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FERMIAMO LA GENERALIZZAZIONE DEL CONFLITTO IN UCRAINA. DIFENDIAMO, CON TRATTATIVE E ACCORDI DI PACE, LA SPERANZA DELL'EUROPA TRAINO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA. COSTRUIAMO LE CONDIZIONI DI UNA CONVIVENZA LOCALE TRA UCRAINI FILOEUROPEI E UCRAINI FILORUSSI.

IL COMMENTO E LE PROPOSTE DI ALFONSO NAVARRA SEGRETARIO DELLA LEGA PER IL DISARMO UNILATERALE SULLA CRISI TRA USA RUSSIA NATO ED EUROPA CHE APRE IL 2022 (Fidenza 26 gennaio 2022 - ancora in fase di bozza da correggere)

Nella crisi ucraina uscire dalla logica di una Guerra fredda rediviva.  E costruire le condizioni di una pace anche locale nella sicurezza dei diritti.

Una guerra civile in Ucraina già c'è dal 2014

  • Vediamo i pacifisti italiani invocare «MAI PIU’ GUERRA IN EUROPA». Chissà come devono prendere queste parole i parenti dei circa 14.000 morti che hanno insanguinato Kiev e dintorni da quando, nel 2014, dopo la cacciata per rivolte di piazza dell’allora presidente filorusso Janukovic, Mosca si è ripresa invadendola la penisola di Crimea e sostenuto i movimenti separatisti nella regione del Donbass, in Ucraina orientale.
  • E questa natura sanguinosa di un conflitto armato in atto da anni andrebbe ricordata a tutte le anime belle che chiedono di «fermare la guerra» magari appendendo di nuovo le bandiere ai balconi. In realtà, data la situazione effettiva, la richiesta più vera e sentita (nel cuore dei pacifisti «specializzati» operanti in Italia) sarebbe quella non, come dovrebbe essere logico e congruo, di fare tornare la pace tra i poveri cittadini dell’ex Repubblica sovietica, ma di non allargare e generalizzare il conflitto armato in corso tra ucraini filorussi e ucraini filoeuropei.
  • La paura è su quella guerra generale che potrebbe coinvolgerci direttamente, perché quando gli altri muoiono per la guerra locale fuori dai riflettori mediatici si tende a non occuparsene…
  • Tutte le responsabilità della temuta deriva bellica generalizzata sono attribuite agli USA e alla NATO. Questa ultima viene bollata come «una alleanza che porta guerra e distruzione» mentre lo Stato russo è visto come un attore innocuo che pensa solo a difendersi dall’accerchiamento.

Tra USA e Russia il terzo che sta in mezzo è schiacciato

  • Ed il terzo, nella crisi Ucraina, a parte i poveri cittadini ucraini cui abbiamo accennato, è l’Europa, che nel nostro caso rappresenta il modello di «capitalismo sostenibile» spinto dalla Germania (non è cosa da poco l’uscita dal nucleare, basti solo pensare a quanto non sta facendo il Giappone che pure ha subito Fukushima)
  • Per vedere questa situazione, e quindi poter proporre dei rimedi efficaci, occorrono delle lenti interpretative che non si rifacciano al «luogocomunismo», sia atlantico e neoliberista, sia della «sinistra sinistrata» messa sul banco degli imputati dall’ultimo numero (gennaio 2022) di Le Monde Diplomatique
  • Delle lenti che non guardino la realtà geopolitica dal punto di vista della centralità americana (come «buoni» o come «cattivi» del mondo) e che non considerino la transizione ecologica dell’economia di mercato come un ossimoro: perché l’economia si svolge sempre entro una sovrastruttura giuridica

L’Europa sta soffrendo

  • La tensione in corso sta creando una crisi energetica.
  • La spirale inflattiva conseguente abbatte la ripresa. Le difficoltà economiche acuiscono i conflitti: il compromesso Francia-Germania su tassonomia, riforma del patto di stabilità, aumento dell’integrazione politica e democratica (ad esempio i poteri di iniziativa legislativa del Parlamento europeo), sta saltando.
  • Sarebbe miopia essere contenti del marasma che va crescendo.
  • Ed il ritorno della Guerra fredda in Europa non è nel vero interesse sia del popolo americano che di quello russo (per quanto possa illusoriamente esaltare una America «great again» e una Russia di nuovo riconosciuta come temibile potenza globale).

Il punto di partenza è l’occasione persa con lo scioglimento del Patto di Varsavia

  • Il disarmo dell’epoca gorbacioviana è culminato con la scomparsa dell’URSS. Purtroppo questo fatto è stato interpretato e gestito sic e simpliciter come «vittoria dell’Occidente sotto egemonia USA».
  • Secondo l’ambasciatore per antonomasia Sergio Romano (vedi Corsera del 23 gennaio 2022), «prevalse il desiderio di agire come se niente fosse accaduto… Gli Stati Uniti continuano a considerarsi investiti del diritto di esercitare un ruolo dirigente come negli anni della Guerra fredda e la Russia agisce come se gli Stati slavi dell’Est dovessero ancora restare tutti nella sua sfera di influenza. I Paesi che appartenevano all’area di influenza dell’Unione sovietica… sono diventati quasi tutti membri della NATO, una organizzazione … che avrebbe dovuto scomparire dopo la fine della Guerra fredda».
  • Secondo Romano, si sarebbe invece dovuti uscire da quella logica per «creare nell’intera Europa un clima di felice convivenza».

Come uscire dalla logica di potenza e dei blocchi?

  • Bisogna fare entrare in campo ciò che sia l’amministrazione USA sia Putin vogliono che sia cancellato: il ruolo dell’Europa come forza e modello di transizione ecologica.
  • Quindi come «diritto alla sicurezza» fondato sulla «sicurezza dei diritti»: in primo luogo il diritto a liberarsi dalle minacce nucleari ed ecologiche che incombono sulla sopravvivenza umana.
  • Occorre una de-escalation della crisi in corso sui confini ucraini e all’interno dello Stato multietnico con capitale Kiev, attraverso una mobilitazione diplomatica della UE in quanto tale. A Mr. PESC Josep Borrel va intimato di attivarsi! Gli americani e la NATO vanno invitati ai tavoli come «osservatori». Anche Guterres non va tenuto fuori da negoziati in cui la UE dovrebbe però aspirare a tenere le fila.

Quali le proposte immediate da mettere sul tavolo della trattativa?

  • 1- l’Ucraina non entra nella NATO ma comincia ad associarsi alla UE. Senza fretta, con i tempi che già nel 2016 l’allora presidente della Commissione calcolava in 25 anni;
  • 2- non ci sono sanzioni contro la Russia e Nord Stream 2 entra subito in funzione: ma i contratti vengono rivisti quantitativamente al ribasso in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione della UE;
  • 3- quanto viene risparmiato sul gas entra in un fondo per aiutare sia Russia che Ucraina ad adattare le reti elettriche ad un modello rinnovabile al 100% (come previsto dagli accordi di Parigi);
  • 4- si rinnova l’accordo che esclude il dispiegamento delle INF in Europa.

Il problema delle comunità russofone negli Stati dell’EST Europa

  • Si segnala una proposta di Luigi Mosca cui i Disarmisti esigenti hanno aderito.
  • “… a dialogue between the USA / NATO complex and Russia on the specific subject of Russian-speaking minorities: that is to say their status (in particular the way in which they are considered by the local population and by state representatives) in each of the 10 Eastern European countries, on the border with Russia”.
  • It is essential to undertake initiatives to change the perception of Russia as an enemy and instead establish cooperation relations to face common challenges (climate, pandemics, poverty, etc.).
  • Such an approach could then "dismantle" the reasons given by NATO for maintaining its nuclear component in Europe, and perhaps ... its very existence!
  • In this way, the current tensions, essentially based on a “culture of the enemy”, could give way to a regime of mutual trust and cooperation to solve the serious problems common to all: global warming, socio-economic imbalances. economic, security and peace.

Linea pacifista per il medio periodo

  • Si parte dalla realtà immediata per la quale non si può ignorare che 21 dei 27 Paesi UE appartengono alla NATO sotto comando USA.
  • Ma noi coltiviamo la stessa prospettiva dell’ambasciatore Romano: la NATO va sciolta in quanto contrasta con gli obiettivi di disarmo dell’ONU.
  • Quello che possiamo perseguire come percorso è uscire dalla organizzazione militare (alla vecchia maniera «gaullista») per mantenere un rapporto politico con il popolo americano: il Patto atlantico per riaffermare i valori di libertà, democrazia, Stato di diritto (che negli stessi USA possono essere travolti dal parafascismo di Trump)
  • La denuclearizzazione – ad esempio l’adesione al TPAN - è il «grimaldello» principale per ottenere questo scopo.
  • Ecco che nei fatti, attraverso questo percorso, si va a conquistare, come Europa, una posizione di neutralità attiva, si stemperano le tensioni cooperando alla soluzione dei problemi comuni dell’umanità, si inverte la corsa al riarmo affermando il disarmo, si eleva, nel rispetto dell’ambiente, la prosperità di tutte le popolazioni interessate.

La tendenza alla guerra si combatte tenendo conto delle ragioni che spingono a menare le mani

  • L’esperienza storica dimostra che ad evitare le guerre non basta il prospettare i danni, anche irreversibili e catastrofici, che il ricorso alle armi può provocare.
  • Bisogna andare oltre le prediche del «volemose bene» (tipiche degli appelli delle vecchie autorità religiose, pur non facendo rientrare Papa Francesco in questa categoria) e la negazione del contrasto degli interessi, che isola i pacifisti dalle masse popolari.
  • Non si possono allora ignorare i conflitti reali e va tenuto che soffiano sul fuoco di essi, sulla «cultura del nemico», le strutture del potere militarista che è una macchina relativamente separata rispetto all’organizzazione sociale (Brecht: «Il nemico marcia alla tua testa»).
  • La strategia è: non ricorriamo alle armi perché abbiamo una strada concreta per risolvere i problemi che intercorrono tra noi, gruppi umani in conflitto, che ci porta su un terreno di cooperazione superiore, in un gioco win-win.
  • Dobbiamo agire come elementi efficaci ed organizzati delle comunità politiche cui apparteniamo e – anche grazie ai ponti costruiti con gli ecopacifisti dell’altro polo del conflitto – sapere costruire quella pressione dal basso che spinga ad una diplomazia che porti a lavorare concretamente su un terreno costruttivo.

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Analisi

«Morire per Kiev». Russia e Occidente rischiano davvero la guerra in Ucraina?

La crisi ucraina pone l’Occidente di fronte alla sua questione morale, quando la diplomazia sta per esaurire le sue risorse

di Ugo Tramballi su "Il sole 24 ore" del 25 gennaio 2022

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La crisi ucraina e le ambizioni geopolitiche della nuova Germania (di U. Villani Lubelli) - HuffPost Italia (huffingtonpost.it)

La crisi ucraina e le ambizioni geopolitiche della nuova Germania

(ansa )

Ucraina-Russia, la crisi in 10 domande (e 10 risposte): Putin sta bluffando?

di Andrea Marinelli

La Russia si sta davvero preparando a invadere l’Ucraina? Da cosa nasce il conflitto? Kiev può davvero entrare nella Nato? Perché Mosca non vuole un allargamento dell’Alleanza atlantica? E perché gli Stati Uniti si interessano all’Ucraina?

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Un’esercitazione dei militari ucraini in un parco di Kiev, sabato 22 gennaio (foto Ap/Efrem Lukatsky)

La Russia ha schierato da mesi circa 100 mila soldati lungo il confine orientale dell’Ucraina, dove si trova la regione filorussa del Donbass, su quello meridionale, nella Crimea annessa nel 2014, e nelle ultime settimane ha inviato altre truppe in Bielorussia, sul confine settentrionale del Paese, ufficialmente per un’esercitazione congiunta con l’esercito di Minsk. Questo dispiegamento militare — l’Ucraina è di fatto circondata su tre lati — fa temere un’imminente invasione, che tuttavia Mosca nega: l’Ucraina ha comunque schierato l’esercito, mentre il presidente americano Joe Biden ha allertato circa 8.500 soldati da inviare nel Baltico e nell’Est Europa. Gli Stati Uniti hanno minacciato sanzioni qualora Mosca dovesse invadere l’Ucraina, mentre Kiev ne chiede di preventive: c’è anche disaccordo sull’entità delle sanzioni con gli alleati europei della Nato, che subirebbero le ripercussioni maggiori nel caso venissero imposte.

Nei giorni scorsi il segretario di Stato americano Antony Blinken ha incontrato il ministro degli Esteri russo Sergeij Lavrov a Ginevra per allentare la tensione, ma il colloquio non ha risolto la situazione: Mosca ha posto delle condizioni — fra cui la garanzia che l’Ucraina non verrà ammessa nella Nato, e che l’Alleanza atlantica non si espanda a Est — ma Washington non le ha accettate. Il segretario di Stato americano Antony Blinken invierà comunque una risposta scritta a giorni. La trattativa resta comunque aperta e non è escluso un nuovo vertice fra Joe Biden e Vladimir Putin: intanto Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia hanno rimpatriato i diplomatici in Ucraina, e le loro famiglie, mentre il presidente Biden ha condotto lunedì sera una videochiamata di consultazione con i leader europei. Oggi, martedì 25 gennaio, il presidente francese Emmanuel Macron incontrerà a Berlino il cancelliere tedesco Olaf Scholz per stabilire una posizione comune sulle eventuali sanzioni, in vista dell’incontro con i rappresentanti russi e ucraini di domani a Parigi nel cosiddetto «formato Normandia» ( che prevede la partecipazione di Russia, Ucraina, Germania e Francia).

1. La Russia si sta preparando a invadere l’Ucraina, o è un bluff di Putin?
Non lo sappiamo. Mosca ha dispiegato abbastanza forze da condurre un’operazione in Ucraina: forse non abbastanza per invadere il Paese, ma sufficienti a conquistare la regione separatista e filorussa del Donbass. Nel determinare i rischi che la Russia invada davvero l’Ucraina, inoltre, c’è una grande divisione geopolitica, scrive Adam Taylor sul Washington Post. Gli Stati Uniti e il Regno Unito ritengono che le truppe al confine suggeriscano un conflitto sul suolo europeo, con il premier britannico Boris Johnson che ha parlato della possibilità di una «guerra lampo» condotta dai russi per conquistare la capitale Kiev. In molti, scrive Taylor, ritengono invece che Vladimir Putin stia bluffando per ottenere concessioni: la Germania, ad esempio, non vede un pericolo imminente, tanto che i jet anticarro inviati da Londra in Ucraina sono stati costretti a evitare lo spazio aereo tedesco. Lo stesso capo della diplomazia dell’Ue Josep Borrell non ritiene il rischio imminente. Il popolo russo infatti non vuole una guerra e una vittoria in Ucraina comporterebbe comunque un significativo numero di vittime fra i soldati. Anche Putin non intende davvero arrivare al conflitto, ma ha ottenuto l’attenzione dell’Occidente e ha una lunga lista di richieste che vanno ben oltre l’Ucraina e la Nato: per questo, sostiene l’inviato della Bbc Paul Adams, continua a tenere una pistola puntata alla testa dell’Ucraina. E, come insegnano i film, se c’è una pistola sul tavolo, qualcuno prima o poi la usa.

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Le truppe russe lungo il confine ucraino

2. Da cosa nasce il conflitto fra Russia e Ucraina?
A febbraio 2014, il popolo ucraino ha cacciato il presidente filorusso Viktor Yanukovich, instaurando un governo ad interim filoeuropeo non riconosciuto da Mosca. Vladimir Putin ha risposto annettendo la Crimea e incoraggiando la rivolta dei separatisti filorussi nel Donbass, regione nel Sudest del Paese. Oggi le generazioni più giovani spingono l’Ucraina verso l’Europa, e anche l’attuale presidente Volodymyr Zelensky — eletto nel 2019 — è vicino all’Occidente. Il conflitto, però, ha radici più antiche e profonde. Il presidente russo ritiene che il suo Paese abbia un «diritto storico» sull’Ucraina, che faceva parte dell’Unione Sovietica fino al collasso del 1991: lo ha anche scritto apertamente in un lungo articolo pubblicato lo scorso anno, in cui definisce Russia e Ucraina «una nazione». In molti, scrive David Sanger sul New York Times, ritengono che Putin si ritenga ora «in missione per correggere questo errore». L’Ucraina, inoltre, condivide con la Russia un confine di 2.200 chilometri.

3. L’Ucraina può entrare nella Nato?
L’Ucraina già dal 2008, in seguito al summit di Bucarest, stava lavorando per entrare nella Nato, ma l’Alleanza atlantica non può accettare nuovi membri già coinvolti in conflitti. Inoltre, per essere ammessa, Kiev ha bisogno di combattere la corruzione che domina nel Paese e di intraprendere un percorso di riforme politiche e militari. In questo momento, dunque, un ingresso nella Nato è altamente improbabile, anche per il veto posto dalla Russia con le sue condizioni: per Putin sarebbe il punto di non ritorno. Per la Nato, tuttavia, la Russia non ha potere di veto. L’Ucraina, invece, chiede una timeline precisa per entrare nell’Alleanza atlantica. A questa domanda ha risposto, indirettamente, anche Joe Biden: «La possibilità che l’Ucraina si unisca alla Nato in tempi brevi è molto remota», ha detto il presidente americano. L’interferenza russa, intanto, ha rinnovato anche le ambizioni di Paesi come Finlandia e Svezia, che Mosca vorrebbe tenere fuori dal Trattato nordatlantico.

4. Perché la Russia teme l’allargamento della Nato?
Al momento solo il 6% dei confini russi toccano Paesi della Nato, secondo il dipartimento di Stato americano. Il Cremlino vuole soprattutto mantenere la sua sfera d’influenza nell’aerea, e vuole che la Nato rinunci alle sue attività nell’Est Europa, tornando alla situazione del 1997: da allora sono diventati membri dell’Alleanza atlantica Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia, Albania, Croazia, Montenegro e Macedonia del Nord. Questo significherebbe che la Nato dovrebbe ritirare le proprie truppe dalla Polonia e dalle tre repubbliche baltiche, oltre che i propri missili da Polonia e Romania. Mosca accusa infatti la Nato di riempire l’Ucraina di armi e gli Stati Uniti di fomentare le tensioni.

5. Putin dice che non invaderà l’Ucraina: perché allora gli Stati Uniti stanno mandato avvertimenti a Mosca?
Perché i fatti indicano una situazione diversa: in particolare lo schieramento di soldati lungo il confine, il sostegno ai separatisti del Donbass — ai quali è stato fornito mezzo milione di passaporti russi — e la minaccia di dure conseguenze se l’Ucraina dovesse fare qualcosa di provocatorio. Inoltre Putin ha già attaccato la Cecenia nel 1999, la Georgia nel 2008, la stessa Ucraina nel 2014 e la Siria nel 2015. Come nota Henry Foy sul Financial Times, però, si sta verificando anche un approccio piuttosto inusuale per la diplomazia moderna: la Casa Bianca, la Nato e l’Unione europea stanno diffondendo una grande quantità di briefing, informazioni di intelligence, minacce e accuse di vario genere — materiale in genere riservato ai negoziati — al fine di evitare una guerra. Tutto questo, spiega il corrispondente da Bruxelles del quotidiano britannico, ha esposto al pubblico globale le divisioni del fronte occidentale su come affrontare la Russia.

6. Come giustifica Putin lo schieramento dei soldati al confine?
La Russia ritiene di poter muovere le truppe a suo piacimento all’interno del proprio territorio, spiega il corrispondente da Mosca della Bbc Steve Rosenberg.

7. Perché Stati Uniti e Russia si interessano all’Ucraina?
La Russia vuole ricostruire quello che ha perso con la caduta del Muro di Berlino nel 1989: la sua sfera d’influenza. Il crollo dell’Unione Sovietica, inoltre, ha lasciato profonde cicatrici in parte del popolo russo: lo stesso Vladimir Putin lo aveva definito «la più grande catastrofe geopolitica» e l’Ucraina era stata la perdita più dolorosa. Gli Stati Uniti, invece, vogliono limitare l’influenza di Vladimir Putin — temono l’espansione russa nell’Europa dell’Est — e difendere il principio per cui ogni Paese ha il diritto di scegliersi il proprio destino e le proprie alleanze: non solo per l’Ucraina, ma per tutti i Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia e che negli anni Novanta sono passati con la Nato. «C’è una ragione fondamentale per cui gli Stati Uniti e il resto del mondo democratico dovrebbero sostenere l’Ucraina nella sua battaglia contro la Russia di Putin», scrive Francis Fukuyama su American Purpose. «L’Ucraina è una vera democrazia liberale, anche se in difficoltà. La popolazione è libera, in un modo in cui i russi non lo sono. Possono protestare, criticare, mobilizzarsi e votare. Per questo Putin vuole invadere l’Ucraina: la vede come una parte integrante della Russia, ma sopratutto ne teme la democrazia che può proporre un modello ideologico alternativo per il popolo russo». Secondo Fukuyama, quindi, l’Ucraina oggi è lo Stato in prima linea nella battaglia geopolitica globale fra democrazia e autoritarismo. La crisi ucraina, inoltre, trascende i confini europei: anche la Cina sta osservando attentamente la risposta occidentale, scrive lo storico, mentre valuta i rischi di reincorporare Taiwan.

8. Cosa può succedere in Europa?
Innanzitutto c’è il problema del gas: Mosca vuole dimostrarsi un fornitore affidabile ma, se la Nato dovesse imporre sanzioni, potrebbe tagliare la distribuzione. Il 40% del gas europeo arriva proprio dalla Russia, quindi una riduzione delle forniture avrebbe un impatto diretto sull’Europa. Mosca, che in ballo ha anche l’approvazione del gasdotto Nord Stream 2, potrebbe subire un contraccolpo economico, ma ritiene di avere un mercato alternativo in Cina e si sta già muovendo in questo senso. Poi c’è la questione della sicurezza: il conflitto ucraino metterebbe a rischio anche l’Europa, al punto che il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha dichiarato che l’Allenza atlantica si sta preparando a un conflitto nel continente. Il conflitto può ancora essere evitato, ma se dovesse scoppiare una guerra anche gli altri Paesi della regione sarebbero a rischio, in particolare le repubbliche baltiche: Estonia, Lettonia e Lituania. Intanto le potenze europee stanno inviando rinforzi: la Danimarca e la Spagna hanno inviato navi da guerra nel Mar Nero, la Francia è pronta a inviare truppe in Romania. Tutti i principali Paesi del continente sono oltretutto nel pieno di profonde transizioni politiche, nota l’editorialista del Financial Times Gideon Rachman: in Gran Bretagna Boris Johnson è stato travolto da uno scandalo riguardante le feste a Downing Street in pieno lockdown, l’Italia è alle prese con l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, in Germania si è appena insediato il nuovo cancelliere Olaf Scholz, la Francia andrà alle urne fra tre mesi per scegliere se rieleggere il presidente Emmanuel Macron. Insomma, spiega Rachman, «in Europa sono tempi particolarmente distratti».

9. Quali sono le sanzioni che potrebbero colpire Mosca? E che impatto avrebbero sull’Europa
L’Ucraina vorrebbe sanzioni preventive, ma l’Occidente è disposto a imporre sanzioni soltanto se la Russia dovesse procedere con l’invasione. In questo caso, l’Unione europea ha promesso «sanzioni massicce» e il senato americano ha già messo a punto la legge per imporle ai funzionari del governo russo, ai leader militari e alle istituzioni bancarie di Mosca. La Russia potrebbe essere colpita però in parecchi modi. La Casa Bianca, ad esempio, sta pensando di limitare le esportazioni di microchip in Russia, e di bloccare totalmente l’accesso di Mosca alle componenti elettroniche e tecnologiche come avveniva durante la Guerra Fredda. Per quanto riguarda il settore finanziario e della difesa, sia gli Stati Uniti che l’Ue hanno già sanzioni in vigore: ora potrebbero colpire le principali banche del Paese e impedire a Mosca di convertire i rubli in dollari o altre valute, o addirittura tagliarla fuori dallo Swift, il sistema bancario internazionale utilizzato da oltre 11 mila istituti finanziari in oltre 200 Paesi. Potrebbero poi essere sanzionati singoli individui, fra cui lo stesso Vladimir Putin, a cui verrebbero congelati gli asset finanziari e/o impediti i viaggi fuori dai confini russi. Infine, ed è la questione che tocca più da vicino l’Europa, c’è il gasdotto Nord Stream 2 del colosso russo Gazprom, che attraverso il Baltico porterebbe il gas dalla Russia alla Germania: il cancelliere Olaf Scholz si è detto pronto a sospendere il progetto, che deve ancora essere approvato ma a cui gli Stati Uniti si oppongono, temendo che l’Europa diventi energeticamente troppo dipendente da Mosca.

10. Se la Russia dovesse invadere l’Ucraina, potrebbero esserci vittime civili?
La Russia potrebbe sferrare un attacco «ibrido» puntando su hackeraggi o disinformazione, sostiene Paul Adams della Bbc, oppure procedere con un’invasione vera e propria, che in Europa non si vede dai tempi della Seconda guerra mondiale. In entrambi i casi, i civili resteranno in mezzo: potrebbero restare al freddo e senza elettricità nelle loro case, oppure ritrovarsi dietro le linee nemiche se i carrarmati russi dovessero avanzare nel territorio ucraino. In questo conflitto, iniziato nel 2014, sono già morti 14 mila ucraini, ed è difficile credere che non se ne aggiungano altri nel caso in cui Mosca decida di annettere parte del territorio o instaurare un regime amico.

Truppe nel Baltico, ma anche guerra psicologica. Le mosse dell’Occidente

Di Gabriele Carrer ed Emanuele Rossi -

Tassonomia UE: le nostre motivazioni contro l'inserimento di nucleare e gas tra le "fonti sostenibili". In difesa, in Italia, dei referendum del 2011 sui beni comuni.

 

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12 gennaio 2022 - ore 18:00 - 20:30 (Durata: due ore e mezza)

Su piattaforma Zoom

https://us02web.zoom.us/j/85443358187?pwd=R3pabSs2Z25EZzFxK0RnYjVtOEhRQT09

ID della riunione: 854 4335 8187 - Codice di accesso: 2022

Organizzato dai Disarmisti esigenti e Associazione Laudato Si', con la collaborazione dello Argonauti per la pace: incontro dei firmatari dell'appello per una lotta unica ecologisti-pacifisti-attivisti sociali: vogliamo una tassonomia no nucleare e no gas e una autentica conversione ecologica!

(Si vada su: https://www.petizioni.com/notassonomianukerispettareferendum)*

La discussione online, collegata alle mobilitazioni in Europa (e a Milano con presidio contro l'industria di Stato francese pro-atomo, dalle 13:00 alle 15:00 in Foro Buonaparte 31), riguarda l'incompatibilità con la giustizia sociale e ambientale di nucleare e gas; e come fare pressione dal basso perché ci si opponga nelle sedi del Consiglio europeo e del Parlamento europeo.

Presentazione di Andrea Bulgarini.

Introduzione di Alfonso Navarra e Mario Agostinelli.

Sono invitati ad intervenire i primi firmatari: Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Edo Ronchi, Massimo Scalia, Marco Bersani, Luciana Castellina, Eleonora Evi, Federico Butera, Massimo Serafini, Haidi Gaggio Giuliani, Vittorio Bardi, Ennio La Malfa, Guido Viale, Antonio De Lellis, Keivan Motavalli, Gian Piero Godio, Maurizio Bucchia, Antonella Nappi, Marco Zinno, Rocco Altieri, Sabina Santovetti, Luciano Benini

Conclusioni dei coordinatori: Antonia Sani, Patrizia Sterpetti, Ennio Cabiddu, Daniele Barbi, Oliviero Sorbini, Laura Tussi, Fabrizio Cracolici e Luigi Mosca, Giuseppe Farinella

Possibilità di domande da parte del pubblico.

Per maggiori informazioni:  Alfonso Navarra cell. 340-0736871  -   Mario Agostinelli cell. 335-1401703

https://www.disarmistiesigenti.orghttps://www.energiafelice.it

*(L'iniziativa è collegata all'azione VERSO UN COORDINAMENTO ANTINUCLEARE EUROPEO, promossa da Disarmisti esigenti, WILPF Italia & partners.

Daremo notizia di eventuali altre manifestazioni a Bruxelles, a Roma o in altre città).

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da parte di Alfonso Navarra  e Mario Agostinelli - per il coordinamento dell'appello online su un fronte comune di lotta di ecologisti e pacifisti

CAR* tutt*,

in continuità con l'appello che abbiamo lanciato a fine novembre "contro la tassonomia UE pro nucleare e pro gas - per il rispetto dei referendum sui beni comuni", e tutte le mobilitazioni che abbiamo impostato su di esso con la collaborazione di WILPF Italia (le tende dei cittadini a Roma), abbiamo indirizzato una lettera con richiesta di incontro urgente al presidente del consiglio Mario Draghi.

Si tratta di fatto dell'aggiornamento dell'appello sotto citato ed è bene comunque continuare a raccogliere le firme online su di esso.

Si vada su: https://www.petizioni.com/notassonomianukerispettareferendum

Ovviamente una richiesta di incontro che ha come riferimento la scadenza del 12 gennaio è bene che sia rivolta come minimo una settimana prima!

Questo anche perché sono possibili nostre proteste a Roma ed anche sit in sotto l'ambasciata di Francia in piazza Farnese.

E' utile è sapere che sicuramente il 12 gennaio a Milano, con la collaborazione dell'Associazione Argonauti per la pace, siamo in presidio davanti alla sede di Edison in Foro Buonaparte 31 dalle ore 13 alle ore 15.

Edison è di proprietà di EDF: cioè prendiamo di mira l'industria nucleare francese e protestiamo ovviamente contro il nucleare civile e militare.

Portiamo in piazza un missile e forse anche un reattorino di cartapesta.

Dalle 18 alle 20 i primi firmatari della nostra iniziativa sono invitati a  incontrarsi online su zoom.

La ragione originaria del nostro appello di novembre stava chiara nel titolo:  UNICA LOTTA PER TAGLIO DEI SAD, POLITICA ECOLOGICA INDIPENDENTE, TASSONOMIA NO GAS E NO NUCLEARE.

Si trattava, in sostanza, di cercare di mettere insieme ambientalisti e pacifisti, che di solito camminano separati. E l'insieme delle firme raccolte sul nostro appello stava e sta ad indicare un buon avvio del lavoro. Come pure la qualità delle presenze ai nostri incontri on line (el 15 e del 22 dicembre, per citare gli ultimi).

Ecco perché segnaliamo la mobilitazione del 10 gennaio contro tutti i progetti sul gas e sulla conversione rinnovabile della centrale Civitavecchia: sentiamo la necessità del collegamento con tutta la vasta rete associativa e sindacale che in essa è coinvolta.

Vi si sottopone comunque anche la possibilità di firmare, se la condividete, una nuova richiesta online, più specificamente pacifista, sulla tassonomia UE che riassume in modo stringatissimo i motivi della nostra opposizione al nucleare.

Si può sottoscrivere su: https://www.petizioni.com/letteradraghinotassonomianucleare

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da parte di Alfonso Navarra e Mario Agostinelli

coordinamento iniziativa "Contro la tassonomia UE pro nucleare e pro gas, per il rispetto dei referendum sui beni comuni” 

OGGETTO: LETTERA APERTA AL GOVERNO (7 gennaio 2022): SCHIERARSI IN EUROPA, NELLA TASSONOMIA DELLE FONTI SOSTENIBILI, CONTRO L'INSERIMENTO DI NUCLEARE E GAS 

Signor presidente del Consiglio Mario Draghi

Le scriviamo a nome dei sottoscrittori di un appello già lanciato a fine novembre (si vada on line su https://www.petizioni.com/notassonomianukerispettareferendum) che ha raccolto forze ed esponenti ecologisti e pacifisti, fortemente critici sulla “transizione ecologica” così come viene delineata in Italia e in Europa dalle politiche governative e comunitarie: faremmo meglio anzi, se si fa un bilancio complessivo, a parlare di “non transizione ecologica”!

Ci sembra francamente vergognoso che la Commissione europea, il 2 gennaio 2022, abbia reso pubblica, e dunque praticamente ufficiale, una proposta, in verità da tempo preannunciata, di definizione degli aspetti climatici ed ambientali della classificazione delle fonti “sostenibili” in cui vengono appunto incluse sia l'energia nucleare che il gas!

Per quanto riguarda il gas si tratterebbe di una stolta reiterazione del modello centralizzato delle fonti fossili reso letale nel caso di investimenti aggiuntivi che comporterebbero ulteriori emissioni di climalteranti.

Per il caso del nucleare il silenzio o l'assenso del governo andrebbe oltre ogni più impudente previsione. Riteniamo infatti particolarmente inaccettabile da parte del governo italiano un disimpegno, perché qui entra in gioco il disprezzo del voto popolare nei referendum del 2011: il nostro ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, a Bruxelles ha di fatto dato, con ripetute dichiarazioni pubbliche, anche se non con atti formali, il suo via libera alla bozza nuclearista della presidente Von der Leyen..

Dovremmo, anche per lealtà istituzionale e democratica, darci da fare in Europa per creare uno schieramento antinucleare e non invece accodarci a Paesi filonucleari come la Francia; e questa presa di posizione dovrebbe essere manifestata da subito, cioè da prima del 12 gennaio, scadenza importante se consideriamo il percorso che la stessa nota ufficiale della Commissione UE indica per l’iter dell’atto delegato che darà corpo agli aspetti climatici e ambientali del regolamento UE 2020/852.

Il nucleare, per quanto lo si presenti proiettato verso una quarta generazione tutta di là da venire, non possiamo assolutamente considerarlo una fonte "pulita" né tantomeno esente da rischi (su questo condividiamo pienamente l'opinione del popolo italiano): comunque è una fonte “estrattiva” e sicuramente non rinnovabile; una tecnologia in ogni caso da non raccomandare e sostenere negli investimenti finanziari necessitanti di marchi certificati (e garantiti con soldi pubblici).

Siamo costretti pertanto a rinnovare per l'ennesima volta la nostra esortazione al suo governo di rispettare la volontà dell'espressione di voto popolare. Un popolo - ci scusi l'insistenza su questo concetto - cui dovremmo oltretutto essere riconoscenti per la sua lungimiranza, invece di bollarlo nei discorsi pubblici come "emotivo" e "irrazionale". Un esempio tra tanti: consideriamo che i quattro EPR francesi che avremmo dovuto costruire in base agli accordi Berlusconi – Sarkozy ci sarebbero venuti a costare non 3,3 miliardi ma circa 20 miliardi di euro a testa (e a Flamanville la centrale non è ancora pronta!).

Consentire che il nucleare sia inserito nella tassonomia UE servirà solo a nascondere l’aiuto allo Stato atomico francese indebitato da scelte queste sì irrazionali di “grandeur” degne di miglior causa. Perché tra i motivi di opposizione al nucleare non ultimo è il suo carattere proliferante dal punto di vista militare, oltretutto persino esplicitamente rivendicato dal presidente Macron.

Accettare nella tassonomia europea il nucleare è inquinare i futuri green bond europei fin dalla loro nascita. E collocarci anche il gas fossile, sia pure con limiti di C02 al kilowattore, è come incaponirsi a incardinare e a stabilizzare una fonte che invece dovremmo subito andare a ridimensionare sostituendola con le rinnovabili.

Su queste posizioni e per illustrarLe la nostra impostazione di conversione ecologica siamo disponibili ad incontrarci con lei in ogni momento.

Alfonso Navarra (cell. 340-0736871 alfiononuke@gmail.com) e Mario Agostinelli (cell. 335-1401703 agostinelli.mario@gmail.com)

Coordinamento della iniziativa “Contro la tassonomia UE pro nucleare e pro gas, per il rispetto dei referendum sui beni comuni” sottoscritta, tra gli altri, da:

Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Edo Ronchi, Massimo Scalia, Marco Bersani, Luciana Castellina, Eleonora Evi, Federico Butera, Antonia Sani, Patrizia Sterpetti, Massimo Serafini, Haidi Gaggio Giuliani, Vittorio Bardi, Guido Viale, Antonio De Lellis, Andrea Bulgarini - Ennio Cabiddu - Luigi Mosca – Oliviero Sorbini- Daniele Barbi - Fabrizio Cracolici e Laura Tussi - Keivan Motavalli - Gian Piero Godio - Maurizio Bucchia - Antonella Nappi - Marco Zinno - Enrico Peyretti  - Rocco Altieri - Mino Forleo - Vittorio Pallotti - Teresa Lapis - Angelo Gaccione - Giuseppe Natale - Renato Ramello - Sabina Santovetti - Alessandra Micozzi - Olivier Tourquet - Luciano Benini - Claudio Carrara - Elisabetta Donini –Ennio La Malfa, Renato Zanoli, 

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da parte di Disarmisti esigenti & partners verso un coordinamento antinucleare europeo (info: Alfonso Navarra cell. 340-0736871, Laura Tussi e Ennio Cabiddu)

La prima parte del testo riassume il comunicato UE. Siete pregati di fare attenzione alla seconda parte del testo che espone la nostra posizione politica

LA NOSTRA OPPOSIZIONE ALLA TASSONOMIA UE PRO NUCLEARE E PRO GAS CONTINUA SENZA AMBIGUITÀ

Per la UE nucleare e gas sono verdi”. Questo è un titolo apparso su Repubblica il 2 gennaio 2021 (oggi). Ma quasi tutti i giornali ne hanno parlato.

Sulla stampa nazionale ha avuto quindi spazio l'annuncio della Commissione UE che si riferisce alla possibile inclusione dell'energia nucleare e del gas naturale tra le fonti “sostenibili” da finanziare.

La Commissione europea ha avviato ad inizio 2022 le consultazioni con il gruppo di esperti degli Stati membri sulla finanza sostenibile e la piattaforma sulla finanza sostenibile su una bozza di testo di un atto delegato complementare di “tassonomia” (regolamento 2020/852) che copre le attività relative al gas e al nucleare.

La tassonomia dell'UE secondo la Commissione si propone di guidare e mobilitare gli investimenti privati nelle attività necessarie per raggiungere la neutralità climatica nei prossimi 30 anni.

Recita testualmente il comunicato della Commissione rinvenibile su: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_22_2

Il mix energetico esistente oggi in Europa varia da uno Stato membro all'altro. Alcuni Stati d'Europa sono ancora fortemente basati sul carbone ad alta emissione di carbonio. La tassonomia prevede attività energetiche che dovrebbero consentire agli Stati membri di avanzare verso la neutralità climatica da posizioni diverse.

Tenendo conto dei pareri scientifici e degli attuali progressi tecnologici, nonché delle diverse sfide di transizione tra gli Stati membri, la Commissione ritiene che il gas naturale e il nucleare possano svolgere un ruolo come mezzi per facilitare la transizione verso un futuro prevalentemente basato sulle energie rinnovabili. Nel quadro della tassonomia, ciò significherebbe classificare queste fonti energetiche a condizioni chiare e rigorose (ad esempio, il gas deve provenire da fonti rinnovabili o avere basse emissioni entro il 2035), in particolare perché contribuiscono alla transizione verso la neutralità climatica.

Inoltre, per garantire la trasparenza, la Commissione modificherà l'atto delegato sulla divulgazione della tassonomia in modo che gli investitori possano identificare se le attività includono attività nel settore del gas o nucleari e in quale misura, in modo da poter effettuare una scelta informata.

Prossimi passi del percorso istituzionale

Il comunicato della commissione UE delinea anche le tappe del percorso istituzionale che dovrebbe portare all'entrata in vigore del provvedimento.

La piattaforma sulla finanza sostenibile e il gruppo di esperti degli Stati membri sulla finanza sostenibile devono essere consultati su tutti gli atti delegati ai sensi del regolamento sulla tassonomia, dato il loro ruolo di esperti previsto dal regolamento sulla tassonomia. Avranno tempo fino al 12 gennaio per fornire i loro contributi.

La Commissione analizzerà i loro contributi e adotterà formalmente l'atto delegato complementare nel gennaio 2022. Sarà quindi inviato ai colegislatori per il loro esame.

Analogamente al primo atto delegato sul clima, il Parlamento europeo e il Consiglio (che hanno delegato alla Commissione il potere di adottare questo atto delegato) avranno quattro mesi per esaminare il documento e, qualora lo ritengano necessario, per opporvisi. In linea con il regolamento sulla tassonomia, entrambe le istituzioni possono richiedere ulteriori due mesi di tempo per l'esame. Il Consiglio avrà il diritto di opporsi a maggioranza qualificata rafforzata inversa (il che significa che per opporsi all'atto delegato è necessario almeno il 72% degli Stati membri (cioè almeno 20 Stati membri) che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell'UE), e il Parlamento europeo a maggioranza semplice (ossia almeno 353 deputati in plenaria).

Una volta terminato il periodo di controllo e ammesso che nessuno dei colegislatori si opponga, l'atto delegato (complementare) entrerà in vigore e si applicherà”.

La tassonomia dell'UE viene proposta dalla Commissione quale strumento di trasparenza basata su pareri scientifici per le aziende e gli investitori. Dovrebbe creare un linguaggio comune che gli investitori possono utilizzare quando investono in progetti e attività economiche che hanno un impatto sostanziale sul clima e sull'ambiente. Introdurrà obblighi di informativa a carico delle società e dei partecipanti ai mercati finanziari.

Per maggiori informazioni istituzionali si può consultare il sito web della DG FISMA sulla finanza sostenibile

https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/banking-and-finance/sustainable-finance_en

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Noi Disarmisti esigenti & partners siamo assolutamente contrari e stiamo rispondendo subito con una iniziativa rivolta alla stampa nazionale a cui chiediamo di fare il suo mestiere rispetto a una situazione che riteniamo molto importante: chiarire chi tra gli stessi ecopacifisti manifesta ambiguità rispetto all'opposizione contro il nucleare.

Questa ambiguità è una caratteristica della confusione che – a nostro parere - caratterizza il panorama politico contemporaneo e che non dobbiamo ulteriormente ingarbugliare: è bene che gli ecologisti facciano il loro mestiere e non si lascino mescolare con tesi che rappresentano, storicamente e logicamente, il contrario di ogni lotta che hanno condotto da quando sono nati e si sono riconosciuti come componente culturale e politica indipendente.

Ecco di seguito il testo base del nostro appello su cui stiamo raccogliendo sottoscrizioni (ancora modificabile su aspetti di contenuto e formali).

Possiamo ancora vincere la partita europea della tassonomia energetica ed è bene che chi si proclama per la giustizia sociale e ambientale dismetta ogni ambiguità sul nucleare

La stampa aiuti i cittadini in un chiarimento ormai non più rinviabile. Facendo il suo mestiere: porre le domande appropriate per accertare i fatti e gli orientamenti effettivi sui fatti!

Alfonso Navarra, Laura Tussi, Ennio Cabiddu (con il supporto di personalità che stiamo aggregando e si vanno aggiungendo) ...

22 dicembre: terzo rinvio dopo il 7 e il 15 dicembre.

La Commissione europea che aveva annunciato l’introduzione di gas e nucleare nella tassonomia delle fonti sostenibili non vara ancora l’atto delegato del regolamento 2020/852: ora dovrebbe riunirsi a metà gennaio per formalizzare una decisione che al momento – e per fortuna - non riesce ancora a prendere.

Nelle nostre speranze non dovrà assumerla mai e poi mai! Ed abbiamo molte probabilità che questo succeda, considerato che il Parlamento europeo può opporsi alla entrata in vigore dell’atto delegato ed in esso le posizioni antinucleari sono quasi maggioritarie in partenza.

Tutti questi rinvii da parte della Commissione significano che i vertici del potere europeo stanno litigando tra loro su un aspetto fondamentale della costruzione dell’Europa nel dopo Merkel: quale politica energetica darsi, e quali finanziamenti devono sostenerla con regolamenti e fondi pubblici orientanti gli investimenti privati. La presidente dell’Unione Europea e il vicepresidente, espressione di vecchi equilibri adesso in discussione, sostengono che vi è bisogno del nucleare e del gas e che questi devono rientrare nella tassonomia delle fonti energetiche da sostenere nella transizione ecologica.

Al contrario, in Germania il nuovo governo Scholz, includente i verdi nella coalizione cd “semaforo”, non è d'accordo sul rilancio del “nuovo” nucleare, sedicente “alleato delle rinnovabili”, tanto più che il Paese chiuderà già entro il 2022 tutti i suoi reattori.

Il governo italiano, fresco fresco di “patto del Quirinale”, non compie passi ufficiali ma nelle dichiarazioni pubbliche con il ministro della transizione ecologica prende inopinatamente posizione con i filonucleari guidati dalla Francia di Macron; infatti, il ministro Cingolani si sbraccia nel promuovere i mini-reattori nucleari che concretizzerebbero una Quarta generazione tutta di là da venire.  Per non parlare poi dell’araba fenice della fusione nucleare!

Questa sarà pure, nelle intenzioni dell’inquilino del MITE, una scelta non ideologica e “tecnologicamente neutra”; ma è comunque una decisione pubblica contraria ai referendum del 1987 e del 2011.  Noi, disarmisti esigenti, WILPF Italia, Laudato Si’ e partners, in collaborazione con personalità come Luciana Castellina, Edo Ronchi, Massimo Scalia, Guido Viale, Vittorio Bardi, Marco Bersani, Moni Ovadia e Alex Zanotelli, continuando l’esperienza della tenda antinucleare delle cittadine e dei cittadini a Roma, vantando coinvolgimenti dalla Germania, dalla Francia, dalla Svizzera, dalla Danimarca, dall’Inghilterra, ci siamo incontrati online per portare avanti la mobilitazione contro il rilancio del nucleare in Europa (e quindi in Italia).

Proprio il 22 dicembre abbiamo ribadito che ci opponiamo alla tassonomia pro-nucleare e pro-gas in Europa e alle decisioni di Cingolani perché, oltre le considerazioni di merito contro una fonte costosa, inquinante, insicura, collegata al militare, riteniamo sia obbligo istituzionale di un ministro della Repubblica italiana rispettare e far rispettare la volontà referendaria: un preciso mandato ricevuto dal popolo contro il rischio nucleare.

Non ci rassegniamo a che passi sotto silenzio questa manifestazione di disprezzo democratico (altro che green pass!) esercitata nelle sedi europee: di conseguenza ci diamo da fare nel coinvolgere le organizzazioni della cittadinanza attiva per far pressione dal basso sulle istituzioni che devono prendere la decisione. In questa prospettiva e a questo scopo l’opinione pubblica va sensibilizzata e risvegliata ed un aspetto di questo sommovimento di coscienza è rappresentato dal chiarimento che devono svolgere all'interno di loro stessi movimenti di nome ecopacifisti ma di fatto ambigui sul tema.

Anche la stampa, con la sua autorevolezza di servizio pubblico, in questo senso potrebbe essere d'aiuto ponendo a tali movimenti, adusi a produrre documenti e comunicati nelle più svariate occasioni, e che oggi i media identificano tout court con la lotta ecologista, una domanda cui finora sono sfuggiti.

Una domanda precisa, ed oseremmo dire coraggiosa, cui dovrebbero rispondere esponenti di tali movimenti, aprendo il dibattito sulle colonne dei giornali che avessero il coraggio di fuoriuscire dal riflesso condizionato di identificare erroneamente l'ecologismo con l'unico parametro della riduzione della CO2.

Eccola: davvero, cari giovani ispirati da figure più o meno carismatiche, pensate che la questione nucleare sia solo un “tema di dibattito” e non invece un elemento imprescindibile della identità di soggetti collettivi che si proclamino ecologisti e lavorino alla giustizia sociale e ambientale?

Non ritenete essenziale, in questa partita di enorme rilevanza della tassonomia europea, prendere chiara e netta posizione, contro il gas, va bene, ma anche contro il nucleare?

È importante per noi la mobilitazione sia a Bruxelles sia a Strasburgo nei prossimi mesi con tende e presidi europei di tutti gli antinuclearisti, cioè degli ecologisti e dei pacifisti conseguenti, in cui speriamo vengano a schierarsi a pieno titolo e con inequivocabile convinzione i nuovi marchi attrattivi dell'attivismo giovanile.

L'incendio della casa comune “Terra” a causa dell'inquinamento da CO2 non può essere estinto buttando benzina nucleare sul fuoco: questo deve essere affermato oggi in modo chiaro e limpido, perché, nell’emergenza che stiamo attraversando, non c’è, a nostro parere, più tempo per i se e per i ma sull’impiego anche parziale dell’atomo.

VERSO UN COMPROMESSO PRO NUCLEARE E PRO GAS NELLA TASSONOMIA UE? MOBILITIAMOCI PER IMPEDIRLO!

 

Link al collegamento online
https://us02web.zoom.us/j/82244651062?pwd=Q0RLTjFyVnl4Mmtmc1JjZVkzVnFOUT09

Libero confronto di opinioni tra ecopacifisti antinucleari
(a partire dai firmatari di https://www.petizioni.com/notassonomianukerispettareferendum)

MERCOLEDÌ 22 DICEMBRE 2021
Dalle ORE 18:30 fino alle 20:30 Italia

ID: 822 4465 1062
Codice: 2021

Organizzano, nell'ambito del percorso delle Tende antinucleari delle cittadine e dei cittadini:
Disarmisti Esigenti – Verso il Coordinamento antinucleare europeo - Mondo senza Guerre e senza Violenza – Argonauti per la pace – Spazio Foppette – Movimento Umanista
Diretta su Facebbok MSGV @foppette

L'incontro di domani è un evento su facebook (grazie alla gestione tecnica di  spazio foppette)

https://www.facebook.com/events/4286776108100738

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VERSO UN COMPROMESSO PRO NUCLEARE NELLA TASSONOMIA UE? MOBILITIAMOCI PER IMPEDIRLO! Libero confronto di opinioni tra ecopacifisti antinucleari il 22 dicembre 2021 alle ore 18:30

(i promotori di https://www.petizioni.com/notassonomianukerispettareferendum)

Collegato al percorso delle Tende delle cittadine e dei cittadini verso un coordinamento antinucleare europeo.

L'opportunità di classificare l'energia nucleare e il gas come investimenti sostenibili, anche dopo il Consiglio europeo del 16 e 17 dicembre, è questione ancora aperta (anche se non per molto, la partita sta per chiudersi) – mentre è certo che le norme della tassonomia UE nel loro basico impianto attuativo entreranno in vigore il 1° gennaio 2022.
La Commissione europea, come nell'incontro online del 15 dicembre ci ha riferito l'eurodeputata Eleonora Evi, ha annunciato che, per quanto riguarda appunto nucleare e gas, presenterà una proposta aggiuntiva entro il 22 dicembre 2021.

Il presidente della Commissione UE, Ursula Von der Leyen, non ha lasciato adito a dubbi sul fatto che “abbiamo bisogno del nucleare e del gas, durante la transizione”: per cui entreranno nella tassonomia. Nello stesso senso – scusate se è poco – si è espresso il vicepresidente Timmermans, responsabile del Green New Deal.

Il commissario europeo per l'energia, Kadri Simson, ha chiesto un "cambio di marcia sugli investimenti" nell'energia nucleare al fine di prolungare la durata dell ecentrali elettronucleari esistenti e mantenere gli attuali livelli di produzione fino al 2050.
Nel senso del compromesso con la Francia nuclearista (appoggiata dall’Italia) - i termini saranno i tutti da vedere - si è pronunciato anche il neo cancelliere tedesco Olaf Scholz, a capo della “coalizione semaforo” includente i Verdi: questo è sicuramente un elemento decisivo nel parallellogramma delle forze che porterà al risultato finale nel testo sull’atto delegato per la tassonomia.

Parallelogramma che deve includere anche la pressione di base degli ecopacifisti e degli ambientalisti, affinché il compromesso raggiunga il livello, per così dire, meno greenwashing e più alto possibile nel senso della coerenza ed efficacia ecologica.

Noi Disarmisti esigenti, in continuità con la Tenda delle cittadine e dei cittadini di Roma, avviata in due periodi con WILPF Italia (inizio dicembre e15 dicembre), stiamo pensando di organizzare, insieme agli Argonauti, una iniziativa analoga a Milano, sotto la sede di EDF in Foro Bonaparte: riteniamo che l’industria nucleare francese di Stato, al pari di ENI per il gas, sia il motore fondamentale del tentativo di rilancio del nucleare in Europa. Non è detto che la tenda a Milano sia piazzata proprio il 22 dicembre: comunque è nostra precisa volontà attivare al più presto uno strumento di controinformazione e sensibilizzazione.

Qui in Italia siamo obbligati anche moralmente ad impegnarci con particolare responsabilità in questa campagna, per evitare pastrocchi a livello europeo, perché dobbiamo rispettare il mandato antinucleare che il popolo italiano ci ha consegnato con i pronunciamenti referendari del 1987 e del 2011.

Decisivo sarà mobilitare, organizzando i gruppi antinucleari in tutti i Paesi europei, come già sta facendo la WILPF internazionale, il Parlamento europeo perché faccia opposizione all’atto delegato della Commissione entro 60 giorni dalla sua pubblicazione. Dovremo sicuramente scendere in piazza a Bruxelles e a Strasburgo presumibilmente nel febbraio/marzo 2022…

Daremo il massimo e non molleremo!

Info: Alfonso Navarra cell. 340-0736871

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Verso un compromesso sul nucleare nella tassonomia UE

 

Libero scambio di opinioni su zoom

tra i firmatari promotori di

https://www.petizioni.com/notassonomianukerispettareferendum

22 dicembre 2021 – ore 18:30 – 20:00

L'opportunità di classificare l'energia nucleare e il gas come investimenti sostenibili, anche dopo il Consiglio europeo del 16 e 17 dicembre, è questione ancora aperta (anche se non per molto, la partita sta per chiudersi) – mentre è certo che le norme della tassonomia UE nel loro impianto attuativo fondamentale entreranno in vigore il 1° gennaio 2022.

I criteri dell'atto delegato definiscono a quali condizioni gli investimenti sono compatibili con l'accordo di Parigi sul clima e con gli obiettivi ambientali dell'Unione europea. In futuro, la tassonomia sarà obbligatoria quando le aziende riferiscono su questioni di sostenibilità o lanciano prodotti finanziari verdi. Le nuove norme, che ora possono entrare in vigore, definiscono i criteri di sostenibilità per un'ampia gamma di settori economici. L'atto delegato specifica in dettaglio le condizioni alle quali numerosi settori produttivi (ad es. la generazione di energia) possono contribuire in modo significativo alla mitigazione dei cambiamenti climatici o all'adattamento agli stessi. Inoltre, sono definite linee rosse per tutti i settori al fine di escludere danni alla biodiversità, ai sistemi idrici o alla transizione verso un'economia circolare.

La Commissione europea ha annunciato che, per quanto riguarda appunto nucleare e gas, presenterà una proposta aggiuntiva entro il 22 dicembre 2021.

Il presidente della Commissione UE, Ursula Von der Leyen, non ha lasciato adito a dubbi sul fatto che “abbiamo bisogno del nucleare e del gas, durante la transizione”: per cui entreranno nella tassonomia. Nello stesso senso – scusate se è poco – si è espresso il vicepresidente Timmermans, responsabile del Green New Deal.

Ecco il discorso agli industriali europei della Von der Leyen, il 9 novembre del 2021, come riferito dall’ANSA:

"Dobbiamo rendere il nostro sistema energetico più resiliente agli shock di prezzo e di offerta" e "investire nelle rinnovabili è la scelta politica più ovvia. Abbiamo bisogno di fonti stabili: il nucleare e, durante la transizione, il gas naturale".

https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2021/11/09/von-der-leyen-avanti-su-stock-gas-ue-contro-caro-energia_e629c166-9f2f-4013-869d-30790a301813.html

Ed ecco Timmermans. Il titolo del dispaccio ANSA del 9 dicembre è “Proposta su gas e nucleare prima di Natale”.

Arriverà poco prima di Natale, probabilmente il 22 dicembre, la proposta della Commissione Ue sulla classificazione degli investimenti sostenibili, con l'inclusione di gas e nucleare.

Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans a un evento organizzato da Politico. "Penso - ha detto - che dobbiamo trovare un modo per riconoscere che queste due fonti energetiche svolgono un ruolo nella transizione energetica, non classificarle 'verdi', ma riconoscere il fatto che il nucleare è molto importante per ridurre le emissioni, e che il gas naturale sarà molto importante per passare dal carbone all'energia rinnovabile".

https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/energia/2021/12/09/ue-timmermans-proposta-su-gas-e-nucleare-prima-di-natale_79a7421d-6096-4d67-b154-3afcf16b85e5.html

Il commissario europeo per l'energia, Kadri Simson, ha chiesto un "cambio di marcia sugli investimenti" nell'energia nucleare al fine di prolungare la durata delle centrali elettriche esistenti e mantenere gli attuali livelli di produzione fino al 2050.

"I termini del dibattito sull'energia nucleare in Europa stanno cambiando" a causa dell'emergenza climatica e della necessità di decarbonizzare rapidamente il mix energetico dell'UE, ha detto Simson, che stava parlando alla cerimonia di apertura dell'Esposizione mondiale nucleare a Parigi.

La Commissione europea è sempre stata chiara sul fatto che il gas fossile era necessario solo come combustibile transitorio e non doveva essere considerato una fonte di energia a lungo termine.

Per il nucleare, tuttavia, la scelta di chiamarlo transitorio è ancora oggetto di controversie, con i sostenitori che sostengono che dovrebbe essere etichettato come "sostenibile" a causa della sua natura a basse emissioni di carbonio.

Divisione del nucleare in tre categorie

Secondo il commissario europeo per l'energia Kadri Simson,la proposta "sarà presto pronta ... e chiarirà se la produzione di energia nucleare, lo smaltimento dei rifiuti o la fornitura di combustibile possano o meno essere classificati come attività sostenibili per gli investitori."

I commenti di Simson suggeriscono che l'imminente atto delegato potrebbe dividere le attività nucleari in tre categorie: fornitura di combustibile, produzione di energia e rifiuti.

Nel senso del compromesso con la Francia nuclearista (appoggiata dall’Italia) si è pronunciato anche il neo cancelliere tedesco Olaf Scholz, a capo della “coalizione semaforo” includente i Verdi: questo è sicuramente un elemento decisivo nel parallellogramma delle forze che porterà al risultato finale nel testo sull’atto delegato per la tassonomia.

Ecco la dichiarazione di Scholz, risalente a questo 17 dicembre, come riportata dall’ANSA:

"Già da tempo la Germania ha preso la decisione che l'energia nucleare non prenderà parte alla transizione energetica" ma "è importante che ognuno possa proseguire il suo cammino senza minare l'unità dell'Ue", ha aggiunto Scholz, sottolineando che "non è un compito facile, ma alla fine dovremo trovare l'unità nonostante le diverse priorità che ci siamo dati"

(https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2021/12/17/energia-scholz-percorsi-germania-e-francia-sono-diversi_ad1fb380-7656-4d76-b0e7-a12a958afb7e.html)

Parallelogramma che deve includere anche la pressione di base degli ecopacifisti e degli ambientalisti, affinché il compromesso raggiunga il livello, per così dire, meno greenwashing e più alto possibile nel senso della coerenza ecologica.

Noi disarmisti esigenti, in continuità con la Tenda delle cittadine e dei cittadini di Roma, avviata in due periodi con WILPF Italia (inizio dicembre e 15 dicembre), stiamo pensando di organizzare una iniziativa analoga a Milano, sotto la sede di EDF in Foro Bonaparte: riteniamo che l’industria nucleare francese di Stato, al pari di ENI per il gas, sia il motore fondamentale del tentativo di rilancio del nucleare in Europa.

Qui in Italia siamo obbligati anche moralmente ad impegnarci con particolare responsabilità perché dobbiamo rispettare il mandato antinucleare che il popolo italiano ci ha consegnato con i pronunciamenti referendari del 1987 e del 2011.

Decisivo sarà mobilitare, organizzando gli antinucleari in tutti i Paesi europei, il Parlamento europeo perché faccia opposizione all’atto delegato della Commissione entro 60 giorni dalla sua pubblicazione. Dovremo sicuramente scendere in piazza a Bruxelles e a Strasburgo presumibilmente nel febbraio/marzo 2022…

 

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Il comunicato dell’europarlamentare Sven Giegold

GRUPPO VERDE/ALLEANZA LIBERA EUROPEA

 

L'eurodeputato Sven Giegold,portavoce della politica finanziaria ed economica del gruppo Verdi/ALE, ha commentato (si vada su: https://sven-giegold.de/en/green-light-for-eu-taxonomy/ ):

"L'introduzione della tassonomia dell'UE è una pietra miliare per i mercati finanziari più ecologici in Europa. La tassonomia dell'UE garantirà che in futuro i prodotti finanziari verdi finanzino realmente gli investimenti verdi. Metterà fine al greenwashing nei mercati finanziari. La tassonomia dell'UE incanalerà il denaro in investimenti urgentemente necessari per il futuro. Ora deve essere usata in modo pragmatico e non burocratico per avere effetto rapidamente. L'introduzione della tassonomia dell'UE è un grande successo per noi Verdi, per le imprese lungimiranti e per la società civile che da anni ci battiamo per essa. Ma è anche chiaro che la credibilità della tassonomia dell'UE è fondamentale per il suo successo. Il gas fossile e l'energia nucleare non hanno posto nella tassonomia dell'UE. L'energia nucleare e il gas fossile non sono né ecologicamente né economicamente sostenibili a lungo termine. Contiamo su un compromesso che rispetti la sovranità degli Stati membri per il loro mix energetico e allo stesso tempo non danneggi la credibilità della Tassonomia UE".

La mia valutazione del primo atto delegato della Commissione europea:

https://sven-giegold.de/en/com-taxonomy-hazards-remain/

Lettera aperta di oltre 250 professionisti della finanza sostenibile per regole di tassonomia credibili:

https://sven-giegold.de/wp-content/uploads/2021/04/08.04.2021-Open-Letter-to-EU-Commission-on-credible-Sustainable-Finance-rules-MEP-GIEGOLD-and-951-signatories.pdf

La mia petizione "Meltdown for Europe's energy transition: Stop the greenwashing of nuclear power and gas!" con più di 65.000 firmatari:

https://www.change.org/p/eu-commission-president-von-der-leyen-meltdown-for-europe-s-energy-transition-stop-the-greenwashing-of-nuclear-power-and-gas?utm_source=share_petition&utm_medium=custom_url&recruited_by_id=fcfa76e0-fb4b-11e5-a184-4daf85baadba

La mia petizione "Save the European Green Deal!" con quasi 70.000 firmatari:

https://www.change.org/p/eu-comission-urgent-petition-save-the-european-green-deal

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Documentazione dal sito ufficiale della Commissione UE

Regolamento tassonomico e atti delegati

Un primo atto delegato sulle attività sostenibili per gli obiettivi di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici è stato approvato in linea di principio il 21 aprile 2021 e formalmente adottato il 4 giugno 2021 per l'esame da parte dei colegislatori. Un secondo atto delegato per i restanti obiettivi sarà pubblicato nel 2022.

La pubblicazione del primo atto delegato è stata accompagnata dall'adozione di una comunicazione della Commissione dal titolo "Tassonomia dell'UE, rendicontazione di sostenibilità delle imprese, preferenze in materia di sostenibilità e doveri fiduciari: indirizzare i finanziamenti verso il Green Deal europeo", che mirava a trasmettere messaggi chiave su come il pacchetto di strumenti per la finanza sostenibile facilita l'accesso ai finanziamenti per la transizione. La presente comunicazione si basa sulla relazione sul finanziamento della transizione adottata dalla piattaforma sulla finanza sostenibile nel marzo 2021.

Il 6 luglio 2021 la Commissione ha adottato l'atto delegato che integra l'articolo 8 del regolamento sulla tassonomia per il controllo da parte dei colegislatori. Il presente atto delegato specifica il contenuto, la metodologia e la presentazione delle informazioni che le imprese finanziarie e non finanziarie devono comunicare in merito alla percentuale di attività economiche ecosostenibili nelle loro attività, investimenti o attività di prestito.

giovedì, 6 luglio 2021

giovedì, 4 giugno 2021

Nota: questo progetto è stato approvato in linea di principio dalla Commissione europea il 21 aprile 2021 e la sua adozione formale in tutte le lingue ufficiali dell'Unione europea è avvenuta il 4 giugno 2021, quando sono state rese disponibili tutte le versioni linguistiche.

 

TENDA ANTINUCLEARE  DELLE CITTADINE E DEI CITTADINI: IL SECONDO TEMPO DELLA MOBILITAZIONE.

PRESIDIO IL 15 DICEMBRE SOTTO IL MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE, INCONTRO ONLINE DALLE 17:30 ALLE 19:30, PARTECIPAZIONE ALLO SCIOPERO GENERALE DEL 16  DICEMBRE IN PIAZZA DEL POPOLO

meet.google.com/ykt-udfk-deo 

è il link per collegarsi con la discussione, collegata al presidio fisico, che prevede gli interventi  degli organizzatori Disarmisti esigenti e WILPF Italia, con Luciana Castellina, Elena Evi, Mario Agostinelli, Vittorio Bardi, Guido Viale e altri...
La tassonomia UE dopo le comunicazioni di Draghi alla Camera e al Senato. Il presidente del Consigio è in partenza per il Consiglio UE del 16 e 17 dicembre (la posizione sul nucleare civile non è però all'odg dell'incontro di Bruxelles).
La domanda cruciale, sottoposta a un libero scambio di opinioni, è: la coalizione semaforo che include i Verdi, al governo in Germania, si opporrà seriamente a questa nuova ufficializzazione del ruolo determinante del nucleare in Europa, sancita con ogni probabilità dal patto del Quirinale tra Italia e Francia?

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Nel presidio fisico la Questura di Roma ha autorizzato un numero massimo di sei persone presenti.

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Sotto riportato l'appello da sottoscrivere on line contro la tassonomia pro nucleare e pro gas per il rispetto dei referendum, sottoscrivibile al link:

https://www.petizioni.com/notassonomianukerispettareferendum

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Questa la scaletta dell'incontro online - organizzato con la collaborazione di Radio Nuova Resistenza - con inizio alle ore 17:30 e termine programmato alle ore 19:30

Presentazione di Alfonso Navarra - portavoce dei Disarmisti esigenti e moderatore dell'incontro - 10 minuti

Relazione di Patrizia Sterpetti  (WILPF Italia) e Ennio Cabiddu (Coordinamento antinucleare europeo) su conferenza stampa all'Hotel  Nazionale la mattina del 15 dicembre - 10 minuti

Introduzione di Mario Agostinelli - presidente Laudato Si' - 10 minuti

Interventi di 10 minuti:

Laura Castellina

Eleonora Evi

Vittorio Bardi

Guido Viale

Antonio De Lellis

Giuseppe Farinella

domande del pubblico 10 minuti

Interventi di cinque minuti

Keivan Motavalli

Luigi Mosca

Daniele Barbi

Ennio La Malfa

Oliviero Sorbini

Antonia Sani

Teresa Lapis

Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Conclusioni degli organizzatori (DE-WILPF Italia-Laudato si')

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NO TASSONOMIA UE PRO NUCLEARE E PRO GAS - RISPETTARE I REFERENDUM SUI BENI COMUNI!

PREMESSA

Siamo ad un passaggio cruciale sulla transizione energetica. Le lobby del nucleare e del gas stanno imponendo a Bruxelles l'inserimento di investimenti nucleari e a metano nel novero degli elenchi da finanziare in varie modalità con i fondi pubblici, cioé con i nostri soldi. Tutto procede silenziosamente e con la copertura da noi di Cingolani e Draghi, schierati nel dibattito europeo con la parte più conservatrice e avversa all'ecologia sociale ("integrale" secondo Papa Francesco) e alla diffusione delle fonti rinnovabili. Dobbiamo avviare una campagna, di cui la mobilitazione del 15 dicembre è solo un primo passo, che possa far intervenire su una simile rottura, coinvolgendo le giovani generazioni di attivisti, l'opinione pubblica e le rappresentanze democratiche e del lavoro. Di qui la nostra proposta di condividere, sottoscrivendola,  la presa di posizione dei Disarmisti esigenti, di Wilpf Italia e dell'Osservatorio del lavoro, supportata da personalità autorevoli quali Moni Ovadia e Alex Zanotelli. E Luciana Castellina, Haidi Giuliani, Massimo Scalia e Guido Viale. Ed è utile - crediamo - essere a conoscenza del fatto che proprio il 15 dicembre l'Associazione italiana nucleare, con la partecipazione di esponenti di governo (il Ministro degli affari europei Vincenzo Amendola e la sottosegretaria al MITE Vannia Gava), tiene un convegno alla Camera dal titolo: "Il nucleare decisivo per la transizione energetica".

Qui di seguito il testo della dichiarazione da sottoscrivere a supporto della campagna e poi riportato in basso, il comunicato di adesione dell'Osservatorio sul PNRR.

Segue anche adesione della Convenzione delle donne, che ringraziamo per avere fatto riferimento al tema dell'aumento delle spese militari e di come il settore militare sia anche un grande consumatore/sprecone enegetico ed un grande inquinatore: alla COP26 di Glasgow, consapevoli dell'intreccio tra minaccia nucleare/militare e minaccia climatico/ecologica, abbiamo lavorato per inserire il disarmo negli accordi di Parigi sul clima globale.

 

APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE UNITARIA IN VISTA DI BILANCIO 2022 E CONSIGLIO UE: UNICA LOTTA PER TAGLIO DEI SAD, POLITICA ECOLOGICA INDIPENDENTE, TASSONOMIA NO GAS E NO NUCLEARE

Il 15 dicembre al Senato il presidente del Consiglio Mario Draghi farà le sue comunicazioni ai parlamentari in vista del Consiglio Europeo che si terrà a Bruxelles il 16 e 17 dicembre. Sarà un vertice importante per l’Europa perché verranno discusse le priorità e gli indirizzi politici della UE e le prospettive del processo di integrazione dopo la chiusura dell’”era Merkel”.

Indichiamo proprio il 15 dicembre, nel pieno della discussione della legge di bilancio 2022, e alla vigilia dello sciopero generale del 16 dicembre indetto da CGIL e UIL, quale data per metterci insieme per la giustizia ambientale e sociale, a partire dal rispetto dei referendum del 2011, su acqua e nucleare, prefiguranti nel loro risultato inequivocabile un mandato popolare per un welfare che valorizzi i beni comuni e pubblici.

Siamo forze ed esponenti ecologisti e pacifisti, fortemente critici sulla “transizione ecologica” così come viene delineata dalle politiche governative: faremmo meglio anzi a parlare di “non transizione ecologica”, perché quello che costatiamo, nell’assemblaggio incoerente di politiche di bilancio, PNRR e prese di posizione in sede europea, è l’assenza di un qualsiasi serio disegno di attuazione, fondato su un ruolo trainante degli investimenti pubblici, di un Green New Deal degno di questo nome.

Quella che osserviamo con indignazione è la sudditanza, da parte del governo italiano, agli interessi dell’ENI nella politica energetica, ambientale e persino estera: in particolare il ministro Roberto Cingolani ci appare come l'esecutore di una deriva tecnocratica giustificata come "neutralità tecnologica", espressa con il mito infondato del nucleare di quarta generazione e da fusione.

Riteniamo inaccettabile, ad esempio, anche da un punto di vista di moralità democratica e istituzionale (il voto popolare sui referendum non può essere disprezzato!) che, su questa linea, Cingolani, a Bruxelles, per conto del governo italiano, abbia dato il suo via libera all’inserimento di nucleare e gas nella cosiddetta “tassonomia UE” delle tecnologie da raccomandare e sostenere negli investimenti finanziari necessitanti di marchi certificati (e garantiti con soldi pubblici) di “sostenibilità”.

Il nostro giudizio è che, di questa deriva, il principale motore sia la dirigenza dell’ENI che non intende cambiare rotta rispetto alla centralità del gas nella sua politica e nella politica energetica dello Stato.

Pensiamo che, a questo punto, occorra mobilitarsi contro la volontà, taciuta, ma chiara nei fatti, del Governo di non toccare neanche un euro dei finanziamenti pubblici a favore dei fossili (e non dimentichiamo che il nucleare, nel suo significato letterale, è una energia fossile!).

Si tratta non solo dei finanziamenti al CCS, sui quali è acceso da tempo lo scontro, ma di quella marea di 19 miliardi destinati ai "Sussidi Ambientalmente Dannosi" (SAD), cioè per le tariffe agevolate per gli impieghi di idrocarburi di cui fruisce un'ampia platea di settori imprenditoriali.

Ci rivolgiamo – per riempire le piazze come oggi è necessario - con particolare speranza e fiducia ai giovani attivisti che in questi ultimi anni hanno dato vita a grandi manifestazioni per superare l’emergenza climatica e ambientale: nuove politiche orientate alla piena occupazione “verde”, in una società strutturalmente pacifica (energie rinnovabili e disarmo!), trovano radici proprio in quel cambiamento radicale di rotta che essi invocano nei loro “strikes” per evitare il collasso incombente della civilizzazione umana.

La nostra proposta è di darci un primo appuntamento a Roma, dalle ore 15:00, in continuità con la Tenda antinucleare delle cittadine e dei cittadini, e di altre esperienze di attiva partecipazione sociale, sotto il Ministero dell’economia e delle finanze, in via XX Settembre, 97.

In collegamento con questa manifestazione, speriamo il più possibile partecipata, riteniamo utile organizzare un incontro on line alle 18:00 per commentare insieme il discorso di Mario Draghi, cioè il suo programma di candidato a perno “conservatore” per la gestione di nuovi equilibri neoliberisti in Europa.

Intendiamo proporre in alternativa, anche alle forze sindacali impegnate nello sciopero generale, soluzioni di conversione ecologica (bellissima espressione usata da Papa Francesco), che non ignorino le sfide epocali che siamo obbligati a fronteggiare: perché le ansie per “la fine del mese”, ce lo insegnano i giovani attivisti impegnati a spegnere l’incendio di una Terra che brucia, devono essere messe in relazione con la preoccupazione per la “fine del mondo” da scongiurare.

Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Mario Agostinelli, Alfonso Navarra, Patrizia Sterpetti, Massimo Scalia, Marco Bersani, Luciana Castellina, Antonia Sani, Massimo Serafini, Haidi Gaggio Giuliani, Vittorio Bardi, Ennio La Malfa, Renato Zanoli, Guido Viale, Antonio De Lellis

Ennio Cabiddu - Luigi Mosca – Oliviero Sorbini- Daniele Barbi - Fabrizio Cracolici e Laura Tussi - Andrea Bulgarini - Elio Pagani - Keivan Motavalli - Gian Piero Godio - Maurizio Bucchia - Antonella Nappi - Marco Zinno - Enrico Peyretti  - Marco Palombo - Rocco Altieri - Mino Forleo - Vittorio Pallotti - Teresa Lapis - Renato Napoli - Angelo Gaccione - Giuseppe Natale - Renato Ramello - Sabina Santovetti

Coordinamento organizzativo:

Disarmisti esigenti - Alfonso Navarra cell. 340-0736871  email alfiononuke@gmail.com;

Wilpf Italia Patrizia Sterpetti  cell. 320-7825935 email patty.sterpetti@gmail.com;

Laudato Si' - Mario Agostinelli  email agostinelli.mario@gmail.com;

Altre info su:

www.disarmistiesigenti.org

 

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DA PARTE DI OSSERVATORIO SUL PNNR

(COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITIZIONALE - LAUDATO SI' - NOSTRA!)

IL GOVERNO FERMI LA PROPOSTA DI INSERIRE NUCLEARE E GAS TRA LE ENERGIE VERDI IN EUROPA

Un conto è affermare che per realizzare gli obiettivi climatici c’è bisogno di un periodo di transizione a causa dei ritardi dei Governi europei nel realizzare gli obiettivi indispensabili per contenere la crescita della temperatura entro 1,5 gradi.Altro è spacciare nucleare e gas naturale per quello che non sono, cioè energie “verdi” come vento, sole, acqua, terra. Questo tentativo di alterare la verità punta a permettere ai paesi che hanno centrali nucleari di utilizzare i fondi europei per alleggerire i costi proibitivi del nucleare e ad altri di fingere di non sapere che il metano produce CO2, anche se in combustione meno del carbone, ed è molto inquinante nell’atmosfera per la dispersione derivante da estrazione e lavorazione.Il Governo italiano, in particolare il Ministro Cingolani, anziché mantenere una posizione limpidamente contraria ha appoggiato il pasticcio che l’Europa potrebbe approvare nei prossimi giorni, se i paesi ancora contrari non insisteranno per bloccare questo tentativo.Per di più i prezzi delle fonti fossili, soprattutto del gas naturale, sono esplosi, non tanto in rapporto con la ripresa post pandemia, quanto per un’enorme speculazione finanziaria che scommette sull’aumento dei prezzi di questi prodotti, usando come in passato i futures. Gli analisti non hanno spiegazioni per questi aumenti che non hanno fondamento economico ma puramente speculativo.La speculazione si batte solo se nel tempo più rapido possibile viene realizzato un piano di investimenti nelle fonti alternative, in coerenza con gli obiettivi europei per il 2030.  L’Italia ha l’obiettivo di 70 Giga Watt di fonti alternative al 2030, che al ritmo attuale non verrà mai raggiunto. Investimenti a ritmo incalzante e le indispensabili semplificazioni procedurali possono facilitare la realizzazione dell’obiettivo, ma il Governo pensa ad altro ed è in ritardo sugli stessi impegni presenti nel PNRR.In Germania il nuovo governo ammette di avere bisogno del gas nella transizione, ma conferma l’uscita dal nucleare entro il 2022, si impegna a dismettere il carbone entro il 2030, anziché il 2038, non pretende di fare passare il gas come fonte rinnovabile ma si impegna a realizzare centrali a gas solo per il periodo strettamente necessario.In Italia nulla di tutto questo. Né sincerità, né chiarezza, né un progetto sulle rinnovabili degno di questo nome. Anzi, attraverso Terna si continua con le aste per avere energia a disposizione per le fasi di carenza elettrica nella rete senza porre la condizione delle fonti di alimentazione e “dimenticando” che l’Italia ha la possibilità di usare i pompaggi dell’idroelettrico.Si parla di aste a 9 zeri i cui costi vengono scaricati sulle bollette elettriche, come del resto avviene con gli enormi costi dello smaltimento delle scorie nucleari.Per questo il Governo dovrebbe ripensarci, impegnando il Ministro Cingolani a cambiare strada. Il nucleare in Italia non è credibile, non ci sarebbe neppure il tempo entro il 2030 e in ogni caso dovremmo prima passare attraverso un referendum popolare che sconfessi quelli precedenti.Il Governo deve rendersi conto che sostenere il nucleare e il gas nella tassonomia verde comprometterebbe la sua credibilità in Italia e in Europa, costruita con impegni al G20 e alla Cop 26, e soprattutto confermerebbe che la spinta per la transizione ecologica erano solo parole, perché nei fatti prevalgono politiche a sostegno dell’uso delle fonti fossili climalteranti e dei gruppi economici e delle aziende che vogliono continuare a fare profitti scaricando le conseguenze su salute e ambiente. Sarebbe il fallimento della transizione ecologica di cui si parla nel PNRR e delle speranze che ha suscitato. Il PNRR diventerebbe solo uno strumento per spendere soldi allo scopo di finanziare i soliti gruppi economici e di potere.

Sosteniamo la proposta di un primo appuntamento a Roma il 15 dicembre prossimo, dalle ore 15,00, sotto il Ministero dell’economia e delle finanze, in via XX Settembre 97, in continuità con la Tenda antinucleare delle cittadine e dei cittadini, e altre esperienze di attiva partecipazione sociale.

Mario Agostinelli, Alfiero Grandi,  Jacopo Ricci,  Massimo Scalia  11/12/2021

 

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La convenzione delle donne - #governodilei aderisce e sostiene la
mobilitazione proposta da Disarmisti esigenti, Wilpf Italia e
Osservatorio del lavoro, contro l’inserimento di investimenti nucleari e
a metano negli elenchi da finanziare con fondi pubblici, con la
convinzione che non possa esserci un femminismo che non sia
autenticamente ecologista e che sia ipocrita parlare di transizione
ecologica e contemporaneamente portare le spese per la difesa armata
nell’anno 2021 alla quota di ben 25 miliardi di euro, in barba alla
grave crisi economica che stiamo attraversando, ignorando che il settore
della difesa ha un elevato impatto negativo ambientale, essendo il più
grande utilizzatore di idrocarburi al mondo e il maggiore consumatore di
energia.
Le pressioni delle lobby del gas e del nucleare sulle scelte europee
trovano sponda in Italia grazie alla posizione conservatrice di Draghi e
Cingolani, che confligge con una transizione ecologica attenta al
sociale e all’utilizzo diffuso di fonti rinnovabili.
La mobilitazione proposta per il 15 dicembre coincide con il convegno
organizzato alla Camera e dal titolo che non lascia spazio ad ambiguità:
"Il nucleare decisivo per la transizione energetica".

Noi non ci stiamo, vogliamo praticare una transizione ecologica vera,
che preveda l’abbandono dei combustibili fossili, il rispetto del
risultato del referendum contro l’utilizzo di energia nucleare, la
riduzione drastica degli investimenti in campo della difesa.

Grazie per la lodevole iniziativa,

Ufficio Stampa Governo Di Lei

www.governodilei.it

Accordo di coalizione: "Protezione climatica rivoluzionaria" incompatibile con l'energia militare e nucleare

Mentre il nuovo governo tedesco si oppone

IL GOVERNO ITALIANO, AL RIMORCHIO DELLA FRANCIA, DICE SI AL NUCLEARE NELLA TASSONOMIA UE

NOI - DISARMISTI ESIGENTI E WILPF ITALIA, MONI OVADIA E ALEX ZANOTELLI - RISPONDIAMO CON LA TENDA DELLE CITTADINE E DEI CITTADINI  (con mascherine, distanziamenti e green pass)

Iniziativa che si svolge anche con incontri online dalle ore 17 alle ore 19. Ci si collega cliccando al seguente link: https://meet.google.com/mpv-oxgm-hyp

Riportiamo in fondo alla pagina il comunicato di adesione di Europa Verde

(Roma 6 dicembre 2021)

Di seguito il comunicato che abbiamo emesso il 3 dicembre. Rispetto ad esso la principale novità proviene dal nuovo governo tedesco che, avendo i Verdi in maggioranza, è indisponibile a votare sulla sostenibilità del nucleare e del gas nell'atto delegato della Commissione UE, sulla tassonomia UE. Tale provvedimento deve articolare, relativamente all'aspetto climatico, il regolamento 2020/852: ma Consiglio europeo e soprattutto Parlamento europeo possono opporsi. Sembra quindi che la decisione della Commissione UE, prevista per il 7 dicembre, slitti in attesa che si creino nuovi equilibri e compromessi tra le potenze guida dell'Europa. Questo dà tempo anche a noi, ecopacifisti di movimento, di organizzarci meglio e di sensibilizzare in modo ampio l'opinione pubblica. Ci mobilitiamo quindi perché la maggioranza antinucleare del Parlamento europeo possa farsi valere e non soggiaccia allo scambio indecente tra il SI al nucleare, voluto soprattutto dallo Stato atomico francese, e il SI al gas, sponsorizzato dal governo italiano sotto influenza ENI (e che può comunque tentare Berlino, fresca fresca di Nord Stream2).

Continuiamo a insistere perché il governo italiano la faccia finita con le sue ambiguità e prenda una posizione chiara nel rispetto dei referendum antinucleari cui è vincolato. Per questo proseguiamo con la nostra iniziativa della Tenda antinucleare davanti al MITE. Se Roberto Cingolani è convinto della bontà del nucleare di IV Generazione e crede alla favola della fusione nucleare, liberissimo di farlo come privato cittadino, ma non come ministro della Repubblica italiana!

Nell'incontro online svoltosi il 5 dicembre, in cui Alfonso Navarra, Ennio Cabiddu, Giuseppe Farinella, e Keivan Motavalli hanno interloquito con Massimo Scalia, Vittorio Bardi e Fabio Amato, è emersa la necessità, scendendo in piazza, di collegare la "battaglia europea" sulla tassonomia con l'impegno a intervenire su PNNR e bilancio italiani perché sviluppino politiche più coerenti con le intenzioni proclamate di un "Green New Deal".

Non possiamo accettare che il governo italiano sembri deciso a non toccare neanche un euro dei finanziamenti pubblici a favore dei fossili!

(Roma 3 dicembre 2021)

Secondo il Fatto quotidiano del 3 dicembre 2021 in un articolo a firma Marco Palombi, " il governo dice sì al nucleare (poi tocca al gas)". Questo nel titolo. Si sta parlando di "parere favorevole all'inserimento del nucleare nella cosiddetta tassonomia europea delle tecnologie adatte a garantire la neutralità climatica ".
In questo modo si farebbe " felice la Francia ormai super-alleata".
Per quanto riguarda il gas l'articolo ritiene che l'esecutivo appoggi l'Eni sottolineando la presenza di Di Maio accanto De Scalzi : l'ad del nostro ente idrocarburifero  proclama che le rinnovabili hanno dei limiti e che un ruolo centrale va dato all'idrogeno prodotto anche da fonti fossili.

L'atto delegato della Commissione UE sulla tassonomia è una partita non chiusa (il nuovo governo tedesco si opporrà al tandem franco-italiano ma il problema è un eventuale compromesso per la gestione complessiva dell'Europa) ma che si risolverà nei prossimi mesi.

Noi ecopacifisti (in particolare Disarmisti esigenti, WILPF Italia e partners), non dormiamo affatto e diamo appuntamento alla Tenda antinucleare delle cittadine e dei cittadini davanti al MITE in via Cristoforo Colombo a Roma. Si tratta insieme di un festival delle analisi, delle idee e delle proposte e di un presidio fisico dalle ore 17 alle ore 19 con gazebo davanti al Ministero della Transizione ecologica dal 1 al 7 dicembre.

Il 1 dicembre abbiamo lanciato la nostra iniziativa con Moni Ovadia in videoconferenza dallo SCUP di Roma, un centro sociale occupato sotto sfratto.

Questo governo deve rendersi conto che chi difende i referendum antinucleari e per i beni comuni in nome e per conto del popolo italiano è ancora in campo ed è intenzionato a sbarrargli la strada, in Italia e in Europa.

Su un punto è bene che siamo chiarissimi e non diamo adito ad equivoci:  la modalità con cui avvengono le nostre manifestazioni è nel rispetto delle norme di prevenzione antiCovid vigenti nel nostro Paese: quindi mascherine, distanziamento e green pass (o certificato di tampone valido).

Bisogna telefonare e prenotare agli organizzatori perché al presidio del 4 e del 5 dicembre possiamo essere in cinque persone e al presidio del 6 dicembre possiamo radunarci in massimo settanta persone.

Per info alfiononuke@gmail.com   

Alfonso Navarra cell. 340-0736871  Patrizia Sterpetti cell. 320-7825935 

LA TENDA ANTINUCLEARE DELLE CITTADINE E DEI CITTADINI E' PROMOSSA DA DISARMISTI ESIGENTI E WILPF ITALIA CON LA COLLABORAZIONE DEI PRIMI FIRMATARI DELLA INIZIATIVA ONLINE "RISPETTARE I REFERENDUM" (si vada su: https://www.petizioni.com/rispettarereferendum) 

Alex Zanotelli - missionario comboniano
Moni Ovadia - artista, ebreo contro
Mario Agostinelli e Guido Viale - Laudato Si'
Marco Bersani - Convergenza per la Società della cura
Antonia Sani - WILPF Italia
Ennio Cabiddu - Sardegna pulita
Ennio La Malfa - Accademia Kronos
Luigi Mosca - scienziato, Armes Nucleaires STOP
Daniele Barbi - comitato antinucleare di Treviri (Germania)
Antonio Mazzeo - campagna scuole smilitarizzate
Marco Palombo - attivista no war Roma
Marco Bertaglia, attivista di Extinction rebellion, formatore alla nonviolenza
Sabina Santovetti, attivista di Extinction rebellion
Laura Tussi - Peacelink
Fabrizio Cracolici - Memoria e futuro
Francesco Lo Cascio - Rete ambasciate di pace
Mario Di Padova - Lega Obiettori di coscienza
Massimo Aliprandini - obiettore di coscienza alle spese militari
Giuseppe Farinella - Il Sole di Parigi
Olivier Tourquet - Pressenza
Alessandra Mecozzi - Fiom-CGIL
Elisabetta Donini - ricercatrice su Donne e scienza
Antonella Nappi - Donne, difendiamo la salute
Pierangelo Monti e Enrico Peyretti - animatori di impegno nonviolento
Luciano Zambelli - Lega per il disarmo unilaterale
Celeste Grossi - pace, disarmo Arci Lombardia
Marco Salomone, WEEC
Enrico Gagliano, No TRIV
Roberto Brambilla, Lista Civica Italiana
Vittorio Pallotti, CDMPI
Pinella Depau - Cagliari Social Forum

Adriano Ciccioni - Ban the Bomb (referendum digitale globale)

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ECCO IL FESTIVAL RADIOFONICO DELLA TENDA ANTINUCLEARE DELLE CITTADINE E DEI CITTADINI

CON LA COLLABORAZIONE DI RADIO NUOVA RESISTENZA

(IL PROGRAMMA E' DA COMPLETARE CON ALTRI INTERVENTI PROGRAMMATI)

PER COLLEGARSI SU GOOGLE MEET: https://meet.google.com/mpv-oxgm-hyp

4 dicembre 2021 – sabato

ACQUA E NUCLEARE LA STESSA LOTTA PER I BENI COMUNI

Nell'ambito della Tenda dei cittadini - iniziativa dal 1 al 7 dicembre contro la tassonomia della Commissione UE che intende includere l'energia nucleare tra le fonti decarbonizzanti per gli investimenti privati e pubblici - si discute con Alex Zanotelli di difesa dei referendum sui beni comuni: acqua ed energia

5 dicembre 2021 –  domenica

INCONTRO SU LEGGE DI BILANCIO E PNRR

Nell'ambito della Tenda delle cittadine e dei cittadini - iniziativa dal 1 al 7 dicembre contro la tassonomia della Commissione UE che intende includere l'energia nucleare tra le fonti decarbonizzanti per gli investimenti privati e pubblici - si discute con Massimo Scalia e Vittorio Bardi di PNRR e legge di bilancio dal punto di vista della transizione ecologica. Sono intervenuti come relatori anche Fabio Amato, Giuseppe Farinella, Keivan Motavalli.

6 dicembre 2021 – lunedì

INCONTRO SU ENERGIA DI PACE E TERRESTRITA’

Nell'ambito della Tenda delle cittadine e dei cittadini - iniziativa dal 1 al 7 dicembre contro la tassonomia della Commissione UE che intende includere l'energia nucleare tra le fonti decarbonizzanti per gli investimenti privati e pubblici - si discute con gli autori del libro "Memoria e Futuro" (Alfonso Navarra, Fabrizio Cracolici e Laura Tussi) e con Antonella Nappi,  di energie di pace, di femminismo e terrestrità. Interventi programmati di esponenti di WILPF Italia (Bruna Bianchi, Teresa Lapis, Rosa Omodei) e, per Planet 2084 ,  di Gaia Pallottino.

7 dicembre 2021 – martedì

IL COORDINAMENTO ANTINUCLEARE EUROPEO

Nell'ambito della Tenda dei cittadini si discute con Alfonso Navarra, Ennio Cabiddu, Luigi Mosca, Daniele Barbi  e Patrizia Sterpetti e Antonia Sani di come costruire un coordinamento antinucleare europeo a partire dal percorso già avviato con la catena umana di Buchel del 5 settembre 2021.

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MERCOLEDÌ 01 DICEMBRE 2021 10.53.21

Energia: Europa Verde, aderiamo all'iniziativa antinucleare

ZCZC6373/SXA XPP21335018035_SXA_QBXB R POL S0A QBXB Energia: Europa Verde, aderiamo all'iniziativa antinucleare (ANSA) - ROMA, 01 DIC - "Aderiamo convintamente all'iniziativa promossa da Disarmisti esigenti, WILPF Italia, Missione Mediterraneo e Associazione Laudato Si', con la collaborazione di Radio Nuova Resistenza, per una tenda antinucleare, un gazebo che, a partire da oggi e per una settimana, ospitera' una serie di incontri volti ad approfondire le ragioni per cui il nucleare non dovrebbe essere incluso nella tassonomia verde dell'UE". Cosi', in una nota, Fiorella Zabatta e Marco Boato, co-Presidenti del Consiglio Federale Nazionale di Europa Verde, che proseguono: "E' incredibile come, a scadenze piu' o meno regolari, in Italia, si torni a parlare di nucleare dopo la bocciatura che i cittadini italiani hanno gia' avuto modo di decretare con ben due referendum". "Mentre molti Paesi europei, Germania compresa, stanno abbandonando la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, qui qualcuno pare intenzionato a votare il suo inserimento in una tassonomia definita 'verde'. Al contrario, noi riteniamo fondamentale che tutta l'Europa superi una tecnologia energetica rischiosissima e costosissima. E non siamo soli". "Il nucleare, come ha recentemente sottolineato il Premio Nobel per la Fisica 2021, prof. Giorgio Parisi, è da escludere in Paesi densamente abitati come l'Italia. A sottolinearne il carattere anacronistico è, invece, il candidato Verde alle Presidenziali francesi, Yannick Jadot. Riteniamo di primaria importanza realizzare una vera e propria svolta nelle politiche energetiche che abbia come punto centrale il rilancio delle rinnovabili e l'abbandono di fossili e nucleare. Per questo, - concludono Zabatta e Boato, - come Verdi, lavoreremo accanto ai comitati e alle associazioni". (ANSA). IRA-COM 01-DIC-21 10:52 NNNN

 

di Alfonso Navarra - portavoce dei Disarmisti esigenti

I leader del G20 che si incontrano a Roma delineano un mondo che, ingabbiato nelle logiche della competizione di potenza, non riesce a cooperare per le sfide globali neanche al livello minimo  necessario.

La coesione occorrente dovrebbe esercitarsi innanzitutto contro il COVID19, che ha già causato 5 milioni di vittime e quasi 250 milioni di contagiati. Qui il problema è la cessione dei brevetti e delle tecnologie per potere conseguire l'obiettivo indicato dall'OMS: vaccinare il 70% della popolazione entro l'inizio della nuova sessione dell'Assemblea generale dell'ONU nel settembre 2022.

Non viene recepito l'elementare principio che "ci si salva tutti insieme" e che quindi l'egoismo intelligente è aiutare il Sud del Pianeta ad affrontare la carenza di strutture sanitarie e di farmaci efficaci.

Si insegue una ripresa economica globale tentando di stabilire un'agenda comune fra Paesi più industrializzati ed economie emergenti: sono, ad esempio, sul tappeto la minimum tax del 15% sui profitti digitali delle multinazionali, l'allocazione di 650 miliardi di diritti speciali di prelievo del FMI a favore dei 190 Paesi membri, la riforma del WTO...

Si è divisi, in vista della COP26 di Glasgow, sulle politiche da adottare contro il riscaldamento climatico ed è notevole che lo stesso obiettivo di 1,5°C di aumento per Cina, Russia, India, Brasile sia considerato non tassativo.

Il nodo è quanto deve essere valutata la CO2 scaricata nel passato: solo dopo aver fatto questo calcolo si può mettere la Cina sul banco degli imputati perché vuole azzerare le emissioni solo nel 2060.

Sul tappeto vi sono i 100 miliardi di dollari annui che le nazioni più ricche dovrebbero destinare a quelle povere.

 

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GIORNATE DI MOBILITAZIONE
VOI G20, NOI IL FUTURO
 
Il 30 ottobre a Roma, si riuniscono i governi del G20 sotto la presidenza italiana Draghi: gli stessi poteri, le stesse ricette, gli stessi interessi, la stessa ingiustizia
che ci hanno portato nella crisi e nella pandemia.
Noi facciamo convergere le lotte per la giustizia climatica, sociale e di genere
per la salute, l'istruzione, la dignità delle persone e del lavoro, la difesa dei beni comuni per liberare il mondo da armi, muri, debito illegittimo, razzismi e fascismi
per la rivoluzione della cura.

venerdì 29 mattina: students strike e corteo degli studenti e delle studentesse organizzato dalla Rete della Conoscenza e dai Fridays For Future

sabato 30 pomeriggio: manifestazione dei movimenti sociali con ritrovo alle 15 a Piazzale Ostiense (MM PIramide) e corteo fino a piazza Bocca della Verità

domenica ore 10-16: assemblea nazionale di convergenza dei movimenti sociali presso il Teatro Garbatella (MM Garbatella)

da giovedì 28 sera a lunedì 1 novembre mattina: Climate Camp organizzato dalla rete eco-sociale delle realtà romane, presso il LOA Acrobax

L'insieme di iniziative segna un fondamentale passo avanti nella convergenza fra i movimenti sociali: per dare l'idea, sia il corteo che l'assemblea nazionale vedranno assieme la giovane generazione ecologista dei Fridays For Future e di Extinction Rebellion con importanti vertenze operaie e del lavoro come la Gkn (annunciati 10 pullman dal Collettivo di Fabbrica), l'Alitalia, la Whirlpool; tutti i sindacati di base ma anche la Flc Cgil e la Fiom; tutti i movimenti sociali  ma anche le esperienze del mondo contadino e dell' agroecologia; le reti studentesche e i movimenti per l'abitare; la rete Fuori dal Fossile e il movimento No tav; le esperienze femministe e il Consiglio Nazionale Indigeno dell'Ezln del Chiapas... e molto altro ancora.

Tutte realtà che arricchiranno il corteo e che parteciperanno all'assemblea di domenica 31, che avrà lo scopo di confrontarsi tra tutte le vertenze in campo sia per rafforzare ogni singola lotta, sia per costruire una strategia comune di confronto e mobilitazione per il prossimo autunno-inverno, durante il quale molti nodi verranno al pettine e servirà la costruzione di una massa critica adeguata.

L'assemblea sarà strutturata con quattro interventi introduttivi, durante i quali prenderanno parola le realtà che in questi mesi hanno costruito processi reali di convergenza. Nello specifico, il primo intervento introduttivo sarà appannaggio della Società della Cura; il secondo della realtà femminista, nata all'interno della società della cura, che ha costruito percorsi di convergenza fra donne di diverse realtà; il terzo intervento sarà dei Fridays For Future per dare una prospettiva generazionale e sulla questione climatica; il quarto intervento sarà della Gkn, esempio di lotta operaia che è uscita dallo steccato per fare della propria vertenza una questione generalizzata. E, nel pomeriggio, interverrà la rappresentante del CNI dell'Ezln.

DEDICATO ALLE RAGAZZE E AI RAGAZZI

CHE SOGNANO UN FUTURO VIVIBILE

contro le banche fossili, armate e nucleari

Disinvestiamo dalla finanza insostenibile e iniqua che sovvenziona le produzioni di morte

a sostegno dell'inserimento del disarmo negli accordi sul clima proposto per la COP26 di Glasgow dagli ecopacifisti scozzesi

Dopo la contestazione a piazza Affari (sede della Borsa Italiana) delle ore 17

Incontro/discussione con gli attivisti

del Climate Camp (1 ottobre 2021 dalle ore 19)

c/o Centro sporttivo XXV aprile – via Giovanni Cimabue, 24 - Milano

Alfonso Navarra – portavoce dei Disarmisti esigenti

presenta gli obiettivi generali dell'iniziativa, che riflette sul possibile coordinamento di tre campagne di pressione in corso di svolgimento

Alex Zanotelli – missionario comboniano

introduce con un intervento videoregistrato un ragionamento sulla necessità di fermare le armi e le guerre per fare la pace tra gli uomini e con la natura

Andrea Bulgarini – Mondo senza guerre

Interviene sul significato del flash mob appena effettuato in piazza Affari proponendo le modalità dell’azione diretta nonviolenta

Teresa Lapis – WILPF Italia

Propone considerazioni sul concetto di cittadinanza globale e informa sulla campagna ICAN

Antonio De Lellis – ATTAC Italia

Relaziona su debito pubblico e finanza etica

Komm zur Menschenkette der Kampagne "Büchel ist überall! atomwaffenfrei.jetzt"

Una catena umana il 5 settembre ha circondato la base aerea di Büchel in Germania

Quasi 1.000 persone hanno protestato per il ritiro delle atomiche USA

e per l'adesione al trattato ONU per il divieto delle armi nucleari

Circa 1.000 persone hanno preso parte a una catena umana contro le armi nucleari nella base aerea di Büchel nella regione dell'Eifel oggi. Con l'azione, i pacifisti hanno chiesto, in previsione delle elezioni del Bundestag, l'adesione della Germania al divieto delle armi nucleari delle Nazioni Unite e il ritiro delle armi nucleari statunitensi di stanza in Germania. La catena umana è stata organizzata dalla campagna "Büchel è ovunque! atomwaffenfrei.jetzt".

Questo successo (relativo) di partecipazione si è avuto nonostante gli scioperi ferroviari, per cui si è stati in grado di inviare un segnale forte al mondo della politica tedesco impegnato nel voto fissato per il 26 settembre.

(Qui potrebbe essere interessante considerare che due tra i principali partiti concorrenti al cancellierato, la SPD e i Gruenen, hanno nel loro programma elettorale l’adesione al TPAN-trattato ONU di proibizione delle armi nucleari).

"Lo stallo nel disarmo nucleare deve finalmente essere superato. Il governo federale entrante non deve più ignorare il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, entrato in vigore a gennaio, e deve finalmente aderire!

Le argomentazioni dell'attuale governo contro questo trattato storico sono fragili. Invece, una corsa agli armamenti nucleari da miliardi di dollari è attualmente in corso ", hano affermato gli organizzatori della manifestazione.
Intorno alle 13., la catena umana si è chiusa, estendendosi dalla zona industriale di Büchel al Gate 1 della base aerea. Per mantenere le distanze e completare il percorso della catena umana, i manifestanti hanno usato nastri e striscioni.

Tra i partecipanti c'erano anche manifestanti provenienti da altri paesi europei: l’Olanda e il Belgio. Dall’Italia ha partecipato Alfonso Navarra, portavoce dei Disarmisti esigenti, che ha concluso gli interventi dal palco (per la registrazione video andare al link: https://www.youtube.com/watch?v=wxFABSdzBO0 ).

Il Prof. Karl Hans Bläsius (esperto di intelligenza artificiale dell'Università di Treviri) nel suo intervento ha trattato le possibilità crescenti di guerra nucleare per errore.

La politica di distensione oggi significa estendere le relazioni di cooperazione già avviate nel campo della politica climatica al settore della sicurezza e della pace", ha dichiarato Angelika Claußen, presidente di IPPNW Europe e co-presidente di IPPNW Germania.
La base aerea di Büchel è l'ultimo sito rimasto per le armi nucleari statunitensi in Germania. Per l'ammodernamento del sito, la base aerea sarà ampliata nei prossimi anni per 256 milioni di euro. Inoltre, l'approvvigionamento di nuovi sistemi di trasporto è imminente, il che costerà miliardi. La campagna per la cancellazione delle armi nucleari si oppone risolutamente a queste spese insensate. Non è sola a desiderare questo sbocco: nei sondaggi sull’opinione pubblica tedesca, ampie maggioranze sono state a favore del ritiro delle armi nucleari; e questo succede da anni.

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Catena umana antinucleare di Buchel 5 settembre 2021

  1. Qui sotto riportato l’Intervento di Alfonso Navarra dal palco di Buchel (CHE SI PUO’ ANCORA SOTTOSCRIVERE)
  2. Qui di seguito una lista dei firmatari:Alfonso Navarra per i Disarmisti esigenti  - Alex Zanotelli (missionario comboniano)Antonia Sani e Patrizia Sterpetti per WILPF ItaliaEnnio Cabiddu per Sardegna PulitaLuigi Mosca per Armes Nucléaires STOPMario Agostinelli per Associazione Ludato Si’

    Alessandro Capuzzo – per Centro Danilo Dolci Trieste

    Vittorio Pallotti per CDMPI

    Pola Natali Cassola – per Lega per il disarmo unilaterale

    Mario Di Padova – per Lega Obiettori di coscienza

    Fabrizio Cracolici e Laura Tussi – per Memoria e Futuro

    Giuseppe Farinella – Il Sole di Parigi

  3. Possono comunque essere inviati messaggi di solidarietà e adesione alla Campagna tedesca. A Trieste, organizzata dal Comitato pace e convivenza Danilo Dolci, si è tenuto contemporaneamente un presidio collegato alla catena umana. Alessandro Capuzzo ha partecipato il 1 settembre ad Amburgo alla Giornata della Pace, che si celebra in tutta la Germania, collaborando alla raccolta delle firme per un Referendum, che dichiari anche formalmente la città anseatica porto disarmato e di Pace. Referendum reso possibile da un parere emesso ad hoc  dalla Corte Federale Tedesca.

Catena umana alla base aerea di Büchel 

domenica 5 settembre 2021

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INTERVENTO DI ALFONSO NAVARRA, PORTAVOCE DEI DISARMISTI ESIGENTI, DAL PALCO DI BUCHEL

domenica 5 settembre 2021

TESTO IN TEDESCO

An diesem 5. September appellieren wir in Büchel an alle ATOMWAFFENGEGNER:INNEN IN EUROPA: SCHLIEẞEN WIR UNS ZUSAMMEN! LASST UNS UNSERE AKTIONEN KOORDINIEREN!

NEIN zu neuen taktischen Atomwaffen für das Atombündnis NATO!

NEIN zum Comeback der Stationierung von Mittelstreckenraketen in Europa!

NEIN zum Erstschlag mit Atomwaffen!

JA zum Atomwaffenverbotsvertrag!

Unser Ziel ist die weltweite Abrüstung aller Massenvernichtungswaffen, damit die bisher in die Rüstung fließenden Mittel zur Lösung der großen Probleme der Menschheit genutzt werden können.

Auf europäischer Ebene müssen wir verhindern, dass die sogenannte zivile Nutzung der Atomkraft den Stempel der Nachhaltigkeit bekommt. Und wir müssen auch vor den Gefahren der angeblich sicheren Endlagerung der radioaktiven Abfälle warnen. Wir dürfen uns dem Diktat von EU und EURATOM nicht beugen!

Setzen wir uns gemeinsam für eine Gesellschaft ein, die Frieden mit der Natur schließt: Schließen wir uns dem Glasgower Appell eines breiten Bündnisses von Umwelt- und Friedensorganisationen an!

Lasst uns ihrem Vorschlag folgen und den 4. November zu einem Tag der Mobilisierung gegen den militärisch-industriellen Komplex machen, der die Klima- und Umweltkrise vorantreibt.

Auf der UN-Weltklimakonferenz in Glasgow wollen wir fordern, dass die Abrüstung – und zwar insbesondere die Abrüstung der Atomwaffen – als ein absolut unverzichtbarer Schritt zur Verhinderung der globalen Erwärmung anerkannt wird.

Deshalb habe ich für die italienischen AtomwaffengegnerInnen an der Menschenkette in Büchel teilgenommen, in dem wir ein „neues Comiso" sehen.

Deshalb solidarisieren wir uns mit den Menschen, die heute dagegen protestieren, dass hier - wie auch in den Stützpunkten Ghedi und Aviano in Italien – die neuen Atomsprengköpfe vom Typ B61-12 stationiert werden sollen.

Wir wissen, dass die öffentliche Meinung in Deutschland unser Anliegen teilt, und hoffen, dass diese öffentliche Meinung sich auch in den Ergebnissen der Bundestagswahl am 26. September niederschlagen wird.

Wir hoffen, dass sich für uns alle in Europa dann neue Perspektiven eröffnen werden. Die italienische Antiatombewegung, die nach der Katastrophe von Fukushima 2011 mit 27 Millionen Stimmen für den Ausstieg aus der Atomkraft gestimmt hat, wird ihren Teil dazu beitragen, so wie ihr es hier heute tut. Dafür danken wir euch!

 

TESTO IN ITALIANO

IN QUESTA GIORNATA MANDIAMO UN APPELLO: ANTINUCLEARI EUROPEI - DONNE E UOMINI - UNIAMOCI E COORDINIAMOCI!

No alle nuove atomiche tattiche della condivisione nucleare NATO.

No al ritorno dei missili a media gittata in Europa.  (Il riferimento euromissili in Germania viene sempre ricordato come missili a media gittata  n.d.r.)

No al FIRST USE nucleare. (Sì al NO FIRST USE genera confusione in tedesco   n.d.r)

Si all'adesione al Trattato di proibizione delle armi nucleari, perché il nostro obiettivo è giungere ad una eliminazione effettiva in tutto il mondo delle armi di distruzione di massa e convertire produzioni e spese militari alla soluzione dei problemi comuni dell'umanità.

A livello europeo dobbiamo impedire che il nucleare cosiddetto civile sia catalogato tra le energie pulite; dobbiamo altresì denunciare i tentativi di spacciare per sicuri e definitivi i progetti attuali di depositi di scorie radioattive.

Non piegamoci ai diktat di Unione Europea ed EURATOM !

Lavoriamo insieme per una società che faccia la pace con la natura: raccogliamo l'appello proveniente da una ampia coalizione di ecopacifisti nonviolenti e antinucleari di Glasgow.

Seguiamo il loro suggerimento e facciamo del 4 novembre una giornata di mobilitazione contro il complesso militare-industriale che alimenta la crisi climatica e ambientale.

Alla Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite a Glasgow, vogliamo chiedere che il disarmo - ed in particolare il disarmo nucleare - sia riconosciuto come un passo assolutamente indispensabile per prevenire il riscaldamento globale.

Per questo sto partecipando per gli attivisti antinucleari italiani alla catena umana a Büchel, dove noi italiani auspichiamo una "nuova Comiso" (nel senso positivo della smilitarizzazione totale).

Ecco perché siamo solidali con le persone che oggi protestano contro il fatto che le nuove testate nucleari B61-12 saranno stazionate qui - così come nelle basi di Ghedi e Aviano in Italia.

Sappiamo che l'opinione pubblica in Germania condivide la nostra preoccupazione e speriamo che questa opinione pubblica si rifletta anche nei risultati delle elezioni del Bundestag del 26 settembre.

Speriamo che poi si aprano nuove prospettive per tutti noi in Europa. Il movimento antinucleare italiano, che dopo il disastro di Fukushima nel 2011 ha vinto un referendum con 27 milioni di voti per abbandonare il nucleare, farà la sua parte, come state facendo voi qui oggi. Vi ringraziamo per questo!

 

 

 

(info da: https://www.banthebomb.org/index.php/news)

Pace e clima alla COP26

Dal 1° al 12 novembre 2021, Glasgow ospiterà una delle conferenze più significative al mondo sull'ambiente e il cambiamento climatico, nota come COP26.

La COP26 non deve passare senza che i leader mondiali affrontinoi i massicci danni climatici causati dalla guerra e dai preparativi per la guerra. Le organizzazioni di pace in Scozia e nel mondo richiedono un'azione su tutte le forme di conflitto e militarismo, compresa la completa fine delle armi nucleari: senza questo, non ci sarà alcuna possibilità di porre fine alla distruzione ambientale, né alcuna speranza di ridurre le emissioni di gas a effetto serra al livello di cui abbiamo bisogno per evitare i peggiori effetti della crisi climatica.

Immergiti nelle risorse qui sotto per saperne di più su: Eventi e azioni che si svolgono alla COP26 (e nelle settimane precedenti); Opportunità di volontariato; Petizioni; Solidarietà e sostegno, in particolare per gli attivisti del Sud del Mondo; Risorse e materiali della campagna per saperne di più sui legami tra cambiamento climatico e guerra e per far uscire il messaggio; organizzazioni in Scozia e nel mondo che si stanno battendo per la pace e il cambiamento climatico.

Se sei interessato a saperne di più sugli eventi che si svolgono in Scozia in vista della COP26, o se vuoi aiutarci a pianificare e organizzare eventi o fare altri tipi di volontariato, ti preghiamo di contattarci! È possibile contattare singole organizzazioni tramite i collegamenti seguenti o mettersi in contatto con quelli di noi che organizzano per l'azione per la pace e il clima.

 

Eventi e azioni

26 settembre - Disarm for Our Planet: Die-In - In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione delle armi nucleari, stiamo organizzando "Disarm for Our Planet" - un die-in a livello marino a Faslane (e in tutta la Scozia) che richiama l'attenzione sui legami tra armi nucleari, danni ambientali e crisi climatiche. Scopri di più e unisciti a noi.

Proteste analoghe si svolgeranno in tutto il Regno Unito e in Europa. Scopri di più sulle azioni con sede nel Regno Unito tramite CND UKe consulta nuke-free europe network per ulteriori informazioni sul loro Mese dell'azione.

4 novembre - Giornata mondiale d'azione sui cambiamenti climatici e il militarismo - Le organizzazioni per la pace in Scozia e nel mondo organizzano azioni il 4 novembre, durante la conferenza COP26, per richiamare l'attenzione sui legami tra conflitto e cambiamento climatico. Si prega di controllare qui per ulteriori informazioni a breve, e fateci sapere se hai intenzione di organizzare un evento (o vuoi offrirti volontario per partecipare a qualche azione!).

7-10 novembre - Vertice dei popoli per la giustizia climatica - Organizzato dalla Coalizione COP26, il Vertice dei Popoli è uno spazio di convergenza globale per movimenti, campagne e società civile e fornirà un'alternativa al business come al solito di false soluzioni e inazione da parte di nazioni e corporazioni ricche. C'è un invito aperto per le iscrizioni fino al 30 agosto 2021 - scopri di più e invia una proposta qui.

Appello per volontari

Siamo alla ricerca di volontari che aiutino a organizzare un evento per la pace e il clima a Glasgow il 4 novembre 2021 - si prega di contattare campaigns@banthebomb.org per maggiori informazioni o per essere coinvolti!

Petizioni

Aperto alla firma: chiedere ai governi di impegnarsi a ridurre le emissioni militari significative alla COP26 - l'Osservatorio dei conflitti e dell'ambiente.

Aperto alla firma: Smettila di escludere l'inquinamento militare dagli accordi climatici - World Beyond War.

 

Solidarietà e sostegno

Rete famiglia: Se vivi a Glasgow o vicino a Glasgow e sei disposto ad aprire la tua casa agli attivisti in visita durante la COP26, prendi in considerazione la possibilità di registrarti per ospitare l'Homestay Network organizzato da Human Hotel, insieme a Stop Climate Chaos Scotland e cop26 Coalition.

Crowdfunder del servizio di supporto visti: Istituito dalla COP26 Coalition, l'obiettivo di questo crowdfunder è fornire supporto agli attivisti del Global South per ottenere visti di visita per la COP26. Scopri di più e sostielo all'appello qui.

Risorse

XR Peace ha una fantastica collezione di risorse, tra cui articoli, volantini, poster, loghi e grafica, affrontando i legami tra militarismo, conflitto e cambiamento climatico. Scopri di più e accedi alla collezione qui.

Gli scienziati per la responsabilità globale (SGR) hanno una vasta raccolta di relazioni e presentazioni sui legami tra il cambiamento climatico e l'esercito. Scopri di più e accedi alla collezione qui.

World Beyond War ha messo insieme una raccolta di articoli e schede informative sui modi in cui la guerra minaccia il nostro ambiente. Scopri di più e accedi alla collezione qui.

Organizzazioni della campagna

I legami tra guerra e cambiamento climatico sono troppo gravi e urgenti per essere trascurati. Le organizzazioni di tutto il movimento per la pace scozzese stanno facendo campagna per la COP26 e continueranno a lavorare per affrontare le due minacce all'umanità del cambiamento climatico e del militarismo per tutto il tempo necessario al nostro lavoro. Clicca sui nomi delle organizzazioni qui sotto per saperne di più su ciò che facciamo e contatta campaigns@banthebomb.org se si desidera che l'organizzazione sia aggiunta a questo elenco:

XR Pace

Aratri Trident

CND scozzese

Pace e Giustizia

Transizione Edimburgo

Ayrshire Club de Fnd

CND di Edimburgo

Glasgow Club de Football Club

Edimburgo Ferma la guerra

Campo di pace di Faslane

Casa delle Nazioni Unite Scozia

Operaio cattolico di Glasgow

Scozia nord-orientale CND

Medact Scozia

Quaccheri in Scozia

WILPF scozzese

Highlands contro il trasporto nucleare

NukeWatch

 

Coalizioni

La COALIZIONE COP26 è una coalizione della società civile composta da gruppi e individui provenienti da una serie di circoscrizioni elettorali in Scozia e nel resto del Regno Unito - tra cui molte organizzazioni di tutto il movimento per la pace - che si stanno organizzando per la giustizia climatica intorno alla COP26.

Stop Climate Chaos Scotland è una coalizione di oltre 60 organizzazioni della società civile in Scozia che si batte insieme sul cambiamento climatico, comprese organizzazioni di tutto il movimento per la pace.

 

 

Buchel, No first use e preCOP - e COP26 - verso il coordinamento antinucleare europeo

Sotto, dopo la convocazione dell'incontro online del 14 agosto 2021, sui punti sopra citati, con obiettivo la mobilitazione alla preCOP di Milano,  riportiamo gli appelli  di:

1 - Climate Open Platform

2- Climate Justice Platform (si prevede una assemblea preparatoria per il 12 settembre 2021)

3 - XR PACE Italia

L'appello di XR PEACE per Glasgow è rinvenibile al link:

 

Incontro organizzativo online il 14 agosto 2021(ore 16-20) al seguente link:

meet.google.com/zgd-svbc-cwj

Proseguiamo il cammino iniziato come Disarmisti esigenti e partners con due precedenti incontri online. Questo è l'avviso della discussione operativa che proponiamo, con lo  scopo di chiarimento organizzativo, non come proiezione esterna.
Questa volta sottolineiamo che facciamo uno speciale riferimento all'appello di XR PEACE dal Regno Unito per inserire il disarmo negli accordi di Parigi sul clima mobilitandoci con questo obiettivo alla COP26 di Glasgow, dal 1 al 12 novembre.
Nell'agenda della discussione focalizzeremo l'interesse su due scadenze:
1- in Germania, il 5 settembre a Buchel (preceduto dal referendum ad Amburgo per vietare l'attracco nel porto a chi trasporta armi: è prevista una manifestazione il 1 settembre cui partecipa il comitato di Trieste);
2- il 28 settembre, fino al 3 ottobre, alla preCOP di Milano,  che precede Glasgow.
Qui i movimenti si stanno attrezzando con contenitori (piattaforme) entro cui poter inserire, facendo rete, varie possibili iniziative.

E' stato inviato, da parte dei Disarmisti esigenti, documento sotto riportato di adesione alla Climate Open Platform, la Rete promossa dagli FFF, che ha un'ottica di pressione verso il livello istituzionale, ed abbiamo prenotato il 30 settembre l'Auditorium Valvassori Peroni per tenervi un convegno sul PIANO ENERGETICO E CLIMATICO ALTERNATIVO con particolare attenzione all'occupazione (si propone di lanciare uno studio da finanziare).
Lo stesso potrebbe essere fatto con la Climate Justice Platform, altra Rete promossa da altri soggetti di movimento, ad esempio i No TAV, che organizza un campeggio per contestare alla radice il meccanismo delle COP, giudicato però fallimentare in partenza "perché dietro la COP agiscono interessi finanziari che non hanno a cuore la tutela della vita e degli ecosistemi, ma la tutela di interessi privati".
Anche XR Italia sta organizzando un suo campeggio con un'ottica di "disruption": lo slogan è "solleviamoci a Milano"! L'idea è di organizzare azioni dirette nonviolente organizzandosi in "gruppi di affinità" auronomi, ma con strutture nazionali di supporto.

Una presenza autonoma e organizzata di XR PACE potrebbe essere utile perché potrebbe, sull'esempio inglese, dare voce e ruolo al mondo ecopacifista di solito ignorato. L'obiettivo di una azione simbolica potrebbe riguardare la contestazione delle banche armate e nucleari.

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Da parte di Alfonso Navarra - portavoce dei Disarmisti esigenti - cell. 340-0736871
www.disarmistiesigenti.org

I Disarmisti Esigenti, consapevoli dell'intreccio inestricabile tra minaccia nucleare-militare, minaccia ecologico-climatica e minaccia dell'ineguaglianza sociale, ed impegnati nei limiti delle loro possibilità e forze a contrastarle, sono convinti che la lotta per la pace debba promuovere la giustizia ambientale nel mondo: deve essere riconosciuto il diritto delle comunità e dei popoli a esercitare, in nome e per conto dell'umanità e della terrestrità, il pieno controllo sulle risorse naturali ed energetiche del proprio territorio.

La Climate Open Platform, nel suo appello, con giustizia climatica intende quel cambiamento sociale, economico e politico volto a fermare ed invertire gli effetti del cambiamento climatico e ridistribuire in modo equo risorse e benessere a livello globale, attraverso un ruolo forte degli stati e la centralità della democrazia reale e della partecipazione.

Condividendo questa premessa,  abbiamo deciso di aderire a questa importante e utile rete organizzativa, che vuole prendere voce in occasione della preCOP di Milano e COP26 del prossimo novembre a Glasgow (Scozia), dove si riuniranno le nazioni di tutto il mondo per decidere sul futuro di tutti gli abitanti del pianeta.

Il nostro contributo caratterizzante starà nello sforzo di fare convergere l'istanza antinucleare, intesa come opposizione all'atomo di guerra ma anche a quello presunto civile, con la priorità urgente delle campagne per la proibizione delle armi nucleari, il no first use, e il no al ritorno degli euromissili in Europa, nell'insieme delle tematiche di lotta dei movimenti per l'alternativa.
L'obiettivo è di inserire la valutazione delle attività militari e belliche - e quindi il disarmo come soluzione al grave inquinamento da esse prodotte - negli accordi di Parigi sul clima.

E' un obiettivo - il disarmo anche nel suo impatto ecologico - che riteniamo rientri del tutto logicamente nell'impegno complessivo degli altri convergenti nella Piattaforma, cioè, come recita l'appello della rete, "la difesa della vita sul Pianeta cui apparteniamo dall’approccio predatorio ed estrattivista che i potenti della terra hanno portato avanti negli ultimi secoli".

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CLIMATE OPEN PLATFORM: COSA VOGLIAMO?

Gli Accordi di Parigi della COP21 del 2015 sembravano un importante primo passo nella giusta direzione. A sei anni di distanza i risultati conseguiti sono largamente insoddisfacenti.

L’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi è stato messo in discussione, tanto che ora si parla di non superare i 2 gradi. Ma tra i due valori c’è un’enorme differenza rispetto all’impatto sugli ecosistemi e alla vita delle persone che vivono nelle zone più a rischio.

Siamo stanchi che la crisi climatica non venga presa sul serio e siamo stanchi delle promesse vuote di politici e governi di tutto il mondo. Sono stati fatti timidi passi avanti, ma non si è ancora agito con la necessaria urgenza e concretezza, mentre già si abbattono su di noi fenomeni meteorologici estremi, desertificazione e molti altri eventi cataclismici.
Siamo stanchi dell’opera di inquinamento e greenwashing del dibattito pubblico da parte delle compagnie petrolifere, delle lobby private e di tutti gli altri grandi devastatori del pianeta. Pensiamo sia importante che la vita sul pianeta venga difesa dall’approccio predatorio ed estrattivista che i potenti della terra hanno portato avanti negli ultimi secoli.

Per questo è fondamentale prendere voce in occasione della COP26 del prossimo novembre, a Glasgow (Scozia) dove si riuniranno le nazioni di tutto il mondo per decidere sul futuro di tutti gli abitanti del pianeta.

Le tappe di avvicinamento verso questo evento si terranno proprio nel nostro Paese, a Milanotra il 28 settembre e il 2 Ottobre. La Youth4Climate e la PreCOP sono chiamate ad avanzare raccomandazioni e a definire i temi chiave per i negoziati del mese successivo.

Diamo quindi vita al percorso “Climate Open Platform”. Come società civile movimenti vogliamo fare la nostra parte, monitorando e cercando di influenzare i processi istituzionali, in accordo con le associazioni e i movimenti che agiranno a Glasgow e che condividono il principio guida della nostra azione: la Giustizia Climatica.

Con giustizia climatica intendiamo quel cambiamento sociale, economico e politico volto a fermare ed invertire gli effetti del cambiamento climatico e ridistribuire in modo equo risorse e benessere a livello globale, attraverso un ruolo forte degli stati e la centralità della democrazia reale e della partecipazione.

Un impegno di giustizia che conferisce al riscaldamento globale una dimensione etica e politica, oltre che ambientale, e che esige di considerare l’impatto sproporzionato dei cambiamenti climatici sui cittadini e sulle comunità, sia nelle economie ricche che in quelle impoverite. I gruppi sociali e i popoli più vulnerabili sono infatti quelli che ne subiscono l’impatto maggiore anche se sono i meno responsabili delle emissioni climalteranti complessive. I diritti dei popoli, specialmente nelle aree del mondo storicamente e/o tuttora sfruttate, devono essere tutelati.

Premettendo che:

  • Nei rapporti IPCC (in particolare “Special Report: Global Warming of 1.5°C”), l’abbandono dei combustibili fossili è una costante per gli scenari di sviluppo che permetterebbero di raggiungere il traguardo degli 1.5°C. Pertanto è necessario che non siano autorizzati nuovi progetti di ricerca, estrazione, processazione (trasformazione) e consumo di combustibili fossili, e che si proceda ad una graduale riconversione di quelli esistenti, procedendo verso una giusta transizione.
  • UNFCCC sostiene che la transizione ad un’economia circolare sia necessaria: la produzione ed i consumi devono seguire i ritmi dettati dai reali bisogni umani compatibilmente con le risorse naturali. Abbandonando quindi l’idea di una crescita infinita in un mondo finito, anche la finanza deve cambiare radicalmente il suo approccio disinvestendo dalle fonti fossili e dai progetti estrattivi incompatibili con la tutela del pianeta e chi lo vive, reindirizzando le risorse verso iniziative realmente sostenibili e solidali.
  • Affinché la lotta per la giustizia climatica segua il consenso scientifico affidandosi alla migliore scienza a disposizione e affinché la comunità scientifica abbia un ruolo attivo nel contribuire a determinare gli obiettivi ed i passaggi della transizione verso uno scenario climatico stabile e sicuro per il pianeta e chi lo vive, la conoscenza scientifica deve essere libera, gratuita, accessibile e partecipabile. Nessuno deve trarre profitto sulla conoscenza scientifica e per questo ribadiamo anche la necessità che i vaccini per il Covid siano liberi dai diritti di proprietà intellettuale.
  • Numerosi studi e statistiche sottolineano il legame tra crisi climatica e violazioni dei diritti umani: il cambiamento climatico mette a rischio la sicurezza ed i mezzi di sostentamento di miliardi di esseri umani. I diritti umani (includendo ma non limitandosi a quelli sanciti nella carta internazionale dei diritti umani) e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, devono essere garantiti per tutte e tutti, ovunque. Assieme ai diritti umani vanno riconosciuti i diritti della natura, così come sostenuto dalle cosmogonie indigene.
  • I popoli e territori che stanno soffrendo per primi e più duramente gli effetti della crisi climatica hanno in comune un passato di sfruttamento da parte delle potenze coloniali e sono quelli che hanno minori responsabilità per la crisi climatica. La lotta per la giustizia climatica è quindi una lotta antirazzista e anticolonialista. È necessario smantellare il sistema che continua a perpetrare disuguaglianze e sfruttamento su scala globale. È necessaria l’introduzione di riparazioni verso le comunità del Sud Globale e le comunità indigene di tutto il mondo, esigendo il finanziamento immediato del Green Climate Fund e ripagandole appieno attraverso una redistribuzione di potere e risorse, nonché la cancellazione del debito dei paesi più poveri.
  • La lotta per la giustizia climatica è una lotta transfemminista che promuove l’abolizione dei ruoli di genere e delle dinamiche patriarcali nella famiglia, nella società, nell’economia, nella politica ed in ogni altro contesto.
  • È ormai appurato il legame tra pandemia, zoonosi e distruzione degli ecosistemi. La tutela degli ecosistemi è tutela del benessere e della salute umana, e poiché vige una relazione di interdipendenza tra ogni essere vivente, è importante che venga protetta. Al perseguimento di questo obiettivo sarà fondamentale la COP15 sulla Biodiversità che deve definire limiti più stringenti per la conservazione della biodiversità e opporsi a tutti gli interventi che la alterano, a partire dall’introduzione di specie invasive fino all’inquinamento di suolo, acqua e aria.
  • La crisi climatica mette a rischio milioni di posti di lavoro in tutto il mondo. Per tutelare le lavoratrici ed i lavoratori è necessaria una giusta transizione ecologica, che non può avvenire a loro spese. Devono essere definiti, attraverso percorsi partecipativi, piani per la giusta transizione per pianificare un nuovo modello di sviluppo sostenibile e creare nuovi posti di lavoro e misure di giusta transizione, ammortizzatori sociali universali, formazione permanente e riqualificazione professionale. I diritti delle lavoratrici e dei lavoratori devono essere tutelati ed i loro mezzi di sostentamento garantiti durante e dopo la transizione verso un’economia sostenibile.
  • Il nostro pianeta, l’unico che abbiamo, è un bene comune condiviso da chiunque lo abiti. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e ogni migrante deve vedersi riconosciuti i diritti fondamentali, soprattutto in una situazione di crisi pandemica e climatica che aumenta le disuguaglianze su scala globale. La COP26 deve procedere speditamente per il riconoscimento dei migranti ambientali e relativo sostegno a programmi di adattamento e riparazione di danni e perdite (loss & damages).
  • I progetti delle grandi opere inutili, dannose e inquinanti non sono più sostenibili e vanno favoriti interventi più localizzati che garantiscano la salute dei territori e di chi li abita.
  • Riconosciamo il fondamentale ruolo che un’istruzione gratuita e libera dai finanziamenti dei privati ha nel dare a noi e alle prossime generazioni gli strumenti essenziali per immaginare e praticare una transizione ecologica e un cambiamento giusto ed equo.

A partire da queste premesse, la Climate Open Platform si propone di essere uno spazio di convergenza politica e organizzativa, in cui continuare un lavoro collettivo basato sul confronto e il consenso tra tutte le realtà e gli individui che vorranno prendere parte alla costruzione di questo percorso.

Durante l’ultima settimana di settembre, in contemporanea con gli incontri di Youth Cop e Pre Cop, Climate Open Platform organizzerà a Milano l’Eco-social Forum, una settimana, di eventi, iniziative, dibattiti, azioni, che mettano al centro la battaglia per la giustizia climatica e sociale, e scenderà in piazza il 1 e 2 ottobre, tornando a portare nelle strade della città la lotta per un mondo più giusto.

Inoltre Climate Open Platform valuterà la partecipazione o la solidarietà ad azioni e mobilitazioni non violente per la giustizia climatica organizzate da altri/e attivisti/e, organizzazioni e movimenti, che promuovano un orizzonte di rivendicazione coerente con questo appello.

Verso e durante questi importanti eventi vogliamo costruire un percorso che faccia sentire la nostra voce, la voce di tutte e tutti, la voce di chi vuole dare un futuro diverso al pianeta.

Diffondiamo, partecipiamo, organizziamoci!

 

 

Hanno aderito fino ad ora: 

A Sud Onlus, ActionAid, ARCI, Associazione Terra!, Animal Save Italia, Attac, CGIL, Climate Save Italia, CUB,  Fridays for Future Italia, Fairwatch, Focsiv, Fondazione Univerde, Fondazione Finanza Etica, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Greenpeace Italia, Gruppo Abele, IPSIA – Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI, Health Save Italia, Laudato si’, Legambiente, Libera Contro le Mafie,  Link – Coordinamento Universitario, Mani Tese, Parents For Future,  Rete della Conoscenza, Rete degli Studenti Medi, Rinascimento Green, Sbilanciamoci!, Sì alle energie Rinnovabili No al Nucleare, Società della Cura, Teachers For Future, Unione degli Studenti, Unione degli Universitari,  UP – su la testa!, Valori.it, WWF Italia, WWF YOUng

ACRA, Arci provinciale Como, Arci Noerus, Arci Ecoinformazioni, Associazione Alfonso Lissi, Associazione Territori – Natura Arte Cultura, Associazione Futuro sostenibile in Lomellina OdV, Auser Como, Battito D’Ali, Cantiere Milano, CeVI – Centro di Volontariato Internazionale, Coordinamento ravennate Per il Clima-Fuori dal Fossile, Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona, Comitato referendario Acqua Pubblica Brescia, Comitato Baiamonti Verde Comune, Comitato La goccia, Comitato Salviamo il Parco Bassini, Comitato Chiapas “Maribel” di Bergamo, Colomba – Cooperazione Lombardia, Comitato milanese acqua pubblica, comitato No logistica di Trivolzio, Comitato No alla strada nel parco, Como Iubilantes, Rete dei Cammini, Comitato Parco Regionale Groane – Brughiera, CSF – Como senza frontiere, Circolo Ambiente Ilaria Alpi – Cantù, Comunità Laudato Si’ Pavia , Coordinamento No Pedemontana, Culturaintour, Fiab Como Biciamo, Dimensioni Diverse Onlus, Emergenzaclimatica.it, FIOM Milano, FIOM Lombardia, FLC Milano, Fondazione Gaia, Il sellino spiritato, Il Faggio sul Lago (Como), ISDE Medici per l’Ambiente sezione di Como, Istituto Oikos ONLUS, Lato B, Legambiente Lombardia, Libera Lombardia, Lipu Como, Orsa Pro Natura Peligna Sulmona, Milano Climate Save,  Movimento No TAP della Provincia di Brindisi, Mutuo Soccorso Milano-Lambretta, No Hub del gas Abruzzo, R.E.S.T.A, Rete della Conoscenza Milano, ReteScuole, Sportello Donna Pavia, Statale Impatto Zero, Stati Generali delle Donne Pavia, Studenti Tsunami, Unione degli Studenti Lombardia, We For The Planet, WWF Insubria, WWF Lombardia, WWF Trentino

Per adesioni info@climateopenplatform.org

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Verso la Precop di Milano: appello per un Climate Camp (infoaut.org)

Verso la Precop di Milano: appello per un Climate Camp

Tra il 27 settembre e il 2 ottobre si terranno a Milano alcuni appuntamenti preparatori alla COP26 di Glasgow. In 27 anni di esistenza, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici non è mai riuscita a imporre un netto cambio di rotta in termini di emissioni climalteranti e contrasto alla crisi climatica. Di fronte ai limiti della Conferenza delle Parti, abbiamo deciso di costruire uno spazio alternativo alla Youth COP e alla Pre-COP milanesi, un Climate Camp che si terrà a Milano dal 30 settembre al 3 ottobre. Per questo invitiamo tutte le realtà impegnate nella lotta politica, ecologica, transfemminista e per la giustizia sociale a farne parte e a contribuire alla costruzione della Climate March che proponiamo a Milano il 2 ottobre 2021. Per la costruzione di questa mobilitazione invitiamo tutt* all’assemblea pubblica del 12 settembre della Climate Justice Platform.

La nuova normalità in cui abbiamo imparato a vivere ha esacerbato vecchie disuguaglianze e ha cambiato il nostro modo di attraversare la realtà. Le nostre città si sono rivelate incapaci di fermare la pandemia in atto e quelle che verranno, perché senza alcun cambiamento strutturale ne verranno molte altre, come gli scienziati ci ripetono da 30 anni. La crisi umanitaria, che ha colpito in modo diverso le aree ricche e quelle povere del pianeta, è stata gestita cercando di proteggere prima di tutto l'economia e solo in secondo luogo la vita delle persone, alcune delle quali hanno continuato a lavorare ininterrottamente e con pochissime protezioni. Gli sviluppi di questa crisi hanno riconfermato che il benessere profondo delle persone, l'istruzione, la socialità e la salute mentale non rientrano tra le priorità del sistema in cui viviamo.

I governi hanno finto di ascoltare le richieste dei movimenti per la giustizia climatica, istituendo ad esempio in Italia il Ministero della transizione ecologica. Un Ministero che però non mette in discussione il modello di sviluppo capitalista, che continua a mettere al centro l'accumulazione di profitto anziché il benessere delle comunità.

Governi e aziende cercano consenso ricorrendo alla retorica della transizione che la crisi climatica ed ecologica rende necessaria. Questo "cambiamento", guidato dalla finanza e dai governi, consegna nelle mani delle grandi corporation un mercato che affonda le radici in nuovi territori da depredare e popolazioni da affamare per non rallentare la produzione. Per noi, invece, "cambiamento" significa far cessare immediatamente il paradigma della crescita infinita, fatto di estrattivismo e dominio esercitati sui corpi e sui territori, di sopraffazione e speculazione, di lavoro di cura invisibilizzato imposto ai corpi delle donne.

La serie di incontri preparatori e la COP26 si terranno in una fase storica decisiva, durante una crisi economica e sociale di dimensioni globali, in un momento in cui si deciderà il futuro della vita sul pianeta. Negli ultimi trent’anni il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sulla limitazione del danno e spesso non si è giunti che alla firma condivisa di generiche dichiarazioni di intenti, a volte senza riuscire nemmeno ad arrivare a un accordo, invece che affrontare i problemi ecologici da un punto di vista strutturale. Nel frattempo le condizioni generali dell'ecosistema sono peggiorate enormemente e la finestra temporale in cui l'agire può generare effetti sensibili si restringe ogni giorno di più. I governi non hanno coscienza della gravità della crisi in cui siamo: abbiamo affidato la nostra vita a persone che non sono adatte a proteggerla.

Le rivendicazioni dei movimenti per la giustizia climatica devono essere intersezionali, accogliendo e facendo proprio il principio think global, act local: per questo la Climate Justice Platform ha lanciato e sta costruendo appuntamenti di condivisione e convergenza come il Climate Camp (30/09-03/10) e la costruzione del corteo della Climate March (02/10). Crediamo che dopo tutto ciò che è successo negli ultimi anni sia davvero impossibile proseguire sulla stessa linea e che si debba riconoscere che le COP, pur avendo una minima capacità decisionale data dalle sanzioni che prevedono, sono espressione di un mondo in cui il potere finanziario e lobbistico domina su quello istituzionale. Nel frattempo siamo arrivati a un limite che l'intero sistema non può superare. In Italia, nonostante i problemi portati alla luce dalla crisi climatica e da quella pandemica, il governo Draghi ha impostato l'intero Piano di Ripresa e Resilienza con l'obbiettivo di rilanciare l'estrattivismo, le grandi opere inutili e le produzioni industriali inquinanti. Mentre la Sardegna brucia e la provincia di Como è devastata dalle piogge anomale di questo luglio, la salvaguardia e la cura dei territori vengono nuovamente sacrificati sull'altare della crescita e del profitto. Continua ad essere portata avanti una gestione delle risorse criminale e violenta, mentre il ministro della "transizione ecologica" ha definito la stessa come un "bagno di sangue", perpetrando la narrazione falsa della contrapposizione tra ambiente e lavoro. E mentre in Italia succede questo, il resto del mondo è anch’esso devastato da eventi atmosferici estremi, che sono destinati a inasprirsi sempre più.

La contraddizione tra capitale e vita è insanabile e ragionando con le stesse logiche che ci hanno condotto fin qui non è possibile trovare soluzioni.

Nell'ultimo decennio sono nate esperienze politiche nuove e globali, che seguono un dialogo costante nato tra le lotte per la decolonizzazione e per il superamento del patriarcato. Vorremmo cogliere questa occasione per dare vita a un momento largamente partecipato in cui si raccolga la saggezza collettiva, si confrontino idee e pratiche rivoluzionarie, analisi e esperienze di comunità, proposte di mutamento e pratiche quotidiane di liberazione dal sistema tossico di cui siamo tuttə vittime. Per questo invitiamo tutte le realtà impegnate nella lotta politica, ecologica, transfemminista e per la giustizia sociale a partecipare a questo appuntamento.

Mettere a disposizione uno spazio di discussione, confronto e azione come il Climate Camp, sentiamo sia un atto dovuto.

Per concludere, rinnoviamo il nostro invito il 12 settembre all'assemblea pubblica della piattaforma, dove verrà presentato il programma del Climate Camp (30/09-03/10) e dove costruiremo anche la Climate March del 2 ottobre.

Prenota il tuo posto al Climate Camp tramite il form che trovi al link sottostante:

https://climatecamp.wufoo.com/forms/zjnk7x604w4nj8/

Per aderire scrivi alla pagina!

- Kasciavìt

- C.S. Azadì

- Extinction Rebellion Milano

- Ecologia Politica

- GreenPeace Italia

- CSA Baraonda

- RiseUp For Climate Justice

- Macao

- Extincion Rebellion Italia

- Baronata

- Offtopic

- Survival International

-OurVoice

-Mezzocannone Occupato

-Laboratorio Insurgencia

-Coordinamento Kaos

-FridaysForFuture Napoli

-Qui si muore - SOS Molise

-Napoli, Chiaiano

-Rete Commons

-Stop Biocidio

- Centri sociali del nordest

- coord. Studenti medi Venezia Mestre

- Loco

- Assemblea permanente contro il rischio chimico-porto Marghera

- Comitato Opzione Zero

- No dal Molin

- Comitato no maxipolo

- FFF Treviso

- FFF Padova

- FFF Venezia Mestre

- FFF Trento

- FFF Vicenza

- Comitato no grandi navi

- pfasland Veneto

-Movimento NoTav

-Fridays for future alessandria

-Comitato Stop Solvay

-No deposito nucleare nè qui nè altrove

-Laboratorio Sociale Alessandria

-Casa delle Donne

-Nudm Alessandria

-Adl cobas Alessandria

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Extinction Rebellion - Italia

DAL G20 ALLA COP26. PASSANDO PER MILANO.

A luglio, i ministri dell’ambiente delle potenze del G20 - che rappresentano più del 90% della produzione economica mondiale - si sono riuniti a Napoli. Questo incontro avrebbe dovuto fornire un enorme trampolino di lancio verso la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite, la COP26, che si terrà a novembre a Glasgow. Ma così non è stato.

I paesi del G20 hanno fallito, ancora una volta. Hanno fallito nel trovare l’intesa sulla data per l’uscita definitiva dalla fonte fossile più inquinante, il carbone. Allo stesso modo, hanno fallito nel concordare il più ambizioso obiettivo di limitare il riscaldamento globale ad un aumento di 1,5°C.

Il prossimo passo avverrà a Milano, dove dal 28 settembre al 3 ottobre si terrà la YouthCOP e la PreCOP. La prima sarà un incontro di una delegazione di giovani e la seconda sarà l’incontro tecnico e politico preparatorio alla COP26 di Glasgow, la 26esima Conference of Parties, dove i leader globali si incontreranno per discutere dei cambiamenti climatici.

Anche noi saremo lì.

Perché le 25 COP precedenti non hanno agito davanti alla crisi in atto. Perché in 25 anni governi e media non hanno detto la verità, perché gli incontri dei grandi del mondo escludono la cittadinanza, opponendosi ad una sempre più necessaria democrazia partecipativa.

Per unirti alle Azioni Dirette NonViolente che porteremo a Milano come Extinction Rebellion trovi tutte le informazioni nella sezione “Come Partecipare” qui sotto.

MILANO CLIMATE CAMP

Intendiamo cogliere l’occasione per dare vita a un movimento largamente partecipato in cui si raccolga la saggezza collettiva, si confrontino idee e pratiche rivoluzionarie, analisi e esperienze di comunità, proposte di mutamento e pratiche quotidiane di liberazione dal sistema tossico di cui siamo tuttə vittime. Per questo invitiamo tutte le persone e le realtà impegnate nella lotta politica, ecologica, transfemminista e per la giustizia sociale a partecipare, contribuire e aiutarci nella costruzione del Climate Camp che si terrà a Milano tra il 30 Settembre e il 3 Ottobre 2021. Più informazioni sul Climate Camp sulla pagina facebook dedicata e sulla scheda dell’evento.

MOSTRA COMUNICARE LA CRISI

 Vogliamo organizzare una Esposizione Artistica Collettiva che generi idee nuove di comunicazione sulla crisi eco-climatica che possano ispirare modi diversi di comunicare la crisi, aggirando i blocchi psicologici difensivi, con messaggi stimolanti, fuori dai soliti schemi.

Per questo, nelle giornate di mobilitazione, al Tempio del Futuro Perduto di Milano, organizzeremo la mostra “Come comunicare la crisi Eco-Climatica?”. Ci piacerebbe che la produzione artistica si concentrasse sulla creazione di opere in formato poster, che crediamo possa rivelarsi fondamentale nel comunicare con un pubblico vasto e eterogeneo.

Per più informazioni riguardo al materiale artistico da inviare e la mostra, puoi scaricare, cliccando sulle parole, L’INVITO e LE ISTRUZIONI. La scadenza per la consegna delle opere e il 5 settembre, se deciderai di contribuire puoi compilare questo form, mentre per più informazioni puoi scrivere a xrartmilano@protonmail.com.

 From the 27th of September to the 3rd of October, we will organize a collective art exhibition called “How to communicate the Ecological and Climatic Crisis?”. We would like the artistic production to focus on the creation of works in poster format. All of the information and guidelines needed to partecipate can be found in THIS FILE, the deadline for the delivery of the artworks is September the 5th.

COME PARTECIPARE

Durante la mobilitazione a Milano in occasione delle giornate della PreCOP i Gruppi di Affinità e i Gruppi Locali saranno autonomi nel pianificare e realizzare azioni, coordinandosi tra loro e con il supporto dei gruppi di lavoro nazionali. Anche se non sarai fisicamente a Milano, il tuo contributo può essere fondamentale. Scopri come!

UNISCITI AD UN GRUPPO LOCALE

Contatta il Gruppo Locale più vicino a dove vivi, partecipa alle riunioni, alle formazioni, alla pianificazione delle azioni e per unirti ad un gruppo di affinità (vedi meglio sotto). In particolare, se vivi nella zona di Milano, contatta il gruppo locale a xrmilano@protonmail.com per partecipare all’organizzazione degli eventi!

FORMA UN GRUPPO DI AFFINITÀ

I Gruppi di Affinità sono i gruppi autonomi e operativi nelle azioni di Extinction Rebellion. Sono la parte fondamentale nella progettazione delle azioni! Osservando le richieste e i principi di Extinction Rebellion, chiunque può formare un Gruppo di Affinità insieme alle persone con cui si sente in sintonia ad entrare in azione.

Per formare un GDA (o unirti ad uno!) contatta ə ribelli del tuo gruppo locale o di quello più vicino a te e segui una formazione online o in presenza: qui trovi gli eventi in programma - se non ci sono formazioni che fanno al caso tuo, puoi contattare il gruppo locale più vicino oppure il Gruppo Escalation.

Fai già parte di un GDA? Coordinati con gli altri GDA per pianificare insieme le azioni di Milano attraverso il Consiglio delle Azioni, ogni venerdì alle 18! Per partecipare, scrivi a squirrel.xr@protonmail.comAssicurati che almeno una persona del tuo GDA stia partecipando alle chiamate del Consiglio delle Azioni!

ENTRA IN UN GRUPPO DI LAVORO DI XR SUPPORTO ITALIA

I gruppi di lavoro di XR Supporto Italia (SIT) sono dei gruppi che supportano i diversi aspetti delle azioni e mobilitazioni di Extinction Rebellion in Italia. C’è tanto lavoro da fare in questo super organismo e il contributo di ognunə è importante. Esplora i diversi gruppi di lavoro e scopri come meglio puoi contribuire col tuo tempo e competenze all’organizzazione del movimento.