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Dal sito di IPPNW Italia (https://www.ippnw-italy.org/?p=2286) una importante notizia dal Congresso USA, sotto riportata. Nel momento in cui si rischia la sovrapposizione tra revisioni del TPN e del TPAN, convocate ambedue per il gennaio 2022

( Apprendiamo da RCW che gli Stati hanno concordato una nuova data provvisorie per la decima conferenza di revisione del TNP, che sarà eventualmente confermata in base agli sviluppi del Covid19.
Si vada su: https://reachingcriticalwill.org/images/documents/Disarmament-fora/npt/revcon2020/documents/president-letter-new-date-2022.pdf

La sessione di revisione dovrebbe svolgersi dal 4 al 28 gennaio 2022 presso la sede delle Nazioni Unite a New York. Il presidente designato convocherà consultazioni informali con tutti gli Stati parte nell'ottobre 2021 per valutare la situazione e le condizioni relative alla pandemia di COVID-19 e per confermare le date di inizio e fine della Conferenza.

Al momento non ci sono ulteriori informazioni sull'accesso e la partecipazione della società civile, né sul formato e sulle modalità della conferenza. Ulteriori consultazioni su questi dettagli si svolgeranno in ottobre.

Attendiamo che ICAN ci tenga informati man mano che ne sapremo di più, e cominci a riflettere sulle implicazioni di una possibile sovrapposizione con la prima riunione degli Stati parte del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), anch'essa prevista per gennaio 2022).

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Leader del Congresso degli Stati Uniti spingono per una revisione progressiva della postura nucleare

Dal team di PNND – Parliamentarians for Nuclear Non-Proliferation and Disarmament – giunge la notizia di questo importante appello indirizzato al Presidente Biden, per una revisione della Nuclear Posture Review

Leader del Congresso degli Stati Uniti spingono per una revisione progressiva della postura nucleare

L’amministrazione USA ha avviato una revisione della postura nucleare – Nuclear Posture ReviewNPR – un processo solitamente intrapreso ad ogni nuovo insediamento alla Presidenza degli Stati Uniti. La revisione esamina e decide lo scopo, la strategia, la dottrina, la portata e le forze richieste per la politica di deterrenza nucleare degli Stati Uniti.

Il senatore Ed Markey, co-presidente del PNND, insieme ad altri 20 membri del Nuclear Weapons and Arms Control Working Group (NWAC), ha inviato ieri al presidente Biden una lettera congiunta congressuale invitandolo a “guidare il processo NPR per ridurre il ruolo delle armi nucleari USA nella nostra strategia di sicurezza nazionale, rinunciare allo sviluppo di nuove armi nucleari e sviluppare una politica dichiarativa più sana sull’uso delle armi nucleari.’

La lettera invita specificamente la Nuclear Posture Review a:

  • Ridurre il ruolo delle armi nucleari nella politica di difesa e sicurezza degli Stati Uniti, compreso l’impegno a non introdurre mai armi nucleari in un conflitto non nucleare, né a utilizzarle per primi in un conflitto nucleare (no-first-use policy);
  • Includere modelli sugli effetti climatici, ambientali e umanitari nella lista dei possibili bersagli USA e studiare opzioni praticabili per l’uso di armi non nucleari su quegli stessi bersagli;
  • Esaminare il numero e il tipo di nuove armi necessarie per deterrenza ad un attacco nucleare, raccomandando che gli Stati Uniti potrebbero ridurre in sicurezza le proprie armi nucleari strategiche dispiegate, fino a un terzo sotto i livelli degli accordi New START, indipendentemente da ciò che fa la Russia;
  • Riconsiderare i piani per rinnovare il deterrente strategico a terra (GBSD), che si stima costi ai contribuenti 264 miliardi di dollari nel proprio ciclo di vita;
  • Eliminare i nuovi tipi di armi nucleari del presidente Trump, la nuova testata W76-2 a basso rendimento sui sottomarini missilistici balistici statunitensi e il nuovo missile da crociera lanciato dal mare (SLCM) dotato di armi nucleari;
  • Impegnarsi a perseguire una robusta azione diplomatica con Russia e Cina sul controllo degli armamenti.

La lettera congiunta fa seguito a un appello molto simile che il senatore Markey e il rappresentante Ro Khanna hanno rivolto al presidente Biden il 3 marzo 2021, in cui i due membri del congresso hanno osservato che:

“Essendo l’unico Paese ad avere usato armi nucleari in un conflitto, gli Stati Uniti devono svolgere un ruolo di primo piano nell’assicurare che l’arma più distruttiva mai creata non venga mai più utilizzata. Nell’apportare le modifiche necessarie alla posizione nucleare e alla struttura delle forze statunitensi, la vostra Amministrazione può riflettere al meglio la dura e fredda realtà che non esiste una guerra nucleare vincibile”.

Subito sotto articolo tratto da LA VIA LIBERA (www.lavialibera.libera.it/);

segue articolo tratto dalla rivista "VALORI";

ed infine saluto dei Disarmisti esigenti al presidio, davanti alla sede dell'Autorità portuale, indetto dal CALP il 22 luglio 2021

La battaglia dei portuali genovesi contro le navi della morte

La Bahri Jazan, il 22 luglio nel porto di Genova. Credits: Dalrì/Sclippa

L'ultima nave della compagnia saudita, potenzialmente carica di armamenti, è attraccata ieri all'alba nel porto di Genova. Ad attenderla i lavoratori del Calp, che dopo due ore di presidio sono riusciti a ottenere un incontro con l'Autorità portuale

Francesca Dalrì

Francesca Dalrì Redattrice lavialibera

Natalie Sclippa

Natalie Sclippa Redattrice lavialibera

23 luglio 2021

Le chiamano le "sorelle della morte". Sono sei navi della compagnia nazionale saudita Bahri che, a volte, oltre alle classiche merci trasportano armamenti diretti nei teatri di guerra del mondo. Una di queste – la Bahri Jazan – è attraccata ieri alle 3:14 nel porto di Genova. Ad attenderla c'erano alcuni membri del Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) che da due anni si oppongono al transito delle sei sorelle nel porto. Insieme all'Unione sindacale di base (Usb) hanno organizzato un presidio davanti a palazzo San Giorgio, sede dell'Autorità portuale. A sostenerli, c'erano associazioni antimilitariste, attivisti, ong e il fumettista Zerocalcare.

La battaglia è iniziata nel maggio 2019 quando un gruppo di portuali genovesi è riuscito a bloccare una delle sei sorelle, impedendole di caricare materiale bellico destinato alla guerra in Yemen. Per il loro impegno, a giugno i portuali hanno ricevuto il sostegno del Papa, che li ha invitati a proseguire le azioni di boicottaggio. Ieri, dopo due ore di protesta, i lavoratori sono riusciti a ottenere un primo incontro con l'Autorità portuale. Chiedono di conoscere il carico della nave e che il porto adotti subito un codice etico che permetta loro di "lavorare per il commercio pacifico al servizio del benessere dei popoli e non per la guerra e la violazione dei diritti umani".

Genova, 22 luglio 2021. La protesta dei portuali davanti a palazzo San Giorgio

Le mani delle mafie sui porti d'Italia

Le richieste dei portuali

Le sorelle della morte (la Jeddah, la Tabuk, la Abha, la Hofuf, la Yanbu e la Jazan) sulla carta non figurano come tali. In gergo si definiscono Ro-ro cargo ship: navi per il trasporto merci, caricano e scaricano container nei porti di tutto il mondo. Container che, a volte, oltre alle classiche merci trasportano armamenti diretti nei teatri di guerra del mondo. Il primo caso è scoppiato a maggio 2019 e riguardava la Bahri Yanbu. Il sito d'inchiesta francese Disclose segnalò la presenza di cannoni Cesar venduti dalla Francia e diretti in Yemen, dove dal 2015 è in corso una guerra civile che vede l’Arabia Saudita guidare la Coalizione contro i ribelli Houthi. La Yanbu doveva passare da Le Havre, in Francia, ma la segnalazione diede il via a una mobilitazione di associazioni pacifiste, ong e attivisti che impedì alla nave di attraccare. Al boicottaggio si unirono i portuali genovesi, forti all'ora del sostegno della Cgil che proclamò uno sciopero sulla base della non corrispondenza tra il carico dichiarato e la segnalazione del sito francese. La nave arrivò nel porto di Genova ma ripartì senza aver caricato i container incriminati.

Da quel momento, i portuali chiedono che venga rispettata la legge 185/1990 che vieta esplicitamente "l'esportazione ed il transito di materiali di armamento verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani".

Ieri mattina al centro dell'attenzione è finita la Bahri Jazan, una nave di 225 metri di lunghezza proveniente da Dundalk, il porto di Baltimora negli Usa, e diretta a Iskenderun, in Turchia, il punto più vicino al confine con la Siria. I portuali hanno chiesto all'Autorità portuale: di conoscere il carico della nave per controllare la corrispondenza alle norme di sicurezza dei lavoratori e al commercio internazionale di armi; garanzie per potere lavorare in un porto sostenibile non solo dal punto di vista ambientale (come previsto dagli imminenti investimenti previsti dal Pnrr), ma anche sociale; di poter lavorare per il commercio pacifico al servizio del benessere dei popoli e non per la guerra e la violazione dei diritti umani; l'archiviazione del procedimento penale che vede coinvolti sette portuali (vedi paragrafo seguente). "Il trasporto di armi sta diventando normale – è l'accusa del portuale Riccardo Rudino –. Questo per noi è sia un problema etico che di sicurezza".

Alla manifestazione era presente anche Zerocalcare: ”Ero in città per il ventennale del G8, ho conosciuto il Calp e scoperto dell'iniziativa. Sono qui per solidarietà con i portuali sotto inchiesta, ma anche per sostenere una battaglia che non dovrebbe nemmeno esistere: permettendo il transito di armamenti dall'Italia a Paesi in guerra stanno infrangendo una legge e la stessa Costituzione. Ci sono delle persone accusate di associazione a delinquere per aver difeso la Costituzione, questo ci riguarda tutti".

"Calp, associazione a delinquere"

Le magliette del Collettivo autonomo lavoratori portuali contro l'inchiesta per associazione a delinquere nei confronti di sette portuali

Sul retro delle magliette che molti portuali e sostenitori indossano in piazza c'è scritto: "Calp, associazione a delinquere". Una scritta stampata dopo l'inchiesta della procura di Genova che vede indagati sette portuali per associazione a delinquere finalizzata alla resistenza a pubblico ufficiale e all'attentato alla sicurezza pubblica dei trasporti. "Dentro al porto siamo ormai osservati speciali, è difficile portare avanti azioni di protesta contro le navi che attraccano", ci racconta Rosario, 43 anni, tra gli indagati. Tra le accuse è compresa infatti l'accensione di fumogeni utilizzati durante le proteste contro le navi Bahri attraccate in questi due anni nel porto. Rosario questo lavoro lo fa da quando aveva 21 anni, ma in oltre vent'anni di lavoro non aveva mai avuto problemi con la giustizia. "Ci sono entrati in casa all'alba, hanno perquisito le nostre abitazioni, sequestrato telefonini e cellulari. Ma non abbiamo paura: siamo dalla parte della ragione e non facciamo del male a nessuno".

I portuali non demordono, forti anche dell'appoggio di Papa Francesco che il 23 giugno scorso ha incontrato personalmente una delegazione di lavoratori. "Avete coraggio a non caricare le armi – ha detto loro il Papa –. Continuate queste lotte, bene avete fatto a bloccare queste navi da guerra cariche di armi, continuate così". "Il Papa ci ha detto di andare avanti – ha ribadito ieri in piazza un esponente dell'Unione sindacale di base (Usb), il sindacato che sostiene la lotta dei portuali –. Vorrei che la Digos lo ascoltasse. Noi andiamo avanti perché è inaccettabile che la nostra città rifornisca armi da guerra e le autorità si girino dall’altra parte. Questa è una battaglia di tutta la città, c’è bisogno che i movimenti e le istituzioni si esprimano sul mancato rispetto delle leggi in questo Paese, da parte dell'Autorità portuale che avrebbe il compito di vigilare e invece dorme, perché evidentemente ci sono accordi di natura economica, che contano di più non solo delle regole, ma anche della pace. Tutti devono chiarire da che parte stanno: per la guerra e per gli affari o per la pace e per l’ospitalità dei popoli”.

Droga e porti, la via del mare

Le prossime mosse: una rete internazionale

“Non avevano ancora letto la lettera che gli avevamo inviato – ha spiegato Josè Nivoi del Calp all'uscita dall'incontro con l'Autorità portuale –. Faranno un passaggio con la Prefettura e poi di nuovo a fine settembre con noi. Per quanto riguarda la sicurezza, hanno inviato gli ispettori di garanzia dell’Autorità portuale”. La denuncia era partita dopo il caso dello spostamento di merce sospesa sopra dodici container contenenti esplosivo, episodio in seguito al quale i portuali hanno inoltrato una nota al Genoa metal terminal (Gmt), operatore leader in Italia per la logistica dei metalli.

Nel frattempo, i portuali si stanno organizzando per dar vita a una rete internazionale che blocchi le attività delle navi Bahri nel maggior numero possibile di porti al mondo. Il 16 luglio si è tenuta online la prima Conferenza internazionale dei portuali. Alla videochiamata hanno preso parte portuali provenienti dai porti di Livorno, Napoli, Trieste, Barcellona, Motril e Segunto (Spagna), Pireo (Grecia), Marsiglia (Francia) Esbjerg (California), Durban (Sudafrica), nonché le organizzazioni Block the boat, Amnesty international, La guerra empieza aqui e l'Assemblea internazionale dei popoli Europa.

Un primo passo a cui faranno seguito una seconda assemblea prevista per metà settembre e una giornata di sciopero internazionale. “Le nostre iniziative non si fermano con le letterine e con gli incontri – ha concluso Nivoi –. Se riusciremo a bloccare il carico e lo scarico di merci per un'intera giornata, non potranno più evitare le nostre domande".

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I portuali in lotta contro il transito di armi. Da Genova ad Amburgo (altreconomia.it)

I portuali in lotta contro il transito di armi. Da Genova ad Amburgo

L’osservatorio Weapon watch monitora e contrasta il transito di armamenti nei porti europei e mediterranei destinato a Paesi in guerra. Il 22 luglio a Genova è in programma un sit-in contro l’arrivo della “Bahri Jazan”. La rete è attiva anche a Trieste. Intanto ad Amburgo i cittadini promuovono un referendum per vietare l’attracco a chi trasporta armi

Non essere complici del trasporto di armamenti verso zone di guerra come Yemen e Palestina. È la rotta che collega le proteste dei lavoratori portuali di alcuni dei principali porti europei e transatlantici: da Genova, Trieste, Livorno e Napoli passando per Le Havre, Anversa e Santander fino in California, ad Oakland. “Una rete di collaborazioni -spiega Carlo Tombola, coordinatore dell’osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei Weapon watch– che risponde a un’esigenza elementare: la catena di trasferimenti degli armamenti supera i confini nazionali e le azioni di boicottaggio possono essere efficaci solo se coordinate”. Un coordinamento che recentemente ha portato gli attivisti di Trieste e Amburgo a collaborare per monitorare i transiti nel porto triestino.

Weapon watch nasce nel maggio 2019 a seguito del boicottaggio da parte dei portuali di Genova del transito della nave “Bahri Yanbu”, cargo battente bandiera saudita, che si era già vista negare l’approdo a Le Havre, in Francia, dove avrebbe dovuto caricare otto cannoni semi-moventi. “Il caricatore dichiarava che la merce che avrebbe caricato a Genova non era militare -ricorda Tombola-. La documentazione da noi ottenuta rivelava però la falsità di quelle affermazioni. Di fronte all’evidenza delle carte, le autorità genovesi hanno mediato, permettendo il transito ma negando la possibilità di caricare i container”.

A seguito della vicenda, gli attivisti hanno deciso di dare vita a un osservatorio che monitorasse il transito nelle aree portuali con la consapevolezza di non poter limitare l’attività al contesto italiano. “Quello che è successo con la ‘Bahri Yanbu’ -spiega Tombola- ci ha dimostrato che il boicottaggio non può che essere internazionale, così come lo è la catena di fornitura degli armamenti”. Azioni coordinate di protesta e di monitoraggio che si aggiungono alle attività più strettamente legali. Perché il nodo centrale del transito di armamenti nei porti italiani sta nel mancato rispetto della legge 185/1990 e del Trattato internazionale sulle armi convenzionali (Att), entrato in vigore il 24 dicembre 2014, che vietano sia l’esportazione sia il transito e il trasbordo delle merci militari verso Paesi a rischio bellico e grave violazione dei diritti umani.

“Dopo il 2001, per questioni legate alla sicurezza e al terrorismo, il contenuto di un container, non soltanto se pericoloso, viene reso noto con grande anticipo dal trasportatore alle autorità portuali, al capitano e alla Prefettura, oltre che ovviamente al capitano -continua Tombola-. Questo perché il carico deve essere trattato in un determinato modo. Il nostro obiettivo è rendere pubblico il transito quando le armi sono dirette verso Paesi a rischio”. Questo è più semplice quando il trasferimento riguarda armamenti di grandi dimensioni, si pensi ad elicotteri e blindati, più complesso quando la merce è nascosta dalle pareti di un container. “Le ispezioni sui container spettano solamente alle autorità ma i controlli sono ridottissimi -sottolinea Tombola-. È la logistica che detta le regole e, in nome della velocità ed efficienza dei trasporti, meno del 1% dei container che transitano in Europa vengono controllati”.

La rete si è mobilitata anche nel porto di Trieste. Nel giugno 2021, alcuni attivisti tedeschi su mandato di Weapon watch hanno partecipato all’assemblea dei soci della Hamburger Hafen und Logistik AG (Hhla), una società di trasbordo che, dall’aprile 2021, detiene la quota di maggioranza (50,01%) nel terminal multifunzionale Piattaforma logistica Trieste (Plt). La concessione durerà fino al 2052 e il ruolo dell’azienda, con sede ad Amburgo, in Germania, è fondamentale rispetto alle politiche di transito nel porto triestino. Durante l’assemblea, l’attuale amministratore delegato ha affermato che “sono i clienti che decidono cosa viene gestito, di solito la Hhla non conosce il contenuto specifico ma può solo vedere se sono merci pericolose”, sottolineando come gli armamenti “non siano automaticamente merci pericolose”.

Affermazioni contestate dal coordinatore della rete: “Come detto si è sempre a conoscenza della presenza o meno di merci pericolose. Soprattutto, l’affermazione che le armi non sono automaticamente merci pericolose è piuttosto sconcertante, in ogni caso, non sono paragonabili a merci ordinarie”. Una nota preoccupante anche se, proprio a Trieste, il presidente dell’area portuale Zeno D’Agostino ha firmato un atto amministrativo, precedente alle proteste dei portuali, che sottolinea la necessità del rispetto dei trattati internazionali e del divieto di transito di armi verso Paesi in guerra. “La presa di posizione di D’Agostino è fondamentale -sottolinea Tombola-. Serve monitoraggio: il porto triestino è molto importante, per la sua posizione geografica e non può diventare un hub per gli armamenti”.

Il traghetto “Cappadocia Seaways” (già “Und Atilim”), battente bandiera turca e gestito da U.N. Ro-Ro di Istanbul. “È una delle molte navi classificate Hazard A (Major), cioè abilitate al trasporto di esplosivi e munizioni, che scala regolarmente il porto di Trieste”, denuncia Weapon watch

In un periodo “soddisfacente” secondo Tombola, rispetto alle evoluzioni nell’attività della rete dei lavoratori portuali, si registrano anche note negative. Nel febbraio 2021, la Procura di Genova ha messo sotto inchiesta cinque attivisti del Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) ai quali si contesta l’accensione di fumogeni e imbrattamento, due reati minori ma che sono un segnale forte rispetto alle azioni messe in atto dal Calp. “Aver aperto un’inchiesta e non averla ancora chiusa dimostrerebbe che la richiesta sia stata in qualche maniera ‘imprenditoriale’. L’azienda che gestisce le navi ‘Bahri’, genovese, aveva dichiarato pubblicamente che era necessario un intervento. È un’azione preventiva e dal mio punto di vista intimidatoria della magistratura nonostante precedentemente fosse stata sollecitata tramite un nostro esposto su 185 violazioni della normativa internazionale sulle violazioni della normativa internazionale sul transito di armamenti”.

A questa mossa ne è seguita un’altra di segno opposto che ha aiutato il movimento a guadagnare legittimazione. Papa Francesco ha mostrato, fin da subito, solidarietà rispetto alle proteste dei portuali. “Ha convocato in udienza privata i cinque lavoratori prendendo posizione in modo netto -spiega Tombola-. Speriamo sia servito a far capire che parte della società civile è dalla nostra”. Anche perché il transito di armamenti nel porto genovese è rischioso per i cittadini che vivono a ridosso della zona portuale. “Le case sono a 400 metri di distanza da dove solitamente stazionano le navi. Non è una distanza sufficiente. Nell’arco di 800 metri ci sono due depositi petrolifero e chimico che, se coinvolti in un’esplosione, avrebbero effetti devastanti”.

Anche per questo motivo, gli attivisti di Weapon watch guardano al futuro, in particolare in direzione di Amburgo dove una rete cittadina sta raccogliendo le firme per un referendum attraverso cui adottare una legge che vieti l’attracco di navi che trasportano armi nel porto cittadino. “Un’azione molto interessante, che stiamo pensando di riproporre anche in alcuni porti italiani”. Nel frattempo, le proteste e le “braccia incrociate”, continuano. Nella mattinata di giovedì 22 luglio 2021 è previsto l’attracco della “Bahri Jazan” a Genova. I portuali hanno già annunciato sit-in di protesta sul molo. “Una protesta che assume particolare significato perché cade nei giorni dell’anniversario del G8 -conclude Tombola-. Le lotte di vent’anni fa sono molto vicine a quelle di oggi. I portuali si sentono eredi di quella lotta e ne condividono i valori compresa la nonviolenza”.

© riproduzione riservata

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L'intervento di Alfonso Navarra dei Disarmisti esigenti al presidio indetto dal CALP

Car* compagn* ,

abbiamo preso visione del vostro appello contro le navi della morte nei porti e del vostro invito al presidio sotto Palazzo San Giorgio (dalle 10-30 alle 12).
Parlando anche a nome di Sardegna Pulita, che vi ha inviato un messaggio, ribadiamo che siamo d'accordo con gli obiettivi che proponete - un porto disarmato dedito a "traffici" di pace - richiamandovi alla 195/90 e solidarizziamo con i 7 compagni processati per proteste pacifiche del tutto necessarie e giuste se si guarda allo spirito e alla lettera della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza antifascista...
Nei porti militari e soprattutto nucleari in Italia - e nella UE di cui il nostro Paese è membro fondatore - tutte le istituzioni dovrebbero impedire i traffici di armi ed il via vai di centrali nucleari galleggianti, che potrebbero persino trasportare armi atomiche se facenti parte della Marina delle potenze nucleari NATO.
Sarebbe opportuno costruire coordinamenti ecopacifisti europei e fare convergere quelli che esistono per scadenze e mete comuni, su cui marciare autonomamente ma per colpire uniti il sistema del profitto e della potenza.
Una scadenza comune che sottoponiamo alla vostra attenzione potrebbe essere la preCOP sul clima che, in vista della COP di Glasgow, si tiene a Milano dal 30 settembre al 2 ottobre.
A livello internazionale molti gruppi si stanno battendo perché il peso emissivo dell'inquinamento da CO2 delle attività militari (circa il 20%) sia inserito negli accordi di Parigi sul clima e quindi il disarmo sia contemplato come soluzione.
Gli strumenti di morte è meglio, prima di venderli, non produrli a monte ed ancora meglio è fare cessare le guerre in cui sono impiegati, dato che quasi sempre sono espressione di logiche di sfruttamento dei popoli: il disarmo dei potenti, che favorisce le insorgenze sociali, è una via di pace e di giustizia!
Al nostro comune posto di lotta!

 

 

(Blocco alla base di Faslane per chiedere la sicurezza di un futuro verde)

 

LA LETTERA DEL 5 LUGLIO PER CONTATTARE XR PEACE

Care amiche e cari amici della coalizione di XR PEACE

scusateci se vi contattiamo all'ultimo momento, ma solo da pochissimo abbiamo avuto informazioni su cosa state preparando.

Siamo antinucleari italiani ed europei e al pari di voi vorremmo che l'inquinamento da attività militari ed il disarmo come sua soluzione fossero inseriti negli accordi di Parigi sul clima.
Siamo ora al corrente che vi state organizzando per la COP26 di Glasgow, per premere sui negoziati e per portare questo discorso all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale con azioni nonviolente che lo sottolineino.
Il 7 luglio, anniversario del TPNW, abbiamo organizzato un incontro digitale e dalle ore 18.00 affronteremo il tema di come lottare contro l'intreccio tra minaccia militare-nucleare e minaccia climatico-ecologica, due emergenze che, a nostro parere, vanno collegate anche alla emergenza della disuguaglianza sociale.
Saremmo contenti se interveniste direttamente nella nostra discussione, preferibilmente in lingua italiana.
Ma potete anche inviarci videomessaggi registrati dalla durata di cinque minuti.
Alcuni di voi hanno avuto occasione di conoscere di persona Alfonso Navarra (accompagnato da Valerio Ferrandi) alla protesta contro il vertice del 70ennale della NATO a Londra (aprile 2019), venuto dall'Italia con l'esplicità disponibilità a farsi arrestare.
In seguito a quella avventura e ad alcuni incontri con voi Alfonso ha cominciato a lavorare per costruire in Italia XR PACE.

Qui di seguito avete la convocazione dell'incontro organizzativo del 7 luglio.
A questa riunione si parecipa cliccando sul seguente link:

 

Gli attuali co-organizzatori di XR Peace sono Angie Zelter e Jane Tallents.

Invia una e-mail xrpeace@gn.apc.org

Telefono 01547-520929 o 07454-573135

 

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Faslane bloccata da Extinction Rebellion Scotland

Venerdì 30 aprile un gruppo di ribelli della XR Scotland ha bloccato la Porta Nord di Faslane per chiedere un "Futuro sicuro e verde".

Gli attivisti per il clima di Extinction Rebellion Scotland, in collaborazione con Trident Ploughshares e Faslane Peace Camp, bloccarono la porta nord della base navale di Faslane, sede dei sottomarini nucleari del Regno Unito, per 11 ore.

Il gruppo ha posizionato tre fioriere sulla strada contenenti piante e fiori dipinti con le parole "Sicuro", "Verde" e "Futuro". Una femmina di Ribelle dell'Estinzione è bloccata su ogni fioriera in modo che non possa essere spostata, impedendo l'accesso alla base.

Meg Peyton Jones, biologoe attivista di XR Scotland, ha dichiarato: "Dobbiamo costruire un futuro giusto e sostenibile, collettivamente con il mondo intero, piuttosto che il Regno Unito che dona centinaia di milioni sulla sua pila personale di armi nucleari mentre la crisi climatica e l'ingiustizia sociale distruggono il pianeta che ci circonda".

Gli attivisti chiedono un futuro sicuro dalla minaccia delle armi nucleari e dalla distruzione ambientale. La base nucleare tridente sta inquinando il Clyde con sostanze chimiche tossiche. Si stima che il costo dell'aggiornamento e della manutenzione di Trident durante i 40 anni di vita dei sistemi sia fino a £ 205 miliardi di denaro pubblico.

Sarah Krischer, 28 anni, archeologa e attivista di XR Scotland,ha dichiarato: "Le armi nucleari sono una minaccia esistenziale per il mondo intero. Accumulare armi con la capacità di spazzare via tutta la vita per apparire duro non fa nulla per proteggere né il Regno Unito né qualsiasi altro paese. Il continuo degrado ambientale causato dall'estrazione dell'uranio e dai test nucleari continua a essere avvertito, in particolare tra le nazioni insulari del Pacifico che sono anche le più minacciate dal cambiamento climatico. Dobbiamo unirci per costruire un futuro sicuro e più giusto per tutti.

I veicoli di emergenza potevano ancora accedere al sito attraverso il cancello sud. Il gruppo ha preso precauzioni per le precauzioni di sicurezza covid-19 tra cui distanziamento sociale e maschere facciali.

La polizia dopo aver consultato il comandante della base ha respinto l'offerta di lasciare gli attivisti in posizione fino alle 19:00 a quel punto si sarebbero sbloccati e se ne sarebbero andati. MOD e Police Scotland "squadre di taglio" li hanno rimossi dalle serrature della fioriera e alla fine hanno ripulito la strada alle 18.30. Le tre donne sono state arrestate per violazione della pace e rilasciate su cauzione con una data del tribunale alla fine di questo mese.

Nel frattempo si tenne una veglia di solidarietà all'Albert Gate del Devonport Dockyard di Plymouth..

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XR Scozia crea legami tra la crisi climatica e le Forze Armate

Da XR Scotland:

"Tre donne ribelli si sono legate questa mattina a fioriere fuori dalla base navale di Faslane, sede delle armi nucleari Trident.

"Le armi nucleari sono una minaccia esistenziale per il mondo intero. Accumulare armi con la capacità di spazzare via tutta la vita per apparire duri non serve a niente per proteggere il Regno Unito o qualsiasi altro paese.

"Il continuo degrado ambientale causato dall'estrazione dell'uranio e dai test nucleari continua a essere avvertito, in particolare tra le nazioni insulari del Pacifico che sono anche le più minacciate dal cambiamento climatico. Inoltre Faslane ha inquinato il Clyde con sostanze chimiche tossiche.

"Poiché l'emergenza climatica ed ecologica in corso minaccia le persone e il pianeta, dobbiamo riunirci per costruire un futuro sicuro e più giusto per tutte le persone.

Segui XR Scotland su Facebook.

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Risorse sul sito di XR Scozia riguardo il rapporto tra attività militari e minaccia climatica 

NUOVA RELAZIONE: L'impronta di carbonio dei settori militari nell'UE. Scientists for Global Responsibility (SGR) e Conflict and Environment Observatory (CEOBS). 23 febbraio 2021.

Il legame tra cambiamento climatico e militarismo. David Collins (ex Royal Marines) Veterans for Peace UK (VFP UK), è stato invitato da XR e CND a tenuto un discorso al di fuori del MOD a Londra durante la ribellione di ottobre 2019.

10 modi in cui la crisi climatica e il militarismo si intrecciano. Di Medea Benjamin, Counterpunch. settembre 2019.

L'impatto ambientale del settore militare del Regno Unito. Di Scientists for Global Responsibility - Rapporto approfondito e ben ricercato. maggio 2020.

Il contributo nascosto del Pentagono al cambiamento climatico - Questo articolo è apparso originariamente in Common Dreams. Gar Smith. gennaio 2016.

Carbon Bootprint dell'esercito: in quanto maggiore utilizzatore singolo di combustibili fossili, perché i militari sono esenti dalla discussione sul clima? Di Joyce Nelson. Sentinella spartiacque. Gennaio 2020.

Regno Unito: "Fighting The Wrong Battles – How Obsession With Military Power Diverts Resources From The Climate Crisis" del Dr. Sam Perlo-Freeman (CAAT). febbraio 2020.

La guerra causa il cambiamento climatico

INTRO: Perché fermare le guerre è essenziale per fermare il cambiamento climatico. Di Elaine Graham-Leigh, Stop the War. Mar 2019.

STUDIO DEL REGNO UNITO: La carta di carbonio dell'esercito. Presentazione a cura del Dott. Stuart Parkinson, Scienziati per la Responsabilità Globale. giugno 2019. Fornisce emissioni di carbonio per MoD, BaE, DOD statunitense, la guerra al terrorismo e altro ancora. Altri articoli SGR qui.

STUDIO USA: Uso del carburante del Pentagono, cambiamenti climatici e costi della guerra. Neta C. Crawford, Boston University, progetto Costs of War. giugno 2019. Ricerca originale. Include infografiche, riepilogo, report completo e discorso tenuto dall'autore. Leggi anche la sua scrittura in The Conversation.

STUDIO DEL REGNO UNITO: L'esercito statunitense consuma più idrocarburi della maggior parte dei paesi , con un enorme impatto nascosto sul clima: Lancaster e Durham Universities. giugno 2019.

Articolo degli autori su The Conversation: L'esercito americano è un inquinatore più grande di 140 paesi - ridurre questa macchina da guerra è un must.

CARTA IPB: La carbon bootprint: L'impatto degli Stati Uniti e dell'esercito europeo sul cambiamento climatico. Di Jessica Fort e Philipp Straub, International Peace Bureau. Novembre 2019.

ICBUW PAPER: Cambiamenti climatici e responsabilità dell'esercito. Di Ria Verjauw, Coalizione internazionale per la messa al bando delle armi all'uranio. Giugno 2019

Il cambiamento climatico causa la guerra

STUDIO USA: Uno studio guidato da Stanford indaga quanto il cambiamento climatico influenzi il rischio di conflitti armati. Articolo di Devon Ryan. giugno 2019. lo studio stima che il clima abbia influenzato tra il 3 e il 20 per cento del rischio di conflitti armati nel secolo scorso e che l'influenza probabilmente aumenterà drasticamente.

IN PROFONDITÀ: "Questo cambia tutto"? Ripensare la fragilità e i conflitti violenti dal punto di vista della crisi climatica. Di Cordula Reimann e Danny Burns. Dicembre 2019. Studio sulle sfide del cambiamento climatico e possibili soluzioni di resilienza e resistenza collettiva. Sezione 5: La sfida al complesso militare-industriale inizia a pagina 21 del documento.

Armi nucleari e clima

INTRO: Il cambiamento climatico potrebbe portare a una guerra nucleare? Dr Stuart Parkinson, Scienziati per la Responsabilità Globale. Presentazione alla conferenza CND, ottobre 2017.

ICAN PAPER: Armi nucleari e il nostro clima. Tilman Ruff, Campagna Internazionale per l'Abolizione delle Armi Nucleari – Australia.

OPINIONE: Il Camino e la Nuvola. Di Sean Howard, Cape Breton Spectator. Ottobre 2019.

Siti web militari

Sviluppo sostenibile: MOD Questa serie riunisce tutte le pubblicazioni mod sullo sviluppo sostenibile (fino al 2017/18). Ora incorporato nella relazione annuale del Ministero della Sviluppo .

Analisi militari dei cambiamenti climatici

Peter H. Gleick- An Annotated History of U.S. Defense, Intelligence, and Security Assessments of Climate Change ""... Intelligence statunitense e valutazioni militari delle implicazioni per la sicurezza del cambiamento climatico ... tornare indietro di quasi quattro decenni agli anni '80"

Il Consiglio Militare Internazionale pubblica "World Climate and Security Report 2020" alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco - IMCCS, febbraio 2020. L'emergenza climatica e le sue conseguenze. "Le istituzioni militari e di sicurezza dovrebbero dimostrare leadership sui rischi e la resilienza in materia di sicurezza climatica e incoraggiare i governi a promuovere riduzioni globali delle emissioni e investimenti di adattamento per evitare tali interruzioni della sicurezza. Le organizzazioni militari possono anche dare l'esempio sfruttando le significative opportunità di adottare fonti energetiche a basse emissioni di carbonio e fare progressi su altri gas serra oltre l'anidride carbonica.

Il presidente [Trump] ha appena firmato un disegno di legge che dice che il cambiamento climatico è un rischio per la sicurezza nazionale, ma lo sa? Di Angela Ledford Anderson, UCSCSA. Dicembre 2017

L'esercito americano ha finanziato uno studio sul cambiamento climatico e ha ottenuto risultati snervanti Di Chris Mooney e Brady Dennis, The Washington Post. Apr 2018

DOD REPORT: Rapporto sugli effetti di un clima che cambia al Dipartimento della Difesa. gennaio 2019.

(Dichiarazione di risposta di Shana Udvardy, specialista della resilienza climatica. UCSUSA)

Sicurezza climatica: cosa può fare l'esercito americano per prepararsi al cambiamento climatico? Progetto di sicurezza americano. Ottobre 2019. (larelazione completa è collegata da questa pagina)

sicurezza nazionale e la minaccia del cambiamento climatico. La CNA Corporation. 2007. "Gli Stati Uniti dovrebbero diventare un partner più costruttivo con la comunità internazionale per contribuire a costruire ed a realizzare un piano per prevenire gli effetti destabilizzanti dei cambiamenti climatici, compresa la definizione di obiettivi per la riduzione a lungo termine delle emissioni di gas a effetto serra".

militarismo

Perché l'azione sul militarismo è essenziale per agire sul cambiamento climatico? Di Andrew Metheven, War Resisters' International. maggio 2019.

Agire sul militarismo: militarismo impegnativo - Pacchetto risorse di ForcesWatch e Quakers UK (pdf)

Sistemi BAE

MOD e BAE: "I sauditi non potremmoi senza di noi": il vero ruolo del Regno Unito nella guerra mortale dello Yemen. Di Arron Merat. Il Guardian. Giugno 2019.

Opinione e politica

TALK: "No Climate Justice, No Peace". Trascrizione di Molly Scott Cato, eurodeputato talk alla MAW Conference 29 giugno 2019.

The Military and Climate Change/Justice - Judith Deutsch, Counterpunch. Dicembre 2019.

L'ambiente

Proteggere l'ambiente durante i conflitti armati. Pax per la Pace. Novembre 2018. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 6 novembre di ogni anno Giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell'ambiente nella guerra e nei conflitti armati.

Fare leva sul proibire le armi nucleari per fare la pace con la Terra: verso un Coordinamento europeo

04.07.2021 - Comunicato dei disarmisti esigenti per invitare all'incontro on line del 7 luglio 2021 - dalle ore 16 alle ore 20 su piattaforma Google Meet 

Link per partecipare: meet.google.com/xay-nguh-baw

Seguono: lettera ai parlamentari per la presentazione del DDL di ratifica del TPAN; e riflessioni di Alfonso Navarra sulla possibilità che il disarmo sia già implicito negli accordi di Parigi sul clima globale

Abolire tutte le bombe atomiche: entra in vigore il trattato

L'occasione è il quarto anniversario dell'adozione, da parte di una Conferenza ONU, del Trattato di proibizione delle armi nucleari, avvenuta a New York il 7 luglio2017, per la quale ICAN è stata insignita del premio Nobel per la pace.
Proseguiamo il cammino, già iniziato il 13 giugno 2021, promosso da Disarmisti esigenti e WILPF Italia, membri ICAN, con la collaborazione di Sardegna Pulita e Rete per l'educazione alla terrestrità, verso un coordinamento europeo contro il nucleare militare e civile.
I nostri obiettivi: insistere nella pressione per la ratifica del TPAN da parte di ancora più Paesi, contro il riarmo nucleare in Europa e nel mondo, no agli euromissili, no al first use, no al nucleare tra le energie classificate come pulite, si alla conversione civile delle spese militari, si al disarmo da inserire negli accordi di Parigi sul clima.
Poniamo, nell’incontro, in esame e in dibattito una strategia in cui il rischio di guerra per errore, è centrale soprattutto per il Nord del mondo; mentre deve essere organizzata la rivendicazione di giustizia ed uguale dignità per il Sud del mondo, che ha la funzione generativa più decisa per la spinta dalla proibizione giuridica all'eliminazione effettiva degli ordigni nucleari.

Questo dal punto di vista di movimenti che cercano l'intreccio tra problematiche che hanno effetti combinati e convergenti su popolazioni e territori (oggi si deve parlare di "intersezionalità" contro le impostazioni monotematiche specializzate). Ma con un approccio che sappia unire visioni e obiettivi globali con i piedi ben piantati sui territori; e che sia consapevole che "pensare alla fine del mese" lo si deve fare per evitare la possibile "fine del mondo", per garantirsi un futuro di pace tra gli esseri umani e tra gli esseri umani e la Natura.

Abbiamo come meta di mobilitazione le seguenti scadenze:
- la revisione del TNP nell'agosto 2021;
- il 5 settembre a Buchel in Germania ("la nuova Comiso") e la mobilitazione italiana ad essa collegata, con particolare riferimento ai porti da denuclearizzare a partire dal porto nucleare di Trieste;
- l'eventuale festival antinucleare di Metz in Francia del 24- 25- 26 settembre;
- la preCOP di Milano (30 settembre- 2 ottobre 2021) e la COP di Glasgow (2-12novembre 2021);
- la revisione del TPAN nel gennaio 2022.

Noi prevediamo innanzitutto una introduzione degli organizzatori: Alfonso Navarra per i Disarmisti esigenti, Antonia Sani per WILPF Italia, Ennio Cabiddu per Sardegna Pulita, Laura Tussi e Fabrizio Cracolici per Memoria e Futuro, Alessandro Capuzzo per la Marcia Mondiale.

Seguono gli interventi dalle situazioni internazionali, quelle già presenti il 19giugno (ed altre che si aggiungeranno perché le stiamo contattando e invitando):Daniele Barbi, del comitato antinucleare di Treviri; dalla Francia, LuigiMosca; dalla Slovenia, Aurelio Juri; dal Giappone, Minetaka Shimada.

Vi saranno testimonianze dalle situazioni di lotta antinucleari, contributi di esponenti politici (Loredana De Petris, Giorgio Cremaschi, Gregorio Piccin, altri…) e anche interventi di taglio scientifico: citiamo Luca Gamberale e in particolare Mario Salomone, segretario internazionale di WEEC, e Mario Agostinelli, presidente della Laudato Si’.

Alfonso Navarra, portavoce dei Disarmisti esigenti, presenta una prima proposta perché alla COP26 di Glasgow sia incluso il disarmo (quindi la denuclearizzazione),tra le soluzioni per l’emergenza climatica ed ecologica.

L’attività militare e le guerre distruggono esseri umani e ambiente mettendo a rischio con la deterrenza nucleare la sopravvivenza di tutti; ma sono anche causa di gravissimo inquinamento permanente: quello che producono di CO2 – quantità ingentissime! (in varie stime, oltre il 15%, circa il 20%) - va computato ufficialmente all’interno del percorso delle COP sul clima affinché si persegua, con monitoraggio adeguato, la sua riduzione ed eliminazione.

Una interpretazione plausibile dell'accordo di Parigi, nello spirito (ufficialmente) pacifista dell'ONU e in collegamento con l'architettura del diritto internazionale, implicitamente potrebbe già disporre di perseguire la decarbonizzazione: 1) in modo che il rischio climatico ed ecologico sia eliminato in modo effettivo e completo; 2) accogliendo gli obiettivi dell'Agenda 2030; 3) con modalità che rispettino i diritti umani e il diritto alla pace; 4) valorizzando il ruolo protagonista delle donne nei processi di pace e di sviluppo umano (si vedano considerazioni sotto esposte).

La mobilitazione convergente di disarmiste/i, ecologiste/i, attiviste/i è assolutamente necessaria per la radicale inversione di rotta che può garantire la continuazione della civiltà umana e forse della stessa esistenza fisica della specie.

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ALLA C.A. DI DEPUTATE E DEPUTATI FIRMATARIE/I DELL'ICAN PLEDGE

02.07.2021 - oggetto: IL 7 LUGLIO, DATA SIMBOLICA, AL CENTRO DI UNA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE, POSSIAMO PRESENTARE UNA PROPOSTA DI LEGGE PER LA RATIFICA DEL TPAN?

Care e cari amici, che rappresentate il popolo alla Camera dei deputati in consapevole obbedienza ad una Costituzione che ripudia la guerra

Dal nostro punto di vista di attiviste e attivisti ecopacifisti che guardano ad un mondo multipolare fondato sulla forza del diritto internazionale, nel potenziamento dell'ordinamento ONU, ci sembra molto importante che ci rivolgiamo a voi, firmatari dell'ICAN Pledge: speriamo di trovare presso di voi orecchie particolarmente attente e sensibili per quanto ora vi veniamo esponendo e proponendo di concreto, nell'ottica ideale di chi, come Papa Francesco, ritiene "immorale", oltre che illegale, lo stesso possesso delle armi nucleari.

Consideriamo una data simbolico-politica importante l’anniversario della adozione, con il voto di 122 Stati, del Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPAN – TPNW in lingua inglese), da parte di una conferenza ONU, avvenuta appunto il 7 luglio 2017 al Palazzo di Vetro di New York.

La società civile internazionale, lo ribadiamo ancora, ha partecipato attivamente a quei lavori (anche chi vi scrive era presente di persona): un ruolo riconosciuto che ha consentito alla International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) di cui, come Disarmisti Esigenti e WILPF Italia, facciamo parte, di ricevere il Premio Nobel per la Pace 2017.

Anche Sardegna Pulita è della partita in quanto soggetto aderente alla coalizione dei Disarmisti esigenti.

Il 22 gennaio del 2021, dopo la 50esima ratifica da parte di uno Stato, il bando delle armi nucleari proclamato a New York è entrato in vigore: la nostra valutazione è che in questo modo può ricevere impulso un percorso che, riferendosi all’articolo VI del Trattato di non proliferazione, conduca dalla proibizione giuridica all’eliminazione effettiva degli ordigni nucleari.

In tutto il mondo la Rete ICAN sotto questa scadenza del 7 luglio si mobilita: anche dall’Italia possiamo dare il nostro contributo perché il nostro Paese riveda le sue posizioni ed entri nella schiera degli aderenti, nonostante i diktat provenienti dai vertici NATO, l'ultimo del 14 giugno scorso; ed in ogni caso cerchi di giocare un ruolo attivo per fare leva sul TPNW con lo scopo anche di aprire nuovi negoziati di disarmo, a partire dall’esigenza prioritaria di evitare la guerra nucleare per errore.

Vi proponiamo di avanzare un passo piccolo ma effettivo per rilanciare l'attenzione di tutto il Parlamento sulla problematica del disarmo nucleare, dimenticata proprio nel momento in cui, ben oltre l'ammodernamento delle B-61, rischiamo di vedere installati nuovi euromissili in Europa (il Trattato INF è stato disdetto!).

Questo avverrebbe se riusciste a presentare formalmente,  magari proprio in questa data simbolica del 7 luglio, una proposta di legge per la ratifica del TPAN*, ( vedi testo redatto dalla IALANA sotto riportato).

Questo vostro gesto istituzionale -la presentazione di una proposta di legge sulla base del testo redatto dalla IALANA, potrebbe essere accompagnato da una conferenza stampa da tenere, norme antiCOVID permettendo, nei locali della Camera dei deputati, invitandoci a presenziare come pacifisti che promuovono la campagna.

Vi informiamo che la presidente al Senato del Gruppo Misto, Loredana De Petris, si è impegnata al Senato a presentare un DDL in questo senso, anche se non si è pronunciata ancora per una scadenza precisa.

La ripresa di interesse nel dibattito pubblico sul disarmo nucleare  potrebbe sì, per vari motivi, realisticamente non sortire immediatamente la ratifica del Trattato che chiediamo. Ma, come risultato subordinato da non scartare, potrebbe comunque convincere il governo italiano ad assumere quella che chiamiamo la “posizione belga” (più avanti da noi spiegata): una delegazione diplomatica italiana, guidata dal Ministro degli Esteri, come “Paese osservatore” potrebbe  andare alla prima conferenza degli Stati, attualmente 54, che hanno già ratificato questa norma internazionale contro le armi nucleari e che si terrà a Vienna nel gennaio del 2022.

L’Italia allora non aderirebbe formalmente subito al bando; ma nemmeno si collocherebbe tra i Paesi che sparano a palle incatenate contro!

(Detto tra noi, forse la denuclearizzazione è la strada più concreta ed efficace per provocare dinamiche oggettive che portino a una crisi dell'anacronistico schieramento per blocchi militari).

Attrezziamoci, allora, e diamoci da fare insieme per dare fiato allo schieramento sempre più ampio che, in Europa, presta orecchio all’opinione pubblica che non intende vivere sotto la spada di Damocle nucleare e sprecare risorse economiche per la follia suicida della “deterrenza”!

Saluti con stima augurandoci di intraprendere un proficuo lavoro comune

Alfonso Navarra - Disarmisti esigenti cell. 349-073.6871

Antonia Sani e Patrizia Sterpetti  - WILPF Italia cell. 349-786.5685

Ennio Cabiddu - Sardegna pulita - cell. 366-6535384

Fabrizio Cracolici e Laura Tussi - canale video Siamo tutti premi Nobel per la pace con ICAN

Link : https://www.youtube.com/channel/UCFWikKgRr7k21bXHX3GzE9A

* DISEGNO DI LEGGE

Art. 1. (Ratifica del Trattato). 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare il “trattato delle Nazioni Unite relativa al divieto delle armi nucleari”, (treaty on the prohibition of nuclear weapons) approvato dalla Conferenza ONU svoltasi a new York il 7 luglio 2017.

Art. 2. (Ordine di esecuzione). 2. Piena ed intera esecuzione è data al trattato a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto previsto dall'articolo 15 del trattato stesso.

Art. 3. (Entrata in vigore). 3. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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Post scripum

Quelli che seguono sono suggerimenti per lavorare su una relazione di accompagnamento...

Onorevoli colleghi e colleghe,

Il 22 gennaio è entrato in vigore il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPAN). Tale trattato è stato adottato da una conferenza delle Nazioni Unite il 7 luglio 2017, aperto alla firma a New York il 20 settembre 2017; l’entrata in vigore è avvenuta 90 giorni dopo il 24 ottobre 2020, data della ratifica del cinquantesimo Stato, l’Honduras.

Il nuovo accordo proibisce agli Stati membri di sviluppare, produrre, testare e immagazzinare armi nucleari. Allo stesso modo limita l'uso e la minaccia di utilizzo di queste armi. Il trattato ha, al momento, 54 stati membri con ratifica; altri 32 hanno firmato il trattato. Si prevede che molto presto altri stati ancora aderiscano. Il trattato dà sostanza di legge al divieto di una minaccia esistenziale per la vita sul pianeta: l'uso di armi nucleari in guerra che ha conseguenze umanitarie e ambientali catastrofiche.

Il bando di questa categoria di armi che ripugnano alla coscienza umana viene a seguire i bandi di altre armi di distruzione di massa: quelle batteriologiche e quelle chimiche. La Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione e immagazzinamento delle armi batteriologiche (biologiche) e sulle armi tossiche e sulla loro distruzione (di solito denominata Convenzione per le armi biologiche, abbreviazione: BWC da Biological Weapons Convention in inglese) è stato il primo trattato multilaterale sul disarmo che vieta la produzione di una intera categoria di armi. È stato il risultato degli sforzi prolungati da parte della comunità internazionale per creare un nuovo strumento che andava a completare il Protocollo di Ginevra del 1925. La "Convenzione sulla Proibizione delle Armi Chimiche" di Parigi del 1993  è entrata in vigore il 29 aprile 1997. L'Italia ha ratificato la convenzione con la legge 18 novembre 1995, n. 496, modificata ed integrata con legge 4 aprile 1997, n. 93.

La “deterrenza nucleare”, vale a dire il distogliere da attacchi nemici incutendo il terrore della rappresaglia, quella che il TPAN va esplicitamente a proibire (al contrario di altri strumenti giuridici correnti relativi alla materia), oggi va messa in rapporto, secondo il parere di esperti eminenti, con un più alto livello di probabilità che scoppi un conflitto nucleare (vedi Doomsday Clock curato dal Bulletin of the Atomic Scientists dell'Università di Chicago). Un conflitto regionale e/o globale di natura nucleare, anche solo per errore, per incidenti, o per sabotaggio (perpetrabile con attacchi cibernetici), è un rischio già spaventoso in passato, ma oramai del tutto inaccettabile, in virtù della sistematica modernizzazione di questi armamenti, e dell’utilizzazione in rapido sviluppo dei mezzi informatici (l’automatizzazione dei sistemi d’arma e l’impiego dell’Intelligenza Artificiale prospettato persino nei sistemi di controllo e comando). Questo rischio riguarda in modo prevalente (anche se non esclusivo) proprio i Paesi che posseggono od ospitano le armi nucleari, in quanto bersagli privilegiati in caso di conflitto. (Da notare che questi Paesi si situano tutti nell’emisfero Nord del nostro pianeta). Un disarmo nucleare totale, a ben vedere, sarebbe quindi soprattutto nell’interesse degli Stati … nucleari!

Ma la “deterrenza” non è solo una “follia” alla lunga suicida, se valutata con gli occhi di un ragionamento spassionato ed oggettivo dal punto di vista dell’intelligenza utilitaristica: oggi, con l’approvazione del TPAN, possiamo dire che sta per completarsi il percorso che ha portato dalla sua condanna filosofica, etica e morale alla condizione di una illegalità giuridicamente fondata.

Ai sensi di un parere della Corte di Giustizia dell’Aja, reso l’8 luglio del 1996, pur connotato da ambiguità e contraddittorietà, sicuramente potremmo inserire la stessa minaccia dell’uso delle armi nucleari, implicita nella “deterrenza”, come “contraria ai principi del diritto internazionale umanitario e costituente una violazione dei diritti umani – in particolare del diritto alla vita”.

Potremmo, in modo più radicalmente conseguente, come fanno i Disarmisti esigenti e WILPF Italia, membri ICAN (la campagna internazionale insignita nel 2017 del Premio Nobel per la pace) considerare la “deterrenza” in sé un “genocidio programmato”: lo Stato “deterrente”, lo si è già detto, pretende di assicurarsi da eventuali atti ostili da parte di altri stati, individuati come “minacciosi”, prendendone in ostaggio l’intera popolazione con il sottoporla al ricatto di una situazione di sterminio potenziale (parziale o completo).

Quando si parla di “deterrenza”, per capire la portata di cosa si sta esaminando, sarebbe bene tenere presente che ci si riferisce ad arsenali che oggi accumulano circa 13.000 testate nucleari, di numero sicuramente inferiore alle 70.000 dei tempi della Guerra Fredda, ma nel frattempo diventate più precise, più potenti e tecnologicamente avanzate: la potenzialità di sterminare più di dieci volte l’intera umanità c’è tutta.

Il “club nucleare” oggi comprende nove Stati tutti impegnati ad accrescere e “modernizzare” le loro armi: tutti che, in modi diversi, programmano l’impiego dell’atomica nelle loro dottrine strategiche; e, a volte, abbiamo visto minacciarlo durante crisi internazionali. Né è da sottovalutare l’emergere, con l’ipotesi dell’”Inverno nucleare”, delle conseguenze climatiche catastrofiche di uno scambio anche limitato di missili tra Paesi confinanti: si è studiato il caso del conflitto tra India e Pakistan che potrebbe provocare due miliardi di morti nell’arco di una ventina di anni.

I governi italiani succedutisi dal 2017 non hanno firmato né ratificato il TPAN che bandisce questi ordigni, da considerare “mostruosi”, perché, anche in uso limitatissimo, hanno un impatto devastante sulla vita e sulla salute di enormi moltitudini di persone. Tra le condanne più nette possiamo annoverare quella di Papa Francesco, ribadita proprio in riferimento all’entrata in vigore del TPAN (cui il Vaticano ha contribuito, essendo tra i primi Stati a ratificare): "Dopodomani, venerdì 22 gennaio, entrerà in vigore il Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Si tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che vieta esplicitamente questi ordigni, il cui utilizzo ha un impatto indiscriminato, colpisce in breve tempo una grande quantità di persone e provoca danni all’ambiente di lunghissima durata. Incoraggio vivamente tutti gli Stati e tutte le persone a lavorare con determinazione per promuovere le condizioni necessarie per un mondo senza armi nucleari, contribuendo all’avanzamento della pace e della cooperazione multilaterale, di cui oggi l’umanità ha tanto bisogno".

L’Italia in sede ONU, con tutti i suoi governi, ha sempre dichiarato pubblicamente di essere a favore di un mondo libero dalle armi nucleari, come stabilito dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP).

Chiaramente, arrivare a ciò non è un compito facile, ma il rifarsi verbalmente a un obiettivo, per quanto in modo sistematicamente ripetuto, non ci avvicina affatto ad esso. Questo può essere fatto solo attraverso un'azione pubblica e governativa sostanziale, che conformi consequenzialmente le scelte operative alle parole.

Limitarsi a seguire pedissequamente il percorso del TNP non significa aver svolto tutti i compiti per il disarmo nucleare.  Il Trattato di non-proliferazione rappresenta, senza dubbio, uno strumento di portata globale in materia di disarmo e non-proliferazione nucleari. Entrato in vigore nel 1970 per una durata iniziale di 25 anni, è stato esteso a tempo indefinito nel 1995, e conta tra i suoi Stati Parte 191 Paesi, tra cui i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, dotati dell’arma nucleare (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito).

Le norme di questo fondamentale strumento ruotano attorno all’art. VI, che costituisce il cardine della norma sul disarmo, impegnando ogni Stato parte al perseguimento di negoziati “in buona fede” su misure efficaci per la cessazione della corsa agli armamenti e per l’eliminazione degli arsenali nucleari, nonché su un trattato di disarmo generale e completo sottoposto a controllo internazionale efficace.

Le fondamenta però non fanno da sole la casa. Bisogna allora chiedersi: cosa ha di differente, quale aggiunta porta il TPAN rispetto al TNP? Il nuovo trattato di proibizione esige non solo un impegno immediato nella distruzione degli arsenali, ma anche, come si diceva, a non ospitarle, a non minacciarne l’uso, a non richiederne la protezione.

Insomma, non rinvia ad un tempo indeterminato il disarmo nucleare (l’art. VI del TNP non ha scadenza), ma lo vuole subito, visto che il TNP non è riuscito dopo oltre mezzo secolo ad eliminare la minaccia dell’autodistruzione della nostra civiltà.

Vorremmo che l’Italia aderisse formalmente al TPAN; e comunque, in via subordinata, alla maniera del governo belga, riterremmo utile che lo appoggiasse anche il nostro governo con l'obiettivo di aderirvi in un momento valutato opportuno, su motivato indirizzo parlamentare. Citiamo il nuovo governo belga, membro della NATO, si badi bene, perché nelle sue dichiarazioni programmatiche è arrivato a riconoscere i potenziali effetti positivi del TPAN: "Il Belgio giocherà un ruolo proattivo nella Conferenza di revisione del TNP del 2021 e, insieme agli alleati europei della NATO, esplorerà come rafforzare il quadro di non proliferazione e come il Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari può dare nuovo impulso al disarmo nucleare multilaterale".

Ci sono buone ragioni per una tale mossa che giochi senza riserve il TPAN come carta positiva. In primo luogo, l’azione del nostro Paese sarebbe messa sul binario del programma politico proclamato di raggiungere un mondo senza armi nucleari. In secondo luogo, ci consentirebbe di influenzare lo sviluppo futuro del trattato e del suo percorso per favorire un disarmo nucleare effettivo. Inoltre, andrebbe incontro alla volontà generale dell’opinione pubblica, poiché i sondaggi – rari e quasi clandestini, per la verità - in ogni paese, incluso il nostro, hanno ripetutamente mostrato forti maggioranze a sostegno di tale passo. Infine, contribuirebbe a rafforzare il TNP, potendo considerare il bando, alla fin fine, come già accennato, una attuazione del suo articolo VI.

L’Italia, va sottolineato, si trova in una situazione speciale all’interno della stessa NATO. Attualmente ospita armi nucleari americane sul suo suolo come parte di accordi di condivisione nucleare. Le armi dovrebbero essere impiegate dai piloti italiani che utilizzano aerei nazionali. Questa pratica è stata spesso criticata e risoluzioni parlamentari nel corso degli anni hanno chiesto il ritiro di queste armi. Il bando proibisce esplicitamente lo stazionamento di armi nucleari su suolo straniero. Crediamo che le armi nucleari stazionate oggi sui nostri territori siano un residuo della Guerra Fredda: nella realtà geopolitica di oggi francamente bisognerebbe guardare avanti adottando l’approccio, caldeggiato dall’ONU, della “sicurezza comune”. Il nostro governo dovrebbe richiedere la rimozione delle armi nucleari da parte degli Stati Uniti il prima possibile e porre fine al potenziale coinvolgimento dei suoi cittadini nella guerra nucleare, che – non si finirà mai di ammonire abbastanza su questo punto - può essere scatenata persino per caso o per errore. Lo testimonia la vicenda di Stanislav Petrov, il colonnello sovietico che nel 1983 riuscì a capire che un attacco missilistico contro Mosca era in realtà un falso allarme dei computer: a lui dobbiamo il 26 settembre come giornata ONU contro le armi nucleari.

Basandosi sulla minaccia dell'uso di armi nucleari attraverso la NATO, il nostro governo di ripartenza e di speranza, in discontinuità con le politiche passate, non dovrebbe più pretendere di garantire la sicurezza con armi disumane di effetto devastante. Una tale posizione non può fornire una sicurezza sostenibile per molto tempo sfidando le leggi della fortuna, sperando che ogni volta si possa trovare un Petrov, “l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto”. La NATO farebbe meglio a iniziare a discutere strategie di difesa non nucleari efficaci. La nostra decisione di aderire al TPAN incoraggerebbe tale discussione. Spingeremmo inoltre gli Stati Uniti e la Russia ad avviare negoziati bilaterali per nuovi trattati che da subito diminuiscano il pericolo guerra nucleare per errore e includano le armi nucleari tattiche, concepite per assurdi scontri limitati di teatro.

Il nuovo governo appena insediatosi dovrebbe cessare di esprimere critiche al Trattato che mette al bando le armi atomiche. L’attuale ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha aderito all’ICAN Pledge: si ricordi di questo solenne impegno! Il trattato è spesso descritto dalla nostra diplomazia come una mera misura simbolica, e a volte è anche considerato un pericolo per la sicurezza internazionale. Questi argomenti sono contestabili e Di Maio dovrebbe essere propenso ad accogliere una prospettiva diversa, approfondendo i suoi ragionamenti di realismo diplomatico. Solo simbolico? Il trattato è un vero e proprio strumento giuridico, al quale sono vincolati tutti gli Stati membri. Ad esempio, è il primo strumento per vietare efficacemente i test nucleari mentre il Trattato sul divieto totale di test nucleari attende l'entrata in vigore perché gli Stati Uniti e la Cina non lo hanno ratificato. Non vi è inoltre alcuna incompatibilità giuridica tra il Trattato sul bando e il Trattato di non proliferazione, che possono essere considerati entrambi parte di un'architettura comune per il disarmo.

Ci sono anche effetti sostanziali al di fuori degli Stati membri. Gli attori finanziari come i fondi pensione e di investimento (come nei Paesi Bassi) e le banche (come KBC in Belgio e Deutsche Bank in Germania) già considerano e attuano il ritiro del denaro investito nelle società coinvolte nella produzione di armi nucleari, direttamente come risultato del Trattato per la messa al bando delle armi nucleari.

Il primo evento del trattato sarà la Riunione degli Stati Parte nel primo anno dopo l'entrata in vigore, cioè nel 2022, probabilmente in gennaio.  Auspichiamo che l’Italia partecipi a pieno titolo in qualità di Stato membro; ma potrebbe comunque cogliere l'opportunità di impegnarsi con i membri effettivi del Trattato sul bando partecipando in qualità di Stato osservatore. Una tale posizione non porterebbe ancora il nostro Paese ad entrare in conflitto aperto con l’approccio ufficiale dell’Alleanza atlantica. Tuttavia, sarebbe già un significativo allontanamento dall'attuale atteggiamento sprezzante nei confronti del nuovo accordo e dei suoi membri. La diplomazia internazionale trarrà vantaggio da un tono più costruttivo. Questo può anche aiutare a ottenere un risultato positivo all'imminente revisione del TNP nell’agosto 2021.

Nel Paese centrale della UE, la Germania, sta prendendo piede un dibattito critico sul mantenimento dell’ombrello nucleare americano nella NATO, come dimostra il programma elettorale della SPD, un partito importantissimo facente parte della coalizione di governo guidata da Angela Merkel. Il partito invita Russia e Stati Uniti ad avviare colloqui sulle questioni del "disarmo verificato e completo" con l'obiettivo di "ritirare ed eliminare definitivamente le armi nucleari dispiegate in Europa e Germania".

Per concludere, il Trattato per la proibizione delle armi nucleari dovrebbe essere visto nell'Europa occidentale come un segnale da parte del resto del mondo a prendere molto più seriamente la promessa dell'eliminazione del nucleare, che pende come una spada di Damocle sulla sopravvivenza dell’Umanità. L’Italia dovrebbe lavorare insieme agli altri Paesi europei per sbarazzarsi delle armi nucleari americane sul nostro suolo (lo ha fatto la Grecia nel 2001 senza per questo uscire automaticamente dalla NATO) e firmare e ratificare il Trattato sul bando il prima possibile.

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La soluzione del disarmo non sarebbe estranea a quanto già prescrivono gli accordi di Parigi sul clima 

04.07.2021 - di Alfonso Navarra - portavoce dei Disarmisti esigenti

La conferenza COP21 nella decisione (1/CP.21) che, il 12 dicembre 2015, sancisce l'adozione dell'accordo di Parigi sul clima globale, al preambolo "accoglie" l'Agenda 2030.

L'Agenda 2030 è la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A/RES/70/1 che si propone di "trasformare il mondo per lo sviluppo sostenibile".
La decisione citata "riconosce che il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e il pianeta"; essa quindi "richiede la massima cooperazione possibile da parte di tutti i paesi , e la loro partecipazione ad una risposta internazionale efficace e appropriata, al fine di accelerare la la riduzione delle emissioni globali di gas serra".
La decisione riconosce anche che "il cambiamento climatico è una preoccupazione comune dell'umanità"; quindi le parti "devono rispettare i rispettivi obblighi in materia di diritti umani, diritto alla salute (...), diritto allo sviluppo, eccetera, così come la parità di genere, l'emancipazione delle donne e l'equità intergenerazionale".
Le parti (= gli Stati parte) devono, in sostanza, rispettare i diritti globali che hanno sottoscritto: e tra questi, logicamente, dovrebbe rientrare anche il "diritto alla pace", proclamato dall'ONU!
Ed in questo contesto possiamo inserire anche la risoluzione dell'ONU che prevede di rafforzare il ruolo delle donne nei processi di pace e in tutti i processi decisionali.
In modo più profondo e sostanziale dobbiamo tener conto del fatto che l'intera costruzione dell'ONU è, a parole, indirizzata al disarmo proprio perché è nata, nella retorica ufficiale, "per rimuovere il flagello della guerra" , come proclama la Carta costitutiva adottata il 25 giugno 1945.
L'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile prevede 17 obiettivi (goals) ed il goal 16 è relativo al "promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile; offrire l'accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficaci, responsabili e inclusivi a tutti i livelli".
Possiamo concludere che l'accordo di Parigi, nello spirito pacifista dell'ONU e in collegamento con l'architettura del diritto internazionale, implicitamente già dispone di perseguire la decarbonizzazione: 1) in modo che il rischio climatico ed ecologico sia eliminato in modo effettivo e completo; 2) accogliendo gli obiettivi dell'Agenda 2030; 3) con modalità che rispettino i diritti umani e il diritto alla pace; 4) valorizzando il ruolo protagonista delle donne nei processi di pace e di sviluppo umano.
A Parigi con la COP21 il mondo è giunto a decidere di volere eliminare le emissioni di gas a effetto serra in quanto minaccia all'esistenza dell'umanità. Questa minaccia comprende il 20 per cento circa delle emissioni attribuibili alle attività militari. E' un contributo di inquinamento che andrebbe studiato seriamente, oltre le conoscenze parziali e impressionistiche, superando i vincoli di segretezza imposti dalle dispute geopolitiche.
Se si vuole allora seriamente perseguire la decarbonizzazione (l'obiettivo ufficiale è mantenere l'aumento della temperatura al di sotto dei 2° C - preferibilmente 1,5° C - rispetto ai livelli preindustriali) occorre un sistema di contabilità affidabile e autenticamente globale: deve includere tutte le dimensioni dell'attività umana responsabili del problema. Non si possono ignorare il ruolo e il peso dell'inquinamento militare!
L'attività militare è intrinsecamente distruttiva anche se giustificata da fini difensivi: essa va comunque ridotta ai livelli minimi e auspicabilmente eliminata grazie alla cooperazione dei popoli e degli Stati in grado di garantire una "sicurezza comune" fondata sulla "sicurezza umana".
Esistono già appelli internazionali cui possiamo fare riferimento per una convergenza di movimenti a Glasgow.
Ad esempio, segnalata da Patrizia Sterpetti che ha seguito le riunioni internazionali della WILPF sull'ambiente: "No all'esclusione dell'inquinamento militare dagli accordi climatici", promossa da Extinction Rebellion Peace e da altre realtà.
Si vada al link:
La proposta di Disarmisti esigenti, WILPF Italia  e partners, se condivisa, si potrebbe infine riassumere così: quello che dovremmo riuscire ad ottenere in vista delle giornate di Glasgow è un accordo su un testo emendativo comune agli accordi di Parigi, recepito da negoziatori accreditati, che ponga effettivamente il problema sul tavolo diplomatico con una sua plausibilità tecnica e possibilmente sia in grado di giocarsela per condurre ad una sua soluzione pienamente riconosciuta nel corpo degli accordi.
L'inquinamento militare è parte essenziale del problema climatico, è un problema, ed il disarmo è la sua soluzione!
Un settore delle mobilitazioni alla preCOP di Milano e alla COP di Glasgow dovrebbe supportare questo obiettivo di integrazione degli accordi di Parigi con modalità organizzative e comunicative pianificate, in modo che riceva la giusta attenzione da parte di istituzioni e opinione pubblica.

Per firmare online:

https://www.petizioni.com/rispettarereferendum

Per riunirsi verso un coordinamento antinucleare europeo (il 13 giugno alle ore 10):

meet.google.com/vkg-sdjw-dem

RESPINGIAMO L'INNATURALE ALLEANZA NUCLEARE-RINNOVABILI

(appello redatto l’8 giugno 2021)

La lobby nucleare mondiale, rappresentata da “Nuclear for Climate”*, pericolosissima per la pace e gli equilibri naturali, esiziale per la stessa sopravvivenza umana, in vista della COP 26 di Glasgow, ha adottato una tattica subdola e astuta per rientrare in gioco e rilanciarsi: si propone, nel suo position paper (rinvenibile al link: https://www.euronuclear.org/news/cop26-position-paper-netzero-nuclear/), come alleata delle energie rinnovabili per il conseguimento dell’obiettivo della decarbonizzazione.

I sottoscrittori del presente appello ritengono che la profferta unitaria indirizzata agli ambientalisti, volta a giustificare gli accordi verticistici nelle varie “cabine di regie”, vada rifiutata: né i micro reattori modulari di cui ha parlato anche l’attuale responsabile del MAET Cingolani, chiamando in causa il “dibattito europeo”, né tantomeno la fusione nucleare, che resta un miraggio, cambiano i termini della questione.

Che sono, nella sostanza, ancora quelli che furono, in Italia, sottoposti al voto popolare il 12 e 13 giugno 2011, subito dopo la catastrofe di Fukushima, ricevendo un responso inequivocabile: l’unica cosa certa delle tecnologie nucleari applicate massivamente, in tutte le loro declinazioni energetiche e militari, sono i rischi per la salute e per l’ambiente. Ed anche per la pace, se si comprende l’indissolubilità del legame che tiene insieme il nucleare civile con quello militare, due facce della stessa medaglia. Fino alla minaccia di autodistruzione totale per incidente o per errore di calcolo, come ad esempio dimostrato dalla guerra per falso allarme evitata da Stanislav Petrov il 26 settembre 1983.

Una osservazione di fondo va fatta, che porta ad escludere ogni compromesso opportunistico: è impossibile passare ad un modello decentrato con il nucleare di mezzo perché il controllo del combustibile deve essere sottoposto a valutazioni sanitarie e addirittura militari che ne escludono un impiego a sovranità territoriale.

Per firmare online: https://www.petizioni.com/rispettarereferendum

Sulla base di questo ragionamento noi ribadiamo la necessità che in Italia sia data piena e completa attuazione alla volontà popolare per la denuclearizzazione manifestata con il voto di dieci anni fa.  Per questo, in coerenza, esigiamo l’adesione dell’Italia al trattato di proibizione delle armi nucleari e la recessione dalla condivisione nucleare NATO.
Alla COP26 di Glasgow ci sembra importantissimo che il disarmo (quindi la denuclearizzazione), all’origine della formazione dell’ONU e dei suoi Statuti, sia incluso tra le soluzioni per l’emergenza climatica ed ecologica. L’attività militare e le guerre distruggono esseri umani e ambiente mettendo a rischio con la deterrenza nucleare la sopravvivenza di tutti; ma sono anche causa di gravissimo inquinamento permanente: quello che producono di CO2 – quantità ingentissime! (in varie stime, oltre il 15%) - va computato ufficialmente all’interno del percorso delle COP sul clima affinché si persegua, con monitoraggio adeguato, la sua riduzione ed eliminazione.

Con l’obiettivo di un inserimento nel testo degli accordi di Parigi sul clima, su questo punto – no nucleare, no guerre, si disarmo, si pace tra gli uomini e pace tra gli esseri umani e la natura - invitiamo alla mobilitazione convergente di ecologisti e pacifisti nell’occasione della preCOP di Milano (dal 29 settembre al 2 ottobre) e della COP di Glasgow (dall’1 al 12 novembre).

Proponenti:

Alex Zanotelli, Mario Agostinelli, Alfonso Navarra, Luigi Mosca, Antonia Sani, Ennio Cabiddu, Patrizia Sterpetti, Fabrizio Cracolici, Laura Tussi

Abbiamo già lanciato la petizione on line sul rispetto dei referendum che invitiamo a sottoscrivere:

https://www.petizioni.com/rispettarereferendum

Nota organizzativa: Per quanto riguarda i Disarmisti esigenti e i loro partners (WILPF Italia, Sardegna pulita, etc.) la risposta a questa “proposta indecente” l'ha già data il popolo italiano il 12 e 13 dicembre 2011 votando al referendum contro il rischio nucleare da produzione elettrica in tutte le sue declinazioni più o meno proliferanti dal punto di vista militare. Non esistano motivi per non continuare ad esigere politicamente il pieno rispetto del voto per molti aspetti ancora disatteso.

Lasciamo agli ambiti accademici tutti gli approfondimenti del caso, come è nella loro natura e vocazione ...

Noi intendiamo cominciare a porre le basi di un coordinamento europeo, con una riunione digitale, il 13 giugno 2021, inizio ore 10  

meet.google.com/vkg-sdjw-dem

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Allegato tecnico a cura di Luigi Mosca, già direttore del Laboratorio sotterraneo di Modane (Francia)

Ecco qualche osservazione riguardo all’”opzione nucleare” per la transizione energetica :

1) Vi sono attualmente circa 440 reattori in servizio nel mondo, ciascuno con una potenza media di circa 1 GigaWatt-elettrico : questi producono circa il 16% dell’energia elettrica e quindi circa il 2% dell’energia totale consumata nel mondo.

Per un contributo significativo alla riduzione del CO2, occorrerebbe quindi un parco di simili reattori tipicamente 10 volte più importante !

2) Quanto all’étà di questi reattori attuali nel mondo :

≈ 50 hanno più di 40 anni

≈ 200 hanno più di 30 anni

Et l’étà media è di circa 35 anni

Cio’ significa che sarebbe già molto difficile sostituire i reattori che dovranno imperativamente essere chiusi (e smantellati) per ragioni di sicurezza.

3)  A proposito dei ‘mini-reattori’ di Bill Gates, consiglio di guardare l’articolo seguente, pubblicato dal ‘Bulletin of the Atomic Scientists’ il 22 Marzo scorso :

https://thebulletin.org/2021/03/bill-gates-bad-bet-on-plutonium-fueled-reactors/

Oltre alla tossicità elevatissima del Plutonio, il vantaggio di 400 di questi reattori per la riduzione di CO2 sarebbe comunque marginale.

Inoltre la dispersione più ‘capillare’ dell’inquinamento (scorie + smantellamenti) sarebbe ancora più difficile da gestire e controllare.

4) Quanto alla fusione nucleare (Iter + Demo + …) anche ammesso che un giorno funzionerà anche in modo commercialmente utile, arriverebbe comunque fuori tempo massimo per risolvere il problema dell’attuale riscaldamento climatico.

Qui di seguito sviluppo ulteriori informazioni sull’argomento fusione.

Il ‘Divertor Tokamak Test ‘ (DTT) è una istallazione ausiliaria in funzione del futuro reattore europeo a fusione termonucleare DEMO (DEMOnstration Power Plant), che dovrebbe venir costruito intorno al 2050 e, sempre al condizionale, essere l’ultimo reattore di ricerca con lo scopo di dimostrare la possibilità di un funzionamento continuativo del processo di fusione dei due isotopi dell’Idrogeno : il Deuterio e il Trizio. (L’istallazione ITER - International Thermonuclear Experimental Reactor – attualmente in costruzione in Francia, a Cadarache, (stima riattualizzata del budget ≈ 19 miliardi di Euro) dovrebbe riuscire a produrre del plasma Deuterio + Trizio nel 2035 per una durata di qualche decina di minuti).

Nella seconda metà di questo secolo potrebbero allora essere realizzati dei reattori a fusione termonucleare ‘commerciali’, di cui il primo prototipo dovrebbe poter provare una loro sufficiente redditività energetica e finanziaria.

La funzione specifica del DTT (‘divertore’) è quella di evacuare il calore ed i prodotti di fusione (plasma esausto) di un reattore Tokamak.

A questo scopo un piccolo Tokamak è in costruzione a Frascati dal 2018 …

Per un po’ più di completezza segnalo anche uno studio in corso in Australia per un progetto ancora più ambizioso, ma più interessante perché più “pulito”, basato su di una reazione di fusione termonucleare diversa e più difficile da realizzare :

Idrogeno + Boro (11) = 3 Elio (4), senza quindi emissione di neutroni, come nel caso di ITER e DEMO. La fusione sarebbe ottenuta con speciali e potentissimi fasci laser polarizzati.

Per saperne di più consiglio ad esempio i seguenti articoli :

https://it.wikipedia.org/wiki/Divertor_Tokamak_Test

https://fr.wikipedia.org/wiki/Demo_(réacteur)

https://fr.wikipedia.org/wiki/ITER

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LA COP26 E' UNA OCCASIONE IMPORTANTE ANCHE PER RIFIUTARE UNA INNATURALE ALLEANZA TRA ECOPACIFISTI E LOBBY ATOMICA

Alla vigilia delle mobilitazioni per il decennale dei referendum vinti nel 2011 sui beni comuni, ed in collegamento con la riunione digitale che, Disarmisti esigenti, insieme a WILPF Italia e Sardegna pulita, stiamo organizzando verso un coordinamento antinucleare europeo, di seguito proponiamo estratti tradotti in lingua italiana del Position Paper di Nuclear for Climate in vista della conferenze delle Nazioni Unite sul Clima (COP26) che si terrà a Glasgow il prossimo novembre. 
Il testo completo in inglese è rinvenibile sul sito dell'ASSOCIAZIONE ITALIANA NUCLEARE.
Il documento ci sembra estremamente interessante perché costituisce un esempio della nuova, furba tattica "unitaria" che la lobby atomica  intende adottare e che abbiamo appena visto in pratica al Klimat Fest di Milano.
C'è una offerta pubblica di alleanza tra nucleare e rinnovabili (ma in realtà sappiamo che si lavora al vertice, nelle "cabine di regia"). Cosa rispondiamo da ecopacifisti? Che "dobbiamo approfondire", specialmente sui micro reattori?
Per quanto riguarda i Disarmisti esigenti e i loro partners la risposta l'ha già data il popolo italiano il 12 e 13 dicembre 2011 votando al referendum contro il rischio nucleare da produzione elettrica in tutte le sue declinazioni più o meno proliferanti dal punto di vista militare. Non esistano motivi per non continuare ad esigere politicamente il pieno rispetto del voto per molti aspetti ancora disatteso.
Lasciamo agli ambiti accademici tutti gli approfondimenti del caso, secondo quella che è la loro natura e vocazione...
Link per riunione verso il coordinamento europeo, 13 giugno 2021, inizio ore 10:

meet.google.com/vkg-sdjw-dem

Nuclear for Climate è un’iniziativa che parte dal basso e che riunisce professionisti e scienziati del settore nucleare di oltre 150 associazioni. L’obiettivo di Nuclear for Climate è di instaurare un dialogo con i responsabili politici e il pubblico sulla necessità di includere l’energia nucleare tra le soluzioni “carbon free” atte a mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

La nostra missione è accelerare la capacità del mondo di raggiungere la decarbonizzazione entro il 2050, promuovendo la collaborazione tra il settore nucleare e le tecnologie alla base delle fonti di energia rinnovabili.

La conferenza COP26 di Glasgow (novembre 2021 - ndr) rappresenta un’opportunità fondamentale per le nostre nazioni di riunirsi e agire, è necessario acquisire una visione comune sui problemi climatici per trovare un strategia di intervento al fine di raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione (Net Zero).

Chiediamo a tutti i negoziatori e ai responsabili politici che parteciperanno alla COP26 di adottare un approccio neutrale dal punto di vista tecnico-scientifico verso quelle politiche energetiche favorevoli ad una integrazione tra energia nucleare e fonti energetiche rinnovabili.

L’energia nucleare è allo stato dell’ arte, disponibile, scalabile e dispiegabile: per raggiungere l’obiettivo Net Zero è necessario che nuove centrali elettronucleari siano dispiegate su vasta scala e con urgenza, in sinergia con le fonti energetiche rinnovabili.

  • Le principali istituzioni internazionali (ONU, OECD-IEA, EU) concordano sulla necessità di impiegare con urgenza e su vasta scala tutte le tecnologie a basse emissioni di carbonio, compreso il nucleare, per raggiungere gli obiettivi della decarbonizzazione del sistema energetico (Net Zero). Ciò si evince nell’ultimo rapporto dell’ IPCC che stima sia necessario un raddoppio della capacità nucleare entro il 2050 per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 °C.
  • Il nucleare è una tecnologia allo stato dell’arte, disponibile, scalabile e ad impatto limitato, che è già stata impiegata con successo. Negli ultimi 50 anni infatti, l’installazione di centrali elettronucleari ha rappresentato il metodo più veloce ed efficace per ottenere la decarbonizzazione del sistema elettrico consentendo di anno in anno di incrementare la quota pro capite di energia pulita. In Svezia in meno di 15 anni, a partire dal 1970, sono stati installati 10,9 GWe di nuova capacità nucleare . Sempre a partire dal 1970 le emissioni pro capite svedesi di CO2 sono diminuite del 75% .
  • I piccoli reattori modulari (SMR) hanno molte potenzialità in grado di rilanciare e di espandere il settore nucleare. Con la promessa di ridurre i tempi di costruzione in sito attraverso la produzione in serie di componenti e moduli di impianto, gli SMR offrono la possibilità di una maggiore scalabilità [invece di centrali nucleari basate su una o 2 unità di grande potenza, si potranno dispiegare presso il medesimo sito parecchie unità di piccola potenza, una riduzione dei costi di capitale e dei rischi finanziari associati. Alcune delle principali nazioni leader nel settore nucleare ritengono egualmente efficaci, per il raggiungimento dell’obiettivo “Net Zero”, sia il dispiegamento di reattori di piccola taglia che l’installazione di unità di grande potenza.

L’energia nucleare è una fonte di energia pulita, flessibile e conveniente: il nucleare può integrarsi con le fonti di energia rinnovabili, bilanciando le fonti intermittenti per ottenere sistemi energetici a basse emissioni, efficienti e convenienti...

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L'INCONTRO DIGITALE VERSO IL COORDINAMENTO ANTINUCLEARE EUROPEO

Per il 12 e 13 giugno, anniversario dei referendum vinti nel 2011 dalle forze di base su acqua e nucleare, il Forum italiano dei movimenti per l'acqua pubblica ha lanciato un appello alla mobilitazione.
Disarmisti esigenti WILPF Italia più partners (si pensi a Sardegna pulita, si pensi a Energia Felice con Mario Agostinelli, attuale presidente dell'associazione Laudato Si') hanno contribuito a definire un discorso che mette insieme i due referendum (e non solo l'acqua pubblica) e li collega a un intervento per il diritto alla salute universale nella attuale crisi pandemica.

C'è, nell'appello, una esplicita, non scontata, presa di posizione contro il nucleare civile e militare; sul deposito unico nucleare viene detto che "occorre risolvere in modo razionale e partecipato l'eredità radioattiva di una stagione infausta".

L'appello citato invita a battersi - a dieci anni dalla espressione inequivocabile della volontà popolare contro le lobby dell'accumulazione illimitata di potenza e profitto - per un Recovery plan dei diritti e per un futuro ecocompatibile.
Bisogna - questo è l'impegno proposto - difendere i beni comuni dall'attacco delle privatizzazioni e valorizzare i beni pubblici.
Il 12 giugno, su queste parole d'ordine, ci si concentra a Roma a piazza dell'Esquilino - ore 15-30 - per manifestare.
L'espressione "l'eredità radioattiva di una stagione infausta", contenuta nell'appello per la manifestazione del 12 giugno, fa parte dell'iniziativa promossa dai Disarmisti esigenti e WILPF italia che vede come primi firmatari molti esponenti del GDL pace della Società della cura e personalità quali, tra le altre:
Alex Zanotelli - missionario comboniano - Moni Ovadia - artista, "ebreo contro" - Mario Agostinelli e Guido Viale - Laudato Si'
Marco Bersani - Convergenza per la Società della cura - Ennio Cabiddu - Sardegna pulita
Luigi Mosca - scienziato, Armes Nucleaires STOP - Daniele Barbi - comitato antinucleare di Treviri (Germania)
Marco Bertaglia, attivista di Extinction rebellion, formatore alla nonviolenza
Tale appello, che sottolinea i terreni di lavoro urgenti per attuare in particolare il referendum vinto "contro il rischio nucleare",  è sottoscrivibile al link:
Firmate adesso, se ancora non lo avete fatto!
Per il 13 giugno Disarmisti esigenti e WILPF Italia hanno da tempo convocato,  la mattina (ore dieci- vedi link sotto riportato per partecipare), quindi non in sovrapposizione con il convegno pomeridiano organizzato dal Forum per l'acqua pubblica, un incontro antinucleare digitale su come iniziare a muoversi verso un coordinamento europeo: siamo speranzosi che possibilità e spazi nuovi possano aprirsi a questo livello grazie alla coscienza e alla forza di situazioni al momento più avanzate che in Italia.
Sicuramente l'asse italo-franco-tedesco degli antinucleari registrerà presenze qualificate. Per la Francia citiamo Sortir du nucléaire.
Questo incontro del 13 mattina dovrebbe anche fare da amplificatore per i deputati che dovessero, in questi giorni, presentare il  DDL per la ratifica del TPAN.
Loredana De Petris, presidente del gruppo misto, ha passato il testo per un esame tecnico all'ufficio legislativo del Senato.
A livello europeo sottolinieamo la possibilità di una svolta in Germania con il possibile cancelleriato dei Gruenen. Il programma elettorale della candidata premier Annalena Baerbock, in testa nei sondaggi, è caratterizzato dall'esplicito riferimento all'adesione tedesca al TPAN e al rifiuto della condivisione nucleare NATO.
Ragion di più per sottolineare l'importanza delle scadenze sulle quali Disarmisti esigenti e WILPF Italia si stanno attrezzando e chiamano a un coinvolgimento il più largo possibile di mobilitazione:
1- il 5 settembre a Buchel, "la nuova Comiso" in germania
2- il 25 settembre a Bure, in Francia, ai confini della Germania (progetto di deposito geologico profondo per le scorie radioattive)
3 - a fine settembre e inizio ottobre, Youth4Climate e la PreCOP a Milano
4- dall'1 al 12  novembre la COP26 di Glasgow.
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Se ci fossero iniziative di tipo legislativo sul TPAN da parte di deputati interessati ecco la scadenza in cui i deputati protagonisti potrebbero intervenire:
Incontro antinucleare verso un coordinamento europeo a 10 anni dalla vittoria sui referendum
13 giugno 2012 dalle ore 10 alle ore 14,30
link per l'evento:

A 10 anni dai referendum popolari vinti in Italia, il nucleare, civile e militare, non è la risposta ad alcunché!

E’, invece, un rischio mortale da neutralizzare ed estinguere…

Avanti per un coordinamento europeo delle lotte!

13 giugno 2021 – incontro online

promosso da Disarmisti esigenti, Sardegna pulita, WILPF Italia

Il punto da focalizzare è che oggi non si può essere antinucleari alla stessa maniera con cui si sono vinti i referendum nel 2011, perché, al di là della retorica delle lobby, sono maturate novità importantissime nel campo del nucleare militare, nel campo del nucleare civile, nel loro intreccio e nel rapporto tra il ciclo complessivo del nucleare e il complesso dell’evoluzione sociale.

Novità storiche anche dal punto di vista ecopacifista. Oggi dobbiamo tener conto della centralità della campagna politica per la ratifica del TPAN: il muro dei Paesi NATO potrebbe registrare crepe decisive dal grande cambiamento che si profila in Germania con un possibile cancelleriato verde in seguito alle prossime elezioni di settembre. E potrebbe essere possibile tentare quella convergenza tra energia e acqua quali beni comuni che non si riuscì a realizzare nella campagna referendaria del 2011. In questo senso il nostro incontro è concepito in collegamento (e in supporto) con le giornate che il Forum italiano dei movimenti per l’acqua sta organizzando per il decennale dei referendum (11-12-13 giugno 2021).

Il taglio della discussione che intendiamo organizzare vorrebbe combinare un fondamento di  divulgazione scientifica con una presa di posizione politica e operativa netta da parte del movimento di base, prendendo come base di azione l’appello pubblicato su petizioni.com (link per sottoscrivere online: https://www.petizioni.com/rispettarereferendum), che di seguito proponiamo in estratto:

10 ANNI DALLA VITTORIA DEI REFERENDUM SU ACQUA E NUCLEARE: CONVERGIAMO PER IL RISPETTO DELLA VOLONTA' POPOLARE

Il 12 e 13 giugno 2011 la maggioranza del popolo italiano ha votato contro il nucleare e contro la privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici. 10 anni dopo, in piena pandemia, quella vittoria basata sulla difesa dei beni comuni e pubblici conserva e rafforza l'attualità di un impegno ad esigere il rispetto della volontà popolare.

Noi, espressioni del movimento antinucleare italiano, condividendo le rivendicazioni dei movimenti per l'acqua pubblica, per la nostra parte, esigiamo pertanto dal governo Draghi:

DIRETTRICE 1 LUNGO LA QUALE MUOVERSI): di completare, a livello nazionale, il recesso da ogni piano nucleare risolvendo nel modo più razionale possibile l'eredità radioattiva di una stagione infausta.

DIRETTRICE 2) di battersi contro il nucleare civile e militare in ogni sede europea e internazionale.

Su questi obiettivi invitiamo a mobilitazioni convergenti in occasione dell'anniversario dei referendum: ribadiremo che la società ecologica della cura e della pace per la quale lavoriamo deve affermare come valore fondante della comunità un ordinamento giuridico orientato al costituzionalismo globale dei diritti dell'Umanità e della Natura.

Organizzatori:

Alfonso Navarra - Disarmisti esigenti (info e contatti: 340-0736871 - www.disarmistiesigenti.org)

Patrizia Sterpetti - WILPF Italia (cell. 320-7825935)

Ennio Cabiddu – Sardegna pulita (cell. 366-6535384)

Primi firmatari (firme personali con qualifica esprimente ambito di impegno politico/sociale):

Alex Zanotelli - missionario comboniano - Moni Ovadia - artista, ebreo contro

Mario Agostinelli e Guido Viale - Laudato Si' - Marco Bersani - Convergenza per la Società della cura

Antonia Sani – WILPF Italia

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Modera la giornata: Ennio Cabiddu (Sardegna pulita)

Introducono: Antonia Sani e Patrizia Sterpetti (WILPF Italia)

Conclude: Alfonso Navarra (Disarmisti esigenti)

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Peppino Impastato, “il 68ino rivoluzionario”, che pagò con la vita le sue denunce per radio contro la mafia

9 maggio 1978: sono trascorsi 43 anni da quando la mafia uccise Peppino Impastato,  militante politico siciliano che pagò con la vita le sue denunce pubbliche contro il sistema di potere di Cosa nostra a Cinisi e nel palermitano. Le indagini sulla morte di Impastato furono subito depistate: si voleva far credere che Peppino fosse un terrorista suicida, saltato in aria mentre stava maneggiando l’esplosivo sui binari della Palermo-Trapani. Ci sono voluti 23 anni perché Peppino venisse riconosciuto come vittima di mafia. Nel 2002 si arrivò, finalmente, a condannare all'ergastolo, come mandante dell'omicidio, il boss don Tano Badalamenti.

Peppino Impastato

Peppino era nato in una famiglia mafiosa di Cinisi, un piccolo paese alle porte di Palermo. Lo zio, Cesare Manzella, ne era il capomafia.

Nonostante tutto, Peppino "il ribelle" decise fin da subito di andare controcorrente non seguire le orme della famiglia. Fondò Radio Aut, un'emittente radiofonica dalla quale trasmetteva quotidianamente denunciando affari sporchi e deridendo don Tano Badalamenti, il boss di Cinisi che ne decretò la sua morte.

Cinque giorni prima di essere ucciso, Peppino Impastato aveva tenuto il suo ultimo comizio pubblico. Si era candidato come consigliere comunale nelle liste di Democrazia proletaria. La sue elezione avvenne ugualmente, nonostante qualche giorno prima, il 9 maggio '78, la mafia lo avesse fatto saltare in aria sui binari della ferrovia di Cinisi. I suoi resti furono trovati il giorno dopo dai suoi amici. Erano sparsi per 300 metri.

Ci sono voluti 23 anni perché Peppino venisse riconosciuto come vittima di mafia, nell'indifferenza di un paese che non parlava, non vedeva, non sentiva. Erano in pochi a denunciare gli interessi della mafia di Cinisi alla fine degli anni Settanta: le infiltrazioni per la costruzione dell'aeroporto di Palermo, le speculazioni edilizie, il traffico di droga con i cugini d'America.

Le indagini sulla morte di Impastato furono subito depistate e per ben due volte, nel 1984 e nel 1992, furono addirittura archiviate. Solamente nel 1995, grazie alla determinazione della madre di Peppino, Felicia Bartolotta, si aprì un nuovo processo nel quale il boss di Cinisi Gaetano Badalamenti fu condannato per aver commissionato l'omicidio del giovane attivista.

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Qui di seguito il dossier su Peppino Impastato preparato dal Centro per la Nonviolenza di Viterbo, coordinato da Peppe Sini

 

IN MEMORIA DI PEPPINO IMPASTATO

Il 9 maggio 1978 la mafia assassinava Peppino Impastato.
Ma i suoi compagni non ne accettarono la morte e vollero tenerlo vivo rivendicandone e proseguendone la lotta, le idee, la testimonianza, e smascherarono e sconfissero il tentativo dei poteri dominanti di assassinarlo per la seconda volta con un depistaggio osceno ed infame.
Non riuscirono a resuscitarlo, poiche' questo non e' possibile, ma a tenerlo vivo si'. E cosi' Peppino Impastato e' ancora vivo, e ancora lotta insieme a noi ogni volta che le oppresse e gli oppressi insorgono nonviolentemente contro i poteri criminali, contro il regime della rapina e della corruzione, contro la violenza mafiosa e fascista e schiavista e razzista e stragista e maschilista che ancora opprime e devasta l'umanita' e il mondo.
Ogni volta che una persona o un movimento lotta per la liberazione di tutte le persone, li' e' Peppino Impastato che vive ancora.
Ogni volta che una persona o un movimento lotta in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani, li' e' Peppino Impastato che vive ancora.
Ogni volta che una persona condivide il suo pane con un'altra persona e s'adopera affinche' nessuno debba piu' avere fame e paura, affinche' nessuno sia piu' vittima dell'ingiustizia, affinche' nessuno sia piu' calpestato, affinche' tutto il bene e tutti i beni siano condivisi fra tutte le persone, li' e' Peppino Impastato che vive ancora.
Ogni volta che tu resisti alla menzogna e all'oppressione, al disordine costituito, alla dittatura della violenza, con te c'e' Peppino Impastato che vive ancora.
In questo 9 maggio 2021 noi lo ricordiamo ancora, e nelle nostre necessarie lotte nonviolente qui e adesso lo sentiamo vivo, lo teniamo in vita, lotta insieme a noi.
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Cosi' anche nel ricordo di Peppino Impastato ancora una volta ripetiamo che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Occorre opporsi a tutti i poteri criminali.
Occorre opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta nonviolenta per la comune liberazione, per la comune salvezza, per il bene comune dell'umanita', per la difesa di quest'unico mondo vivente di cui tutte e tutti siamo parte e custodi.
Salvare le vite e' il primo dovere.
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Una minima notizia su Peppino Impastato
Giuseppe Impastato, nato nel 1948, militante della nuova sinistra di Cinisi (Pa), straordinaria figura della lotta contro la mafia, di quel nitido e rigoroso impegno antimafia che Umberto Santino defini' "l'antimafia difficile"; fu assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978. Tra le raccolte di scritti di Peppino Impastato: Lunga e' la notte. Poesie, scritti, documenti, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, Palermo 2002, 2008. Tra le opere su Peppino Impastato: Umberto Santino (a cura di), L'assassinio e il depistaggio, Centro Impastato, Palermo 1998; Salvo Vitale, Nel cuore dei coralli, Rubbettino, Soveria Mannelli 1995; Felicia Bartolotta Impastato, La mafia in casa mia, La Luna, Palermo 1986; Claudio Fava, Cinque delitti imperfetti, Mondadori, Milano 1994; AA. VV., Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio, Editori Riuniti, Roma 2001, 2006 (pubblicazione della relazione della commissione parlamentare antimafia presentata da Giovanni Russo Spena; con contributi di Giuseppe Lumia, Nichi Vendola, Michele Figurelli, Gianfranco Donadio, Enzo Ciconte, Antonio Maruccia, Umberto Santino); Marco Tullio Giordana, Claudio Fava, Monica Zapelli, I cento passi, Feltrinelli, Milano 2001 (sceneggiatura del film omonimo); Umberto Santino (a cura di), Chi ha ucciso Peppino Impastato. Le sentenze di condanna dei mandanti del delitto Vito Palazzolo e Gaetano Badalamenti, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, Palermo 2008; Giovanni Impastato e Franco Vassia, Resistere a mafiopoli. La storia di mio fratello Peppino Impastato, Stampa Alternativa, Viterbo 2009.
Naturalmente sono fondamentali le molte altre ottime pubblicazioni del Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato"; per contatti: Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", via Villa Sperlinga 15, 90144 Palermo, sito: www.centroimpastato.it
Ugualmente fondamentale l'attivita' dell'"Associazione casa memoria Felicia e Peppino Impastato"; per contatti: corso Umberto I 220, 90045 Cinisi (Pa), sito: www.peppinoimpastato.com
Si vedano anche almeno i libri dedicati a Felicia Bartolotta Impastato, la madre di Giuseppe Impastato che lo ha sostenuto nella sua lotta, lotta che ha proseguito dopo l'uccisione del figlio; e' deceduta nel dicembre 2004. Opere di Felicia Bartolotta Impastato: La mafia in casa mia, intervista di Anna Puglisi e Umberto Santino, La Luna, Palermo 1987. Tra le opere su Felicia Bartolotta Impastato: Anna Puglisi e Umberto Santino (a cura di), Cara Felicia. A Felicia Bartolotta Impastato, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, Palermo 2005; Cfr. anche il profilo scritto da Anna Puglisi per l'Enciclopedia delle donne e ripubblicato anche in "Nonviolenza. Femminile plurale" n. 311.
Fondamentali sono anche le opere di Umberto Santino, presidente del "Centro Impastato" di Palermo, e tra esse cfr. almeno: (a cura di), L'antimafia difficile, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1989; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, La violenza programmata. Omicidi e guerre di mafia a Palermo dagli anni '60 ad oggi, Franco Angeli, Milano 1989; Umberto Santino, Giovanni La Fiura, L'impresa mafiosa. Dall'Italia agli Stati Uniti, Franco Angeli, Milano 1990; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, Giovanni La Fiura, Ugo Adragna, Gabbie vuote. Processi per omicidio a Palermo dal 1983 al maxiprocesso, Franco Angeli, Milano 1992 (seconda edizione); Umberto Santino e Giovanni La Fiura, Dietro la droga. Economie di sopravvivenza, imprese criminali, azioni di guerra, progetti di sviluppo, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1993; La borghesia mafiosa, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia come soggetto politico, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; Casa Europa. Contro le mafie, per l'ambiente, per lo sviluppo, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia interpretata. Dilemmi, stereotipi, paradigmi, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1995; Sicilia 102. Caduti nella lotta contro la mafia e per la democrazia dal 1893 al 1994, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1995; La democrazia bloccata. La strage di Portella della Ginestra e l'emarginazione delle sinistre, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Oltre la legalita'. Appunti per un programma di lavoro in terra di mafie, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1997; L'alleanza e il compromesso. Mafia e politica dai tempi di Lima e Andreotti ai giorni nostri, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Storia del movimento antimafia, Editori Riuniti, Roma 2000, 2010; La cosa e il nome. Materiali per lo studio dei fenomeni premafiosi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2000; Dalla mafia alle mafie, Rubbettino, Soveria Mannelli 2006; Mafie e globalizzazione, Di Girolamo Editore, Trapani 2007; (a cura di), Chi ha ucciso Peppino Impastato, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 2008; Breve storia della mafia e dell'antimafia, Di Girolamo Editore, Trapani 2008; Le colombe sulla rocca, Di Girolamo Editore, Trapani 2010; L'altra Sicilia, Di Girolamo Editore, Trapani 2010; Don Vito a Gomorra, Editori Riuniti, Roma 2011; La mafia come soggetto politico, Di Girolamo Editore, Trapani 2013; Dalla parte di Pollicino, Di Girolamo Editore, Trapani 2015. Su Umberto Santino cfr. la bibliografia ragionata "Contro la mafia. Una breve rassegna di alcuni lavori di Umberto Santino" apparsa su "La nonviolenza e' in cammino", da ultimo nel supplemento "Coi piedi per terra" nei nn. 421-425 del novembre 2010. Vari suoi testi sono nel sito del Centro Impastato: www.centroimpastato.com cui si rinvia.
Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 9 maggio 2021

 

 

 

 

"Memoria e futuro" in tutte le librerie (dal 6 maggio 2021) per costruire la Rete per l'educazione alla "terrestrità"  

Memoria e futuro

Il libro Memoria e futuro di Alfonso Navarra, Luigi Mosca, Laura Tussi, Fabrizio Cracolici, è frutto di un impegno collettivo, per la costruzione della Rete per l’educazione alla "terrestrità", portato avanti dai Disarmisti Esigenti.

Con i contributi di Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Moni Ovadia, Antonella Nappi, Alex Zanotelli e molti altri (Rocco Altieri, Pola Natali Cassola, Antonia Sani, Adriano Ciccioni, Gianfranco D’Adda, Mario Di Padova, Giuseppe Farinella, Renato Franchi, Agnese Ginocchio, Nadia Scardeoni, Oliviero Sorbini)

Con il saggio di Luigi Mosca: “Il lungo percorso dell’Umanità per uscire dalla barbarie”

Il libro Memoria e futuro, Mimesis Edizioni, è frutto di un lavoro collettivo portato avanti dai Disarmisti esigenti nati dall’appello “Esigete! Un disarmo nucleare totale” di Stéphane Hessel e Albert Jacquard e dai loro stretti collaboratori, membri di ICAN, la Campagna Internazionale per la messa al bando delle Armi Nucleari, Premio Nobel per la Pace nel 2017. Memoria e futuro è focalizzato sulla cultura della pace del XXI secolo e lancia la proposta di una Rete per l’Educazione alla Terrestrità (RET).

("Terrestrità" è quasi un neologismo ideato da Alfonso Navarra, il portavoce dei Disarmisti esigenti: ma molti aspetti del suo significato sono "antichi come le montagne"; ed oggi la maturità della parola si respira nell'aria).

La RET è basata sulla consapevolezza che l’Umanità è una sola e appartiene alla Terra, un sistema vivente unico e integrato, come afferma una fondamentale Carta fatta propria dall’UNESCO. L’orientamento verso una cittadinanza planetaria, organicamente pervasa di coscienza ecologica (la “terrestrità”, appunto), lavora per la strutturazione di un ordinamento internazionale, “al fine di assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni” (art. 11 della Costituzione italiana), che riconosca e tuteli i diritti dell’unica umanità e della Natura.

La RET, appoggiata al canale video Youtube “SIAMO TUTTI PREMI NOBEL PER LA PACE CON ICAN, include l’omonimo progetto “Memoria e futuro”, esposto in queste pagine nelle sue finalità, nei suoi obiettivi e nelle sue scadenze (progetto erede dell’esperienza dell’iniziativa “Per non dimenticare” di Nova Milanese e Bolzano).

Il libro è stato scritto nel periodo di attesa dell’entrata in vigore ufficiale, fissata al 22 gennaio 2021, del Trattato per la proibizione delle armi nucleari, il TPAN (TPNW in inglese), e si propone come strumento di lotta per una mobilitazione politica di base, considerata decisiva per un futuro di progresso dell’umanità, consapevole della necessità di un lavoro culturale di ampio e profondo respiro come adeguato retroterra.

Prezzo di copertina: 10 euro

Si può ordinare telefonando:

ad Alfonso Navarra – cell. 340-0736871 (e mail alfiononuke@gmail.com)

alla casa editrice Mimesis – Tel. 02- 2486.1657

INDICE

Presentazione di Alfonso Navarra, Luigi Mosca, Fabrizio Cracolici, Laura Tussi

PARTE PRIMA L’UTOPIA DI UNA POLITICA DI PACE

Alfonso Navarra e Moni Ovadia - Lettera aperta alle ragazze e ai ragazzi perché si sollevino contro la guerra pag. 17

Mario Agostinelli - Manca la firma dell’Italia al Trattato per la proibizione delle armi nucleari entrato in vigore pag. 25

Alex Zanotelli - Dobbiamo rivedere radicalmente i nostri stili di vita

Pag. 31

Vittorio Agnoletto - La difesa del corpo degli esseri umani e del corpo del pianeta

Pag. 37

Appello - Ricordiamo e onoriamo Petrov per sensibilizzare sul rischio di guerra nucleare

Pag. 43

PARTE SECONDA LA PROPOSTA CULTURALE DELLA TERRESTRITÀ E IL PROGETTO “MEMORIA E FUTURO”

Alfonso Navarra – Definizione di terrestrità

Pag. 55

Fabrizio Cracolici, Alfonso Navarra e Laura Tussi - La proposta del progetto “Memoria e futuro”

Pag. 73

PARTE TERZA LA TERRESTRITÀ COME ORIENTAMENTO DELLA FILOSOFIA SOCIALE, DELLA PEDAGOGIA, DELL’ETICA, DELL’ECONOMIA

Luigi Mosca - Il lungo percorso dell’umanità per uscire dalla barbarie. Una rilettura della storia umana

Pag. 83

Laura Tussi - Educazione alla terrestrità etica

Pag.133

Laura Tussi La nonviolenza efficace come strategia educativa

Pag. 143

Antonella Nappi - L’impegno delle donne per l’ecosistema e la salute

Pag. 149

Rocco Altieri - Ecologia, economia e la costruzione della pace

Pag. 155

Fabrizio Cracolici - Antifascismo sociale, nonviolenza e terrestrità

Pag. 161

Antonia Sani – L’educazione alla terrestrità e alla pace

Pag. 167

PARTE QUARTA DICHIARAZIONI DI ADESIONE ALLA RETE PER L’EDUCAZIONE ALLA TERRESTRITÀ

Giuseppe Farinella - La questione ecologica

Pag. 173

Agnese Ginocchio - Senza memoria non c̓è futuro

Pag. 173

Oliviero Sorbini - Un mondo senza nucleare è un passo verso il nuovo umanesimo della terrestrità

Pag. 177

Renato Franchi e Gianfranco D’Adda - “E tu dammi i tuoi occhi per volare ancora” ... Gli sguardi della terrestrità...

Pag. 179

Nadia Scardeoni Progetto UNESCO

Pag. 183

Adriano Ciccioni - Ban the Bomb

Pag. 187

Mario di Padova - Lega Obiettori di Coscienza (LOC)

Pag. 189

Pola Natali Cassola - Lega per il disarmo unilaterale (LDU)

Pag. 191

_______________________________________________________________________________________

DALLA PRESENTAZIONE DI ALFONSO NAVARRA, LUIGI MOSCA, FABRIZIO CRACOLICI, LAURA TUSSI

(...)

Il libro si propone come strumento di lotta di una mobilitazione politica di base, considerata decisiva per un futuro di progresso dell’Umanità, consapevole della necessità di un lavoro culturale adeguato come retroterra: un lavoro che affondi le sue radici nella memoria valorizzante l’esperienza della Resistenza, caratterizzata dal valore dell’amore per l’Umanità. L’identificazione della Resistenza con il punto di vista e il riscatto degli sfruttati e gli oppressi è la continuità da conservare e da integrare con il valore del rispetto verso il sistema complessivo della Vita.

Il libro ‘Memoria e Futuro’ si struttura in quattro parti:

1)  I commenti all’entrata in vigore del TPAN, manifestati dagli interventi di Alfonso Navarra e Moni Ovadia, Mario Agostinelli, Vittorio Agnoletto, e dagli appelli per tagliare e convertire le spese militari e per costituire i “Comitati Petrov”, in memoria dell’uomo che ha salvato il mondo da un olocausto nucleare. Il senso complessivo di questi interventi è quello di prospettare la traduzione dell’abolizione delle armi nucleari dal piano giuridico, attuale, a quello effettivo di decisione politica, da attuarsi prima che sia troppo tardi.

2)  La proposta culturale della RET, sulla base della spiegazione del concetto di terrestrità - un neologismo, ma che, come la nonviolenza, in un certo senso potrebbe essere considerato “antico come le montagne”- e della sua articolazione nel progetto Memoria e Futuro.

3)  La riflessione alla base della RET, con al centro il saggio di Luigi Mosca Il lungo percorso dell'Umanità per uscire dalla barbarie”, cerca di sviluppare un approccio globale di un futuro dell’Umanità, strutturato da una Governance Mondiale, senza più guerre, pacificato e basato sui valori di solidarietà e responsabilità, nel quadro di un ecosistema complessivo, quello appunto della ‘terrestrità’.   

Questa sezione inserisce gli interventi di Laura Tussi sull’etica e la pedagogia della terrestrità, di Antonella Nappi sul problema demografico mondiale, di Rocco Altieri, del Centro Gandhi di Pisa, su ecologia, economia e la costruzione della pace, di Fabrizio Cracolici che riflette su antifascismo sociale, nonviolenza e terrestrità.

4)  Dichiarazioni a sostegno alla RET, da parte di varie organizzazioni, che si propongono di promuoverla: WILPF Italia, Il Sole di Parigi, XR Pace, Ban the Bomb, l’Orchestrina del Suonatore Jones, LOC, LDU.

Possiamo considerare questo lavoro un manuale di lotta nonviolenta sul piano della cultura e una sollecitazione a contribuire attivamente al canale you tube: “Siamo tutti premi Nobel per la pace con ICAN”.

L’obiettivo è costruire, intorno a questo canale, un archivio video vivente della responsabilità planetaria che diventi patrimonio di una comunità di pensiero ed azione sempre più ampia e diffusa: una ricchezza registrata e testimoniata di pensieri e buone pratiche da consegnare ai settori più sensibili e risvegliati della nuova generazione. L’appello è che le ragazze e i ragazzi che oggi si mobilitano per il clima raccolgano la fiaccola di una lotta più complessiva per affermare la pace tra gli esseri umani insieme alla pace tra gli esseri umani e la Terra: garantendo il futuro, essi salveranno anche la memoria delle lotte per la libertà, la giustizia, la pace: il senso più autentico del passato.

« Il n'y a pas de grande réalisation qui n'ait été d'abord une utopie ». (« Non vi è grande realizzazione che non sia stata prima un’utopia »)

Autore anonimo

I Disarmisti Esigenti e WILPF Italia hanno lanciato una raccolta firme per chiedere il rispetto della volontà popolare sui referendum su nucleare e acqua pubblica vinti 10 anni fa (12 e 13 giugno 2011)
Qui di seguito il testo della petizione che si può firmare su
Referendum acqua e nucleare: rispetto della volontà popolare

10 ANNI DALLA VITTORIA DEI REFERENDUM SU ACQUA E NUCLEARE: CONVERGIAMO PER IL RISPETTO DELLA VOLONTA' POPOLARE

Il 12 e 13 giugno 2011 la maggioranza del popolo italiano ha votato contro il nucleare e contro la privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici. 10 anni dopo, in piena pandemia, quella vittoria basata sulla difesa dei beni comuni e pubblici conserva e rafforza l'attualità di un impegno ad esigere il rispetto della volontà popolare.
Noi, espressioni del movimento antinucleare italiano, condividendo le rivendicazioni dei movimenti per l'acqua pubblica, per la nostra parte, esigiamo pertanto dal governo Draghi:
DIRETTRICE 1 LUNGO LA QUALE MUOVERSI): di completare, a livello nazionale, il recesso da ogni piano nucleare risolvendo nel modo più razionale possibile l'eredità radioattiva di una stagione infausta.
Questo significa:
a) ritirare le compagnie a partecipazione statale da ogni investimento e progetto nucleare;
b) non consentire più l'acquisto di elettricità da fonte nucleare (vedi esempio austriaco);
c) non finanziare la ricerca sulla fusione nucleare ed anche sul cosiddetto micronucleare concentrandola sulle rinnovabili;
d) gestire la bonifica delle centrali dismesse e la sistemazione delle scorie evitando conflitti di interessi (SOGIN in primo luogo) e con strategie democraticamente organizzate capaci di ridurre il danno e i rischi su popolazioni e territori
DIRETTRICE 2) di battersi contro il nucleare civile e militare in ogni sede europea e internazionale.
Questo significa:
a) ratificare il Trattato internazionale sulla proibizione delle armi nucleari e, sulla base di esso, recedere dalla condivisione nucleare NATO (no euromissili, no ammodernamento delle B-61, no attracco di portaerei e sommergibili nucleari nei porti italiani, no permanenza di basi nucleari NATO e USA sul territorio italiano);
b) rifiutare una "tassonomia" europea che inserisca la fonte nucleare tra le energie pulite;
c) premere affinché le politiche energetiche europee si indirizzino alla fuoriuscita dal nucleare;
d) anche nella COP26 il nucleare andrebbe compreso tra gli elementi climalteranti (tutte le emissioni derivanti dalle attività militari sarebbero da includere nel monitoraggio degli accordi di Parigi sul clima globale)
e) ritirarsi dall'accordo Euratom del 1957, che prevede statutariamente il sostegno all'energia nucleare.
Su questi obiettivi invitiamo a mobilitazioni convergenti in occasione dell'anniversario dei referendum: ribadiremo che la società ecologica della cura e della pace per la quale lavoriamo deve affermare come valore fondante della comunità un ordinamento giuridico orientato al costituzionalismo globale dei diritti dell'Umanità e della Natura.
Organizzatori:
Alfonso Navarra - Disarmisti esigenti  (info e contatti: 340-0736871 - www.disarmistiesigenti.org)
Patrizia Sterpetti - WILPF Italia (cell. 320-7825935)
Primi firmatari (firme personali con qualifica esprimente ambito di impegno politico/sociale):
Alex Zanotelli - missionario comboniano
Moni Ovadia - teatrante, ebreo contro
Mario Agostinelli - Laudato Si'
Marco Bersani - Convergenza per la Società della cura
Antonia Sani - WILPF Italia
Ennio Cabiddu - Sardegna pulita
Luigi Mosca - scienziato, Armes Nucleaires STOP
Antonio Mazzeo - campagna scuole smilitarizzate
Marco Palombo - attivista no war Roma
Marco Bertaglia, attivista di Extinction rebellion, formatore alla nonviolenza
Laura Tussi - Peacelink
Fabrizio Cracolici - Memoria e futuro
Francesco Lo Cascio - Rete ambasciate di pace
Giuseppe Farinella - Il Sole di Parigi
Olivier Tourquet - Pressenza
Alessandra Mecozzi - Fiom-CGIL
Elisabetta Donini - ricercatrice su Donne e scienza
Antonella Nappi - Donne, difendiamo la salute
Enrico Peyretti - MIR
Luciano Zambelli - Lega per il disarmo unilaterale
Celeste Grossi - pace, disarmo Arci Lombardia
Mario Salomone - Rete WEEC

Quella che segue, è la dichiarazione da noi sottoscritta  (ed eventualmente da altri che volessero aggiungersi), che sarà letta dal palco a Buchel durante la marcia di Pasqua (5 aprile 2021).  Riportato, in fondo alla pagina, anche l'appello per il "Digiuno di giustizia". E un contributo di Alex Zanotelli, tratto dal libro "Musica per Riace", su come mettere insieme lotta antinucleare e lotta per i diritti dei migranti.
 
7 APRILE: GIORNATA MONDIALE ONU DELLA SALUTE
NO EUROMISSILI - SI OSPEDALI - SOLIDARIETA' CON BUCHEL, LA NUOVA COMISO
IN DIALOGO CON PAPA FRANCESCO ("IL NUCLEARE E' IMMORALE!"), USCIAMO DALLA PANDEMIA DELLA GUERRA CONTRO LA NATURA (E QUINDI DELLE GUERRE FRATRICIDE TRA I GLI UMANI)
 
In occasione della Giornata mondiale della salute proclamata dall'ONU ribadiamo, in dialogo ideale con il Papa, quanto abbiamo già proposto con il nostro appello NO ARSENALI SI OSPEDALI (si vada online al link: https://www.petizioni.com/no_arsenali_si_ospedali): per "stare bene" in modo solido, razionale, universale, occorre convertire le spese militari in investimenti per la salute pubblica. La salute delle persone logicamente esige un ambiente risanato, nella prospettiva di una conversione ecologica dell'economia. In questa ottica, c'entra moltissimo, come recita il nostro appello, aderire al Trattato di proibizione delle armi nucleari, ritirarsi dalle guerre neocoloniali in cui siamo coinvolti come italiani ed europei, cessare il fuoco in tutti gli angoli del mondo! E c'entra sicuramente anche il "digiuno di giustizia", promosso da "Cantiere Casa Comune", che chiede, il 7 aprile, davanti al Parlamento italiano, contro le politiche migratorie razziste, nuove leggi in attuazione del diritto umano della libertà di circolazione. Dobbiamo mostrare concretamente più umanità e solidarietà con le vittime di questo Sistema, che è presidiato dall'arma atomica a difesa, con la minaccia dell'annientamento, del privilegio dei pochi super-ricchi e super-potenti.

Come ammoniscono gli ecopacifisti tedeschi che marciano il lunedì di Pasqua a Buchel, la "nuova Comiso" (perché pare sia stata scelta ad essere la prima ad ospitare le nuove atomiche americane B-61-12):

"CI serve un piano di pace! 
Nessun ulteriore riarmo della NATO! La guerra non è mai una soluzione!"
 (...)
L'unico modo per prevenire una guerra nucleare è abolire tutte le armi nucleari! Ecco perché chiediamo come gesto forte la firma del trattato sulla proibizione delle armi nucleari da parte del governo federale"...
Questi obiettivi degli ecopacifisti tedeschi sono i nostri obiettivi di attivisti sociali italiani (riferiti alla situazione italiana, in  particolare la ratifica del TPAN da parte dello Stato italiano) e li vogliamo manifestare il 7 aprile a Roma che ospita lo Stato del Vaticano. La Santa Sede, infatti, quale Stato riconosciuto dall'ONU è stato tra i primi a ratificare il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, da poco entrato in vigore.
Siamo perciò ragionevolmente sicuri di poter trovare, in piena autonomia di posizioni laiche, ma attenti alle evoluzioni progressive in ogni ambito culturale, una forte voce alleata nella condanna di Papa Bergoglio ad ogni logica e pratica ("immorale!" oltre che illegale), di deterrenza...
Alex Zanotelli - missionario comboniano
Alfonso Navarra - Disarmisti esigenti 
Ennio Cabiddu - Sardegna pulita
Antonia Baraldi  Sani e Patrizia Sterpetti - WILPF Italia
Marco Palombo - attivista nonviolento contro le guerre
Mario Agostinelli - Laudato Si
Angelica Romano e Fabio Alberti - Un ponte Per 
Fabrizio Cracolici e Laura Tussi - PeaceLink
Silvano Tartarini - obiettore di coscienza alle spese militari
Vittorio Pallotti e Maurizio Sgarzi - Centro di Documentazione Manifesto pacifista internazionale
Oliviero Sorbini - Federazione Italiana media ambientali 
Mario Di Padova - Lega obiettori di coscienza   
Carla Biavati - IPRI-CCP 
Giuseppe Natale - ANPI Crescenzago 
Tiziano Cardosi - Fucina della nonviolenza
Valentina Ripa - Università di Salerno 
Paolo D'Arpini - Circolo vegetariano di Calcata
Gregorio Piccin - Rifondazione Comunista, responsabile dipartimento Pace
Sandra Cangemi - educatrice, Cooperativa sociale praticare il futuro
Amalia Navoni - Coordinamento Nord Sud
Daniele Barbieri - blogger
Cosimo Forleo, Per la scuola della Repubblica
Giorgio Poidomani e Laura Cibraro - attivisti Fridays for Future Milano 
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Volantino di Disarmisti esigenti e WILPF Italia per aderire con motivazioni specifiche a "FAME E SETE DI GIUSTIZIA" - Roma il 7 aprile 2021

(Papa Bergoglio tiene un'udienza generale in Vaticano  e l'idea è quella di avviare un dialogo con il Papa sulla pace e sul disarmo anche dalla tenda del Digiuno di Giustizia. Il presupposto è ovviamente l'adesione all'appello al Digiuno di giustizia lanciato dall'appello di Cantiere Casa Comune. Anche per motivi di rapporti con la questura è importante mettere bene in chiaro che l'iniziativa a Montecitorio è specificamente del Digiuno di giustizia...)

SOLIDARIETA’ CON I MIGRANTI: LE VITTIME DEL SISTEMA CHE, CON IL TERRORE ATOMICO E LA PRATICA DELLE GUERRE, DIFENDE I PRIVILEGI DEI SUPER-RICCHI E SUPER-POTENTI!

7 aprile: giornata mondiale ONU della salute. Questa pandemia non accenna a placarsi: è una "tempesta" nel mare procelloso cui ci ha condotto una rotta sbagliata, la competizione selvaggia all'accumulazione illimitata senza riguardo per gli equilibri naturali, perseguita e pilotata da una élite ristrettissima, che opprime e sfrutta le moltitudini di questo Pianeta.

In occasione di questa giornata della salute ribadiamo quanto abbiamo già proposto con il nostro appello NO ARSENALI SI OSPEDALI: per "stare bene" in modo solido, razionale, universale, occorre convertire le spese militari in investimenti per la salute pubblica. La salute delle persone logicamente esige un ambiente risanato, nella prospettiva di una conversione ecologica dell'economia. In questa ottica, c'entra moltissimo, come recita l’appello che abbiamo citato, aderire al Trattato di proibizione delle armi nucleari, ritirarsi dalle guerre neocoloniali in cui siamo coinvolti come italiani ed europei, cessare il fuoco in tutti gli angoli del mondo! E c'entra sicuramente anche il "digiuno di giustizia", promosso da "Cantiere Casa Comune", che chiede, contro le politiche migratorie razziste, nuove leggi in attuazione del diritto umano della libertà di circolazione. Dobbiamo mostrare concretamente più umanità e solidarietà con le vittime di questo Sistema, che è presidiato dall'arma atomica a difesa, con la minaccia dell'annientamento, del privilegio dei pochi super-ricchi e super-potenti.

 

Come hanno ammonito gli ecopacifisti tedeschi che hanno marciato il lunedì di Pasqua a Buchel, "la nuova Comiso" (perché è stata scelta ad essere la prima ad ospitare le nuove atomiche americane B-61-12):

"CI serve un piano di pace! Dobbiamo ratificare il Trattato di proibizione delle armi nucleari! E non accettare ulteriori riarmi della NATO! La guerra non è mai una soluzione!"

Questi obiettivi degli ecopacifisti tedeschi sono i nostri obiettivi di attiviste/i sociali italiane/i (riferiti alla situazione italiana, in particolare la ratifica del TPAN da parte dello Stato italiano) e li stiamo dichiarando anche questo 7 aprile da Roma, che ospita lo Stato del Vaticano, tra i primi a ratificare il Trattato. Con Papa Francesco che si prodiga a definire le armi nucleari “immorali” (oltre che “illegali”), mentre il governo Draghi, al pari dei precedenti, da questo orecchio non ci vuole proprio sentire!

Lo stiamo facendo da questa piazza Montecitorio, in appoggio, con le nostre specifiche motivazioni antinucleari e disarmiste, alla tenda del “Digiuno di giustiziapromossa dal missionario comboniano Alex Zanotelli (che condivide le nostre posizioni) e da Cantiere Casa Comune.

 DISARMISTI ESIGENTI 

WILPF ITALIA

Per informazioni sulle prossime iniziative ecopacifiste in programma:

Alfonso Navarra – alfiononuke@gmail.com  ----  Antonia Baraldi Sani - antonia.sani.baraldi@gmail.com

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Prima bozza di volantino redatta da Alfonso Navarra per aderire con motivazioni specifiche a "FAME E SETE DI GIUSTIZIA" - Roma il 7 aprile 2021 - Giornata ONU per la salute

in solidarietà con la marcia di Pasqua a Buchel e in dialogo ideale con l'antinucleare Papa Francesco

7 APRILE: GIORNATA MONDIALE ONU DELLA SALUTE
 
IN DIALOGO CON PAPA FRANCESCO ("IL NUCLEARE E' IMMORALE!"), USCIAMO DALLA PANDEMIA DELLA GUERRA CONTRO LA NATURA (E QUINDI DELLE GUERRE FRATRICIDE TRA I GLI UMANI)
 
NO EUROMISSILI - SI OSPEDALI - SOLIDARIETA' CON BUCHEL, LA NUOVA COMISO -
(UNA AGGIUNTA DI MOTIVAZIONI SPECIFICHE  AL DIGIUNO DI GIUSTIZIA) 
Questa pandemia non accenna a placarsi: è una "tempesta" nel mare procelloso cui ci ha condotto una rotta sbagliata, la competizione selvaggia all'accumulazione illimitata senza riguardo per gli equilibri naturali, perseguita e pilotata da una élite ristrettissima, che opprime e sfrutta le moltitudini di questo Pianeta.
La "tempesta", non la guerra, è le metafora usata da Papa Francesco quando connota il dramma - appunto questa pandemia - provocato dalla "violenza contro il Creato" esercitata dal sistema della potenza; e quando ci invita alla speranza che può nascere rinunciando alla "paralisi dell'egoismo" per vincere la "globalizzazione dell'indifferenza".
In occasione della Giornata mondiale della salute proclamata dall'ONU ribadiamo, in dialogo ideale con il Papa, quanto abbiamo già proposto, in autonomia laica di posizioni, con il nostro appello NO ARSENALI SI OSPEDALI (si vada online al link: https://www.petizioni.com/no_arsenali_si_ospedali): per "stare bene" in modo solido, razionale, universale, occorre convertire le spese militari in investimenti per la salute pubblica. La salute delle persone logicamente esige un ambiente risanato, nella prospettiva di una conversione ecologica dell'economia. In questa ottica, c'entra moltissimo, come recita il nostro appello, aderire al Trattato di proibizione delle armi nucleari, ritirarsi dalle guerre neocoloniali in cui siamo coinvolti come italiani ed europei, cessare il fuoco in tutti gli angoli del mondo! E c'entra sicuramente anche il "digiuno di giustizia", promosso da "Cantiere Casa Comune" (vedi appello riportato), che chiede, contro le politiche migratorie razziste, nuove leggi in attuazione del diritto umano della libertà di circolazione. Dobbiamo mostrare concretamente più umanità e solidarietà con le vittime di questo Sistema, che è presidiato dall'arma atomica a difesa, con la minaccia dell'annientamento, del privilegio dei pochi super-ricchi e super-potenti.

Come ammoniscono gli ecopacifisti tedeschi che marciano il lunedì di Pasqua a Buchel, "la nuova Comiso" (perché è stata scelta ad essere la prima ad ospitare le nuove atomiche americane B-61-12):

"CI serve un piano di pace!
Le potenze nucleari hanno iniziato un programma di armamento nucleare che vale miliardi. Ma come possono proteggerci le armi nucleari di distruzione di massa se il loro uso avrà conseguenze devastanti, se significa la distruzione della base di tutta la vita? Chi può effettivamente escludere un falso allarme, un errore del computer o un attacco informatico terroristico?
L'unico modo per prevenire una guerra nucleare è abolire tutte le armi nucleari! Ecco perché chiediamo come gesto forte la firma del trattato sulla proibizione delle armi nucleari da parte del governo federale:
- la firma del trattato sulla proibizione delle armi nucleari da parte del governo tedesco come un forte segnale ai partner della NATO!
- un'efficace iniziativa diplomatica di pace per facilitare le relazioni Est-Ovest!
- nessun ulteriore riarmo della NATO! La guerra non è mai una soluzione
!"
Questi obiettivi degli ecopacifisti tedeschi sono i nostri obiettivi di attivisti sociali italiani (riferiti alla situazione italiana, in particolare la ratifica del TPAN da parte dello Stato italiano) e li vogliamo manifestare il 7 aprile da Roma, che ospita lo Stato del Vaticano.  La Santa Sede, infatti, quale Stato riconosciuto dall'ONU è stato tra i primi a ratificare il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, da poco entrato in vigore. Siamo quindi ragionevolmente sicuri di poter trovare,  da movimenti indipendenti ma attenti alle evoluzioni progressive in ogni ambito culturale, una forte voce alleata nella condanna di Papa Bergoglio ad ogni logica e pratica ("immorale!" oltre che illegale), di deterrenza.
Appuntamento alle 15 in Piazza Montecitorio, alla tenda del "Digiuno di giustizia" promossa dal missionario comboniano Alex Zanotelli e da Cantiere Casa Comune (mentre Papa Francesco tiene la sua udienza generale in Vaticano)
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“Fame e sete di Giustizia”. L’indignazione di padre Zanotelli e del Cantiere Casa Comune di fronte alle morti nel Mediterraneo (oltre 190 nel 2021)

Stiamo iniziando un tempo che i cristiani chiamano la Settimana Santa, con lo sguardo e il cuore rivolto al Crocifisso.
Su quel Crocifisso, all’entrata del Vaticano, Papa Francesco ha fatto mettere il salvagente di un migrante morto nel Mediterraneo per “ricordare a tutti l’impegno inderogabile di salvare ogni vita umana, un dovere morale che unisce credenti e non credenti.” Troppi cristiani, che nella settimana santa verseranno lacrime sul Crocifisso, non riescono a versarle sui crocifissi di oggi nel loro calvario sulla rotta sahariana, asiatica, balcanica, centroamericana per trovarsi poi davanti a muri e fili spinati eretti dalle nazioni ricche. Migliaia sono torturati e le donne violentate nei lager libici. Condannati a morte nel Mediterraneo, che è diventato il Mar ‘Nero’, il cimitero dei volti ‘scuri’.

Siamo indignati di fronte a queste morti nel Mediterraneo (oltre 190 da inizio anno, con una media di 3 al giorno!) che da anni continuano ininterrottamente. Molte navi delle ong bloccate nei porti dalla strategia cinica dei governi che si oppongono a progetti umanitari che salvano vite; dove migliaia arrivano da situazioni drammatiche nei loro paesi attraversando il deserto e approdando nei lager della Libia; spesso respinti dalla guardia costiera libica finanziata anche dall’Italia. La rotta Balcanica dove i profughi del campo di Lipa (Bosnia) vivono una situazione drammatica, costretti a sopravvivere nel gelo e nella neve, frutto amaro della politica migratoria italiana che respinge chi arriva a Trieste dalla Slovenia; la Slovenia li respinge nella Croazia e la Croazia in Bosnia; la rotta delle Isole greche di Lesbo e Chios dove vivono in situazioni disumane profughi provenienti dal Medio Oriente e dall’Asia proprio nei giorni in cui facciamo memoria dei 10 anni dallo scoppio dell’assurda guerra in Siria e dei 5 anni dai vergognosi accordi dell’Unione Europea con la Turchia (6 miliardi di euro!)

Davanti a questa immane tragedia, da ormai tre anni (2018), è stata promossa l’iniziativa del Digiuno di Giustizia in Solidarietà con i Migranti, che si ritrova ogni primo mercoledi del mese a digiunare davanti al Parlamento. Questa giornata di digiuno è per sottolineare la dimensione politica di questo atto, condiviso anche da parte di religiose/i nei monasteri, di cittadine/i nelle proprie abitazioni e da tanti gruppi che digiunano davanti alle Prefetture della propria città (Firenze, Varese, Verona, Bari…..)
Il Cantiere Casa Comune, per il persistere di queste politiche migratorie razziste, sia italiane che europee, rilancia a tutti il nostro impegno a fianco delle vittime di questo Sistema.
Invitiamo tutti, credenti e laici, comunità, associazioni, movimenti, a unirsi a noi per rispondere al grido di dolore di tanti fratelli e sorelle migranti sulle rotte mondiali che, dalle periferie del mondo, si muovono verso il sogno di una vita migliore, di giustizia e di dignità.

Chiediamo con determinazione nuove leggi in tema migratorio e di cittadinanza, in Italia e in Europa, capaci di eliminare ogni forma di discriminazione nei confronti dei migranti e dei giovani delle nuove generazioni. Dobbiamo mostrare concretamente più umanità e solidarietà con le vittime di questo Sistema!

Il Cantiere Casa Comune sostiene il Digiuno di Giustizia ogni primo mercoledì del mese e insieme, partendo da Lunedì 29 marzo 2021, inizio della Settimana Santa per i cristiani, lanciamo un digiuno a staffetta che vuole coinvolgere tutti e tutte. Ogni persona, comunità, associazione può iscriversi e partecipare come gesto radicale e nonviolento di difesa della vita e della dignità dei fratelli e sorelle migranti, in opposizione alla sazietà e all’indifferenza di un economia che uccide e di un mondo che non si lascia più toccare dal dolore e dalle lacrime vere degli ‘scarti’.

Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti
Cantiere Casa Comune

Alex Zanotelli
Antonio Soffientini
Tarcisia Ciavarella
Mariapia Dal Zovo
Toni Scardamaglia
Daniele Moschetti
Filippo Ivardi Ganapini
Marco Colombo
Emilia Gaudio
Federico Sartori

Il Digiuno di Giustizia in solidarietà dei migranti e il Cantiere Casa Comune promuovono una Conferenza stampa per il lancio dell’iniziativa “Fame e Sete di Giustizia” – Digiuno di solidarietà con i migranti che, in seguito alle norme di contrasto alla diffusione del covid, avrà luogo online, domani venerdì 26 Marzo alle ore 12 su piattaforma Zoom (ID riunione: 832 7319 8797 Passcode: 525638)
Intervengono:
Cardinale Franco Montenegro, arcivescovo di Agrigento
Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano
Blessing Okoedion, presidente dell’Associazione Weavers of hope
Sonny Olumati, attivista del movimento #ItalianiSenzaCittadinanza
Marco Omizzolo, sociologo Eurispes e presidente di Tempi ModerniPer informazioni e adesioni scrivi a: info@cantierecasacomune.it oppure chiama alla segreteria del Cantiere Casa Comune: 045/ 8092390
Per informazioni su Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti scrivi a: digiunodigiustizia@hotmail.com

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La solidarietà antinucleare si collega con la solidarietà a chi difende i diritti dei migranti. E lo spiega molto bene Alex Zanotelli in questo suo contributo al nostro saggio collettivo "Riace, Musica per l'Umanità".

Alex Zanotelli

Per un’utopia possibile

Ho gioito quando ICAN ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace, per il suo impegno contro le armi nucleari. Come credente nel Dio della vita, non posso che essere contrario a questi strumenti di morte che minacciano oggi l’umanità. Lo sono anche come missionario che ha toccato con mano la sofferenza degli impoveriti. Infatti le armi nucleari proteggono un sistema profondamente ingiusto, proteggono il 10% della popolazione mondiale che consuma da sola il 90% dei beni prodotti.

Penso sia significativo legare il Premio Nobel dato a ICAN per la campagna contro le armi nucleari e la campagna per dare il Premio Nobel a Domenico Lucano, sindaco di Riace, il paese dell’accoglienza.

L’umanità ha oggi davanti a sé due gravi minacce: la bomba atomica e il rifiuto dell’altro. Di fatto una guerra nucleare potrebbe mettere la parola fine all’umanità. Ma altrettanto le politiche di non accoglienza praticate dagli USA, dall’Australia, dall’Europa, dall’Italia porteranno gli uomini a sbranarsi vicendevolmente. Mentre l’abolizione delle armi nucleari e una nuova politica di accoglienza, come è stata fatta a Riace, permetterebbero all’umanità di rifiorire.

Per me è chiaro che il primo passo è quello dell’abolizione delle armi nucleari, perché servono a proteggere privilegi. Questa connessione l’aveva espressa così bene l’allora arcivescovo di Seattle (USA) Raymond Hunthausen:

La propaganda e un certo modo di vivere ci hanno vestiti di morte. Abbandonare il nostro controllo sulla distruzione globale ci dà l’impressione di rischiare tutto, ed è rischiare tutto, ma in una direzione opposta a quella in cui attualmente rischiamo tutto. Le armi nucleari proteggono i privilegi e lo sfruttamento. Rinunciare a esse significherebbe che dobbiamo abbandonare il nostro potere economico sugli altri popoli. La pace e la giustizia procedono insieme. Sulla strada che seguiamo attualmente, la nostra politica economica verso gli altri Paesi ha bisogno delle armi nucleari. Abbandonare queste armi significherebbe abbandonare qualcosa di più che i nostri strumenti di terrore globale; significherebbe abbandonare le ragioni di tale terrore: il nostro posto privilegiato in questo mondo.

Le armi atomiche servono a proteggere un sistema mondiale ingiusto che forza 3 miliardi di persone a vivere con due dollari al giorno e 821 milioni a patire la fame. Per cui gli impoveriti sono costretti a migrare.

Le migrazioni oggi non sono un’emergenza, sono strutturali a questo sistema. Il dramma è che il mondo ricco non vuole accogliere i migranti. Invece il sindaco di Riace, Domenico Lucano, ha accolto nel suo Comune, sulle colline della Calabria, i migranti, facendo rinascere così questo paese semiabbandonato. Lucano ha fatto rivivere Riace, mescolando calabresi e migranti che lavorano insieme, diventando un simbolo per l’Italia e l’Europa. È solo accogliendo le vittime di questo sistema mondiale ingiusto che la vecchia Europa può rifiorire. Riace ha dimostrato che un’umanità al plurale è possibile.

Per questo mi auguro che la campagna per il Premio Nobel per la Pace a Lucano abbia successo e che Riace diventi un esempio per tutti, dimostrando che le migrazioni non sono un problema, ma una risorsa per far rivivere questa vecchia Europa.

26 febbraio 2021

 

LA SOCIETA’ DELLA CURA – FUORI DALL’ECONOMIA DEL PROFITTO

 

IL LAVORO DI ELABORAZIONE DEL GRUPPO PACE-DISARMO-GIUSTIZIA GLOBALE

 

Un’Italia [e un’Europa] non allineata, smilitarizzata e impegnata per la giustizia globale – sintesi del lavoro gruppo Pace – disarmo – giustizia globale a cura di Fabio Alberti

La pandemia ha ulteriormente dimostrato che nessuno si salva da solo. Per uscire dalla crisi sanitaria, come da quella climatica, o delle migrazioni serve un mondo più solidale in cui sulla concorrenza tra le nazioni prevalga la collaborazione. Assistiamo invece alla diffusione di conflitti armati, al ripresentarsi di una nuova guerra fredda e di una nuova corsa agli armamenti. 

La crescita degli armamenti a livello globale e nazionale non comporta, come si vorrebbe far credere, un aumento della sicurezza, al contrario riduce la sicurezza umana e ambientale.  Il nostro esercito si dota di armi d'attacco non di difesa (caccia, portaerei ...). Sicurezza è vivere in pace con tutti i popoli, senza "nemici", con spirito di cooperazione. D’altra parte, la militarizzazione dei territori comporta anche una contrazione della democrazia.

Non basta quindi che il PNRR si occupi di problemi nazionali, ma deve essere inserito in una prospettiva ampia. Pensiamo quindi che nel PNRR, o a fianco del PNRR, debbano essere individuate le politiche estera, del commercio estero e della difesa coerenti con l’obiettivo della tutela e allargamento della pace.

Serve una nuova politica estera italiana e da parte di un’Europa più integrata, che, da una posizione di neutralità tra le grandi potenze, promuova attivamente la collaborazione tra i popoli, la soluzione politica dei conflitti, e persegua la giustizia internazionale a partire dall’abbattimento del divario economico tra i paesi del nord e del sud del mondo che costringe milioni di persone a lasciare il proprio paese.

Per questo occorrerà che le regole e i negoziati (Wto e Commissione europea) per la progressiva  liberalizzazione commerciale, vengano ripensati in dialogo con la società civile e i sindacati: la lezione della pandemia dimostra la necessità di vincolare l'impresa privata e l'iniziativa pubblica alla promozione dei diritti di persone e pianeta. L’Italia operi affinché l’Unione Europea, ma anche i Paesi membri, valutino in modo trasparente e partecipato gli impatti multidimensionali dei trattati commerciali e degli accordi sugli investimenti in trattativa e in essere. L'Unione deve sospendere e rinegoziare, i trattati e le preferenze commerciali e sugli investimenti che impediscono la conversione ecologica e la difesa dei diritti umani e democratici in Europa e nei paesi Partner, a partire dai Paesi Euro-Mediterranei – anche rivedendo gli iniqui accordi di associazione euromediterranei per renderli più equi nei confronti dei paesi della sponda sud -, paesi ACP (Africa Caraibi Pacifico), Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), in un'ottica di cooperazione e lotta ai cambiamenti climatici.

Va difeso il principio di precauzione vigente in Europa (blocco produzioni e importazioni potenzialmente nocive), e impedita la capacità delle imprese di condizionare le politiche pubbliche, con una moratoria delle clausole e dei tribunali arbitrali inserite nei trattati commerciali e sugli investimenti (ISDS-ICS). A livello multilaterale va rivisto ruolo e funzionamento della Wto, per ricondurre buona parte delle sue competenze attuali sotto l'egida delle Nazioni Unite.

 

Per rendere credibile una politica per la pace occorre che l’Italia firmi subito il Trattato Internazionale per la Proibizione delle Armi Nucleari, liberandosi nel contempo degli ordigni presenti sul nostro territorio, ridefinisca sulla base del principio di neutralità alleanze e accordi militari e non aderisca alle sanzioni economiche unilaterali decise da singoli stati o gruppi di stati.

Occorre favorire la pace e i diritti umani anche riconoscendo lo Stato di Palestina e sostenendo le popolazioni in lotta per i diritti umani e sociali nei propri paesi, con particolare attenzione alla protezione dei Difensori dei diritti umani, anche istituendo una Autorità nazionale indipendente per la tutela dei diritti umani.

Coerentemente si dovranno ridimensionare drasticamente le missioni militari all’estero, mantenendo solo quelle effettivamente finalizzate a proteggere accordi di pace, - che dovrebbero comunque svolgersi sotto comando Onu sotto comando ONU, implementando gli art. 43-48 della Carta della Nazioni Unite - e cancellando in particolare quelle finalizzate al “controllo” delle migrazioni, sostituendole o trasformandole in missioni civili. I fondi risparmiati potranno essere utilizzati per potenziare la cooperazione e gli aiuti allo sviluppo.

In attuazione dell’imperativo dell’art. 11 della Costituzione occorre riorientare il Modello di Difesa verso l’esclusiva difesa del territorio nazionale, potenziando e finanziando inoltre gli strumenti di Difesa Civile Non-armata e Nonviolenta e il Servizio Civile Universale e ridurre la spesa militare, a partire da quella per armamenti offensivi come gli F35 e per sostenere basi militari estere sul nostro territorio, come a Taranto e Vicenza. Occorre quindi rispondere negativamente alle pretese Usa di aumento della spesa militare in ambito Nato.

Occorre fermare la vendita di armi a paesi in conflitto, come l’Arabia Saudita (alla quale la vendita è stata solo parzialmente revocata), o che non rispettano i diritti umani, come Turchia, Egitto e Israele, applicando la legge 185/90 nel suo spirito originario, anche nei confronti dei Paesi alleati, e avviare un processo assistito con finanziamenti pubblici di riconversione dell’industria degli armamenti, come ad esempio nel caso aperto della RWM (controllata italiana, con sede a Ghedi e stabilimento in Sardegna, della tedesca Rheinmetall), verso la produzione di tecnologie innovative ed avanzate per la transizione energetica ed ecologica. Coerentemente non si dovranno utilizzare i fondi del recovery fund per ampliare il settore armamenti come ad esempio il “Polo della difesa” di Torino.

Occorre infine un forte investimento nella formazione alla pace, alla nonviolenza e ai diritti umani, nelle scuole, dove invece va evitato che faccia proselitismo l’esercito, e nel servizio pubblico radiotelevisivo. Andrebbe inoltre istituita una giornata del ricordo delle vittime del colonialismo.

 

 

Dopo la recente disdetta del Trattato INF (Forze Nucleari Intermedie) siglato nel 1987

Ammodernamento delle atomiche tattiche USA in Europa e (possibile) ritorno degli euromissili – scheda a cura di Alfonso Navarra, Disarmisti esigenti

Milano 17 febbraio 2021

La politica nucleare della NATO è bene studiarla innanzitutto sul sito ufficiale dell’Alleanza: https://www.nato.int/

In particolare si segnalano i due articoli recenti in materia di “dissuasione nucleare”: “Nuclear deterrence today”, dell’8 giugno 2020 (https://www.nato.int/docu/review/articles/2020/06/08/nuclear-deterrence-today/index.html); e "European security without the INF Treaty", del 30 settembre 2019.

L’impianto fondamentale di tale politica è contenuto nel “Concetto strategico” in vigore – adottato nel vertice di Lisbona del 2010 (il testo tra le pubblicazioni NATO al seguente link: https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_82705.htm). La posizione che la NATO è una alleanza nucleare “finché esisteranno le armi nucleari” è stata sempre ribadita e sottolineata in questi anni dai governi membri in tutte le sedi internazionali ed è alla base del rigetto (praticamente un veto ad ad aderirvi), del nuovo Trattato di proibizione delle armi nucleari, adottato in una Conferenza ONU il 7 luglio 2017; ed entrato in vigore, dopo la 50esima ratifica (+90 giorni), il 22 gennaio 2021. La NATO, dopo più di 10 anni, sta ora andando verso un nuovo Concetto strategico, da approvare questo anno, e nulla fa pensare (si vedano gli articoli sopra citati) che il ruolo essenziale della deterrenza nucleare verrà abbandonato. Piuttosto verrà riformulato adattandolo alle nuove esigenze della “guerra cibernetica”, che verranno focalizzate con il nuovo Concetto strategico.

Le bombe nucleari USA per la condivisione nucleare NATO, oggi appartenenti alla categoria delle armi “tattiche”, ufficialmente in numero imprecisato (ed è bene rifarsi a questa condizione del segreto militare vigente, certa e dichiarata, ad esempio in risposte a precise interrogazioni parlamentari; e non a studi “dietrologici”, per quanto approfonditi e plausibili), sono attualmente presenti in sei basi europee: Kleine Brogel, (Belgio); Büchel, Germania; Volkel, Olanda; Incirlik, Turchia; Aviano e Ghedi (Italia).

(In “circostanze straordinarie”, testate nucleari possono anche essere trasportate a bordo dei natanti “strategici” della VI Flotta USA, con comando a Napoli, che attraccano nei porti ufficialmente “a rischio nucleare”. In Italia tali porti sono: Augusta, Brindisi, Cagliari, Castellammare di Stabia, Gaeta, La Spezia, Livorno, Napoli, Taranto, Trieste, Venezia. L’elenco è contenuto nella versione integrale documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Protezione Civile del luglio 1996 intitolato "Piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche").

Tali bombe nucleari tattiche, aviotrasportate e destinate ad essere eventualmente usate per un conflitto limitato al Vecchio Continente (la guerra nucleare “di teatro” prevede diverse tappe programmate di escalation), erano state dislocate a centinaia nel 1979, in piena guerra fredda, e sono rimaste a rappresentare l’impegno statunitense a difendere l’Europa dalla “minaccia russa” che, nell’ottica NATO, sarebbe subentrata a quella sovietica.

L’Italia è forse il paese più ingaggiato nella dimensione nucleare dell’Alleanza. La “condivisione nucleare”, è bene ricordarlo, è orientata sull’adozione di una dottrina di “first use” dell’arma atomica. Questa dottrina era stata elaborata in tempo di superiorità convenzionale sovietica nel teatro europeo ma non è stata dismessa dalla NATO, nonostante Joschka Fischer, allora ministro degli esteri della Germania, prima del vertice del 50ennale (1999) ne avesse proposto l’abolizione. (Si legga un articolo del New York Times del 24 novembre 1998 al seguente link: https://www.nytimes.com/1998/11/24/world/germany-irks-us-on-nato-atom-policy.html).

Il sistema per respingere ogni proposta di revisione della strategia nucleare NATO è quello di rifarsi al metodo dell’unanimità per le decisioni: poiché la NATO opera per consenso, tutti gli attuali 30 membri dovrebbero aderire a quello che viene considerato come un cambiamento di politica.

Torniamo alle basi atomiche in Italia. Se quella di Aviano è statunitense, quella di Ghedi è della nostra Aeronautica militare, dotata di cacciabombardieri Tornado IDS del 6º Stormo, che verranno prossimamente sostituiti dai nuovi F-35E Strike Eagle preparati appositamente per il trasporto delle B61. Anzi queste ultime verranno rimpiazzate entro un biennio dalle nuove B61-12, che saranno dotate di un impennaggio di coda per colpire con precisione l’obiettivo e potranno essere lanciate a distanza per evitare all’aereo il fuoco difensivo dalla zona attaccata.

Le nuove B- 61-12 sono state prefigurate sia per le esplosioni al suolo sia in aria con una potenza predeterminabile fra 0,3 e 50 kiloton, consentendo di colpire gli obiettivi con “minori danni collaterali e minore ricaduta radioattiva”, come riferito dagli analisti del Pentagono. La loro evoluzione tecnologica le rende dunque più facilmente utilizzabili aumentando quindi i rischi di un conflitto nucleare.

Per il programma di aggiornamento e potenziamento delle bombe nucleari tattiche B-61, il Pentagono ha previsto una spesa comprensiva tra gli 8 e i 9 miliardi di dollari. Esse potranno essere impiegate oltre che dai cacciabombardieri F-35 ed F-15, anche dagli F-16 e dai bombardieri strategici B-2 di US Air Force, nonché dai velivoli delle aeronautiche militari dei partner NATO. Sempre secondo la National Nuclear Security Administration, la produzione delle B61-12 sarà conclusa negli Stati Uniti d’America entro la fine del 2022. Ai test inaugurali in Nevada delle nuove testate tattiche erano presenti, tra gli altri, i cacciabombardieri F-35A del 32° Stormo dell’Aeronautica italiana di Amendola (Foggia) a conferma dell’intenzione dei vertici della Difesa italiana di assegnare ai costosissimi caccia di quinta generazione anche le funzioni di strike nucleare in ambito NATO.

Il 22 gennaio scorso, in occasione dell’entrata in vigore del Trattato internazionale che proibisce le armi nucleari (sigla TPAN, TPNW in inglese), il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi Di Maio ha emesso una nota stampa in cui è stata ribadita la totale subordinazione del nostro paese alle strategie dell’Alleanza Atlantica.  “Pur nutrendo profondo rispetto per le motivazioni dei promotori del Trattato di proibizione delle armi nucleari e dei suoi sostenitori - ha affermato Di Maio - riteniamo che l’obiettivo di un mondo privo di armi nucleari possa essere realisticamente raggiunto solo attraverso un articolato percorso a tappe che tenga conto, oltre che delle considerazioni di carattere umanitario, anche delle esigenze di sicurezza nazionale e stabilità internazionale”.

Al contrario di quanto sostiene Di Maio, la posizione ecopacifista attribuisce le difficoltà dei percorsi di disarmo nucleare a livello internazionale in modo causalmente più diretto allo smantellamento del quadro di dispositivi legati al disarmo multilaterale dovuto alle scelte dell’Amministrazione Trump, con la dissoluzione di Trattati fondamentali come l’INF e il JCPOA e i ritardi sul New START”.

In particolare la disdetta dell’INF (Forze Nucleari Intermedie) potrebbe comportare il “ritorno degli euromissili”: i missili a medio raggio basati a terra, tra 550 e 5.500 Km, proprio quelli che le lotte di Comiso e europee fecero smantellare spingendo Reagan e Gorbachev a firmare lo storico accordo dell’8 dicembre 1987.

Questa categoria di armi nucleari degli anni ’80 comprendeva i missili balistici Pershing 2, schierati in Germania Occidentale, e i “Cruise” lanciati da terra, schierati in Gran Bretagna, Italia (Comiso, appunto), Germania Occidentale, Belgio e Olanda; l’Unione Sovietica si impegnava a eliminare i missili balistici SS-20, schierati sul proprio territorio.

A distanza di una trentina di anni, nel 2014, l’amministrazione Obama ha accusato la Russia di aver sperimentato un missile da crociera della categoria proibita dal Trattato, annunciando che “gli Stati uniti stanno considerando lo spiegamento in Europa di missili con base a terra”. Il piano Obama è stato confermato dalla amministrazione Trump: nell’anno fiscale 2018 il Congresso ha autorizzato il finanziamento di un programma di ricerca e sviluppo di un missile da crociera lanciato da terra da piattaforma mobile su strada. Il piano, con riflesso automatico, viene sostenuto dagli alleati europei della Nato.

Ora bisogna vedere se il nuovo presidente USA Joe Biden intende proseguire su questa strada della corsa agli armamenti nucleari. Le prime sue mosse parlando di un approccio più dialogico in materia di deterrenza (in campagna elettorale ha parlato di “deterrenza passiva”) e di architettura di controllo internazionale delle armi atomiche. Ad esempio pochi giorni fa il NEW START è stato da USA e Russia prorogato prima che tale trattato venisse a scadere. (Si veda Marina Catucci sul Manifesto del 5 febbraio 2021: “New Start, tra Biden e Putin torna il trattato sulle armi nucleari”. Si vada al link: https://ilmanifesto.it/new-start-tra-biden-e-putin-torna-il-trattato-sulle-armi-nucleare-e-stop-sostegno-usa-ai-sauditi/).

La nostra proposta ecopacifista

Il governo italiano e le forze politiche, rifiutando - in nome della nostra Costituzione pacifista - la “condivisione nucleare NATO” nei suoi presupposti dottrinali e nelle sue conseguenze operative, dovrebbero decidere di avviarsi verso la rimozione di queste basi nucleari e delle relative bombe, proprio per la sicurezza del nostro Paese e dell’Europa, operando in sintonia con le finalità non solo del Trattato di Non Proliferazione nucleare, ma anche e soprattutto del recente TPNW- Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons, a cui l’Italia non ha purtroppo aderito.

La NATO è stata dichiarata, alla vigilia del vertice del 70ennale svoltosi a Londra il 3-4 aprile 2019, “in stato di morte cerebrale” dal presidente francese Macron: in questo momento di crisi dell’Alleanza, che riflette la crescente divergenza di interessi economici e geopolitici tra USA ed Europa, un governo espressione dell’interesse di un blocco sociale popolare potrebbe trovare il coraggio di respingere i “concetti strategici” imperniati sull’uso delle armi nucleari; esigere la denuclearizzazione dell’Europa; e muovere autonomamente e unilateralmente a livello nazionale i passi conseguenti in questa direzione. Che poi il legame politico-militare transatlantico possa sopravvivere a questa scelta di denuclearizzazione non è possibile prevederlo: non disponiamo certamente della sfera di cristallo!

(si ringrazia Antonio Mazzeo per avere fornito la base del lavoro con un articolo che riferisce di una recente pubblicazione di uno studio di Kristensen da perte dell’Archivio Disarmo. Si vada su: https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http%3A%2F%2Fwww.ildialogo.org%2Fnoguerra%2FDisarmoAtomico_1613152044.htm)

 

 

Scheda per “Rete Disarmo-Pace-Giustizia-Diritti”: NMD italiano 1991 - NATO - ONU Elio Pagani- 17.02.2021

Il NMD del 1991 e i suoi effetti

Nel 1991, “terminata” la 1^ Guerra del Golfo cui anche l'Italia partecipò con basi e bombardieri, in corrispondenza con l'introduzione del Nuovo concetto strategico del Pentagono, i Capi di Stato Maggiore della Difesa imposero al Parlamento, che mai lo discusse e lo approvò, il NMD Nuovo Modello di Difesa che introduceva le seguenti novità: - in spregio dell'art.11 della Costituzione, l'Italia si arrogava il diritto di intervenire militarmente ovunque nel mondo ritenesse violati i suoi diritti (e quelli dei Paesi industrializzati); - si superava il concetto dei confini fisici della Patria e si assumeva il concetto di confini elastici, estendibili ove necessario; - al concetto di Pace nella Giustizia (legato alla nostra Costituzione), si sostituiva il concetto di Pace nella Sicurezza; - veniva superata la distinzione tra “Tempo di Pace” e “Tempo di Guerra”, introducendo il concetto di “Tempo uniforme della Prevenzione Attiva”; - assunzione della “Industria della Difesa” come una delle colonne portanti della “Politica di Difesa e Sicurezza”. Il contenuto del NMD fu riversato in norme tra loro separate, tra le quali quella che sospese la Leva sostituendola con Forze Armate professionali e volontarie ( legge 23 agosto 2004, n. 226 ), la adozione di “Libri Bianchi della Difesa” ad esso informati (2002, 2015, 2016, 2017, 2018, 2020), l'acquisizione di capacità di proiezione bellica ben oltre i confini nazionali, la partecipazione a missioni militari italiane oltremare, a missioni multinazionali, a missioni all'estero in ambito ONU, NATO e UE, la partecipazione a guerre e bombardamenti (1999 sulla Ex-Jugoslavia, 2002 in Afghanistan, 2003 in Iraq, 2011 in Libia), ecc.. L'introduzione dei nuovi Concetti strategici mutò anche l'applicabilità di alcune leggi. Il caso più clamoroso è quello della L.185/90 per il controllo e la limitazione dell'export di armi. Questa Legge, approvata nel 1990, all'art. 1 prevede che le esportazioni di armi debbano essere coerenti con la Politica Estera e di difesa italiana. E' evidente che se questa è informata ai concetti del NMD sorge una contraddizione con altre norme presenti nella Legge che vietano la esportazione di armi a paesi in conflitto armato, che violano i diritti umani, ecc.. Se la nostra Politica Estera considera legittima la “difesa” armata dei nostri interessi (o dei nostri alleati) ovunque necessario, coerentemente consegna armamenti a Stati “amici”, che ci aiutano a difendere quegli interessi “minacciati” da altri soggetti. Così si spiega più facilmente il perchè vendiamo armi all'Arabia Saudita, ad Israele, all'Egitto, alla Turchia e così via. Questo non è ciò che volevano i legislatori, e soprattutto il “Movimento contro i mercanti di morte”, ma la legge è del 1990, il NMD del 1991. Così questa norma non è più sufficiente, come dimostrano anche gli esiti di vertenze che denunciavano talune esportazioni come lesive della Legge 185/90. Per bloccare l'export di bombe alla Arabia Saudita è stata necessaria una decisione politica. Occorre dunque puntare su un cambiamento della Politica Estera e di Difesa, chiedere di applicare la Legge non è sufficiente. A ragion di logica, non dovremmo neppure vendere armi agli USA o alla NATO che hanno fatto guerre (anche contro il volere ONU) e svolgono tuttora azioni militari “fuori area”.

La Trasformazione della NATO

Anche la NATO, infatti, non si può più definire “Alleanza difensiva”, poiché, in corrispondenza dei suoi bombardamenti contro la Ex-Jugoslavia, nell'aprile del 1999 introdusse formalmente il superamento dell'Art. 5 del suo Statuto, che obbligava i membri ad intervenire militarmente a difesa del membro aggredito. La NATO autolegittima così le “Operazioni fuori area”, in radicale contrasto col diritto internazionale vigente a partire dalle norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite. Da allora la NATO si è autodefinita “Poliziotto del mondo” nonostante fosse solo un “Vigilante del Villaggio Globale”, a difesa di interessi di parte. Così facendo tende ad identificarsi con, e a sostituire di fatto, l'ONU, il quale sì, avrebbe anche compiti di Polizia Internazionale. Ciò è stato possibile grazie ad una situazione internazionale totalmente mutata determinatasi, tra il 1989 e il 1991: superamento del Muro di Berlino e della Guerra Fredda, dissoluzione del Patto di Varsavia (costituitosi, comunque 6 anni dopo la creazione della NATO) e della stessa Unione Sovietica. Gli USA, che sono sempre stati in posizione dominante (militarmente, politicamente e istituzionalmente) all'interno dell'Alleanza Atlantica, nel loro Nuovo Concetto strategico del 1991, si lessero come unica superpotenza rimasta e si proclamarono difensori della libertà e della democrazia nel “Nuovo ordine mondiale”, oltre che del loro “stile di vita”. Un'altra ragione è la netta superiorità militare della NATO, rispetto agli altri soggetti. La NATO è la più potente macchina bellica della Storia umana. Le sue spese militari (ovvero quelle dei suoi 30 membri) sono oltre 15 volte quelle della Russia e quasi 4 volte quelle della Cina (Elaborazioni da fonte SIPRI 2019). Le spese NATO più quelle dei suoi alleati pesano per oltre il 71% della spesa militare mondiale.

L'art. 11 della Costituzione

Così non è più sufficiente chiedere che sia applicato l'art.11 della Costituzione Italiana che nella prima parte, certo, ripudia la Guerra, ma che nella seconda “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. E' evidente che un conto è cedere sovranità all'ONU, un altro è cederlo alla NATO, una Alleanza che ha assunto le caratteristiche di cui sopra e che tende a sostituirsi all'ONU stessa. Chi ritiene fondamentale essere nella NATO e condividere le sue dottrine, sostiene di rispettare l'art. 11, anche perchè quelle intraprese da e con la NATO sarebbero legittime operazioni di peace-keeping, peace-enforcing, peace-building, di polizia internazionale, missioni di pace, di esportazione della democrazia o operazioni necessitate dal rispetto del principio della “Responsabilità di proteggere”. La NATO, almeno dall'inizio del nuovo millennio sta operando per definire una (nuova) “divisione del lavoro militare” tra l’ONU e gli Stati, basata sulla distinzione tra “peace-keeping” (mantenimento della pace) e “use of force” (uso della forza). In questo modo all’ONU si assegna il compito ancillare di “assistere” gli stati nell’esercitare le loro capacità “muscolari”. Questo non potrebbe accadere perchè la sua seconda parte non deroga affatto alla prima, essendo la guerra ripudiata dalla Carta dell'Onu non meno che dalla nostra Carta costituzionale che nacque nello stesso contesto storico e ideale e che coincide in parte perfino sul piano letterale. Le parole «come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» del nostro articolo 11 sono infatti riprese dall'articolo 1 della Carta dell'ONU. E la sola eccezione da entrambe ammessa al divieto della guerra è la legittima difesa da un'aggressione in atto, prevista dall'art. 51 della Carta dell'Onu e dall'art. 52 della nostra Costituzione. Non solo: l'art.2, III comma della Carta dell'Onu vieta non soltanto «l'uso», ma anche «la minaccia» dell'uso della forza. Ma purtroppo accade. Di nuovo occorre puntare a una nuova Politica di Difesa, quella che fa a meno della NATO.

L'ONU e l'art. 43 della sua Carta

Occorre anche capire se vi sono ragioni intrinseche alla Carta ONU o alla sua applicazione che permettono di bypassare le norme che vietano la guerra. Gli articoli 1 e 2 della stessa esplicitano il divieto dell’uso della forza, l’obbligo di risolvere pacificamente i conflitti e il primato della competenza ONU in materia di pace e sicurezza. Il sistema di sicurezza collettiva, di cui al Capitolo VII della Carta, fa perno sugli artt. 39 e ss., incluso il ricorso alla forza esercitato direttamente dal Consiglio di sicurezza (art. 42). Questa categoria di azioni coercitive presuppone, però, l'operatività di alcune disposizioni che non hanno mai trovato attuazione anche perché non si è mai implementato l'art.43 che prevede la costituzione di una forza militare a disposizione delle NU in via permanente. Inoltre alla metà del decennio scorso, in ambito ONU sono stati stilati alcuni Rapporti con l'obiettivo di snaturare la logica pacificatrice della Carta: - contengono una arbitraria interpretazione (stravolgimento) dell’art. 51 che ammette solo la legittima difesa “successiva” ad un attacco e non “preventiva” in caso di minaccia; - sanciscono una libertà di azione anche unilaterale degli Stati nel caso ci sia un problema di “protettività” in situazioni in cui è in essere un genocidio o una pulizia etnica; - e coerentemente, non richiamano mai la necessità di implementare gli articoli 42 e 43 della Carta delle NU che sono gli strumenti per far rispettare i principi generali e gli obiettivi statutari enunciati negli articoli 1 e 2 della Carta. Allo stesso modo non si fa cenno alla necessità di abrogare lo scandaloso articolo transitorio (dal 1945) n° 106. L’articolo 43 prevede la costituzione di una forza militare a disposizione delle NU in via permanente. Per rendere questo possibile gli Stati dovrebbero conferire in tutto o in parte le proprie forze armate alle NU. L’articolo 42 prevede che l’ONU possa “intraprendere” e assumere il comando di un’operazione militare per fini che comunque non potranno mai essere di guerra (proscritta dalla Carta come “flagello”) ma di “polizia”, dunque per fini genuinamente umanitari e di giustizia: sono dunque esclusi i bombardamenti e la distruzione di quanto è necessario alla normale vita delle popolazioni. L'implementazione dell'art. 43 rende possibile quella autentica dell’articolo 42, perché mette l’ONU nella condizione di esercitare autorità e poteri autenticamente “sopranazionali”, senza dover delegare altri. Allo stesso modo, in questi rapporti, non si fa cenno alla necessità di abrogare lo scandaloso articolo transitorio (dal 1945) n° 106 che, in attesa della implementazione dell'art. 43, consente azioni militari alle potenze del Consiglio di Sicurezza. In questo modo gli Stati più potenti avanzeranno sempre, con congrua pressione, ”buoni argomenti”, per guadagnarsi “autorizzazioni” o “approvazioni” delle NU, magari strappando Risoluzioni quanto più possibile generiche e ambigue: insomma il timbro NU sul fatto incombente o compiuto. Così, accanto ad operazioni militari esplicitamente non autorizzate (Ex Jugoslavia 1999, Iraq 2003) USA e NATO ne fanno altre grazie a risoluzioni generiche o silenzi ONU (Iraq 1991, Afghanistan 2001 e 2003, Libia 2011, ecc.) Questi Rapporti chiedevano di consentire agli Stati di usare la forza a scopi di ‘pre-emption’, ‘prevention’ e ‘protection’, non più soltanto per autotutela successiva ad attacco armato. Ciò comporta che gli stessi Stati si riapproprino in pieno dell’antico, nefasto “ius ad bellum” che proprio la Carta delle Nazioni Unite aveva loro sottratto. Nei Rapporti del 2004 gli autori proposero anche di cancellare l’intero articolo 47, che dispone per l’istituzione di un Comitato di Stato Maggiore ONU col compito di “1. (…) consigliare e coadiuvare il Consiglio di Sicurezza in tutte le questioni riguardanti le esigenze militari del Consiglio per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, l’impiego e il comando delle forze poste a sua disposizione, la disciplina degli armamenti e l’eventuale disarmo (…).” 3. Il Comitato di Stato Maggiore ha, alle dipendenze del Consiglio di Sicurezza, la responsabilità della direzione strategica di tutte le forze armate messe a disposizione del Consiglio (…)” E’ fin troppo evidente che la proposta di abrogare questo articolo è intesa a castrare definitivamente l’ONU dei suoi attributi di autorità e comando “sopranazionali”, essa è quindi perfettamente strumentale all’intento di demolire il sistema di sicurezza collettiva quale concepito dalla Carta delle NU. Occorre anche qui chiedere sia implementata una nuova linea di Politica Estera e di Difesa: accanto alla richiesta di ridurre le spese militari, si deve chiedere l'implementazione della Carta delle NU, in particolare gli articoli 43 e 47, e l'eliminazione dell'art. 106; nonché si deve chiedere al Governo italiano (e agli altri) di conferire le proprie FF.AA. all'ONU. Queste 3 cose si possono fare subito, mantenendo anche la pressione per democratizzare l’ONU e far progredire l’”ONU dei popoli”, che ha tempi più lunghi.

 

Eserciti, guerre, ambiente e salute: un aspetto centrale trascurato sia dagli ambientalisti che dai pacifisti - a cura di Angelo Baracca

 

Vi è un aspetto centrale delle guerre e delle attività e le produzioni militari che sorprendentemente è trascurato tanto dagli ambientalisti come dai pacifisti. Ovviamente, vengono condannate le devastazioni e le morti provocate dalle guerre, denunciati gli sprechi delle spese e delle produzioni militari, ma raramente si porta l'attenzione, e la denuncia, sull'entità degli impatti di queste attività sull'ambiente, gli sprechi energetici, le emissioni climalteranti, nonché gli effetti collegati ai danni alla salute.

Il tema, se lo si affronta, è molto complesso, i dati disponibili sono carenti. Di seguito pochi cenni per introdurre al problema, e qualche riferimento per approfondire.

E’ stato stimato che il 20% di tutto il degrado ambientale nel mondo è dovuto agli eserciti e alle relative attività militari.

Il solo Pentagono è valutato il 35o consumatore di petrolio al mondo in una graduatoria che include 210 compagnie e Stati: brucia per le sue attività dirette 350.000 barili di petrolio al giorno, fornisce carburante a più di 28.000 veicoli blindati, migliaia di elicotteri, centinaia di aerei da combattimento e bombardieri e vaste flotte di navi militari (con l’eccezione di 80 sommergibili e portaerei che diffondono … inquinamento radioattivo). Secondo il docente di storia delle idee Barry Sanders l’esercito USA, con tutti i mezzi e le operazioni, contribuirebbe da solo ad almeno il 5% delle emissioni di gas serra mondiali.

In tutti gli accordi sul clima, da quello di Kyoto all'Accordo di Parigi, gli USA vengono esonerati dal conteggiare le emissioni del Pentagono e delle attività militari sul clima.

Non si reperiscono dati sull'impatto delle attività dell'Esercito italiano: fa sorridere il progetto "Caserme Verdi". Da anni sono noti (ma i procedimenti giudiziari sono insabbiati) i danni alla salute umana e degli animali, e ovviamente all’ambiente, dei poligoni di tiro in Sardegna, regione che detiene il record di servitù militari in Italia.

Non scordiamo l’uranio depleto, i cui effetti hanno colpito anche i soldati italiani che servirono all’estero: i decessi sono quasi 400. Ovviamente poco si sa sull’aumento di tumori e malattie a danno delle popolazioni vittime degli indiscriminati attacchi militari, e che non hanno canali per ricorrere alla giustizia o ottenere risarcimenti (il Tribunale per la ex Jugoslavia archiviò le denunce contro la NATO). Nella sola Guerra del Golfo del 1991 l’esercito USA esplose 300 tonnellate, disperdendo complessivamente fra 170 e 1.700 tonnellate del metallo tossico e radioattivo, e non ha mai dichiarato le località colpite. Le bonifiche sono praticamente impossibili. La contaminazione è valutata 50 volte maggiore che nei Balcani, ancora oggi i bambini giocano con i reperti (ricordiamo che l’uranio impiega 24.000 anni per dimezzarsi!) ed accusano l’insorgenza di tumori ed altre malattie, e gli effetti si proiettano sugli embrioni e i feti.

Ma l’impatto delle attività militari e delle guerre sull’ambiente e sul clima va ben oltre le emissioni di gas serra. Le attività militari sono responsabili di molte forme di inquinamento e danni alla salute delle popolazioni: dai metalli pesanti per finire all’uranio impoverito, e anche al torio per la sperimentazione di razzi nei poligoni di tiro. Basti ricordare il micidiale agente Orange smodatamente utilizzato dagli USA nella guerra del Vietnam, il quale ancora oggi protrae i suoi effetti devastanti. Non meno grave è l’occupazione di territori sottratti a coltivazioni o altre attività umane utili, e che invece rimangono gravemente e permanentemente contaminati dalle attività militari: il militarismo dei disastri!

Ma a parte l’inquinamento e l’emissione di gas serra, che fine fanno gli armamenti non usati un guerra e diventati obsoleti? Non sono certo “riciclabili” o riutilizzabili in una futura economia circolare: le attività e le produzioni militari spezzano in un modo assolutamente irreversibile, e purtroppo inarrestabile, qualsiasi ciclo naturale. Un esempio eloquente sono i cimiteri di sommergibili nucleari ereditati dalla Guerra Fredda. La crescente produzione di armamenti sempre più sofisticati contenenti materiali tecnologici avanzati lascerà altre eredità ingestibili.

L'esistenza degli armamenti nucleari poi mantiene incombente la minaccia di una guerra nucleare, volontaria o per errore, che, oltre alle vittime dirette e indirette causate dalle radiazioni ionizzanti, genererebbe un cosiddetto “inverno nucleare”, con conseguente collasso dell'agricoltura ed altri sconvolgimenti radicali, carestie, epidemie. Il Bollettino degli Scienziati atomici ci allerta che il richi0 di una guerra nucleare è il più altro dal 1945.

 

Per approfondire

► Neta Crawford, “Pentagon Fuel Use, Climate Change, and the Costs of War”, Boston University, 12 giugno 2019, https://watson.brown.edu/costsofwar/files/cow/imce/papers/2019/Pentagon%20Fuel%20Use,%20Climate%20Change%20and%20the%20Costs%20of%20War%20Final.pdf.

► Rossana De Simone, “Militarismo e cambiamenti climatici, The Elephant in the Room”, Peacelink, 31 ottobre 2019, https://www.peacelink.it/disarmo/a/46982.html.

► Elena Bruess e Joe Snell, “War and the environment: The disturbing and under-researched legacy of depleted uranium weapons”, Bulletin of the Atomic Scientists, https://thebulletin.org/2020/07/war-and-the-environment/.

► Gregorio Piccin, "Vittine dell'uranio impoverito, «Ministero della Difesa responsabile», Manifesto, 1 dicembre 2020,  https://ilmanifesto.it/vittime-delluranio-impoverito-ministero-della-difesa-responsabile/.

► Walter Falgio, “Sardegna: l’invasione militare e chi si oppone”, Bottega del Barbieri, 11 maggio 2020, http://www.labottegadelbarbieri.org/sardegna-linvasione-militare-e-chi-si-oppone/.

► Alessandro Pascolini, "Ancora a 100 secondi dalla fine", Pressenza, 30 gennaio 2021, https://www.pressenza.com/it/2021/01/ancora-a-100-secondi-dalla-fine/.

SCHEDA SARDEGNA  A CURA DI ENNIO CABIDDU

LA SARDEGNA, IN TERMINI DI PRESENZA MILITARE, CONTRIBUISCE PER  OLTRE IL 60 % DEL TOTALE NAZIONALE PUR RAPPRESENTANDO SOLO IL 2% DELLA POPOLAZIONE ITALIANA

SI POTREBBE QUASI DIRE CHE LA SARDEGNA E' UNA ENORME BASE MILITARE CHE TOLLERA LA PRESENZA DELLA POPOLAZIONE CIVILE

I NUMERI PARLANO CHIARO

GLI ETTARI DI TERRITORIO SOTTO VINCOLO DI SERVITU' MILITARE SONO PIU’ DI 35.000

IN OCCASIONE DELLE ESERCITAZIONI VIENE INTERDETTO ALLA NAVIGAZIONE, ALLA PESCA E ALLA SOSTA UNO SPECCHIO DI MARE DI OLTRE 20.000 CHILOMETRI QUADRATI, UNA SUPERFICIE PARI QUASI A QUELLA DELL'INTERA ISOLA.

IN SARDEGNA CI  SONO:
- POLIGONI MISSILISTICI A PERDASDEFOGU
- POLIGONI PER ESERCITAZIONE A FUOCO A CAPO TEULADA
-POLIGONI PER ESERCITAZIONI AEREE A CAPO FRASCA
-AEREOPORTI MILITARI A DECIMOMANNU E A ELMAS

IL POLIGONO DEL SALTO DI QUIRRA-PERDASDEFOGU OCCUPA 12.700 ETTARI ,IL POLIGONO DI TEULADA OCCUPA 7.200 ETTARI E IL POLIGONO NATO DI CAPO FRASCA 1400
IN QUESTI POLIGONI SI SPERIMENTANO  NUOVI SISTEMI DI ARMAMENTO COMPRESI QUELLI AD URANIO IMPOVERITO E TORIO COME BEN NARRATO DALLA ANTROPOLOGA SARDA GIULIA SPADA  FIGLIA DI UNA DELLE TANTE VITTIME DELLA LEUCEMIA CHE RACCONTA ANCHE DELLE MALFORMAZIONI A CARICO DEGLI ANIMALI ALLEVATI NEL SALTO DI QUIRRA.

NELLA BASE  MILITARE DI DECIMOMANNU DI RECENTE E' STATA POSATA LA PRIMA PIETRA, CON LA BENEDIZIONE DEL CAPPELLANO MILITARE , PER UNA SCUOLA DOVE ADDESTRARE GIOVANI DI TUTTA EUROPA ALA GUERRA, IN PARTICOLARE PER DIVENTARE PILOTI DI CACCIABOMBARDIERI.

A PROPOSITO DI BOMBE NON POSSIAMO NON RICORDARE LA PRESENZA IN SARDEGNA DELLA RWM, FILIALE ITALIANA DEL COLOSSO TEDESCO RHEINMETAL DEFENCE CHE NON POTENDO FARLO IN GERMANIA HA PRODOTTO DA NOI BOMBE D'AEREO DA VENDERE ALLA COALIZIONE MILITARE A GUIDA SAUDITA PER BOMBARDARE LO YEMEN IN SPAVALDA VIOLAZIONE DELLA LEGGE 185/90
DOPO ANNI DI DURO IMPEGNO IL MOVIMENTO PACIFISTA E' RIUSCITO A OTTENERE LA REVOCA DELLE LICENZE DI VENDITA MA LA RWM HA DA POCO ANNUNCIATO CHE HA TROVATO UN NUOVO CLIENTE IN UN PAESE EUROPEO.STIAMO CERCANDO DI CAPIRE QUALE E SE SI TRATTA DI UNA COSIDETTA TRIANGOLAZIONE PER AGGIRARE LA LEGGE.
INTANTO ABBIAMO PROPOSTO UN PROGETTO DI RICONVERSIONE DELLA FABBRICA DI BOMBE IN UNA INDUSTRIA AGROALIMENTARE, L'IDEA STA SUSCITANDO INTERESSE MA PER ESSERE REALIZZATA PIU' DELLE RISORSE FINANZIARIE E' NECESSARIA UNA CORAGGIOSA PRESA DI POSIZIONE DELLO STATO ITALIANO CHE COSTRINGA RWM A LASCIARE IL SITO.

IN SARDEGNA NON CI FACCIAMO MANCARE NIENTE E QUINDI ABBIAMO ANCHE DUE PORTI ,CAGLIARI E LA MADDALENA CHE POSSONO FAR SOSTARE UNITA' NAVALI MILITARI A PROPULSIONE NUCLEARE VERE E PROPRIE CENTRALI GALLEGGIANTI CHE RAPPRESENTANO UN PERICOLO MOLTO SOTTOVALUTATO NON SOLO DALLA REGIONE A GUIDA SARDO-LEGHISTA MA ANCHE DA QUASI TUTTI I SINDACI E DA UNA PARTE DEL COMITATO NO SCORIE PRONTI A STRACCIARSI LE VESTI PER IL NUCLEARE CHE ANCORA E' UNA IPOTESI MA ZITTI SUL NUCLEARE CHE INVECE ABBIAMO E NON DA OGGI.

 

Gruppo pace, disarmo, giustizia globale – scheda a cura di Emilia Accomando

Il tema giustizia globale potrebbe sembrare lontano da pace e disarmo ma è invece intrinsecamente attinente. Nel sistema neoliberista in cui viviamo si combattono altre guerre, non solo quelle sui fronti, non solo quelle per supremazie o conquiste di territori, ma altre guerre, infide e sottili, quelle delle Multinazionali che si infiltrano con protervia nella stipula di Trattati di Libero commercio, TTIP, CETA, MERCOSUR, per arricchirsi di nuovi ed enormi profitti. 

 

L’economia di giustizia è anche una economia di pace e si collega strettamente alla questione del clima e delle migrazioni. Dobbiamo pertanto sostenere la necessità di un'etica in economia, i Trattati si legano strettamente con la giustizia globale, sociale ed economica. 

 

La politica del governo con il PNRR persegue un modello anni '80: investimenti a sostegno di grandi imprese, non innovative, filiere lunghe dove rischiano di essere schiacciate le parti in basso mentre sarebbe necessario promuovere un deciso riequilibrio.

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Quali proposte?

Il commercio globale va curato nel senso che si dovranno privilegiare i diritti delle persone per garantire una giustizia sociale e ambientale per mantenere saldo il principio di precauzione, tutelare il lavoro e la salute, l’ambiente e il suolo, l’agroalimentare, i beni comuni, l’acqua e l’aria. Imprescindibile riconoscere regole certe per bloccare i comportamenti predatori delle Multinazionali, il terzo soggetto presente nella stipula dei Trattati, Multinazionali oggi più che mai assetate dai possibili profitti e pronte a citare in giudizio gli Stati che hanno organizzato necessarie misure a favore di noi cittadini. Ai tempi del Coronavirus, per esempio, le lobby farmaceutiche si stanno scatenando anche sui vaccini per garantirsi sostanziosi guadagni, senza però che nessuno metta in discussione la proprietà dei brevetti; su questi temi è ineludibile l’impegno del Governo.

 

 In questa situazione il principio di precauzione resta una delle più efficaci garanzie per i cittadini e va mantenuto a tutti i costi.

Già dal 2019, l’UNCTAD, agenzia delle Nazioni Unite, avvertiva che l’economia era sotto stress, l’aumento dei volumi di scambio internazionali non aveva garantito il superamento delle disuguaglianze, anzi ne aveva generate di nuove, mentre le grandi imprese ne avevano goduto ampiamente. 

 

Solo il principio di precauzione, quel principio per cui gli Stati che lo hanno adottato devono agire a monte per la tutela dei cittadini, è riuscito, almeno in Italia, a tutelare la salute pubblica. Principio contenuto nel Trattato sul funzionamento dell’Europa che autorizza le autorità pubbliche a fermare commerci, import export, produzioni potenzialmente responsabili per un Paese, a monte, prima di qualsiasi importazione, non a valle come nel sistema anglosassone (e solo in caso di tossicità o danni evidenti), principio che va mantenuto e difeso, mentre Stati Uniti, Canada, Brasile non lo riconoscono indicandolo come una misura protezionistica da parte dell’Europa.

 

Un altro devastante elemento presente nei Trattati di Libero commercio è l’attivazione degli ISDS, i Tribunali arbitrali, una sorta di giustizia parallela, studi legali agguerriti pronti a citare in giudizio gli Stati che tutelano i cittadini. In epoca Covid le Multinazionali potrebbero accusare gli Stati di non aver pianificato per tempo le necessarie contromisure, oppure potrebbero portare in giudizio i Governi accusati di aver requisito strutture alberghiere per accogliere i malati, di aver limitato le esportazioni per favorire il mercato interno di prodotti alimentari o farmaceutici, di aver  bloccato i prezzi di medicinali o dei dispositivi sanitari 

Chiediamo pertanto una moratoria sugli ISDS se non una cancellazione dai Trattati, l’uscita dei Paesi dagli accordi sugli investimenti con clausola ISDS, insomma segnaliamo la necessità di dare un senso nuovo alla parola TUTELA, innanzitutto.