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DEDICATO ALLE RAGAZZE E AI RAGAZZI

CHE SOGNANO UN FUTURO VIVIBILE

contro le banche fossili, armate e nucleari

Disinvestiamo dalla finanza insostenibile e iniqua che sovvenziona le produzioni di morte

a sostegno dell'inserimento del disarmo negli accordi sul clima proposto per la COP26 di Glasgow dagli ecopacifisti scozzesi

Dopo la contestazione a piazza Affari (sede della Borsa Italiana) delle ore 17

Incontro/discussione con gli attivisti

del Climate Camp (1 ottobre 2021 dalle ore 19)

c/o Centro sporttivo XXV aprile – via Giovanni Cimabue, 24 - Milano

Alfonso Navarra – portavoce dei Disarmisti esigenti

presenta gli obiettivi generali dell'iniziativa, che riflette sul possibile coordinamento di tre campagne di pressione in corso di svolgimento

Alex Zanotelli – missionario comboniano

introduce con un intervento videoregistrato un ragionamento sulla necessità di fermare le armi e le guerre per fare la pace tra gli uomini e con la natura

Andrea Bulgarini – Mondo senza guerre

Interviene sul significato del flash mob appena effettuato in piazza Affari proponendo le modalità dell’azione diretta nonviolenta

Teresa Lapis – WILPF Italia

Propone considerazioni sul concetto di cittadinanza globale e informa sulla campagna ICAN

Antonio De Lellis – ATTAC Italia

Relaziona su debito pubblico e finanza etica

Komm zur Menschenkette der Kampagne "Büchel ist überall! atomwaffenfrei.jetzt"

Una catena umana il 5 settembre ha circondato la base aerea di Büchel in Germania

Quasi 1.000 persone hanno protestato per il ritiro delle atomiche USA

e per l'adesione al trattato ONU per il divieto delle armi nucleari

Circa 1.000 persone hanno preso parte a una catena umana contro le armi nucleari nella base aerea di Büchel nella regione dell'Eifel oggi. Con l'azione, i pacifisti hanno chiesto, in previsione delle elezioni del Bundestag, l'adesione della Germania al divieto delle armi nucleari delle Nazioni Unite e il ritiro delle armi nucleari statunitensi di stanza in Germania. La catena umana è stata organizzata dalla campagna "Büchel è ovunque! atomwaffenfrei.jetzt".

Questo successo (relativo) di partecipazione si è avuto nonostante gli scioperi ferroviari, per cui si è stati in grado di inviare un segnale forte al mondo della politica tedesco impegnato nel voto fissato per il 26 settembre.

(Qui potrebbe essere interessante considerare che due tra i principali partiti concorrenti al cancellierato, la SPD e i Gruenen, hanno nel loro programma elettorale l’adesione al TPAN-trattato ONU di proibizione delle armi nucleari).

"Lo stallo nel disarmo nucleare deve finalmente essere superato. Il governo federale entrante non deve più ignorare il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, entrato in vigore a gennaio, e deve finalmente aderire!

Le argomentazioni dell'attuale governo contro questo trattato storico sono fragili. Invece, una corsa agli armamenti nucleari da miliardi di dollari è attualmente in corso ", hano affermato gli organizzatori della manifestazione.
Intorno alle 13., la catena umana si è chiusa, estendendosi dalla zona industriale di Büchel al Gate 1 della base aerea. Per mantenere le distanze e completare il percorso della catena umana, i manifestanti hanno usato nastri e striscioni.

Tra i partecipanti c'erano anche manifestanti provenienti da altri paesi europei: l’Olanda e il Belgio. Dall’Italia ha partecipato Alfonso Navarra, portavoce dei Disarmisti esigenti, che ha concluso gli interventi dal palco (per la registrazione video andare al link: https://www.youtube.com/watch?v=wxFABSdzBO0 ).

Il Prof. Karl Hans Bläsius (esperto di intelligenza artificiale dell'Università di Treviri) nel suo intervento ha trattato le possibilità crescenti di guerra nucleare per errore.

La politica di distensione oggi significa estendere le relazioni di cooperazione già avviate nel campo della politica climatica al settore della sicurezza e della pace", ha dichiarato Angelika Claußen, presidente di IPPNW Europe e co-presidente di IPPNW Germania.
La base aerea di Büchel è l'ultimo sito rimasto per le armi nucleari statunitensi in Germania. Per l'ammodernamento del sito, la base aerea sarà ampliata nei prossimi anni per 256 milioni di euro. Inoltre, l'approvvigionamento di nuovi sistemi di trasporto è imminente, il che costerà miliardi. La campagna per la cancellazione delle armi nucleari si oppone risolutamente a queste spese insensate. Non è sola a desiderare questo sbocco: nei sondaggi sull’opinione pubblica tedesca, ampie maggioranze sono state a favore del ritiro delle armi nucleari; e questo succede da anni.

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Catena umana antinucleare di Buchel 5 settembre 2021

  1. Qui sotto riportato l’Intervento di Alfonso Navarra dal palco di Buchel (CHE SI PUO’ ANCORA SOTTOSCRIVERE)
  2. Qui di seguito una lista dei firmatari:Alfonso Navarra per i Disarmisti esigenti  - Alex Zanotelli (missionario comboniano)Antonia Sani e Patrizia Sterpetti per WILPF ItaliaEnnio Cabiddu per Sardegna PulitaLuigi Mosca per Armes Nucléaires STOPMario Agostinelli per Associazione Ludato Si’

    Alessandro Capuzzo – per Centro Danilo Dolci Trieste

    Vittorio Pallotti per CDMPI

    Pola Natali Cassola – per Lega per il disarmo unilaterale

    Mario Di Padova – per Lega Obiettori di coscienza

    Fabrizio Cracolici e Laura Tussi – per Memoria e Futuro

    Giuseppe Farinella – Il Sole di Parigi

  3. Possono comunque essere inviati messaggi di solidarietà e adesione alla Campagna tedesca. A Trieste, organizzata dal Comitato pace e convivenza Danilo Dolci, si è tenuto contemporaneamente un presidio collegato alla catena umana. Alessandro Capuzzo ha partecipato il 1 settembre ad Amburgo alla Giornata della Pace, che si celebra in tutta la Germania, collaborando alla raccolta delle firme per un Referendum, che dichiari anche formalmente la città anseatica porto disarmato e di Pace. Referendum reso possibile da un parere emesso ad hoc  dalla Corte Federale Tedesca.

Catena umana alla base aerea di Büchel 

domenica 5 settembre 2021

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INTERVENTO DI ALFONSO NAVARRA, PORTAVOCE DEI DISARMISTI ESIGENTI, DAL PALCO DI BUCHEL

domenica 5 settembre 2021

TESTO IN TEDESCO

An diesem 5. September appellieren wir in Büchel an alle ATOMWAFFENGEGNER:INNEN IN EUROPA: SCHLIEẞEN WIR UNS ZUSAMMEN! LASST UNS UNSERE AKTIONEN KOORDINIEREN!

NEIN zu neuen taktischen Atomwaffen für das Atombündnis NATO!

NEIN zum Comeback der Stationierung von Mittelstreckenraketen in Europa!

NEIN zum Erstschlag mit Atomwaffen!

JA zum Atomwaffenverbotsvertrag!

Unser Ziel ist die weltweite Abrüstung aller Massenvernichtungswaffen, damit die bisher in die Rüstung fließenden Mittel zur Lösung der großen Probleme der Menschheit genutzt werden können.

Auf europäischer Ebene müssen wir verhindern, dass die sogenannte zivile Nutzung der Atomkraft den Stempel der Nachhaltigkeit bekommt. Und wir müssen auch vor den Gefahren der angeblich sicheren Endlagerung der radioaktiven Abfälle warnen. Wir dürfen uns dem Diktat von EU und EURATOM nicht beugen!

Setzen wir uns gemeinsam für eine Gesellschaft ein, die Frieden mit der Natur schließt: Schließen wir uns dem Glasgower Appell eines breiten Bündnisses von Umwelt- und Friedensorganisationen an!

Lasst uns ihrem Vorschlag folgen und den 4. November zu einem Tag der Mobilisierung gegen den militärisch-industriellen Komplex machen, der die Klima- und Umweltkrise vorantreibt.

Auf der UN-Weltklimakonferenz in Glasgow wollen wir fordern, dass die Abrüstung – und zwar insbesondere die Abrüstung der Atomwaffen – als ein absolut unverzichtbarer Schritt zur Verhinderung der globalen Erwärmung anerkannt wird.

Deshalb habe ich für die italienischen AtomwaffengegnerInnen an der Menschenkette in Büchel teilgenommen, in dem wir ein „neues Comiso" sehen.

Deshalb solidarisieren wir uns mit den Menschen, die heute dagegen protestieren, dass hier - wie auch in den Stützpunkten Ghedi und Aviano in Italien – die neuen Atomsprengköpfe vom Typ B61-12 stationiert werden sollen.

Wir wissen, dass die öffentliche Meinung in Deutschland unser Anliegen teilt, und hoffen, dass diese öffentliche Meinung sich auch in den Ergebnissen der Bundestagswahl am 26. September niederschlagen wird.

Wir hoffen, dass sich für uns alle in Europa dann neue Perspektiven eröffnen werden. Die italienische Antiatombewegung, die nach der Katastrophe von Fukushima 2011 mit 27 Millionen Stimmen für den Ausstieg aus der Atomkraft gestimmt hat, wird ihren Teil dazu beitragen, so wie ihr es hier heute tut. Dafür danken wir euch!

 

TESTO IN ITALIANO

IN QUESTA GIORNATA MANDIAMO UN APPELLO: ANTINUCLEARI EUROPEI - DONNE E UOMINI - UNIAMOCI E COORDINIAMOCI!

No alle nuove atomiche tattiche della condivisione nucleare NATO.

No al ritorno dei missili a media gittata in Europa.  (Il riferimento euromissili in Germania viene sempre ricordato come missili a media gittata  n.d.r.)

No al FIRST USE nucleare. (Sì al NO FIRST USE genera confusione in tedesco   n.d.r)

Si all'adesione al Trattato di proibizione delle armi nucleari, perché il nostro obiettivo è giungere ad una eliminazione effettiva in tutto il mondo delle armi di distruzione di massa e convertire produzioni e spese militari alla soluzione dei problemi comuni dell'umanità.

A livello europeo dobbiamo impedire che il nucleare cosiddetto civile sia catalogato tra le energie pulite; dobbiamo altresì denunciare i tentativi di spacciare per sicuri e definitivi i progetti attuali di depositi di scorie radioattive.

Non piegamoci ai diktat di Unione Europea ed EURATOM !

Lavoriamo insieme per una società che faccia la pace con la natura: raccogliamo l'appello proveniente da una ampia coalizione di ecopacifisti nonviolenti e antinucleari di Glasgow.

Seguiamo il loro suggerimento e facciamo del 4 novembre una giornata di mobilitazione contro il complesso militare-industriale che alimenta la crisi climatica e ambientale.

Alla Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite a Glasgow, vogliamo chiedere che il disarmo - ed in particolare il disarmo nucleare - sia riconosciuto come un passo assolutamente indispensabile per prevenire il riscaldamento globale.

Per questo sto partecipando per gli attivisti antinucleari italiani alla catena umana a Büchel, dove noi italiani auspichiamo una "nuova Comiso" (nel senso positivo della smilitarizzazione totale).

Ecco perché siamo solidali con le persone che oggi protestano contro il fatto che le nuove testate nucleari B61-12 saranno stazionate qui - così come nelle basi di Ghedi e Aviano in Italia.

Sappiamo che l'opinione pubblica in Germania condivide la nostra preoccupazione e speriamo che questa opinione pubblica si rifletta anche nei risultati delle elezioni del Bundestag del 26 settembre.

Speriamo che poi si aprano nuove prospettive per tutti noi in Europa. Il movimento antinucleare italiano, che dopo il disastro di Fukushima nel 2011 ha vinto un referendum con 27 milioni di voti per abbandonare il nucleare, farà la sua parte, come state facendo voi qui oggi. Vi ringraziamo per questo!

 

 

 

(info da: https://www.banthebomb.org/index.php/news)

Pace e clima alla COP26

Dal 1° al 12 novembre 2021, Glasgow ospiterà una delle conferenze più significative al mondo sull'ambiente e il cambiamento climatico, nota come COP26.

La COP26 non deve passare senza che i leader mondiali affrontinoi i massicci danni climatici causati dalla guerra e dai preparativi per la guerra. Le organizzazioni di pace in Scozia e nel mondo richiedono un'azione su tutte le forme di conflitto e militarismo, compresa la completa fine delle armi nucleari: senza questo, non ci sarà alcuna possibilità di porre fine alla distruzione ambientale, né alcuna speranza di ridurre le emissioni di gas a effetto serra al livello di cui abbiamo bisogno per evitare i peggiori effetti della crisi climatica.

Immergiti nelle risorse qui sotto per saperne di più su: Eventi e azioni che si svolgono alla COP26 (e nelle settimane precedenti); Opportunità di volontariato; Petizioni; Solidarietà e sostegno, in particolare per gli attivisti del Sud del Mondo; Risorse e materiali della campagna per saperne di più sui legami tra cambiamento climatico e guerra e per far uscire il messaggio; organizzazioni in Scozia e nel mondo che si stanno battendo per la pace e il cambiamento climatico.

Se sei interessato a saperne di più sugli eventi che si svolgono in Scozia in vista della COP26, o se vuoi aiutarci a pianificare e organizzare eventi o fare altri tipi di volontariato, ti preghiamo di contattarci! È possibile contattare singole organizzazioni tramite i collegamenti seguenti o mettersi in contatto con quelli di noi che organizzano per l'azione per la pace e il clima.

 

Eventi e azioni

26 settembre - Disarm for Our Planet: Die-In - In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione delle armi nucleari, stiamo organizzando "Disarm for Our Planet" - un die-in a livello marino a Faslane (e in tutta la Scozia) che richiama l'attenzione sui legami tra armi nucleari, danni ambientali e crisi climatiche. Scopri di più e unisciti a noi.

Proteste analoghe si svolgeranno in tutto il Regno Unito e in Europa. Scopri di più sulle azioni con sede nel Regno Unito tramite CND UKe consulta nuke-free europe network per ulteriori informazioni sul loro Mese dell'azione.

4 novembre - Giornata mondiale d'azione sui cambiamenti climatici e il militarismo - Le organizzazioni per la pace in Scozia e nel mondo organizzano azioni il 4 novembre, durante la conferenza COP26, per richiamare l'attenzione sui legami tra conflitto e cambiamento climatico. Si prega di controllare qui per ulteriori informazioni a breve, e fateci sapere se hai intenzione di organizzare un evento (o vuoi offrirti volontario per partecipare a qualche azione!).

7-10 novembre - Vertice dei popoli per la giustizia climatica - Organizzato dalla Coalizione COP26, il Vertice dei Popoli è uno spazio di convergenza globale per movimenti, campagne e società civile e fornirà un'alternativa al business come al solito di false soluzioni e inazione da parte di nazioni e corporazioni ricche. C'è un invito aperto per le iscrizioni fino al 30 agosto 2021 - scopri di più e invia una proposta qui.

Appello per volontari

Siamo alla ricerca di volontari che aiutino a organizzare un evento per la pace e il clima a Glasgow il 4 novembre 2021 - si prega di contattare campaigns@banthebomb.org per maggiori informazioni o per essere coinvolti!

Petizioni

Aperto alla firma: chiedere ai governi di impegnarsi a ridurre le emissioni militari significative alla COP26 - l'Osservatorio dei conflitti e dell'ambiente.

Aperto alla firma: Smettila di escludere l'inquinamento militare dagli accordi climatici - World Beyond War.

 

Solidarietà e sostegno

Rete famiglia: Se vivi a Glasgow o vicino a Glasgow e sei disposto ad aprire la tua casa agli attivisti in visita durante la COP26, prendi in considerazione la possibilità di registrarti per ospitare l'Homestay Network organizzato da Human Hotel, insieme a Stop Climate Chaos Scotland e cop26 Coalition.

Crowdfunder del servizio di supporto visti: Istituito dalla COP26 Coalition, l'obiettivo di questo crowdfunder è fornire supporto agli attivisti del Global South per ottenere visti di visita per la COP26. Scopri di più e sostielo all'appello qui.

Risorse

XR Peace ha una fantastica collezione di risorse, tra cui articoli, volantini, poster, loghi e grafica, affrontando i legami tra militarismo, conflitto e cambiamento climatico. Scopri di più e accedi alla collezione qui.

Gli scienziati per la responsabilità globale (SGR) hanno una vasta raccolta di relazioni e presentazioni sui legami tra il cambiamento climatico e l'esercito. Scopri di più e accedi alla collezione qui.

World Beyond War ha messo insieme una raccolta di articoli e schede informative sui modi in cui la guerra minaccia il nostro ambiente. Scopri di più e accedi alla collezione qui.

Organizzazioni della campagna

I legami tra guerra e cambiamento climatico sono troppo gravi e urgenti per essere trascurati. Le organizzazioni di tutto il movimento per la pace scozzese stanno facendo campagna per la COP26 e continueranno a lavorare per affrontare le due minacce all'umanità del cambiamento climatico e del militarismo per tutto il tempo necessario al nostro lavoro. Clicca sui nomi delle organizzazioni qui sotto per saperne di più su ciò che facciamo e contatta campaigns@banthebomb.org se si desidera che l'organizzazione sia aggiunta a questo elenco:

XR Pace

Aratri Trident

CND scozzese

Pace e Giustizia

Transizione Edimburgo

Ayrshire Club de Fnd

CND di Edimburgo

Glasgow Club de Football Club

Edimburgo Ferma la guerra

Campo di pace di Faslane

Casa delle Nazioni Unite Scozia

Operaio cattolico di Glasgow

Scozia nord-orientale CND

Medact Scozia

Quaccheri in Scozia

WILPF scozzese

Highlands contro il trasporto nucleare

NukeWatch

 

Coalizioni

La COALIZIONE COP26 è una coalizione della società civile composta da gruppi e individui provenienti da una serie di circoscrizioni elettorali in Scozia e nel resto del Regno Unito - tra cui molte organizzazioni di tutto il movimento per la pace - che si stanno organizzando per la giustizia climatica intorno alla COP26.

Stop Climate Chaos Scotland è una coalizione di oltre 60 organizzazioni della società civile in Scozia che si batte insieme sul cambiamento climatico, comprese organizzazioni di tutto il movimento per la pace.

 

 

Buchel, No first use e preCOP - e COP26 - verso il coordinamento antinucleare europeo

Sotto, dopo la convocazione dell'incontro online del 14 agosto 2021, sui punti sopra citati, con obiettivo la mobilitazione alla preCOP di Milano,  riportiamo gli appelli  di:

1 - Climate Open Platform

2- Climate Justice Platform (si prevede una assemblea preparatoria per il 12 settembre 2021)

3 - XR PACE Italia

L'appello di XR PEACE per Glasgow è rinvenibile al link:

 

Incontro organizzativo online il 14 agosto 2021(ore 16-20) al seguente link:

meet.google.com/zgd-svbc-cwj

Proseguiamo il cammino iniziato come Disarmisti esigenti e partners con due precedenti incontri online. Questo è l'avviso della discussione operativa che proponiamo, con lo  scopo di chiarimento organizzativo, non come proiezione esterna.
Questa volta sottolineiamo che facciamo uno speciale riferimento all'appello di XR PEACE dal Regno Unito per inserire il disarmo negli accordi di Parigi sul clima mobilitandoci con questo obiettivo alla COP26 di Glasgow, dal 1 al 12 novembre.
Nell'agenda della discussione focalizzeremo l'interesse su due scadenze:
1- in Germania, il 5 settembre a Buchel (preceduto dal referendum ad Amburgo per vietare l'attracco nel porto a chi trasporta armi: è prevista una manifestazione il 1 settembre cui partecipa il comitato di Trieste);
2- il 28 settembre, fino al 3 ottobre, alla preCOP di Milano,  che precede Glasgow.
Qui i movimenti si stanno attrezzando con contenitori (piattaforme) entro cui poter inserire, facendo rete, varie possibili iniziative.

E' stato inviato, da parte dei Disarmisti esigenti, documento sotto riportato di adesione alla Climate Open Platform, la Rete promossa dagli FFF, che ha un'ottica di pressione verso il livello istituzionale, ed abbiamo prenotato il 30 settembre l'Auditorium Valvassori Peroni per tenervi un convegno sul PIANO ENERGETICO E CLIMATICO ALTERNATIVO con particolare attenzione all'occupazione (si propone di lanciare uno studio da finanziare).
Lo stesso potrebbe essere fatto con la Climate Justice Platform, altra Rete promossa da altri soggetti di movimento, ad esempio i No TAV, che organizza un campeggio per contestare alla radice il meccanismo delle COP, giudicato però fallimentare in partenza "perché dietro la COP agiscono interessi finanziari che non hanno a cuore la tutela della vita e degli ecosistemi, ma la tutela di interessi privati".
Anche XR Italia sta organizzando un suo campeggio con un'ottica di "disruption": lo slogan è "solleviamoci a Milano"! L'idea è di organizzare azioni dirette nonviolente organizzandosi in "gruppi di affinità" auronomi, ma con strutture nazionali di supporto.

Una presenza autonoma e organizzata di XR PACE potrebbe essere utile perché potrebbe, sull'esempio inglese, dare voce e ruolo al mondo ecopacifista di solito ignorato. L'obiettivo di una azione simbolica potrebbe riguardare la contestazione delle banche armate e nucleari.

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Da parte di Alfonso Navarra - portavoce dei Disarmisti esigenti - cell. 340-0736871
www.disarmistiesigenti.org

I Disarmisti Esigenti, consapevoli dell'intreccio inestricabile tra minaccia nucleare-militare, minaccia ecologico-climatica e minaccia dell'ineguaglianza sociale, ed impegnati nei limiti delle loro possibilità e forze a contrastarle, sono convinti che la lotta per la pace debba promuovere la giustizia ambientale nel mondo: deve essere riconosciuto il diritto delle comunità e dei popoli a esercitare, in nome e per conto dell'umanità e della terrestrità, il pieno controllo sulle risorse naturali ed energetiche del proprio territorio.

La Climate Open Platform, nel suo appello, con giustizia climatica intende quel cambiamento sociale, economico e politico volto a fermare ed invertire gli effetti del cambiamento climatico e ridistribuire in modo equo risorse e benessere a livello globale, attraverso un ruolo forte degli stati e la centralità della democrazia reale e della partecipazione.

Condividendo questa premessa,  abbiamo deciso di aderire a questa importante e utile rete organizzativa, che vuole prendere voce in occasione della preCOP di Milano e COP26 del prossimo novembre a Glasgow (Scozia), dove si riuniranno le nazioni di tutto il mondo per decidere sul futuro di tutti gli abitanti del pianeta.

Il nostro contributo caratterizzante starà nello sforzo di fare convergere l'istanza antinucleare, intesa come opposizione all'atomo di guerra ma anche a quello presunto civile, con la priorità urgente delle campagne per la proibizione delle armi nucleari, il no first use, e il no al ritorno degli euromissili in Europa, nell'insieme delle tematiche di lotta dei movimenti per l'alternativa.
L'obiettivo è di inserire la valutazione delle attività militari e belliche - e quindi il disarmo come soluzione al grave inquinamento da esse prodotte - negli accordi di Parigi sul clima.

E' un obiettivo - il disarmo anche nel suo impatto ecologico - che riteniamo rientri del tutto logicamente nell'impegno complessivo degli altri convergenti nella Piattaforma, cioè, come recita l'appello della rete, "la difesa della vita sul Pianeta cui apparteniamo dall’approccio predatorio ed estrattivista che i potenti della terra hanno portato avanti negli ultimi secoli".

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CLIMATE OPEN PLATFORM: COSA VOGLIAMO?

Gli Accordi di Parigi della COP21 del 2015 sembravano un importante primo passo nella giusta direzione. A sei anni di distanza i risultati conseguiti sono largamente insoddisfacenti.

L’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi è stato messo in discussione, tanto che ora si parla di non superare i 2 gradi. Ma tra i due valori c’è un’enorme differenza rispetto all’impatto sugli ecosistemi e alla vita delle persone che vivono nelle zone più a rischio.

Siamo stanchi che la crisi climatica non venga presa sul serio e siamo stanchi delle promesse vuote di politici e governi di tutto il mondo. Sono stati fatti timidi passi avanti, ma non si è ancora agito con la necessaria urgenza e concretezza, mentre già si abbattono su di noi fenomeni meteorologici estremi, desertificazione e molti altri eventi cataclismici.
Siamo stanchi dell’opera di inquinamento e greenwashing del dibattito pubblico da parte delle compagnie petrolifere, delle lobby private e di tutti gli altri grandi devastatori del pianeta. Pensiamo sia importante che la vita sul pianeta venga difesa dall’approccio predatorio ed estrattivista che i potenti della terra hanno portato avanti negli ultimi secoli.

Per questo è fondamentale prendere voce in occasione della COP26 del prossimo novembre, a Glasgow (Scozia) dove si riuniranno le nazioni di tutto il mondo per decidere sul futuro di tutti gli abitanti del pianeta.

Le tappe di avvicinamento verso questo evento si terranno proprio nel nostro Paese, a Milanotra il 28 settembre e il 2 Ottobre. La Youth4Climate e la PreCOP sono chiamate ad avanzare raccomandazioni e a definire i temi chiave per i negoziati del mese successivo.

Diamo quindi vita al percorso “Climate Open Platform”. Come società civile movimenti vogliamo fare la nostra parte, monitorando e cercando di influenzare i processi istituzionali, in accordo con le associazioni e i movimenti che agiranno a Glasgow e che condividono il principio guida della nostra azione: la Giustizia Climatica.

Con giustizia climatica intendiamo quel cambiamento sociale, economico e politico volto a fermare ed invertire gli effetti del cambiamento climatico e ridistribuire in modo equo risorse e benessere a livello globale, attraverso un ruolo forte degli stati e la centralità della democrazia reale e della partecipazione.

Un impegno di giustizia che conferisce al riscaldamento globale una dimensione etica e politica, oltre che ambientale, e che esige di considerare l’impatto sproporzionato dei cambiamenti climatici sui cittadini e sulle comunità, sia nelle economie ricche che in quelle impoverite. I gruppi sociali e i popoli più vulnerabili sono infatti quelli che ne subiscono l’impatto maggiore anche se sono i meno responsabili delle emissioni climalteranti complessive. I diritti dei popoli, specialmente nelle aree del mondo storicamente e/o tuttora sfruttate, devono essere tutelati.

Premettendo che:

  • Nei rapporti IPCC (in particolare “Special Report: Global Warming of 1.5°C”), l’abbandono dei combustibili fossili è una costante per gli scenari di sviluppo che permetterebbero di raggiungere il traguardo degli 1.5°C. Pertanto è necessario che non siano autorizzati nuovi progetti di ricerca, estrazione, processazione (trasformazione) e consumo di combustibili fossili, e che si proceda ad una graduale riconversione di quelli esistenti, procedendo verso una giusta transizione.
  • UNFCCC sostiene che la transizione ad un’economia circolare sia necessaria: la produzione ed i consumi devono seguire i ritmi dettati dai reali bisogni umani compatibilmente con le risorse naturali. Abbandonando quindi l’idea di una crescita infinita in un mondo finito, anche la finanza deve cambiare radicalmente il suo approccio disinvestendo dalle fonti fossili e dai progetti estrattivi incompatibili con la tutela del pianeta e chi lo vive, reindirizzando le risorse verso iniziative realmente sostenibili e solidali.
  • Affinché la lotta per la giustizia climatica segua il consenso scientifico affidandosi alla migliore scienza a disposizione e affinché la comunità scientifica abbia un ruolo attivo nel contribuire a determinare gli obiettivi ed i passaggi della transizione verso uno scenario climatico stabile e sicuro per il pianeta e chi lo vive, la conoscenza scientifica deve essere libera, gratuita, accessibile e partecipabile. Nessuno deve trarre profitto sulla conoscenza scientifica e per questo ribadiamo anche la necessità che i vaccini per il Covid siano liberi dai diritti di proprietà intellettuale.
  • Numerosi studi e statistiche sottolineano il legame tra crisi climatica e violazioni dei diritti umani: il cambiamento climatico mette a rischio la sicurezza ed i mezzi di sostentamento di miliardi di esseri umani. I diritti umani (includendo ma non limitandosi a quelli sanciti nella carta internazionale dei diritti umani) e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, devono essere garantiti per tutte e tutti, ovunque. Assieme ai diritti umani vanno riconosciuti i diritti della natura, così come sostenuto dalle cosmogonie indigene.
  • I popoli e territori che stanno soffrendo per primi e più duramente gli effetti della crisi climatica hanno in comune un passato di sfruttamento da parte delle potenze coloniali e sono quelli che hanno minori responsabilità per la crisi climatica. La lotta per la giustizia climatica è quindi una lotta antirazzista e anticolonialista. È necessario smantellare il sistema che continua a perpetrare disuguaglianze e sfruttamento su scala globale. È necessaria l’introduzione di riparazioni verso le comunità del Sud Globale e le comunità indigene di tutto il mondo, esigendo il finanziamento immediato del Green Climate Fund e ripagandole appieno attraverso una redistribuzione di potere e risorse, nonché la cancellazione del debito dei paesi più poveri.
  • La lotta per la giustizia climatica è una lotta transfemminista che promuove l’abolizione dei ruoli di genere e delle dinamiche patriarcali nella famiglia, nella società, nell’economia, nella politica ed in ogni altro contesto.
  • È ormai appurato il legame tra pandemia, zoonosi e distruzione degli ecosistemi. La tutela degli ecosistemi è tutela del benessere e della salute umana, e poiché vige una relazione di interdipendenza tra ogni essere vivente, è importante che venga protetta. Al perseguimento di questo obiettivo sarà fondamentale la COP15 sulla Biodiversità che deve definire limiti più stringenti per la conservazione della biodiversità e opporsi a tutti gli interventi che la alterano, a partire dall’introduzione di specie invasive fino all’inquinamento di suolo, acqua e aria.
  • La crisi climatica mette a rischio milioni di posti di lavoro in tutto il mondo. Per tutelare le lavoratrici ed i lavoratori è necessaria una giusta transizione ecologica, che non può avvenire a loro spese. Devono essere definiti, attraverso percorsi partecipativi, piani per la giusta transizione per pianificare un nuovo modello di sviluppo sostenibile e creare nuovi posti di lavoro e misure di giusta transizione, ammortizzatori sociali universali, formazione permanente e riqualificazione professionale. I diritti delle lavoratrici e dei lavoratori devono essere tutelati ed i loro mezzi di sostentamento garantiti durante e dopo la transizione verso un’economia sostenibile.
  • Il nostro pianeta, l’unico che abbiamo, è un bene comune condiviso da chiunque lo abiti. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e ogni migrante deve vedersi riconosciuti i diritti fondamentali, soprattutto in una situazione di crisi pandemica e climatica che aumenta le disuguaglianze su scala globale. La COP26 deve procedere speditamente per il riconoscimento dei migranti ambientali e relativo sostegno a programmi di adattamento e riparazione di danni e perdite (loss & damages).
  • I progetti delle grandi opere inutili, dannose e inquinanti non sono più sostenibili e vanno favoriti interventi più localizzati che garantiscano la salute dei territori e di chi li abita.
  • Riconosciamo il fondamentale ruolo che un’istruzione gratuita e libera dai finanziamenti dei privati ha nel dare a noi e alle prossime generazioni gli strumenti essenziali per immaginare e praticare una transizione ecologica e un cambiamento giusto ed equo.

A partire da queste premesse, la Climate Open Platform si propone di essere uno spazio di convergenza politica e organizzativa, in cui continuare un lavoro collettivo basato sul confronto e il consenso tra tutte le realtà e gli individui che vorranno prendere parte alla costruzione di questo percorso.

Durante l’ultima settimana di settembre, in contemporanea con gli incontri di Youth Cop e Pre Cop, Climate Open Platform organizzerà a Milano l’Eco-social Forum, una settimana, di eventi, iniziative, dibattiti, azioni, che mettano al centro la battaglia per la giustizia climatica e sociale, e scenderà in piazza il 1 e 2 ottobre, tornando a portare nelle strade della città la lotta per un mondo più giusto.

Inoltre Climate Open Platform valuterà la partecipazione o la solidarietà ad azioni e mobilitazioni non violente per la giustizia climatica organizzate da altri/e attivisti/e, organizzazioni e movimenti, che promuovano un orizzonte di rivendicazione coerente con questo appello.

Verso e durante questi importanti eventi vogliamo costruire un percorso che faccia sentire la nostra voce, la voce di tutte e tutti, la voce di chi vuole dare un futuro diverso al pianeta.

Diffondiamo, partecipiamo, organizziamoci!

 

 

Hanno aderito fino ad ora: 

A Sud Onlus, ActionAid, ARCI, Associazione Terra!, Animal Save Italia, Attac, CGIL, Climate Save Italia, CUB,  Fridays for Future Italia, Fairwatch, Focsiv, Fondazione Univerde, Fondazione Finanza Etica, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Greenpeace Italia, Gruppo Abele, IPSIA – Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI, Health Save Italia, Laudato si’, Legambiente, Libera Contro le Mafie,  Link – Coordinamento Universitario, Mani Tese, Parents For Future,  Rete della Conoscenza, Rete degli Studenti Medi, Rinascimento Green, Sbilanciamoci!, Sì alle energie Rinnovabili No al Nucleare, Società della Cura, Teachers For Future, Unione degli Studenti, Unione degli Universitari,  UP – su la testa!, Valori.it, WWF Italia, WWF YOUng

ACRA, Arci provinciale Como, Arci Noerus, Arci Ecoinformazioni, Associazione Alfonso Lissi, Associazione Territori – Natura Arte Cultura, Associazione Futuro sostenibile in Lomellina OdV, Auser Como, Battito D’Ali, Cantiere Milano, CeVI – Centro di Volontariato Internazionale, Coordinamento ravennate Per il Clima-Fuori dal Fossile, Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona, Comitato referendario Acqua Pubblica Brescia, Comitato Baiamonti Verde Comune, Comitato La goccia, Comitato Salviamo il Parco Bassini, Comitato Chiapas “Maribel” di Bergamo, Colomba – Cooperazione Lombardia, Comitato milanese acqua pubblica, comitato No logistica di Trivolzio, Comitato No alla strada nel parco, Como Iubilantes, Rete dei Cammini, Comitato Parco Regionale Groane – Brughiera, CSF – Como senza frontiere, Circolo Ambiente Ilaria Alpi – Cantù, Comunità Laudato Si’ Pavia , Coordinamento No Pedemontana, Culturaintour, Fiab Como Biciamo, Dimensioni Diverse Onlus, Emergenzaclimatica.it, FIOM Milano, FIOM Lombardia, FLC Milano, Fondazione Gaia, Il sellino spiritato, Il Faggio sul Lago (Como), ISDE Medici per l’Ambiente sezione di Como, Istituto Oikos ONLUS, Lato B, Legambiente Lombardia, Libera Lombardia, Lipu Como, Orsa Pro Natura Peligna Sulmona, Milano Climate Save,  Movimento No TAP della Provincia di Brindisi, Mutuo Soccorso Milano-Lambretta, No Hub del gas Abruzzo, R.E.S.T.A, Rete della Conoscenza Milano, ReteScuole, Sportello Donna Pavia, Statale Impatto Zero, Stati Generali delle Donne Pavia, Studenti Tsunami, Unione degli Studenti Lombardia, We For The Planet, WWF Insubria, WWF Lombardia, WWF Trentino

Per adesioni info@climateopenplatform.org

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Verso la Precop di Milano: appello per un Climate Camp (infoaut.org)

Verso la Precop di Milano: appello per un Climate Camp

Tra il 27 settembre e il 2 ottobre si terranno a Milano alcuni appuntamenti preparatori alla COP26 di Glasgow. In 27 anni di esistenza, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici non è mai riuscita a imporre un netto cambio di rotta in termini di emissioni climalteranti e contrasto alla crisi climatica. Di fronte ai limiti della Conferenza delle Parti, abbiamo deciso di costruire uno spazio alternativo alla Youth COP e alla Pre-COP milanesi, un Climate Camp che si terrà a Milano dal 30 settembre al 3 ottobre. Per questo invitiamo tutte le realtà impegnate nella lotta politica, ecologica, transfemminista e per la giustizia sociale a farne parte e a contribuire alla costruzione della Climate March che proponiamo a Milano il 2 ottobre 2021. Per la costruzione di questa mobilitazione invitiamo tutt* all’assemblea pubblica del 12 settembre della Climate Justice Platform.

La nuova normalità in cui abbiamo imparato a vivere ha esacerbato vecchie disuguaglianze e ha cambiato il nostro modo di attraversare la realtà. Le nostre città si sono rivelate incapaci di fermare la pandemia in atto e quelle che verranno, perché senza alcun cambiamento strutturale ne verranno molte altre, come gli scienziati ci ripetono da 30 anni. La crisi umanitaria, che ha colpito in modo diverso le aree ricche e quelle povere del pianeta, è stata gestita cercando di proteggere prima di tutto l'economia e solo in secondo luogo la vita delle persone, alcune delle quali hanno continuato a lavorare ininterrottamente e con pochissime protezioni. Gli sviluppi di questa crisi hanno riconfermato che il benessere profondo delle persone, l'istruzione, la socialità e la salute mentale non rientrano tra le priorità del sistema in cui viviamo.

I governi hanno finto di ascoltare le richieste dei movimenti per la giustizia climatica, istituendo ad esempio in Italia il Ministero della transizione ecologica. Un Ministero che però non mette in discussione il modello di sviluppo capitalista, che continua a mettere al centro l'accumulazione di profitto anziché il benessere delle comunità.

Governi e aziende cercano consenso ricorrendo alla retorica della transizione che la crisi climatica ed ecologica rende necessaria. Questo "cambiamento", guidato dalla finanza e dai governi, consegna nelle mani delle grandi corporation un mercato che affonda le radici in nuovi territori da depredare e popolazioni da affamare per non rallentare la produzione. Per noi, invece, "cambiamento" significa far cessare immediatamente il paradigma della crescita infinita, fatto di estrattivismo e dominio esercitati sui corpi e sui territori, di sopraffazione e speculazione, di lavoro di cura invisibilizzato imposto ai corpi delle donne.

La serie di incontri preparatori e la COP26 si terranno in una fase storica decisiva, durante una crisi economica e sociale di dimensioni globali, in un momento in cui si deciderà il futuro della vita sul pianeta. Negli ultimi trent’anni il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sulla limitazione del danno e spesso non si è giunti che alla firma condivisa di generiche dichiarazioni di intenti, a volte senza riuscire nemmeno ad arrivare a un accordo, invece che affrontare i problemi ecologici da un punto di vista strutturale. Nel frattempo le condizioni generali dell'ecosistema sono peggiorate enormemente e la finestra temporale in cui l'agire può generare effetti sensibili si restringe ogni giorno di più. I governi non hanno coscienza della gravità della crisi in cui siamo: abbiamo affidato la nostra vita a persone che non sono adatte a proteggerla.

Le rivendicazioni dei movimenti per la giustizia climatica devono essere intersezionali, accogliendo e facendo proprio il principio think global, act local: per questo la Climate Justice Platform ha lanciato e sta costruendo appuntamenti di condivisione e convergenza come il Climate Camp (30/09-03/10) e la costruzione del corteo della Climate March (02/10). Crediamo che dopo tutto ciò che è successo negli ultimi anni sia davvero impossibile proseguire sulla stessa linea e che si debba riconoscere che le COP, pur avendo una minima capacità decisionale data dalle sanzioni che prevedono, sono espressione di un mondo in cui il potere finanziario e lobbistico domina su quello istituzionale. Nel frattempo siamo arrivati a un limite che l'intero sistema non può superare. In Italia, nonostante i problemi portati alla luce dalla crisi climatica e da quella pandemica, il governo Draghi ha impostato l'intero Piano di Ripresa e Resilienza con l'obbiettivo di rilanciare l'estrattivismo, le grandi opere inutili e le produzioni industriali inquinanti. Mentre la Sardegna brucia e la provincia di Como è devastata dalle piogge anomale di questo luglio, la salvaguardia e la cura dei territori vengono nuovamente sacrificati sull'altare della crescita e del profitto. Continua ad essere portata avanti una gestione delle risorse criminale e violenta, mentre il ministro della "transizione ecologica" ha definito la stessa come un "bagno di sangue", perpetrando la narrazione falsa della contrapposizione tra ambiente e lavoro. E mentre in Italia succede questo, il resto del mondo è anch’esso devastato da eventi atmosferici estremi, che sono destinati a inasprirsi sempre più.

La contraddizione tra capitale e vita è insanabile e ragionando con le stesse logiche che ci hanno condotto fin qui non è possibile trovare soluzioni.

Nell'ultimo decennio sono nate esperienze politiche nuove e globali, che seguono un dialogo costante nato tra le lotte per la decolonizzazione e per il superamento del patriarcato. Vorremmo cogliere questa occasione per dare vita a un momento largamente partecipato in cui si raccolga la saggezza collettiva, si confrontino idee e pratiche rivoluzionarie, analisi e esperienze di comunità, proposte di mutamento e pratiche quotidiane di liberazione dal sistema tossico di cui siamo tuttə vittime. Per questo invitiamo tutte le realtà impegnate nella lotta politica, ecologica, transfemminista e per la giustizia sociale a partecipare a questo appuntamento.

Mettere a disposizione uno spazio di discussione, confronto e azione come il Climate Camp, sentiamo sia un atto dovuto.

Per concludere, rinnoviamo il nostro invito il 12 settembre all'assemblea pubblica della piattaforma, dove verrà presentato il programma del Climate Camp (30/09-03/10) e dove costruiremo anche la Climate March del 2 ottobre.

Prenota il tuo posto al Climate Camp tramite il form che trovi al link sottostante:

https://climatecamp.wufoo.com/forms/zjnk7x604w4nj8/

Per aderire scrivi alla pagina!

- Kasciavìt

- C.S. Azadì

- Extinction Rebellion Milano

- Ecologia Politica

- GreenPeace Italia

- CSA Baraonda

- RiseUp For Climate Justice

- Macao

- Extincion Rebellion Italia

- Baronata

- Offtopic

- Survival International

-OurVoice

-Mezzocannone Occupato

-Laboratorio Insurgencia

-Coordinamento Kaos

-FridaysForFuture Napoli

-Qui si muore - SOS Molise

-Napoli, Chiaiano

-Rete Commons

-Stop Biocidio

- Centri sociali del nordest

- coord. Studenti medi Venezia Mestre

- Loco

- Assemblea permanente contro il rischio chimico-porto Marghera

- Comitato Opzione Zero

- No dal Molin

- Comitato no maxipolo

- FFF Treviso

- FFF Padova

- FFF Venezia Mestre

- FFF Trento

- FFF Vicenza

- Comitato no grandi navi

- pfasland Veneto

-Movimento NoTav

-Fridays for future alessandria

-Comitato Stop Solvay

-No deposito nucleare nè qui nè altrove

-Laboratorio Sociale Alessandria

-Casa delle Donne

-Nudm Alessandria

-Adl cobas Alessandria

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Extinction Rebellion - Italia

DAL G20 ALLA COP26. PASSANDO PER MILANO.

A luglio, i ministri dell’ambiente delle potenze del G20 - che rappresentano più del 90% della produzione economica mondiale - si sono riuniti a Napoli. Questo incontro avrebbe dovuto fornire un enorme trampolino di lancio verso la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite, la COP26, che si terrà a novembre a Glasgow. Ma così non è stato.

I paesi del G20 hanno fallito, ancora una volta. Hanno fallito nel trovare l’intesa sulla data per l’uscita definitiva dalla fonte fossile più inquinante, il carbone. Allo stesso modo, hanno fallito nel concordare il più ambizioso obiettivo di limitare il riscaldamento globale ad un aumento di 1,5°C.

Il prossimo passo avverrà a Milano, dove dal 28 settembre al 3 ottobre si terrà la YouthCOP e la PreCOP. La prima sarà un incontro di una delegazione di giovani e la seconda sarà l’incontro tecnico e politico preparatorio alla COP26 di Glasgow, la 26esima Conference of Parties, dove i leader globali si incontreranno per discutere dei cambiamenti climatici.

Anche noi saremo lì.

Perché le 25 COP precedenti non hanno agito davanti alla crisi in atto. Perché in 25 anni governi e media non hanno detto la verità, perché gli incontri dei grandi del mondo escludono la cittadinanza, opponendosi ad una sempre più necessaria democrazia partecipativa.

Per unirti alle Azioni Dirette NonViolente che porteremo a Milano come Extinction Rebellion trovi tutte le informazioni nella sezione “Come Partecipare” qui sotto.

MILANO CLIMATE CAMP

Intendiamo cogliere l’occasione per dare vita a un movimento largamente partecipato in cui si raccolga la saggezza collettiva, si confrontino idee e pratiche rivoluzionarie, analisi e esperienze di comunità, proposte di mutamento e pratiche quotidiane di liberazione dal sistema tossico di cui siamo tuttə vittime. Per questo invitiamo tutte le persone e le realtà impegnate nella lotta politica, ecologica, transfemminista e per la giustizia sociale a partecipare, contribuire e aiutarci nella costruzione del Climate Camp che si terrà a Milano tra il 30 Settembre e il 3 Ottobre 2021. Più informazioni sul Climate Camp sulla pagina facebook dedicata e sulla scheda dell’evento.

MOSTRA COMUNICARE LA CRISI

 Vogliamo organizzare una Esposizione Artistica Collettiva che generi idee nuove di comunicazione sulla crisi eco-climatica che possano ispirare modi diversi di comunicare la crisi, aggirando i blocchi psicologici difensivi, con messaggi stimolanti, fuori dai soliti schemi.

Per questo, nelle giornate di mobilitazione, al Tempio del Futuro Perduto di Milano, organizzeremo la mostra “Come comunicare la crisi Eco-Climatica?”. Ci piacerebbe che la produzione artistica si concentrasse sulla creazione di opere in formato poster, che crediamo possa rivelarsi fondamentale nel comunicare con un pubblico vasto e eterogeneo.

Per più informazioni riguardo al materiale artistico da inviare e la mostra, puoi scaricare, cliccando sulle parole, L’INVITO e LE ISTRUZIONI. La scadenza per la consegna delle opere e il 5 settembre, se deciderai di contribuire puoi compilare questo form, mentre per più informazioni puoi scrivere a xrartmilano@protonmail.com.

 From the 27th of September to the 3rd of October, we will organize a collective art exhibition called “How to communicate the Ecological and Climatic Crisis?”. We would like the artistic production to focus on the creation of works in poster format. All of the information and guidelines needed to partecipate can be found in THIS FILE, the deadline for the delivery of the artworks is September the 5th.

COME PARTECIPARE

Durante la mobilitazione a Milano in occasione delle giornate della PreCOP i Gruppi di Affinità e i Gruppi Locali saranno autonomi nel pianificare e realizzare azioni, coordinandosi tra loro e con il supporto dei gruppi di lavoro nazionali. Anche se non sarai fisicamente a Milano, il tuo contributo può essere fondamentale. Scopri come!

UNISCITI AD UN GRUPPO LOCALE

Contatta il Gruppo Locale più vicino a dove vivi, partecipa alle riunioni, alle formazioni, alla pianificazione delle azioni e per unirti ad un gruppo di affinità (vedi meglio sotto). In particolare, se vivi nella zona di Milano, contatta il gruppo locale a xrmilano@protonmail.com per partecipare all’organizzazione degli eventi!

FORMA UN GRUPPO DI AFFINITÀ

I Gruppi di Affinità sono i gruppi autonomi e operativi nelle azioni di Extinction Rebellion. Sono la parte fondamentale nella progettazione delle azioni! Osservando le richieste e i principi di Extinction Rebellion, chiunque può formare un Gruppo di Affinità insieme alle persone con cui si sente in sintonia ad entrare in azione.

Per formare un GDA (o unirti ad uno!) contatta ə ribelli del tuo gruppo locale o di quello più vicino a te e segui una formazione online o in presenza: qui trovi gli eventi in programma - se non ci sono formazioni che fanno al caso tuo, puoi contattare il gruppo locale più vicino oppure il Gruppo Escalation.

Fai già parte di un GDA? Coordinati con gli altri GDA per pianificare insieme le azioni di Milano attraverso il Consiglio delle Azioni, ogni venerdì alle 18! Per partecipare, scrivi a squirrel.xr@protonmail.comAssicurati che almeno una persona del tuo GDA stia partecipando alle chiamate del Consiglio delle Azioni!

ENTRA IN UN GRUPPO DI LAVORO DI XR SUPPORTO ITALIA

I gruppi di lavoro di XR Supporto Italia (SIT) sono dei gruppi che supportano i diversi aspetti delle azioni e mobilitazioni di Extinction Rebellion in Italia. C’è tanto lavoro da fare in questo super organismo e il contributo di ognunə è importante. Esplora i diversi gruppi di lavoro e scopri come meglio puoi contribuire col tuo tempo e competenze all’organizzazione del movimento.

 

In questa pagina si trovano:

1 - la nota stampa del CNR sul VI rapporto IPPC

2

 

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NOTA STAMPA

Sesto Rapporto IPCC - Working Group I su nuove conoscenze e cambiamenti climatici

09/08/2021

In occasione della presentazione del rapporto del Working Group I dell’Intergovernmental Panel on Climate Change  (Ipcc) che delinea le nuove conoscenze scientifiche in merito ai cambiamenti climatici, ai loro effetti e agli scenari futuri, di seguito sono proposti i dati del VI rapporto Ipcc riassunti e forniti dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Bologna.

Sesto Rapporto IPCC – Working Group I

Annalisa Cherchi, Susanna Corti, Sandro Fuzzi

Lead Authors IPCC WG I

Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima

Consiglio Nazionale delle Ricerche

Bologna

INTRODUZIONE SU IPCC

Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), creato dalle Agenzie delle Nazioni Unite UNEP (UN Environmental Program e WMO (World Meteorological Organisation) nel 1988, ha il compito di redigere a scadenza regolare rapporti di valutazione sulle conoscenze scientifiche relative al cambiamento climatico, ai suoi impatti, ai rischi connessi, e alle opzioni per la mitigazione e l’adattamento.

È attualmente in corso di finalizzazione il 6° Rapporto IPCC (AR6).

Ogni Rapporto IPCC si compone di tre parti, ognuna redatta a cura di un apposito Working Group (WG).

  • Working Group I: valuta le nuove conoscenze scientifiche emerse rispetto al rapporto precedente.
  • Working Group II: valuta gli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e la società e le azioni di adattamento necessarie.
  • Working Group III: valuta le azioni di mitigazione del cambiamento climatico.Ogni WG redige un rapporto mediamente dell’ordine di 2-3000 pagine, accompagnato da un Riassunto tecnico che mette in evidenza i punti salienti del rapporto e un breve Summary for Policy Makers ad uso dei responsabili politici dei paesi associati all’ONU, nei quali sono condensate per punti essenziali tutte le informazioni analizzate nel dettaglio nei singoli rapporti.

    Ogni WG si compone mediamente di 200-250 scienziati (Lead Authors) scelti su proposta dei singoli governi dal Bureau IPCC. La partecipazione dei singoli scienziati è volontaria e non retribuita.

    È bene ricordare che i risultati dei Rapporti IPCC sono basati esclusivamente sull’esame critico di diverse migliaia di lavori scientifici pubblicati (14.000 solo per quanto riguarda il WG I).

    I Rapporti IPCC, la cui stesura impegna gli scienziati per circa tre anni, sono soggetti prima della stesura finale a due fasi di revisione da parte di diverse centinaia di altri scienziati esperti del settore e da parte di esperti dei singoli governi.

    Il giorno 9 agosto 2021 verrà presentato ufficialmente il Rapporto del Working Group I dedicato allo stato dell’arte delle basi scientifiche del cambiamento climatico e degli avanzamenti rispetto all’ultimo rapporto AR5.

    Gli altri due Rapporti di cui si compone AR6 sono tuttora in corso di elaborazione e verranno presentati nei primi mesi del 2022.

    Per quanto riguarda il Working Group I, sui 234 Lead Authors provenienti da 66 Paesi, tre sono gli scienziati appartenenti a un’istituzione di ricerca italiana, tutti ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

    PRINCIPALI RISULTATI DEL RAPPORTO

    Lo stato attuale del clima

    Rispetto al precedente Rapporto IPCC (AR5, 2013), nuove e più dettagliate osservazioni, unite a modelli climatici sempre più perfezionati, hanno permesso di approfondire la conoscenza e la quantificazione dell’effetto antropico sul clima della Terra, comunque già accertato da almeno un decennio.

    • Le emissioni antropiche dei principali gas serra sono ulteriormente cresciute, raggiungendo nel 2019 concentrazioni di 410 parti per milione (ppm) per CO2 e 1866 parti per miliardo (ppb) per il metano.
    • La temperatura media globale del pianeta nel decennio 2011-2020 è stata di 1.09°C superiore a quella del periodo 1850-1900, con un riscaldamento più accentuato sulle terre emerse rispetto all’oceano.
    • La parte preponderante del riscaldamento climatico osservato è causata dalle emissioni di gas serra derivate dalle attività umane.
    • A seguito del riscaldamento climatico, il livello medio dell’innalzamento del livello del mare fra il 1901 e il 2020 è stato di 20 cm, con una crescita media di 1.35 mm/anno dal 1901 al 1990 e una crescita accelerata di 3.7 mm/anno fra il 2006 e il 2018.

    Tutti i più importanti indicatori delle componenti del sistema climatico (atmosfera, oceani, ghiacci) stanno cambiando ad una velocità mai osservata negli ultimi secoli e millenni

    • La concentrazione dei principali gas serra è oggi la più elevata degli ultimi 800.000 anni.
    • Nel corso degli ultimi 50 anni la temperatura della Terra è cresciuta ad una velocità che non ha uguali negli ultimi 2000 anni.
    • Nell’ultimo decennio l’estensione dei ghiacci dell’Artico durante l’estate è stata la più bassa degli ultimi 1000 anni e la riduzione dell’estensione dei ghiacciai terrestri non ha precedenti negli ultimi 2000 anni.
    • L’aumento medio del livello del mare è cresciuto ad una velocità mai prima sperimentata, almeno negli ultimi 3000 anni e l’acidificazione delle acque dei mari sta procedendo a una velocità mai vista in precedenza, almeno negli ultimi 26.000 anni.

    COVID-19, qualità dell’aria e clima

    Un fenomeno del tutto imprevedibile e inaspettato, la pandemia dovuta al virus COVID-19, ha permesso di condurre un esperimento altrimenti impensabile: la riduzione in tempi brevissimi delle emissioni di inquinanti atmosferici e gas serra dovuta ai lockdown estesi praticamente in tutto il mondo. Mentre la riduzione delle emissioni inquinanti ha portato a un seppur temporaneo miglioramento della qualità dell’aria a livello globale, la riduzione del 7% delle emissioni globali di CO2, una riduzione enorme mai sperimentata nei decenni passati, non ha prodotto alcun effetto sulla concentrazione di CO2 in atmosfera e, conseguentemente, nessun apprezzabile effetto sulla temperatura del pianeta.

    Questo perché, mentre la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti, che permangono in atmosfera per alcuni giorni o, al massimo, per alcuni mesi, ha un rapido effetto sulla loro concentrazione con un considerevole beneficio sulla salute umana e sull’ambiente in generale, al contrario, per contrastare il riscaldamento climatico sono necessarie riduzioni della concentrazione di CO2, che permane in atmosfera per centinaia di anni, e degli altri gas serra che siano sostenute nel tempo e di grossa entità fino alla completa decarbonizzazione.

    Il nostro possibile futuro

    In questo Rapporto, i possibili climi del futuro sono simulati sulla base di cinque possibili scenari futuri (Shared Socioeconomic Pathways, SSPs) che descrivono contesti in cui non vi è alcuna sostanziale mitigazione rispetto alle emissioni di CO2 (gli scenari SSP7.0 e SSP8.5), un contesto intermedio, ove la mitigazione è modesta (SSP4.5) e contesti che descrivono scenari a basso contenuto di CO2 con emissioni nulle raggiunte nella seconda metà del 21° secolo (SSP2.6 e SSP1.9).

    Su queste basi:

    • La temperatura superficiale globale della Terra continuerà ad aumentare almeno fino alla metà del secolo corrente in tutti gli scenari di emissione considerati. I livelli di riscaldamento globale di 1,5°C e 2°C al di sopra dei livelli pre-industriali saranno superati entro la fine del 21° secolo a meno che nei prossimi decenni non si verifichino profonde riduzioni delle emissioni di CO2 e di altri gas serra.
    • Nello scenario con le emissioni di CO2 valutate più basse (SSP1.9), corrispondente a una diminuzione delle emissioni globali di gas serra dal 2020 in poi e il raggiungimento di emissioni nette di CO2 pari a zero negli anni 2050, il riscaldamento globale durante il 21° secolo è estremamente probabile che possa rimanere al di sotto dei 2°C.
    • Molte delle variazioni già osservate nel sistema climatico, fra cui aumento della frequenza e dell’intensità degli estremi di temperatura, ondate di calore, forti precipitazioni, siccità, perdita di ghiaccio marino artico, manto nevoso e permafrost, diventeranno più intense al crescere del riscaldamento globale.
    • Si prevede che un ulteriore riscaldamento globale intensificherà il ciclo globale dell'acqua, compresa la sua variabilità e la gravità degli eventi umidi e secchi.
    • Si può affermare che ogni mezzo grado di riscaldamento globale provoca un aumento chiaramente percepibile della frequenza e della durata di estremi di temperatura (ondate di calore), dell'intensità delle precipitazioni intense e della siccità in alcune regioni del pianeta.
    • Si prevede che un ulteriore riscaldamento del clima amplificherà ulteriormente lo scongelamento del permafrost e la perdita della copertura nevosa stagionale, del ghiaccio terrestre e del ghiaccio marino artico. È probabile che l'Artico sarà praticamente privo di ghiaccio marino in settembre (mese in cui raggiunge il minimo annuale) almeno una volta prima del 2050 in tutti gli scenari di emissione, con eventi più frequenti per livelli di riscaldamento più elevati.
    • Negli scenari con elevate emissioni di CO2, si prevede che la capacità di assorbimento del carbonio da parte degli oceani e degli ecosistemi terrestri diventerà meno efficace nel rallentare il tasso di crescita della CO2 atmosferica
    • Vi sono conseguenze dei cambiamenti climatici in atto che sono irreversibili su scale temporali dell’ordine delle centinaia di anni. In particolare questo è vero per i cambiamenti che riguardano l’oceano, il ghiaccio marino artico e il livello del mare (che continuerà a salire nel corso del 21° secolo).

    La riduzione delle emissioni di CO2 porterà effetti positivi sulla qualità dell’aria, osservabili su una scala temporale di alcuni anni. Diversamente, gli effetti sulla temperatura del pianeta saranno visibili solo dopo molti decenni. Da qui l’estrema urgenza di interventi tempestivi e sostanziali per la riduzione delle emissioni clima-alteranti.

    Informazioni climatiche a scala regionale

    Rispetto al precedente Rapporto AR5, l’avanzamento scientifico e tecnologico, nonché una maggiore consapevolezza del tipo di informazioni richieste dagli utenti ha comportato un miglioramento della quantità e qualità delle informazioni climatiche, soprattutto a scala regionale. Questo sesto rapporto contiene approfondimenti sulle metodologie per raccogliere e successivamente divulgare e distribuire le informazioni climatiche a scala regionale utili agli utenti finali, inclusi i decisori politici.

    Le informazioni climatiche sono state aggregate sotto forma di indicatori, che possono essere variabili climatiche, quali temperatura o precipitazione, ma anche estremi a esse associati o altro ancora. Questi indicatori climatici sono stati scelti in quanto molto importanti per la pianificazione/adattamento e la valutazione del rischio climatico a scala locale/regionale. Le informazioni climatiche sono quindi disponibili per una serie di regioni nelle quali sono stati suddivisi i vari continenti e le aree oceaniche.

    Per esempio, nel Mediterraneo e in Europa, che ci interessano più direttamente, eventi estremi di elevata temperatura, stimati sulla base delle temperature massime giornaliere ma anche sulla durata, frequenza ed intensità delle ondate di calore, sono aumentati dagli anni ‘50, cosi come nel Mediterraneo sono aumentati fenomeni siccitosi misurati in base al contenuto di umidità del suolo e al bilancio idrico. In entrambi i casi, l’aumento è da attribuirsi all’attività dell’uomo. In base alle proiezioni climatiche disponibili, questi aumenti continueranno nel futuro, con intensità crescenti parallelamente all’aumento del valore di riscaldamento globale raggiunto.

    Per informazioni:
    Sandro Fuzzi
    Cnr-Isac
    s.fuzzi@isac.cnr.it
    Susanna Corti
    Cnr-Isac
    email: s.corti@isac.cnr.it
    Annalisa Cherchi
    Cnr-Isac
    email: a.cherchi@isac.cnr.it

IL VI RAPPORTO SUL CLIMA DELL'IPCC: DIAMOCI UNA MOSSA CHE SIAMO ANCORA IN TEMPO PER EVITARE IL PEGGIO
(ma alcuni cambiamenti sono già irreversibili. La temperatura aumenterà comunque sino alla metà del secolo) 

Riportati  in fondo il link al rapporto ONU ed ai documenti documenti in cui si articola

CHANGING by Alisa Singer

9 agosto 2021. Emerge un quadro allarmante ma non disperato sul clima, secondo l'ultimo rapporto dell'IPCC (è il primo libro, diffuso alla vigilia della preCOP di Milano e della COP26 di Glasgow, di tre che saranno completati in settembre) .  Bisognerebbe, a detta del rapporto, dare risposte efficaci subito, perché saremmo ancora in tempo per evitare i peggiori disastri (anche se alcuni cambiamenti potremmo già considerarli irreversibili: la temperatura aumenterà comunque sino alla metà del secolo) . Cosa osservare a botta calda? Come ripete sempre Greta Thunberg (e anche stavolta suona, a ragione, lo stesso disco): "Bisogna capire che stiamo vivendo una emergenza e trattarla come una crisi, non continuare ad andare avanti come se nulla fosse".

(Anche se a Greta e ai suoi FFF dovremmo raccomandare di tenere comunque i nervi saldi nelle reazioni perché l'eccessiva drammatizzazione - una cosa è la fine del mondo, altra cosa è la fine della civilizzazione umana e altra cosa ancora sono gli arretramenti consistenti nella civiltà - unita alla fretta senza giudizio può essere una cattiva consigliera. Può spingere ad ascoltare, come ad esempio succede in Svezia, le sirene del nuovo nucleare).

E' inoltre notevole che proprio il nuovo presidente USA Joe Biden abbia i toni più preoccupati nel suo tweet di commento: "Non possiamo più aspettare per affrontare la crisi del clima. I segnali sono inequivocabili. La scienza è incontrovertibile. E i costi del non agire continuano a crescere".

Quanto al nostro Ministro degli esteri, Luigi Di Maio, annuncia la decisione di "dotare il nostro Paese (entro settembre - ndr) di una figura strategica in questo campo, cioè l'Inviato speciale per il cambiamento climatico, come già fatto da Usa, Regno Unito, Francia e Germania incaricato di seguire i negoziati".

L'obiettivo degli accordi di Parigi è quello di mantenere ben al di sotto dei 2 gradi Celsius l'aumento della temperatura media globale rispetto al periodo preindustriale, puntando ad un aumento massimo della temperatura di 1,5°C. Questo si ottiene riducendo le emissioni globali di CO2 e dunque, per evitare tecnicamente le conseguenze peggiori, sarebbe necessario un dimezzamento entro il 2030 e un azzeramento entro il 2050 (con le compensazioni di riforestazione, alghe, CCS, etc., visto che si parla non di "emissioni zero" ma di "neutralità climatica").

L'obiettivo sarebbe ancora alla portata, stando agli scenari presentati dal rapporto, ed è una buona notizia non da trascurare. Ma il darsi da fare implica una "conversione ecologica" ("transizione ecologica") che, a pensarci bene, esige quasi una rivoluzione con grandi investimenti trainati dal settore pubblico, pur restando in un sistema fondamentalmente "di mercato".

Si tratterebbe di attivare, legandoli a nuovi modelli di consumo, nuovi prodotti e processi, con base di energie rinnovabili, sicuramente a maggior intensità di lavoro, anche se ci si dovrà inevitabilmente confrontare con la "giusta transizione", cioè con politiche di sostegno della domanda verso settori sociali "deboli" ; e di riconversione e formazione dei lavoratori dei settori fossili, e aggiungeremmo nucleari e militari.

Le resistenze più forti, già lo si vede, vengono dagli interessi degli oligopoli dei complessi militari industriali nucleari fossili e degli Stati proprietari delle risorse su cui si fonda il vecchio modello di sviluppo.

Non bisogna sottovalutare, in questo quadro, il tentativo di rilanciare un nuovo micro nucleare presentato come veloce, pulito, sicuro, in grado di combinarsi "da alleato" con le energie rinnovabili.

I nuovi settori della transizione ecologica promuovono invece un arcipelago diffuso di soggetti economici anche di dimensioni medie e piccole nell'ambito di una concorrenza globale delle tecnologie che non deve escludere momenti di cooperazione trainata e regolata dagli Stati. Da questo punto di vista sarebbe auspicabile che si invertisse la tendenza ad una nuova Guerra fredda tra USA e Cina che, magari con la mediazione dell'Europa, dovrebbero invece collaborare per combattere sul serio il comune "nemico" della crisi climatica.

Se proponiamo una visione che pone l'unica possibilità dell'alternativa immediata "o capitalismo o barbarie" - intendendo per capitalismo ogni economia di mercato - è chiaro, perlomeno a chi scrive, che non lasciamo alcuno spazio alla transizione ecologica. Non si sono le condizioni storiche per l'immediata abolizione del denaro e l'orientamento di tutti i rapporti sociali alla logica del dono. Dovremmo allora adottare uno schema almeno ternario: capitalismo fossile armato, capitalismo con welfare verde, società ed economia del mutuo soccorso come alternativa che matura in vari spazi liberati.

Il "capitalismo" può essere costretto nello spazio di pochi anni ad abbandonare i combustibili fossili e la corsa agli armamenti; ma non a un radicale e totale cambiamento della qualità delle merci prodotte, anche se sulla loro quantità la partita è da giocare e va giocata.

Se comunque non ostacoliamo l'idea che ognuno ha da dotarsi del suo SUV elettrico diventa molto plausibile che passi il ricorso, come male minore, il nucleare "alleato delle rinnovabili".

In conclusione, dal nostro punto di vista, cosa può significare agire subito trattando la crisi come realmente tale? Noi ecopacifisti possiamo individuare quattro terreni di lavoro per cominciare a muoversi nella direzione giusta. 1) decidere tagli obbligatori equi per gli Stati (per fare un esempio, la Cina oggi emette di più ma nel corso del tempo gli USA hanno inquinato come quantità complessiva per cinque volte la sua Co2... ); 2) restituire, da parte del Nord del mondo, il debito ecologico e sociale contratto verso il Sud: il Fondo per la conversione di 100 miliardi annui dovrebbe avere una gestione ispirata a questo approccio; 3) ricalibrare sui poteri pubblici la responsabilità principale degli interventi consentendo una programmazione anche decentrata e partecipata; 4) tenere di conto negli accordi di Parigi l'inquinamento da attività militari - forse il 20% - ed individuare il disarmo come soluzione.

Per quanto riguarda l'Italia, dobbiamo purtroppo prendere atto della particolare sudditanza, in varie modalità e in varia misura, di tutti i governi che si susseguono, compreso questo ultimo di Draghi con il titolare del MITE Cingolani, agli interessi dell'ENI e dell'ENEL (soprattutto della prima), che produce ritardi e ambiguità politiche sia nel PNNR che nel PNIEC ora da riformulare per mettersi in linea con le nuove leggi europee sul clima ("Fit4Fifty-five"), che si prefigge di tagliare del 55% le emissioni di Co2 entro il 2030.

Ma la soluzione ai pastrocchi forse non sta, come propongono certi ambientalisti da marketing verde interessati solo a recitare una parte in commedia, nell'alzare formalmente l'asticella dei target o nell'anticipare le scadenze...

Iniziative parlamentari cui guardiamo con interesse e disponibilità al sostegno nascono nell'ambito del Movimento 5 Stelle dal senatore Gianni Girotto, che si sta muovendo perché l'Italia faccia pressioni sulle istituzioni europee per escludere nucleare e gas naturale dalle attività etichettate come “sostenibili” secondo la "tassonomia verde" in fase di definizione.

Girotto, in ascolto delle sollecitazioni ecologiste (incluse le nostre), si inserisce dal Senato italiano nel dibattito politico europeo che sta esaminando specifici criteri di vaglio tecnico, i cosiddetti atti delegati, del Regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 giugno 2020, approvato per fornire una definizione univoca rispetto alle tipologie di attività economiche e di investimenti che possano definirsi sostenibili.

"Numerosi Stati membri – ricorda il senatore pentastellato – hanno già preso posizione chiedendo che nella discussione sulla tassonomia verde nucleare e gas vengano esclusi dalla lista degli investimenti sostenibili o di transizione. Auspico che l’Italia faccia lo stesso. Abbiamo due mesi di tempo per formulare obiezioni nel processo di definizione degli atti delegati sopracitati”.

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Ma, tornando alla summa delle scienze del clima che ci è stata elargita, la redazione ANSA così riferisce del rapporto IPCC (si vada su: https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2021/08/09/co2-record-da-2-milioni-di-anni-lallarme-dellipcc_9f4cf6e7-570b-4b1d-9504-f858e6bd0843.html):

Allarme clima: 'La temperatura aumenterà fino alla metà del secolo'

Scienziati avvertono, contro disastri tagliare subito gas serra. Diffuso il primo volume del Sesto rapporto di valutazione

Redazione ANSA ROMA

09 agosto 2021

Nel 2019, le concentrazioni atmosferiche di Co2 erano le più alte degli ultimi 2 milioni di anni e quelle dei principali gas serra (metano e biossido di azoto) le più elevate degli ultimi 800.000 anni; negli ultimi 50 anni la temperatura della Terra è cresciuta a una velocità che non ha uguali negli ultimi 2.000 anni; l'aumento medio del livello del mare è cresciuto a una velocità mai vista negli ultimi 3000 anni. E' l'ultimo allarme lanciato dal gruppo intergovernativo di scienziati del cambiamento climatico (Ipcc) e contenuto nel primo dei tre volumi - approvato dai 195 Paesi dell'Onu e diffuso oggi - del Sesto rapporto di valutazione che sarà pubblicato nel 2022Gli studiosi hanno preparato anche un riassunto per i decisori politici con i concetti più importanti.

L'ultimo rapporto sul clima "Cambiamenti climatici 2021 - Le basi fisico-scientifiche", "deve suonare una campana a morto per il carbone e i combustibili fossili, prima che distruggano il nostro pianeta" ha affermato il Segretario generale dell'Onu Antonio Guterres commentando il rapporto dell'Ipcc. Senza profondi tagli immediati delle emissioni, l'obiettivo di un riscaldamento globale non superiore ai 1,5 gradi Celsius "sarà rapidamente fuori portata", ha aggiunto Guterres. "L'odierno Rapporto è un codice rosso per l'umanità. I campanelli d'allarme sono assordanti e le prove sono inconfutabili: le emissioni di gas serra dovute alla combustione di combustibili fossili e alla deforestazione stanno soffocando il nostro pianeta e mettendo a rischio immediato miliardi di persone", ha rilevato Guterres.

Gli studiosi, fra cui ci sono tre italiani del Cnr, affermano che il climate change riguarda ogni area della Terra e tutto il sistema climatico e avvertono che forti e costanti riduzioni di emissioni di Co2 e di altri gas serra sono ancora possibili e in grado di limitare i disastri provocati dai cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo in alcune parti del mondo. Il richiamo è ancora una volta al drastico e immediato taglio dei gas serra per abbassare la febbre del pianeta, in particolare della Co2 che permane nell'atmosfera per centinaia di anni. Durante i lockdown causati dalla pandemia, infatti, nonostante la riduzione globale del 7% dell'anidride carbonica non c'è stato alcun effetto apprezzabile sulla temperatura della Terra.

Il continuo aumento del livello del mare è uno dei fenomeni dei cambiamenti climatici già in atto, "irreversibili in centinaia o migliaia di anni", affermano gli scienziati del Gruppo di lavoro 1 dell'Ipcc nel rapporto "Cambiamenti climatici 2021 - Le basi fisico-scientifiche", la prima delle tre parti del Sesto Rapporto di Valutazione che sarà completato nel 2022. Per le aree costiere ci si attende un continuo aumento del livello del mare per tutto il XXI secolo che potrebbe portare inondazioni più frequenti e gravi e all'erosione delle coste. Eventi estremi riferiti al livello del mare che prima si verificavano una volta ogni 100 anni, entro la fine di questo secolo potrebbero verificarsi ogni anno, avvertono gli scienziati.

Il rapporto parla di un riscaldamento che procede molto velocemente e fornisce nuove stime sulle possibilità di superare il livello di global warming di 1,5 gradi centigradi nei prossimi decenni. A meno che non ci siano riduzioni immediate, rapide e su larga scala delle emissioni di gas serra, limitare il riscaldamento a circa 1,5 o addirittura 2 gradi centigradi sarà un obiettivo fuori da ogni portata. Lo studio mostra che le emissioni di gas serra provenienti dalle attività umane sono responsabili di circa 1,1 gradi di riscaldamento rispetto al periodo 1850-1900. Mediamente nei prossimi 20 anni, la temperatura globale dovrebbe raggiungere o superare 1,5 gradi di riscaldamento.

"Questo rapporto è un riscontro oggettivo", ha detto la copresidente del Gruppo di Lavoro I dell'Ipcc, Valérie Masson-Delmotte. "Ora abbiamo un quadro molto più chiaro del clima passato, presente e futuro, che è essenziale per capire dove siamo diretti, cosa si può fare e come ci possiamo preparare". Con 1,5 di riscaldamento globale, ci si attende un incremento del numero di ondate di calore, stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi. Con un riscaldamento globale di 2 gradi, gli estremi di calore raggiungerebbero più spesso soglie di tolleranza critiche per l'agricoltura e la salute. Gli esperti rilevano che il climate change riguarda ogni area della Terra e tutto il sistema climatico. Tuttavia, avvertono, forti e costanti riduzioni di emissioni di Co2 e di altri gas serra limiterebbero i cambiamenti climatici.

Durante i lockdown dovuti alla pandemia, come detto, si è avuta la riduzione in tempi brevissimi delle emissioni di inquinanti atmosferici e gas serra, ma "mentre la riduzione delle emissioni inquinanti ha portato a un seppur temporaneo miglioramento della qualità dell'aria a livello globale, la riduzione del 7% delle emissioni globali di Co2, una riduzione enorme mai sperimentata nei decenni passati, non ha prodotto alcun effetto sulla concentrazione di Co2 in atmosfera e, conseguentemente, nessun apprezzabile effetto sulla temperatura del pianeta". Così gli esperti dell'Ipcc spiegando che "mentre la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti, che permangono in atmosfera per alcuni giorni o, al massimo, per alcuni mesi, ha un rapido effetto sulla loro concentrazione con un considerevole beneficio sulla salute umana e sull'ambiente in generale, al contrario, per contrastare il riscaldamento climatico sono necessarie riduzioni della concentrazione di Co2, che permane in atmosfera per centinaia di anni, e degli altri gas serra che siano sostenute nel tempo e di grossa entità fino alla completa decarbonizzazione".

Tutti i più importanti indicatori delle componenti del sistema climatico (atmosfera, oceani, ghiacci) stanno cambiando a una velocità mai osservata negli ultimi secoli e millenni, affermano gli scienziati - tra i quali tre ricercatori italiani dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche - ricordando che le emissioni antropiche hanno raggiunto nel 2019 concentrazioni di 410 parti per milione per la Co2 e 1.866 parti per miliardo per il metano. La temperatura media globale del pianeta nel decennio 2011-2020 è stata di 1,09 gradi centigradi superiore a quella del periodo 1850-1900 con un riscaldamento più accentuato sulle terre emerse rispetto all'oceano. La parte preponderante del riscaldamento climatico è causata dalle emissioni di gas serra derivate dalle attività umane, ribadisce il Working group I che valuta le nuove conoscenze scientifiche emerse rispetto al rapporto precedente del 2014. Nei prossimi decenni, dicono gli esperti, un aumento dei cambiamenti climatici è atteso in tutte le regioni. Per le città, alcuni aspetti dei cambiamenti climatici possono risultare amplificati. Tra questi, le ondate di calore, le inondazioni dovute a forti precipitazioni e l'aumento del livello del mare nelle città costiere.

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https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/

AR6 Cambiamenti Climatici 2021:
La Base nelle Scienze Fisiche

Il contributo del Gruppo I alla sesta relazione di valutazione affronta la comprensione fisica più aggiornata del sistema climatico e dei cambiamenti climatici, riunendo gli ultimi progressi nella scienza del clima e combinando molteplici linee di prove provenienti da paleoclima, osservazioni, comprensione dei processi e simulazioni climatiche globali e regionali.

Dichiarazione di non responsabilità: Il riassunto per i responsabili politici (SPM) è la versione approvata della 14a sessione del Gruppo I e della 54a sessione del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico e rimane soggetto alla copia e al layout finali.

Il riassunto tecnico (TS), i capitoli completi della relazione, gli allegati e i materiali supplementari sono le versioni finali della distribuzione governativa e rimangono soggetti a revisioni a seguito dell'approvazione, della rettifica, della modifica della copia e del layout dell'SPM

RIEPILOGO PER I RESPONSABILI POLITICI

La sintesi per i responsabili politici (SPM) fornisce una sintesi ad alto livello della comprensione dello stato attuale del clima, compreso il modo in cui sta cambiando e il ruolo dell'influenza umana, non e lo stato delle conoscenze sui possibili futuri climatici, le informazioni sul clima rilevanti per le regioni e i settori e la limitazione dei cambiamenti climatici indotti dall'uomo. (39 pagine)

SINTESI TECNICA

Il riassunto tecnico (TS) è concepito per colmare il divario tra la valutazione completa dei capitoli del Gruppo I e la sua sintesi per i responsabili politici (SPM). È costruito principalmente dalle sintesi esecutive dei singoli capitoli e atlante e fornisce una sintesi dei risultati chiave basati su più linee di prova. (150 pagine)

RELAZIONE COMPLETA

I tredici capitoli del rapporto del Gruppo I forniscono una valutazione delle attuali evidenze sulla scienza fisica dei cambiamenti climatici, sulla valutazione delle conoscenze acquisite da osservazioni, rianalisi, archivi paleoclimatici e simulazioni di modelli climatici, nonché sui processi climatici fisici, chimici e biologici. (1300 pagine)

Atlante interattivo

Il nuovo gruppo di lavoro AR6 I Interactive Atlas consente un'analisi spaziale e temporale flessibile delle informazioni sui cambiamenti climatici basate sui dati e dei risultati della valutazione nella relazione. Comprende due componenti:

  • La componente Informazione regionale consente di accedere alle informazioni sul cambiamento climatico (variabili e indici derivati) dai principali set di dati utilizzati nel report.
  • La componente Di sintesi regionale consente l'esplorazione di valutazioni sintetizzata chiave sulla base di più linee di prova in tutte le regioni di riferimento del Gruppo I. Questo componente supporta l'SPM ed è in fase di aggiornamento per allinearsi alla versione di approvazione finale (che sarà presentata a fine settembre).

Link all'Atlante Interattivo: https://interactive-atlas.ipcc.ch/

 

 

 

 

Dal sito di IPPNW Italia (https://www.ippnw-italy.org/?p=2286) una importante notizia dal Congresso USA, sotto riportata. Nel momento in cui si rischia la sovrapposizione tra revisioni del TPN e del TPAN, convocate ambedue per il gennaio 2022

( Apprendiamo da RCW che gli Stati hanno concordato una nuova data provvisorie per la decima conferenza di revisione del TNP, che sarà eventualmente confermata in base agli sviluppi del Covid19.
Si vada su: https://reachingcriticalwill.org/images/documents/Disarmament-fora/npt/revcon2020/documents/president-letter-new-date-2022.pdf

La sessione di revisione dovrebbe svolgersi dal 4 al 28 gennaio 2022 presso la sede delle Nazioni Unite a New York. Il presidente designato convocherà consultazioni informali con tutti gli Stati parte nell'ottobre 2021 per valutare la situazione e le condizioni relative alla pandemia di COVID-19 e per confermare le date di inizio e fine della Conferenza.

Al momento non ci sono ulteriori informazioni sull'accesso e la partecipazione della società civile, né sul formato e sulle modalità della conferenza. Ulteriori consultazioni su questi dettagli si svolgeranno in ottobre.

Attendiamo che ICAN ci tenga informati man mano che ne sapremo di più, e cominci a riflettere sulle implicazioni di una possibile sovrapposizione con la prima riunione degli Stati parte del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), anch'essa prevista per gennaio 2022).

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Leader del Congresso degli Stati Uniti spingono per una revisione progressiva della postura nucleare

Dal team di PNND – Parliamentarians for Nuclear Non-Proliferation and Disarmament – giunge la notizia di questo importante appello indirizzato al Presidente Biden, per una revisione della Nuclear Posture Review

Leader del Congresso degli Stati Uniti spingono per una revisione progressiva della postura nucleare

L’amministrazione USA ha avviato una revisione della postura nucleare – Nuclear Posture ReviewNPR – un processo solitamente intrapreso ad ogni nuovo insediamento alla Presidenza degli Stati Uniti. La revisione esamina e decide lo scopo, la strategia, la dottrina, la portata e le forze richieste per la politica di deterrenza nucleare degli Stati Uniti.

Il senatore Ed Markey, co-presidente del PNND, insieme ad altri 20 membri del Nuclear Weapons and Arms Control Working Group (NWAC), ha inviato ieri al presidente Biden una lettera congiunta congressuale invitandolo a “guidare il processo NPR per ridurre il ruolo delle armi nucleari USA nella nostra strategia di sicurezza nazionale, rinunciare allo sviluppo di nuove armi nucleari e sviluppare una politica dichiarativa più sana sull’uso delle armi nucleari.’

La lettera invita specificamente la Nuclear Posture Review a:

  • Ridurre il ruolo delle armi nucleari nella politica di difesa e sicurezza degli Stati Uniti, compreso l’impegno a non introdurre mai armi nucleari in un conflitto non nucleare, né a utilizzarle per primi in un conflitto nucleare (no-first-use policy);
  • Includere modelli sugli effetti climatici, ambientali e umanitari nella lista dei possibili bersagli USA e studiare opzioni praticabili per l’uso di armi non nucleari su quegli stessi bersagli;
  • Esaminare il numero e il tipo di nuove armi necessarie per deterrenza ad un attacco nucleare, raccomandando che gli Stati Uniti potrebbero ridurre in sicurezza le proprie armi nucleari strategiche dispiegate, fino a un terzo sotto i livelli degli accordi New START, indipendentemente da ciò che fa la Russia;
  • Riconsiderare i piani per rinnovare il deterrente strategico a terra (GBSD), che si stima costi ai contribuenti 264 miliardi di dollari nel proprio ciclo di vita;
  • Eliminare i nuovi tipi di armi nucleari del presidente Trump, la nuova testata W76-2 a basso rendimento sui sottomarini missilistici balistici statunitensi e il nuovo missile da crociera lanciato dal mare (SLCM) dotato di armi nucleari;
  • Impegnarsi a perseguire una robusta azione diplomatica con Russia e Cina sul controllo degli armamenti.

La lettera congiunta fa seguito a un appello molto simile che il senatore Markey e il rappresentante Ro Khanna hanno rivolto al presidente Biden il 3 marzo 2021, in cui i due membri del congresso hanno osservato che:

“Essendo l’unico Paese ad avere usato armi nucleari in un conflitto, gli Stati Uniti devono svolgere un ruolo di primo piano nell’assicurare che l’arma più distruttiva mai creata non venga mai più utilizzata. Nell’apportare le modifiche necessarie alla posizione nucleare e alla struttura delle forze statunitensi, la vostra Amministrazione può riflettere al meglio la dura e fredda realtà che non esiste una guerra nucleare vincibile”.

Subito sotto articolo tratto da LA VIA LIBERA (www.lavialibera.libera.it/);

segue articolo tratto dalla rivista "VALORI";

ed infine saluto dei Disarmisti esigenti al presidio, davanti alla sede dell'Autorità portuale, indetto dal CALP il 22 luglio 2021

La battaglia dei portuali genovesi contro le navi della morte

La Bahri Jazan, il 22 luglio nel porto di Genova. Credits: Dalrì/Sclippa

L'ultima nave della compagnia saudita, potenzialmente carica di armamenti, è attraccata ieri all'alba nel porto di Genova. Ad attenderla i lavoratori del Calp, che dopo due ore di presidio sono riusciti a ottenere un incontro con l'Autorità portuale

Francesca Dalrì

Francesca Dalrì Redattrice lavialibera

Natalie Sclippa

Natalie Sclippa Redattrice lavialibera

23 luglio 2021

Le chiamano le "sorelle della morte". Sono sei navi della compagnia nazionale saudita Bahri che, a volte, oltre alle classiche merci trasportano armamenti diretti nei teatri di guerra del mondo. Una di queste – la Bahri Jazan – è attraccata ieri alle 3:14 nel porto di Genova. Ad attenderla c'erano alcuni membri del Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) che da due anni si oppongono al transito delle sei sorelle nel porto. Insieme all'Unione sindacale di base (Usb) hanno organizzato un presidio davanti a palazzo San Giorgio, sede dell'Autorità portuale. A sostenerli, c'erano associazioni antimilitariste, attivisti, ong e il fumettista Zerocalcare.

La battaglia è iniziata nel maggio 2019 quando un gruppo di portuali genovesi è riuscito a bloccare una delle sei sorelle, impedendole di caricare materiale bellico destinato alla guerra in Yemen. Per il loro impegno, a giugno i portuali hanno ricevuto il sostegno del Papa, che li ha invitati a proseguire le azioni di boicottaggio. Ieri, dopo due ore di protesta, i lavoratori sono riusciti a ottenere un primo incontro con l'Autorità portuale. Chiedono di conoscere il carico della nave e che il porto adotti subito un codice etico che permetta loro di "lavorare per il commercio pacifico al servizio del benessere dei popoli e non per la guerra e la violazione dei diritti umani".

Genova, 22 luglio 2021. La protesta dei portuali davanti a palazzo San Giorgio

Le mani delle mafie sui porti d'Italia

Le richieste dei portuali

Le sorelle della morte (la Jeddah, la Tabuk, la Abha, la Hofuf, la Yanbu e la Jazan) sulla carta non figurano come tali. In gergo si definiscono Ro-ro cargo ship: navi per il trasporto merci, caricano e scaricano container nei porti di tutto il mondo. Container che, a volte, oltre alle classiche merci trasportano armamenti diretti nei teatri di guerra del mondo. Il primo caso è scoppiato a maggio 2019 e riguardava la Bahri Yanbu. Il sito d'inchiesta francese Disclose segnalò la presenza di cannoni Cesar venduti dalla Francia e diretti in Yemen, dove dal 2015 è in corso una guerra civile che vede l’Arabia Saudita guidare la Coalizione contro i ribelli Houthi. La Yanbu doveva passare da Le Havre, in Francia, ma la segnalazione diede il via a una mobilitazione di associazioni pacifiste, ong e attivisti che impedì alla nave di attraccare. Al boicottaggio si unirono i portuali genovesi, forti all'ora del sostegno della Cgil che proclamò uno sciopero sulla base della non corrispondenza tra il carico dichiarato e la segnalazione del sito francese. La nave arrivò nel porto di Genova ma ripartì senza aver caricato i container incriminati.

Da quel momento, i portuali chiedono che venga rispettata la legge 185/1990 che vieta esplicitamente "l'esportazione ed il transito di materiali di armamento verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani".

Ieri mattina al centro dell'attenzione è finita la Bahri Jazan, una nave di 225 metri di lunghezza proveniente da Dundalk, il porto di Baltimora negli Usa, e diretta a Iskenderun, in Turchia, il punto più vicino al confine con la Siria. I portuali hanno chiesto all'Autorità portuale: di conoscere il carico della nave per controllare la corrispondenza alle norme di sicurezza dei lavoratori e al commercio internazionale di armi; garanzie per potere lavorare in un porto sostenibile non solo dal punto di vista ambientale (come previsto dagli imminenti investimenti previsti dal Pnrr), ma anche sociale; di poter lavorare per il commercio pacifico al servizio del benessere dei popoli e non per la guerra e la violazione dei diritti umani; l'archiviazione del procedimento penale che vede coinvolti sette portuali (vedi paragrafo seguente). "Il trasporto di armi sta diventando normale – è l'accusa del portuale Riccardo Rudino –. Questo per noi è sia un problema etico che di sicurezza".

Alla manifestazione era presente anche Zerocalcare: ”Ero in città per il ventennale del G8, ho conosciuto il Calp e scoperto dell'iniziativa. Sono qui per solidarietà con i portuali sotto inchiesta, ma anche per sostenere una battaglia che non dovrebbe nemmeno esistere: permettendo il transito di armamenti dall'Italia a Paesi in guerra stanno infrangendo una legge e la stessa Costituzione. Ci sono delle persone accusate di associazione a delinquere per aver difeso la Costituzione, questo ci riguarda tutti".

"Calp, associazione a delinquere"

Le magliette del Collettivo autonomo lavoratori portuali contro l'inchiesta per associazione a delinquere nei confronti di sette portuali

Sul retro delle magliette che molti portuali e sostenitori indossano in piazza c'è scritto: "Calp, associazione a delinquere". Una scritta stampata dopo l'inchiesta della procura di Genova che vede indagati sette portuali per associazione a delinquere finalizzata alla resistenza a pubblico ufficiale e all'attentato alla sicurezza pubblica dei trasporti. "Dentro al porto siamo ormai osservati speciali, è difficile portare avanti azioni di protesta contro le navi che attraccano", ci racconta Rosario, 43 anni, tra gli indagati. Tra le accuse è compresa infatti l'accensione di fumogeni utilizzati durante le proteste contro le navi Bahri attraccate in questi due anni nel porto. Rosario questo lavoro lo fa da quando aveva 21 anni, ma in oltre vent'anni di lavoro non aveva mai avuto problemi con la giustizia. "Ci sono entrati in casa all'alba, hanno perquisito le nostre abitazioni, sequestrato telefonini e cellulari. Ma non abbiamo paura: siamo dalla parte della ragione e non facciamo del male a nessuno".

I portuali non demordono, forti anche dell'appoggio di Papa Francesco che il 23 giugno scorso ha incontrato personalmente una delegazione di lavoratori. "Avete coraggio a non caricare le armi – ha detto loro il Papa –. Continuate queste lotte, bene avete fatto a bloccare queste navi da guerra cariche di armi, continuate così". "Il Papa ci ha detto di andare avanti – ha ribadito ieri in piazza un esponente dell'Unione sindacale di base (Usb), il sindacato che sostiene la lotta dei portuali –. Vorrei che la Digos lo ascoltasse. Noi andiamo avanti perché è inaccettabile che la nostra città rifornisca armi da guerra e le autorità si girino dall’altra parte. Questa è una battaglia di tutta la città, c’è bisogno che i movimenti e le istituzioni si esprimano sul mancato rispetto delle leggi in questo Paese, da parte dell'Autorità portuale che avrebbe il compito di vigilare e invece dorme, perché evidentemente ci sono accordi di natura economica, che contano di più non solo delle regole, ma anche della pace. Tutti devono chiarire da che parte stanno: per la guerra e per gli affari o per la pace e per l’ospitalità dei popoli”.

Droga e porti, la via del mare

Le prossime mosse: una rete internazionale

“Non avevano ancora letto la lettera che gli avevamo inviato – ha spiegato Josè Nivoi del Calp all'uscita dall'incontro con l'Autorità portuale –. Faranno un passaggio con la Prefettura e poi di nuovo a fine settembre con noi. Per quanto riguarda la sicurezza, hanno inviato gli ispettori di garanzia dell’Autorità portuale”. La denuncia era partita dopo il caso dello spostamento di merce sospesa sopra dodici container contenenti esplosivo, episodio in seguito al quale i portuali hanno inoltrato una nota al Genoa metal terminal (Gmt), operatore leader in Italia per la logistica dei metalli.

Nel frattempo, i portuali si stanno organizzando per dar vita a una rete internazionale che blocchi le attività delle navi Bahri nel maggior numero possibile di porti al mondo. Il 16 luglio si è tenuta online la prima Conferenza internazionale dei portuali. Alla videochiamata hanno preso parte portuali provenienti dai porti di Livorno, Napoli, Trieste, Barcellona, Motril e Segunto (Spagna), Pireo (Grecia), Marsiglia (Francia) Esbjerg (California), Durban (Sudafrica), nonché le organizzazioni Block the boat, Amnesty international, La guerra empieza aqui e l'Assemblea internazionale dei popoli Europa.

Un primo passo a cui faranno seguito una seconda assemblea prevista per metà settembre e una giornata di sciopero internazionale. “Le nostre iniziative non si fermano con le letterine e con gli incontri – ha concluso Nivoi –. Se riusciremo a bloccare il carico e lo scarico di merci per un'intera giornata, non potranno più evitare le nostre domande".

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I portuali in lotta contro il transito di armi. Da Genova ad Amburgo (altreconomia.it)

I portuali in lotta contro il transito di armi. Da Genova ad Amburgo

L’osservatorio Weapon watch monitora e contrasta il transito di armamenti nei porti europei e mediterranei destinato a Paesi in guerra. Il 22 luglio a Genova è in programma un sit-in contro l’arrivo della “Bahri Jazan”. La rete è attiva anche a Trieste. Intanto ad Amburgo i cittadini promuovono un referendum per vietare l’attracco a chi trasporta armi

Non essere complici del trasporto di armamenti verso zone di guerra come Yemen e Palestina. È la rotta che collega le proteste dei lavoratori portuali di alcuni dei principali porti europei e transatlantici: da Genova, Trieste, Livorno e Napoli passando per Le Havre, Anversa e Santander fino in California, ad Oakland. “Una rete di collaborazioni -spiega Carlo Tombola, coordinatore dell’osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei Weapon watch– che risponde a un’esigenza elementare: la catena di trasferimenti degli armamenti supera i confini nazionali e le azioni di boicottaggio possono essere efficaci solo se coordinate”. Un coordinamento che recentemente ha portato gli attivisti di Trieste e Amburgo a collaborare per monitorare i transiti nel porto triestino.

Weapon watch nasce nel maggio 2019 a seguito del boicottaggio da parte dei portuali di Genova del transito della nave “Bahri Yanbu”, cargo battente bandiera saudita, che si era già vista negare l’approdo a Le Havre, in Francia, dove avrebbe dovuto caricare otto cannoni semi-moventi. “Il caricatore dichiarava che la merce che avrebbe caricato a Genova non era militare -ricorda Tombola-. La documentazione da noi ottenuta rivelava però la falsità di quelle affermazioni. Di fronte all’evidenza delle carte, le autorità genovesi hanno mediato, permettendo il transito ma negando la possibilità di caricare i container”.

A seguito della vicenda, gli attivisti hanno deciso di dare vita a un osservatorio che monitorasse il transito nelle aree portuali con la consapevolezza di non poter limitare l’attività al contesto italiano. “Quello che è successo con la ‘Bahri Yanbu’ -spiega Tombola- ci ha dimostrato che il boicottaggio non può che essere internazionale, così come lo è la catena di fornitura degli armamenti”. Azioni coordinate di protesta e di monitoraggio che si aggiungono alle attività più strettamente legali. Perché il nodo centrale del transito di armamenti nei porti italiani sta nel mancato rispetto della legge 185/1990 e del Trattato internazionale sulle armi convenzionali (Att), entrato in vigore il 24 dicembre 2014, che vietano sia l’esportazione sia il transito e il trasbordo delle merci militari verso Paesi a rischio bellico e grave violazione dei diritti umani.

“Dopo il 2001, per questioni legate alla sicurezza e al terrorismo, il contenuto di un container, non soltanto se pericoloso, viene reso noto con grande anticipo dal trasportatore alle autorità portuali, al capitano e alla Prefettura, oltre che ovviamente al capitano -continua Tombola-. Questo perché il carico deve essere trattato in un determinato modo. Il nostro obiettivo è rendere pubblico il transito quando le armi sono dirette verso Paesi a rischio”. Questo è più semplice quando il trasferimento riguarda armamenti di grandi dimensioni, si pensi ad elicotteri e blindati, più complesso quando la merce è nascosta dalle pareti di un container. “Le ispezioni sui container spettano solamente alle autorità ma i controlli sono ridottissimi -sottolinea Tombola-. È la logistica che detta le regole e, in nome della velocità ed efficienza dei trasporti, meno del 1% dei container che transitano in Europa vengono controllati”.

La rete si è mobilitata anche nel porto di Trieste. Nel giugno 2021, alcuni attivisti tedeschi su mandato di Weapon watch hanno partecipato all’assemblea dei soci della Hamburger Hafen und Logistik AG (Hhla), una società di trasbordo che, dall’aprile 2021, detiene la quota di maggioranza (50,01%) nel terminal multifunzionale Piattaforma logistica Trieste (Plt). La concessione durerà fino al 2052 e il ruolo dell’azienda, con sede ad Amburgo, in Germania, è fondamentale rispetto alle politiche di transito nel porto triestino. Durante l’assemblea, l’attuale amministratore delegato ha affermato che “sono i clienti che decidono cosa viene gestito, di solito la Hhla non conosce il contenuto specifico ma può solo vedere se sono merci pericolose”, sottolineando come gli armamenti “non siano automaticamente merci pericolose”.

Affermazioni contestate dal coordinatore della rete: “Come detto si è sempre a conoscenza della presenza o meno di merci pericolose. Soprattutto, l’affermazione che le armi non sono automaticamente merci pericolose è piuttosto sconcertante, in ogni caso, non sono paragonabili a merci ordinarie”. Una nota preoccupante anche se, proprio a Trieste, il presidente dell’area portuale Zeno D’Agostino ha firmato un atto amministrativo, precedente alle proteste dei portuali, che sottolinea la necessità del rispetto dei trattati internazionali e del divieto di transito di armi verso Paesi in guerra. “La presa di posizione di D’Agostino è fondamentale -sottolinea Tombola-. Serve monitoraggio: il porto triestino è molto importante, per la sua posizione geografica e non può diventare un hub per gli armamenti”.

Il traghetto “Cappadocia Seaways” (già “Und Atilim”), battente bandiera turca e gestito da U.N. Ro-Ro di Istanbul. “È una delle molte navi classificate Hazard A (Major), cioè abilitate al trasporto di esplosivi e munizioni, che scala regolarmente il porto di Trieste”, denuncia Weapon watch

In un periodo “soddisfacente” secondo Tombola, rispetto alle evoluzioni nell’attività della rete dei lavoratori portuali, si registrano anche note negative. Nel febbraio 2021, la Procura di Genova ha messo sotto inchiesta cinque attivisti del Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) ai quali si contesta l’accensione di fumogeni e imbrattamento, due reati minori ma che sono un segnale forte rispetto alle azioni messe in atto dal Calp. “Aver aperto un’inchiesta e non averla ancora chiusa dimostrerebbe che la richiesta sia stata in qualche maniera ‘imprenditoriale’. L’azienda che gestisce le navi ‘Bahri’, genovese, aveva dichiarato pubblicamente che era necessario un intervento. È un’azione preventiva e dal mio punto di vista intimidatoria della magistratura nonostante precedentemente fosse stata sollecitata tramite un nostro esposto su 185 violazioni della normativa internazionale sulle violazioni della normativa internazionale sul transito di armamenti”.

A questa mossa ne è seguita un’altra di segno opposto che ha aiutato il movimento a guadagnare legittimazione. Papa Francesco ha mostrato, fin da subito, solidarietà rispetto alle proteste dei portuali. “Ha convocato in udienza privata i cinque lavoratori prendendo posizione in modo netto -spiega Tombola-. Speriamo sia servito a far capire che parte della società civile è dalla nostra”. Anche perché il transito di armamenti nel porto genovese è rischioso per i cittadini che vivono a ridosso della zona portuale. “Le case sono a 400 metri di distanza da dove solitamente stazionano le navi. Non è una distanza sufficiente. Nell’arco di 800 metri ci sono due depositi petrolifero e chimico che, se coinvolti in un’esplosione, avrebbero effetti devastanti”.

Anche per questo motivo, gli attivisti di Weapon watch guardano al futuro, in particolare in direzione di Amburgo dove una rete cittadina sta raccogliendo le firme per un referendum attraverso cui adottare una legge che vieti l’attracco di navi che trasportano armi nel porto cittadino. “Un’azione molto interessante, che stiamo pensando di riproporre anche in alcuni porti italiani”. Nel frattempo, le proteste e le “braccia incrociate”, continuano. Nella mattinata di giovedì 22 luglio 2021 è previsto l’attracco della “Bahri Jazan” a Genova. I portuali hanno già annunciato sit-in di protesta sul molo. “Una protesta che assume particolare significato perché cade nei giorni dell’anniversario del G8 -conclude Tombola-. Le lotte di vent’anni fa sono molto vicine a quelle di oggi. I portuali si sentono eredi di quella lotta e ne condividono i valori compresa la nonviolenza”.

© riproduzione riservata

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L'intervento di Alfonso Navarra dei Disarmisti esigenti al presidio indetto dal CALP

Car* compagn* ,

abbiamo preso visione del vostro appello contro le navi della morte nei porti e del vostro invito al presidio sotto Palazzo San Giorgio (dalle 10-30 alle 12).
Parlando anche a nome di Sardegna Pulita, che vi ha inviato un messaggio, ribadiamo che siamo d'accordo con gli obiettivi che proponete - un porto disarmato dedito a "traffici" di pace - richiamandovi alla 195/90 e solidarizziamo con i 7 compagni processati per proteste pacifiche del tutto necessarie e giuste se si guarda allo spirito e alla lettera della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza antifascista...
Nei porti militari e soprattutto nucleari in Italia - e nella UE di cui il nostro Paese è membro fondatore - tutte le istituzioni dovrebbero impedire i traffici di armi ed il via vai di centrali nucleari galleggianti, che potrebbero persino trasportare armi atomiche se facenti parte della Marina delle potenze nucleari NATO.
Sarebbe opportuno costruire coordinamenti ecopacifisti europei e fare convergere quelli che esistono per scadenze e mete comuni, su cui marciare autonomamente ma per colpire uniti il sistema del profitto e della potenza.
Una scadenza comune che sottoponiamo alla vostra attenzione potrebbe essere la preCOP sul clima che, in vista della COP di Glasgow, si tiene a Milano dal 30 settembre al 2 ottobre.
A livello internazionale molti gruppi si stanno battendo perché il peso emissivo dell'inquinamento da CO2 delle attività militari (circa il 20%) sia inserito negli accordi di Parigi sul clima e quindi il disarmo sia contemplato come soluzione.
Gli strumenti di morte è meglio, prima di venderli, non produrli a monte ed ancora meglio è fare cessare le guerre in cui sono impiegati, dato che quasi sempre sono espressione di logiche di sfruttamento dei popoli: il disarmo dei potenti, che favorisce le insorgenze sociali, è una via di pace e di giustizia!
Al nostro comune posto di lotta!

 

 

(Blocco alla base di Faslane per chiedere la sicurezza di un futuro verde)

 

LA LETTERA DEL 5 LUGLIO PER CONTATTARE XR PEACE

Care amiche e cari amici della coalizione di XR PEACE

scusateci se vi contattiamo all'ultimo momento, ma solo da pochissimo abbiamo avuto informazioni su cosa state preparando.

Siamo antinucleari italiani ed europei e al pari di voi vorremmo che l'inquinamento da attività militari ed il disarmo come sua soluzione fossero inseriti negli accordi di Parigi sul clima.
Siamo ora al corrente che vi state organizzando per la COP26 di Glasgow, per premere sui negoziati e per portare questo discorso all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale con azioni nonviolente che lo sottolineino.
Il 7 luglio, anniversario del TPNW, abbiamo organizzato un incontro digitale e dalle ore 18.00 affronteremo il tema di come lottare contro l'intreccio tra minaccia militare-nucleare e minaccia climatico-ecologica, due emergenze che, a nostro parere, vanno collegate anche alla emergenza della disuguaglianza sociale.
Saremmo contenti se interveniste direttamente nella nostra discussione, preferibilmente in lingua italiana.
Ma potete anche inviarci videomessaggi registrati dalla durata di cinque minuti.
Alcuni di voi hanno avuto occasione di conoscere di persona Alfonso Navarra (accompagnato da Valerio Ferrandi) alla protesta contro il vertice del 70ennale della NATO a Londra (aprile 2019), venuto dall'Italia con l'esplicità disponibilità a farsi arrestare.
In seguito a quella avventura e ad alcuni incontri con voi Alfonso ha cominciato a lavorare per costruire in Italia XR PACE.

Qui di seguito avete la convocazione dell'incontro organizzativo del 7 luglio.
A questa riunione si parecipa cliccando sul seguente link:

 

Gli attuali co-organizzatori di XR Peace sono Angie Zelter e Jane Tallents.

Invia una e-mail xrpeace@gn.apc.org

Telefono 01547-520929 o 07454-573135

 

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Faslane bloccata da Extinction Rebellion Scotland

Venerdì 30 aprile un gruppo di ribelli della XR Scotland ha bloccato la Porta Nord di Faslane per chiedere un "Futuro sicuro e verde".

Gli attivisti per il clima di Extinction Rebellion Scotland, in collaborazione con Trident Ploughshares e Faslane Peace Camp, bloccarono la porta nord della base navale di Faslane, sede dei sottomarini nucleari del Regno Unito, per 11 ore.

Il gruppo ha posizionato tre fioriere sulla strada contenenti piante e fiori dipinti con le parole "Sicuro", "Verde" e "Futuro". Una femmina di Ribelle dell'Estinzione è bloccata su ogni fioriera in modo che non possa essere spostata, impedendo l'accesso alla base.

Meg Peyton Jones, biologoe attivista di XR Scotland, ha dichiarato: "Dobbiamo costruire un futuro giusto e sostenibile, collettivamente con il mondo intero, piuttosto che il Regno Unito che dona centinaia di milioni sulla sua pila personale di armi nucleari mentre la crisi climatica e l'ingiustizia sociale distruggono il pianeta che ci circonda".

Gli attivisti chiedono un futuro sicuro dalla minaccia delle armi nucleari e dalla distruzione ambientale. La base nucleare tridente sta inquinando il Clyde con sostanze chimiche tossiche. Si stima che il costo dell'aggiornamento e della manutenzione di Trident durante i 40 anni di vita dei sistemi sia fino a £ 205 miliardi di denaro pubblico.

Sarah Krischer, 28 anni, archeologa e attivista di XR Scotland,ha dichiarato: "Le armi nucleari sono una minaccia esistenziale per il mondo intero. Accumulare armi con la capacità di spazzare via tutta la vita per apparire duro non fa nulla per proteggere né il Regno Unito né qualsiasi altro paese. Il continuo degrado ambientale causato dall'estrazione dell'uranio e dai test nucleari continua a essere avvertito, in particolare tra le nazioni insulari del Pacifico che sono anche le più minacciate dal cambiamento climatico. Dobbiamo unirci per costruire un futuro sicuro e più giusto per tutti.

I veicoli di emergenza potevano ancora accedere al sito attraverso il cancello sud. Il gruppo ha preso precauzioni per le precauzioni di sicurezza covid-19 tra cui distanziamento sociale e maschere facciali.

La polizia dopo aver consultato il comandante della base ha respinto l'offerta di lasciare gli attivisti in posizione fino alle 19:00 a quel punto si sarebbero sbloccati e se ne sarebbero andati. MOD e Police Scotland "squadre di taglio" li hanno rimossi dalle serrature della fioriera e alla fine hanno ripulito la strada alle 18.30. Le tre donne sono state arrestate per violazione della pace e rilasciate su cauzione con una data del tribunale alla fine di questo mese.

Nel frattempo si tenne una veglia di solidarietà all'Albert Gate del Devonport Dockyard di Plymouth..

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XR Scozia crea legami tra la crisi climatica e le Forze Armate

Da XR Scotland:

"Tre donne ribelli si sono legate questa mattina a fioriere fuori dalla base navale di Faslane, sede delle armi nucleari Trident.

"Le armi nucleari sono una minaccia esistenziale per il mondo intero. Accumulare armi con la capacità di spazzare via tutta la vita per apparire duri non serve a niente per proteggere il Regno Unito o qualsiasi altro paese.

"Il continuo degrado ambientale causato dall'estrazione dell'uranio e dai test nucleari continua a essere avvertito, in particolare tra le nazioni insulari del Pacifico che sono anche le più minacciate dal cambiamento climatico. Inoltre Faslane ha inquinato il Clyde con sostanze chimiche tossiche.

"Poiché l'emergenza climatica ed ecologica in corso minaccia le persone e il pianeta, dobbiamo riunirci per costruire un futuro sicuro e più giusto per tutte le persone.

Segui XR Scotland su Facebook.

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Risorse sul sito di XR Scozia riguardo il rapporto tra attività militari e minaccia climatica 

NUOVA RELAZIONE: L'impronta di carbonio dei settori militari nell'UE. Scientists for Global Responsibility (SGR) e Conflict and Environment Observatory (CEOBS). 23 febbraio 2021.

Il legame tra cambiamento climatico e militarismo. David Collins (ex Royal Marines) Veterans for Peace UK (VFP UK), è stato invitato da XR e CND a tenuto un discorso al di fuori del MOD a Londra durante la ribellione di ottobre 2019.

10 modi in cui la crisi climatica e il militarismo si intrecciano. Di Medea Benjamin, Counterpunch. settembre 2019.

L'impatto ambientale del settore militare del Regno Unito. Di Scientists for Global Responsibility - Rapporto approfondito e ben ricercato. maggio 2020.

Il contributo nascosto del Pentagono al cambiamento climatico - Questo articolo è apparso originariamente in Common Dreams. Gar Smith. gennaio 2016.

Carbon Bootprint dell'esercito: in quanto maggiore utilizzatore singolo di combustibili fossili, perché i militari sono esenti dalla discussione sul clima? Di Joyce Nelson. Sentinella spartiacque. Gennaio 2020.

Regno Unito: "Fighting The Wrong Battles – How Obsession With Military Power Diverts Resources From The Climate Crisis" del Dr. Sam Perlo-Freeman (CAAT). febbraio 2020.

La guerra causa il cambiamento climatico

INTRO: Perché fermare le guerre è essenziale per fermare il cambiamento climatico. Di Elaine Graham-Leigh, Stop the War. Mar 2019.

STUDIO DEL REGNO UNITO: La carta di carbonio dell'esercito. Presentazione a cura del Dott. Stuart Parkinson, Scienziati per la Responsabilità Globale. giugno 2019. Fornisce emissioni di carbonio per MoD, BaE, DOD statunitense, la guerra al terrorismo e altro ancora. Altri articoli SGR qui.

STUDIO USA: Uso del carburante del Pentagono, cambiamenti climatici e costi della guerra. Neta C. Crawford, Boston University, progetto Costs of War. giugno 2019. Ricerca originale. Include infografiche, riepilogo, report completo e discorso tenuto dall'autore. Leggi anche la sua scrittura in The Conversation.

STUDIO DEL REGNO UNITO: L'esercito statunitense consuma più idrocarburi della maggior parte dei paesi , con un enorme impatto nascosto sul clima: Lancaster e Durham Universities. giugno 2019.

Articolo degli autori su The Conversation: L'esercito americano è un inquinatore più grande di 140 paesi - ridurre questa macchina da guerra è un must.

CARTA IPB: La carbon bootprint: L'impatto degli Stati Uniti e dell'esercito europeo sul cambiamento climatico. Di Jessica Fort e Philipp Straub, International Peace Bureau. Novembre 2019.

ICBUW PAPER: Cambiamenti climatici e responsabilità dell'esercito. Di Ria Verjauw, Coalizione internazionale per la messa al bando delle armi all'uranio. Giugno 2019

Il cambiamento climatico causa la guerra

STUDIO USA: Uno studio guidato da Stanford indaga quanto il cambiamento climatico influenzi il rischio di conflitti armati. Articolo di Devon Ryan. giugno 2019. lo studio stima che il clima abbia influenzato tra il 3 e il 20 per cento del rischio di conflitti armati nel secolo scorso e che l'influenza probabilmente aumenterà drasticamente.

IN PROFONDITÀ: "Questo cambia tutto"? Ripensare la fragilità e i conflitti violenti dal punto di vista della crisi climatica. Di Cordula Reimann e Danny Burns. Dicembre 2019. Studio sulle sfide del cambiamento climatico e possibili soluzioni di resilienza e resistenza collettiva. Sezione 5: La sfida al complesso militare-industriale inizia a pagina 21 del documento.

Armi nucleari e clima

INTRO: Il cambiamento climatico potrebbe portare a una guerra nucleare? Dr Stuart Parkinson, Scienziati per la Responsabilità Globale. Presentazione alla conferenza CND, ottobre 2017.

ICAN PAPER: Armi nucleari e il nostro clima. Tilman Ruff, Campagna Internazionale per l'Abolizione delle Armi Nucleari – Australia.

OPINIONE: Il Camino e la Nuvola. Di Sean Howard, Cape Breton Spectator. Ottobre 2019.

Siti web militari

Sviluppo sostenibile: MOD Questa serie riunisce tutte le pubblicazioni mod sullo sviluppo sostenibile (fino al 2017/18). Ora incorporato nella relazione annuale del Ministero della Sviluppo .

Analisi militari dei cambiamenti climatici

Peter H. Gleick- An Annotated History of U.S. Defense, Intelligence, and Security Assessments of Climate Change ""... Intelligence statunitense e valutazioni militari delle implicazioni per la sicurezza del cambiamento climatico ... tornare indietro di quasi quattro decenni agli anni '80"

Il Consiglio Militare Internazionale pubblica "World Climate and Security Report 2020" alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco - IMCCS, febbraio 2020. L'emergenza climatica e le sue conseguenze. "Le istituzioni militari e di sicurezza dovrebbero dimostrare leadership sui rischi e la resilienza in materia di sicurezza climatica e incoraggiare i governi a promuovere riduzioni globali delle emissioni e investimenti di adattamento per evitare tali interruzioni della sicurezza. Le organizzazioni militari possono anche dare l'esempio sfruttando le significative opportunità di adottare fonti energetiche a basse emissioni di carbonio e fare progressi su altri gas serra oltre l'anidride carbonica.

Il presidente [Trump] ha appena firmato un disegno di legge che dice che il cambiamento climatico è un rischio per la sicurezza nazionale, ma lo sa? Di Angela Ledford Anderson, UCSCSA. Dicembre 2017

L'esercito americano ha finanziato uno studio sul cambiamento climatico e ha ottenuto risultati snervanti Di Chris Mooney e Brady Dennis, The Washington Post. Apr 2018

DOD REPORT: Rapporto sugli effetti di un clima che cambia al Dipartimento della Difesa. gennaio 2019.

(Dichiarazione di risposta di Shana Udvardy, specialista della resilienza climatica. UCSUSA)

Sicurezza climatica: cosa può fare l'esercito americano per prepararsi al cambiamento climatico? Progetto di sicurezza americano. Ottobre 2019. (larelazione completa è collegata da questa pagina)

sicurezza nazionale e la minaccia del cambiamento climatico. La CNA Corporation. 2007. "Gli Stati Uniti dovrebbero diventare un partner più costruttivo con la comunità internazionale per contribuire a costruire ed a realizzare un piano per prevenire gli effetti destabilizzanti dei cambiamenti climatici, compresa la definizione di obiettivi per la riduzione a lungo termine delle emissioni di gas a effetto serra".

militarismo

Perché l'azione sul militarismo è essenziale per agire sul cambiamento climatico? Di Andrew Metheven, War Resisters' International. maggio 2019.

Agire sul militarismo: militarismo impegnativo - Pacchetto risorse di ForcesWatch e Quakers UK (pdf)

Sistemi BAE

MOD e BAE: "I sauditi non potremmoi senza di noi": il vero ruolo del Regno Unito nella guerra mortale dello Yemen. Di Arron Merat. Il Guardian. Giugno 2019.

Opinione e politica

TALK: "No Climate Justice, No Peace". Trascrizione di Molly Scott Cato, eurodeputato talk alla MAW Conference 29 giugno 2019.

The Military and Climate Change/Justice - Judith Deutsch, Counterpunch. Dicembre 2019.

L'ambiente

Proteggere l'ambiente durante i conflitti armati. Pax per la Pace. Novembre 2018. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 6 novembre di ogni anno Giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell'ambiente nella guerra e nei conflitti armati.

Fare leva sul proibire le armi nucleari per fare la pace con la Terra: verso un Coordinamento europeo

04.07.2021 - Comunicato dei disarmisti esigenti per invitare all'incontro on line del 7 luglio 2021 - dalle ore 16 alle ore 20 su piattaforma Google Meet 

Link per partecipare: meet.google.com/xay-nguh-baw

Seguono: lettera ai parlamentari per la presentazione del DDL di ratifica del TPAN; e riflessioni di Alfonso Navarra sulla possibilità che il disarmo sia già implicito negli accordi di Parigi sul clima globale

Abolire tutte le bombe atomiche: entra in vigore il trattato

L'occasione è il quarto anniversario dell'adozione, da parte di una Conferenza ONU, del Trattato di proibizione delle armi nucleari, avvenuta a New York il 7 luglio2017, per la quale ICAN è stata insignita del premio Nobel per la pace.
Proseguiamo il cammino, già iniziato il 13 giugno 2021, promosso da Disarmisti esigenti e WILPF Italia, membri ICAN, con la collaborazione di Sardegna Pulita e Rete per l'educazione alla terrestrità, verso un coordinamento europeo contro il nucleare militare e civile.
I nostri obiettivi: insistere nella pressione per la ratifica del TPAN da parte di ancora più Paesi, contro il riarmo nucleare in Europa e nel mondo, no agli euromissili, no al first use, no al nucleare tra le energie classificate come pulite, si alla conversione civile delle spese militari, si al disarmo da inserire negli accordi di Parigi sul clima.
Poniamo, nell’incontro, in esame e in dibattito una strategia in cui il rischio di guerra per errore, è centrale soprattutto per il Nord del mondo; mentre deve essere organizzata la rivendicazione di giustizia ed uguale dignità per il Sud del mondo, che ha la funzione generativa più decisa per la spinta dalla proibizione giuridica all'eliminazione effettiva degli ordigni nucleari.

Questo dal punto di vista di movimenti che cercano l'intreccio tra problematiche che hanno effetti combinati e convergenti su popolazioni e territori (oggi si deve parlare di "intersezionalità" contro le impostazioni monotematiche specializzate). Ma con un approccio che sappia unire visioni e obiettivi globali con i piedi ben piantati sui territori; e che sia consapevole che "pensare alla fine del mese" lo si deve fare per evitare la possibile "fine del mondo", per garantirsi un futuro di pace tra gli esseri umani e tra gli esseri umani e la Natura.

Abbiamo come meta di mobilitazione le seguenti scadenze:
- la revisione del TNP nell'agosto 2021;
- il 5 settembre a Buchel in Germania ("la nuova Comiso") e la mobilitazione italiana ad essa collegata, con particolare riferimento ai porti da denuclearizzare a partire dal porto nucleare di Trieste;
- l'eventuale festival antinucleare di Metz in Francia del 24- 25- 26 settembre;
- la preCOP di Milano (30 settembre- 2 ottobre 2021) e la COP di Glasgow (2-12novembre 2021);
- la revisione del TPAN nel gennaio 2022.

Noi prevediamo innanzitutto una introduzione degli organizzatori: Alfonso Navarra per i Disarmisti esigenti, Antonia Sani per WILPF Italia, Ennio Cabiddu per Sardegna Pulita, Laura Tussi e Fabrizio Cracolici per Memoria e Futuro, Alessandro Capuzzo per la Marcia Mondiale.

Seguono gli interventi dalle situazioni internazionali, quelle già presenti il 19giugno (ed altre che si aggiungeranno perché le stiamo contattando e invitando):Daniele Barbi, del comitato antinucleare di Treviri; dalla Francia, LuigiMosca; dalla Slovenia, Aurelio Juri; dal Giappone, Minetaka Shimada.

Vi saranno testimonianze dalle situazioni di lotta antinucleari, contributi di esponenti politici (Loredana De Petris, Giorgio Cremaschi, Gregorio Piccin, altri…) e anche interventi di taglio scientifico: citiamo Luca Gamberale e in particolare Mario Salomone, segretario internazionale di WEEC, e Mario Agostinelli, presidente della Laudato Si’.

Alfonso Navarra, portavoce dei Disarmisti esigenti, presenta una prima proposta perché alla COP26 di Glasgow sia incluso il disarmo (quindi la denuclearizzazione),tra le soluzioni per l’emergenza climatica ed ecologica.

L’attività militare e le guerre distruggono esseri umani e ambiente mettendo a rischio con la deterrenza nucleare la sopravvivenza di tutti; ma sono anche causa di gravissimo inquinamento permanente: quello che producono di CO2 – quantità ingentissime! (in varie stime, oltre il 15%, circa il 20%) - va computato ufficialmente all’interno del percorso delle COP sul clima affinché si persegua, con monitoraggio adeguato, la sua riduzione ed eliminazione.

Una interpretazione plausibile dell'accordo di Parigi, nello spirito (ufficialmente) pacifista dell'ONU e in collegamento con l'architettura del diritto internazionale, implicitamente potrebbe già disporre di perseguire la decarbonizzazione: 1) in modo che il rischio climatico ed ecologico sia eliminato in modo effettivo e completo; 2) accogliendo gli obiettivi dell'Agenda 2030; 3) con modalità che rispettino i diritti umani e il diritto alla pace; 4) valorizzando il ruolo protagonista delle donne nei processi di pace e di sviluppo umano (si vedano considerazioni sotto esposte).

La mobilitazione convergente di disarmiste/i, ecologiste/i, attiviste/i è assolutamente necessaria per la radicale inversione di rotta che può garantire la continuazione della civiltà umana e forse della stessa esistenza fisica della specie.

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ALLA C.A. DI DEPUTATE E DEPUTATI FIRMATARIE/I DELL'ICAN PLEDGE

02.07.2021 - oggetto: IL 7 LUGLIO, DATA SIMBOLICA, AL CENTRO DI UNA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE, POSSIAMO PRESENTARE UNA PROPOSTA DI LEGGE PER LA RATIFICA DEL TPAN?

Care e cari amici, che rappresentate il popolo alla Camera dei deputati in consapevole obbedienza ad una Costituzione che ripudia la guerra

Dal nostro punto di vista di attiviste e attivisti ecopacifisti che guardano ad un mondo multipolare fondato sulla forza del diritto internazionale, nel potenziamento dell'ordinamento ONU, ci sembra molto importante che ci rivolgiamo a voi, firmatari dell'ICAN Pledge: speriamo di trovare presso di voi orecchie particolarmente attente e sensibili per quanto ora vi veniamo esponendo e proponendo di concreto, nell'ottica ideale di chi, come Papa Francesco, ritiene "immorale", oltre che illegale, lo stesso possesso delle armi nucleari.

Consideriamo una data simbolico-politica importante l’anniversario della adozione, con il voto di 122 Stati, del Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPAN – TPNW in lingua inglese), da parte di una conferenza ONU, avvenuta appunto il 7 luglio 2017 al Palazzo di Vetro di New York.

La società civile internazionale, lo ribadiamo ancora, ha partecipato attivamente a quei lavori (anche chi vi scrive era presente di persona): un ruolo riconosciuto che ha consentito alla International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) di cui, come Disarmisti Esigenti e WILPF Italia, facciamo parte, di ricevere il Premio Nobel per la Pace 2017.

Anche Sardegna Pulita è della partita in quanto soggetto aderente alla coalizione dei Disarmisti esigenti.

Il 22 gennaio del 2021, dopo la 50esima ratifica da parte di uno Stato, il bando delle armi nucleari proclamato a New York è entrato in vigore: la nostra valutazione è che in questo modo può ricevere impulso un percorso che, riferendosi all’articolo VI del Trattato di non proliferazione, conduca dalla proibizione giuridica all’eliminazione effettiva degli ordigni nucleari.

In tutto il mondo la Rete ICAN sotto questa scadenza del 7 luglio si mobilita: anche dall’Italia possiamo dare il nostro contributo perché il nostro Paese riveda le sue posizioni ed entri nella schiera degli aderenti, nonostante i diktat provenienti dai vertici NATO, l'ultimo del 14 giugno scorso; ed in ogni caso cerchi di giocare un ruolo attivo per fare leva sul TPNW con lo scopo anche di aprire nuovi negoziati di disarmo, a partire dall’esigenza prioritaria di evitare la guerra nucleare per errore.

Vi proponiamo di avanzare un passo piccolo ma effettivo per rilanciare l'attenzione di tutto il Parlamento sulla problematica del disarmo nucleare, dimenticata proprio nel momento in cui, ben oltre l'ammodernamento delle B-61, rischiamo di vedere installati nuovi euromissili in Europa (il Trattato INF è stato disdetto!).

Questo avverrebbe se riusciste a presentare formalmente,  magari proprio in questa data simbolica del 7 luglio, una proposta di legge per la ratifica del TPAN*, ( vedi testo redatto dalla IALANA sotto riportato).

Questo vostro gesto istituzionale -la presentazione di una proposta di legge sulla base del testo redatto dalla IALANA, potrebbe essere accompagnato da una conferenza stampa da tenere, norme antiCOVID permettendo, nei locali della Camera dei deputati, invitandoci a presenziare come pacifisti che promuovono la campagna.

Vi informiamo che la presidente al Senato del Gruppo Misto, Loredana De Petris, si è impegnata al Senato a presentare un DDL in questo senso, anche se non si è pronunciata ancora per una scadenza precisa.

La ripresa di interesse nel dibattito pubblico sul disarmo nucleare  potrebbe sì, per vari motivi, realisticamente non sortire immediatamente la ratifica del Trattato che chiediamo. Ma, come risultato subordinato da non scartare, potrebbe comunque convincere il governo italiano ad assumere quella che chiamiamo la “posizione belga” (più avanti da noi spiegata): una delegazione diplomatica italiana, guidata dal Ministro degli Esteri, come “Paese osservatore” potrebbe  andare alla prima conferenza degli Stati, attualmente 54, che hanno già ratificato questa norma internazionale contro le armi nucleari e che si terrà a Vienna nel gennaio del 2022.

L’Italia allora non aderirebbe formalmente subito al bando; ma nemmeno si collocherebbe tra i Paesi che sparano a palle incatenate contro!

(Detto tra noi, forse la denuclearizzazione è la strada più concreta ed efficace per provocare dinamiche oggettive che portino a una crisi dell'anacronistico schieramento per blocchi militari).

Attrezziamoci, allora, e diamoci da fare insieme per dare fiato allo schieramento sempre più ampio che, in Europa, presta orecchio all’opinione pubblica che non intende vivere sotto la spada di Damocle nucleare e sprecare risorse economiche per la follia suicida della “deterrenza”!

Saluti con stima augurandoci di intraprendere un proficuo lavoro comune

Alfonso Navarra - Disarmisti esigenti cell. 349-073.6871

Antonia Sani e Patrizia Sterpetti  - WILPF Italia cell. 349-786.5685

Ennio Cabiddu - Sardegna pulita - cell. 366-6535384

Fabrizio Cracolici e Laura Tussi - canale video Siamo tutti premi Nobel per la pace con ICAN

Link : https://www.youtube.com/channel/UCFWikKgRr7k21bXHX3GzE9A

* DISEGNO DI LEGGE

Art. 1. (Ratifica del Trattato). 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare il “trattato delle Nazioni Unite relativa al divieto delle armi nucleari”, (treaty on the prohibition of nuclear weapons) approvato dalla Conferenza ONU svoltasi a new York il 7 luglio 2017.

Art. 2. (Ordine di esecuzione). 2. Piena ed intera esecuzione è data al trattato a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto previsto dall'articolo 15 del trattato stesso.

Art. 3. (Entrata in vigore). 3. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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Post scripum

Quelli che seguono sono suggerimenti per lavorare su una relazione di accompagnamento...

Onorevoli colleghi e colleghe,

Il 22 gennaio è entrato in vigore il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPAN). Tale trattato è stato adottato da una conferenza delle Nazioni Unite il 7 luglio 2017, aperto alla firma a New York il 20 settembre 2017; l’entrata in vigore è avvenuta 90 giorni dopo il 24 ottobre 2020, data della ratifica del cinquantesimo Stato, l’Honduras.

Il nuovo accordo proibisce agli Stati membri di sviluppare, produrre, testare e immagazzinare armi nucleari. Allo stesso modo limita l'uso e la minaccia di utilizzo di queste armi. Il trattato ha, al momento, 54 stati membri con ratifica; altri 32 hanno firmato il trattato. Si prevede che molto presto altri stati ancora aderiscano. Il trattato dà sostanza di legge al divieto di una minaccia esistenziale per la vita sul pianeta: l'uso di armi nucleari in guerra che ha conseguenze umanitarie e ambientali catastrofiche.

Il bando di questa categoria di armi che ripugnano alla coscienza umana viene a seguire i bandi di altre armi di distruzione di massa: quelle batteriologiche e quelle chimiche. La Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione e immagazzinamento delle armi batteriologiche (biologiche) e sulle armi tossiche e sulla loro distruzione (di solito denominata Convenzione per le armi biologiche, abbreviazione: BWC da Biological Weapons Convention in inglese) è stato il primo trattato multilaterale sul disarmo che vieta la produzione di una intera categoria di armi. È stato il risultato degli sforzi prolungati da parte della comunità internazionale per creare un nuovo strumento che andava a completare il Protocollo di Ginevra del 1925. La "Convenzione sulla Proibizione delle Armi Chimiche" di Parigi del 1993  è entrata in vigore il 29 aprile 1997. L'Italia ha ratificato la convenzione con la legge 18 novembre 1995, n. 496, modificata ed integrata con legge 4 aprile 1997, n. 93.

La “deterrenza nucleare”, vale a dire il distogliere da attacchi nemici incutendo il terrore della rappresaglia, quella che il TPAN va esplicitamente a proibire (al contrario di altri strumenti giuridici correnti relativi alla materia), oggi va messa in rapporto, secondo il parere di esperti eminenti, con un più alto livello di probabilità che scoppi un conflitto nucleare (vedi Doomsday Clock curato dal Bulletin of the Atomic Scientists dell'Università di Chicago). Un conflitto regionale e/o globale di natura nucleare, anche solo per errore, per incidenti, o per sabotaggio (perpetrabile con attacchi cibernetici), è un rischio già spaventoso in passato, ma oramai del tutto inaccettabile, in virtù della sistematica modernizzazione di questi armamenti, e dell’utilizzazione in rapido sviluppo dei mezzi informatici (l’automatizzazione dei sistemi d’arma e l’impiego dell’Intelligenza Artificiale prospettato persino nei sistemi di controllo e comando). Questo rischio riguarda in modo prevalente (anche se non esclusivo) proprio i Paesi che posseggono od ospitano le armi nucleari, in quanto bersagli privilegiati in caso di conflitto. (Da notare che questi Paesi si situano tutti nell’emisfero Nord del nostro pianeta). Un disarmo nucleare totale, a ben vedere, sarebbe quindi soprattutto nell’interesse degli Stati … nucleari!

Ma la “deterrenza” non è solo una “follia” alla lunga suicida, se valutata con gli occhi di un ragionamento spassionato ed oggettivo dal punto di vista dell’intelligenza utilitaristica: oggi, con l’approvazione del TPAN, possiamo dire che sta per completarsi il percorso che ha portato dalla sua condanna filosofica, etica e morale alla condizione di una illegalità giuridicamente fondata.

Ai sensi di un parere della Corte di Giustizia dell’Aja, reso l’8 luglio del 1996, pur connotato da ambiguità e contraddittorietà, sicuramente potremmo inserire la stessa minaccia dell’uso delle armi nucleari, implicita nella “deterrenza”, come “contraria ai principi del diritto internazionale umanitario e costituente una violazione dei diritti umani – in particolare del diritto alla vita”.

Potremmo, in modo più radicalmente conseguente, come fanno i Disarmisti esigenti e WILPF Italia, membri ICAN (la campagna internazionale insignita nel 2017 del Premio Nobel per la pace) considerare la “deterrenza” in sé un “genocidio programmato”: lo Stato “deterrente”, lo si è già detto, pretende di assicurarsi da eventuali atti ostili da parte di altri stati, individuati come “minacciosi”, prendendone in ostaggio l’intera popolazione con il sottoporla al ricatto di una situazione di sterminio potenziale (parziale o completo).

Quando si parla di “deterrenza”, per capire la portata di cosa si sta esaminando, sarebbe bene tenere presente che ci si riferisce ad arsenali che oggi accumulano circa 13.000 testate nucleari, di numero sicuramente inferiore alle 70.000 dei tempi della Guerra Fredda, ma nel frattempo diventate più precise, più potenti e tecnologicamente avanzate: la potenzialità di sterminare più di dieci volte l’intera umanità c’è tutta.

Il “club nucleare” oggi comprende nove Stati tutti impegnati ad accrescere e “modernizzare” le loro armi: tutti che, in modi diversi, programmano l’impiego dell’atomica nelle loro dottrine strategiche; e, a volte, abbiamo visto minacciarlo durante crisi internazionali. Né è da sottovalutare l’emergere, con l’ipotesi dell’”Inverno nucleare”, delle conseguenze climatiche catastrofiche di uno scambio anche limitato di missili tra Paesi confinanti: si è studiato il caso del conflitto tra India e Pakistan che potrebbe provocare due miliardi di morti nell’arco di una ventina di anni.

I governi italiani succedutisi dal 2017 non hanno firmato né ratificato il TPAN che bandisce questi ordigni, da considerare “mostruosi”, perché, anche in uso limitatissimo, hanno un impatto devastante sulla vita e sulla salute di enormi moltitudini di persone. Tra le condanne più nette possiamo annoverare quella di Papa Francesco, ribadita proprio in riferimento all’entrata in vigore del TPAN (cui il Vaticano ha contribuito, essendo tra i primi Stati a ratificare): "Dopodomani, venerdì 22 gennaio, entrerà in vigore il Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Si tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che vieta esplicitamente questi ordigni, il cui utilizzo ha un impatto indiscriminato, colpisce in breve tempo una grande quantità di persone e provoca danni all’ambiente di lunghissima durata. Incoraggio vivamente tutti gli Stati e tutte le persone a lavorare con determinazione per promuovere le condizioni necessarie per un mondo senza armi nucleari, contribuendo all’avanzamento della pace e della cooperazione multilaterale, di cui oggi l’umanità ha tanto bisogno".

L’Italia in sede ONU, con tutti i suoi governi, ha sempre dichiarato pubblicamente di essere a favore di un mondo libero dalle armi nucleari, come stabilito dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP).

Chiaramente, arrivare a ciò non è un compito facile, ma il rifarsi verbalmente a un obiettivo, per quanto in modo sistematicamente ripetuto, non ci avvicina affatto ad esso. Questo può essere fatto solo attraverso un'azione pubblica e governativa sostanziale, che conformi consequenzialmente le scelte operative alle parole.

Limitarsi a seguire pedissequamente il percorso del TNP non significa aver svolto tutti i compiti per il disarmo nucleare.  Il Trattato di non-proliferazione rappresenta, senza dubbio, uno strumento di portata globale in materia di disarmo e non-proliferazione nucleari. Entrato in vigore nel 1970 per una durata iniziale di 25 anni, è stato esteso a tempo indefinito nel 1995, e conta tra i suoi Stati Parte 191 Paesi, tra cui i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, dotati dell’arma nucleare (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito).

Le norme di questo fondamentale strumento ruotano attorno all’art. VI, che costituisce il cardine della norma sul disarmo, impegnando ogni Stato parte al perseguimento di negoziati “in buona fede” su misure efficaci per la cessazione della corsa agli armamenti e per l’eliminazione degli arsenali nucleari, nonché su un trattato di disarmo generale e completo sottoposto a controllo internazionale efficace.

Le fondamenta però non fanno da sole la casa. Bisogna allora chiedersi: cosa ha di differente, quale aggiunta porta il TPAN rispetto al TNP? Il nuovo trattato di proibizione esige non solo un impegno immediato nella distruzione degli arsenali, ma anche, come si diceva, a non ospitarle, a non minacciarne l’uso, a non richiederne la protezione.

Insomma, non rinvia ad un tempo indeterminato il disarmo nucleare (l’art. VI del TNP non ha scadenza), ma lo vuole subito, visto che il TNP non è riuscito dopo oltre mezzo secolo ad eliminare la minaccia dell’autodistruzione della nostra civiltà.

Vorremmo che l’Italia aderisse formalmente al TPAN; e comunque, in via subordinata, alla maniera del governo belga, riterremmo utile che lo appoggiasse anche il nostro governo con l'obiettivo di aderirvi in un momento valutato opportuno, su motivato indirizzo parlamentare. Citiamo il nuovo governo belga, membro della NATO, si badi bene, perché nelle sue dichiarazioni programmatiche è arrivato a riconoscere i potenziali effetti positivi del TPAN: "Il Belgio giocherà un ruolo proattivo nella Conferenza di revisione del TNP del 2021 e, insieme agli alleati europei della NATO, esplorerà come rafforzare il quadro di non proliferazione e come il Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari può dare nuovo impulso al disarmo nucleare multilaterale".

Ci sono buone ragioni per una tale mossa che giochi senza riserve il TPAN come carta positiva. In primo luogo, l’azione del nostro Paese sarebbe messa sul binario del programma politico proclamato di raggiungere un mondo senza armi nucleari. In secondo luogo, ci consentirebbe di influenzare lo sviluppo futuro del trattato e del suo percorso per favorire un disarmo nucleare effettivo. Inoltre, andrebbe incontro alla volontà generale dell’opinione pubblica, poiché i sondaggi – rari e quasi clandestini, per la verità - in ogni paese, incluso il nostro, hanno ripetutamente mostrato forti maggioranze a sostegno di tale passo. Infine, contribuirebbe a rafforzare il TNP, potendo considerare il bando, alla fin fine, come già accennato, una attuazione del suo articolo VI.

L’Italia, va sottolineato, si trova in una situazione speciale all’interno della stessa NATO. Attualmente ospita armi nucleari americane sul suo suolo come parte di accordi di condivisione nucleare. Le armi dovrebbero essere impiegate dai piloti italiani che utilizzano aerei nazionali. Questa pratica è stata spesso criticata e risoluzioni parlamentari nel corso degli anni hanno chiesto il ritiro di queste armi. Il bando proibisce esplicitamente lo stazionamento di armi nucleari su suolo straniero. Crediamo che le armi nucleari stazionate oggi sui nostri territori siano un residuo della Guerra Fredda: nella realtà geopolitica di oggi francamente bisognerebbe guardare avanti adottando l’approccio, caldeggiato dall’ONU, della “sicurezza comune”. Il nostro governo dovrebbe richiedere la rimozione delle armi nucleari da parte degli Stati Uniti il prima possibile e porre fine al potenziale coinvolgimento dei suoi cittadini nella guerra nucleare, che – non si finirà mai di ammonire abbastanza su questo punto - può essere scatenata persino per caso o per errore. Lo testimonia la vicenda di Stanislav Petrov, il colonnello sovietico che nel 1983 riuscì a capire che un attacco missilistico contro Mosca era in realtà un falso allarme dei computer: a lui dobbiamo il 26 settembre come giornata ONU contro le armi nucleari.

Basandosi sulla minaccia dell'uso di armi nucleari attraverso la NATO, il nostro governo di ripartenza e di speranza, in discontinuità con le politiche passate, non dovrebbe più pretendere di garantire la sicurezza con armi disumane di effetto devastante. Una tale posizione non può fornire una sicurezza sostenibile per molto tempo sfidando le leggi della fortuna, sperando che ogni volta si possa trovare un Petrov, “l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto”. La NATO farebbe meglio a iniziare a discutere strategie di difesa non nucleari efficaci. La nostra decisione di aderire al TPAN incoraggerebbe tale discussione. Spingeremmo inoltre gli Stati Uniti e la Russia ad avviare negoziati bilaterali per nuovi trattati che da subito diminuiscano il pericolo guerra nucleare per errore e includano le armi nucleari tattiche, concepite per assurdi scontri limitati di teatro.

Il nuovo governo appena insediatosi dovrebbe cessare di esprimere critiche al Trattato che mette al bando le armi atomiche. L’attuale ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha aderito all’ICAN Pledge: si ricordi di questo solenne impegno! Il trattato è spesso descritto dalla nostra diplomazia come una mera misura simbolica, e a volte è anche considerato un pericolo per la sicurezza internazionale. Questi argomenti sono contestabili e Di Maio dovrebbe essere propenso ad accogliere una prospettiva diversa, approfondendo i suoi ragionamenti di realismo diplomatico. Solo simbolico? Il trattato è un vero e proprio strumento giuridico, al quale sono vincolati tutti gli Stati membri. Ad esempio, è il primo strumento per vietare efficacemente i test nucleari mentre il Trattato sul divieto totale di test nucleari attende l'entrata in vigore perché gli Stati Uniti e la Cina non lo hanno ratificato. Non vi è inoltre alcuna incompatibilità giuridica tra il Trattato sul bando e il Trattato di non proliferazione, che possono essere considerati entrambi parte di un'architettura comune per il disarmo.

Ci sono anche effetti sostanziali al di fuori degli Stati membri. Gli attori finanziari come i fondi pensione e di investimento (come nei Paesi Bassi) e le banche (come KBC in Belgio e Deutsche Bank in Germania) già considerano e attuano il ritiro del denaro investito nelle società coinvolte nella produzione di armi nucleari, direttamente come risultato del Trattato per la messa al bando delle armi nucleari.

Il primo evento del trattato sarà la Riunione degli Stati Parte nel primo anno dopo l'entrata in vigore, cioè nel 2022, probabilmente in gennaio.  Auspichiamo che l’Italia partecipi a pieno titolo in qualità di Stato membro; ma potrebbe comunque cogliere l'opportunità di impegnarsi con i membri effettivi del Trattato sul bando partecipando in qualità di Stato osservatore. Una tale posizione non porterebbe ancora il nostro Paese ad entrare in conflitto aperto con l’approccio ufficiale dell’Alleanza atlantica. Tuttavia, sarebbe già un significativo allontanamento dall'attuale atteggiamento sprezzante nei confronti del nuovo accordo e dei suoi membri. La diplomazia internazionale trarrà vantaggio da un tono più costruttivo. Questo può anche aiutare a ottenere un risultato positivo all'imminente revisione del TNP nell’agosto 2021.

Nel Paese centrale della UE, la Germania, sta prendendo piede un dibattito critico sul mantenimento dell’ombrello nucleare americano nella NATO, come dimostra il programma elettorale della SPD, un partito importantissimo facente parte della coalizione di governo guidata da Angela Merkel. Il partito invita Russia e Stati Uniti ad avviare colloqui sulle questioni del "disarmo verificato e completo" con l'obiettivo di "ritirare ed eliminare definitivamente le armi nucleari dispiegate in Europa e Germania".

Per concludere, il Trattato per la proibizione delle armi nucleari dovrebbe essere visto nell'Europa occidentale come un segnale da parte del resto del mondo a prendere molto più seriamente la promessa dell'eliminazione del nucleare, che pende come una spada di Damocle sulla sopravvivenza dell’Umanità. L’Italia dovrebbe lavorare insieme agli altri Paesi europei per sbarazzarsi delle armi nucleari americane sul nostro suolo (lo ha fatto la Grecia nel 2001 senza per questo uscire automaticamente dalla NATO) e firmare e ratificare il Trattato sul bando il prima possibile.

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La soluzione del disarmo non sarebbe estranea a quanto già prescrivono gli accordi di Parigi sul clima 

04.07.2021 - di Alfonso Navarra - portavoce dei Disarmisti esigenti

La conferenza COP21 nella decisione (1/CP.21) che, il 12 dicembre 2015, sancisce l'adozione dell'accordo di Parigi sul clima globale, al preambolo "accoglie" l'Agenda 2030.

L'Agenda 2030 è la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A/RES/70/1 che si propone di "trasformare il mondo per lo sviluppo sostenibile".
La decisione citata "riconosce che il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e il pianeta"; essa quindi "richiede la massima cooperazione possibile da parte di tutti i paesi , e la loro partecipazione ad una risposta internazionale efficace e appropriata, al fine di accelerare la la riduzione delle emissioni globali di gas serra".
La decisione riconosce anche che "il cambiamento climatico è una preoccupazione comune dell'umanità"; quindi le parti "devono rispettare i rispettivi obblighi in materia di diritti umani, diritto alla salute (...), diritto allo sviluppo, eccetera, così come la parità di genere, l'emancipazione delle donne e l'equità intergenerazionale".
Le parti (= gli Stati parte) devono, in sostanza, rispettare i diritti globali che hanno sottoscritto: e tra questi, logicamente, dovrebbe rientrare anche il "diritto alla pace", proclamato dall'ONU!
Ed in questo contesto possiamo inserire anche la risoluzione dell'ONU che prevede di rafforzare il ruolo delle donne nei processi di pace e in tutti i processi decisionali.
In modo più profondo e sostanziale dobbiamo tener conto del fatto che l'intera costruzione dell'ONU è, a parole, indirizzata al disarmo proprio perché è nata, nella retorica ufficiale, "per rimuovere il flagello della guerra" , come proclama la Carta costitutiva adottata il 25 giugno 1945.
L'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile prevede 17 obiettivi (goals) ed il goal 16 è relativo al "promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile; offrire l'accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficaci, responsabili e inclusivi a tutti i livelli".
Possiamo concludere che l'accordo di Parigi, nello spirito pacifista dell'ONU e in collegamento con l'architettura del diritto internazionale, implicitamente già dispone di perseguire la decarbonizzazione: 1) in modo che il rischio climatico ed ecologico sia eliminato in modo effettivo e completo; 2) accogliendo gli obiettivi dell'Agenda 2030; 3) con modalità che rispettino i diritti umani e il diritto alla pace; 4) valorizzando il ruolo protagonista delle donne nei processi di pace e di sviluppo umano.
A Parigi con la COP21 il mondo è giunto a decidere di volere eliminare le emissioni di gas a effetto serra in quanto minaccia all'esistenza dell'umanità. Questa minaccia comprende il 20 per cento circa delle emissioni attribuibili alle attività militari. E' un contributo di inquinamento che andrebbe studiato seriamente, oltre le conoscenze parziali e impressionistiche, superando i vincoli di segretezza imposti dalle dispute geopolitiche.
Se si vuole allora seriamente perseguire la decarbonizzazione (l'obiettivo ufficiale è mantenere l'aumento della temperatura al di sotto dei 2° C - preferibilmente 1,5° C - rispetto ai livelli preindustriali) occorre un sistema di contabilità affidabile e autenticamente globale: deve includere tutte le dimensioni dell'attività umana responsabili del problema. Non si possono ignorare il ruolo e il peso dell'inquinamento militare!
L'attività militare è intrinsecamente distruttiva anche se giustificata da fini difensivi: essa va comunque ridotta ai livelli minimi e auspicabilmente eliminata grazie alla cooperazione dei popoli e degli Stati in grado di garantire una "sicurezza comune" fondata sulla "sicurezza umana".
Esistono già appelli internazionali cui possiamo fare riferimento per una convergenza di movimenti a Glasgow.
Ad esempio, segnalata da Patrizia Sterpetti che ha seguito le riunioni internazionali della WILPF sull'ambiente: "No all'esclusione dell'inquinamento militare dagli accordi climatici", promossa da Extinction Rebellion Peace e da altre realtà.
Si vada al link:
La proposta di Disarmisti esigenti, WILPF Italia  e partners, se condivisa, si potrebbe infine riassumere così: quello che dovremmo riuscire ad ottenere in vista delle giornate di Glasgow è un accordo su un testo emendativo comune agli accordi di Parigi, recepito da negoziatori accreditati, che ponga effettivamente il problema sul tavolo diplomatico con una sua plausibilità tecnica e possibilmente sia in grado di giocarsela per condurre ad una sua soluzione pienamente riconosciuta nel corpo degli accordi.
L'inquinamento militare è parte essenziale del problema climatico, è un problema, ed il disarmo è la sua soluzione!
Un settore delle mobilitazioni alla preCOP di Milano e alla COP di Glasgow dovrebbe supportare questo obiettivo di integrazione degli accordi di Parigi con modalità organizzative e comunicative pianificate, in modo che riceva la giusta attenzione da parte di istituzioni e opinione pubblica.