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Siamo tutti - i movimenti per il disarmo nucleare - Premi Nobel per la Pace con  ICAN 

 

 CONFERENZA STAMPA SIAMO TUTTI PREMI NOBEL (l'iniziativa è un work in progress ancora in corso di definizione)

In contemporanea con le cerimonie ad Oslo per il conferimento del Premio Nobel per la pace 2017 ad ICAN 

(International Campaign to abolish nuclear weapons ) 

conclusione a Roma della Carovana delle donne per il disarmo nucleare 

ROMA 11 dicembre 2017

ore 12.00 - 13.00

sala "Caduti di Nassirya"

Palazzo Madama

presso il Senato della Repubblica

Presentazione: Loredana De Petris  - Modera: Antonia Sani – WILPF Italia

Relazioni sulle iniziative per il disarmo nucleare (di ritorno da New York e impegnati nella COP 23 di Bonn): Alfonso Navarra - Disarmisti esigenti- Giovanna Pagani (Wilpf Italia, Carovana delle donne per il disarmo nucleare) - Adriano Ciccioni (Campagna OSM-DPN), Giuseppe Farinella (Accademia Kronos- il Sole di Parigi – Energia Felice)

Interventi di organizzazioni che sono membri italiani ICAN (e comunque impegnate per la denuclearizzazione): Franco Dinelli  (Pax Christi), Giuseppe Padovano (No guerra No Nato), Manlio Giacanelli (IPPNW Italia), Olivier Turquet (Pressenza),  Patrick Boylan (Peacelink), Francesco Lo Cascio (Consulta per la Pace - Palermo)

 

Le Associazioni Premi Nobel per la Pace 2017 sono tutte invitate:

 

Associazione Italiana Medicina per la Prevenzione della Guerra Nucleare

Cormuse

Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo

PeaceLink

Rete Disarmo

Senzatomica

WILPF Italia

World Foundation for Peace

 

già membri ed in attesa tecnica di Registrazione:

Disarmisti esigenti

Pax Christi Italia

 

tutti i gruppi possono aderire ad ICAN – ed invitiamo caldamente a farlo - compilando il seguente form;

http://www.icanw.org/become-partner/

 

 

BONN - COP23

Il governo Gentiloni ha presentato il suo deludente piano energetico “a tutto gas”

Ma l'eliminazione dell'energia fossile è una “conversione logica” più che “ecologica” (anche verso una società pacifica)!

Di Giuseppe Farinella* (Energia Felice - Il Sole di Parigi) e Alfonso Navarra** (Disarmisti esigenti – AK) – 14 maggio 2017

Meglio tardi che mai: finalmente abbiamo la nuova Strategia energetica nazionale - SEN presentata, a COP 23 di Bonn in corso, dal governo Gentiloni, con un piglio retorico (“uno dei due grandissimi assi della politica industriale dei prossimi anni”) cui non corrisponde la realtà deludente del testo.

(Il documento ufficiale lo si può trovare alla URL: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/energia/strategia-energetica-nazionale)

La tempistica – la coincidenza con la manifestazione ONU che prosegue il percorso della COP 21 di Parigi - induce a pensare – non considerateci troppo maliziosi! - ad esigenze di immagine “verde” che prevalgono sulla sostanza “grigia”.

Si parla di “addio al carbone” nel 2025 – e questo è indubbiamente positivo (l'Italia sarebbe la quarta nel G7 a programmarlo) - ma il ruolo sostitutivo e dominante, nella cosiddetta “transizione energetica”, è di fatto assegnato non alle rinnovabili ma al gas, per il quale si propongono massicci investimenti infrastrutturali.

(Il primo pensiero corre alla Puglia e alla vicenda TAP contrastata dalla popolazione ma anche dalle Amministrazioni locali).

A garantirne l'attuazione si prevede una “cabina di regia”, in cui saranno coinvolti vari ministeri (in primo luogo Ambiente e Sviluppo economico, ma anche Economia, Trasporti, Beni culturali...).

Per la mobilità sostenibile, si prospetta l'obiettivo di 5 milioni di vetture elettriche al 2030, con incentivi da studiare per svecchiare il parco circolante: da finanziare sempre con bollette più care?

Perché, noi che , da ecopacifisti, abbiamo preparato la “missione collettiva a Bonn, per sensibilizzare sul “nesso su minaccia nucleare e mianaccia climatica” (è il titolo dei side event ufficiali che abbiamo incardinato come “Disarmisti esigenti” e WILPF Italia), ci dichiariamo insoddisfatti e lo abbiamo ribadito senza peli sulla lingua nel nostro intervento alla Conferenza ONU?

La concezione di questa SEN, secondo noi, in fondo, resta quella del governo Monti, incentrata sull'Italia come “hub del gas naturale”, con concessioni a nostro giudizio, ma non solo nostro, alquanto secondarie al settore delle rinnovabili.

Non si vede come, con l'idea neanche tanto nascosta che la quota di mercato del gas vada comunque tutelata, se non aumentata, possa essere raggiunta la “decarbonizzazione”, nel senso tecnico di zero emissioni di gas serra.

Se guardiamo il problema con gli occhi di Parigi e di Bonn, cioè  ponendo mente alla gravità del problema climatico, il giudizio su questa SEN dovrebbe essere logico: stiamo ancora perdendo tempo (e non ce n'è molto, secondo gli ultimi allarmi scientifici) sulla rivoluzione da compiere senza tentennamenti né contraddizioni verso le energie  veramente pulite.

Bisognerebbe invece puntare ad un “sistema rinnovabile” al 100% subito e proporre questo obiettivo come “imperativo”, secondo l'indicazione data da Hermann Sheer, l'autore della “Bibbia” per la completa riconversione del nostro sistema energetico (Edizioni Ambiente, 2012).

Qui a Bonn è ormai diventata quasi un luogo comune la frase: “Non dobbiamo più parlare di <conversione ecologica> ma semplicemente di <conversione logica>, di fronte ai moniti allarmati della comunità scientifica, sempre più compattamente preoccupata; ma anche alle tendenze evidenti del mercato: dopo l'accordo di Parigi si  è manifestamente invertito il trend di investimenti di  grandi banche e fondi privati dalle fossili alle rinnovabili! Ci torneremo su con i prossimi interventi.

Va anche considerato che l'Italia dovrà seguire l'Europa nel rivedere al rialzo gli obiettivi al 2030, se si vuole appunto dare seguito all'accordo di Parigi.

Bisognerà che il nostro Paese affianchi in questo caso la Germania – e non la Polonia e le altre Nazioni diciamo “paratrumpiane” dell'ex Patto di Varsavia.

E' notevole che in questo senso, in sinergia con i nuovi orientamenti dei grandi investitori privati, si stia muovendo parte dell'industria elettrica europea, inclusa l'ENEL, mentre un'altra parte, in Italia l'ENI, vuole continuare a basarsi essenzialmente su gas e prodotti petroliferi.

Dopo anni di aggressione masochistica, con il taglio agli incentivi, al nostro settore delle rinnovabili – ci si è messi d'impegno nel tentare di ammazzare un business che prometteva benissimo! - si fa ora una parziale marcia indietro, ma non è l'inversione ad U richiesta dall'Accordo di Parigi, come già l'industria più intelligente comincia a chiedere.

Sarebbe opportuno, a nostro avviso, fare il contrario: tagliare i 16 miliardi circa di sussidi alle fonti fossili dirottandoli alle rinnovabili. Insomma, niente più sostegno pubblico (a spese dei consumatori) all'incenerimento dei rifiuti con il CIP6, alla costruzione dei rigassificatori, alle facili trivellazioni su mare e su terra!

Con l'orizzonte degli obiettivi climatici sarebbe importantissimo adottare una carbon tax non più rinviabile, che potrebbe essere applicata innanzitutto nei settori riscaldamento e trasporti (oggi beneficiati con varie esenzioni fiscali per chi consuma carburante), con collegata riduzione della pressione fiscale sul lavoro.

(Questo spostamento del carico fiscale dal reddito e dal lavoro alle attività dannose per l'ambiente viene indicato come “riforma fiscale ecologica”).

Va modificato il modello che definisce il mercato elettrico come un sistema basato su un numero ridotto d'impianti di generazione centralizzata e sulla distribuzione capillare attraverso le reti elettriche di alta, media e bassa tensione verso piccoli e grandi consumatori, sempre in modo unidirezionale.

Per far fronte alla necessità di ricorrere a metodi di produzione d'energia elettrica sostenibili e in grado di fronteggiare la crescente domanda energetica a livello mondiale, le tecnologie della generazione distribuita, in particolare quella fotovoltaica ed eolica, permettono oggi di rendere disponibile energia pulita in prossimità dei punti di consumo, a prezzi sempre più competitivi.

Si tratta di appoggiare una nuova proposta di Direttiva UE che prevede espressamente che gli Stati membri debbano assicurare che le comunità locali abbiano diritto a generare, consumare, immagazzinare e vendere l'energia rinnovabile, anche attraverso accordi di acquisto di energia, senza essere soggette a procedure burocratiche esagerate e ad oneri sproporzionati.

La meta sembra quindi definita, quantomeno a livello europeo, nonostante il percorso normativo-regolatorio non sia omogeneo e lineare neppure all'interno del nostro continente.

Altro punto da non dimenticare: la conferma del “no al nucleare”, che il popolo sovrano ha affermato con ben due referendum. dovrebbe comportare una gestione seria e non affaristica (o affaristico-clientelare) del triste lascito delle scorie radioattive, cosa di cui l'attuale struttura SOGIN non ci garantisce affatto.

Nel corso degli anni la SOGIN ha accumulato ritardi nei lavori che sono arrivati fino al 170%, i costi preventivati sono più che raddoppiati e l'incremento di attività degli ultimi anni è un dato "drogato" perché è dovuto all'impegno sullo smantellamento delle strutture civili, mentre la parte nucleare è ancora al palo.

La morale di questo intervento è che dobbiamo prendere sul serio il “bando dei combustibili fossili” decretato a Parigi il 12 dicembre del 2015. Questo grande cambiamento richiede una “transizione” con aspetti di gradualità ma l'indirizzo del percorso deve essere chiaro: il passaggio al 100% rinnovabili deve avvenire quanto prima possibile, escludendo la “centralità del gas” o “l'imbroglio nucleare”. Tanto più se si considera che il modello energetico rinnovabile è intrinsecamente collegabile ad una società più pacifica, non fosse altro perché ciascun Paese può controllare risorse diffuse di cui dispone “a casa sua”, senza dipendere da situazioni esterne, magari da “stabilizzare” con pressioni o addirittura interventi militari.

O seguiamo una strategia coerente o proseguiamo per inerzia facendoci annebbiare da una cappa fumosa di parole: ma ci permettiamo ancora una volta, scusandoci della ripetitività, di mettere in guardia da questa seconda opzione, comoda ma catastrofica. Il risultato più probabile di essa sarà di ottenere che il Pianeta, rotto l'equilibrio, faccia fuori la nostra arrogante ma stupida specie.

Dovremmo parafrasare la formula di Albert Einstein sulle armi nucleari, e qui a Bonn stiamo provando a condividerla con molte orecchie consenzienti: “O l'Umanità farà a meno dei combustibili fossili, o la Terra farà a meno dell'Umanità!”.

* da Bonn ** da Milano

 

Sotto riportato: il testo della presentzione powerpoint che hanno supportato gli interventi a Bonn di Giuseppe Farinella, durante gli “Eventi collaterali ufficiali” su “Nesso tra minaccia climatica e minaccia nucleare”.

Questi eventi si sono svolti al ….

 

Slide 1

Accordo di Parigi COP21 e Strategia Energetica  Nazionale in ITALIA 

 

Slide 2

Piano Energetico  Nazionale

Fino al 2030 manca 2050

Incentivi diretti e indiretti alle fossili in particolare gasolio, kerosene e metano.

Scarsi incentivi alle rinnovabili

Manca transizione mobilità elettrica

Conferma no nucleare ma non seria gestione del problema scorie radioattive

Slide 3

Mercato Elettrico  (grafico)

Nel 2016 310 Twh (-2% 2015 -8% 2011)

42% da fonti rinnovabili

Possibile grid-parity al 2030

 

Slide 4

Generazione distribuita

800.000 impianti già connessi alla rete

Gestione integrata energia

Stabilità della rete

 

Slide 5 e Slide 6

Nostre proposte per la SEN

80% generazione elettrica da rinnovabili al 2030 (linea Sheer)

Elettrificazione consumi energetici per 100% rinnovabili al 2050

Vettore idrogeno e biogas per mobilità pesante

Smart grid e generazione distribuita

Associazione consumatori per controllo dal basso

Car sharing elettrico nelle città

Dismissione entro 5 anni di tutte le centrali a carbone

Aumento efficienza in tutti i settori

Carbon tax

Trasporto pubblico su ferro

Reale trasferimento di Knowhow ai paesi in via di sviluppo per permettere transizione diretta alle rinnovabili

Aperto alla firma il Trattato sulla messa al bando delle armi nucleari: giorno storico per il disarmo

20.09.2017 Rete Italiana per il Disarmo

Aperto alla firma il Trattato sulla messa al bando delle armi nucleari: giorno storico per il disarmo

Inizia la mobilitazione della società civile coordinata da Campagna Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo per convincere il Governo a firmare e ratificare: “Italia Ripensaci!”. La proposta: i cittadini e le cittadine firmino simbolicamente il Trattato #nuclearban

Oggi è un giorno storico per chi crede nel disarmo e vuole la completa eliminazione degli inumani ordigni nucleari dalla faccia della Terra. Alle ore 8:00 di New York e nell’ambito dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si apre infatti alla firma degli Stati il “Trattato sulla proibizione delle armi nucleari” (Nuclear Ban Treaty). La cerimonia sarà aperta dal Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres seguito dal Presidente dell’Assemblea Generale, dal Presidente del Costa Rica e infine come rappresentanti della società civile internazionale il Presidente della Croce Rossa Internazionale e Beatrice Fihn coordinatrice della campagna ICAN (di cui Senzatomica e Rete Disarmo sono parte).

Inizia dunque la fase di adesione formale alla prima norma internazionale che mette fuorilegge le più potenti armi di distruzione di massa. Si tratta di un passo ormai non più rimandabile, come testimoniano le tensioni internazionali che in questo momento coinvolgono anche la proliferazione nucleare. Sono circa 15.000 le testate ancora presenti nel mondo, in leggera diminuzione numerica ma in continuo e problematico ammodernamento. Una tendenza pericolosa e da fermare. Al momento si prevedono le firme da parte di 53 Stati, entro questa settimana, un buon viatico per le 50 ratifiche necessarie affinché il Trattato possa entrare in vigore.

Come noto l’Italia non ha sostenuto questo percorso di disarmo multilaterale sia votando contro la risoluzione in Assemblea Generale dello scorso anno che convocava una Conferenza di elaborazione del Trattato, sia non partecipando alle negoziazioni di New York concluse lo scorso luglio con l’approvazione di un testo condiviso.Per questo motivo Rete Italiana per il Disarmo e Campagna Senzatomica hanno deciso di lanciare proprio oggi un’iniziativa di pressione sul Governo. Sotto lo slogan “Italia Ripensaci!” verranno raccolte diverse iniziative e azioni con il fine di convincere Esecutivo e Parlamento a cambiare rotta allineandosi a quello che è il sentire comune degli italiani: che le armi nucleari di distruzione di massa siano messe al bando!

Il mese scorso in Giappone, alle cerimonie in ricordo dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki cui ho partecipato, si respirava un entusiasmo davvero nuovo! – commenta Lisa Clark di Rete Italiana per il Disarmo e co-presidente dell’International Peace Bureau – In particolare sono stati gli Hibakusha (i sopravvissuti delle atomiche del 1945) a considerare finalmente ascoltata la loro voce. Peccato che il Governo Giapponese, così come quello italiano, abbia deciso di non firmare il Trattato contro le armi nucleari”. I sindaci delle due città distrutte 72 anni fa sono stati nei loro discorsi molto determinati nel ritenere inaccettabile che l’unico Paese che abbia subito le conseguenze dell’uso in guerra delle armi nucleari non firmi tale norma che tutta la popolazione chiede con forza. Una situazione simile a quella italiana “A noi, in Italia, è stata risparmiata la distruzione atomica, ma anche le cittadine e i cittadini italiani chiedono al proprio Governo di unirsi al percorso multilaterale che renderà il mondo libero da armi nucleari. Dobbiamo far sentire la nostra voce” conclude Lisa Clark. In questo senso le città italiane che fanno parte del coordinamento internazionale Mayors for Peace (iniziativa lanciata nel 1982 dall’allora sindaco di Hiroshima) stanno per inviare una lettera al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri come sostegno al Trattato sulla messa al bando delle armi nucleari.

Lo strumento scelto dalle campagne italiane per il disarmo nucleare è quello della “sottoscrizione simbolica” da parte dei cittadini del testo del Trattato. Atto chiaro e forte per dimostrare che se il Governo e la politica non riescono ad interpretare il vero sentire della popolazione saranno gli stessi cittadini a farsi carico di un sostegno al percorso multilaterale di disarmo nucleare. Per ottenere questo importante risultato èfondamentale il sostegno di tutti ed è importante che associazioni, organizzazioni, Enti Locali, semplici cittadini facciano la propria parte prendendo posizione e gridando “Italia Ripensaci!” con la propria sottoscrizione simbolica

La mobilitazione delle organizzazioni che fanno riferimento a Rete Italiana per il Disarmo e Campagna Senzatomica non però una novità di oggi. Dtempo e con continue sollecitazioni al Governo, che non ha mai voluto rispondere direttamente, abbiamo chiesto che l’Italia sostenesse il Trattato di messa al bando delle armi nucleari: la nuova fase di azione in avvio parte dunque con il supporto già raccolto. un supporto sostanziato in particolare nelle oltre 150.000 firme che Senzatomica ha raccolto negli ultimi mesi in occasione degli appuntamenti territoriali della mostra itinerante che illustra le problematiche delle armi nucleari

Noi di Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo abbiamo partecipato ad entrambe le sessioni della Conferenza per negoziare il Trattato sulla messa al bando delle armi nucleari, con lassoluta convinzione che un nuovo strumento legale internazionale fosse necessario e urgente affinché nessuno sperimenti piùl’atrocità di tali armi di distruzione di massa – dichiara Daniele Santi, Segretario Generale di Senzatomica – Questo Trattato è l’espressone di un sentire umano condiviso, di un desiderio popolare diffuso anche negli Stati nucleari o dipendenti dal nucleare, come lItalia. Ora è il momento che gli Stati si uniscano e firmino il Trattato per garantirne lefficacia e luniversalità. Come società civile, sosteniamo i governi che sono in prima linea in questo momento storico, e uniamo le nostre voci affinché anche il Governo italiano decida di essere dal lato giusto della storia.

Da oggi inizia un percorso che dovrà portare alla firma e ratifica da parte dell’Italia del Trattato sulla messa al bando delle armi nucleari. L’intenzione è mostrare alla politica e al Governo cosa pensano veramente i cittadini italiani delle armi nucleari, e dobbiamo farlo con coraggio. Come quello avuto da Stanislav Petrov,l’ufficiale sovietico recentemente scomparso che nel settembre 1983 rifiutò di rispondere con ordigni nucleari all’allarme di attacco nemico in corso che il computer (per errore) gli stava mostrandoSalvando così il mondo.

In suo onore il 26 settembre è stata dichiarata dall’ONU “Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari”, che quest’anno andremo a celebrare con iniziative importanti nell’ambito della nuova pagina aperta dall’approvazione del Trattato da oggi alla firma. Dedichiamo a Stanislav Petrov la nostra mobilitazione “Italia Ripensaci!” e chiediamo al nostro Parlamento il coraggio di una scelta di pace capace di andare oltre lo status quo basato sul negativo equilibrio del terrore e del pericolo di distruzione totale.

 Note:

Gli eventi principali che caratterizzeranno le prime settimane della nostra mobilitazione sono:

Presenza alla 17TH CASTIGLIONCELLO INTERNATIONAL CONFERENCE “International Security in the Trump Era” Pugwash-USPID Joint meeting, 21-23 Settembre
Presentazione del libro “Per un mondo libero dalle armi nucleari” di Enza Pellecchia, 26 settembre 2017 presso il Senato della Repubblica
Inaugurazione Mostra Senzatomica il 2 ottobre a Torino
Premio Colombe Oro dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo assegnato quest’anno alla International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN), 10 ottobre a Roma

21.09.2017 PRESSENZA Redazione Italia

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese

La proibizione delle armi nucleari è in vigore!
(Foto di Wikimedia Commons)

50 nazioni  hanno già firmato il Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari e 3 (Guyana, Santa Sede e Tailandia) lo hanno anche già ratificato.
50 è il numero minimo di ratifiche perché il Trattato entri in vigore: comincia un cammino che si spera di completare massimo in 2 anni.

Ieri al palazzo delle Nazioni Unite di New York si sono aperte le sottoscrizioni del Trattato per l’Interdizione delle Armi Nucleari.
50 nazioni lo hanno già firmato (elenco sotto) e 3 (Guyana, Santa Sede e Tailandia) lo hanno anche già ratificato.

50 è il numero minimo perché si metta in moto la procedura di entrata in vigore del Trattato. La procedura completa comporta, ovviamente, la ratifica di ogni stato che è però conseguenza della firma.
E’ certo che nei prossimi giorni/mesi il Trattato sarà sottoscritto e ratificato da un numero preponderante di stati, ad eccezione di quelli già armati che finora avevano boicottato in ogni modo il suo iter per evitare di essere dichiarati “fuorilegge internazionali”.

In ogni caso la società civile, e in particolare la campagna ICAN (Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari) continuerà a far pressione perché i governi firmino (a cominciare da quello italiano) e perché il Trattato venga applicato il più rapidamente possibile.

Lista dei primi 50 sottoscrittori:

STATO FIRMATO RATIFICATO
Guyana 20/09/17 20/09/17
Santa Sede 20/09/17 20/09/17
Thailand 20/09/17 20/09/17
Algeria 20/09/17
Austria 20/09/17
Bangladesh 20/09/17
Brazil 20/09/17
Cabo Verde 20/09/17
Central African Republic 20/09/17
Chile 20/09/17
Comoros 20/09/17
Congo 20/09/17
Costa Rica 20/09/17
Cote d’Ivoire 20/09/17
Cuba 20/09/17
DRC (Congo) 20/09/17
Ecuador 20/09/17
El Salvador 20/09/17
Fiji 20/09/17
Gambia 20/09/17
Ghana 20/09/17
Guatemala 20/09/17
Honduras 20/09/17
Indonesia 20/09/17
Ireland 20/09/17
Kiribati 20/09/17
Libya 20/09/17
Liechtenstein 20/09/17
Madagascar 20/09/17
Malawi 20/09/17
Malaysia 20/09/17
Mexico 20/09/17
Nepal 20/09/17
New Zealand 20/09/17
Nigeria 20/09/17
Palau 20/09/17
Palestine 20/09/17
Panama 20/09/17
Paraguay 20/09/17
Peru 20/09/17
Philippines 20/09/17
Samoa 20/09/17
San Marino 20/09/17
Sao Tome & Principe 20/09/17
South Africa 20/09/17
Togo 20/09/17
Tuvalu 20/09/17
Uruguay 20/09/17
Vanuatu 20/09/17
Venezuela 20/09/17

Chi vuole le armi nucleari?

21.09.2017 da PRESSENZA Leopoldo Salmaso

Chi vuole le armi nucleari?
(Foto di Vimeo)

Il 20 Settembre 2017 è una data storica per l’umanità perché segna la messa al bando delle armi nucleari da parte dell’ONU.

Questa risoluzione è sostenuta dalla grande maggioranza delle nazioni, mentre vi si sono sempre opposti gli stati che detengono armi nucleari e i loro vassalli, coi membri della NATO saldamente in testa in questa vergognosa classifica.

La Finlandia è l’unico stato europeo che, pur dichiarandosi ‘protetto’ dal deterrente nucleare, ebbe almeno la decenza di astenersi nella votazione all’Assemblea Generale dell’ONU del 2016 in cui fu approvato a larga maggioranza il mandato per gli stati membri di negoziare il trattato per la messa al bando delle armi nucleari.

In quella medesima seduta ebbero la decenza di astenersi anche Cina e India, pur possedendo armi nucleari. Come dire: condivido il principio ma non sono disposto a disarmare unilateralmente…

Ecco l’elenco degli stati che, lungo tutto l’iter di preparazione del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari, hanno sistematicamente votato contro:

Albania
Australia
Belgium
Bosnia & Herzegovina
Bulgaria
Canada
Croatia
Czech Republic
Denmark
Estonia
France
Germany
Greece
Hungary
Iceland
Israel
Italy
Japan
Latvia
Lithuania
Luxembourg
Micronesia
Montenegro
Netherlands
North Korea
Norway
Pakistan
Poland
Portugal
Romania
Russia
Serbia
Slovakia
Slovenia
South Korea
Spain
Turkey
Ukraine
United Kingdom
United States

Italia ripensaci: ratifica il bando ONU alle armi atomiche

Il 26 settembre è la Giornata Internazionale per l’eliminazione totale delle armi atomiche, proclamata dall’ONU nel 2013.

Il nostro coordinamento, nato nel giugno scorso per iniziativa di più di 70 associazioni che hanno firmato un appello al nostro governo affinché ratifichi il Trattato che proibisce tutte le armi atomiche, approvato dalle Nazioni Unite lo scorso 7 luglio, invita la cittadinanza a partecipare al

presidio

che si svolgerà

martedì 26 settembre dalle 18 alle 19 in piazza Castello (di fronte a palazzo Madama)

Torino

per ribadire con forza questa nostra richiesta, convinti che solo un mondo senza armi nucleari può essere un mondo più giusto.

Coordinamento di cittadini, associazioni, enti e istituzioni locali contro l’atomica, tutte le guerre e i terrorismi

Il MIR da Napoli: “Il bando delle armi nucleari è un imperativo imprescindibile, Italia aderisci!”

23.09.2017 - Napoli - redazione di PRESSENZA  Domenico Musella

Il MIR da Napoli: “Il bando delle armi nucleari è un imperativo imprescindibile, Italia aderisci!”
(Foto di Domenico Musella)

Continuano le mobilitazioni della società civile per diffondere ed applicare il Trattato di messa al bando delle armi nucleari, approvato lo scorso 7 luglio a New York in una conferenza ONU con 122 Paesi a favore, siglato il 20 settembre in sede di Assemblea Generale da oltre 50 Stati e che entrerà in vigore ufficialmente 90 giorni dopo la ratifica di almeno 50 firmatari − 3 di essi: Guyana, Thailandia e Santa Sede, lo hanno già ratificato.

Il governo italiano, che aveva disertato i negoziati e la conferenza di luglio, ha continuato a boicottare il bando negandogli la sua firma durante l’Assemblea Generale ONU e cedendo incondizionatamente alla volontà degli Stati Uniti e della NATO. Tuttavia i disarmisti italiani non demordono e stanno chiedendo a gran voce la ratifica di questo fondamentale accordo di proibizione: dopo un primo presidio davanti al Ministero degli Esteri giovedì 21 settembre, venerdì 22 è toccato a Napoli ospitare un evento molto significativo per sostenere questa richiesta.

Il MIR, Movimento Internazionale della Riconciliazione (branca italiana dell’International Fellowship of Reconciliation), alla vigilia della sua assemblea nazionale che si tiene nel capoluogo partenopeo il 23 e 24 settembre, ha infatti organizzato nella Sala Valeriano della Chiesa del Gesù Nuovo l’incontro pubblico “Bandire le armi nucleari: un imperativo imprescindibile”. Il tono forte del titolo si rispecchia anche nell’appello del sottotitolo che lo accompagna: “Italia ripensaci, aderisci al trattato ONU del 7 luglio 2017”.

Dopo i saluti introduttivi del parroco del Gesù Nuovo di Napoli Padre Vincenzo Sibilio e del presidente del MIR italiano Claudio Carrara, tutti gli interventi hanno incoraggiato la società civile a ritrovare la propria carica etica e di mobilitazione su questi temi, sottolineando la gravità della scandalosa assenza dalle iniziative per il disarmo nucleare mondiale di uno dei Paesi che richiama con più forza nella sua Carta costituzionale il rifiuto della guerra e l’impegno per la pace e la giustizia fra le Nazioni.

Francesco Ambrosi, referente del MIR nella Rete Italiana Disarmo, ha ribadito che la non partecipazione dell’Italia al processo di interdizione delle armi nucleari (alla stregua delle potenze nucleari e degli Stati membri della NATO, ad eccezione dei Paesi Bassi), unita alla presenza di ordigni atomici USA nelle basi di Ghedi ed Aviano, costituisce una grave violazione non solo dell’articolo 11 della nostra Costituzione, ma anche delle risoluzioni del Parlamento Europeo e del Trattato di Non Proliferazione del 1968. Di fronte a tutto ciò, compito degli attivisti per la pace ed il disarmo è far risvegliare sia nei decisori politici che nella gente comune la percezione del rischio nucleare: un compito non facile, soprattutto se a mettere i bastoni fra le ruote è, come purtroppo accade, il comportamento dei mass-media che tacciono quasi del tutto su questi argomenti.

Dal canto suo il portavoce dei Disarmisti Esigenti Alfonso Navarra è ritornato sui mezzi di comunicazione, evidenziando come L’Avvenire, quotidiano espressione della Conferenza Episcopale, sia stata l’unica testata a dare ampio spazio al bando delle armi nucleari e all’assenza dell’Italia, nettamente indietro rispetto al Vaticano in questa occasione. Il lavoro che la società civile dovrà fare per rendere effettiva la proibizione delle armi atomiche − afferma Navarra − è ancora molto. Si tratta innanzitutto di convincere le potenze nucleari ad uniformarsi ad una proibizione che prima era solo morale mentre adesso è legale, e la road map prevede due scadenze fondamentali: la Conferenza ONU sul disarmo nucleare del 2018 e la revisione del Trattato di Non Proliferazione prevista per il 2020. È necessario esigere con determinazione il diritto dell’umanità alla propria sopravvivenza, prioritario rispetto a qualsiasi altro interesse dei singoli Stati: una rivendicazione politica nonviolenta che deve accompagnarsi al rispetto degli accordi di Parigi sul clima e dell’agenda globale per lo sviluppo sostenibile.

Sul tema della mobilitazione nonviolenta necessaria per cambiare la società e giungere al disarmo totale è ritornato anche il sociologo Alberto L’Abate, che dall’alto del suo storico impegno per la pace ha invitato a non perdere mai di vista i tre aspetti interconnessi della ricerca, dell’educazione e dell’azione per vincere l’attuale senso di impotenza del movimento pacifista e della società civile in generale. Il passato ci ha dimostrato come i grandi cambiamenti, anche nell’evoluzione del diritto e delle coscienze, non avvengano dall’alto, ma grazie all’impegno convinto e costruttivo degli attivisti.

La dottoressa Dorothee Müller, pastore della Chiesa Evangelica Valdese, ha portato la sua testimonianza di donna di fede rispetto al disarmo, evidenziando anche come già dagli anni ’80 diversi documenti ecumenici delle Chiese Protestanti abbiano sancito la necessità assoluta dell’impegno di ogni fedele cristiano in favore della pace, così come l’appello globale delle religioni per la pace ha ribadito l’incompatibilità totale delle armi nucleari con il diritto delle persone a vivere in piena sicurezza.

Infine, l’ecopacifista Ermete Ferraro, referente del MIR napoletano, negli spunti di riflessione forniti tra un intervento e l’altro, ha affermato con forza che per realizzare l’imperativo imprescindibile del disarmo nucleare ognuno di noi deve farsene carico, nel suo piccolo e a vari livelli. In questo senso, è fondamentale che gli enti locali, comuni in primis, ma anche associazioni, comunità religiose, comitati, gruppi di base, movimenti politici, facciano proprio l’appello affinché l’Italia ci ripensi e aderisca al Trattato, dando una spinta dal basso al riconoscimento del primato dell’umanità su tutto il resto.

DELEGATO DEI DISARMISTI ESIGENTI ALLA CONFERENZA ONU PER PROIBIRE LE ARMI NUCLEARI (dal 1 al 7 luglio 2017) – ACCREDITATO DA WILPF ITALIA

 

L’era atomica sta per finire!

 

PRIMO RAPPORTO – 1 luglio 2017

Sono arrivato con il volo Alitalia in ritardo a New York: non riesco quindi, con gli uffici chiusi, ad avere subito il badge della Conferenza ONU che varerà lo strumento giuridico per proibire le armi nucleari. Del resto, sono così stanco per il viaggio e per i giorni indaffaratissimi che lo hanno preceduto. . .

Dovrò rinviare a lunedì questa incombenza burocratica.

La sera mi incontro, nel piccolo ostello della gioventù dove alloggiamo, con Luigi Mosca e Giovanna Pagani, che come me sono delegati dei Disarmisti Esigenti a New York (Luigi con Armes Nucléaires Stop, Giovanna con la WILPF).

Il posto è economicissimo e centrale, nel Queens, a pian terreno vi si trova un grande salone dove si cucina e si mangia insieme, tavoli e sedie non mancano e c' è anche uno spazio per giochi tipo ping pong.

Loro sono giá arrivati, Giovanna qualche giorno prima di me Luigi da tempo ( l'incontro al Palazzo di Vetro è cominciato, nella sua seconda e conclusiva sessione, il 15 giugno): possono quindi informarmi sui retroscena di come si svolgono le cose e, usando una metafora culinaria, su cosa bolle in pentola.

La notizia centrale è che il terzo draft a cura della presidente della Conferenza Gomez sarà varato il prossimo lunedì e la discussione su di esso sarà per lo più monopolizzata dagli Stati in riunioni chiuse, senza la partecipazione della società civile.

Le riunioni aperte sono solo le plenarie previste per mercoledì 5 luglio e giovedì 6 luglio, mentre vanno avanti quattro gruppi di lavoro.

La maratona sugli emendamenti non è conclusa ed ha portato a notevoli miglioramenti rispetto alla bozza iniziale: pare che verrà inserita la condanna della minaccia dell' uso dell' arma nucleare, e non solo del mero uso di questi ordigni.

Questo punto agevola la gestione strategica positiva del testo che emergerà dalla Conferenza: il punto centrale è se da parte degli Stati non nucleari si vuole convincere gli Stati nucleari riconoscendo nel Trattato di Non Proliferazione una pietra angolare del diritto internazionale. Oppure se, come chiede la società civile, si vuole dare centralità effettiva al nuovo strumento, che ora per lo più viene chiamato Trattato (prima si preferiva Convenzione). Il TNP dovrà adeguarsi ad esso e la revisione prevista nel 2020 è bene che faccia chiarezza su questo punto. Da parte nostra ho avanzato la proposta che si vada lì, alla revisione del TNP, per imporre un cronogramma di adeguamento in tre tappe, cominciando per la prima, la deallertizzione subitanea delle testate, passando per la deterrenza sufficiente e concludendo con l' effettivo disarmo nucleare totale. Se USA, Russia e compagni faranno orecchie da mercante, come sembrano intenzionati, bisognerà prendere in considerazione la decisione politica di uscire in massa dal TNP di fatto cancellandolo.

L' appuntamento che puó essere usato per fare chiarezza in tal senso è la Conferenza di Alto Livello che le Nazioni Unite hanno programmato nel 2018 per favorire il progresso verso una Convenzione che sia un accordo globale tra Stati non nucleari e Stati nucleari sulla proibizione e la eliminazione degli ordigni atomici.

Luigi e Giovanna mi informano anche di un altro punto fermo del programma dei lavori: alle ore 10.00 del 6 luglio si presenta il documento definitivo del Trattato da adottare ed il seguito del dibattito praticamente sono le dichiarazioni di voto delle delegazioni degli Stati presenti.

Venerdi 7 luglio con ogni probabilità si vota per adottare il testo di Trattato presentato il 6 luglio: sarà comunque un passo avanti storico per il movimento disarmista, anche se, purtroppo, non renderà ancora disoccupati noi antinucleari che sollecitiamo l’Umanitá a salvarsi dal più grave pericolo che minaccia la sua esistenza.

In tutto questo dobbiamo rimarcare il ruolo attivo e vigile della società civile che, organizzata in ICAN, partecipa ai lavori: ogni mattina riunione di coordinamento alle 9.00 e quindi pancia a terra, con I delegati delle ONG, a intervenire e prendere posizione nelle commissioni e negli eventi collaterali, ad esempio quello che il 19 giugno il PNND (Parlamentari per il disarmo nucleare, con cui collabora il nostro senatore Roberto Cotti, che arriva domani) ha organizzato per discutere della Conferenza del 2018.

Mi scuso per la stringatezza del rapporto ma sto usando il PC del Q4 Hostel che ha una stranissima tastiera. Ho appena capito che battendo la Z ottengo la Y e viceversa. Molti caratteri italiani li vado a prendere con il copia e incolla. Potete immaginare la fatica e il tempo perso! Nella stanza a quattro letti dove alloggio, subendo l'aria condizionata insopportabile, è sparito l'adattatore per la presa elettrica americana (qui il voltaggio è diverso) che avevo comprato in Italia per adoperare il mio portatile...

In America comprerò, come ci invita a fare Trump, il prodotto americano ...

 

SECONDO RAPPPORTO – 4 luglio 2017

Ieri, 3 luglio è stato il gran giorno in cui Elayne Whyte Gómez, presidente della Conferenza ONU, alle ore 17.00, ha presentato il suo terzo draft di Trattato per proibire le armi nucleari ai rappresentanti di oltre 140 Stati presenti e agli attivisti della società civile. La room 1 del Palazzo di Vetro era piena sin dalle 16.00. La discussione tra gli Stati non nucleari ribelli è stata molto serrata per partorire il documento; evidentemente si sono fatte sentire fino all'ultimo le pressioni esterne dei Paesi nucleari.

Rispetto alla bozza n.1 vi sono evidenti miglioramenti, ma anche punti critici che permangono. Un esempio tra tutti: il diritto di recesso. Ecco perché tutti gli Stati “esigenti” nel disarmo, per esempio Cuba, fin dalla mattina mettevano mani (e piedi) avanti.

Ad una prima, rapida lettura, si nota che il testo di Trattato in discussione, pur partendo dalla formula che gli Stati contraenti si impegnano a... eccetera, fornisce una inequivocabile condanna generale dell'uso e della minaccia dell'uso delle armi nucleari, indica un sentiero di adesione per gli Stati nucleari che vogliano aderirvi, e comprende una responsabilità di assistenza e risarcimento verso le vittime dei test nucleari (molte di più di quanto l'opinione pubblica non si immagini).

La discussione sui dettagli proseguirà con estremo puntiglio, perché non si dispera di strappare ulteriori miglioramenti nel senso innovativo di erigere una struttura giuridica forte ed alternativa al quadro attuale, imperniato sul Trattato di Non Proliferazione (TNP).

L'ultima nostra occasione per intervenire, ci riferiamo alla società civile, è mercoledì (domani) alle 13.00.

I Disarmisti esigenti presenti alla Conferenza (Alfonso Navarra, Luigi Mosca e Giovanna Pagani) si inseriscono, adeguandosi, nel flusso del movimento “specialistico” a guida anglosassone, ma gettano anche i semi della creatività “italiana” e “latina”.

Abbiamo da sostenere e diffondere la nostra proposta che collega New York a COP 23 di Bonn, la minaccia atomica e la minaccia climatica da contrastare dal punto di vista del diritto dell'Umanità alla sopravvivenza nel rispetto della Madre Terra.

La giornata di ieri è stata per noi segnata da 4 incontri: 1) con la delegazione di pacifisti olandesi che propongono una campagna europea contro le armi nucleari installate sul nostro continente; 2) l'ambasciatore cubano Rodolfo Benitez Verson che ipotizza la creazione di un fronte unitario per superare il TNP; 3) I due parlamentari italiani presenti (Roberto Cotti e Massimo Artini), che poi si andranno ad incontrare con la rappresentanza diplomatica italiana all'ONU (qui l'iniziativa è stata presa dalla RID e da Senzatomica; 4) l'ambasciatore cileno che ha coordinato il side event delle 13.45 sul rischio nucleare; 5) il segretario del NPPD francese (Parlamentari per la non proliferazione) Jean Marie Collin, che era venuto al seminario giuridico che avevano organizzato nel novembre 2015 a Villar Focchiardo in Val di Susa.

Oggi è il 4 luglio, la festa dell'Indipendenza per gli Stati Uniti d'America: il complesso del Palazzo di Vetro è chiuso, come del resto tutti gli uffici pubblici; noi non ci sentiremo però in vacanza ma, come tutti gli attivisti presenti, consci del risultato storico che si va profilando, saremo impegnati ad esaminare e discutere, riunendoci negli alberghi che ci ospitano, il terzo draft della Gomez.

Chi dall'Italia volesse darci spunti e suggerimenti per aiutarci ad emendarlo nel quadro del dialogo ICAN può scaricarlo a questa URL:http://www.icanw.org/wp-content/uploads/2017/07/Rev2.pdf?mc_cid=247252a834&mc_eid=d0decdbad9

 

TERZO RAPPORTO – 6 luglio 2017

La mattina di mercoledì 6 luglio alle 9.00 abbiamo avuto la affollata riunione dell'ICAN, con quasi un centinaio di partecipanti e molti interventi. La linea che è emersa definisce prioritario il portare a casa il Trattato di fronte alle pressioni ed ai ricatti che crescono per arenare la proibizione giuridica delle armi nucleari. Bisogna fare gli ultimi sforzi per migliorare il terzo ed ultimo draft Gomez, in particolare su rapporti con il TNP, nucleare civile e possibilità di recesso, ma restando ben consci che comunque vada si è aperto un nuovo, storico percorso che mette in crisi il disordine nucleare vigente.

Quello che aggiungerei è che abbiamo di fronte, grazie all'arricchimento sostanziale portato dalla discussione nella Conferenza, non semplicemente una nuova legge, ma un nuovo codice generale che può regolare l'intera materia nucleare: una architettura giuridica che può, al di là di questa o quella pecca particolare, aspirare a spodestare e sostituire il Trattato di Non Proliferazione in carica ripromettendosi tatticamente, dal punto di vista retorico, di realizzarlo.

(L'ambasciatore di Cuba che abbiamo incontrato mi sembra che abbia coscienza che è questa la partita politica, non semplicemente giuridica, che si apre, a differenza di BUONA parte dell'attuale movimento, a livello di Stati ma anche a livello di base: l'atteggiamento è quello ingenuo che basti lavorare sulle formulazioni le più chiare e coerenti possibili - sulla base di premesse culturali io dico datate - come se si trattasse di convincere intellettualmente interlocutori ed apparati in realtà mossi da logica di potenza. L'argomento "è anche vostro interesse", aggiungo io, ignora la realtà che la logica di potenza non è solo calcolo ma anche pulsione di morte: tentativo, da parte del potere, di superare l'angoscia della morte scoprendosi capace di minacciarla o infliggerla ai sottoposti. La volontà di potenza è anche disposta a sacrificare la propria vita, oltre che quella altrui, purché si affermi il proprio bisogno di espansione illimitata. Se ad uno che è "affamato e folle" fai presente che il mondo può saltare in aria lui ti risponde, non con l'intelletto, ma con il sentimento e la volontà: e allora?).

Il dilemma che si trovano di fronte gli antinucleari è squisitamente politico: come ottenere il testo più radicale ma con un numero adeguato di adesioni e con l'occhio rivolto anche all'apertura di contraddizioni nel fronte nuclearista.

Beatrice Fihn, concludendo l'incontro, ha suonato la carica per tutti gli attivisti: dobbiamo farci latori presso la più ampia opinione pubblica di un messaggio chiaro e diretto: "le armi nucleari sono state riconosciute illegali, e adesso?"

Io direi meglio ed in modo assertivo: "Il diritto internazionale ha bandito le armi nucleari: adesso eliminiamole!"

Mercoledì pomeriggio, nella plenaria degli Stati, si è dato l'assalto alla possibilità di recesso degli Stati dal Trattato. Vi è stato un fuoco di fila di Stati, per un momento apparso maggioritario e vincente, che ha tentato di eliminare questa disposizione, ma la manovra non è andata in porto. La moderazione e la tendenza al compromesso con una minoranza più reticente hanno prevalso. Ma il conflitto ha comunque dimostrato che è forte e determinata da parte della maggioranza la volontà di andare avanti verso un rifiuto della deterrenza che non ammette l'eccezione degli "interessi supremi" di qualsiasi Stato.

Quello che mi sembra debba essere sviluppato da una ulteriore maturazione del movimento antinucleare è la base culturale del rifiuto di definire "supremo" l'interesse di uno Stato che si accinge a lasciare una struttura giuridica di divieto della deterrenza: non può essere "supremo" ciò che è stato chiaramente definito come subordinato, essendo "supremo" invece il diritto dell'Umanità alla sopravvivenza, cioè il principio che si sta affermando nel diritto internazionale ambientale. Noi "Disarmisti esigenti" siamo pionieri di questo approccio ed anche per questo ci stiamo organizzando per partecipare alla COP 23 di Bonn, vale a dire il summit ONU che dovrebbe implementare gli accordi di Parigi sul clima globale.

La vicenda sulla possibilità di recesso fa capire che esistono diversi approcci tra gli Stati che negoziano questo Trattato. Alcuni Stati, con logica non dissimile dagli Stati nucleari assenti, continuano ad inquadrare il Trattato nel contesto di ciò che vedono come loro "sicurezza", nel significato della prevalente cultura geopolitica. Quegli Stati che invece vogliono innovare con la priorità del diritto internazionale sono disposti a compromessi per ottenere il bene maggiore. Vogliono vedere l'adozione di questo trattato venerdì 7 luglio, piuttosto che rischiare di perdere tutto su un paragrafo che non reputano di importanza vitale.

Il loro punto di vista, a mio avviso, è pienamente comprensibile.

Ce lo ricorda nel suo ultimo report Ray Acheson, di Reaching Critical Will, la coordinatrice della società civile qui a New York: "E' importante ricordare che nulla nell'articolo 17 interessa o scaccia i divieti di cui all'articolo 1. Le armi nucleari sono ancora vietate. Questo trattato ha ancora un obiettivo e una messa a fuoco forti e irrefutabilmente umanitari.  (L'aspetto decisivo) è che se questo trattato è adottato venerdì avremo bandito le armi nucleari. Avremo stabilito un quadro per l'eliminazione dei programmi nucleari: le testate, i materiali, i sistemi di distribuzione, le strutture. Saranno accreditati i nostri sforzi nel riconoscere l'impatto sproporzionato delle attività delle armi nucleari sulle popolazioni indigene, gli impatti di genere di queste armi, il danno catastrofico per l'ambiente e la sofferenza degli hibakusha".

Come si vede, siamo sulla linea dell'incontro ICAN di mercoledì mattina: dobbiamo essere consapevoli che, con l'adozione oggi del testo del Trattato per abolire le armi nucleari, un sogno si realizza.

Ora dobbiamo farlo diventare realtà nel confronto con i "lupi" che si trincerano dietro la legalità formale del TNP.

E qui lo stesso Trattato, nell'inconsapevolezza generale, forse ci ha dato l'arma più potente con una modifica veramente di grande significato e vitale, ma che non ha creato lo scalpore del recesso, su cui si è incentrata tutta l'attenzione : si dichiara che i diritti e gli obblighi degli altri Trattati sono riconosciuti solo in quanto non entrano in contraddizione con i propri principi.

Questo suona come campana a morte per il TNP (che formalmente, con intelligenza tattica, andremo a realizzare) e tanto più il trapasso sarà veloce quanto più sapremo edificare l'alternativa che il diritto internazionale ambientale ci propone: dovremo saperla sviluppare non come settore, ma come logica globale di un mondo che ritrova il buon senso cancellando le assurde minacce che gli apparati della potenza e del profitto illimitati fanno pendere sulla sua testa.

 

DICHIARAZIONE DEL 7 LUGLIO 2017 – L’ERA ATOMICA STA PER FINIRE

Oggi all'ONU si è varato un Trattato per proibire gli ordigni nucleari

 

Oggi alle ore 10 i governi che si sono riuniti a New York in una Conferenza ONU (decisa dall’Assemblea generale il 23 dicembre 2016) hanno deciso un passo storico: varare un Trattato per proibire gli ordigni nucleari.  


Dei 140 partecipanti hanno votato per il si in 122; registriamo 1 contrario (l’Olanda) ed 1 astenuto (Singapore).

Le armi nucleari, dichiarate ufficialmente fuori legge (da quando ovviamente sará  completato il processo di firma e ratifica, che inizia il 20 settembre pv, con almeno 50 Stati depositanti), questa la sostanza del testo adottato, ora dovranno essere effettivamente eliminate.

E’ – passare dalla nuova legge internazionale al conseguente disarmo - il compito solenne che si sono assunti i circa 100 rappresentanti della societá civile internazionale, organizzati in ICAN, che hanno partecipato direttamente ai lavori della Conferenza.  Si è riusciti a migliorare la bozza iniziale del testo di Trattato, presentato dalla presidente Elayne Whyte Gómez, rappresentante del Costa Rica. Ma ancora parecchio resta da fare e si vedrá di rimediare con gli appuntamenti futuri, in cui sará possibile emendarlo, ad esempio sulle questioni del nucleare civile e della possibilitá di recesso.

Il Trattato di Non Proliferazione, che legittima gli arsenali delle potenze nucleari, dovrá ora essere assorbito da questa nuova cornice giuridica “proibizionista”: verrá  attuato quanto previsto dal suo – del TNP - art. 6 che prevede “trattative in buona fede per arrivare ad un effettivo disarmo totale”.

Il prossimo appuntamento è fissato sempre a New York  nel 2018 con una Conferenza ONU di alto livello (risoluzione71/71 del 15 dicembre2016) : potrá essere l’occasione di un primo compromesso tra Stati non nucleari e Stati nucleari: USA, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia, India, Pakistan, Israele non hanno partecipato a questa Conferenza e per il momento non riconoscono il nuovo strumento giuridico. (Paradossalmente la Corea del Nord aveva appoggiato invece la convocazione della Conferenza di New York, cui poi è stata assente).

Anche l’Italia, ligia alla “condivisione nucleare NATO”, non si è fatta viva: il nostro impegno è, premendo dal basso,  di fare cambiare atteggiamento al governo italiano, a partire dalla discussione prevista al Senato il prossimo 18 luglio.

Va ricordato il voltafaccia sul voto del 23 dicembre 2016: il sì sul bottone è poi diventato un no, con la comunicazione, in sostanza, che si era trattato di “un colpo di sonno” del delegato italiano presente.

E’ nell’interesse di tutti che il mondo sia liberato dalla minaccia nucleare: la guerra atómica puó scoppiare persino per caso, per incidente o per errore e che un piccolo scambio di missili, provocando l’inverno nucleare, puó in ogni caso provocare una catástrofe di immani proporzioni con centinaia di milioni di morti nel corso degli anni.

Alfonso Navarra, portavoce dei Disarmisti Esigenti, presente alla Conferenza di New York  dichiara:

“Abbiamo un sogno che con New York, dopo Parigi, dove si è varato l’accordo globale sul clima, puó da oggi  diventare realtá . Vedere l’Umanitá unita contro le minacce che attentano alla sua sopravvivenza: apparati nucleari ed effetto serra. Si tratta di camminare, con la nonviolenza, per realizzare una socitá intrínsecamente pacifica; di cooperare nella lotta contro le diseguaglianze economiche e nel programa costruttivo della  conversione energetica rinnovabile. Con questo spirito e con questi obiettivi  diamo appuntamento alla COP 23 di Bon, che proseguirá il lavoro di Parigi. Noi ci adoperemo a Bonn per la sintonía con quanto deciso a New York”.

 

 

 

 

 

IL DOCUMENTO  IN LINGUA INGLESE DEI DISARMISTI  ESIGENTI DISTRIBUITO A NEW YORK

 

wwww.disarmistiesigenti.org

 

per info: alfiononuke@gmail.com  mobile +39  340 073 68 71

 

The many conflicts caused by climatic factors can lead to wars that degenerate into nuclear confrontations.

Even limited nuclear warfare, with limited use of warheads, will certainly result in further climatic catastrophes.

Nuclear Winter is a scientific hypothesis with reliable bases.

That is why at this UN Conference we reiterate a point that we have already passed through a resolution by Italian Parliament: nuclear disarmament as a "right of humanity".

This initiative of the Italian movement succeeded in November 2015, shortly before COP 21 in Paris, which led to the global climate agreement.

What we "demand" from this Conference is a commitment to the right to life of humankind respecting the only ecosystem, the planet Earth, from which we were born: we must all be released from the threat of climate warming but also from the threat of Atomic extermination.

The Charter proposed by Paris spoke only of Humanity against the climatic threat: we add Humanity to the nuclear threat.

From the Conference now being done in New York to ban nuclear weapons, we expect them to come up with a "strong" text, a text that marks a genuine progress of international law, taking into account the new principles of environmental law.

There are good premises in the ongoing Conference, though logically the new way of thinking coincides with the old mentalities.

The point that needs to be focused on the "atomic situation" is as follows: the destructive power that mankind now has in hand thanks to technological development (and its

Unavoidable historical limitations) is such that the risk of "all dead", even accidentally, by accident or error, has become real.

The problem is no longer the end violent of some men, but the violent disappearance of all human beings, together with their environment, forever.

This new situation requires new thinking and new legal categories of universal character.

The Climate Change Movement is today the most advanced in thinking and building them: it is useful to connect with it.

The appointment of COP 23 in Bonn (6-17 November 2017) will be used for this purpose by DEMANDING DISARMISTS: we will be actively participating.

That is why, from Italy, we want to affirm that the sovereignty of States can not be exercised, endangering the life of the species.

On this basis, the mere possession of nuclear weapons, which implies the threat of their use, must be prohibited.

On this basis there is no sense in the right of withdrawal that the third draft Gomez wants to grant: there can not be "extraordinary events [that] have compromised the supreme interests of a state" ...

The right to Humanity life comes before the interests of any state.

 

1

Una riflessione proposta da Alfonso Navarra (cell. 340-0736871)

Nel testo di "bando atomico"  (vedi sotto estratto riveduto e corretto) elaborato e diffuso il 22 maggio 2017 dalla presidente Gomez  per la sessione conclusiva della Conferenza ONU di New York, fissata  dal 15 giugno al 7 luglio pv, manca indubbiamente un punto fondamentale e lo faceva notare Luigi Mosca, di Armes Nucléaires STOP, all'incontro che abbiamo organizzato il 23 maggio alla LOC - Lega Obiettori di Coscienza - di Milano: non c'è in esso una chiara condanna della MINACCIA DELL'USO DELLE ARMI NUCLEARI.

La deterrenza nucleare in sé, a veder bene, non è additata come pericolo inaccettabile perché tutto il ragionamento della proposta Convenzione parte dai danni che può provocare la Bomba atomica quando viene usata (viola il diritto umanitario, cioè in sostanza il diritto che si deve seguire in tempo di guerra), non c'è un accenno alla orribile ma concreta possibilità della guerra nucleare per errore, che sussiste nel momento stesso in cui si predispone un arsenale atomico in funzione "dissuasiva".

E' assente, allora, un punto di vista dell'Umanità minacciata, ma l'approccio è dei SINGOLI STATI, per il quale ciascun firmatario si impegna a non fare delle cose, ma può, guarda caso, recedere dal Trattato se, ad esempio, valuta che la sua sopravvivenza, anzi letteralmente, il suo "interesse supremo" è a rischio.

Quello che viene fuori dal testo mi sembra una Nuclear Free Zone globale, che riconosce la legittimità del Trattato di Non Proliferazione vigente e si affida alla sua organizzazione per il controllo e per le misure di salvaguardia (mentre per le attuali quattro NFZ continentali e semicontinentali esiste perlomeno un'organizzazione autonoma).

Quella che considero una debolezza culturale - cioè non avere presente che  l'umanità quale popolo globale deve imporre dei limiti alla sovranità degli Stati che non possono agire contro il suo diritto alla sopravvivenza -  rischia di portare il movimento disarmista mondiale in una trappola: quello di perdere tempo ed energie sull'interpretazione autentica di un testo debole, una rete di norme piena di buchi da cui gli squali nucleari, imponendo il semplice stato di fatto, potranno sfuggire con tutta facilità.

E non si tratta solo del buco, bene individuato e riempito da Luigi Mosca, che manca la definizione scientifica di arma nucleare!

Lo scenario che prospetto è che la società civile internazionale si sforzerà di sostenere che, sulla base della Convenzione, la deterrenza nucleare legittimata dal Trattato di Non Proliferazione - TNP è da considerarsi fuori legge.

Le potenze nucleari diranno invece che proprio la Convenzione antinucleare ribadisce l'autorità del TNP e quindi il loro legittimo (al momento) oligopolio atomico nella misura in cui alla cornice stessa del TNP si danno (ambiguamente -ndr)  le chiavi del controllo giuridico della Convenzione.

Si farà riferimento, in particolare da parte di USA e Russia, alla premessa e all'articolo 19 della Convenzione.

La premessa riafferma "l'importanza fondamentale del Trattato sulla non proliferazione delle Armi nucleari come pietra angolare della non proliferazione nucleare internazionale".

Nell'articolo 19 si ribadisce che "la presente Convenzione non pregiudica i diritti e gli obblighi degli Stati Parti nel quadro del trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari".

Quale interpretazione prevarrà?

Avanzo una previsione: concettualmente sul piano strettamente logico quella della società civile (pur con le mani legate dietro la schiena con la rinuncia al diritto dell'Umanità a non essere minacciata dalla deterrenza); ma praticamente - ed è ciò che più conta - quella delle potenze nucleari, come già oggi si verifica con le Nuclear Free Zones.

Insieme a Giovanna Pagani, sono in procinto di partire per la Conferenza di New York, in rappresentanza dei “Disarmisti esigenti” (www.disarmistiesigenti.org), accreditato da WILPF Italia. Dovrebbero, a mio parere, ma aspetto le osservazioni e le proposte di coloro che da anni seguono tutto il percorso che ha portato alla speranza di New York, essere proposti i seguenti emendamenti, al testo redatto dalla presidente Gomez, pur consapevoli che, al momento, vanno forse troppo oltre la cultura "sovranista" imperante all'ONU:

1- il riferimento alla deterrenza nucleare come concezione e sistema costituente una minaccia INACCETTABILE per l'Umanità proprio perché non può garantirci dallo scoppio di una guerra nucleare non intenzionale;

2- lo stabilire NERO SU BIANCO che sicuramente il detenere, ma anche il solo preparare un'arma nucleare, costituisce un CRIMINE CONTRO LA PACE E CONTRO L'UMANITA' (nel senso culturale nuovo di attentato alla sopravvivenza della specie umana: ma disgraziatamente non esiste la fattispecie giuridica di attentato alla sopravvivenza – ed alla dignità - della specie umana in quanto tale);

3- il TNP è riconosciuto nel suo obiettivo se si dà una scadenza nella sua attuazione del disarmo nucleare: diciamo 20 anni, magari con immediato passaggio intermedio allo stadio della "deterrenza sufficiente", tipo quella messa in atto dalla Cina. 

4- gli Stati firmatari si impegnano a studiare delle SANZIONI contro gli Stati che, firmatari o meno, non provvedessero a muoversi in direzione del dissolvimento della deterrenza con la logica eliminazione delle armi nucleari.

  

 

"Draft Convention on the Prohibition of Nuclear Weapons", documento A/CONF.229/2017/CRP.1. (estratto. Per scaricare l'originale: http://www.icanw.org/wp-content/uploads/2017/05/DraftTreaty.pdf )

Gli Stati parte della presente Convenzione

(...)

Basandosi sui principi e le regole del diritto umanitario internazionale,

soprattutto il principio che non c'è per le parti di un conflitto armato il diritto a scegliere mezzi illimitati, che prescindano ad esempio dal danno all'ambiente naturale che può essere procurato, sino a pregiudicare la salute o la sopravvivenza della popolazione;

Dichiarando che qualsiasi uso di armi nucleari sarebbe contrario alle regole di Diritto internazionale applicabili nei conflitti armati e in particolare ai principi e alle regole del diritto umanitario;

(...)

Tenendo presente che il divieto di armi nucleari sarebbe un importante contributo al disarmo nucleare globale;

Sottolineando la necessità urgente di ottenere ulteriori misure efficaci di disarmo nucleare per facilitare l'eliminazione dagli arsenali nazionali delle armi nucleari;

(...)

Riaffermando l'importanza fondamentale del Trattato sulla non proliferazione delle Armi nucleari come pietra angolare della non proliferazione nucleare internazionale;

(...)

Sottolineando il ruolo della coscienza pubblica nell'avanzamento dei principi di umanità, come dimostrano gli sforzi intrapresi per l'eliminazione totale delle armi nucleari da parte di numerose ONG e dagli hibakusha;

hanno convenuto su quanto segue:

Articolo 1 - Obblighi generali

1. Ciascuno Stato Parte in nessun caso dovrà mai:

A) sviluppare, produrre, altrimenti acquisire, possedere o depositare armi nucleari o altri dispositivi nucleari esplosivi;

(B) trasferire direttamente o indirettamente a qualsiasi destinatario armi nucleari o altri esplosivi nucleari, nè dispositivi collegati al loro controllo;

(C) Ricevere direttamente o indirettamente il trasferimento o il controllo di armi nucleari o di altri Dispositivi nucleari esplosivi;

D) Usare armi nucleari;

E) eseguire qualsiasi esplosione di prova di armi nucleari o qualsiasi altra esplosione nucleare;

(F) Assistere, incoraggiare o indurre, in qualsiasi modo, chiunque a impegnarsi in qualsiasi attività vietata a norma della presente Convenzione;

(G) richiedere o ricevere assistenza in qualsiasi modo da chiunque per impegnarsi in qualsiasi attività vietata a norma della presente Convenzione.

2. Ciascuno Stato Parte si impegna a vietare e impedire nel proprio territorio o in qualsiasi luogo sotto la sua giurisdizione o controllo:

A) qualsiasi installazione o diffusione di armi nucleari o di altri Dispositivi nucleari esplosivi;

(B) qualsiasi esplosione di prova di armi nucleari o qualsiasi altra esplosione nucleare.

Articolo 2 - Dichiarazioni

1. Ciascuno Stato Parte sottopone al Segretario Generale delle Nazioni Unite, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente Convenzione, una dichiarazione che attesti se ha prodotto, posseduto o altrimenti acquisito Armi o altri dispositivi nucleari esplosivi dopo il 5 dicembre 2001.

2. Il segretario generale delle Nazioni Unite trasmette tutte queste dichiarazioni ricevute agli Stati parte.

Articolo 3 - Misure di salvaguardia

Ciascuno Stato Parte si impegna ad accettare salvaguardie, al fine di prevenire la Diversione dell'energia nucleare da usi pacifici alle armi nucleari o ad altri Dispositivi nucleari esplosivi, come previsto nell'allegato della presente Convenzione.

Articolo 4 - Misure per gli Stati che hanno eliminato le loro armi nucleari

1. Ciascuno Stato Parte che ha fabbricato, posseduto o altrimenti acquisito armi nucleari o altri dispositivi esplosivi nucleari dopo il 5 dicembre 2001, eliminando del tutto tali armi o dispositivi esplosivi prima dell'entrata in vigore della Convenzione stessa, si impegna a cooperare con l 'Agenzia internazionale per l' energia atomica ai fini di verifica della completezza del suo inventario di materiale nucleare e di installazioni nucleari.

(...)

Articolo 5 (riassunto) - Misure per situazioni non contemplate dall'articolo 4

Proposte di ulteriori misure efficaci relative al disarmo nucleare, tra cui

Disposizioni per l'eliminazione verificata e irreversibile di qualsiasi arma nucleare rimanente

possono essere esaminati nelle riunioni degli Stati Parte o in Convegni di revisione.

La conferenza può concordare protocolli aggiuntivi che saranno adottati e allegati alla

Convenzione in conformità delle sue disposizioni.

Articolo 6 (riassunto) - Assistenza

1. Ciascuno Stato Parte in grado di farlo deve riguardare gli individui colpiti dall'uso o la sperimentazione di armi nucleari nelle zone sotto la sua giurisdizione o controllo, conformemente alla legge internazionale applicabile sui diritti umani (...)

2. Ciascuno Stato Parte contaminato a seguito di attività relative alla sperimentazione o all'uso di armi nucleari o di altri dispositivi nucleari esplosivi ha il diritto di richiedere e di ricevere assistenza nei confronti del risanamento ambientale delle aree così contaminate.

3. Tale assistenza può essere fornita, tra l'altro, attraverso il sistema delle Nazioni Unite, le Organizzazioni o istituzioni internazionali, regionali o nazionali, le Organizzazioni o istituzioni non governative, o su base bilaterale.

Articolo 7 - Attuazione nazionale

1. Ciascuno Stato Parte adotta, conformemente ai suoi procedimenti costituzionali, la Convenzione e le Misure necessarie per attuare gli obblighi derivanti dalla presente Convenzione.

2. Ciascuno Stato Parte prende tutte le opportune misure legali, amministrative e di altro tipo, tra cui l'imposizione di sanzioni penali, per prevenire e sopprimere qualsiasi attività vietata a norma della presente Convenzione intrapresa da persone o territori sotto la sua giurisdizione o controllo.

Articolo 8 - Cooperazione internazionale

1. Ciascuno Stato Parte collabora con altri Stati Parti per facilitare la cooperazione nell' Attuazione degli obblighi della presente Convenzione.

2. Nell'adempimento degli obblighi derivanti dalla presente Convenzione, ciascuno Stato Parte ha il diritto di cercare e ricevere assistenza.

Articolo 9 (riassunto) - Incontri degli Stati Parte

1. Gli Stati parte si riuniscono regolarmente per esaminare e, se necessario, prendere decisioni riguardo a qualsiasi questione riguardo all'applicazione o all'attuazione della presente Convenzione.

2. La prima riunione degli Stati parti è convocata dal segretario generale delle Nazioni Unite entro un anno dall'entrata in vigore della presente convenzione. Ulteriori riunioni degli Stati parti sono convocate dal Segretario generale ONU su base biennale, salvo diversa convenzione degli Stati Parti.

3. Dopo un periodo di cinque anni a decorrere dall'entrata in vigore della presente Convenzione, gli Stati Parte possono decidere di convocare una conferenza per esaminarne l'efficacia riguardo l'obiettivo della effettiva eliminazione delle armi nucleari.

4. Stati che non fanno parte di questa Convenzione, nonché delle Nazioni Unite, altre pertinenti Organizzazioni o istituzioni internazionali, organizzazioni regionali, internazionali, Il Comitato della Croce Rossa e le organizzazioni non governative pertinenti sono invitate a partecipare alle riunioni degli Stati Parti e alle Conferenze di Riesame come osservatori.

Articolo 10 (riassunto) - Costi

1. I costi delle riunioni degli Stati parti e delle Conferenze di riesame sono sostenuti dagli Stati partecipanti e dagli Stati non partecipanti alla presente Convenzione.

2. I costi sostenuti dal segretario generale delle Nazioni Unite ai sensi dell'articolo 2 della presente Convenzione sarà a carico degli Stati parti.

Articolo 11 - Emendamenti - Articolo 12 - dispute: omissis

Articolo 13 - Universalità

Ciascuno Stato parte incoraggia gli Stati che non sono parte di questa Convenzione a ratificare, accettare, approvare o aderire alla presente Convenzione, allo scopo di procurare l'adesione di tutti Stati della presente Convenzione.

Articolo 14 - Firma

La presente Convenzione è aperta alla firma a tutti gli Stati prima della sua entrata in vigore.

Articolo 15 - Ratifica

La presente convenzione sarà sottoposta alla ratifica da parte degli Stati firmatari.

Articolo 16 - Entrata in vigore

La presente Convenzione entrerà in vigore 90 giorni dopo il momento del deposito presso il depositario del quarantesimo strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione.

Articolo 17- Riserve

Gli articoli della presente Convenzione non sono soggetti a riserve.

Articolo 18 - Durata

1- La presente Convenzione è di durata illimitata.

2. - Ciascuno Stato Parte, nell'esercizio della propria sovranità nazionale, ha il diritto di recedere dalla Convenzione se decide che eventi straordinari, relativi all' Oggetto della presente Convenzione, hanno compromesso gli interessi supremi del suo paese.

Deve notificare tale ritiro a tutte le altre Parti della Convenzione e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite tre mesi prima.

Articolo 19 - Rapporti con altri accordi

La presente Convenzione non pregiudica i diritti e gli obblighi degli Stati Parti nel quadro del trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari.

Articolo 20 - Depositario

Il segretario generale delle Nazioni Unite è designato come Depositario della presente Convenzione.

Articolo 21 - Testi autentici

I testi arabi, cinesi, inglese, francese, russo e spagnolo della presente Convenzione sono ugualmente autentici.

Annesso - Misure di salvaguardia (riassunto)

1. Le procedure per le salvaguardie previste dall'articolo 3 sono rispettate in riferimento al materiale fissile , sia che sia prodotto, trasformato o usato in una qualsiasi grande centrale nucleare sia al di fuori di tale struttura. Le garanzie richieste dall'articolo 3 si applicano a tutti i materiali fissili in tutte le attività nucleari pacifiche nel territorio di tale Stato.

(...)

3. Ciascuno Stato Parte si impegna a non fornire,senza rispettare le procedure previste dal TNP, materiali fissili, oppure Attrezzature o materiali appositamente progettati o preparati per la trasformazione, l 'uso o la produzione di speciale materiale fissile per scopi pacifici.