgendo il segretario generale dell’ONU e mobilitando innanzitutto la Commissione europea (Mr PESC Borrell) perché promuova con assoluta urgenza i negoziati volti a trovare una soluzione pacifica alla controversia che ormai da mesi tende a inasprirsi e che è precipitata con l’invasione russa del Donbass.

Un’ipotesi che ci permettiamo di suggerire è un “formato Normandia”, per così dire, “aumentato”. Un tavolo presieduto dal segretario generale dell’ONU Guterrez e a cui siedano UE, Germania, Francia, Russia e Ucraina con USA e NATO come osservatori. Stante il presupposto che “un ingresso della Ucraina nella NATO non è all’ordine del giorno” (dichiarazione sia di Scholz che di Macron, che potrebbe essere fatta propria anche da Draghi),  una base possibile per un accordo sarebbe l’implementazione di Minsk (autonomia delle due province del Donbass), l’offerta di collaborazione energetica sia a russi che ucraini con finalità di conversione ecologica (rispetto degli accordi di Parigi sul clima), l’avvio di negoziati per la denuclearizzazione che potrebbero includere una fascia libera dalle armi nucleari anche per evitare il ritorno dei cosiddetti “euromissili”, reso possibile dalla disdetta del Trattato INF del 1987.

Minsk II va ribadita e la Russia deve fare marcia indietro rispetto al riconoscimento delle Repubbliche separatiste ed alla occupazione militare che viola tale accordo. Questo risulterà tanto più fattibile e valido quanto più se parallelamente saranno aperti negoziati sullo statuto delle comunità russofone nei Paesi dell’Est: particolarmente (oltre ovviamente in Ucraina) nei Paesi baltici, soprattutto Estonia e Lettonia dove circa un terzo della popolazione è russofona e formata in maggioranza da cittadini senza più alcuna nazionalità! (cioè delle vere “bombe a scoppio ritardato”!)

2• È evidente che un grave gesto quale quello della invasione militare del Donbass va sanzionato, ma le misure restrittive è bene che non siano autolesioniste e si caratterizzino per un carattere limitato per non porsi da ostacolo alla prospettiva centrale dei negoziati. Non ci sembra che vada in questa direzione il pacchetto sanzionatorio da parte UE che filtra dagli articoli di stampa.

3• Attuare gli impegni nei confronti dell’Agenda delle Nazioni Unite per le donne, la pace e la sicurezza (UNSCR 1325) che richiedono un ruolo sostanziale e significativo per la partecipazione delle donne ai negoziati e la leadership femminile per la prevenzione dei conflitti. Garantire che le donne di tutte le parti del conflitto siano invitate a mediare una risoluzione diplomatica del conflitto e un accordo per una pace duratura.

4• Riprendere l’idea dei vincitori del premio Nobel per la pace: “Abbiamo una proposta semplice per l’umanità: i governi di tutti gli Stati membri dell’ONU dovrebbero negoziare una riduzione congiunta delle loro spese militari del 2% ogni anno per cinque anni”.

Ed ecco anche le nostre richieste al governo italiano perché possa farsi credibilmente parte attiva di questo percorso, oltre la scontata condanna della invasione militare del Donbass e le sanzioni (graduali e moderate) che contro di essa devono essere attivate:

1• Dichiarare l’indisponibilità dell’Italia alla partecipazione al conflitto ritirando i militari oggi schierati nell’Europa orientale.

2• Formalizzare la propria contrarietà all’ulteriore estensione ad Est della NATO.

3• Avviare una nuova politica estera basata sul multilateralismo

4• Sviluppare, per il contrasto immediato al caro energia, una politica energetica strutturalmente pacifica di fuoriuscita dal gas allo stesso modo che dal nucleare e dal carbone: tassazione degli extraprofitti delle imprese (principalmente una compagnia di Stato come l'ENI), che hanno lucrato sugli aumenti stratosferici del gas e accelerare, anche attraverso un PNIEC adeguato, un modello del 100% da fonti rinnovabili.

Ai sindaci e alle sindache delle nostre città chiediamo infine di convocare in Italia i loro colleghi e colleghe delle città delle zone contese in Ucraina e in Russia e di chiedere ai sindaci e alle sindache delle altre città europee di convocare un summit di pace e di dialogo tra quei popoli. Solo costruendo ponti, mobilitando le coscienze ed unendo i popoli, lavorando sui problemi comuni dell'umanità, i signori della guerra potranno essere contrastati e fermati.

****************************************************************************************************************************************************************************************************************

Nota bene. Questa dichiarazione riprende, integra e aggiorna (anche sintetizzandolo) un documento di WILPF internazionale e si inserisce all’interno del percorso delle tre partite che DE+WILPF+partners hanno intrapreso per orientare su sbocchi di “pace verde”.

Nell’attuale congiuntura segnata dall’incombere della emergenza ecologica e dalla minaccia nucleare-militare, sentiamo di dover giocare e vincere tre “partite” tra loro collegate: una di carattere più nazionale, una di carattere direttamente europeo, una europea di carattere globale.

La partita nazionale è quella della riscrittura del PNIEC, la partita europea è quella della tassonomia UE, la partita globale è quella della soluzione della crisi geopolitica Ucraina, che è sostanzialmente un conflitto per il gas che può diventare guerra sul gas.

Queste “partite” non possiamo ignorarle perché sono già in corso ed hanno una evidente intima connessione. Rappresentano dimensioni e livelli di azione che vanno tenuti legati e concatenati logicamente e fattualmente.

La partita del PNIEC finirà in aprile stando ai tempi che ci chiede l’Europa.

La partita della tassonomia europea, in particolare sull’atto delegato che inserisce gas e nucleare tra le fonti sostenibili finanziabili, andrà a chiudersi al massimo nel luglio 2022, con un voto del PE.

La partita distensione sull’Ucraina ha scadenze meno definite, ma il primo obiettivo temporale è una de-escalation militare e l’avvio di negoziati per una tregua geopolitica che ponga le premesse di una solida architettura di pace europea. La de-escalation militare prima si verifica meglio è. Ed i negoziati devono vedere protagonista l’Europa in un modo più convincente e ambizioso che non quello che hanno fatto intravedere i tentativi finora compiuti da Macron e Scholz.

Ciò che rende queste tre “partite” un “campionato” unico è il destino dell’Europa inteso come spazio adeguato alla conversione ecologica, per nuovi assetti di pace e per l’avanzamento di diritti e di democrazia effettiva.

 **********************************************************************

LA CENTRALITA’ STRATEGICA DELLA QUESTIONE ENERGETICA NELLA CRISI UCRAINA

Alfonso Navarra – portavoce dei Disarmisti esigenti (25 febbraio 2022)

Nota bene: In questi appunti manca ancora la parte che deve sviluppare il perché Putin, con l'invasione dell'Ucraina, abbia invece deciso di recidere il possibile asse energetico ed economico con l'Europa ed assecondare una logica di potenza di corto respiro.  I fatti attestano che il suo regime di nazionalismo militaristico, di fondamentalismo ideologico panslavista, di demokratura allergica alle libertà e al diritto, sia più  ottuso e pericoloso di quanto non eravamo disposti ad immaginare...
 
 
Ho sentito in TV vari commentatori, ad esempio mercoledì notte (23 febbraio) Federico Rampini su Rai News 24 (ma non è il solo), sottolineare che Nord Stream 2, al momento bloccato sia da “strane” vicende burocratiche, sia adesso dall’annuncio esplicito del cancelliere Scholz dopo l’invasione russa dell’Ucraina, non c’entrerebbe affatto con l’aumento dei prezzi del gas perché non era e non è in funzione; quindi, non potrebbe influire su questo aspetto.
Ricordiamo che questo gasdotto ha una importanza strategica, raddoppia, aggirando il territorio ucraino, il gemello Nord Stream 1 già operativo da anni: insieme Nord Stream 1 e 2 possono portare fino a 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno.
La tesi di Rampini, e di buona parte della stampa, non regge perché il mercato energetico, che vive di aspettative come tutti i mercati, considerava che il gasdotto sarebbe entrato in servizio a giugno 2022. (Si veda in proposito questo pezzo pubblicato sul sito della LUISS il 17 dicembre 2021: “Nord Stream 2: l’approvazione del gasdotto non arriverà prima del giugno 2022”. Al link: https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2021/12/17/nord-stream-2-lapprovazione-del-gasdotto-non-arrivera-giugno-2022/).
I contratti di compravendita “a termine”, distinti dai contratti “a pronti”, sono identificati dal fatto che la consegna del bene oggetto del contratto (il sottostante) e il pagamento del prezzo pattuito avvengono a una data futura prefissata e non nel momento in cui le due parti raggiungono d'accordo.
Ora questi contratti, detti anche “forward”, si erano adeguati contando su questa scadenza di giugno. Ma dopo l’annuncio di Scholz ecco che i prezzi del gas sono in generale subito saliti dell' 11% ; e per i forward del 23% (secondo Sergio Giraldo su LA VERITA' del 24 febbraio del 2022). In altri termini, è stato stimato che la notizia che NS2 non parta in tempi brevi – e forse addirittura non parta più – valga tra i 25 e i 30 euro a MWh su un prezzo del gas già alto e questa prospettiva si sta trasferendo sui prezzi dei contratti a termine.

"Berlino frena Nord Stream 2, Minsk minaccia: il prezzo del gas decolla")

Rampini e affini, in sostanza tentano di minimizzare l’impatto economico del blocco di NS2 perché, in questo in buona compagnia di gran parte del mondo ecopacifista, distratto e limitato nelle analisi, negano che si possa attribuire valenza strategica alla questione energetica, mentre andrebbe considerata proprio il cuore delle vicende cui stiamo assistendo, coperte da un polverone geopolitico in buona parte distraente sull’allargamento o meno della NATO.
L’asse energetico-economico tra Germania e Russia – questa è l’ipotesi da esaminare – è qualcosa di inaccettabile da parte di una superpotenza americana che vuole restare unico dominus globale e quindi senza concorrenti. È un’ipotesi che condivido con un importante editorialista del quotidiano Il Manifesto, Alberto Negri e che circola anche negli ambienti della rivista di geopolitica “LIMES”.
Washington, già allarmata dalla crescita veemente e aggressiva della Cina, vedrebbe un pericolo esistenziale per sé in questo legame organico che si stabilirebbe tra Berlino, la guida dell’Europa, e Mosca, a capo di una grande potenza militare presidiante uno spazio territoriale con enormi risorse.
La CEE, oggi UE, in un certo senso è stata, a ben guardare, un'invenzione americana. L’Europa unita dai commerci, favorita nel suo sorgere quale contrappeso rispetto all’URSS durante la Guerra fredda, si sarebbe dovuta ulteriormente sviluppare come braccio politico-economico supplementare rispetto a quello militare della NATO nel confronto con il Patto di Varsavia. Terminata quella fase oppositiva della Guerra fredda, l’Europa è cresciuta nella propria densità esistenziale, darsi appunto uno statuto di Unione oltre il semplice spazio di mercato, e iniziare un progressivo allargamento verso Est dopo la caduta del Muro di Berlino. Una dilatazione bene accolta e appoggiata dagli USA nella misura in cui coincideva con il parallelo processo di allargamento della NATO.
Ora vengo al nocciolo del mio ragionamento e vi prego di fare attenzione. Ritengo, con Alberto Negri, ma anche con la rivista “Limes”, che la questione NATO sia più una copertura che la sostanza del conflitto che si sta adesso squadernando con intensità drammatica e forte grancassa mediatica. Secondo la mia ipotesi l’allargamento all’Ucraina della NATO sarebbe un casus belli fondamentalmente fittizio e non solo perché “tecnicamente non all’ordine del giorno per molti anni”, come hanno ricordato Macron e Scholz. Il punto vero è che gli USA insistono sull’importanza strategica dell’Ucraina perché il loro obiettivo è evitare una liaison diretta tra Russia e Germania, a prescindere tra chi possa tra esse diventare il polo dominante (anche se temono che a prevalere alla fine possa essere la potenza militare russa su quella economica tedesca).
Dal punto di vista americano, caldeggiare l’importanza strategica dell’Ucraina, luogo di transito dei gasdotti dalla Siberia per l’Europa occidentale, è un modo per prospettare una Europa che sappia “stare al suo posto”, senza porre problemi all’ordine internazionale di cui gli USA devono restare il fulcro.
Da questo punto di vista i messaggi che sono lanciati ai leaders europei, ed in particolare tedeschi, sono chiarissimi: basta con l’Ostpolitik, non c’è spazio per le velleità di dare alla UE una seria autonomia strategica e politica, soprattutto se questo significa inglobare una Russia che Berlino, più o meno in alleanza con Parigi, probabilmente non riuscirebbe a controllare.
La questione Ucraina è quindi importantissima: da un punto di vista non ufficiale, bisogna essere consapevoli che è sul suo terreno che si gioca una partita che va al di là dell’immediato e riguarda il controllo e l’autonomia dell'intera Europa.
È quella che, come Disarmisti esigenti, abbiamo definito la “terza partita” (la prima è la riscrittura del piano energia e clima, la seconda la tassonomia senza gas e nucleare), in cui impegnare adesso le forze ecopacifiste italiane, nel campionato unico che si gioca, appunto, sul destino dell'Europa.
Ma, già che ci sono, ora vengo brevemente ad un altro abbaglio da parte ecopacifista, quella che porta a paragonare la crisi attuale a quella dei missili di Cuba.
Leggo ad esempio su Il MANIFESTO la solita domanda, questa volta avanzate da Giulio Marcon, in un articolo intitolato: “I venti di guerra della crisi ucraina e il bisogno di pacifismo”:
“Come avrebbero reagito gli Stati Uniti se il Canada avesse partecipato ad un’alleanza militare guidata da Putin? E d’altronde ancora ci ricordiamo come reagirono gli americani quando 60 anni fa i sovietici installarono I missili a Cuba. Si rischiò una nuova guerra mondiale”.
La risposta, in sintesi, è che questa domanda ha senso solo se si entra nella logica assurda della guerra nucleare che potrebbe essere combattuta e vinta con conflitti limitati e graduati, in una escalation programmata che può prevedere l’uso di vari tipi di armi, da campo di battaglia, tattiche, di teatro e per il confronto globale.
Una logica cui una persona dotata di buon senso, ancorata alla società degli uomini e non al risiko da caserma, non dovrebbe offrire il minimo appiglio, perché può avere un senso laddove vari corpi militari stiano litigando per ottenere stanziamenti ai loro progetti di guerra; nella vita reale invece dovremmo renderci conto che non porta differenza che un missile nucleare quale che sia per raggiungere una capitale ci metta cinque minuti oppure mezz’ora.
E lo dico da persona che da 40 anni studia queste strategie nucleari: ma per demistificarle, mica per prenderle sul serio!
L’unica differenza sostanziale accadrebbe se il comando e il controllo dei missili vengono attribuiti interamente all’intelligenza artificiale, che è il pericolo che adesso purtroppo corriamo. Questo sbocco infausto tanto più lo potremo evitare quanto più eviteremo, da pacifisti, di giocare al piccolo stratega rubando il mestiere ai generali: categoria che dovremmo volere mandare definitivamente in pensione…

La neutralità

considerazioni sulla crisi Ucraina di Antonia Sani - WILPF Italia

La posizione di Putin nell'opposizione alla Nato e sui confini con l'Ucraina ci riporta di colpo agli anni della "guerra fredda" , non tanto per l'allora dura separazione (soprattutto ideologica) tra paesi europei usciti dalle ceneri del dopoguerra col Patto di Varsavia, quanto per la decisa volontà del leader russo attuale di rimuovere l'ostacolo rappresentato dal potere degli USA/Alleanza Atlantica sul territorio europeo.

"I paesi dell'est da satelliti sovietici sono divenuti satelliti degli USA, preferendo la Nato all' U.E." (Sergio Romano). È questa un'osservazione fondamentale che ci fa capire la posizione di Putin rivolta in maniera felpata alla ricostituzione della grandezza dell' ex Unione Sovietica (ma non della sua ideologia), ora rappresentata in parte dall'insieme dei luoghi filorussi sul territorio euro-mediorientale...

I "satelliti" passano da Unione Sovietica a simpatie per la Nato piuttosto che per l'UE.

È una palla al piede per Putin ma anche per il Parlamento Italiano ed Europeo con la costituzione del gruppo di Visegrad, ostile al ricordo staliniano.

Ma gli Stati sono eredi- portatori di memorie e azioni tramandate nei decenni e oggi riproposte.

Vediamo Russia e USA: contrapposizione dei due mondi storicamente separati dalla guerra fredda, e da ideali opposti, oggi riaffiorati sul "nemico" storico .

Vediamo Russia e Cina, paesi amici legati da ideologie conquistate e tramandate, modificate, ma con un fondo comune e la via a un particolare capitalismo...

Il gas è oggi l'ago della bilancia. La Russia lo detiene e lo concede a mani larghe. L' Ucraina, porta d'accesso, non deve consentire l' ingresso della Nato alla frontiera con la Russia. Sarà una guerra? Scongiurata dalle mediazioni di Erdogan, Macron e Scholz?

La NATO, una modalità di intervento l'ha escogitata (ma in Ucraina c'è la spaccatura coi separatisti filorussi); una modalità furbesca l'ha trovata: la difesa del «diritto» dell'Ucraina di scegliersi i suoi alleati: in realtà sono soprattutto gli USA a spingere perché l’Ucraina entri nella NATO! Gli Stati UE si inchinano alla NATO una volta trovata la via, compreso l'aiuto alla Polonia...

Su tutto questo la Russia si barcamena assai bene.

Sventa ogni minaccia di guerra, ma resta punto fermo il rifiuto della NATO alla sua frontiera, barriera insormontabile per la Russia di Putin, un mondo dominato dagli USA e le sue alleanze, oggi indebolite dall'insufficiente presidenza Biden.

In realtà è soprattutto l’occidente (il complesso USA/NATO) a considerare la Russia e la Cina come nemici. La Cina in particolare non ha mai cercato di procurarsi delle colonie con la violenza a migliaia di kilometri di distanza delle sue frontiere.

POTREBBE scoppiare all'improvviso, dopo mesi di inviti alla Pace, la GUERRA tra popoli di diversi ideali e culture, ma appartenenti a due mondi storicamente «nemici».

info: Alfonso Navarra, portavoce dei Disarmisti esigenti cell. 340-0736871
 
12 FEBBRAIO MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO LE BUFALE FOSSILI E NUCLEARI
Ci opponiamo al greenwashing nella tassonomia UE delle fonti "sostenibili" finanziabili: non un centesimo da parte nostra al rilancio del nucleare (principalmente) francese!
Per riscrivere il piano energia e clima nel senso della conversione ecologica: non ritorniamo all'atomo e fuoriusciamo al più presto dal gas così come abbiamo deciso di abbandonare il carbone!

Stiamo parlando di influire su decisioni che, globalmente, impattano quanto innumerevoli piccole opere locali (ad es. a Milano lo Stadio Meazza)! E che sono a nostra portata di mano, se sappiamo bene organizzare e concentrare le forze!
In tutta Italia si sono svolte manifestazioni (20 presidi) contro i progetti di nuove centrali a gas.
A Milano ci siamo visti dalle 13:00 alle 15:00 in Piazza Santa Maria delle Grazie.
Valutazione della ventina di partecipanti. "Forse, noi attivisti ecopacifisti, ce la facciamo a giocare le due "partite" (la tassonomia e il PNIEC - Piano nazionale integrato energia e clima) in modo collegato e a vincere il "campionato"!
E Magari riusciamo anche a lanciare un impegno perché la geopolitica attorno alla crisi Ucraina non costringa l'Europa schiacciata tra NATO e Russia a cercare alla rinfusa angosciose soluzioni fossili nell'emergenza energetica ed economica
".
Proponiamo, Disarmisti esigenti, WILPF Italia, Energia felice, Mondo senza violenza e senza guerre, Lega obiettori di coscienza & partners, principali organizzatori del presidio di Milano, la sottoscrizione online di un appello per "svegliare" gli europarlamentari:
https://www.petizioni.com/eurodeputatinonuke
Primi firmatari: Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Luciana Castellina, Eleonora Evi, Federico Butera, Guido Viale (e tant* altr*)
Un incontro on line si terrà oggi dalle ore 18:00 alle ore 20:00 e dovrebbe sfornare idee su come proseguire le campagne ecopacifiste che da tempo stiamo portando avanti:
Il link per partecipare con Google Meet
meet.google.com/jxr-egno-uhx